La notte allo Zac

Pubblicato: 20 novembre 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, lavoro, operatori dispari, operatori pari, tutto cominciò così
Live Zac 048La notte quì è come il testo di Massi Tutorè simile a qualcosa di incomprensibile ma più simile a qualcosa di inverosimile. Alle volte pensiamo a cosa sta succedendo in quelle ore a Bologna,
che si ferma e che riprende ad andare, che si ferma e che riprende ad andare,
che si ferma e che riprende ad andare,
che si ferma e che riprende ad andare….

Bologna dalle 18 alle 21 è come il capolinea del 35: fino a quì arrivano solo loro. E dalle 21 in poi si divide fra chi entra e chi esce dal ventre della notte.
Quando lavoro quì non esco e non entro, semplicemente Sto (P).
Allora entriamo quì: l’ufficio per noi è come un rifugio antiatomico e noi ci sentiamo bombardati quando cominciano ad arrivare gli ospiti. Alcuni varcano la soglia come se fossero dei giocatori di rugby sulla linea di meta, altri invece rotolano ondeggiano liquidano scivolano in ogni direzione.
Il tempo scorre diverso da ogni altro posto in cui siamo stati: il tempo ci scivola addosso, alle volte si appiccica come carta moschicida sulla pelle, mentre altre sere sembra come una doccia ghiacciata in pieno inverno.
Un sacco di domande affollano la nostra mente prima di entrare in turno e succede tutte le volte: "quanto durerà? quando finirà? ma passerà?"
Le risposte? Non le vogliamo, meglio non pensare.
Lavorare quì allo zac è un fare o un non fare? E’ un pieno o un vuoto? Lontano da vicino e dal resto del mondo.
Torno a casa e nelle tasche ritrovo tutte le parole che mi sono state buttate addosso questa notte, le spargo sul tavolo e leggo la solita storia.
Questa è la mancia stasera.

A Massi Tutor con affetto simpatia e allegria….
(bene, andrea, miki e maria alè alè)

commenti
  1. massitutor ha detto:

    Porca paletta ragazzi… ce l’avete fatta! Che sorpresa. Me l’avete fatta veramente. Sono quasi commosso. Bellissimo.

  2. anonimo ha detto:

    per mè tante notti le passo a dire si o no,del tipo posso prendere un bicchiere,una posata,un pò di cata,si,ai una paglia,no no,mi sento come un nastro che ripete la stessa cosa,come un robot.La sera quasi inutile perchè pochi ti chidono qualcosa.Avolte laq mancia in tasca non me la ritrovo,o ben poco.IL TEMPO TRASCORRE MOLTO A RILENTO e non vedo l’ora del fine turno.Un saluto a tutti. ILARIO.

  3. massitutor ha detto:

    Forse qualcuno non capisce cos’è questo post:
    ho chiesto ad un gruppo di operatori del dormitorio Massimo Zaccarelli di partecipare attivamente a questo Blog. Stiamo facendo un percorso insieme, un po’ di autoformazione e confronto. Come si può leggere hanno accettato alla grande! E io sono felicissimo. A presto.

  4. adjsoft ha detto:

    ho la fortuna di cambiare il posto dove lavoro ma la musica e sempre la stessa chi chiede la sigaretta e chi qualche suggerimento come impostare e/o usare la new technoligy ma del resto ha ragione il mio collegha Ilario

  5. anonimo ha detto:

    QUESTA CANZONE PARLA DI OGNUNO DI NOI…. E CERTE VOLTE PIGLIA MALE!!!!!!

    …Certe volte piglia male
    e’ come l’acido di un trip che sale, sale…
    e mi accompagna giu’
    al di la’ del blu, oltre la soglia dentro il nero,
    dove fa brutto vero
    per un po’ staro’ via, non mi cercare
    Andrea si e’ perso e non riesce piu’ a tornare
    e’ un flash che viene da lontano,
    e il mio pensiero segue un senso strano…
    E mi ripeto 10, 100, 1000 volte “devo dargliela su…”
    poi arriva un altra voce che mi dice di buttarmi giu’
    la situazione non migliora
    gesu’ gesu’ che puo’ succedermi ancora
    sono preda di pensieri sottovuoto spinto,
    grumi di parole masticate con un gusto finto…
    Yo Neffa per davvero…
    e ha un sapore amaro come un chiodo conficcato in gola
    e la mia testa vola
    ti porto dove andiamo quando andiamo fora
    rivedo scene col finale che non c’e’,
    qualcuno ha scritto fine e non si sa il perche’
    vada come vada…
    di noi rimane solo un nome sul muro, con una croce su
    siamo cani della strada
    percio’ se domani mi sveglio non ci penso piu’…
    PIGLIA MALE
    E la notte dentro il letto mi rigiro
    quando prendo sonno tutto a un tratto non respiro
    dormo con un occhio chiuso, l’altro no
    chiedimi cos’e’, cos’ho
    teso vero, preso male percio’
    soben io che succede nella testa di un guaglione
    voglia di giocare: None-none-none
    Vivo come vivo tra le maschere di sale
    anche se rido, io sono il chico preso male…
    Tipo: e’ la pressione a 100 che mi rende ostile
    e’ la tensione che da’ sul mio stato mentale
    ecco i guaglioni con i nervi a pezzi,
    e scoppiano scazzi, e i miei fratelli sono pazzi…
    Meglio tener la porta chiusa:
    sta per scoppiare un gran casino nella casa
    e uno dopo l’altro i miei fratelli se ne vanno via
    a compimento di una strana profezia
    mi ritrovo qui, nelle orecchie l’eco di quei suoni
    Deda e Dj Gruff, sono i miei guaglioni
    ora piu’ che mai tocca stare all’erta e stare in piedi
    perche’ la iena salta al collo quando non la vedi
    chico sa com’e’: glisso, schivo
    vivo come vivo preso male per il fatto che
    non fa piu’ per me
    io guardo il flim e sto nel mio,
    e adesso sai che c’e’… c’e’ che piglia male.

    QUESTO TESTO è STATO PRODOTTO NEL 1994…PIU’ DI 10 ANNI FA…saluto tutti.

    una voce dentro lo Zac.
    una voce dallo Zac…

  6. simpit ha detto:

    Bella dedica a MAx, te lo meriti, l’ultima riunione/presentazione te lo avevo anche già detto ,è stata interessante e stimolante.Ti fai le pere di empowerment secondo me.Ilario noi ci vediamo a mezzanotte e vedrai che sarà una notte che passerà in un soffio abbiamo tante cose da dirci.Tutte quelle che non ci siamo dette al Gomito.Preparati!!!

  7. Mari08 ha detto:

    E passano i giorni e i mesi, e lo Zac è lì, conficcato nel cranio come l’odore del fumo del camino e dell’albero di fico. Le facce, le voci, i gesti, le andature. I racconti. La pienezza di alcuni turni, il senso di inutilità, la paura. Il rientro a casa in bici, a mezzanotte, nel freddo o nell’aria fresca d’estate, con la testa ricolma, in 5 ore di turno sono morta e rinata 30 volte e cresciuta di 30 anni, ho uno sguardo diverso. I colleghi. Fumatori, mortacci loro. Polemici, apatici, cape toste, imprevedibili. Non c’è competizione, ci vorremmo tutti migliori di quel che siamo ma ci accontentiamo e ci si vuole bene, come in una famiglia. Coltelli compresi, a volte. I Tavoli con la gente “importante” mi voltastòmacano.
    Operatrice dello Zac. Una privilegiata, così mi sono sentita in questi anni.

  8. anderlet ha detto:

    Perchè non animiamo. La loro adozione è a disposizione basta chiedere.
    Ci basta uno sguardo: animiamo la serata per difendere la nostra, vostra, loro identità. La passione è una cosa meravigliosa!!! Finché c’è lui o lei da animarci, siamo salvi!!!
    Animarci e guidarci. Nell’operare quotidiano… lavoratori, il nostro patriottismo deve animarci e guidarci nel… prosimo.
    Pur con tutte le parole che ci troviamo nella tasca dopo la…
    Buon lavoro.

  9. simpit ha detto:

    “finchè c’è la passione ad animarci siamo salvi” :grande Andrej sei stupendo!

  10. massitutor ha detto:

    “Ti fai le pere di empowerment secondo me”

    Questa è bellissima! Grazie Pietro. E’ stato un bell’incontro anche e soprattutto per me, che sento il riparo notturno Zaccarelli così vicino a me, alla mia vita. Per me Significa molto di più di quello che si possa immaginare e sono contento di aver avuto questa bella opportunità per avvicinarmi alla vostra equipe. Questo nuovo incontro dopo qualche incomprensione passata è molto iportante per me. A presto!

  11. benezac ha detto:

    Ebbene sì…una mini equipe dello Zac si è riunita una sera ed ha scritto: quello che di getto è uscito, senza troppo pensare, riflettere, controllare, valutare, soppesare possibilità o indici di gradimento. Abbiamo scritto con ironia, perche è il nostro trampolino per saltare fuori, e via, dalla fatica del nostro lavoro. Che non è solo mi dai un bicchiere/forchetta/gettone/carta igienica/apri la porta/hai 10 centesimi/c’è il cambio lenzuola/c’è qualcosa da mangiare/mi metti la sveglia/ma perchè non mi hanno svegliato eccetera eccetera eccetera eccetera eccetera…. Ma che è anche gestire tante persone, tutte insieme, tutte nello stesso grande contenitore, sezionato in posti letto, comodini e armadietti: ogni posto letto un posto nel mondo, il loro, e l’unico possibile, per il momento. Gente del Nord del mondo con gente del Sud del mondo; dove è facile sentir parlare di ‘africani’ come se l’Africa fosse un’unico grande paese e non un continente; e allora perchè non chiamare un italiano “quell’europeo?”. Dove è facile sentir parlare di chi ha di più e chi ha di meno, come se ci fossero sempre due pesi e due misure calibrate a seconda della nazionalità. Negli ultimi tempi ho visto e vedo ogni sera tanto razzismo in struttura, tanta leggerezza nel dare nomi alle persone e tanta incapacità di coltivare quel minimo di tolleranza, di convivenza che potrebbe/dovrebbe esserci tra chi è nella stessa condizione di difficoltà…che è poi la strada degli operatori pari “Il simile aiuta il simile”. Abbiamo scritto così, per la sollecitazione di Massi Tutor, per ingannare il tempo, per ricucire uno strappo, per lasciare una traccia come gruppo, per alleggerire i rumori del turno, per invitare allo scambio, per raccontare un lavoro che è sempre bello che è sempre difficile che può essere nuovo che può essere pesante che può essere noioso…
    che si ferma e che riprende ad andare che si ferma e che riprende ad andare
    che si ferma e che riprende ad andare.
    Grazie Mari: è sempre un piacere leggerti, mi restituisci il senso del nostro lavoro…
    Buona neve a tutti!

  12. anonimo ha detto:

    Ultimamente mi sto appassionando al rugby come spettatore ed “alcuni varcano la soglia come se fossero dei giocatori di rugby sulla linea di meta, altri invece rotolano ondeggiano liquidano scivolano in ogni direzione” mi è piaciuta molto.
    C’è molto fatica in entrambi gli sport, anche se le persone mostrano molta confidenza con la situazione in cui si trovano credo che per loro non sia per niente facile, è sicuramente meglio che stare in strada ma non si può dire che sia bello.
    E comunque l’Italia nei test match ha perso tutte le tre partite pur non giocando in modo pessimo, peccato.
    Il problema dell’intolleranza allo Zac lo sento molto anch’io e mi chiedo continuamente il perchè di questa “guerra tra poveri” o di questo razzismo dilagante.
    Sarà forse colpa della televisione, dei cellulari, del pvc, del brutto tempo?
    Anche uomini e donne (il programma dell’amore universale) ha un non so che di razzista ultimamente.
    O sarà che non c’è nulla in Italia che promuove l’incontro tra culture in modo istituzionale, serio, ampio e tutti si chiudono nella loro versione dei fatti da cui è molto facile trovare un capro espiatorio.
    Devo dire che nel lavoro allo Zac ci vedo molta più utilità che inutilità proprio perchè siamo quegli “aggregatori” sociali che mancano in televisione o sui cellulari o a uomini e donne.
    Una cosa ho però imparato da uomini e donne: l’amore universale non esiste!

    Omar

    ps: perchè il mio captcha è SUV? lo so che è automatico, ma non sarà mica un segno del destino tipo: “Dopo la distorsione un SUV ti investirà e per te sarà la fine”.
    Ho paura.
    Lo sbaglio apposta così si cambia, è meglio.

  13. anonimo ha detto:

    … lo Zac? ma chi è lo Zac? Sembra il nome di uno dei personaggi di A. Pazienza: uno di quelli che si aggirano di notte tra i vicoli di Bologna, sotto i portici, tra il vapore del piscio fresco di un gatto e e l’odore di tortellini della “sgnaura” del primo piano… in quella Bologna che ormai degli anni ’60/’70 ha solo il ricordo dei nostalgici ed uno strascico di fama per chi non la abita più e ne sente ancora risuonare l’eco… ma non quello delle schitarrate nelle cantine tra vino e ideali, l’eco delle “madonne” dei borghesotti che si lamentano per una risata universitaria in Piazza S.Stefano, per un frisbee che vola in P.zza S.Francesco, per una birra in più tra le mani di uno “straniero” in Via Belle Arti…
    Distratti dall'”indotto” non ci si accorge che la città muore sotto le palpebre chiuse di chi non sa ascoltare l'”altro”, dentro le parole intolleranti di chi non sa rispettare la ricchezza del “diverso”, tra le unghie di chi graffia ogni giorno i diritti umani per difendere il proprio status, nell’ipocrisia di chi ignora il disagio del proprio vicino… Bologna la dotta che non sa neppure chi è Zac, la grassa che non immagina neppure quanti personaggi siano contenuti nello Zac!
    Si perché Zac potrebbe essere un bellissimo personaggio di Pazienza: alto e secco, con la paglia in bocca ed il buco fresco nel braccio; grande e grosso con il tatuaggio sul bicipite ed il prurito alle mani ogni volta che qualcuno lo guarda “strano”; basso e tarchiato con lo stomaco gonfio di etilico e la voglia di litigare un po’; giovane e bello, con la pelle olivastra e gli occhi profondi di un viaggio di speranze finito male; brutto ma fico, uno di quelli un pò loschi che piace tanto perché non si lascia sapere mai fino in fondo e sai che ti fotterà, ma non sai bene come; tondo, ancora grasso di un benessere passato, perso in un battito di ciglia, senza lavoro e fuori casa senza capirne il perché; artista maledetto, sesso droga e rock & roll che roll e roll e… roll; vecchio di esperienza con una ruga per ogni errore… Ma quanti personaggi avrebbe potuto inventare Pazienza con quel nome?
    Infiniti come infiniti sono quelli che effettivamente passano dallo Zac che non è una persona ma un luogo: è la “casa degli invisibili”.
    E’ lo Zaccarelli, un dormitorio nella prima periferia di Bologna, che raccoglie storie di vita diverse e le sdraia una accanto all’altra, dentro corpi che già le raccontano da sé, su materassi pieni di vita, sotto coperte che nascondono la storia di ieri, la difficoltà di oggi, dentro armadietti che contengono cose…case!
    E’ la realtà dei senza fissa dimora più fortunati che questa notte avranno una coperta sulla pancia e domani “speriamo vada meglio”; è la realtà degli operatori “pari” e di quelli “dispari” che ogni sera aprono la struttura ed accolgono gli ospiti uno ad uno: ciascuno col proprio bagaglio, con le proprie zavorre, con le proprie paure, con le proprie difficoltà, con le proprie richieste, relazioni, reazioni e modalità, ciascuno semplicemente e diversamente il frutto della propria storia! Tutti diversi ma tutti schiacciati dentro la stessa realtà, emarginati dietro la stessa etichetta, tutti standardizzati negli stessi bisogni primari della “bassa soglia” dove i diritti di base non sono per nulla scontati ma brillano di privilegio perché, si sa, c’è anche chi sta peggio… a Bologna e non solo!
    Lo Zac è un luogo che si trasforma in sensazioni, emozioni, suggestioni: è il vapore dell’ultima goccia di vino prima di entrare, un giardino deserto, un mozzicone succhiato all’osso e lasciato morire sull’asfalto, l’odore pesante di una giornata per strada, il neon freddo di un corridoio vuoto, l’ufficio in vetrina di chi si mette ancora in gioco, un pezzo di vita tatuato sulla pelle, l’urlo di chi non ci sa stare, lo sguardo alienato dentro al tubo catodico, il litigio per chi ha spento la luce, un bacio strappato dietro l’angolo, la bestemmia di chi non sa più con chi prendersela, il grazie di una donna in fuga, la rabbia di chi non trova lavoro, la paura di tornare per strada, il panico dell’instabilità, la solitudine del migrante, le lacrime di chi naviga nel buio, il bisogno di ascolto, l’aggressività di chi ce l’ha col mondo, la provocazione di chi ti identifica con l’istituzione, una sedia che ti accoglie, la fila per parlare, un ospite che sta’ male, le monete che scendono nel distributore di bevande, la scrivania come barriera, maschere che salgono e maschere che scendono, un sorriso regalato ed uno negato, l’équipe come forza, gli strumenti per capire, il collega stanco, la fatica del ruolo, il burn out di chi è troppo scoperto, la voglia di conoscere, la curiosità di sapere, l’energia da scambiare, il desiderio di sapere… la macchina burocratica che deve andare avanti, nonostante tutto!
    Lo Zac è questo e molto altro se lo sai vedere: è il “vicino” che ti sbatte l’anima allo specchio, è l'”altro” che ti discute l’etica, è il “diverso” che ti ribalta gli schemi, è lo “straniero” con un’ottica diversa della vita, è l'”invisibile” che incontri solo con gli occhiali giusti, sei tu se hai ancora voglia di “sporcarti le mani” di vita…
    Allora, con un po’ d’ironia, se lo Zac fosse un fumetto, sarebbe un personaggio fantastico che cambia faccia ogni giorno ed ogni giorno ha una vita da raccontare e mille da ascoltare, un problema da risolvere e mille da affrontare, un sorriso da trovare e mille ancora da regalare, una mano da chiedere e mille da stringere, il fondo degli occhi da navigare, un nuovo paio di occhiali da indossare!

  14. benezac ha detto:

    utente anonimo n. 13,
    chiunque tu sia, io ti adoro !

  15. anonimo ha detto:

    quel giorno che… chiacchierando con max, ma sosprattuto accettando una delle sue tante provocazione, l’ho invitato all’equipe dello Zac non mi aspettavo tutto questo…piacevolmente sopresa di vedere e riconoscere tante energie positive, tante emozioni tanta appartenenza tanto gruppo …proprio in questa giornata da cielo grigio vista neve vista freddo vista gelo vista allerta protezione civile …e allora cambio sguardo e rivedo forza, coraggio combattività del fare assieme per continuare ad essere “aggregatori sociali ”
    mi associo alla benezac…chiunque tu sia,post 13,ci conosci bene, noi le storie i volti le immagini! ma sopratutto mi piace questo fumetto Zac!!!

    ps. permettetemi di recuperare ad una “maldicenza”(uno dei miei op. mi ha scritto di nn fare la coord. cattiva che non è costruttivo)…devo un grazie sincero a tutti gli operatori dello zac per il lavoro fatto assieme fin’ora perchè anche se perdo la voce quasi tutte le settimane ha ragione mari “ci vorremmo tutti migliori di quel che siamo ma ci accontentiamo e ci si vuole bene” e questo fa un’enorme differenza
    baci baci
    fra

  16. massitutor ha detto:

    Cara Fra, sei una coordinatrice veramente attenta, in effetti Benezac conosce veramente bene lo Zac… e se provi a dividere il nome in Bene / Zac capirai presto di chi si tratta. Sei grande. Grazie del passaggio e del sincero entusiasmo.

  17. anonimo ha detto:

    Finalmente scrive la coordinatrice cattiva,
    per la sua redenzione dovete ringraziare me..
    Prego!

    Omar

    ps: stavolta il mio captcha è DIP, non vorrà mica dire “presto arriverà dipendenza”??!
    Lo cambio..

  18. anonimo ha detto:

    Svegliaaaa!… un urlo mi rimbomba le tempie: un altro brutto sogno?! No, è la vita! Ogni mattina mi sveglia con un grido che mi riempie la testa, mi scende nello stomaco e rigurgita rabbia… ogni mattina che mi sveglia così vorrei sputargli in faccia, ma poi ho paura e non lo faccio… e allora spero solo non sia più di turno quell’operatore che chissà cosa gli hanno fatto perché mi entri ogni volta nella vita senza neppure chiedere permesso… e allora mi rannicchio dentro quel materasso abitato dalle storie di tutti quelli che l’hanno dormito, sotto le coperte del mio nido che all’inizio mi faceva schifo e ringrazio il mio dio di avere almeno questo posto in ‘sto mondo che sembra non volermi da nessuna parte!
    “Grazie, adesso mi alzo” -dico- “ancora cinque minuti” -penso- “ancora tutta la vita” -spero-… ancora cinque minuti di sogni prima del gelo: chiudo le palpebre e lascio che la mente voli al mio paese, tra la mia gente, con la mia famiglia… Volo nello spazio e attraverso il tempo e mi ritrovo tra le spezie di casa, sotto le coperte ad aspettare il bacio del buongiorno di mia madre: undici baci del buongiorno, uno per ogni figlio, uno ogni giorno! Io ho avuto un bacio al giorno per nove anni, poi mio padre è morto e da quel giorno mi hanno detto che dovevo diventare grande, così ho lasciato la scuola e sono andato in fabbrica!
    Qui è inverno ormai ed io ho paura che mi mandino via dal dormitorio, ho paura del freddo, ho paura che mi congeli il sangue e mi uccida l’anima!
    Chissà se anche lui ha paura di qualcosa? Chissà se anche gli operatori hanno paura? Chissà perché fanno gli operatori?
    Oggi mancano 27 giorni alla scadenza del mio permesso di soggiorno e l’ansia sale… Oggi è il 27 del mese e non ho lavorato abbastanza per mandare sufficienti soldi a casa e l’ansia sale…
    Mia madre deve essere operata all’aorta, i miei figli devono andare a scuola per una vita migliore della mia, mio fratello ha perso il lavoro ed ha quattro figli da fare studiare… tutti contano su di me perché la famiglia ha investito tutto ciò che aveva sul mio viaggio verso la fortuna, nel paese delle opportunità…
    Chissà se anche lui ha una famiglia? Chissà se anche gli operatori avevano il bacio del buongiorno ogni mattina?
    Oggi comprerò una bella carta da lettere e dalla mia panchina della Montagnola scriverò la lettera del mese di Novembre: racconterò loro della casa nuova, della macchina che ho comprato, degli amici che ho trovato e della richiesta di permesso per farli venire tutti in viaggio qui, magari per Natale, magari per un po’, magari per operare mamma, magari tutti assieme, magari fosse vero!
    Li vorrei tutti qui, nel paese dei balocchi che si sdraia al sole del Mediterraneo e ti invita a salire sulla giostra senza dirti del biglietto che dovrai pagare!
    O forse non vorrei mai essere venuto qui sullo stivale che ti prende a calci nel culo ed ogni giorno ti violenta un diritto diverso!
    O forse non so neppure più cosa vorrei!
    Certe mattine come questa vorrei non fosse mai mattina, vorrei restare qui nella tana e non uscire più, vorrei fermare il tempo e cambiare l’ingranaggio che non va…
    Chissà se anche lui certe mattine vorrebbe non esistere?
    Chissà come sono le mattine degli operatori?
    Chissà, forse gli operatori mi direbbero che ogni mattina è diversa dalle altre per ogni vita di operatore che è altro…
    Ma allora perché noi utenti siamo spesso tutti uguali? Allora perché le mie giornate sono spesso la copia delle precedenti?
    Questa è una di quelle mattine in cui vorrei “non essere” e spero solo di essere il sogno di un gigante che presto finirà… è una di quelle mattine che semplicemente vorrei non fosse…
    Poi mi tiro su e penso che presto sarà diverso, che un giorno toccherò i sogni, anche per tutti quelli che non li sognano neppure più…
    e intanto mi accontento di essere un fumetto dello Zac!

    [#13]

  19. massitutor ha detto:

    Ragazzi grazie per questi ultimi commenti che mi hanno lasciato veramente col mento sulla tastiera.
    Una cosa giusta che posso fare è riportarli come post, perché più lettori possano godere di questi racconti veramente definitivi, prossimi alla migliore letteratura e al cuore della storia.
    Se vi farete conoscere poi ne saremmo tutti contentissimi. Grazie ancora.

  20. simpit ha detto:

    interessante l’ultimo commento.La sveglia ha un brutto sapore soprattutto in un momento brutto della vita, in tutti momenti brutti della vita.Mi ricorda la sveglia alle sei nei dormitori di Roma in mezzo alla puzza di piedi, delle camerette con i letti a castello, delle colazioni con file infinite.Trovo quel commento molto simile al mio vissuto.Oggi però destino della sorte è l’esatto contrario tocca farle,le devo fare io.Ma è un’altro tempo, non vedi l’ora di andartene a dormire dopo una notte in piedi, a volte agitata a volte anche troppo tranquilla.Leggo ogni mattina negli occhi la rabbia,la tensione a volte corre sul filo di una lama, molte espulsioni/sospensioni sono state fatte a persone che uscivano tardi.Ma purtroppo non esistono prime accoglienze dove si può stare tutto il giorno.Oppure esistono ma sono già un’altra cosa,un passo successivo.E’ vero però che ci vuole rispetto per gli ultimi, per chi non ce la fà o chi fa fatica.Ogni persona è unica nel suo vissuto ma tutte purtroppo banalmente devono uscire entro le otto.Sono piccole regole che anche io ho dimenticato nella mia vita troppo accoccolata dalla mammina che dava la paghetta che puntualmente spendevo nella sbobba a sua insaputa. Ma un giorno un bel calcio nel sedere di mio padre mi ha letteralmente fiondato in un mondo di orchi, e lì dove dormivo le ninne nanne non le ho sentite più.

  21. massitutor ha detto:

    “Ma un giorno un bel calcio nel sedere di mio padre mi ha letteralmente fiondato in un mondo di orchi, e lì dove dormivo le ninne nanne non le ho sentite più.”

    Quando scrivi così Simpit mi fai letteralmente impazzire.

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