Archivio per giugno, 2008

odio_lungoibordi

"Barbone affamato uccide per un barbecue" (titolo da Il Resto del Carlino).
Solo questo titolo è interessante e centrato, si inserisce perfettamente nel tema dell’ impoverimento generale (calo dei consumi, non si compra più pane, non si va in pizzeria sdraio e ombrellone inaffrontabili, tutti in piedi sulla battigia)
.
I giornali mentono, sapendo di fare soldi, è normale che se ne freghino della verità.
Noi che viviamo in questo mondo di barboni affamati e assassini, cosa abbiamo da dire.
Noi che ci lavoriamo
mettiamo tutto sotto il tappeto?
Chi progetta e finanzia i servizi territoriali, deve mettere tutto sotto il tappeto?
(Video di e-tv)

Highlander

Pubblicato: 25 giugno 2008 da massitutor in felicità, laboratorio, lavoro

Buongiorno, questo è il mio primo impatto con questo strumento (il computer), e mi sento come proiettato nello spazio più lontano, e come se ciò non bastasse ho messo su un cd con la musica dei Queen: Highlander per l’appunto e non riesco a descrivere quanta emozione stò provando in questo momento particolare di questa mia giornata. Dopo tanti e tanti chilometri di strada percorsa a piedi in questa Bologna così piacevole, ma anche così snervante, la quale sedersi qui in questa scrivania del dormitorio sembra quasi di rinascere.

Ma torniamo a noi, e a questo strumento che vorrei conoscere meglio di chiunque altro. Sarebbe come dire un universo tutto da esplorare, bello no! chissà che ciò non si avveri?. Mi piace scoprire dei nuouvi orizzonti, nuove praterie dove poter navigare.

Ribuongiorno equivale a dire di sicuro è un nuovo giorno. Piove e tutto diventa subito molto triste, anche le cose più belle si trasformano. Non vorrei sembrare pessimista ma ben poche persone le ho visto sorridere sotto una tempesta, e tra queste persone ci sono anche io.

Montagne, persone, piante, e tutta vita che scorre davanti a noi. Quello che ci vuole è solo un pò di relax, mentale. Tutto è come una ginnastica, da provare giorno dopo giorno.

La strada è come una lunga pista tutta da percorrere. Ci sono strade con tratti lunghi e tortuosi, ci sono strade con tratti brevi e affannosi, ci sono strade lunghe e diritte, insomma non esistono strade nella quale non bisogna camminare. Durante questo cammino si possono trovare tante fermate, ogni fermata rappresenta un’ostacolo da oltrepassare. Gli ostacoli non sempre sono alla nostra portata: a volte ci si può anche incappare nella morte più violenta ed ostinata. La risposta c’è, e si trova dentro ognuno di noi. Più siamo forti più l’ostacolo è basso, e facilmente sormontabile. Più siamo deboli e questo prende il sopravvento. Insomma la strada è fatta perchè bisogna andare avanti, senza fermarsi a guardare indietro. guarda il videoCome si dice: chi si ferma è perduto ma anche chi non si ferma si può smarrire facilmente. La risposta è: in qualsiasi modo uno può fare, fà male di sicuro. Afferrato il concetto? Come esistono le famose iene di stada, ci sono anche i cosidetti Highlander di strada, cioè quelle persone che hanno immortalato la strada talmente bene che ormai non si rendono conto più di quale sia la realtà esistente e quella prevalente. Ecco io sono tra quelle persone. Afferrato il concetto?

Emergenza freddo a Milano

Pubblicato: 23 giugno 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, inchieste

guarda il videoAnche se l’inverno è già finito da un po’ noi di Asfalto arriviamo adesso con l’ultima puntata della nostra inchiesta sull’Emergenza Freddo e sull’accoglienza in giro per la penisola. All’appello non poteva certo mancare una metropoli come Milano che è portatrice di tanti problemi ma anche di tanti amici….
Dopo molto tempo ci è arrivato come da noi richiesto il comunicato stampa ufficiale del Comune di Milano che riguarda il piano antifreddo a Milano 2007-2008. Questo progetto prende avvio tutti gli anni il 15 Novembre e si conclude il 31 Marzo. In particolare per quest’anno sono state messe a disposizione dall’Amministrazione Comunale in seguito ad indizioni di gara pubblica, quattro strutture di pronta accoglienza notturna per persone senza fissa dimora, gravemente emarginate, sia uomini che donne, italiani e stranieri. Le strutture sono:
– Casa dell’Accoglienza di Viale Ortles 69, del Comune di Milano che mette a disposizione n° 98 posti per uomini e n° 14 posti per donne;
– Struttura di Via Barzaghi 14: si tratta di due tendostrutture che sorgono su un’area della Protezione Civile e viene gestita dalla Fondazione Fratelli di San Francesco; i posti a disposizione sono n° 250 per uomini;
– Struttura di Viale Isonzo 11: gestita dalla Fondazione Fratelli di San Francesco: ospita n° 50 uomini e n° 53 donne;
– Struttura di Via Saponaro 40: gestita dalla Fondazione Fratelli di San Francesco: ospita n° 300 uomini.
L’accesso a tutte le strutture è gratuito, gli ospiti che possono entrare la sera e devono lasciare la struttura il mattino seguente possono usufruire oltre che al posto letto anche delle docce e della prima colazione. Per accedere alle strutture è necessario rivolgersi al Centro Aiuto Stazione Centrale del Comune di Milano situato all’interno della stazione centrale di Milano che effettua il filtro di tutti gli ingressi tramite il monitoraggio dei posti disponibili e la verifica dei requisiti minimi per l’ingresso possesso di documento di identità o, in caso di cittadini stranieri con permesso di soggiorno o documento valido per soggiornare in Italia. Per maggiori informazioni ci si rivolge direttamente al Centro Aiuto Stazione Centrale ingresso da Piazza IV Novembre piano terra.
Gli amici di stazionemilano ci hanno aiutato a raccogliere alcune testimonianze di utenti delle strutture di accoglienza della città di Milano. Ornella ci racconta che nel dormitori femminile di  Viale Isonzo si accede da novembre a marzo solo per l’emergenza freddo ed è gratuito. C’è la possibilità di lavarsi la biancheria ma non si può stendere sui caloriferi quindi i vestiti non possono essere asciutti per il giorno dopo, è vietato portare cibo da fuori, la pulizia è affidata a turno agli utenti. I posti letto a disposizione nella struttura sono 40. Il posto letto nella struttura di Viale Isonzo per il resto dell’anno costa 100 euro al mese, si può usufruire però della struttura solo per tre mesi per lasciare il posto ad altre persone. Miscia è stato ospite della tensostruttura della protezione civile di via F. Barzaghi, che può ospitare circa 200 posti letto, ci racconta che per accedere alla struttura bisogna recarsi in Viale Zara per fare il Montoux test per la tbc. Poi dopo aver ritirato il test si và al Centro Aiuto in stazione Centrale dove ti viene rilasciato il biglietto da consegnare alla protezione civile dove si è sottoposti ad un’ulteriore visita medica, dopodiché si ha accesso alla struttura. Ti vengono fornite le lenzuola, che non sono vere lenzuola ma sono in carta tessuto, l’acqua calda è insufficiente. Vengono accettati solo uomini. Lucia operatrice di un punto d’ascolto in stazione centrale ci dice che il dormitorio di via Saponaro è aperto tutto l’anno ed è gratis durante il periodo dell’emergenza freddo, mentre negli altri mesi vi si accede semplicemente con una tessera mensile del costo di 5 euro e l’accesso non prevede visite mediche. Alcune voci dicono che nel dormitorio di Viale Ortles è un girone infernale, viene riferito di condizioni igieniche pietose.

Il nostro amico Maurizio Rotarsi della Bar Boon Band (e non solo) ci da un punto di vista privilegiato sulla situazione milanese dallo sportello SOS Stazione Centrale:
da 18 anni si opera in Stazione Centrale di Milano con il servizio SOS della Fondazione Exodus di Don Mazzi in collaborazione con le Ferrovie di Stato. Ogni anno sono circa 1200 le persone in difficoltà che si rivolgono al nostro centro servizi di ascolto, orientamento e prima assistenza. In questi 18 anni la situazione si è molto modificata. Prima le persone che dormivano in stazione erano a centinaia, poi grazie anche ai più controlli il numero è diminuito molto. La riduzione delle presenze in stazione è dovuta sia all’operazione sicurezza, sia alla creazione di servizi decentrati di accoglienza prima inesistenti. Sono molto cambiate le fasce di popolazione prima c’erano nordafricani e tossicodipendenti a fare vita da strada, mentre adesso ci sono molte donne dell’est europeo e poche persone con problemi di dipendenza. Adesso per tutti la stazione non è più il luogo di abbandono nel quale rifugiarsi, poiché la pressione dei controlli e la creazione di servizi ad hoc decentrati sul territorio, hanno diradato il fenomeno.
Nei primi anni 90, la Fondazione Exodus di Don Mazzi ed altre associazioni cittadine, hanno iniziato un lavoro di sensibilizzazione verso le istituzioni per far fronte ai bisogni crescenti di accoglienza di persone in condizioni di grave emarginazione sociale. Si sono quindi moltiplicate le iniziative dell’associazionismo privato supportate dall’ente comunale per la costruzione di nuove strutture di accoglienza specifici ed aspecifici: con l’aumento di posti letto nei dormitori, creare strutture per dipendenti attivi/e. La disponibilità e la capienza delle strutture di accoglienza notturna è andata progressivamente aumentando, sia nei mesi invernali sia per le strutture aperte tutto l’anno. L’aumento dei servizi a nostro avviso ha saturato il bisogno presente nella città, ad esclusione di alcune fasce di popolazione senza tetto individuate in: stranieri senza documenti, persone che non accettano l’accoglienza nei dormitori come per esempio coppie, persone che non tollerano le regole delle strutture, persone che hanno problemi patologici di convivenza, persone con animali o persone che preferiscono stare in strada.

A Milano come in tutto il paese rimane il problema degli stranieri senza documenti. Il Comune ha deciso di non dare accoglienza a queste persone anche nei  mesi invernali. Queste persone non sono seguite da nessun servizio per cui non è possibile fornire dati. Comunque queste persone sono tante e dormono in aree dismesse, case e fabbriche abbandonate e treni in sosta in stazioni decentrate.  

Conoscevo quella donna…

Pubblicato: 20 giugno 2008 da massitutor in amicizia, morte

Alcune settimane fa i giornali si sono occupati del cosiddetto giallo del cadavere di una donna trovato in uno zuccherificio, nel bolognese. Beh si da il caso che in quella vasca c’era una persona che aveva un nome: Miranda. Ed era una persona conosciuta qui da noi. Cliccando sull’immagine si possono leggere alcuni articoli di giornale, mentre più sotto c’è un ricordo di Carlo che l’ha conosciuta meglio di altri. Non sappiamo ancora cosa è successo in realtà alla povera Miranda e si fa presto a liquidare tutto con la storia della disgraziata vita ai margini. Giornali ed inquirenti invitano chiunque la conoscesse a fornire elementi che aiutino a ricostruire gli ultimi giorni di Miranda: nel nostro piccolo speriamo di fare la nostra parte raccogliendo ricordi, testimonianze e magari anche segnalazioni. Massitutor

leggi gli articoli

carloNon ricordo con esattezza il giorno in cui ho incontrato la MIRANDA in via dei mille, a metà maggio. "Sono Carlo!" mi ha riconosciuto subito per via di un’ospitalità in casa mia con un suo ragazzo; cosa di cui le figlie sono a conoscenza, e per l’appunto spesso Miranda mi cercava per avere la stanza, un suo cosiddetto rifugio, infatti mi aveva detto che era stata a cercarmi e non avendomi trovato si sentiva preoccupata, ma nello stesso tempo qualcuno gli avrà sicuramente detto ed effettivamente ci siamo incontrati in via dei mille per raggiungere via del porto, era molto gonfia in faccia, distratta tanto da non riconoscere Laika: il mio cane.
E’ stato un incontro sino alla fase di dispersione e ognuno poi è andato per la sua strada; la rivedo poco dopo di corsa con 4 persone riconosco lei dal passo, io stavo leggendo e avevo alzato un attimo lo sguardo, poi non lo più vista.
Molto strano il fatto di non averla più rivista perché di solito quando ci rivedevamo la cosa poteva durare anche un discreto periodo fino a scomparire e riapparire infatti nei giorni seguenti mi aspettavo delle sue visite una lunga amicizia, ma stavolta non era come al solito e ogni volta che sentivo una macchina con una marmitta rotta pensavo a lei poi sono andato al solito posto degli alberi della frutta e non c’era. Mi ero quasi rassegnato che fosse sparita del tutto fino a essere distratto da due giorni di lavoro, sabato e lunedì, sino all’uscita della spiacevole notizia del ritrovamento del suo povero corpo.
Ho deciso di dedicargli una poesia anche perché quando era sui binari giusti era una brava donna amava molto le sue figlie e suo nipote: mi parlava dei suoi uomini nonostante lei fosse vedova e io gli ricordassi il padre di sua madre e del trentino, in quanto anch’io sono nato a Desenzano sul Garda, ma a volte il fatto di essere quasi delle stesse parti… si era legati da una vera amicizia.

Scusate la mia italianità

Questa notte
sentendo le onde
del mare e illuminato
sul volto dal fuoco

son qui che penso
al mio magico mondo
di libertà

libertà di esser solo
e dire sul conto
delle sirene che ballano
in riva al mare
e lo stanno facendo per me
e per la mia vita

su quel che penso
più amore"sempre"
più amore più tradizione
sempre più tradizione

quella cosa che sento nel cuore
una bandiera tricolore
voglia di italianità
che sale tra l’antico
il mare e la sensibilità

un tavolo pieno di persone
che parlano di una
perduta lealtà, son figlio della lira
non dell’Europa

…io non ci sarei mai entrato
e al caso mi sarei affidato di
mantenere tutto come prima

son figlio della luna e avrei
tenuto la vecchia Italia sola
ma con la sua fortuna
di dire di fare

il tricolore non si tradisce
o se no tutto va male;
radoppiato il prezzo del latte
e del pane, della pasta
con l’euro
mi accorgo di mangiar meno

maledetto euro e raddoppio
tra gente che ha fame hai creato
solo file e intoppo
"Ridatemi la lira"
"Ridatemi il tricolore"!

la mia bocca sporca di sugo
dopo aver mangiato
gli spaghetti
scusate la mia italianità.

Il segno di una resa invincibile

Pubblicato: 17 giugno 2008 da massitutor in morte

Oggi (ieri) vado a fare colazione al bar e leggo su un giornale che oggi è l’anniversario della morte di Andrea Pazienza. Cazzo! Vent’anni. Sento immediatamente il dovere morale di celebrare come posso questa scadenza e questo personaggio, ma qualcosa mi frena e non so cos’è. Tant’è che arrivo a notte. La notte in cui Andrea è morto, venti anni fa a Montepulciano, appena sposato eppure ancora circondato dall’uso di sostanze. Almeno questo è quello che si dice.
Ma subito mi ricordo che Paz, parlando Stefano Tamburini, un altro genio del fumetto prematuramente scomparso, diceva che il genio non va celebrato, ma studiato. E io l’ho studiato Paz ed ho capito cosa mi ha frenato tutt’oggi nello scrivere di Pazienza: una forma di gelosia. Con la sua arte Andrea ha toccato il fondo dell’animo di molte persone e quando ti prende lo fa sul serio ed è un rapporto intimo che probabilmente ognuno vive come unico. Ho speso soldi, tempo e impegno sulle tavole di Pazienza. Ho viaggiato nel tempo, l’ho sognato e immaginato. Ha strapazzato le mie certezze e cambiato la mia visione del mondo. Niente dunque che si possa riassumere qui in un saluto virtuale. Dunque quello che posso dire è sbattetevi ed entrate col coraggio che potete nell’universo del più grande cantore di una generazione.

E’ uscito in strada il numero di Piazza Grande di giugno. Il tema dell’inchiesta di questo mese è la sicurezza e, come promesso, ospita un articolo nato dal confronto e dai commenti che sono passati proprio da qui: da Asfalto. Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che hanno animato il dibattito riportando qui l’intero articolo, invitando comunque chiunque possa farlo ad acquistare una copia dai diffusori per strada, con lo scopo di proseguire questo difficile ma importante confronto sul tema della sicurezza e della convivenza. Magari proprio a partire da queste parole di Kaberlaba: La democrazia è la grammatica delle libertà; La sicurezza la trama dei diritti. I diritti il senso dei doveri. Che ne dite?

Quante persone possono dire di conoscere i problemi di un territorio più di chi in strada ci vive o passa gran parte della giornata? La sicurezza è un argomento che coinvolge i senza fissa dimora: in senso negativo, perché la loro presenza è indicato come un fattore di rischio da altri cittadini, ma anche in senso opposto, perché dei conflitti che hanno luogo nella strada molto spesso sono vittime.
Il dibattito a distanza che abbiamo provato ad ospitare sulle pagine di Piazza Grande, si è svolto in parallelo anche sulle pagine web di Asfalto, il blog del Centro Diurno di via del Porto. Dalla nostra redazione è partito l’impulso, il web ha raccolto i commenti e i punti di vista di senza dimora, operatori sociali e semplici frequentatori di Asfalto.
Queste sono le loro voci.

“Io penso che non siamo più sicuri da nessuna parte – dice alelovotrico (i nomi che riportiamo sono gli stessi nick usati nel blog) Bologna è diventata invivibile dovunque uno vada, a prescindere che ci siano o meno quelli che scollettano per sbarcare il lunario. Le forze dell’ordine ci sono, ma non sempre servono, perchè per esempio se ti picchiano o ti derubano o altro, tu o qualcun altro chiama la polizia, nel tempo che loro arrivano il delinquente ha già fatto in tempo a scappare. Per cui per me nessuno di noi è più sicuro da nessuna parte.”
Una scarsa fiducia nella capacità di intervento della polizia anche nell’intervento di Oraziolo: “visto con gli occhi di uno che sta per strada…la polizia specie quella ferroviaria va a fermare la gente sbagliata, vale a dire quella gente abbastanza tranquilla, invece tanti extracomunitari che non hanno voglia di non fare un cazzo e che danno fastidio quelli li non li vedono mai. Sai quante volte mi sono messo a rischio sull’autobus per difendere tanti vecchietti in difficoltà. E la polizia dov’è?”
Polizia e extracomunitari, in mezzo chi vive in strada. Sembra essere questo lo scenario del conflitto nel quale i senza dimora sono coinvolti. Va in questa direzione anche l’intervento di Anderlet.
“Sicurezza, bella parola. Vi racconto una cosa. Proteggi una vecchia signora perché non la derubino due albanesi. Poi chiami la polizia, però quella arriva sempre tardi. Per ciò due albanesi ti menano talmente tanto che stai per perdere la vista; poi quei due albanesi scappano e la polizia ti chiede "li riconosci"? Ma come puoi riconoscere due malviventi quando ti menano in faccia in modo che uno ti tiene le mani e altro ti mena? Si fatica riconoscere in queste condizioni qualcuno. E polizia ti risponde che non possiamo fare niente.
Dov’è la sicurezza quando la polizia si arriva sempre tardi? Poi capisco che le persone non ti aiutano se ci devono rimettere pure la salute.”
A forze dell’ordine e immigrati si aggiunge un terzo fattore: l’informazione come elemento destabilizzante. “Si parla tanto di ronde, ma non si dice mai che chi vive in strada molto spesso svolge il lavoro che dovrebbe fare la polizia.” A parlare è Anarcom che dice di avere un’esperienza decennale di vita di strada. “Girando in Europa ho assistito a scene di violenza contro le donne e molto spesso erano i cosiddetti barboni che intervenivano rischiando in prima persona. Ma di queste cose non si parla mai nei giornali. L’ondata di razzismo che sta travolgendo l’Italia molto spesso si scaglia contro persone povere che non fanno male alcuno. Facciamo l’esempio che un poliziotto spari a sua moglie. In questo caso cosa bisognerebbe fare buttare delle molotov in questura?
La verità è che il problema sicurezza serve ai politici per prendere voti. Tramite i giornali creano nella mente dei cittadini l’insicurezza che fa comodo a molti.”
Tra i bloggers di Asfalto molti ricorrono a esperienze personali per chiarire il loro punto di vista. Oltre la durezza delle storie che raccontano, rimane l’efficacia di chi i rischi della strada li conosce di persona. Sentiamo Simpit: “Ti posso raccontare un’esperienza vissuta a Roma. Avevo deciso di dormire un pò al caldo a Ostia, in stazione. Dopo vari giorni passati in alcune case dismesse dei  tunisini mi hanno detto di andarmene perchè c’erano loro prima di me, quindi decisi che era più sicura una postazione vicino ad altri homeless in stazione. La mattina verso le cinque mi sono beccato un calcio alle costole da un ragazzo della polfer, che mi ha fatto camminare a tentoni per un mese. È un esempio di merda, ma forse aiuta a capire che non si può generalizzare la sensazione di sicurezza. È vero anche che ci sono persone che passeggiando sotto i portici ritengono insicura la città perchè vedono qualche senza dimora e poi tranquillamente tornano a casa e usano violenza nelle mura domestiche, o peggio usano internet per prenotarsi un bel viaggio nei paesi del Sud America o dell’Est dove si pagano una minorenne per portarsela a letto. La sicurezza è solo sotto casa mia, la sicurezza è solo mia e non degli altri…”
Una delle obiezioni più forti a chi grida all’allarme sicurezza è che questo concetto ha sostituito del tutto quello di protezione sociale. Lo ricorda l’intervento di Rotaris. “Da quanto tempo è stato abbandonato il termine di protezione sociale? ovvero quello che prevedrebbe che oltre la soglia di povertà e coi debiti fino al collo non vai a rapinare una banca per mantenere la famiglia, o che
da immigrato irregolare non tiri a campare spacciando o a dar via del tuo sul marciapiede. Quando sento parlare di sicurezza, da vent’anni mi coglie un impulso bizzarro e mi chiedo la sicurezza di chi ? Io non dormo col coltello sotto il cuscino, ma se dormissi in strada, pur essendo pacifico, terrei l’uno e l’altro.”
Chiudiamo con una testimonianza-racconto più corposa, ma ci sembrava valesse la pena riportarla integralmente perché coglie bene le contraddizioni dell’argomento che stiamo affrontando. La firma è di Balza 73:
Sono un operatore bolognese, socio di una coop, si può dire senza dubbio che sono di sinistra ed ho una storia che lo attesta. Le mie scelte di ogni giorno cercano penosamente di tenere fede a queste idee, eppure qualcosa non va.
Ogni domenica, per motivi personali, fra le 15 e le 17 faccio questo giro a piedi, a Bologna: autostazione, piazza XX settembre, viali, stazione ferroviaria, via Amendola, piazza dei Martiri, via  don Minzioni, via del Porto e ritorno. Fra le altre cose belle di questa mia meravigliosa città, trovo, nell’ordine: puzza di piscio, tipi loschissimi nell’atrio e appena fuori la stazione delle corriere, che aspettano qualcosa o qualcuno, bivacchi di nomadi che mangiano e dormono e chi non dorme chiede uno spicciolo. Birre, cartacce, sputi, mandrie di cavalli (chi consegna piccoli quantitativi di droga, ndr). Spacciatori e clienti creano una sorta di tunnel di accoglienza per chi, come me, va e torna dalla stazione, proponendo merce varia e squadrando che tu non sia uno sbirro.
E poi ancora: pullman da e per l’est europeo sostano sui marciapiedi in prossimità della stazione… niente di preoccupante a parte i problemi di traffico ed attraversamento; il giardino davanti alla stazione a volte è una specie di Centro diurno all’aperto. I più dormono stravaccati nelle aiuole, qualcuno piscia sulle siepi lì davanti a tutti. Dentro alla stazione solo 2 o 3 barboni storici, ma io ci sono abituato…io. I tossici hanno il passo lungo da e verso piazza XX settembre, altri beoni si trascinano più stancamente fra i pochi negozi di pakistani aperti… nessuno di solito ti rompe i maroni. Qualcuno bivacca vicino alla fontana, ma la piazza è un’isola circondata da una pericolosissima rotonda di traffico…insomma o sei dentro o sei fuori.
Tutto tranquillo: deserto metropolitano domenicale, almeno fino alle 17, dopo il centro diurno comincia a chiudere, scaricando per le strade gli ospiti alla spicciolata.
Dimenticavo di dire che io peso sui 90 chili e son ben messo insomma. Conosco quasi tutte queste facce e quasi tutti conoscono me. Sono abituato a bazzicare questo habitat. Ma cosa significa questo tour per una ragazza? Per un anziano? Per un bambino? Abbiamo il coraggio di parlare di questo?
Oppure devo cominciare a pensare che sono di destra se vedo e dico tutto questo? Continuo a pensare che la repressione (tipica della destra almeno a parole) non sia la risposta giusta, ma perchè dovrei tacere e autocensurarmi sul fatto che Bologna, in certe zone, è diventata una fogna piuttosto inospitale e pericolosa? Non sono un maniaco della pulizia e dell’ordine; conosco la differenza fra il degrado, la sicurezza e la percezione di questa, ma non trovo che ci sia una virtù politica e morale nel lasciare queste cose lì come sono.
Quello che posso dire è che, anche solo culturalmente, a sinistra non siamo riusciti a dare una risposta a questo. Eppure dovremo imparare a farlo.”

Gli europei visti dalla strada

Pubblicato: 13 giugno 2008 da massitutor in felicità

bar_televisionePurtroppo non avendo un televisore questa volta gli europei di calcio bisogna guardarle a scrocco e non tanto a scrocco perche li devi pure pagare si fa per dire comunque si va in un bar a guardare le partite ma devi sempre prendere qualcosa tipo un caffe e in questo modo me ne aprofitto per guardare l’Italia. Come inizio non cè male contro l’Olanda: ne abbiamo prese 3… speriamo che ci rifacciamo contro la Romania e in bocca al lupo. Speriamo bene la prima partita l’ho vista seduto per fortuna in un bar, davanti a un caffe che mi e andato pure di traverso e oggi per scaramanzia vado di nuovo in quel bar sotto i portici vicino la stazione ferroviaria e spero che quel caffe che mi prendo non mi  vada di traverso… scherzo comunque per sta sera sono fiducioso e sempre forza azzurri che ce la facciamo a passare sto turno. Minchia!!!
Questo fu scritto da parte di Oraziolo. E tra parentesi: forza Palermo seeeempre!