Archivio per la categoria ‘rielaborazione’

Ripropongo questo video perché è una delle cose più simili a me stesso che ho fatto nella mia vita. Perché rappresenta Asfalto, il nostro modello di comunicazione e l’amicizia fra tre persone che ci hanno creduto: Stefano Bruccoleri (testo), Massimo Macchiavelli (voce) e Massimiliano Salvatori (video). E Neil Young che ovviamente ha reso possibile la magia.

week end a scrocco

Pubblicato: 15 gennaio 2010 da massitutor in rielaborazione, tutto cominciò così, week end a scrocco

Esposizione del precinema
cinema lumiercontinua la rubrica week end a scrocco che noi del laboratorio di asfalto dedichiamo ai nostri lettori settimanalmente per informarli dei vari eventi che ci sono a bologna nel fine settimana, e possibilmente cercare quel tipo di eventi dove il costo è zoro, o quasi zero.

Dal 16 novembre 2009 al 15 febbraio 2010 – nella Sala espositiva della Cineteca vedere loro ciò che in realtà non è – movimenti, distanze, figure – sono iniziati ben prima della fatidica data. Proprio le macchine del ‘pre-cinema’ saranno protagoniste dell’allestimento che la Cineteca di Bologna inaugura. Scopriremo gli antenati del cinema attraverso i dispositivi ricostruiti dagli allievi del laboratorio di scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, sulla base di originali d’epoca della collezione del Museo Minici Zotti di Padova. Ma lo svelarsi dei ‘trucchi’ del ‘pre-cinema’ non si ferma alla mostra: le visite saranno infatti guidate dagli esperti della Cineteca di Bologna, che condurranno i visitatori delle scuole primarie e secondarie con lezioni diverse a seconda dell’età degli allievi. Ai bambini, ad esempio, sarlumiereanno distribuiti i giochi ottici, come il fenachistoscopio o il flip book, da costruire e colorare (prenotazione obbligatoria delle visite guidate. Dodici i modelli esposti: si potrà entrare in una  camera oscura, impiegata sin dai primi del Seicento nella ricerca scientifica, nella pratica artistica e nello spettacolo; guardare attraverso un foro in una scatola ottica o nella camera prospettica di Von Hogstratten. Attraverso combinazioni di specchi, le magie catottriche permetteranno di osservare i propri corpi deformati da specchi piramidali, conici e cilindrici. Non mancheranno i diorami, pannelli dipinti che immergono lo spettatore in  mondi tridimensionali fittizi; ci saranno poi un modello cilindrico di anamorfosi, che permette di produrre scene con prospettive deformate, una lanterna magica con miniature proiettate sulle pareti e unozootropio, macchina che, sfruttando il principio della persistenza retinica, è in grado di fondere le figure separate, dando vita al movimento dell’immagine. Vi ricordiamo che l’ingresso è gratuito dalle ore 8.00 alle ore 17.00 dal lunedi al venerdi presso la sala espositiva ( vai riva reno 72 )

Spulciando gli archivi di Asfalto ci siamo imbattuti in un vecchio post molto in sintonia con l’atmosfera festiva dalla quale siamo letteralmente sommersi in questi ultimi giorni, assieme alle tonnellate di neve che hanno ricoperto la città.
Era una specie di appello a tutti quelli che per un motivoo per l’altro hanno qualcosa da ridire contro il Natale o semplicemente non amano le feste.

Quindi, vi sta sui coglioni Babbo Natale? Scriveteci perchè!
Se ne dovrebbero leggere delle belle….

L'Omino dei bagni

Pubblicato: 22 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, droga, estate, libertà, morte, radio asfalto, rielaborazione
 

A grande richiesta eccolo qua! Rimanendo in tema di BAGNI ho l’onore di pubblicare questo straordinario lavoro, che ha visto la collaborazione di Stefano Bruccoleri e Massimo Macchiavelli: il testo del nostro Stefano "Bici", come già era successo altre volte, è stato preso e interpretato da questo grande uomo di teatro e gigantesco amico che è Massimo, che ha lavorato questa volta anche al montaggio, alle musiche e agli effetti audio. E’ un progetto che risale ai mesi estivi dell’anno scorso; è rimasto nel cassetto fino ad ora solo perché avevamo in mente di montare questa elaborazione audio su un video. Fino ad ora non è stato possibile per vari motivi, comunque chissà: puo darsi che proprio l’ascolto collettivo di questo testo possa far nascere idee e collaborazioni nuove per costruire un piccolo corto.
E’ un testo che sporca i sensi e fa sentire la puzza delle vite underground, sotto il livello dell’asfalto. La voce di Massimo dona forza ad un testo già straripante di vita vissuta. E’ una voce che diventa un patrimonio, uno strumento, ma soprattutto è voce che conduce perché conosce.
Buon ascolto.

Che tu sia Benedetta

Pubblicato: 24 novembre 2008 da massitutor in lavoro, rielaborazione

Quando lavoro quì non esco e non entro,
mi sento bombardato.

Cominciano ad arrivare.
Alcuni varcano la soglia come se fossero dei giocatori di rugby
altri ondeggiano, rotolano, liquidano,
scivolano in ogni direzione.

Il tempo mi scivola addosso 
scorre diverso da ogni altro posto in cui sono stata
a volte si appiccica, come carta moschicida,
sulla pelle.

Un sacco di domande affollano la mia mente
succede tutte le volte.
"quanto durerà? quando finirà?

Meglio non pensare.

Torno a casa
nelle tasche ritrovo le parole che mi sono state buttate addosso questa notte.
Le spargo sul tavolo 
…leggo la solita storia.

Questa è la mancia stasera.

Il mazzo di chiavi

Pubblicato: 26 settembre 2008 da massitutor in estate, morte, musica, radio asfalto, rielaborazione, tele asfalto

Un modo per salutare l’estate che se n’è andata. Un omaggio alle tragiche e desertiche domeniche cittadine. Questa è la seconda versione video della lettura de Il mazzo di chiavi: un racconto che ha unito Stefano Bici, Massimo Macchiavelli ed io. E’ stato un vero piacere e un’emozione autentica che spero sia contagiosa.

Passeggeri senza biglietto

Pubblicato: 25 settembre 2008 da massitutor in dormire, inchieste, rielaborazione

In tempi in cui si parla moltissimo di aerei, aereoporti, compagnie di bandiera, buchi di bilancio, cordate, presunti esuberi e presunti privilegi del personale volante, mi capita di leggere un articolo come questo: La storia dei clochard milanesi che popolano l’aereoporto di Linate. Un inchiesta ben fatta dal sito TG-Com (già!), con relativo video. Buon atterraggio.

linateIniziano ad arrivare all’aeroporto intorno alle 22, scendono dall’autobus che li ha portati fino a Linate e con la loro borsetta in spalla e la valigetta in mano entrano dentro lo scalo milanese e cominciano a girare per i corridoi. Danno un’occhiata all’orario delle partenze e poi si dirigono verso la zona del check-in. Qui si siedono su una panchina aspettando un aereo che non arriverà mai. Perché, quando l’aeroporto chiude, loro sono ancora lì e quando riapre, prima che arrivi la gente, si alzano e vanno via. E’ un rito che si ripete ogni giorno, ormai da più di un anno: loro sono i passeggeri che non volano mai, le loro valigie non saranno mai imbarcate, sono gli invisibili dell’aeroporto di Linate (GUARDA IL VIDEO).

Sono in tutto una decina, più uomini che donne, le persone che con un finto borsone tutte le notti scelgono come letto i seggiolini blu dello scalo di Milano. Sono soprattutto italiani e arrivano tra le 22 e mezzanotte con il 73, la linea che da piazza San Babila porta a Linate. Appena scesi dall’autobus prendono il carrello e iniziano a vagare per le corsie dell’aeroporto. Alcuni si accomodano con il loro finto trolley nelle sale d’attesa, altri leggono il giornale seduti nelle poltroncine vicino i monitor degli arrivi, e altri ancora decidono di salire al secondo piano. Qui, dopo un breve giro, vanno dritti al bagno, tirano fuori dalla loro borsetta un beauty, (con dentro spazzolino, dentifricio e un cambio) si tolgono la camicia e iniziano a sciacquarsi. Prima le mani, poi il viso e il petto e infine i denti. All’inizio non li riconosci subito, riescono a mimetizzarsi bene e confondersi tra i normali viaggiatori. Non portano abiti stracciati e soprattutto non chiedono l’elemosina. Però appena ti avvicini capisci che non sono dei normali passeggeri. Le loro scarpe sono consumate dall’asfalto, i loro vestiti sono sbiaditi e in viso portano la tristezza di chi vive per strada.

Si possono vedere ogni notte, sono sempre lì, sono sempre gli stessi, con addosso i vestiti di sempre. Magari cambiano letto, o meglio poltrona, c’è chi dorme vicino alle partenze, chi al secondo piano e chi vicino al check-in. “Non danno fastidio a nessuno”, ci dice una ragazza che lavora a Linate. “Stanno qui fino all’alba – spiega un inserviente – poi appena il 73 riprende la corsa la mattina presto lasciano l’aeroporto e vanno in centro”. Abbiamo cercato di avvicinarne qualcuno, di conoscere la loro storia, ma hanno preferito non rispondere. Luciano è uno di questi: milanese di mezza età, camicia bianca e sulle spalle un golfino blu, legge un giornale trovato per terra accomodato su una poltrona al secondo piano dello scalo. Cerchiamo di scambiare due chiacchiere, ma lui non ha molta voglia di parlare, “ho mal di denti”, dice. Qualche seggiolino più avanti c’è Maria, è sdraiata su una poltroncina e ha una brutta tosse. “Sto aspettando l’aereo per andare a Roma”, ma tre giorni dopo la ritroviamo nello stesso posto, con la stessa tosse. Nello scalo milanese la notte passa tranquilla, con gli addetti alle pulizie e gli altri viaggiatori che aspettano la partenza la mattina presto del loro volo. Mentre i clochard del Motel Linate, dopo aver passato la nottata sdraiati per terra con una borsetta per cuscino e una coperta che li ripara dal freddo e dalla fastidiosa luce al neon, vanno via senza lasciare traccia.

Ma Linate non è l’unico aeroporto dove si possono trovare i senzatetto. Esempi di questo tipo si possono trovare al Kennedy di New York, a Londra e anche a Roma. Qui i clochard sono poco meno di 10. “Girano per l’aeroporto tutto il giorno – ci racconta una commessa – c’è chi si riesce a mescolare con gli altri viaggiatori e chi invece si riconosce subito”. Il signor Guida è un dipendente di un bar: “Li vediamo passare ogni giorno, arrivano dalla stazione, vagano per lo scalo con la loro borsetta e con il carrello pieno di buste. Alcuni li individui, quando prendono da terra mozziconi di sigarette o quando ti chiedono di offrirgli un caffè. Lo fanno con discrezione e non chiedono mai l’elemosina. Sono tranquilli e non disturbano”. Gli homeless di Fiumicino si dividono in due gruppi: chi sta agli arrivi nazionali e chi gironzola al terminal C, ossia in quelli internazionali. “Una sera – racconta un addetto dello scalo romano – ho visto passeggiare un tizio con la maglia del Chelsea. L’ho rivisto il giorno dopo e ho pensato che avesse perso l’aereo. Poi però dopo una settimana era ancora lì e ho capito che non si trattava di un passeggero normale”.

M.Nuzzolo – P. Filippone – V. Pentangelo