Ritorno a casa

Pubblicato: 28 settembre 2006 da massitutor in droga, salute
Quella che leggete qui sotto è la storia e il presente di Peppino. Un ragazzo che abbiamo conosciuto qui al laboratorio di informatica e che è diventato poi un amico: ci siamo scritti tante mail e in ognuna mi ha raccontato qualcosa di lui, del suo percorso verso casa, verso una vita nuova e consapevole. Peppino è una specie di gigante buono. Apre la porta, entra nel laboratorio…prima arrivano le spalle poi tutto il resto e pensi di trovarti davanti ad una specie di capo ultras del Napoli, anzi di più: a quegli energumeni che stanno davanti, nelle risse, ai capi ultras. E pensi: speriamo bene… Ma qualcosa tradisce questa impressione: il suo sguardo dolce e tranquillo e poi i modi che sono, da subito, gentili e rispettosi. Sa stare al suo posto Peppino, sa usare bene il computer e le parole. Aspettando che diventi presto uno di Asfalto dunque pubblico questa mail che ci siamo accordati di rendere pubblica. Un bell’inizio. Buon ritorno a casa. Massimiliano
gigante-arbolNell’ull’ultima e.mail ti ho parlato di come mi sentivo dopo essere arrivato alla meta dei 9 mg di metadone.
In fondo io la meta l’ho superata da un pezzo ed è stato quando ho deciso irrevocabilmente dopo anni di dure battaglie e di un po’ di fortuna, di togliere da mezzo questa storia. Il meta non era più una terapia ma un peso che mi portavo da troppo tempo e che trascinavo con molta fatica.
La terapia quella vera è già finita da un pezzo.
Per me adesso è solo iniziato un nuovo tempo quello della libertà da qualsiasi forma di dipendenza fisica, la droga l’eroina quella l’ho tolta da mezzo molto tempo fà e se qualche rara volta è capitato di farmi è perchè non avevo niente di meglio da fare. Questa è la verità e lo avete sperimentato anche voi operatori e gli amici che ho e che già  conoscevo a bologna.
Tutti sapevano che in più di due mesi che sono stato li ultimamente, mi ero fatto si e no 5 volte. Eppure lavoravo al laboratorio avrei potuto farmi quasi tutti i giorni inoltre ho sempre saputo arrangiarmi anche senza lavoro. MA io non volevo saperne avevo lasciato la cosa che più di ogni altra cosa negli ultimi dieci anni aveva occupato tutto, o quasi, lo spazio della mia esistenza.
 
A bologna approdai nel novembre del 2000 era la prima volta che andavo via di casa, per rifugiarmi al nord, ma non era la prima volta che andavo via di casa.
Non potrò mai dimenticare quella strana sensazione che mi invadeva quando vidi quella leggerissima nebbiolina di una sera di fine novembre faceva molto freddo ma io avevo qualcosa che mi proteggeva dal freddo era lei tenebrosa e calda come una bellissima donna che ti accarezza nella notte.
La cosa che però mi rendeva triste oltre al fatto che avevo lasciato dietro di me tutto e tutti, era il non poter condividere quelle sensazioni con qulacuno. Ma duro poco, circa 10 minuti il tempo di fare qualche passo in stazione, e incominciai a vedere con gli occhi di un bambino ai suoi primi passi che, quella città era come un grande ritrovo di persone, ragazzi che come me vivevano quell’ esperienza. Fu stupendo, ma nello stesso tempo decadende, indescrivibile, ero felice perchè non mi sentivo più solo, ma allo stesso tempo, provavo tristezza per tanti ragazzi che, andavano alla deriva, in fondo la felicità nella droga non dura molto, ma era rassicurate sapere che in quel vietnam senza vietgong, non si era da soli.
Quante belle ragazze ho conosciuto, piccoli fiori recisi, che pena provavo per loro, la loro bellezza traspariva sotto il velo scuro dell’eroina e poi anche della coca che completava l’opera di demolizione totale della persona e dell’essere. Ricordo come fosse ora adesso, quei passi sotto i portici di bologna, man mano diventavano sempre più frenetici, spasmodici, per inseguire chi ti avrebbe dato l’agoniata prossima dose di pace. Quella pace che arrivava e se ne andava nel tempo di pochi battiti di ciglia lenti, dove gli occhi quasi socchiusi vedevano scorrere lenta sempre più lenta e a sprazzi la vita normale. Poi all’improvviso la sentivi arrivare era sempre lei l’opposto il negativo, l’omega dell’eroina, ”l’astinenza, la scimmia, la rota”.
Il dolore assoluto senza squarci sulla pelle, era dentro che colpiva, nel sangue ed il sangue raggiunge e nutre tutto il corpo, e cosi lei raggiungeva tutto il tuo intimo trasformandolo senza pace, atroce e secco. Presto il dolore sarebbe aumentato raggiungendo inesorabilmente oltre che al corpo anche la mente, forse unica difesa al suo dominio totale.
Preda del niente assoluto, unico spiraglio di luce era lei l’eroina, spasmo cerebrale per poterla avere di nuovo per non sentire più il male dentro, gigante cattivo che non avrebbe risparmiato mai nessuno al suo passaggio. Cercala trovala portarla qui ecco le uniche domande che in quei momenti potevano circolare nella testa. L’unico modo per muoversi e dare una ragione al movimento era lei e solo lei niente e nessuno sembrava fermarla.
Ricordo sempre indelebile la puzza della strada, quell’odore che con il passare dei giorni diventava sempre più forte.
Se e come sono sopravvisuto per strada è un miracolo. La prima volta che andai a bologna entrai talmente nel suo gioco che non ebbi più la forza di tirarmene fuori. Le forze mi mancavano non avevo più il coraggio di reagire, ero diventato solo uno che aveva perso tutto e mi lasciai andare alla deriva.
I vestiti le scarpe erano completamente sudici,la gente che mi vedeva schivava indifferente lo sguardo dall’ennesimo ragazzo drogato martoriato.
Ormai non avevo speranze la droga mi aveva ucciso,presto o tardi sarei partito in un viaggio di sola andata chi sa dove.
Solo una cosa mi salvò in quel momento, la speranza, che, qualcuno si ricordasse di me, e come per miracolo un giorno i miei genitori mi vennero a prendere per portarmi a casa dove avrei recuperato le forze e soprattutto avrei capito e analizzato quello che mi era successo.
Purtroppo non passò molto tempo circa tre mesi e mi ritrovai di nuovo a bologna forse certamente richiamato da quella forza negativa a cui ancora non sapevo desistere. Non avevo ancora o non volevo ancora smettere.
La storia continuerà nella prossima e-mail….Peppe
commenti
  1. laertetranquilo ha detto:

    Grazie massimiliano per aver pubblicato la mia mail,e per la presentazione che mi hai fatto.
    Sono estremamente felice di me stesso e della mia famiglia che tanto amo.

  2. dikko ha detto:

    grazie a peppe, che con la sua storia mi fa ricordare un passato vissuto per scelta, con l’unico rammarico di non aver voluto mai fare ritorno a casa,agli affetti della famiglia, ora che troppi anni sono trascorsi, che non esistono più affetti e legami con la famiglia,capisco l’importanza dell’avere qualcuno che ti viene a riprendere per riportarti a casa,e sono felice di sapere che c’è qualcuno che ha ragionato meglio di me, grande peppe.
    ciao dikko

  3. anonimo ha detto:

    Ma sai quello che tu ahi scritto mi ha un po messo ll cuore in pace mi rendo conto che ci sono persone come la pensano un po e me .Vorrei che tanta gente si sensibilizzi a questo nostro problema
    cioè la droga a cosa ti porti personalmente mi ha portato alla distruzione totale della mia persona
    stò cercando di risalire pian piano
    è molto difficile risalire sai quanta fatica e quanto dolore bisogna sopportare

  4. anonimo ha detto:

    Ma sai quello che tu ahi scritto mi ha un po messo ll cuore in pace mi rendo conto che ci sono persone come la pensano un po come me .Vorrei che tanta gente si sensibilizzi a questo nostro problema
    cioè la droga a cosa ti porti personalmente mi ha portato alla distruzione totale della mia persona
    stò cercando di risalire pian piano
    è molto difficile risalire sai quanta fatica e quanto dolore bisogna sopportare. la gente è cattiva è anche senza umanità difficile trovare persone che ti capiscano che ti diano una mano scusatemiper il commento di prima sono sempre io

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