Esclusione sociale a Bologna

Pubblicato: 6 novembre 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, bologna sold-out, civiltà

La Consulta comunale di Bologna contro l’esclusione sociale e la sua battaglia contro il "Pacchetto Sicurezza"

images[2].jpgDal sito degli amici di Bandieragialla.

La Consulta comunale contro l’esclusione sociale di Bologna è un organismo formato da organizzazioni di volontariato, associazioni no profit e cooperative sociali che hanno deciso di lavorare insieme con l’obiettivo di dare impulso alle politiche comunali, attraverso progetti e occasioni di confronto pubblico, per costruire una cultura dell’accoglienza all’interno della comunità locale. Elemento comune a tutte queste realtà è dunque l’impegno nella lotta contro l’esclusione sociale. Paolo Klun, il neoeletto presidente della Consulta, ci ha raccontato della nascita di questo organismo sociale, che ha visto la luce in un clima di grande fermento culturale, clima che, con le nuove leggi sulla sicurezza, sembra ormai lontano.

Come e in quale periodo nasce la Consulta?
Essa nasce istituzionalmente nel 2001 come organismo a metà strada tra le istituzioni e il contesto sociale, essendo un organo di consulenza presso il Consiglio comunale, dal quale è stata istituita. Ma, a differenza di altri organismi nati anch’essi negli stessi anni (fine anni ‘90), essa possiede una particolarità, che consiste nel fatto di essersi auto-convocata. Ovvero, è nata dall’ input di una rete di associazioni (Caritas, Forum del Terzo Settore, Amici di Piazza Grande, sindacati, ecc.) che avevano come obiettivo quello di creare in città un momento e un luogo di riflessione sul tema della povertà e dell’esclusione sociale. Da quel momento sempre più associazioni si sono andate aggregando, creando una rete molto vasta, che ha coinvolto altri soggetti. In seguito c’è stato un momento di confronto con l’amministrazione, che ha riconosciuto il valore della consulta, inserendola nel suo Statuto comunale, e conferendole così legittimità. Si potrebbe dunque affermare che la sua è una storia particolare poiché è nata da un’esperienza di auto-convocazione, espressione di un bisogno emerso in città e all’interno della rete di associazioni ed enti che si occupavano di povertà e disagio in strada e segnale di un’avvenuta maturazione all’interno del dibattito culturale della città. Si è trattato pertanto di un momento che potrebbe essere definito politicamente e culturalmente “fecondo”. Sotto la spinta di questo fermento culturale, politico e sociale è stata avviata una nuova politica di servizi sociali (nascita delle strutture di riparo notturne, i servizi di prossimità in strada, i servizi serali, che accolgono e danno informazioni ai senza fissa dimora, li aiutano, ecc.).

Come presidente della Consulta, qual è la sua posizione rispetto alla recente iniziativa del Governo sull’istituzione del cosiddetto “registro nazionale delle persone che non hanno fissa dimora” inserita all’interno del “Pacchetto Sicurezza” (artt. 42 e 50), secondo la quale le persone senza fissa dimora vedono minacciato il loro diritto alla residenza presso le città nelle quali vivono nonché l’accesso ai servizi sanitari e sociali?
La Consulta si è già espressa in merito al momento dell’approvazione del “Pacchetto Sicurezza”, assumendo una posizione chiara, e richiamando l’Amministrazione a fare barriera contro una cultura che sempre più si va diffondendo all’interno della società, e che è una cultura che potremmo definire “dell’intolleranza”, poiché attacca alcuni diritti fondamentali e rischia di modificare interamente alcuni assetti sociali. La nostra preoccupazione è quella che le limitazioni all’accesso alle strutture di accoglienza ai soli residenti riporti indietro l’orologio sulle battaglie fatte per il diritto all’alloggio per tutti con una ricaduta sulle presenze di persone costrette a dormire in strada. Il nostro dovere come rete della cittadinanza attiva è quello di contrastare gli effetti che la legge sulla sicurezza avrà sulle persone meno tutelate (immigrati e senza dimora), sia per i suoi effetti di criminalizzazione e creazione di un clima xenofobo, sia per la lesione di diritti civili come l’accesso alle strutture sanitarie.

Cosa pensa del fatto che il “Pacchetto Sicurezza” non solo neghi il diritto alla residenza a coloro che non possiedono un alloggio, ma vincoli tale diritto all’accertamento di requisiti igienico-sanitari dell’alloggio stesso, estendendo così tale minaccia anche a coloro che lo possiedono, in genere persone straniere senza permesso di soggiorno?
Come già detto, tale provvedimento rischia di annullare la battaglia da noi portata avanti in questi ultimi anni per la residenzialità, per l’accesso ai servizi (accoglienza, salute, diritto all’alloggio e al cibo, ecc.) di tutte le persone, indipendentemente dal loro status sociale, dalla loro provenienza e cittadinanza, dalla loro condizione residenziale, legale, ecc. affinché tali diritti venissero accettati come diritti inalienabili della persona. Vincolare la concessione della residenza a requisiti igienico sanitari delle abitazioni potrebbe alienare i diritti a una fascia molto più ampia di soggetti in condizioni di povertà e di vulnerabilità sociale, tra cui in primo luogo le persone senza fissa dimora.
Con questo tipo di regolamento si rischia di fare un passo indietro e di spingere la città verso una vera e propria chiusura culturale.

Quali sono dunque gli obiettivi della Consulta in merito a questi provvedimenti?
Chiederemo all’amministrazione un chiarimento, visto che il regolamento è ancora in fase evolutiva, come del resto è in evoluzione l’intero sistema dei servizi. Non si hanno infatti ancora referenti istituzionali e operativi dei servizi certi, e questo è un problema. Speriamo tuttavia che proprio per questo, in questa fase, si riesca a trovare lo spazio per approfondire il sistema strutturale dei servizi sociali e il contenuto dei regolamenti attuativi che dovranno rendere questi servizi fruibili ai cittadini. I nostri impegni sulla carta sono molteplici e avremo bisogno di incontri con i futuri referenti per avere un quadro completo della situazione che presenta molte novità legate a questo nuovo “Regolamento generale in materia di servizi sociali”. Dalle amministrazioni locali ci aspettiamo risposte in tempi brevi.

commenti
  1. kaberlaba ha detto:

    Ho pubblicato questo lungo post anche perchè contiene informazioni sulla nascita della consulta e sulla sua natura, sono a disposizioni per ulteriori richieste di chiarimenti, o notizie storiche al riguardo, trovo, nella mia esperienza, che molte persone che da anni lavorano nel sociale, abbiano poco chiari sia la natura che la composizione di molti organismi fondamentali nel lavoro sociale.

  2. massitutor ha detto:

    Confesso di essere stato sempre un po’ scettico rispetto al ruolo e all’operato della Consulta bolognese contro l’esclusione sociale. O meglio: dopo l’entusiasmo iniziale, le concrete mosse politiche della Consulta mi hanno lasciato un po’ freddino, anzi credo siano state proprio poche.
    Ricordo che quando lavoravo a Piazza Grande feci un’intervista a Massimo Zaccarelli di Coop La Strada che era diventato presidente della Consulta da poco. C’era molto fermento allora e spero che sia quello che potrebbe succedere ancora: la presidenza di Paolo Klun potrebbe in effetti portare un po’ di mossa. Paolo sembra un po "orso" ma in effetti è uno che sa ascoltare e cogliere le buone idee. Speriamo bene. E speriamo che la Consulta sappia accogliere e sostenere le idee e le propulsioni che arrivano dalla società e dai lavoratori del sociale.

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