Operatori Pari

Pubblicato: 6 novembre 2008 da massitutor in assistenti sociali, assistenze e bisogni, lavoro, operatori pari

Chi è un "operatore pari"? Una persona che ce l’ha fatta o un lavoratore che non riesce a fare altro?

A settembre è iniziato un corso per operatori sociali di prossimità, comunemente chiamati Operatori pari. Questo corso è anche un blog. Il corso è finanziato dal Fondo sociale europeo finalizzato a dare una qualifica di animatore sociale a lavoratori di coop La Strada già impiegati nell’accoglienza di persone in stato di marginalità e disagio adulto. Nella città di Bologna, presso Ageform.
Il blog vuole essere una traccia di questo corso; un luogo virtuale dove ritrovare pensieri e materiali, discutere, confrontarci su idee e contenuti, fare cooperazione sociale.
Operatoripari non è rivolto solo ai corsisti, ma anche a tutti i docenti, i colleghi, gli utenti e gli ex-utenti, gli altri soci e chiunque semplicemente ha qualche idea da condividere riguardo al lavoro sociale.

Ne parliamo insieme su www.operatoripari.splinder.com

commenti
  1. simpit ha detto:

    di questi tempi si può fare la stessa domanda anche ai dispari

  2. Clai ha detto:

    Lavoro da alcuni anni con gli operatori pari. Personalmente posso dire che sono i colleghi più motivati che ho conosciuto da quando sono nel sociale.
    Se questo dipenda dal fatto che loro pensino di non avere alternative o piuttosto perchè si sentono davvero realizzati, ancora non l’ho capito.
    E sinceramente fa poca differenza.
    La motivazione che vedo è forte come quella di chi sente di aver raccolto un’opportunità di “riscatto”. Ho capito che non è solo il lavoro che li spinge ad andare avanti ma è anche e soprattutto la volonta di riappriopriarsi della loro dignità di individui. Tra alti e bassi, è vero. Ma è così la vita.

  3. simpit ha detto:

    spero cmq non finisca tutto qua, solo in questo lavoro, sento che manca un mondo intero,un mondo
    fatto non solo di parole ma anche di cose che ci circondano a cui noi possiamo interagire attivamente,
    modificandole mettendoci del nostro.Non parlo solo del sociale.Mi mancano anche e soprattutto le cose.Possiamo anche costruire, dipingere,creare,lavorare come siamo stati capaci di fare al capannone di Via LIbia,
    essere bravi e efficenti a modo nostro anche in altri campi.E perchè no anche vendere per ricavare guadagniper sopravvivere,niente di più intendiamoci, solo sopravvivere degnamente.E’ triste vedere borse lavoro, operatori, utenti tutti nello stesso pentolone senza uno sfiato.
    Che cuoce e cuoce e produce sempre la stessa minestra.

  4. massitutor ha detto:

    Pietro dice: “di questi tempi si può fare la stessa domanda anche ai dispari”

    Pietro, con questa frase che sembra una battuta hai, in realtà, trovato una chiave giusta, è proprio così: la precarietà del nostro tempo, la mancanza di una prospettiva e la pochezza di risorse sono cose che assolutamente accomunano tutti i tipi di operatori e gran parte dei lavoratori in generale.
    E’ importante trovare elementi comuni in questo genere di analisi. Questo è uno, ma ce ne sono anche altri: (lo diceva anche Davide Rambaldi al corso) probabilmente ci accomunano anche le stesse debolezze e lo stesso senso di inadeguatezza rispetto alla società.

  5. massitutor ha detto:

    Comunque ci tengo a precisare che la domanda iniziale di questo post non è una domanda retorica! Cioè non contiene una risposta. E’ una domanda vera: che cerca di esplicitare le contraddizioni di questo lavoro, affrontando i pregiudizi e i luoghi comuni che sento attorno a me in questo ambiente professionale. Domande che mi sono fatto anch’io e che credo sia giusto che ci facciamo anche noi che viviamo l’esperienza di coop La Strada. Anche se da molti anni portiamo avanti il discorso degli operatori pari e abbiamo fatto alcuni passi in avanti su questa figura professionale, non dobbiamo dare le cose per scontate ed è importante continuare a fare cultura su questo.

  6. simpit ha detto:

    Pregiudizi e contraddizioni ce ne sono, eccome.Sento che c’è da lavorare molto, e sicuramente soprattutto dopo, finita la formazione.E’ una strada sempre in salita, io ho già il fiatone adesso.

  7. anonimo ha detto:

    la risposta secondo me è qui:
    http://www.myspace.com/operatoredimerda

  8. massitutor ha detto:

    E’ una buona risposta caro amico operatore. Invito tutti ad andarsi a sentire questa roba… ha molto a che fare con noi del centro diurno.

  9. massitutor ha detto:

    mi rendo conto che una risposta vera e propria a questa domanda provocatoria non l’ho ancora data. Non l’ho fatto perché una risposta in quel bivio di domanda non c’è. Un operatore pari è sicuramente una persona che ha fatto un grande passo avanti: ha alzato la testa e ha preso la propria vita in mano. E non lo ha fatto una volta sola, ma decine di volte e per decine di volte ha fallito, è sbandato, è caduto. Eppure non molla: è una persona che ha deciso che indietro non si torna. E questo non è poco.

    Il fatto che una persona che ha vissuto una stagione nella terra dell’emarginazione diventi un operatore pari non è un fatto scontato. Non è sempre così. Quando questo avviene per virtù succedono grandi cose. Chi ha vissuto ai margini davvero può arrivare a dei livelli di comprensione interessanti da sfruttare nella relazione d’aiuto.
    Riguardo ai limiti di un operatore pari rispetto al resto, rispetto al mondo del lavoro “normale” credo che questi limiti siano del tutto personali di ognuno. E credo che siano, per lo più, limiti auto imposti. Porte che sembrano chiuse, ma basterebbe toccarle (impegnarsi) per aprirle. Riacquistando così la piena cittadinanza, un nuovo inizio.

  10. simpit ha detto:

    Basta provare hai ragione, ad aprirle le porte e insistere.Tutte le volte che l’ho fatto (nel 2003-04) , e ci vuole coraggio e forza, mi è caduta la porta addosso facendomi cadere rovinosamente.Adesso a 45 anni preferisco pensarci 2 volte.

  11. simpit ha detto:

    sai Max inizio ad avere il dubbio , che invece è il mondo del lavoro cosiddetto “normale” , che non è pronto

  12. anonimo ha detto:

    Secondo me l’errore è continuare a sentirsi inferiori. Se non lo si è perchè farlo? Solo perchè si è pari? Pari secondo me è un’etichetta, come dispari, come emo o come gay. Forse è vero che c’è discriminazione, non lo nego, ma c’è discriminazione anche per i giovani ed io sono giovane, anzi, supergggiovane, e mi sento continuamente discriminato per questo. Non me ne faccio una colpa, e non mi sento meno forte per questo mio handicap.
    Forza e coraggio che il mondo è selvaggio.
    Peace.

    Omar

  13. massitutor ha detto:

    interessante punto di vista Omar. Le varie etichettature e discriminazioni sono quelle che forse ci accomunano, possono essere un terreno comune. Credo che i limiti più forti siano appunto quelli che ci diamo noi stessi: finché ti identifichi con il Gggiovane tu per primo allora tutti ti vedranno così. Finché metti davanti al tuo agire la tua condizione di PARI allora sarai, per gli altri, prima di tutto, un pari e solo dopo un operatore.

  14. anonimo ha detto:

    Che dire ggiovane o non ggiovane, pari o dispari…di cosa stiamo parlando…dell’operatore…operatore sociale…educatore…ma esiste, o quanto meno esiste come figura professionale? che differenza passa fra un educatore che lavora con l’handicap, o con un gruppo di minori a rischio, o tossicodipendenti…etc..la professionalità cos’è…basta una Laurea o la vita quanto esperienza, per fare un operatore…pari o dispari, bianco o nero? continuiamo a farci le domande sbagliate ed a usare le risposte come puro sfogo esistenziale prettamente personale…io sono io faccio…così non si può costruire nulla di significativo, ne dare senso ad una qualsiasi discussione, ma solo un farsi “seghe” mentali di quanto sono bravo, bello brutto o sporco e cattivo o ggiovane o pari o dispari, mi riconoscono non mi riconoscono…eppure non si parla di un medico di pari di dispari, nè di un infermiere di un elettricista di un avvocato. Qual’è la domanda? la professione che svolgi c’è esiste è riconosciuta o no…oppure è chi sono cosa faccio da dove vengo e dove vado?…non mi rimane in accordo con un mio collega di rimandare ad un operatoredimerda http://www.myspace.com/operatoredimerda
    Saluti e baci

  15. massitutor ha detto:

    “…continuiamo a farci le domande sbagliate ed a usare le risposte come puro sfogo esistenziale prettamente personale…”

    caro collega. E’ un adagio questo che ho sentito molte volte. Ma tu, le domande giuste, le risposte giuste, le sai e non ce le dici oppure le stai cercando anche tu?

    Ci si chiede semplicemente che tipo di ruolo possa ricoprire un operatore pari. Quali sono le sue potenzialità e i suoi limiti; cosa può dare in più ad un’equipe di lavoro e quali sono le criticità da superare.

    Conosco operatoredimerda: Se vogliamo poi ridurre il nostro lavoro ad una, seppur divertente, rappresentazione alla Ciprì e Maresco basta che ci capiamo e mi diverto anch’io. Ma a cosa serve?

  16. anonimo ha detto:

    le domande giuste non esistono se non nel riuscire a comprendere se stiamo usando le informazioni e i termini giusti nel dire le cose, o quantomeno se riusciamo a descrivere l’intero orrizzonte che stiamo indagando…dubito che si stia faccendo visto anche la relazione educativa riportata sul blog degli operatori pari che si abbia chiaro di cosa si parla…se poi la domanda è circoscritta solo all’avidenza da dare ad un operatore pari quale assioma sfigato/non sfigato… non vale la discussione perchè ripeto è un sentire personale se ti senti così lo sei se no no…se vogliamo interrogarci sull’esperienza educativa del fare sulla differenziazione dei ruoli su che cos’è una relazione…bhe questo è un’altro post da mettere in rete… quanto ad essere persone che riescono o meno o non sono in grado di lavorare nel sociale …apriti cielo!!!

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