La strada vista con gli occhi di una donna

Pubblicato: 30 ottobre 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, dormire, inchieste

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Tempo fa arriva Andrej e mi racconta che al dormitorio di viale Lenin, (sì a Bologna c’è ancora una via che si chiama così, che tra l’altro incrocia via Carlo Marx) hanno fatto un lavoro pazzesco con un fotografo e che sarà pubblicato un articolo che parla della vita di alcune ospiti del dormitorio. Capisco qualcosa, ma non tutto. Mi incuriosisco. Casualmente incontro Giorgio di Mascio, di Società Dolce, il quale mi conferma la storia di Andrej, ma per saperne di più mi rimanda a Silvia che, sempre per La Dolce, fa l’operatrice in viale Lenin. Le telefono e, in poche parole, mi spiega tutto e mi invita al dormitorio.
A questo punto devo andare a vedere queste famose foto che saranno pubblicate questo sabato sull’allegato a Repubblica che si chiama D la Repubblica delle donne. Come si dice in questi casi?
Segnatevelo sul calendario, raccimolate un paio d’euro e correte in edicola! E’ una storia che merita davvero. E’ così: io le ho viste e sono splendide. Forti. Ritraggono la dignità di queste donne lungo i margini di una vita frammentata, ma non ancora in pezzi.
Arrivo in via Lenin, 20 che è buio. Il dormitorio si chiama Madre Teresa di Calcutta, è a ridosso del cavalcavia che porta all’Esselunga ed è ricavato in una casa di campagna in una zona piuttosto verde. Anzi è l’unico angolo di memoria di quello che potevano essere una volta i confini rurali di Bologna: così incastonata fra la via Emilia intasata di traffico e il mega complesso commerciale che, quasi senza soluzione di continuità, si snoda da qui fino al Pilastro e oltre fuori la San Donato verso Granarolo.
La struttura è femminile e può ospitare una ventina di donne, organizzate in stanze da 6, 7 o 3 posti. C’è una stanza comune ed è lì che sono state appese queste bellissime foto montate su pannelli. Riempono un’intera parete e comunicano forza e fascino.

Silvia mi accoglie e mi racconta come è nata questa esperienza. E’ un fiume in piena: "All’inizio di gennaio di quest’anno il fotografo Fabio Mantovani si è presentato ed ha spiegato a ciascuna ospite il suo progetto ha iniziato a scattare i primi ritratti alle prime ragazze che hanno aderito con entusiasmo crescente e via via sempre più coinvolgente, catturando l’attenzione anche di quelle ospiti più restie e discrete… Ha costruito con la complicità delle stesse ragazze un vero e proprio set fotografico molto strutturato, senza farsi-ci mancare niente, con tanto di "trucco e parrucco", strumentzioni e luci ad hoc… Sono nati diversi scatti che ritraevano le ospiti accanto al loro habitat, il loro posto letto del dormitorio che le accoglieva. L’intenzione del fotografo era proprio quella di cogliere una porzione del loro mondo e del loro modo di gestire e vivere il proprio spazio vitale. L’angolo con le proprie foto, i propri peluche, i propri oggetti personali, tutti frammenti di vita. Mantovani le ha poi vendute successivamente al gruppo l’Espresso che si è prima innamorato delle immagini poi è rimasto  incuriosito delle possibili storie che potevano celarsi dietro a ciascuna di esse. Quindi siamo stati contattati da una giornalista di D di Repubblica che ha voluto ascoltare le storie che si nascondevano dietro ai sorrisi e dietro agli sguardi ritratti in ogni fotografia. La giornalista ha proposto di seguire per una giornata lo spaccato di vita di alcune ospiti del dormitorio di viale Lenin con l’intenzione di realizzare un reportage autentico che, come le stesse foto, restituisse dignità alle vite e raccontasse una pagina diversa del vivere la strada. La strada vista con gli occhi di una donna. L’obbiettivo era capire cosa c’è dietro a quelle facce sorridenti, dietro alle fatiche del vivere quotidiano: i sogni, le speranze, l’immagine di sè. La proposta è stata fatta ad alcune donne che stanno cercando di ri-costruire un immagine nuova di sè e che devono allo stesso tempo convivere con le paure, le difficoltà, le vecchie ferite del passato, insomma donne che devono fare i conti con la vita e fare pace con se stesse. Donne che vogliono ritrovare il filo della matassa, ricollegrare dei pezzi scollegati, donne che cercano disperatamente un lavoro o che un lavoro c’è l’hanno già, ma per così poche ore e con un guadagno così misero che non consente loro di fare quel passo successivo. Donne che sono sia madri che figlie di qualcuno, donne che spesso hanno reciso i contatti con le radici e con la propria famiglia.
Donne che a volte seguono un uomo, altre che seguono un figlio che sta male.
Storie assemblate e racchiuse in un luogo, la dimensione del dormitorio che accoglie part time, dalle 17,00 al mattino successivo, e il giorno fuori sia che piova, sia che faccia il sole. L’articolo dovrebbe intitolarsi vite ri-trovate." donneFaccio qualche scatto, prendo un té scambiando due chiacchere. Molte di loro le conosco, ma la mia curiosità cresce. Vorrei rimanere ancora, ma si sta organizzando una riunione, dunque tolgo il disturbo. Non mi resta che aspettare sabato e andare in edicola. Ma spero che questo spaccato di vita possa trovare ancora posto, qui su Asfalto, anche in futuro, anche quando non ci saranno eventi come questo. Queste storie, queste donne hanno piena cittadinanza qui.

commenti
  1. GiselleB ha detto:

    splendide immagini.

    buon w-e

  2. anonimo ha detto:

    Da donna posso dire che questo post e queste foto sono davvero belli…
    Leah

  3. marzia ha detto:

    In OT
    Ho scritto ed inviato l’articolo.E’ venuto quasi di settemila battute.
    Ciao!

  4. anonimo ha detto:

    vorrei lasciare anche il mio commento su queste donne e dire a
    loro di essere forti di carettere che
    il volere e potere e riprendersi la vita perduta e di lasciarsi tutto a le
    spalle un imbocca al lupo.

  5. anonimo ha detto:

    bellissime queste foto,sembrano fotomodelle

  6. anderlet ha detto:

    E’ una cosa bellissima che si può fare a queste donne ma che ragazzina non vorrebbe almeno per un attimo, essere della fotomodella. E si nota che non proprio devono essere ai margini della società e che non sono tutte cose solo brute e che qualcuno le ha prezza anche questo modo di essere e che da forza di rendersi conto che vale la pena di vivere. Bravissime. Complimenti per tutte voi. Anche per lavoratori della struttura che anno dato il consenso per un’iniziativa di questo tipo.

  7. simpit ha detto:

    adesso tocca ai maschi, preparatevi!!

  8. anonimo ha detto:

    Ho trovato le foto di questo servizio, pur bellissime, un po’ troppo estetizzanti, un po’ troppo ‘abbellite’…e questa cosa inizialmente mi ha dato fastidio. Poi ho pensato che in fondo è stato un gesto di rispetto nei confronti di queste donne quello di offrire loro l’opportunità di farsi ritrarre al meglio, di vedersi loro stesse belle. …

    ghiaccioblu

  9. anonimo ha detto:

    ciao a tutti gli amici. Il tutto è fatto molto bene e interessante.
    Lo pubblichiamo su Fuori Binario di dicembre che stiamo impaginando, Riportando la fonte, naturalmente!!
    hasta siempre!
    mariapia

  10. anonimo ha detto:

    ciao mariapia come stai ci dobbiamo incontrare per caso sul blog. Spero che vi vada tutto bene
    un abbraccio massimo m

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