Archivio per aprile, 2009

TUTTO ESAURITO

Pubblicato: 30 aprile 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, libertà

Épuisé
Agotado
Vergriffen
tutto esaurito
SOLD-OUT
vândut
wyprzedane

Per noi non è una notizia nuova: c’è gente che dorme sotto i portici di San Luca, c’è gente che dorme in case occupate, in Stazione, nei giardini… c’è gente che dorme ovunque, ogni notte. Ci sono 260 persone che sono in lista d’attesa per entrare in dormitorio (lo dice anche il Resto del Carlino, il 29/04/09); ogni giorno le mense sono piene e sono costrette a lasciare decine di persone fuori; i dormitori esistenti sono pieni; l’emergenza freddo è stata piena tutto il periodo invernale.
Domani è la festa dei lavoratori e dei diritti civili:
portiamo in piazza la nostra
dignità e le nostre storie!
Ritrovo presso i bagni pubblici di via Quattro Novembre.

Passaggio in Abruzzo

Pubblicato: 24 aprile 2009 da massitutor in amicizia, colletta, gite, libertà

Questo è il mio regalo personale all’Abruzzo e alla sua gente.
Nei momenti più belli e rilassanti nella mia vita di girovago non può certo mancare la città dell’Aquila e i suoi dintorni con dei paesaggi mozzafiato e variegati e con della gente che a tutte le età resta, nonostante il ritmo di vita frenetico dei nostri giorni, genuina attaccata ai valori ma mai retrograda. Ciò che è successo e che sta succedendo mi ha scioccato e rattristato anche perché li ho tanti amici di cui purtroppo ancora non ho notizie. Vedere le immagini di distruzione di posti che conosco ha distrutto una parte di me ma non sicuramente i miei ricordi; tutti bellissimi.
Ricordo con piacere la prima volta che sono andato a L’Aquila, era inverno ed essendo uno dei comuni più alti d’Europa, faceva freddo. Arrivai con un mio amico col sacco a pelo, e dopo la prima giornata di colletta (lui alla chitarra io all’armonica), avevamo già conosciuto tanta gente pronta ad ospitarci in cambio di qualche bicchiere di vino al mitico "Boss" una delle osterie più accoglienti del posto. Girammo li per mesi conoscendo anche Sulmona, Avezzano e soprattutto le alture incontaminate con dietro lo sfondo del Gran Sasso. E’ in una di queste alture che con dei nostri amici ho assaggiato per la prima volta la carne di cinghiale. Immaginate la scena: primi di primavera, in un prato enorme dove non c’era nessuna costruzione attorno, un bel barbecue con carne appunto e un leggero vento che faceva le coccole ai nostri capelli mentre ognuno di noi si stringeva alla propria ragazza del momento, una pace inesauribile. Poi la gente di quel posto è di una cordialità straordinaria con chi non è del posto, tanto che avevo preso in considerazione l’idea di stabilirmi li. Il bellissimo centro storico con un castello intatto con tanto di fossato e le sue 99 chiese sparse per tutta la città. Il tabaccaio che mi regalava il corriere tutte le mattine ed il bar delle gemelle bionde che anche loro ci regalavano la colazione e il latte per la mia piccolina di tre mesi. Per circa sei anni quei posti sono stati un punto di riferimento importante e lo sono ancora. Se uno vuole allontanarsi dallo stress quotidiano non c’è bisogno di andare chissà dove, in Abruzzo c’è pace, tranquillità, il mare, la collina, la montagna e della gente simpaticissima e accogliente. Questo per me è l’Abruzzo.
Guardo la TV i giornali le foto e cerco di immedesimarmi nel dolore della gente che ha perso tutto veramente tutto, ma sono sicuro conoscendo quella gente che si rimboccherà le maniche da subito, perché è gente attaccatissima alla propria terra e me ne sono reso conto ascoltando i discorsi fra loro. Spero che anche il governo metta subito in moto aiuti concreti sì, ma con prospettive per andare avanti, cioè non lasciar persone per anni nei container, come spesso avviene, perché i soldi ci sono ma come al solito scompaiano, andando magari a enti (come quelli dei beni culturali che pur essendo importanti in una tragedia come questa devono passare in secondo piano) o a cordate di imprenditori senza scrupoli che pur di costruire velocemente farebbero lo stesso errore di chi ha costruito case che dopo nemmeno venti anni son cadute come castelli di carta.
Voglio ricordare la valle del Belice dove i tre quarti dei soldi per la ricostruzione si sono volatilizzati, o udite Messina 1908 ci sono ancora persone che vivono nei container dove pagano anche la spazzatura che manco a dirlo ce l’hanno fuori la porta, situazione uguale in Irpinia. In Friuli andò diverso e non solo grazie al governo ma principalmente grazie a uomini donne e vecchi che si rimboccarono le maniche e coi propri soldi diete un enorme contributo alla ricostruzione; in soli dieci anni. E’ chiaro che ci sono regioni dove le persone da sole con i propri mezzi economici non può ripetere il Friuli per cui lo stato Italiano deve agire concretamente in modo che al più presto possibile la gente abruzzese ritorni alla vita normale.
Quindi non solo proclami politici ma fatti concreti per ridare a questa regione la bellezza che da sempre la contraddistinta.
Il 31 marzo scorso ha chiuso l’Emergenza freddo.
Cos’è l’Emergenza freddo? Oggi viene chiamato Piano Freddo ed è il provvedimento che il Comune di Bologna attua per far fronte alle esigenze di riparo delle persone che vivono in strada a Bologna. Materialmente è un capannone situato in via del Lazzaretto, vicino al riparo notturno Massimo Zaccarelli.
45 brandine hanno accolto il difficile sonno di 145 persone, dal 28 novembre 2008 al giorno della chiusura; circa la metà di loro sono stranieri. Tante? Poche? Non interessa qui fare una riflessione o una polemica. Fatto sta che la struttura è stata sempre pienissima, con persone che rimanevano fuori. Escludo inoltre che oggi quelle persone che sono passate da lì oggi abbiano risolto i loro problemi.
Ogni anno, attorno alla gestione della struttura, si attiva una rete organizzativa allargata che coinvolge nell’invio: Lista Unica, Centro diurno, Unità di strada e Servizio mobile di sostegno. Vengono attivati anche percorsi di borsa lavoro e tirocini di formazione.
Elena è una giovane operatrice che ha lavorato con Coop La Strada nella gestione del Piano freddo e quello che segue è il racconto di quell’esperienza dal suo punto di vista.
Un doppio ringraziamento dunque: per l’impegno e per la testimonianza.
Live Zac 01“Perché non scrivi qualcosa sull’emergenza freddo da mettere sul blog?”. Per tutto il viaggio di ritorno a casa, a Modena, sola in macchina sotto una pioggia incessante, penso a cosa poter raccontare che non sia banale. Penso a come poter scrivere tutto quello che per me sono stati questi mesi come operatrice all’emergenza. Penso a dove dormiranno da domani sera… mi viene un nodo allo stomaco tremendo. Penso al fatto che vorrei, dovrei, fare qualcosa di più. E invece… rendersi conto che tu da solo, per quanta volontà abbia, non puoi fare quasi niente è frustrante da matti e mi fa sentire piccola piccola e ancora più sola, lungo una via Emilia bagnata, buia e semideserta. Penso che è una di quelle sere in cui non può che piovere fino allo sfinimento. Come se la pioggia cercasse di lavare via i pensieri. Che invece ti ritrovi i giorni seguenti in pozzanghere immense. Mi vengono in mente tutte le facce viste in questi mesi, tutte le storie ascoltate, gli scazzi e il nervosismo di certe serate, le risate di altre. Le discussioni con gli ospiti musulmani e rumeni sulle differenze culturali. I monologhi (apparentemente) insensati di qualcuno che aveva alzato un po’ troppo il gomito. Mediare con qualcuno che proprio non ne voleva sapere di stare dentro quelle due regole che ci sono in emergenza freddo. Ogni volta sono tornata a casa con pensieri, immagini e momenti in più da ricordare. Per questo non posso che dire GRAZIE a tutti voi, colleghi e ospiti, che nel bene e nel male mi avete trasmesso un “qualcosa” che mi ha fatto riflettere e crescere ogni giorno. Nel bene, perché ho trovato colleghe e colleghi straordinari, e fra loro una nuova amica, e ospiti che se mi vedevano meno sorridente del solito mi chiedevano il perché e, nonostante i loro problemi, avevano voglia anche di stare ad ascoltarmi. Nel male, perché purtroppo la gente stupida esiste, sia fra gli ospiti che fra i colleghi …arroccati nella loro convinzione che la loro idea sia quella giusta sempre, senza mai metterla in discussione, sia che si tratti di cose “banali” come dare o non dare qualcosa, o che si tratti di avere una certa idea di una persona, trattarla con scarso rispetto, sulla base di una antipatia arbitraria, senza nemmeno conoscere niente della storia di questa persona.
Sembrerà una cazzata, la solita frase fatta, ma questi mesi mi hanno fatto riflettere ancora di più su quanto sia importante l’ascolto. La voglia di ascoltare gli altri e cercare di capire. Troppo spesso parliamo, parliamo, parliamo… senza in realtà dirci niente; troppo poco ascoltiamo gli altri fino in fondo, con la mente e col cuore oltre che con le orecchie. Io, personalmente, in questi mesi ho cercato di farlo più che potevo, nonostante le regole da rispettare e da far rispettare anche ai più irriducibili affezionati del partito dei rompipalle.
Questo è quello che mi viene da scrivere all’una di notte, appena tornata casa, di getto, senza stare a pensare se sia banale o meno, se sia interessante o no.
Mi mancherete molto!!!
Elena

Tamburi

Pubblicato: 22 aprile 2009 da massitutor in pensieri in libertà

Sono sempre stato filo Americano e continuerò ad esserlo, la difendo, ho un cuore a stelle e strisce e a volte mi sento un pò Alce Rosso.

Stessa maniera, America vera

11 settembre:
L’America colpita
nella sua civile
innocenza…
 
incominciò a reagire
contro chiunque,
il dopo
senza lasciare scampo:
come chi non voleva essere
dal film, l’Ospite inatteso

alla fine fu solo una succulenta
previdenza che se la prendeva
con chiunque, venisse da quei paesi
colpevole o non
la reazione di un America ferita…

solo gli occhi della statua della libertà
guardavano verso est
a significare il lontano nemico che colpì
quello stesso popolo oggi colpito
alla stessa maniera
America vera America sincera

che sa piangere e reagire
anche solo alla musica di un tamburo
che cercava la sua innocenza.

Gli aerei ora volano insicuri
con il suono del tamburo
che si diffonde nell’aria

e ritorna a diffondersi sulle onde del mare
alla ricerca di quella stessa libertà di essere o vivere
e sopratutto tornare ad essere indiani quando serve

ora e solo fumo che sale dal fuoco
a dire nelle sue nubi
col terrorismo, basta
basta colpire l’innocenza
America vera America sincera.

Ma la schiavitù non era stata abolita?

Pubblicato: 20 aprile 2009 da massitutor in Uncategorized

LEGGI Io schiavo...

Sono le cinque di un’anonima mattina. Siamo in quindici e stiamo aspettando da circa trenta minuti l’arrivo del solito camioncino. Fa freddo, battiamo tutti i piedi per terra, per non congelarci, per far scorrere un po’ di sangue caldo nei nostri inutili corpi. Sembriamo tanti ballerini di tiptap, ma non ci stiamo divertendo. Sin sono creati alcuni gruppetti, ci siamo divisi in base alle nostre nazionalità. Italiani non c’è ne sono ed io mi sono aggregato ad un gruppo di arabi, mi han accolto volentieri tra loro, forse per il mio aspetto fisico mediorientale. Intorno c’è il nulla, o meglio, ci sono distese di piantagioni di pomodori, erbe officinali, e serre di plastica. Dalle piante si sprigiona un vapore fitto e basso, sembra nebbia che ricopre questa triste realtà. Siamo nei dintorni di aversa, anche se potremmo essere nelle risaie padane, poco cambia, il territorio è anonimo e indefinibile. Dal sentiero di terra battuta, in lontananza, si alza del pulviscolo, segno che il nostro “caporale” sta arrivando a caricarci. Non tutti stamattina avranno il lavoro, solo quelli più abili e più in forze. Io non rischio di certo la disoccupazione.

Il vecchio camioncino fiat si ferma a pochi metri dalla fila, scende solo il capo, mentre l’autista rimane al suo posto col motore acceso pronto a ripartire, il tempo qui è davvero denaro. I pomodori devono essere raccolti in fretta e poi portati ai mercati ortofrutticoli per poi esser venduti ai vari negozianti. Nessuno diventa ricco con questo lavoro, nemmeno il capo. Si tira avanti e questo basta. In questa “cooperativa” veniamo pagati a peso, quindi bisogna lavorare duramente, rompersi il culo e non temporeggiare. Due euro per ogni cassetta piena.

La “pienezza” della cassetta viene sempre decisa dal caporale, qui ognuno pensa a se, fa il suo gioco. Veniamo caricati in undici, gli altri rimangono a terra. Non sembrano tristi, più tardi tenteranno di lavorare come scaricatori al mercato, c’è sempre una seconda occasione per gente come noi.

Una volta sul camioncino il capo urla di partire.

Ora nessuno parla più, sembriamo dei condannati a morte, portati alle nostre gogne. Nel gruppo c’è anche qualche donna, solo ora ci faccio caso. Sono zingare con gonne lunghe e fasce colorate nei capelli. Sono sporche e vecchie, devono però portare soldi ai loro mariti, altrimenti verranno ripudiate dal clan. Intorno c’è silenzio, mi lego un pezzo di stoffa intorno alla bocca, per non inalare la polvere che il camion alza da terra. Gli altri mi guardano straniti, loro ormai non han più speranze, loro hanno i polmoni corrosi da mille di questi fottuti viaggi. Questa è solo la mia seconda volta, devo ancora imparare da loro. La loro pelle è dello stesso colore e consistenza del cuoio, come la carnagione di alcuni miei amici nativi americani. Siamo gli “indiani napoletani”. Siamo nulla.

Il mezzo si ferma bruscamente, scendono entrambi gli uomini e sempre urlando ci impongono di scendere alla svelta, davanti a noi si estendono ettari ed ettari di piante di pomodori. Le cassette vuote sono già lì che ci aspettano. l’autista ci consegna una cassa a testa e poi urla “AL LAVORO!”.

Lentamente, senza fretta ognuno prende la sua posizione, la sua fila di piante ed inizia. Io mi son portato un pezzo di corda, da legarmi intorno alla vita e con la cima libera avvolgo un manico della cassetta, così che questa mi seguirà passo passo, come un fedele cagnolino che diventerà minuto dopo minuto sempre più pesante. Questo trucco me lo insegnò un vecchio marocchino, lui sapeva tutto della vita.

Lavoro da trenta minuti e ho le gambe che mi tremano e la schiena che scricchiola, forse morirò qui, concimando questa piantagione, e nessuno se ne accorgerà mai. Mi guardo intorno e scorgo gli altri piegati in avanti, intenti a lavorare. Sembriamo quegli uomini di colore che lavoravano nelle piantagioni di cotone qualche secolo fa negli stati sudisti della liberale America.

Ma la schiavitù non era stata abolita?
La prima cassetta è piena, la lascio qui, corro al camion e ne prendo un’altra, l’autista mi vede e mette un segno sul quaderno con la sua penna nera. Solo lavorando senza interruzioni si può sperare di guadagnare qualcosa. Qualche mio compare di sventura ha già abbandonato la sua postazione, il caldo inizia a farsi sentire, ha lasciato la sua cassa semivuota lì, come una boa a segnalare il suo passaggio.

Dopo due ore di lavoro mi prendo una pausa, cerco una sigaretta nel pacchetto spiegazzato e l’accendo. Ho riempito 5 casse, diciamo metà lavoro, puzzo di sudore, sono sporco di terra, ho la terra infilata sotto le unghie, le dita sono arrossate, le piante di pomodori han delle piccole spine, quasi invisibili, che ti si piantano nella pelle, e non puoi eliminarle, devono esser assorbite dal tuo organismo. A metà sigaretta assisto ad una scena assurda. Le donne, mentre lavorano piegate, allargano le gambe e pisciano. Non possono permettersi di perdere altro tempo per i bisogni fisiologici. Vengono già preparate non indossando le mutande.
Spengo la cicca sulla terra nera, col mio tallone. Guardo avanti a me e non riesco a scorgere nulla di definibile, solo altre fottute piante di pomodori.

Altre storie, altre faccie, mani, gambe e sudore si possono trovare sui braccianti.bloog.it

HOBO contro TUTTI

Pubblicato: 17 aprile 2009 da massitutor in felicità

clicca e gioca

HOBO significa vagabondo, barbone, senzatetto. Cliccando su questa immagine potete giocare ad un videogame trash, crudele e simpatico. Con un po’ di ironia si può giocare ad essere vagabondo per cinque minuti, sia che voi siate di quelli che le prendono o di quelli che le danno. Buon divertimento.

Sabato a scrocco tra amici

Pubblicato: 17 aprile 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, week end a scrocco
Festa di Primavera a Villa Serena con BandieraGialla

week_scrocco2Sabato 18 aprile, a partire dalle ore 21, presso il Centro Polivalente Villa Serena, in via della Barca 1 a Bologna, si terra’ la festa di autofinanziamento promossa dal portale di informazione sociale BandieraGialla.
Informazione – Fotografia e Musica di qualità: saranno queste le tre parole chiave che daranno vita alla grande festa di Primavera di BandieraGialla, il portale di informazione che propone all’intera cittadinanza notizie e approfondimenti su tematiche sociali e diffonde – anche grazie alle tante segnalazioni che provengono da cittadini e associazioni – iniziative volte a promuovere la vita comunitaria e solidale, attente ai bisogni delle categorie piu’ svantaggiate.
La festa sarà un’occasione per far conoscere le numerose attività che BandieraGialla svolge nel territorio ma soprattutto sarà un momento di incontro e di relazione accompagnato da buona musica e foto d’autore. Nel corso della serata infatti il Gruppo Fotografico di BandieraGialla, coordinato da Vittorio Valentini, allestira’ un set fotografico per realizzare dei  ritratti a tutti coloro che lo desiderano e, dopo il successo della scorsa edizione, verrà riproposta al pubblico l’asta di fotografie realizzate da giovani fotografi emergenti e fotografi professionisti.
La serata prosegue a ritmo di blues con il duo “Lazy Step” (
www.myspace.com/lazystep) – composto da Flavio Cipriano (armonica e voce) e Fabrizio Bezzini (chitarra acustica e ukulele) – che alle ore 22 si esibira’ in un inedito concerto acustico. A partire dalle ore 23 la musica cambia e si aprono le danze con la musica proposta da Alessio Aymone di Radio Citta’ Fujiko.
L’ingresso alla serata costa 5 euro; l’intero ricavato servirà a finanziare le attività di BandieraGialla.
Per informazioni tel.: 051/40 00 24
Nicola Rabbi
www.bandieragialla.it

Vecchi Amici
Presentazione del libro di Stefano Bruccoleri “senza fissa dimora di successo”
presentazione_alkoliker“VIA DELLA CASA COMUNALE N.1”
Sabato 18 aprile 2009
ore 14.30
a SOS Stazione Centrale
sottopasso Tonale Pergolesi
MILANO
Sabato 18 aprile, nella base della BBB, sempre a SOS in Stazione a Milano, ci sarà la presentazione del libro del “senza dimora di successo”
Stefano Bruccoleri “Casa Comunale n.1”.
Stefano, il primo blogger italiano senza tetto, ha girato 4 anni in bicicletta, senza una casa, con una tenda, un portatile e una macchina fotografica digitale. Ha scritto questo libro/diario che siamo contenti di presentare in anteprima con una performance recitata di Stefano, accompagnato dalla Bar Boon Band. Pomeriggio di poesia e musica, con il lancio dei prossimi progetti del gruppo per maggio: un grande lavoro di immagine fatto dai senza tetto della Stazione Centrale di Milano e la ricerca di sponsor per la pubblicazione del quarto cd della Bar Boon Band, già pronto in studio. Vi aspettiamo!!!
ANOTHER WORLD IS POSSIBLE!!!