Bisogna sapersi isolare

Pubblicato: 18 novembre 2015 da gianlucapiscitelli78 in La CAVA

FullSizeRenderA volte mi ritrovo a girovagare per Bologna e ripensare al mio passato.
Come sono cambiati quei luoghi per me, eppure sono sempre gli stessi, spesso identici, ma io li vivevo in un’altra maniera: ad esempio in quella piazza approdavo la mattina, infreddolito, proveniente dal dormitorio; oppure in quella strada aspettavo il pusher e non arrivava mai; in quell’angolo arrivavo con foga per “farmi”, tremante, spesso sfinito dal mio girovagare nell’ansia di trovare una dose; e poi a quella panchina arrivavo barcollante per smaltire la mia ebrezza, facendo poi defluire le foschie della droga.E ancora: in quello stabile prendevo un caffè alla macchinetta, con qualche spicciolo racimolato per strada nella mattinata; in quel parco mi fermavo a pensare, nei miei momenti più lucidi vi affondavo la mia malinconia, guardavo la gente comune passare e fantasticavo sui loro destini, attribuendogli mete, basandomi dal loro abbigliamento, dai loro volti, dalla loro fretta nel camminare.
Adesso invece, in quella piazza, ci vado con amici, magari per vedere qualche concerto; oppure in quella strada ci passo solo per andare dal medico, e magari vedo ancora passare il vecchio pusher che non trovavo mai; e in quella panchina ora mi siedo a pensare a quanto tempo è trascorso, a quanto mi sembra che sia stato così facile e rapido riprendersi da quelle condizioni.
Provavo tanta tenerezza per quel ragazzo che ero, così perso, sciupato, stordito.
Allora rifletto su come abbia fatto, quale è stato lo stimolo? Quale è stata la ricetta che mi ha dato la forza di venirne fuori?
In questa mia ricerca trovo solo una parola: Solitudine, quella solitudine che fa pensare, che ti spinge a capire il tuo scempio, lo spreco del tempo e della vita che poco alla volta ti porta a provare e riprovare ad uscirne, partendo da qualche tiepido e inutile tentativo fino ad arrivare allo sforzo finale, liberatorio….. poi il distacco.
Tutto questo in solitudine, lontano da chi ti vuole coinvolgere, ma lontano anche dagli sforzi in comune, come quei tentativi di questa impresa fatta con altre persone che poi nei momenti più difficili finiscono con le spedizioni esasperate, all’insegna del catastrofico “facciamolo per l’ultima volta”.
Bisogna sapersi isolare e capire che lo si vuole fare, e provare e riprovare trovando il tracciato più adatto a se stessi.
Poi tutto viene da sé, quando gusti il mondo, nitido, pulito con tutte le sue sfumature anche negative.

 Marco T.

 

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