Il braccio della morte

Pubblicato: 17 marzo 2008 da massitutor in droga, morte, operatori dispari, pensieri in libertà

camino_mortoGente rovinata dall’alcol ne ho vista, ne ho sempre vista nel mio lavoro, purtroppo col tempo si tende a considerarla come una malattia naturale della gente di strada. Si dice:
Era malato al fegato,
Gli è venuto un embolo,
E’ morto di cirrosi… Sai, una vita di strada. Una vita di strada…
Gli amici di bevute si abbracciano, spremono lacrimoni densi e vanno a fare una bevuta in suo onore. ‘Che quello stile del cazzo da fricchettoni di strada non vada perso; ‘che l’ipocrisia delle lacrime ai funerali è anche di questo mondo.
Dall’altro lato della strada poi le cose non cambiano e guardare in faccia alla realtà non è mai facile: molti operatori infatti non disdegnano, la sera, qualche birra di troppo e quindi rimane un tabù del cazzo. E si dice:
Ma beveva quel vinaccio in cartone, non una sana doppio malto come si deve.
Come si deve? Ah sì e Come si deve? Eppure ogni anno in Italia muoiono 25 mila persone a causa dell’alcol (oltre 17 mila uomini e circa 7 mila donne), considerando anche le vite lasciate sulla strada con gli incidenti. Sono le cifre di una guerra. Nella mia esperienza posso dire di aver visto morire solo di alcol, ho visto il sangue soprattutto per alcol. Un Venerdì sera, al Centro diurno ho visto un cesso completamente sommerso nel sangue. Sembrava che fosse esplosa una bomba di sangue nel cesso, mentre è stato l’ennesimo sbocco di un enorme corpo in decomposizione, un corpo che cammina per miracolo. E’ la persona più morta che ho mai conosciuto, ma non nel senso del morale, non come si dice fra amici nel pub… "Che serata morta" o "Come sei morto questa sera". Questo è proprio un uomo che sta morendo, nel senso che è già morto per metà, lo sa e aspetta la morte. Da anni. Parte del suo corpo è morto e contratta col la parte che sopravvive una linea di decomposizione. Ogni giorno.
Doveva andare ad un funerale sabato mattina, ci tiene molto a queste cose lui, sì: il mezzo morto frequenta volentieri i funerali, le messe e parla spesso di chi non c’è più. Doveva andare a salutare un compagno di stanza deceduto improvvisamente, ma non ci è riuscito perchè era all’ospedale. Il morto. Il morto che cammina all’ospedale costerà circa 500 euro al giorno alla collettività. Dscorso pericoloso lo so. E allora? Dovere di cronaca, rispondo. Questione di stili di vita certo. E allora? Boh? Una semplice riflessione.
Appena uscito dal ricovero, dove sono state usate le più sofisticate tecniche di diagnosi in un viaggio al centro delle sue budella mutanti, il nostro derelitto mi saluta con una birra in mano… Salute! E accenna un sorriso dagli occhi pesanti.

Poi un sabato pomeriggio sono stato in un dormitorio. Ho conosiuto un giovane operatore e incontrato vari ospiti che conosco ormai da anni. Ce n’era uno che sorreggeva il muro portante della casa con tutti i suoi cinquanta chili scarsi di peso. Pronunciando schifezze ed oscenità verso me e verso i carabinieri, che erano lì per un giro dei soliti. Nessuno lo considerava… come ogni giorno. Forse perchè anche lui è un uomo che è quasi morto. Lo è negli occhi, nel corpo, nelle mani, nella pelle. Questo mucchio di ossa, capelli e cuoio ha un lavoro; il lavoro che voleva lui, in borsa lavoro, poi una collaborazione e poi oltre. Bello, perfetto. O quasi. Va in giro dicendo: "Non mi dovete rompere il cazzo: lavoro tutta la settimana e i miei soldi, nel fine settimana, li spendo come mi pare. E se mi va di bermeli tutti sono cazzi miei". Non fa una piega no? Splendido. E’ proprio uno splendido mondo il nostro: dove ognuno è libero… Che meraviglia. E il lavoro rende liberi dicevano …ma la solitudine non cambia e la fogna rimane fogna. Sì, ok: da tempo mi dico che "lavoriamo sugli insuccessi", ma alle volte è un po’ troppo. Troppo? Ma cosa è Troppo? E’ troppo forse sapere di lavorare e vivere vicino a persone ormai definitivamente ed irreversibilmente morte? Cosa rimane quando persino la cura, la redenzione diventa inutile? Questo sì è faticoso. Perché una persona viva può sbagliare, può non riuscire, ma senti che ha la possibilità di riuscire, o quanto meno vai avanti e ti illudi almeno.
Questo mi porta a pensare che un sacco di gente, di colpo, scompare dalla mente, scompare dall’impegno che io potrei investire e questo mi alleggerisce in modo perverso. E’ una semplificazione che seduce quando si è stanchi. Mi ritrovo triste e leggero come nel vuoto lasciato da chi non c’è più.  Questo racconto, un lieto fine, una morale positiva non ce l’ha.

commenti
  1. analkoliker ha detto:

    è proprio il fatto di non avere una morale ed un finale lieto che rende questo racconto autentico e forte.
    Benvenuti sulla terra.

  2. amatar ha detto:

    il problema del alcol e di quello che conporta e ormai chiaro a tutti ma essendo una droga di stato se ne parla il gisto ma e come il fumo cè troppi euro da fare sulla pelle delle persone.Comunque coplimenti x il tuo post.E come dicono nella publicita le bo le vin carton(il vino piu di merda)

  3. balza73 ha detto:

    “…ma l’alibi non regge… e l’evidenza sfugge”
    è un verso dei CSI
    di una canzone che sto ascoltando adesso
    Grazie a voi che mi date la vostra fiducia …per raccontare e testimoniare

  4. anonimo ha detto:

    Bhè..insomma..a volte il nostro lavoro ha anche un lieto fine..
    Comunque è proprio un bel post..
    Ed è proprio vero che l’alcol si sottovaluta. Al bar del mio paese il barista dà da bere ai ragazzini di 15 anni come se fosse acqua. Dai una, dai due, alla fine ci prendi gusto e lo fai tutti i sabato sera fino a vomitare.
    Poco tempo fa ho lavorato un po’ in un gruppo appartamento e ovviamente l’alcol veniva usato come calmante, alla faccia di un ragazzo che viveva lì e che aveva smesso di bere perchè “aveva superato il limite”. Ma se uno era abituato all’eroina l’alcol gli sembra uno scherzo, e così secondo loro 4 litri di birra al giorno non erano dannosi perchè è una sostanza leggera.
    Ho passato anch’io un brutto periodo in compagnia dell’alcol, ma non c’ho ricavato molto: 5 kg in più, un tremolio mattutino, una pelle bruttissima, un fegato incazzato e continue illusioni autoindotte.
    Come direbbe Charly “l’uomo è il miglior amico dell’alcol, ma l’alcol non è il miglior amico dell’uomo”

    Omar

  5. Clai ha detto:

    Che dire….se non che trovo questo post straordinariamente malinconico?! Anch’io ho un ‘idea sui rispettabili alcolisti e i morti che camminano. L’ho sviluppata con questo lavoro.
    Un tempo pensavo che se nella vita uno ha solide basi e si comporta correttamente allora non sarebbe potuto diventare un tossico o un barbone, o entrambi…. Bè, ho scoperto che non è così.
    Anzi. La linea di demarcazione tra il “sano” e il “malato” a volte è così pericolosamente sottile da non permettere di distinguere tra chi sta da una parte e chi dall’altra .
    E quando si vedono le scene descritte da te, Massi, allora si potrebbe anche arrivare a pensare che questo Paese, così poco attento a chi è in difficoltà, in realtà è talmente illuminato da permettere una sorta di “eutanasia di fatto”. Mi spiego.
    Le persone che ci sembrano allo sbando e senza cura, si comportano come il malato terminale che desidera porre fine ai suoi giorni staccando lui stesso la spina del macchinario che lo fa respirare.
    Così come leggenda di strada comanda: ossia, di finirla in grande stile come uno vuole……..!

  6. Vanetta ha detto:

    A casa mia l’alcol non è mai stato proibito. A 5 anni facevo merenda con Vov e birra. Il mio problemino è stato sempre subdolo (come quello delle persone a me vicine). Ora mi ritrovo in comunità… prima che sia tardi. O è già tardi? Con l’alcol non si può mai dire…

  7. anonimo ha detto:

    se la birra analcolica a già creato dei piccoli miglioramenti perchè non riduciamo la gradazione sotto il livello di rishio in tutti gli alcolici,migliorando il gusto e la qualità senza troppo rovinare la salute di chi vuol uguamente bere. io ritengo che anche le stesse case produttrici collaborano alla salute dei propi consumatori piu’ sapore,piu’ qualita,meno alcool,e sopratutto meno dispiaceri.
    ……. carlo montres

  8. anonimo ha detto:

    è un argomento molto complesso..è vero che l’indignazione da parte di che vede e vive ogni giorno la distruzione degli altri può diventare grande, però penso che a volte succeda di prendere una via senza ritorno proprio perchè non c’è più la voglia di andare avanti, lo star male diventa l’unico modo per vivere quel poco che resta..e penso anche che spesso le persone che si distruggono se ne rendano conto molto bene, anche se nn lo ammetterebbero mai, ma è difficile alla fine tornare indietro. devo dire anche che la linea che divide il sano dal “malato” a volte diventa invisibile, o meglio facciamo finta di non vederla..il posto dove abito adesso è una cittadina dove tutto sembra andare avanti nel modo più giusto e migliore, la maggior parte delle persone è benestante e cerca di far vedere che tutto qui va per il meglio…ma se si entra “dentro” questo mondo in modo più completo, si capisce che non è proprio così. da brava “tossica” o ex, un concetto che non mi convince, proprio perchè penso che se una persona ha vissuto certe realtà, queste realtà la segneranno sempre, non per forza in negativo, ma perchè vivi e senti le cose che ti circondano in modo diverso, sono riuscita in poco tempo a entrare nella vita vera del posto, e dietro a tutta questa “normalità” c’è una vita nascosta..qui l’alcool è all’ordine del giorno, è una cosa normale, uno dei pochi divertimenti, ma solo per il fatto che non si vedono come a bologna o in altre grandi città, i derelitti in giro, non si sente come problema..qui tutti hanno una casa una famiglia un lavoro, ma forse manca tanto di altro. io perferisco una persona che si da per quello che è , anche se spesso è scomoda, brutta, offensiva, a chi si nasconde dietro falsi ideali e forse ha meno da dare e raccontare…non so se sono riuscita a esprimere bene i miei sentimenti, ma ho molta fretta devo andare a lavoro..un grande saluto a tutti, anche se non mi faccio sentire molto vi seguo sempre con affetto
    ciao a tutti stefania

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