Il pronto soccorso di strada

Pubblicato: 16 febbraio 2007 da massitutor in operatori dispari, salute

Il manuale delle giovani marmotte di strada vol. 2

Il pronto soccorso di strada

Secoli fa accennavo di questo tizio che mi arriva chiedendomi dell’acido muriatico; non è indiano, penso io, quindi non credo debba sfigurare qualche moglie fedigrafa, così glielo do.
Imbeve di acido un pezzo di cotone e se lo poggia su uno degli ultimi tre denti rimastigli.
Cazzo sta facendo?
Un nuovo tipo di suicidio lento e doloroso?
Un fioretto?
Nah, una carie.
Vedo quel moncone sfrigolare; ovvio, i denti sono formati perlopiù da calcio e questo elemento a contatto con l’acido cloridrico si scioglie e rilascia anidride carbonica, il dente si dissolve fra mille bollicine. Effetto idrolitina nell’acqua.
In effetti però tutto questo ha un senso, se qualcosa ti duole rimuovilo subito, search and destroy, se non c’è più il dente non c’è più dolore, come cazzo ho fatto a non pensarci subito?
Qui si va oltre al vecchio metodo fumettistico del molare attaccato con del filo alla maniglia di una porta, siamo nel mondo della tecnologia e a paperopoli, si sa, l’acido muriatico non esiste.
Comunque, qui si va oltre a qualsiasi cosa, giacchè quando stai per strada non è che hai tempo da perdere per ospedali e medici che non si fanno mai i cazzi loro.
Specie ora che inseguendo l’american dream un’ambulanza costa una trentina di euro.
 
E allora vai col pronto soccorso di strada fai da te.
Già, ma voi che ve ne state comodi comodi fra le vostre lenzuola di seta vi siete mai chiesti quali siano le situazioni più comuni che richiedano interventi di questo tipo? Sicuro che no, quindi eccomi qui ancora una volta a gettare lumi.
Potremmo sorvolare sui problemi epatici, che a un fegato non puoi curare le lesioni con la vegetallumina, però va ricordata quella volta in cui ho conosciuto un tizio il quale asseriva che l’unico rimedio per contrastare gli effetti della cirrosi dopo aver bevuto tre cartoni di metanolo era tirare giù un cartone di latte. Io penso che più che da antagonista alla cirrosi il latte facesse lo yoghurt al vino, ma vaglielo a spiegare. La vecchia merdata del latte che disintossica. Tipo che se ti butti giù una pillola di cianuro e dopo ci bevi il latte dietro non muori. Ma vaffanculo, io fra l’altro odio il latte. Comunque è bello credere a qualcosa, tipo babbo natale od il coniglio pasquale; chi sono io per infrangere queste illusioni? In fin dei conti sono solo un umile operatore.
Il problema serio normalmente, oltre alle coltellate, sono i temutissimi fuori vena.
E’ facile dire che quando senti che lo stantuffo non va giù vuol dire che non hai beccato un cazzo di vena, che ti stai facendo intramuscolo e che basterebbe tirare via l’ago e riprovare, ma immagino che sia come dire a uno che si sta scopando una Naomi Campbell sterile "hey, quando vieni tira via il cazzo lo stesso". E’ impossibile.
Avete mai visto un morso di un serpente velenoso?
Io sì, in una puntata di texas walker, praticamente dal punto del morso si dipana tutta una cancrena che ti manda a puttane il braccio.
Ecco, un fuori vena è così. Soprattutto se ti fai un bel perone di miniax. Anche roba e coca però non scherzano. Praticamente ti rimane un bubbone con tutta la merda ferma in mezzo al muscolo che non si riassorbe. E si infetta.
Andare all’ospedale è una roba da froci. Perfino se hai un braccio o una mano delle dimensioni di un prosciutto.
Se stai in mezzo alla strada devi starci fino alla fine.
Vi sembrerà strano, ma il rimedio migliore per un fuori vena è il cotone idrofilo.
Sì perché se non ti esplode il braccio puoi sempre incidere il bubbone e fare una bella eruzione vesuviana di pus, dopo sei praticamente a posto e comincia il processo di guarigione. L’unica cosa è che ti rimane un cratere del diametro di una moneta e della profondità di mezzo indice.
Bisogna fare in modo che non si infetti, e qui entra in gioco il cotone idrofilo.
La tecnica è semplice: imbevi il cotone nel citrosil, ci riempi il cratere e ci applichi un bel cerotto. Punto. Se entro una settimana non ti viene il cancro al braccio sei a posto. Se succede, beh, cazzi tuoi, dio ci avrà ben dotato di arti doppi per qualcosa.
I problemi circolatori sono la seconda causa di decesso di questo complicato e fragile ecosistema sociale.
Cosa sono i problemi circolatori?
Beh, ne avrete sentito tutti parlare qualche volta, ma qui assumono un’importanza e dei livelli di picco particolarmente interessanti, tipo che anni e anni di pere bruciano e fottono tutto il sistema, a partire dai capillari fino alle vene ed arterie più grandi.
Ecco perché, fuori vena o meno, hanno tutti delle mani come quelle di bud spencer o degli avambracci come quelli di popeye o delle caviglie come quelle di valeria marini.
C’era un tizio che praticamente non aveva più le vene delle gambe; per una persona normale l’unica alternativa sarebbe stata l’amputazione, ma non dimentichiamo che paradossalmente per chi sta in strada la convivenza costante con patologie di questo tipo genera una resistenza alle medesime impossibile per altri. Si instaura una specie di rapporto simbiotico fra la persona ed il suo male, un po’come i pesci pagliaccio e gli anemoni.
Insomma, ‘sto tizio dal ginocchio in giù aveva un fittone di pietra e siccome faceva pure le croste lui se le lavava via con la polvere per sgrassare i lavandini. Pazzesco ma funzionava.
Le fratture.
Ma a che cazzo serve un gesso? Il gesso è un’invenzione per muovere l’economia, per l’appunto, del gesso.
E’ sorprendente vedere quanti sprechi vengano perpetrati dal servizio sanitario nazionale; queste cose le puoi imparare soltanto qui.
In fin dei conti si tratta di tenere un arto immobile, per cui che il materiale usato per questo scopo sia gesso, ferro, plastica, bitume, legno o quant’altro non fa una gran differenza.
Ecco perché qui al centro compriamo sempre un casino di bastoni per le scope ma senza le scope. Braccio rotto? Si divide in due un bastone della scopa e con un bel rotolo di scotch si ferma il tutto. Punto.

Il casino sono i collassi.
Normalmente un collasso in sé non è una gran cosa, diventi un po’ bianco, tremi un po’ e ti riprendi; alcuni addirittura si divertono a collassare per finta, tanto per mantenersi in allenamento.
Il casino, nei collassi, è cercare di farsi largo fra i vari a
spiranti dottor kildare che si assiepano attorno al collassato, ognuno con la sua presunta strategia di pronto soccorso. Il problema sta quindi nel salvare il collassato, o presunto tale, dai soccorritori stessi.
C’è chi gli slaccia i pantaloni, con il risultato che quasi sempre esce fuori il cazzo, chi pensa che vadano tenute le gambe in alto e chi invece la testa (e qui normalmente scatta la rissa per decidere su chi ha ragione), chi prova a ficcargli in bocca di tutto per evitare che si morda la lingua (mai visto nessuno mordersi la lingua), chi prova addirittura il massaggio cardiaco ignorando totalmente che praticando un massaggio cardiaco a cuore non completamente fermo si rischia il vero arresto cardiaco del soggetto.
Insomma, se non tiri fuori il tizio in tempo questo muore per i soccorsi.
Una volta a uno, dopo avergli tolto la cinghia gliel’hanno pure ficcata arrotolata a mò di tubo in bocca, pensando che così oltre a fare in modo che non si mordesse ‘sta cazzo di lingua gli si potesse fare pure la respirazione artificiale soffiandoci dentro. Questo mentre un altro tentava il famoso massaggio cardiaco e un altro ancora che gli tirava delle ceppe in faccia per farlo ribeccare. Non oso immaginare questa gente munita di defibrillatore cosa cazzo combinerebbe. Probabilmente lo userebbero su sé stessi per provare se sballa.
Insomma, la regola number one è: MAI collassare al centro diurno, boyz, se sentite che state per collassare andate su una via affollata, vi faranno sicuro il portafogli ma avrete indubbiamente migliori possibilità di cavarvela.
E con questo ho finito, alla prossima.
Yo!

commenti
  1. Andrej77 ha detto:

    Diego che dire è molto bello. Per me esperimenti di strada spero che sono finiti. Per ciò non esperimento neanche più con la droga. Diego sei mitico.

  2. anonimo ha detto:

    diego sei un grande. finalmente sei tornato. ciao bello

  3. anonimo ha detto:

    Devo dire che mi manca molto il tuo modo di esprimerti,soprattutto quando descrivi quello che succede,e succede veramente questo lo posso garantire anch’io, queste cose accadono tutti i giorni per strada.La vita da tossico e tosta e spesso non si ha la forza di essere sempre lucidi perchè sei talmente nella merda che poi questa ti diveta cosi familiare che ci fai l’abitudine,e questo è da evitare sempre.I tossici cioe’ parlo solo di quelli poveri perchè c’è da fare una bella distinzione fra tossici poveri e ricchi.Quelli poveri che vanno a finire per strada perchè nessuno li vuole piu’ be’ allora quelli sono davvero nei guai e devono prendere seri provvedimenti per cercare di curarsi dalla droga,perchè se non lo fanno allora sono cazzi loro,e di chi se no.Io nella merda ci sono stato e ci saro’ per chissa’ quanto altro tempo,pero’ una cosa di sicuro la so,ho sempre fatto di tutto e di piu’ per uscire dalla droga sempre e comunque,nonostante tutto contro.
    Il fondo quello lo toccato spesso,poi ho imparato a non scendere mai troppo giu’.Nella vita si impara,e per tutti quelli che invece non c’è l’hanno fatta ,allora vuole dire che per loro c’era in programma qualche altra cosa che non appartiene a questo mondo.
    Grazie diego per tutto quello che sopporti nel tuo lavoro e nella tua vita,sai purtroppo certe cose funzionano cosi,ma ricordati che c’è anche chi come me apprezera’ sempre il tuo lavoro e i tuoi consigli.Ciao.

  4. balza73 ha detto:

    Grandioso ritorno del nostro Diego nazionale! In grande stile… E complimenti anche ad Andrej per la realizzazione dell’immagine… O c’è stato davvero George al Centro diurno?!

  5. anonimo ha detto:

    ci e stato veramente

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