Archivio per la categoria ‘la vita è un cantiere’

I ragazzi del Cantiere 2

Pubblicato: 1 luglio 2013 da massitutor in amicizia, La CAVA, la vita è un cantiere, lavoro

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Ancora in via Cavazzoni per documentare gli sviluppi del cantiere che porterà alla nascita della CA.V.A.
Questa volta c’era anche la principessa del gruppo: Evita.

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Dietro all’ edicola di via Cavazzoni, oltre il portico, c’è una scala che porta appena sotto ad un giardino. Lì questi ragazzi stanno facendo il lavoro più pesante in un cantiere e non lo fanno certo per i soldi. Con le mani e gli strumenti che hanno organizzano il lavoro della giornata, i tempi e gli obiettivi.

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È evidente che si sentono padroni del proprio lavoro ed è questo, insieme alla capacità di aggregazione e all’ energia di Massimo Macchiavelli, che fa compiere a questi ragazzi imprese straordinarie.

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Io alle volte passo di lì e mi cambia la giornata: perché ogni volta trovo di più di quello che cercavo, trovo quello che credevo scomparso o nascosto nel tempo. Parlo con loro e ritrovo Piazza grande, via Libia, il Centro diurno, Asfalto, Coop La Strada… Grazie ragazzi del Cantiere.

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Costruendo LA CAVA
Procedono i lavori in via Cavazzoni

Su iniziativa della Fraternal Compagnia in via Cavazzoni 2/g a Bologna sta nascendo un nuovo laboratorio creativo dove si incontreranno arte, vita, studio, lavoro e poi corsi, serate, eventi, collaborazioni. Si chiamerà La Cava delle Arti e oggi è un cantiere capitanato dall’inarrestabile Massimo Macchiavelli e dove stanno lavorando un gruppo di ragazzi motivati all’impresa e al cambiamento.
Asfalto è uno spazio di comunicazione dal basso e siamo felici di buttarci a capofitto in questa storia, che va sicuramente raccontata e della quale speriamo di fare parte nel modo più attivo possibile, insieme a tutte le persone che vorranno seguirci.
Seguiamo gli sviluppi del cantiere di CAvazzoni Vita e Arte anche alla pagina che Asfalto ha dedicato alla CA.V.A. e su Facebook: sulla pagina della Fraternal Compagnia; sulla nostra pagina o sul gruppo Asfalto. Seguiteci e condividete.
Di questi tempi non capita tutti i giorni di vedere nascere qualcosa di buono.


Ogni cosa ha il suo festival, quando sentiamo la parola Fragilità non possiamo fare altro che far scattare i nostri sensori e rimanere in ascolto, anzi di più: ci sentiamo chiamati e da inadeguati cronoci quali siamo cercheremo di rappresentare la nostra fragilità e il nostro approdo, partecipando a modo nostro a questa iniziativa.

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Da Viaemilianet.
Torna a Bologna la rassegna dedicata alle fragilità metropolitane. Dal 15 al 20 marzo si parlerà di esclusione sociale con una serie di eventi che riguarderanno la casa, la partecipazione e la presa di parolaUn'occasione per "mettere in luce quelle persone e quelle situazioni che solitamente sono nell'ombra". Così Martina Masi, vicepresidente della cooperativa "La Strada" di Bologna, ha presentato "Naufragi", il festival delle fragilità metropolitane che si terrà in città dal 15 al 20 marzo. Il concetto di casa, partecipazione e presa di parola saranno al centro di sei giorni di eventi sul tema dell'esclusione sociale, organizzati da una vasta rete di associazioni di volontariato, di promozione sociale e cooperative attive a Bologna.
Lunedì 15 si parte con la presentazione del libro "Occhio a Pinocchio" alla libreria Coop Ambasciatori, con l'autrice Jarmila Ochkayova. Alle 20.30, al centro civico Lame, si proietterà la prima parte del video "La città in tasca", realizzato da Francesca Gigliotti e Caterina Pisto. Martedì 16, in mattinata, alla libreria Ambasciatori ci sarà un seminario di confronto tra le diverse esperienze di operatori sociali. Alle 21, il convegno "La città Invisibile", con un'indagine sulle famiglie senza fissa dimora a Bologna e a Roma. Mercoledì 17, al Centro delle Donne, toccherà ad un incontro sul "Disagio psichico e situazioni abitative".
Giovedì 18 alle 18, poi, sempre al Centro delle Donne, ecco il libro "Aukui", presentato dall'autrice Fatima Ahmed e la proiezione, al centro Zonarelli, alle 21, della seconda parte di "La città in tasca". Il 19 marzo, spazio ad un workshop sui giornali di strada, all'Istituto Gramsci, mentre alle 18, al Centro delle Donne, focus sul volume "Oltre Babilonia", di Igiaba Scego. Il festival si conclude sabato 20, alla Scuderia, in piazza Verdi. Dalle 17 alle 19 parola ai senza fissa dimora sul tema "I servizi sociali visti da chi li utilizza", in un dialogo con le istituzioni, seguito da una festa con i musicisti di "Porte Aperte".

Il programma completo del festival e tutte le informazioni relative alla rassegna sono disponibili online al sito www.naufragi.it.

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Insieme contro la povertà
L’Emilia Romagna partecipa insieme ad altre cinque regioni italiane. In programma iniziative per coinvolgere direttamente le persone a rischio di esclusione sociale.

Il Convegno – Cantiere di domani:

Cantiere di confronto e dialogo sul tema
La Partecipazione delle Persone in Povertà
Giovedì 28 gennaio 2010, ore 9.30

Auditorium Regione Emilia-Romagna Viale Aldo Moro 18, Bologna

 

2010Dal periodico Qualità Sociale della regioe Emilia Romagna:

UN progetto mirato nell’anno europeo contro la povertà. Si chiama Europa s.p.a. ed è cofinanziato dalla Comissione europea Direzione generale Occupazione e affari sociali. Decollato in giugno, proseguirà fino a novembre 2010. Europa s.p.a – Strumenti di partecipazione attiva nell’Europa del XXI secolo è un progetto che ha lo scopo di mettere in rete tutti i soggetti(Stati membri, cittadini Ue e le varie istituzioni, gli operatori sociali, gli attori dell’economia) interessati alla lotta contro la povertà e l’esclusione sociale per cercare confronto e rafforzare la cooperazione tra tutte le parti in causa. Obiettivo: incoraggiare le istituzioni ad adottare il Mac- Metodo aperto di coordinamento e inclusione per combattere la povertà- e apprendere gli strumenti usati dai vari governi europei per diffondere le pratiche che si sono rivelate efficaci nel raggiungimento degli obiettivi preposti. In Italia sono sei le regioni coinvolte – Emilia-Romagna, Toscana assieme alla provincia di Prato, Lazio con la provincia di Roma, Calabria, Piemonte con la provincia di Torino, Puglia- che ospiteranno i destinatari del progetto: le persone in povertà avranno voce a Bologna, le attività che si riferiscono alle donne/pari opportunità si svolgeranno in Toscana; quelle relative alla comunità Rom troveranno spazio a Roma; i minori, cioè il benessere dei bambini e degli adolescenti, verranno rappresentati in Calabria, e per finire, la provincia di Torino si occuperà dei soggetti che possono e devono accedere ai Servizi di interesse generale. Grazie al coinvolgimento nella preparazione e organizzazione nazionale degli Incontri europei delle persone in povertà il CILAP EAPN Italia, la rete nazionale della rete europea di lotta alla povertà(EAPN), è stata una delle prime associazioni italiane ad affrontare questo tema. Migliorare dunque il livello di partecipazione delle persone in povertà, e sensibilizzare le organizzazioni che lavorano con/per i poveri e le istituzioni nazionali e locali sull’importanza di questa partecipazione: questo avrà luogo a Bologna, dove uno dei partner del progetto IRESS lavora coinvolgendo nelle proprie ricerche e lavoro sul campo le persone in povertà. Europa s.p.a. opera su più livelli: le iniziative che daranno corpo al progetto sono 5 cantieri (Emilia-Romagna che il 28 gennaio 2010 vedrà a Bologna la partecipazione delle persone in povertà,Toscana, Lazio, Calabria e Piemonte), tavoli di lavoro che con la partecipazione di almeno un esperto europeo, affronteranno i temi principali per discutere di come promuovere il dibattito sulla nuova Agenda sociale, collegando i suoi contenuti alle realtà regionali e locali; se e come i vari elementi che compongono il MAC/inclusione sono applicati in relazione alle politiche sociali per i gruppi target prescelti (obiettivi comuni, revisione tra pari, pratiche innovative, monitoraggio e valutazione, partecipazione di tutti gli attori, persone in povertà incluse). Ci sono poi 5 spot , da mandare in onda su reti televisive  regionali, ognuno centrato sui 5 argomenti trattati dai cantieri; il teatro, che seguirà ad ogni cantiere; la conferenza finale, che valuterà l’ impatto e il risultato del progetto, si terrà a Bari con 150 persone (politici, rappresentanti delle istituzioni, Ong, persone in povertà). A tutto ciò seguirà la pubblicazione di un volume che riporterà i contributi più significativi scaturiti dai Cantieri e i risultati raggiunti con il progetto.

All’età di sette anni, in un pallosissimo pomeriggio d’estate, decisi che da grande avrei fatto il giornalista. Corsi subito da Morena per metterla al corrente della mia nuova decisione. Morena era una giovane educatrice del collegio, andava sempre in giro con una Fiat 126 color verde pisello accompagnata da un Mastino Napoletano che a me appariva come un enorme dinosauro con la targhetta ed il collare. Ascoltò con attenzione e poi mi disse che se da grande avessi voluto fare il giornalista dovevo cominciare a ribaltare le mie abitudini: studiare, essere disciplinato, non malmenare i compagni a tutte le ore e senza preavviso e soprattutto non mandare affanculo adulti e insegnanti.
Dovetti promettere, ma in cuor mio sapevo che sarei riuscito a conciliare entrambe le cose, così alcuni giorni dopo cominciai a studiare il mestiere del giornalista con Morena in cattedra che passava il tempo ad inchiodarmi su verbi, analisi grammaticale, analisi logica e disciplina.
Dopo due lezioni tornai alla mia antica passione, menar le mani  fino a quando nove anni dopo mi capitarono fra le mani le poesie di Saffo. Non c’erano parole per descriverne la bellezza, le aveva prese tutte lei e così smisi di scrivere poesie e comprai una chitarra.
Di leggere non se ne parlava assolutamente, le parole si spostavano continuamente sul foglio, mi toccava rincorrerle continuamente, e mi provocava gran mali di testa, nausea ed effetto sbronza che mi sdoppiava le immagini.
Anni essere dislessico guardando la tivù scoprii che ero stato un bambino dislessico in un epoca in cui gli insegnanti distinguevano a malapena gli alunni dai loro banchi.
Leggere ad alta voce in classe era una vera umiliazione, in terza media leggevo come un bambino di quarta elementare. Cominciai ad avere il fondato sospetto di essere solo un ragazzo violento e ignorante, poi mi tornarono alla mente le parole di una supplente della quinta elementare che dopo l’ennesimo pestaggio a danno dei bulletti delle altre classi mi disse: “Stefano se da grande farai il bandito sarai il capo dei banditi. Però, guarda se riesci a fare di meglio, io nesono convinta”.
Era troppo simpatica per non avere ragione, dunque nella rinnovata convinzione di essere un ragazzo intelligente attesi pazientemente di incontrare il mio talento e cominciai a guardarmi intorno.
A quattordici anni rubai la mia prima automobile e due ore dopo sono in questura con mamma in lacrime che mi massacra di schiaffoni e con l’appuntato che sorridendo mi invita a cambiare strada e a studiare se non voglio finire in galera. Se non ci finisco con la mamma penso di poterlo sopportare.
Mi fu chiaro che le automobili non erano il mio talento ed allora passai a rubare biciclette, motorini, furgoncini. Gli altri della banda passarono presto a scippi, e qualche anno dopo alle rapine, ma io mi fermai molto prima, sull’angolo fra via Sant’Ottavio e Corso Regina. Ero appostato quando Angelo mi indicò la vittima dello scippo: “Stefano è come toccare il culo alle ragazze quando corri in mezzo alla folla, solo che questa volta le devi strappare la borsetta”. Quel giorno avevo capito che non sarei mai finito in galera e che non sarei diventato il capo di nessuna banda, perché quel gioco non poteva diventare violenza a danno di una signora anziana che poteva essere mia nonna.
Mi restavano comunque il piacere di sbatacchiare a calci, pugni e sputi i bulletti che se la prendevano con i più deboli, ho sempre e solo pestato bulletti. A vent’anni finalmente riesco a prendere il diploma di terza media presentandomi da privatista dopo due tentativi fallimentari alle serali.
Dei miei talenti solo alcune ombre, da anni gli amici si aspettano che prima o poi io faccia il salto di qualità. Verso, dove e per che cosa nessuno riesce ad immaginarlo ma tutti attendono fiduciosi.
Con gli anni si fa strada il dubbio che il mio destino sia quello dell’eterna promessa. Morire mentre tutti aspettano ancora l’esplosione di qualche talento. Che delusione.
Arriva il primo amore, le prime pippette, le delusioni e la prima grande depressione.
Sono i giorni di Don Milani e di “Lettera a una professoressa”, dall’incontro con Saffo sono passati molti anni e questo nuovo libro sembra fatto per dare speranza, i problemi con la lettura restano, non riesco ad andare oltre la terza pagina e con grande fatica. Per molti mesi lo avrò sempre appresso sotto il braccio, in mano o nello zaino, pronto per essere aperto a caso per farmi rasserenare, per finire col tempo a fare da zeppa al tavolo della cucina e non perché abbia smesso di amarlo, tutt’altro. Un libro così bello sa stare ovunque e sa fare bene anche la zeppa. Un libro che non ho cercato poi per anni, non ne sentivo il bisogno, mi bastava sapere che da qualche parte fosse ancora scritto.
In quello che appare essere un abisso di ignoranza mantengo ancora oggi l’abitudine di memorizzare continuamente parole nuove, di curare il linguaggio che sin da giovanissimo avevo compreso essere potere e libertà. Avevo sempre con me un quaderno e quando sentivo una parola nuova me la appuntavo e poi me la facevo raccontare dai grandi, capitava persino che lo facessi davanti alla televisione o alla radio.
Sulla copertina del quaderno avevo scritto “Parole Rubate”.
E’ forse proprio la cura del linguaggio che negli anni aveva fatto di me una promessa e dunque se talento vi era andava ricercato nell’universo delle parole. Nulla, la promessa aveva sempre più il sapore dell’eternità.
Arrivano, l’alcol, un filo di eroina, la chitarra presa e abbandonata più volte e poi l’hiv e la decisione di viaggiare in bicicletta. Don Milani è un antico ricordo, credo fossero passati vent’anni e nel frattempo ogni libro non andava oltre la decima pagina, in tutto.
Il secondo anno di viaggio un amico mi cosigliò di leggere Stefano Benni. Bello Benni, ma io che da bambino volevo fare il giornalista mi sentii una merda, inoltre da quando sono partito in bicicletta ho cominciato a redigere un diario che in cuor mio vorrei diventasse un libro. Qui rischia di finire come con Saffo e abbandono la lettura.
Poi arriva Pennac, un genio della parola e del racconto, se vado oltre la settima pagina finisce che smetto di scrivere e devo cercarmi un lavoro. Abbandono Danniel Pennac in una cabina telefonica in provincia di Siena e continuo a pedalare, scrivere raccontare e rubare parole.
Cazzo questi scrivono benissimo, ci campano degnamente, li leggo e loro mi stroncano? E’ troppo.

Una giornata nel laboratorio informatico di via del Porto, a Bologna. 8 ore nelle quali succede la stessa cosa, sempre diversa: persone si incontrano, si accolgono, si parla, qualche volta si ascolta, si guarda chi entra dalla porta sul retro, verso via Don Minzoni. Nel flusso di persone che attraversano la stanza si trova la via per creare qualcosa, fissare qualche idea e una bozza di progetto.
Si lavora, si gioca, si ascolta musica, ma soprattutto si sperimenta il lavoro. Un appiglio alla normalità.
Un luogo di vita.

Le cose in comune

Pubblicato: 3 aprile 2009 da massitutor in arte, la vita è un cantiere, laboratorio, lavoro, tele asfalto

Il progetto del laboratorio artistico Prova e Riprova è nato nel 2000 e il laboratorio artistico segue la passione per il teatro e per la commedia dell’arte che c’è in ogni persona.
Le maschere vengono realizzate in cartapesta ma anche in cuoio dai ragazzi del centro diurno di via del porto grazie all’aiuto di Tania ed Aurelio della Fraternal Compagnia che sono i Tutor.
Le maschere finite vengono utilizzate per progetti teatrali e mostre.
Il video è stato realizzato da Alessandro e Riccardo del laboratorio di informatica del Centro Diurno.