La catena degli aiuti

Pubblicato: 15 gennaio 2007 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, civiltà, famiglia, libertà

pescatoreLa dipendenza da altri è distrutiva. Come ci si può permettere di offendere quelli che sempre aiutano i deboli, gli inmaturi, i dipendenti? Il profesore Komàrek dice, che l’aiuto disintegra e distrugge, lentamente, chi riceve questo aiuto, mentre aumenta l’autostima e da nuova forza vitale alla persona che aiuta. Questo processo viene chiamato "vampirismo psichico".
A quelli che ci aiutano a sopravvivere nella corsa della vita siamo debitori e la dipendenza si rafforza. E questa dipendenza è distrutiva. Per esempio: ci posiamo ricordare come ci siamo sentiti un tempo quando abbiamo aiutato, prestato soldi oppure abbiamo ricevuto soldi o aiuto. Sono sicuro che dover dare soldi a qualcuno è spiacevole, sempre se non siamo ai margini della società. Profesor Komàrek è convinto che la solidarietà è l’altra faccia della medaglia dello sdegno; Come l’apprensione è sorella dell’insofferenza.
Profesor Komàrek avverte che a tutti noi serve dare oltre che prendere. Se la catena a qualcuno finisce solo con il ricevere, senza poter aiutare, questo, dentro di lui, è solo negativo e la persona si sta autodistruggendo. Significa che non dovremmo aiutare coloro che non sanno aiutarsi, perche li stiamo rovinando, mentre noi ci innalziamo? Non è propio così! Significa che l’aiuto deve essere dato solo per un po’ di tempo. Quando la persona sta male è nostro dovere aiutarla, farle vedere la strada e aiutarla a trovare poi la strada in autonomia. Alla fine anche un proverbio dice che è preferibile insegnare le persone come pescare piutosto che dare loro da mangiare i pesci. E poi tutte e due le parti devono trovare la forza di aiutarsi e non distrugersi.

commenti
  1. PadA ha detto:

    passo di qui per caso… la rete è molto ampia…

    un saluto..

  2. anonimo ha detto:

    Esistenza e necessità.
    Le differenze orrizontali (culturali) e quelle verticali (sociali) accompagnano l’uomo da quando a scelto di vivere in gruppi sociali.
    Questi due elementi, da soli, generano un infinità di combinazioni di rapporti tra i singoli individui della società alla quale appartengono e con gli individui di altre società.
    Sempre e comunque si tratta di scambi di valore, di necessità, di negazione o riconoscimento.
    Non esistono rapporti a senso unico, perche sarebbero la negazione di se stessi.
    Inclusione ed esclusione sottostanno alla necessità d’identità: ” il mare e la terra si escludono a vicenda per esser mare e terra, ma sono obbligati a stare con i loro confini
    in perenne contatto, questo li modifica (ifnluenza) continuamente entrambi.
    Kaberlaba, ciaociaociaooo!

  3. anonimo ha detto:

    Ma chi è sto Prof.Komàrek?
    L’argomento mi riguarda molto da vicino e allora mi rivolgo a voi che i problemi li affrontate in campo.
    Quando uno ha dei problemi di dipendenza (alcolismo) ritengo debba essere aiutato ma degli “esperti” mi hanno detto che senza la volontà dell’ interessato poco se ne può fare, parlano di toccare il fondo e via dicendo…non so ma mi sa che chi teorizza su certi argomenti dovrebbe cogliere l’occasione per tacere e far parlare chi veramente può dire qualcosa.

    In bocca al lupo per tutto Andrej.

  4. Andrej77 ha detto:

    Caro comento #3. Io sono arivato dalla Slovacchia e il prof. Komàrek è un profesore Slovacco. Che fai fatica conoscerlo. E lui a fatto una studia di questo tipo. E articolo mi e arivato via mail che mi a mandato mio padre, ed io ho tradotto, Massimo l’ha corretto e poi lo abbiamo pubblicato perche mi sembrava interessante. Perche anche io mi trovo in questa situazione perche miei genitori mi davano tutto e io volevo sempre rimanere a casa perche per me era comodo e avevo problemi di tossicodipendenza che adesso mi sto togliendo con tanta fatica. Pero ci credo che c’è la posso fare. E mi ha fatto pensare chi sbaglia, i nostri genitori o noi giovani che non vogliamo andare via da casa rimaniamo cosi un lungo periodo dentro nodo di famiglia. Io sono andato per questo motivo cosi lontano dala slovafcchia perche miei mi vogliono troppo bene, pero io devo riuscire a vivere da solo. Questa strada è difficile pero a me sembra unica. E vabbè mi dico forza e coraggio perche mi rimane solo quello.

  5. stefi71 ha detto:

    Ciao Andrey, ci siamo visti una volta di sfuggita, ti ricordi? Io di te sì, perchè avevo visto la tua foto nel blog. Immagino che Peter sia tuo padre..penso che tu sia molto fortunato..io col mio siamo molto più lontani, anche se la distanza è minore. Inoltre volevo dirti che ho ben capito cosa volesse dire il prof. in questione. Sono d’accordo con il fatto che sì, è necessario che chi è in difficoltà per qualunque ragione, riceva un aiuto, ma arriva un punto dove è necessario, sia per crescere, sia per autostima, dove dobbiamo iniziare a dare. Penso anche che la dipendenza da qualcuno non sia positiva, al pari della dipendenza dalla sostanza. Qui potrei raccontarti tante mie esperienze, ma credo che ci siamo capiti comunque. Stefania

  6. Andrej77 ha detto:

    Cara Stefi. Mi ricordo di te. Bingo hai indovinato. Si sto scherzando e Peter è mio padre. E anche per loro era loro decisione molto difficile e io la ho fatto tantissima fatica accettare. Pero adesso anche per la distanza ho molto bell rapporto con miei genitori che mi fa tanto piacere.

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