Non siamo soli

Pubblicato: 13 novembre 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, bologna sold-out, civiltà, operatori dispari, politica

Pubblichiamo su Asfalto una lettra aperta di Paolo Klun, neo presidente della Consulta cittadina contro l’esclusione sociale, perché è una boccata di ossigeno in questa metropoli di provincia che ci fa sentire che gli ultimi, quelli in fondo alla coda non sono del tutto soli e che c’è qualcuno disponibile a intraprendere una stagione di propulsione e progresso dei servizi alla persona e della cultura della marginalità. Penso agli operatori, ai gestori, ai politici e a tutta la società civile che ha voglia di intraprendere questo gesto di emancipazione.

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Che fine faranno i senza fissa dimora non residenti?
Riflessioni dopo le dichiarazioni dell’assessore Politiche per gli anziani, Rapporti con l’associazionismo ed il volontariato del comune di Bologna
 
di Paolo Klun
Consulta cittadina per la lotta all’esclusione sociale

Il Muro di Berlino e’ caduto, quello dell’indifferenza no.
Si respinge alle frontiere, ricacciando in mare chi cerca disperatamente di guadagnarsi un’altra idea di futuro, ma si respinge anche alle porte della citta’, reinnalzando le mura medioevali, anche se a qualche viandante sara’ concesso una scodella di minestra e una stalla dove alloggiare.
Questo e’, fuori da ogni metafora, quello che oggi offre la citta’ di Bologna nell’idea del Sindaco e dell’attuale Giunta Comunale?
A sentire alcune esternazioni sull’argomento, per ultimo quelle dell’assessore Lazzaroni, sembrerebbe proprio di si’.
Un welfare compassionevole al posto di quel welfare comunitario e partecipativo richiamato nella Legge nazionale sull’assistenza e nelle leggi regionali? Se non ci fosse sulla bilancia la vita delle persone, cioe’ un concreto e tangibile pericolo di vita, i ragionamenti sulla differenza tra senza fissa dimora “residenti” e non residenti sarebbero solamente paradossali, dati dall’ignoranza di quel percorso, culturale e sociale, che ha portato alla battaglia sul riconoscimento dei diritti, primo fra tutti quello alla residenza, che ha visto le forze piu’ vive della citta’ (associazioni, volontariato, sindacati, la cooperazione, forze politiche e tanti altri) mobilitarsi e dare alle parole partecipazione e sussidiarieta’ un contenuto concreto e operativo.
Fateci capire a che punto siamo, perché dell’”emergenza freddo”, unica legge nazionale sui senza dimora, non ci si puo’ certo appuntarsi la medaglia se non per dire che questa volta si fara’ qualcosa di piu’ che un capannone freddo e maleodorante.
E quanti ne verranno accolti di piu’ o di meno dell’anno scorso?
E chi sara’ ammalato dovra’ tornare in strada tutte le mattine e sperare di rientrare, se sopravvissuto, la sera?   E ci sara’ un presidio sanitario?
E tutto il lavorio, meritorio, sul decentramento dei servizi e l’apertura degli sportelli sociali nei quartieri cosa serve se la risposta e’ quasi sempre NO, se non si riesce a dare una risposta immediata ad una donna che dorme in macchina con un figlio minore?
E se non si sa a quanti si devono dare risposte come si fa ad essere sicuri che non ce ne sara’ per tutti?
Perché accanto ai senzatetto “residenti”, c’e’ una moltitudine che preferisce restare invisibile. Sopravvive in baracche di lamiera, in capannoni industriali abbandonati, dorme in fatiscenti roulotte, su vagoni ferroviari, in tende nascoste a ridosso degli argini dei fiumi. E poi ci sono i nomadi, i clandestini, il flusso sempre piu’ massiccio di neocomunitari che va e viene dal paese di origine facendosi beffa di qualsiasi censimento
E i senza fissa dimora “non residenti”, come quelli che alla sera prendono il treno per andare al dormitorio di Firenze e alla mattina sono in citta’?   Dormiranno, litigheranno per un cartone, si sbronzeranno, si ammaleranno nelle strade di Bologna. E tra loro ci sara’ anche chi ci lascera’ la pelle.
Nell’indifferenza generale e in un silenzio criminoso.
commenti
  1. anonimo ha detto:

    Per farne fronte al probblema bisognerebbe ricostruire le cose da capo e bilanciare la cosa per trovare il giusto equilibrio cittadino,tra povertà e richezza,una vera città sul piano umanitario vive con tutto e con tutti,la richezza da,e la povertà prende,tutto quello che vediamo è il bello e cattivo tempo della vita "così è la vita " e per forza di cose deve essere così,nello stesso tempo bisogna mettere in calcolo che le cose potrebbero andare a male anche a chi gli andava bene indi attrezzarsi già da adesso per il momento e la cosa migliore e se le stutture già esistenti non dovessero bastare se ne fanno altre,mettendo in calcolo la preventività forse si riesce ha salvare qualcosa, il nostro domani,indi invito tutti a riflettere prima di sparare sulla povertà.
    MONTRESORI CARLO.

  2. anonimo ha detto:

    MONTRESORI CARLO POESIA E PROLOGO
    PROLOGO" A ELENA nel più vivo dei miei ricordi.

    ELENA
    Non la conoscevo neanche che subito mi fece uno scherzo a una festa di capod’anno,fece saltare l’impianto luci per accendere delle candele per farmi trovare una chitarra,per farmi cantare una canzone che a lei piaceva molto,e sapendo della mia timidezza,mi obbligò,addirittura mi spinse.
    Oggi Elena non c’è più e gli voglio dediecare questa canzone per il semplice fatto che un giorno capii che era solo un modo di buttarmi nella mischia,e quando mi trovai davanti ha un numeroso pubblico e tanta timidezza………….

    ELENA E’ QUI CON ME

    Come eri strana quella sera
    trà un falo’ acceso e gli occhi
    che riflettevano luci di felicità,

    saliva il fumo e come se in quel momento tu vedessi scritta
    la tua storia,una vita ricca di amore per i tuoi figli,e il tuo uomo.

    Girava il vino e ad ogni sorso
    significava sagezza
    suonavi la chitarra e aggiungevi parole
    ed erano parole d’amore.

    Sentivi il vento e vedevi nelle sue polveri
    immagini di ampiezza infinita
    a significare la tua lunga vita……..

    Elena era la belezza che esprimeva nei suoi saggi
    di tenerezza,accetando intanto intanto una carezza
    ed era la mia mano.

    Elena e i suoi anni d’amore
    che non si  dimenticano
    luci e colori nell’aria
    in un mare totalmente piatto
    come l’olio che unge i tuoi
    capelli.

    Elena ora sei dei nostri
    fuma e ascolta la luna
    ma non dimentica l’amore

    come se sull’acqua mille
    persone vestite di bianco danzassero per lei
    luce di luna e notte di stelle,Elena c’è

    e qui con me che vive
    e qui con me che vive.

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