Archivio per la categoria ‘famiglia’

La mia storia attraverso le macchine utensili

Pubblicato: 26 aprile 2016 da massitutor in famiglia, La CAVA

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Era metà novembre del 1981 avevo 15 anni, di andare a scuola non ne avevo voglia per niente, allora decisi  di cercare un lavoro. Ne parlai con un mio amico che era messo nelle mie stesse condizioni e decidemmo che l’indomani, con i nostri potenti destrieri, di andare a girare per le zone industriali e domandare se avevano bisogno di un apprendista, anzi due!!! dopo svariati giorni che giravamo senza ottenere  nulla di buono  lasciammo a casa i nostri motorini e un poco avviliti andammo a trovare un amico che abitava poco distante da casa nostra che era influenzato. Ad un certo punto mentre camminavamo sentimmo il rumore di una saldatrice provenire da una cantina di una villetta, allora il mio amico mi disse: proviamo a suonare e sentire se hanno bisogno, risposi che secondo me non era il caso in quanto credevo che fosse un “ciapinaro fai da te” lui invece insistette e mi convinse. Io molto dubbioso, lui per nulla suonammo e dopo un poco ci aprì un signore vestito da lavoro con tanto di grembiule da saldatore professionale e ci chiese cosa volevamo. “Cerchiamo lavoro” rispondemmo. Strabuzzò gli occhi e ci chiese “tutti e due?”  “si tutti e due”. Ci rispose che lui cercava un ragazzo ma due erano troppi, poi ripensandoci ci chiese i nostri dati e con un “vi farò sapere” ci salutò. Uscimmo con il dubbio di come si sarebbe comportato, chi avrebbe scelto e soprattutto in base a cosa avrebbe scelto. Invece la sera ricevemmo tutti e due una telefonata di andare a fare la visita medica e il libretto di lavoro perché con grande sforzo a sentire lui ci avrebbe assunto tutti e due in prova. Io feci la visita prima del mio amico e fui assunto due giorni prima di lui, io verniciavo e lui saldava e questo andò avanti per tre anni fino a quando io partii per militare. Durante la mia assenza, visto che il lavoro aumentava, prese un altro ragazzo e comprò un capannone e quando tornai dalla cantina alta poco più di due metri piena di fumo passai ad un capannone super nuovo aerato e illuminato con all’interno una fresa una pressa e una troncatrice. Non le avevo mai viste in vita mia ma mi piacevano. Il capo mi disse che dovevo imparare ad adoperarle perché sarebbe stato il mio lavoro farle produrre. Dopo qualche tempo il mio amico trovò un lavoro più salubre da un’altra parte e se ne andò. Di saldatori se ne trovavano sempre meno, quindi il mio capo, il figlio e anche la moglie decisero di comperare un robot di saldatura andammo in fiera a Bologna dove c’era il “Romilia”, una fiera campionaria che si svolgeva tutti gli anni nel mese di giugno, dove all’interno c’era un padiglione dedicato alle macchine utensili. C’erano anche i robot tanti e di tutti i tipi e vederli in movimento mi dava una sensazione di felicita e di euforia  pensare che uno di quelli sarebbe arrivato al capannone. Per me erano tutti stupendi quei robot, tanto che me ne sarei portato uno a casa. Dopo aver girato un po’ tra queste meraviglie della tecnologia il capo e il figlio si misero a parlare con il venditore e in trenta minuti conclusero l’affare. Dopo qualche giorno arrivò al capannone lo montammo insieme al tecnico e il figlio del capo mi disse che dovevo andare a Torino per fare un corso per imparare ad usarlo, siccome i primi giorni veniva sempre il tecnico per darci le istruzioni di base io quando se ne andava lo manipolavo da solo e con la tastiera in mano mi sentivo come un pilota di formula al volante del suo bolide.
Ci avevo messo talmente del mio che non andai più a Torino, perché avevo imparato da solo. Essendo minorenne lo stipendio lo davo in casa quindi per avere due soldi in tasca al sabato lavoravo in un bar e ciò mi permetteva di andare fuori con gli amici il sabato sera, fare benzina al motorino oppure comprarmi qualche accessorio per la pesca, altra mia grande passione.
Poi passarono gli anni, la fabbrica chiuse ed io andai in un’altra ditta più grande dove c’erano diversi tipi di macchine. Fui adibito a lavorare con una, poi per assenza di personale piano piano lavorai anche con altre e dopo qualche tempo ero diventato un maestro! Imparai con soddisfazione a saperle usare tutte. Rispetto al posto di prima questa ditta era  molto più grande e con dipendenti  di varie nazionalità e regioni e all’inizio ebbi qualche difficoltà ad integrarmi con i colleghi, mi ricordo che il primo giorno di lavoro il responsabile, che a prima vista metteva soggezione, mi mise al robot, mi fece vedere come montare i pezzi in maschera, poi mi lasciò solo e senza alcun problema al termine dell’orario di lavoro terminai la produzione e soddisfatto del mio operato come primo giorno andai a casa.
La mattina seguente al mio arrivo in ditta venni assalito verbalmente da un collega albanese che mi rimproverava il fatto che il giorno prima non avessi aperto e chiuso la scheda lavoro, io tra l’incazzato e lo sbalordito provai a dirgli che nessuno me lo aveva detto e che quindi era per quello che non lo avevo fatto, ma non servì a niente. Dentro di me si formò una specie di antipatia verso questa persona per il modo in cui si era comportato che non mi passò fino a quando imparai che oltre lui lavoravano altri suoi due fratelli e che tra l’altro scoprii in lui una persona gentile ed educata, completamente diversa dal fratello arrogante e arrivista. Invece il terzo, il maggiore di età era il classico tipo che lavora per vivere senza nessuna voglia di fare un po’ di più. Vi erano poi altri ragazzi italiani e non, i quali suscitavano in me curiosità e interesse per il modo in cui lavoravano e così guardandoli riuscivo a capire se erano adatti a quel tipo di lavoro assegnatogli.
Tornando al discorso della mia passione per la meccanica e tutto ciò che ci ruota attorno devo dire che fin da piccolo avevo questa passione difatti a volte mi fingevo meccanico e smontavo le macchinine oppure immaginavo di essere orologiaio e smontavo gli orologi una volta smontai quello di mio padre che era abbastanza di valore  e vi assicuro che non fu una bella idea. Poi crescendo la passione, la curiosità e l’entusiasmo per la meccanica l’ho rivolta verso i motorini cercando di farli andare sempre più veloci e di rendere il loro rumore rombante come delle moto da corsa; successivamente andando a lavorare ho conosciuto le macchine utensili, quelle  automatiche di tanti tipi ma ognuna con un fascino particolare secondo me purtroppo. Poi la mia vita nel frattempo ha preso una brutta piega con problemi di alcool piuttosto gravi e tutto quello che avevo costruito l’ho accantonato per mia negligenza, perché avevo rivolto il mio interesse alla bottiglia di vino piuttosto che a quello che veramente era la mia passione quindi facendo un percorso rieducativo, spero e credo che piano piano risolverò questo mio brutto problema e anche se avrò qualche anno in più avrò ancora la passione e la curiosità che avevo prima.

Vedrai…

Pubblicato: 31 gennaio 2014 da massitutor in amicizia, droga, famiglia, morte, tele asfalto, tele tranzollo

Un regalo alla memoria di Beo, che ci ha lasciati a soli 26 anni il 17 gennaio 2014.
Alle tue dolci promesse, ai tentativi, alle corse e alle cadute, che poi sono anche amore e speranza verso la vita e le persone che ti hanno amato. Niente è stato finto.
Ciao Beo

La catena delle conseguenze

Pubblicato: 31 gennaio 2014 da massitutor in amicizia, amore, assistenze e bisogni, droga, famiglia, laboratorio, morte

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E così il 17 gennaio scorso lo abbiamo seppellito nel suo piccolo paese di montagna Francesco, a Santa Sofia, provincia di Forlì. Quando aveva appena 26 anni. La chiesa era piena di gente e molti giovani piangevano e cantavano per quel ragazzo conosciuto alle elementari o le scuole medie, all’oratorio ai giardinetti, posti così. Poi se ne andò a Bologna che aveva appena diciotto anni; a cambiare vita, si diceva, a fare il “barbone”, il “punkabestia”, il vagabondo. Qualcuno sapeva qualcosa ma erano frammenti di discorsi che era meglio lasciar perdere.
E’ qui a Bologna che conosciamo Francesco, nel 2008, al Centro diurno di via del Porto, si fa notare subito per la sua esuberanza, il suo muoversi a scatti veloci, con passo da montanaro, il look raffazzonato da punk e soprattutto per la sua giovanissima età. Lo chiamano il “bambino”, il “Cinno” o cose così, poi impareremo a chiamarlo con il nome che si era scelto: lui Beo88 ed il suo cane Skrugno.
Dopo pochi mesi si fa coinvolgere, con una piccola borsa lavoro del progetto Prova & Riprova, nel laboratorio informatico. Con la sua presenza scenica, la sua sincerità e le sue parole a raffica animerà il blog Asfalto con molti video, che sono tra i più cliccati. La sua intervista è il video più visualizzato di tutti: più di dodicimila contatti e una valanga di commenti. E’ un concentrato di fragilità, consapevolezza, verità e voglia di vivere. In quei dieci minuti c’è tutto quello che bisogna sapere per capire quali possono essere i bisogni e le difficoltà di quel ragazzo. Non servono altri colloqui, valutazioni, schede: una volta innescato il meccanismo della fiducia Francesco ci dice già tutto quello che c’è da sapere su di lui e su quelli come lui. Ben poco viene lasciato alle parole a videocamera spenta, comunque la storia è questa: la catena delle conseguenze parte da un padre assente e perduto, morto prematuramente schiacciato dalle sue dipendenze, un rapporto conflittuale con una madre chiamata ad un compito forse troppo difficile. E’ appena il tempo delle prime sigarette e delle prime seghe, che è già ora per Beo di conoscere la Comunità prima e una famiglia affidataria poi. E’ già da un po’ quindi che Beo cerca di trovare il suo posto fra l’istinto di ribellione e le regole. Un braccio di ferro che lo porterà a lasciare tutto e partire, dentro ai suoi anfibi colorati, per Bologna. La grande città. E non è come pensano molti sociologi o tecnici dei Servizi sociali, basta parlarci un attimo con le persone per capire qualcosa: Beo non è che arriva a Bologna perché ci sono i dormitori, i Servizi, i Ser T, i centri diurni o il drop-in. Proprio no: a Beo quella roba lì interessa ben poco. Bologna attira Beo perché qui è facile trovare la “Roba” e se vai in giro con la cresta e una birra in mano nessuno ci fa caso più di tanto; perché si può svoltare con un po’ di colletta, perché si può vendere il Fumo ad una città di studenti con il portafoglio pieno, in Piazza Verdi come altrove. A Bologna ci sono altri come lui e si gira insieme, ci si sbatte e si ricomincia. Qui ci sono interi palazzi vuoti che sembrano messi lì apposta per essere occupati e si vive così. E poi ci sono le ragazze! Che belle ragazze a Bologna! E vengono qui a Bologna con bisogni e curiosità non molto diverse da quelle del giovane Francesco.
Beo conduce una vita a rischio, questo non fanno che spiegarglielo gli operatori dei servizi a “bassa soglia” che frequenta, lui lo sa ma riesce a gestire la cosa. Al futuro per ora non ci pensa, però lo vede: nelle sue parole e nei suoi occhi si intuisce che questa è una parentesi della sua vita. Una vacanza che vuole prendersi e su questo comincia a costruire il suo castello di promesse, alibi, progetti. Come tutti.
Ad un certo punto a Bologna si cominciano a chiudere o ridimensionare tutti i Servizi a bassa soglia, inizia il welfare da campanile basato sulla residenza. Ognuno a casa sua quindi. Non importa che cosa ti abbia fatto scegliere Bologna come posto dove determinare la propria identità, il proprio stile e le proprie possibilità; non importa che Bologna ti abbia chiamato qui con le sue luci, i suoi portici e le sue opportunità. I Tavoli tecnici, con le loro tabelle e i monitoraggi, hanno deciso che ogni Comune d’Italia ha i suoi “figli” e lì devono tornare, perché qui non ce n’è più per nessuno. Da qualche parte, in un ufficio, in un qualche file, al nome di Beo c’è una casella “obiettivi” dentro c’è scritto “Rientro a casa”. In quella casa fragile e conflittuale, in quel bel posto in montagna dove magari sarà anche bello andarci a mangiare le tagliatelle la domenica, ma viverci è un’altra cosa. E il Nostro eroe sì che si è fatto convincere a tornare a Santa Sofia, dopo che tutte le porte si erano chiuse a qualsiasi prospettiva ha portato il suo caro amico a quattro zampe, Skrugno, a scorrazzare sulle montagne e nei verdi prati, dopo che era cresciuto fra i rifugi da “squat”, le passeggiate in via Zamboni e la compagnia dei cani del gruppo, sempre a giocare e a leccarsi dappertutto. Poteva essere anche una buona idea, ma con quale progetto? Cosa lo aspettava a Santa Sofia? Qual era la sua quotidianità? Quali prospettive c’erano per un tardo-punk, con qualche piccolo problema con la legge e le sostanze, nella provincia di Forlì? Qualcuno dei Servizi alla persona del Comune di Bologna è mai andato a vedere sù in montagna come si sta? Come sta Francesco? A controllare se magari non si era chiesto un po’ troppo a questa famiglia già in difficoltà? Niente di tutto questo: era importante non avere più in carico Francesco e questo la città di Bologna lo ha fatto bene. Tanto che nel frattempo il Comune ha pensato di scoraggiare anche gli altri amici di Beo a venire a Bologna: chiudendo prima il Drop-in e poi i Laboratori del Centro Diurno di via del Porto. Francesco all’epoca aveva circa 21 anni. Nessuna prospettiva a Bologna per Lui in questa logica feudale nella quale il territorio è usato come filtro di accesso alle risorse.
Sì, qualcuno si è attivato anche lassù per aiutare Beo: forse il suo SerT, (a un’ora e mezza di corriera da casa sua), forse la piccola cooperativa sociale che lo impiegava in borsa lavoro. Sicuramente lo hanno fatto le persone che lo amavano, come potevano, con passione e speranza. Ma non c’è posto abbastanza lontano dove scappare quando la Signora ti cerca e non si sono certo fatti fermare dalla distanza da Bologna i “buoni amici” che non gli facevano mancare la roba per organizzare i suoi occasionali momenti di solitudine e perdizione. Come questa volta qui che ce lo ha portato via: quando l’ingranaggio si è inceppato e Francesco era lì da solo in casa. Già perché Beo non è morto vagabondando per Bologna, ma fra quattro mura e chiuso a chiave, magari fra una birra e un gioco alla Playstation.
Quindi se Santa Sofia era la città madre di Francesco, Bologna sicuramente era la città padre di Beo88 e in quanto tale dovrebbe prendersi qualche responsabilità.
Beo non era un ragazzo facile, ma era un bravo ragazzo e un buon figlio. Voleva vivere e amare, anche se vivere non era una cosa facile per lui, ma stare con lui era più entusiasmante che difficile.

Troppo
Troppo dolore
Troppo dolore
Troppo veloce
Troppo lontano
Nessuno
Nessuno è riuscito a spezzare
la catena delle conseguenze

Questo video conta più di dodicimila visualizzazioni. Venti volte di più della media dei video del canale di Asfalto. E’ il più commentato, lo abbiamo mostrato alle Università e ai convegni. Nonostante questo e tutto l’affetto di chi lo ha amato Francesco, venerdì 17: quando se n’è andato, era da solo. Chiuso dal di dentro ed espulso dal fuori.

campi del paleotto per sempre from Asfalto on Vimeo.

Uno di quei giorni magici ed incantati, che ripropongo qui per la prima volta in questo video che immortala il cuore del blog Asfalto in uno dei momenti più alti: i tre fondatori e il grande amico Massimo Macchiavelli con la sua splendida Luce.
Sembrava che tutto dovesse durare per sempre e la scalata alla ribalta fosse solo all’inizio. Invece nei mesi che seguirono a queste immagini Andrej ci ha abbandonato per sempre, Stefano è diventato uno scrittore, il Laboratorio del Centro diurno dove è nato Asfalto è stato chiuso ed io sono rimasto da solo a litigarmi la pagnotta con altri border in lavori che hanno ormai più poco a che fare con il “sociale”. Ma quelle ore trascorse insieme, per una grigliata improvvisata al Parco del Paleotto a sud di Bologna, rimangono lì in eterno.

ogni anno…

Pubblicato: 12 maggio 2010 da massitutor in assistenze e bisogni, carcere, comunità, droga, famiglia, felicità, inchieste, lavoro


OGNI ANNO NEL MONDO MUOIONO MILIONI DI PERSONE DI HIV!!!!!

OGNI ANNO NEL MONDO MUOIONO MILIONI DI PERSONE DI ALCOOL!!

OGNI ANNO NEL MONDO MUOIONO MILIONI DI PERSONE DI EROINA!!

OGNI ANNO NEL MONDO MUOIONO MILIONI DI PERSONE DI COCAINA!

OGNI ANNO NEL MONDO MUOIONO MILIONI DI PERSONE DI TABACCO!

MA "RICORDA" … DI MARJUANA "NON È MAI" MORTO NESSUNO!!!!
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usata sin dalla notte dei tempi per motivi terapeutici (vedi cancro, granuloma, etc..), oggi se ne fanno anche vestiti o oggetti vari, ma smettetela di dire che dalla canna si passa "per forza" alle droghe pesanti…conosco tantissima gente che non ha MAI fumato erba , ma si "stra-fà" di cose ben peggiori!!

Nel periodo in cui lavoravo nei migliori locali del centro di Bologna ho conosciuto parlamentari, onorevoli, giudici, avvocati, sportivi, e v.i.p.(very important PIRLA!!) in genere che fumavano come assassini!!

Lo stato dà un “tot” di soldi al Ser.T., ogni anno sempre meno, perchè giustamente dei tossici o i senza casa :”chi se ne frega!!””, quindi: diminuendo i soldi diminuiscono le possibilità d’aiutare tanta gente che ha bisogno, con borse lavoro, sussisi, ricoveri in strutture adeguate (voci di corridoio danno Villa Igea per la più cara: si “S”parla di 170€ al giorno! Questo ancora 3 anni fa, non oso pensare ora!!), quindi si lascia tutti al proprio destino, ma attenzione: si parla anche di togliere il metadone….non ho parole, ma se le avessi, sarebbero insulti pesanti!!!!!!!!

Secondo me mettere le droghe tutte allo stesso livello è un errore madornale, non puoi venirmi a dire che l'erba è pericolosa o dannosa come la coca o l'ero..ma siamo pazzi?? Ogni cosa  va guardata da diverse angolazioni: innanzi tutto quanto uso ne fai, perchè c'è una bella differenza da una canna ogni tanto a 20 o 30 al giorno, non vi pare??pena-di-morte

Il governo, qualche anno fa, ha fatto delle belle leggi sull' uso e consumo di sostanze, una vera pagliacciata: "TOLLERANZA ZERO" o sarebbe meglio dire"REPRESSIONE TOTALE"hanno portato l'uso personale a misure talmente irrisorie che è praticamente impossibile averne così poca, o l' hai o non l'hai!!! Hanno egualiato tutte le sostanze, che come ho detto è una vera fessseria: non puoi mettere sullo stesso piano chi fuma con chi si "fa", sono due mondi lontanissimi e completamente diversi, (e smettiamola di dire che la canna è il trampolino di lancio per l'ero!) ragazzini che si trovano inguaiati giuridicamente per delle innezie, e si trovano a confronto con veri e propri tossici, o criminali incalliti, e se non vuoi finire in galera (con gente che non ha nulla a che spartire con te) devi andare in comunità: veri e propri "LAGER"(??), ma un attimo, ci vai se hai i soldi, quindi è il solito giochetto: se hai i soldi ti salvi ,altrimenti….(ricordiamo Calissano e Lapo, guariti miracolosamente dopo pochissimi mesi in centri americani di cura: ma perchè in Italia non ci sono?)..e guarda caso la legge fu fatta da Fini, che aveva contatti telefonici bi o tri settimanali con Muccioli: coincidenze?? ma chi ci crede??
Mio caro Fini le auguro che se ha dei figli non debbano MAI aver bisogno…ma dimenticavo: lei ha i soldi, per cui…!!!!
E non dimentichiamoci che in ogni caso c'è sempre qualcuno che ci guadagna sulla tua pelle (o sfiga!!), può essere lo spacciatore, il Ser.T., la comunità…comunque sia qualcuno c'è!!!

Continua la pubblicazione dei pezzi scritti dai ragazzi di Asfalto in occasione del festival Naufragi dedicato alle fragilità ospitato qualche settimana fa dal locale " La Scuderia" di piazza Verdi; oggi è il turno di Matteo, uno degli ultimi acquisti del gruppo, che ci parla del suo rapporto burrascoso con il mondo del lavoro e dei servizi sociali. Dalle sue parole traspare tutta la difficoltà che si incontra nell'intraprendere progetti di recupero e inserimento nel mondo che ci circonda



Parliamo di dormitori, centri diurni, laboratori, mense pubbliche. Luoghi dentro e attorno ai quali scorre un'intera giornata e spesso una parte della vita. Spesso si sente dire che questi sono luoghi di passaggio, o che dovrebbero essere così considerati da chi li utilizza. Come se questo fosse sufficiente per rientrare in uno standard di vita diverso o servisse per essere più indulgenti verso le condizioni nelle quali si presentano queste strutture. Rimane il fatto che una parte della vita di una persona può trascorrere in queste strutture pubbliche,che portano con se una complessità fatta di regole, convivenza, relazioni, percorsi, tentativi.
Essere utenti di un dormitorio o di una mensa non è la stessa cosa che essere utente di un benzinaio: gli abitanti delle strutture di accoglienza sono quanto meno la metà di questa storia che coinvolge amministratori, tecnici, esecutori e operatori del settore. Vogliamo, con questi documenti e queste testimonianze, smettere di lamentarci e cominciare a progettare insieme un modo diverso di vivere, lavorare e condividere.

matteo tecnico
Matteo, ospite del dormitorio di via del Gomito, dell'età di 30 anni ha collezionato numerose esperienze di lavoro, a partire dai 14 anni, in campi anche molto diversi tra loro: stage con la scuola presso aziende di impiantistica, periodi di lavoro o borsa-lavoro in una fabbrica di ghiaccio, come muratore, saldatore, elettricista, lavapiatti, lavori stagionali nell'agricoltura e come bagnino. Tra queste esperienze, che dimostrano come la mancanza di volontà non sia un suo problema, va incluso un periodo di quattro anni in comunità terapeutica nel tentativo di risolvere il suo problema con la tossicodipendenza, che si trascina da quando aveva 19 anni. Attualmente è in carico al Sert, assume regolarmente il metadone ed è impegnato in un progetto di borsa-lavoro terapeutica presso il laboratorio informatico del Centro Diurno. Queste sono le sue parole:

"Posso dire una mia opinione dei fatti nella mia esperienza specialmente nella strada: è molto difficile al giorno d'oggi avere un lavoro quando non si ha un attestato di qualcosa in mano da presentare ad un'azienda, oggi viviamo in un'era tecnologica, che si basa soprattutto sulla comunicazione e i social network, con internet nella sua piena forza.. per questo servirebbero corsi di formazione perlomeno che si possano pagare con il reddito. Dato che tutti hanno il diritto ad una istruzione complementare lavorativa ed umana.. Occorrerebbero dunque più corsi gratuiti o che si pagano a seconda del reddito..