Emergenza freddo a Roma

Pubblicato: 3 gennaio 2008 da massitutor in inchieste

massimo macchiavelliMeno di un mese fa abbiamo sollevato il problema della cosiddetta "emergenza freddo", raccontando dei disguidi di un’apertura del Centro di accoglienza temporanea nel "capannoncino" di via del Lazzaretto. Ci eravamo ripromessi di iniziare da lì una vasta inchiesta su come viene gestita l’accoglienza nelle altre importanti città italiane ed eccoci qua. Iniziamo dalla capitale non solo perchè è la capitale, ma anche perchè purtroppo i fatti di cronaca di questi giorni ci obbligano a rivolgere il pensiero proprio verso Roma: due persone sono morte, appena iniziato il nuovo anno.
Sono state trovate ieri mattina. Un uomo (probabilmente un cittadino polacco) di 50 anni è stato trovato morto, avvolto in un sacco a pelo, nei pressi di Trastevere. L’altra vittima, trovata senza documenti, in un giaciglio di cartoni nei pressi di un supermercato e di una filiale di una banca, dove aveva cercato un riparo per la notte.
Eppure a Roma si fa tanto per il sociale e molte energie vengono spese anche in occasione del "Piano inverno" comunale per le persone senza dimora. Ce ne accorgiamo leggendo il materiale che l’Assessorato Politiche Sociali di Roma ci ha inviato (e per questo ringraziamo pubblicamente l’Ufficio Comunicazione e Stampa del Comune di Roma). Leggiamo con piacere che il concetto di "emergenza" è stato superato ed ogni anno è previsto un piano prestabilito, sia in termini temporali (15 dicembre fino a marzo) che di strutture. Roma, si sa, è una città molto grande, molto aperta: si presta a svariate soluzioni abitative (diciamo così!) di fortuna nelle varie zone produttive abbandonate, nei campi incolti, nella grande periferia: per cui i numeri relativi alla capitale possono fare veramente impressione se paragonati a quelli di una città come Bologna.
I posti previsti quest’anno per il "piano inverno" sono 4.346 (170 in più dell’anno scorso e 3.500 in più rispetto al 2001), ma il Piano è pensato come ad un insieme di interventi a più livelli e coordinati fra di loro dalla Sala Operativa Sociale (S.O.S.), vero fiore all’occhiello dell’Amministrazione comunale in ambito sociale: una struttura, nata 5 anni fa, dai mezzi che noi di Bologna possiamo pensare come avveniristici. Sinteticamente i vari servizi messi in campo sono: un’autoambulanza dedicata alle persone senza dimora, che opera in collaborazione col 118, attiva 3 volte alla settimana; l’Isola della solidarietà, presso Castel Sant’Angelo, è una struttura temporanea di accoglienza e transito – realizzata in tende con struttura di alluminio e copertura in Pvc, con ventilazione forzata ad aria calda – pensata per quelle persone con maggiore fragilità sociale, che sono più difficili da inserire in altre strutture di accoglienza tradizionali. Due "Bus della solidarietà" (ma potrebbero diventare 4) ogni notte, da 4 anni, accompagnano le persone nei vari centri d’accoglienza seguendo un lungo percorso, durante il quale i passeggeri saranno ristorati con una bevanda calda e l’ascolto di ben 4 operatori sociali della Sala Operativa Sociale del Comune. Rispetto all’erogazione di altri servizi il Comune di Roma, con l’aiuto di unità di strada e associazioni  distribuirà circa 15.000 coperte e capi d’abbigliamento; le 8 mense cittadine si stima che erogheranno 2.600 pasti al giorno oltre a quelli forniti abitualmente nei vari centri d’accoglienza.
Negli intenti dell’Amministrazione tutta questa rete di servizi dovrebbe andare anche oltre la semplice distribuzione di risorse, ma, anche attraverso il lavoro della Sala operativa, c’è l’ambizione di attivare comunque, anche dall’emergenza, percorsi di recupero e di uscita dal disagio.
Tuttavia, come dicevamo, i problemi rimangono; alcuni amici di Roma che lavorano nelle cooperative sociali e nelle associazioni ci dicono che insomma "non è tutto oro…", pur riconoscendo lo sforzo messo in campo dal Comune insomma sembra che le cose cominciano a girare meglio ora che ci sono stati i primi morti. Altri dicono che le stime sui senza tetto nella capitale sono sempre approssimate per difetto: le persone che necessitano di un posto letto, anche d’emergenza, sarebbero molte di più.

Purtroppo certe forme di emarginazione sociale sono molto estreme e radicate all’interno di esistenze deragliate oltre i confini di una dimensione di aiuto possibile: dunque non è nostra intenzione, ricordando questo fatto di cronaca, puntare il dito sull’Amministrazione della Capitale, ma semplicemente vogliamo testimoniare come esistano sempre delle zone d’ombra, delle contraddizioni all’interno del nostro mondo che rendono difficile ogni tipo di intervento e il presentarsi delle quali deve spingere chi opera in questo settore a fare sempre di più e sempre meglio perchè nelle strade di una capitale europea come Roma nessuno, nel 2008, possa più morire di freddo come un dinosauro nell’era della glaciazione.

commenti
  1. Ant21 ha detto:

    Visti i due amici morti, mi sembra chiaro che nel Piano Inverno qualcosa non funziona. Per quanto riguarda Roma, il punto che mi sembra più grave in assoluto è che non ci si vuole rendere conto che ci sono persone che sui bus non ci possono salire e questi amici che devono rimanere in strada hanno bisogno di coperte, invece:
    1. l’AMA ha provveduto a fare pulizia ai primi di dicembre gettando tutte le coperte (l’anno scorso ci ha pensato la polizia)
    2. Non ci sono abbastanza coperte (fino a ieri sera i ragazzi ne avevano una a testa, data per lo più dai volontari delle associazioni).
    Noi abbiamo sia persone con gravi difficoltà di ordine mentale o relazionale, che sui bus non ci salgono (e se ci salissero scenderebbero gli altri), sia persone che hanno paura a salire sugli autobus (temono prepotenze o furti), sia i minori di passaggio che, diretti in altri stati dell’UE, cercano in tutti i modi di sfuggire ogni tipo di controllo per evitare che sia imposto loro l’obbligo dell’asilo politico, che invece vogliono richiedere in altri Paesi e per cui io mi ritrovo dei bambini di 12 anni, da soli, per strada con questo freddo.
    La politica del Comune non è sempre chiara: li vuole assistere o se ne vuole liberare? No, perchè se li vuole assistere, allora forse è il caso di evitare “la pulizia delle coperte” o quegli sgomberi che fanno solo trasferire persone disperate, levandogli il poco che hanno.
    Distribuiranno coperte e vestiti? Quando?
    Come dice Karoli le cose per lui iniziano a funzionare veramente dopo il primo morto. Non è strano che proprio ieri, dopo i primi morti, la gente in stazione era realmente diminuita? Forse funziona così il Comune: solo dopo il primo morto quelli dell’Ufficio A (l’ufficio dell’aiuto) riescono a lavorare serenamente, senza che quelli dell’Ufficio B (dello sgombero) gli sequestrino tutto, anche l’ufficio!
    Ant21
    http://insiemenelleterredimezzo.splinder.com/

  2. Clai ha detto:

    “Le cose cominciano a funzionare veramente solo dopo il rpimo morto”.
    E’ un’affermazione di un cinismo estremo. E mi pare anche di altrettanta presa di coscienza della realtà. Per quanto riguarda l’esperienza romana.
    Rispetto a Bologna, mi sono già espressa sulla necessità di una collaborazione estesa a tutta la rete (volontariato associato e non + servizi istituzionali) che si occupa di persone che vivono in strada (tutto l’anno).
    Ma ho una perplessità.
    Adesso che il freddo si è manifestato così energicamente, come mai la struttura addetta ad ospitare i senza dimora non è sempre al completo o addirittura strapiena? Come si può preferire un portico o un angolo della stazione ad una branda al riparo?
    Qualcuno che frequenta il centro diurno e conosce bene la vita in strada mi può dare una sua opinione?

  3. anonimo ha detto:

    Complimenti a Massitutor per l’inchiesta… Mi chiedo chissà cosa succederà in questi giorni con la neve…
    Leah

  4. pennavolante ha detto:

    Mi sembra che le risposte alle domande di Clai siano contenute nel commento di Ant21, non credo che Bologna sia diversa da Roma o da Milano.
    Si può avere qualche dettaglio in più sulla situazione reale a Roma?
    I comunicati del Comune sembrano una presa per i fondelli, visti i morti.

  5. anonimo ha detto:

    Clai, posso provare a rispondere anch’io alle tue domande?
    Il livello di sicurezza e di comfort di un portico o un angolo di fortuna è più alto di quello di molti dormitori.

    Se i dormitori anziché essere casermoni tipo prigione fossero delle specie di casine confortevoli, pur mantenendo regole e orari, probabilmente la questione sarebbe diversa. Si parla in termini di struttura, di personale non tanto qualificato ma in numero sufficiente, di ambiente, di servizi igienici, di cure, di sicurezza interna, insomma si parla di quello ce dovrebbe essere una casa per chi non ce l’ha, un luogo dal quale poter ripartire per poi ritrovarla una casa vera.

    Ma così, per favore!!!

    Da una che in strada ci ha vissuto, ne ha avuto paura ma dai servizi non ha ricevuto che calci in faccia perchè si è rifiutata di partecipare ai loro sondaggi e ricerche controlla persone.
    Clai, sembri una persona competente in materia eppure sembra che ti manchi sempre qualcosa per esserlo davvero fino in fondo, o forse sei l’ennesima persona con gli occhi bendati dall’amministrazione e dalla politica?

    Meno male che non devo dire grazie a nessuno per stare come e dove sto adesso!

    Arrivederci carissimi.

  6. massitutor ha detto:

    E’ chiaro che le informazioni che abbiamo, di partenza, sono quelle del Comune di Roma, quindi di tipo istituzionale: è chiaro che i progetti, i numeri e le strutture sono qualcosa di diverso dalla realtà. E’ per questo che sono preziosissimi i contributi di amici e lettori di Roma che possono testimoniare direttamente la situazione. E li ringrazio già ora per il coraggio delle parole portato dagli amici delle Terre di Mezzo della capitale.
    Credo che i casi eclatanti dei cosiddetti “primi morti” per il freddo non debbano disorientarci nell’analisi della situazione, cioè: per quanti mezzi si mettono insieme questi casi forse ci saranno sempre, anche vicino all’ospedale più moderno ci sarà pure qualcuno che muore o prende una malattia no? Scusate la semplificazione, ma quello che voglio dire è che mi piacerebbe sapere se, a Roma in questo caso, nonostante il “piano inverno” ci fossero ancora parecchie persone in strada; come funzionano i meccanismi di accesso. Vediamo se con un passaparola riusciamo a fare un po’ di informazione… quella vera.
    Grazie a tutti.

  7. simpit ha detto:

    Ogni volta che si parla di emergenza freddo
    ricordo Trento
    e altre città dove son stato e non riuscivo a
    strappare più di una manciata di giorni di
    permanenza nelle strutture di accoglienza.
    Sono stato anche a Roma e ricordo erano i primi anni novanta
    e ho dormito in un dormitorio nei pressi
    della stazione con letti
    a castello in una stanzina molto stretta.
    Pochi italiani e molti immigrati.
    Ne ho fatti tanti in Italia e in condizioni mentali
    pessime,stracolmo di roipnol e roba.
    Ho ricordi di forti odori, file interminabili, e dolori alle vesciche dei piedi .
    File e file dappertutto.E sveglie molto presto.
    Non si riposava mai abbastanza.Finiti i giorni
    di permanenza finiva tutto lì e si doveva riniziare
    tutto da capo.A volte
    non si poteva ritornare nello stesso dormitorio perchè si doveva
    far passare un pò di tempo.Chissà per quale ragione.
    Ho dormito anche sotto i famosi sotterranei della stazione di Milano,
    con tremende situazioni igieniche tutti si facevano,pisciavano,
    cagavano e dormivano nello stesso posto, nessuno si ricorda la staz. di Milano?.Roma
    tante mense e per fortuna non c’era neanche tanto freddo.Ma quando uno sta male
    è in astinenza è debole e malato
    ogni metro che fà è un chilometro,ogni raffreddore è una bronchite.
    Nelle case occupate dopo un pò non si poteva più entrare perchè
    la puzza era indescrivibile.Era meglio dormire fuori, dove capitava anche sopra
    i giroscale degli appartamenti,nei cunicoli degli ospedali,nelle sale d’attesa ecc. ecc. basta che sia al caldo.

    Molti posti non gli abbiamo sotto gli occhi.Zone al limite.
    Dove ti puoi svegliare senza quei pochi spiccioli che hai racimolato
    in colletta il giorno prima.
    A me è successo e non ricordavo mai nulla del giorno prima.
    Non avrei preteso certo una stanza tutta mia e mangiare comodo come in un’albergo.
    Ma almeno
    stare in un posto caldo dove poter essere più al sicuro quello sì.
    Giusto quel tanto che mi serviva per rialzare la testa.E così è stato.
    Nel 94 a Bologna finalmente al Sabatucci.Dove prima erano 10 gg poi un
    mese(non ricordo bene per la verità i tempi) e poi
    6 e così via fino a prendere la residenza e riprendermi la vita in mano.

  8. anonimo ha detto:

    Per Ant 21. Ma è vero che a qui a Roma ci sono dei bambini di 12 anni in strada? Vengono dall’Est? Dove stanno?

  9. Ant21 ha detto:

    Ragazzi, vi ringrazio per i tantissimi stimoli, in particolare Simpit che è riuscito a spiegare molto meglio di me quello che volevo dire. Comunque ho cercato di dare risposte a Clai, a Pennavolante e all’anonimo romano nel nostro blog (era troppo lungo per scriverlo come commento). Se avete voglia di leggerlo cliccate sul vostro link a sinistra dove c’è scritto Terre di mezzo http://insiemenelleterredimezzo.splinder.com/
    In particolare vi segnalo anche la poesia di Giro nel post precedente dedicata ai due morti di Roma

  10. massitutor ha detto:

    puzza di piedi
    se i piedi mi puzzano
    è perchè ho camminato
    nella merda
    per troppo tempo.

    lavarli
    serve solo a farti felice,
    non a pulirli.

    e quando potrò ritornare
    a guadare nella melma
    che anche tu produci
    sorridendo

    sfascerò
    a colpi di bottiglia
    la targa che hai appeso sull’uscio.

    perchè l’ostentazione
    del bene
    non fatto per bene
    puzza più dei miei piedi putrefatti.

    girolamo grammatico
    dedicato ai senza fissa dimora morti per il freddo
    Tratto dal blog degli amici di Roma – http://insiemenelleterredimezzo.splinder.com
    Grazie delle testimonianze! E mai frase vuole essere meno retorica: testimoniare. Questo possiamo e dobbiamo fare, oggi.

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