Ho chiesto aiuto

Pubblicato: 14 febbraio 2008 da massitutor in assistenti sociali, assistenze e bisogni, comunità

mani_help

La prima volta che ho chiesto aiuto ad un servizio è stato molto tempo fa, al mio sert della città in cui sono nato, a Formia, è stato un aiuto a livello di un mio particolare momento in cui facevo un uso esagerato di sostanze stupefacenti, e dopo una diffidenza iniziale è cominciato il contatto con il mio Sert, per un invio in una comunità a Reggio Emilia.
Poi è continuato a Bologna dove mi sono trasferito dopo circa qualche anno, e essendo una realtà quella di Bologna più grande, più grande era la diffidenza nei riguardi dei servizi, e i primi tempi preferivo spacciare e dormire per strada. Visto che alla lunga paghi lo scotto di questo tipo di vita, mi sono avvicinato gradualmente all’unità mobile, che agli inizi per me era solo un distributore di metadone, poi i rapporti con gli operatori dell’unità mobile si sono approfonditi, facevo dei colloqui periodici con loro, e per un periodo che sono stato messo fuori dal dormitorio ho usufruito anche di un pronto soccorso sociale. Io penso che l’aiuto chiesto nella giusta misura, là dove serve non è superfluo: non ha senso essere dipendenti dai servizi, perchè secondo me i servizi devono essere quel trampolino di lancio verso un inserimento nella società, per chi ha vissuto e chi viene dai margini della stessa, un ponte verso un autonomia per troppo tempo stata coperta da una vita in emarginazione, la spinta necessaria, e indispensabile. Ognuno di noi in base alle sue capacità e disponibilità può dare qualcosa agli altri, non solo dando grosse somme di denaro in beneficenza, oppure facendo tre miliardi di ore di volontariato, ma semplicemente vivendo nel rispetto, da persone civili, e di questi tempi trovare persone così e molto difficile, le cosidette mosche bianche.
Io da parte mia non sono impegnato nel sociale, e sinceramente parlando non saprei nemmeno da dove cominciare, aiutare il prossimo non è facile, richiede impegno sacrificio costante e un dispendio di energie immenso. Io ho sempre tirato i remi in barca e ho preferito filare dritto per la mia strada, preso dal mio individualismo, che comunque la vita di strada ti porta ad avere. L’aiuto che ho dato io a qualcuno che ho dato quando ero per strada è stato dargli del denaro, ma mi è sembrata la cosa più immediata in quel momento, e qualche volta ho dato il numero e l’indirizzo di qualche dormitorio a chi me lo chiedeva per strada, ripeto aiutare non’è facile, per me che sono sempre stato dalla parte di chiedeva una mano. Cos’è cambiato in me in questi anni di strada? è comunque una consapevolezza di una realtà più dura rispetto a quelle che normalmente gli altri sono abituati a vedere, una sorta di maturità non acquisita sui banchi ma per strada, e d’altra parte solo per strada, puoi conoscere e toccare con mano certe verità, e tutto ciò ti aiuta inevivitabilmente a cambiare, non del tutto, ma comunque tutto ciò non ti rimane indifferente.

commenti
  1. simpit ha detto:

    Scortys scrivi sempre molto bene e l’aiuto che ci serve secondo me sono spazi,attrezzature,strumenti e un lavoro più tutelato.
    Tanto a quelli come noi nel mondo del lavoro ci sgamano subito.
    Riescono a leggerti negli occhi,riescono a capire se ti facevi o no a sapere dove abiti e che malattie hai, e ci fregano.Pochi ce la fanno, molto pochi.E se riesci a trovare un lavoro,il più delle volte è massacrante per le ns condizioni
    di salute.Non ho mai creduto al volontariato e alla carità cristiana dell’aiutare il prossimo.Ne ho avuto bisogno, ma me ne sono sempre strafottuto.Regalare un pasto, un letto e basta per poi tornare a casa soddisfatti nella propria coscienza religiosa,e poi sei punto e a capo, bleahh ma quanti ne ho visti!.Ciao e scusa del commento veloce e forse troppo istintivo

  2. massitutor ha detto:

    “facevo un uso esagerato di sostanze stupefacenti… preferivo spacciare e dormire per strada…
    Io ho sempre tirato i remi in barca e ho preferito filare dritto per la mia strada, preso dal mio individualismo…”

    Grazie Massimo per questa forte testimonianza: non tutti hanno il coraggio di avere questo tipo di sincerità, verso se stessi prima di tutto. Dalle parole che si usano si può misurare il livello di consapevolezza di un uomo. E qui puoi dare dei punti a tanti gonfiati…fuori e dentro via del porto.

  3. micheleugo ha detto:

    ciao massimo sono michele ci conosciamo poco anchio come tè
    ho visuto per strada è o fatto
    di altro, oggi come tè non sto faccendo piu uso di sostanze e ti dico che la vita da lucido non è facile come uno pensa, io da quel
    po che ti conosco ti posso dire
    che gia hai fatto un gran passo…..
    perche secondo me non è facile
    non usare le sostanze.
    questi giorni ho sentito che stai
    cercando lavoro ti auguro il possibile che in qualche modo
    riesci a trovare un ottima sistemazione………….
    però la prima battaglia, l’hai vinta.
    e non e faccile

  4. anonimo ha detto:

    Ciao Massimo, la nostra esperienza di strada ci rimarrà x sempre impressa sia nella mente che nel fisico. Ma mi ha insegnato a non essere nè egoista nè materialista, cosa che purtroppo molta gente lo è. Ho chiesto aiuto, pensa che io non l’ho mai fatto con alcuno. (ORGOGLIO). Ma non nè ho avuto x niente. Non ho un pasto ne di giorno ne di sera e x adesso (dormo) si fà x dire in emergenza freddo. Non sono stato uno stinco di santo ma ora ho smesso e ho voglia di ricominciare a (Vivere) anche solo con le mie forze se nessuno è disposto a venirmi in aiuto. Cambierò Città, Regione, Stato. Come puoi ben vedere sono molto amareggiato con la società attuale fatta di egoismo e falsità ed è x questo che non credo più in niente e a nessuno x cui non mi rimane che credere in me stesso. Sarà dura lo sò ma tentar non nuoce e se fallisco tornerò da chi non mi abbandona mai la (Solitudine). Il tuo scritto mi ha colpito x la sincerità e richiesta d’aiuto la quale spero venga accolta e non accantonata a quando saremo Zombi… Andersen. . .

  5. Clai ha detto:

    Se queste parole provengono da quella tartaruga che si è sempre mimetizzata nell’habitat del centro diurno, allora vuol dire che qualcuno è uscito dal guscio e ha voglia di alzare la testa verso il cielo.
    E magari ha cominciato a vederlo azzurro e chiaro come è in questi giorni freddi e assolati allo stesso tempo..

  6. anonimo ha detto:

    carissimo massi ho letto il tuo racconto molto interessante.so chè la vita sara dura senza le sostanze perchè la tua testa si riempe di pensieri,dove forse prima ne avevi meno,ma non devi aver paura di affrontarli so chè con un po’ di forza e volonta’ riuscirai a superare anche questo.

    forza e coraggio.

    cinzia

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