Cose dall'altro mondo

Pubblicato: 6 ottobre 2008 da massitutor in civiltà, comunità, inchieste, vagabond geoghaphic
Il lavoro che vogliamo proporre è un analisi su realtà alternative in Italia e in Europa che cercano di impostare un modo di vita "alternativo" alle leggi di mercato e di profitto che stanno infettando il pianeta come un virus senza più ritorno.
Faremo luce sugli aspetti che caratterizzano gruppi di persone,movimenti e comunità mosse dall’istinto di un modello di vita comunitario che parte dal basso e la concretizzazione di un pensiero "utopico" che cerca di relazionarsi con la società odierna e prova a concretizzare un modello di vita diverso,ma non per questo impossibile.
Cercheremo di accomunare esperienze apparentemente diverse tra loro ma che hanno un filo comune che le intreccia e che potrebbe diventare un esempio per quanti vogliano organizzarsi e creare posti fisici dove sperimentare le proprie idee, conoscerne i limiti e sviluppare soluzioni.


Ho scelto di far conoscere Christiania perchè è un luogo dove ho vissuto  e lavorato per un anno quando di anni ne avevo 19.
La cosa che mi ha stupito di più è stata l’accoglienza che ho ricevuto.In febbraio a meno venti gradi, senza un soldo in tasca e soprattutto senza parlare neanche due parole di inglese mi sono ritrovato a dormire dentro l’atrio di un portone di Christiania:
dopo soli due giorni fui invitato a dormire in un teatro che si chiama tuttora "operae" e fui subito messo a lavorare in un clima di vera fratellanza e questo mi stupi’ molto.
La città libera di Christiania è un ex area militare poco fuori dal centro di Copenaghen in Danimarca che agli inizi degli anni settanta fu occupata da un gruppo di persone tra cui molti artisti, pittori e rivoluzionari che decisero di trasformarla in uno stato libero.
Oggi Christiania ha circa 10000 visitatori al giorno, una popolazione multietnica e caratterizzata da una moltitudine di lingue, suddivisa in 12 zone autonome.
A Christiania vivono circa 200 bambini, che hanno i loro asili, doposcuola e case dei bambini: la vita del villaggio per loro è un paradiso.
Il villaggio offre posti di lavoro,workshops ed è possibile imparare diverse forme di artigianato.
La scelta è libera!
Christiania è un villaggio naturalistico dove è proibito andare in macchina, la violenza, le armi e le droghe pesanti, è una specie di miracolo nel mezzo di una società capitalistica, un sistema più sull’uso che sulla proprietà privata e dove la capacità pratica è sostenuta dalla conoscenza teorica.
La città libera ha trovato una nuova visuale nella sua politica di SOPRAVVIVENZA, dove certe norme che nella società moderna sono in crisi, vengono invece trattate in maniera diversa.
Non esiste sovrapproduzione e di conseguenza un lavoro stressato ma una grande umanità che caratterizza la vita del villaggio.Le giornate scorrono lente, senza frenesia: si possono trovare concerti e spettacoli praticamente ogni sera e alla fine si viene coinvolti a partecipare alla vita culturale del posto.
Il simbolo di Cristiania, oltre alla bandiera coi tre cerchi, è la statua della libertà bruciata che si trova fuori sulla strada principale e che a mio avviso rappresenta lo spirito cristianita, ma lascio a voi l’interpretazione.
Molto spesso negli anni passati e ancora oggi Christiania è stata attaccata dalle istituzioni che con la scusa della vendita di droghe leggere ha mandato, con la violenza, poliziotti che con i loro soliti manganelli e gas lacrimogeni anno cercato di disturbare la vita sociale del villaggio.Il fatto è che potenti lobbi immobiliari vogliono prendersi quest’area per poter costruire e speculare sulla vita degli altri, un problema globale che ormai conosciamo in tutto il mondo.

Quì sotto voglio lasciarvi la traduzione di una canzone di John Lennon che ben rispecchia l’ideale che mosse queste persone a creare un luogo che è la concretizzazione di un "utopia" di libertà.

Imagine there’s no heaven Immagina che il paradiso non esista
It’s easy if you try è facile se ci provi
No hell below us non c’è l’inferno sotto di noi
Above us only sky sopra di noi soltanto il cielo
Imagine all the people immagina tutta la gente
Living for today… che vive solo per il presente
Imagine there’s no countries immagina che non ci siano nazioni
It isn’t hard to do non è difficile farlo
Nothing to kill or die for niente per cui uccidere o per cui morire
And no religion too e neppure nessuna religione
Imagine all the people immagina tutta la gente
Living life in peace… che vive la propria vita in pace…
    
You may say I’m a dreamer Potresti dire che sono un sognatore
But I’m not the only one ma non sono il solo
I hope someday you’ll join us spero che un giorno ti unirai a noi
And the world will be as one ed il mondo sarà come una cosa sola.
   
Imagine no possessions Immagina che non esista la proprietà (privata)
I wonder if you can penso che tu ci riesca
No need for greed or hunger nessun bisogno di essere avidi o affamati
A brotherhood of man una comunità di uomini
Imagine all the people Immagina tutta la gente
Sharing all the world… che si divide il mondo intero
   
You may say I’m a dreamer Potresti dire che sono un sognatore
But I’m not the only one ma non sono il solo
I hope someday you’ll join us spero che un giorno ti unirai a noi
And the world will live as one ed il mondo vivrà come una cosa sola.
commenti
  1. anonimo ha detto:

    Bravo Riccardo complimenti per il post

  2. simpit ha detto:

    davvero interessante questo post e manco farlo apposta capita in un momento di crisi delle società capitaliste,vedi i crack delle borse americane e tutti quei manager di successo viziatelli figli di papà.Ma è ancora molto lontano questo mondo.E se cambia ci vogliono dei secoli, oppure possono esistere ma non convivere, uno annienta l’altro prima o poi.I più deboli ci rimettono sempre.Penso che l’egoismo è al centro di tutto, sia per il modello capitalista e sia per questo modello.Tutte due non considerano l’altro o non affrontano i problemi con razionalità e senso della realtà che gli circonda con una prospettiva futura.Ma può essere senz’altro un buon esempio o un buon inizio.

  3. massitutor ha detto:

    Grande lavoro. Un grande inizio questa prima tappa del viaggio verso Riccardolandia! Dai, a parte gli scherzi, hai fatto veramente un ottimo lavoro. E un viaggio di vero giornalismo di testimonianza diretta in un angolo di mondo sostenibile è veramente una boccata d’ossigeno in questo momento di dittatura del catastrofismo e della noia.
    Ma davvero la risposta è in un sistema di isole felici? di riserve indiane? Magari sì…chissà, magari è un punto dove poter ricominciare, ricostruire.
    Bello, tutto perfetto, ma quali sono le CRITICITA’ che un posto come Christiania ha dovuto superare per raggiungere un equilibrio di convivenza? Ce le puoi raccontare? Penso sia interessante parlarne. Tipo: il problema del potere? della democrazia e della partecipazione come è stato risolto? Parliamone.

  4. anonimo ha detto:

    …c’entra qualcosa il tentativo dell’isola dei famosi o dei naufraghi…insomma quella roba li?

  5. umbelizeIT ha detto:

    Io vado interrogandomi da qualche tempo su queste faccende, e la cosa che più mi sta a cuore al momento è capire se, per fare l’esempio di Christiania, essa goda di perfetta autonomia economica.
    Cioè mi domando se sia perfettamente autosufficiente; per esempio per quanto riguarda il problema più ovvio, quello del cibo.
    Nel caso non riescano a produrre cibo a sufficienza per tutti, dove reperiscono il necessario, e come lo acquistano?

  6. anonimo ha detto:

    ok! si fa sul serio, si fa davvero! partiamo! Ricordo solo alcune parole prima di partire, di uno che qualcosa da dire ce l’aveva:

    “Se un uomo si accinge ad un’opera e non fa per finta, ma desidera veramente condurla a termine, agirà in modo conforme; cioè compirà le sue azioni secondo una successione precisa, pertinente all’opera stessa. Se fa dopo quello che, secondo logica, avrebbe dovuto fare prima, o se tralascia del tutto un passaggio necessario, si può esser sicuri che non sta facendo sul serio, ma finge”.
    Lev N. Tolstoj

    Non ho nessuna preclusione nel merito, però ho l’impressione che gli anni ’60, dico quelli cantati anche da Lennon (che povero ha fatto una brutta fine, ma che i soli diritti d’autore faranno vivere le dieci generazioni future del suo gene), penso che i pensieri “utopici” siano finiti non solo per colpa dei biechi capitalisti, ma forse anche perchè qualcuno li in mezzo fingeva… o mi sbaglio?

    Una realtà più italiana di Christiania esiste, è esistita, ha cercato di esistere?
    Mi viene in mente Nomadelfia (“cristiania” anche questa), però ci sarà pure qualche altro esempio.
    Forse vive sotto la pelle di tutte quelle persone che si muovono tra noi e che ce la mettono tutta per non fingere. Forse…

  7. anonimo ha detto:

    A christiania non esistono superuomini
    anzi tutti sono consapevoli dei loro limiti
    christiania non è un isola staccata dalla societa’, anzi e’ poco fuori dal centro di copenaghen
    e vi puo’ entrare chiunque, infatti tutti i giorni vi si possono vedere gruppi di venti trenta anziani che con una guida vanno a visitare quel posto e non si sono mai registrati problemi di nessun tipo.
    per quanto riguarda il cibo esistono fornai, ci sono mense ed esiste una cassa comune da cui attingere per i bisogni primari oltre che pagare le bollette di luce ed aqua allo stato.
    Quando io ci lavoravo guadagnavo la stessa cifra che guadagnava uno spazzino o il gestore del ristorante vegetariano o il postino.
    Essendo divisa in 12 zone differenti una volta al mese ci si incontra ad un assemblea dove si decidono le mosse da fare e dove vi può partecipare chiunque, a volte ci vogliono anni per arrivare ad un accordo ma se uno non vuole partecipare poi non può lamentarsi di come vanno le cose.
    Per quanto mi riguarda da che esiste il mondo sono sempre esistite comunita di uomini che anno dovuto affrontare problemi di vario genere, ma a mio avviso ci dovrebbe sempre essere la solidarietà comune come principio di base e non il puro egoismo a cui purtroppo tutti i giorni veniamo educati.ma il discorso diventa lungo.
    riccardo

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