Il giorno X

Pubblicato: 2 aprile 2010 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, comunità, pensieri in libertà
IMG_1118 A volte, nella storia, accade che
qualcuno si fermi a pensare al perchè le
cose sono così come sono
Succede che la parola diventa
un'importante strumento di
condivisione delle idee.
Ci si guarda, ci si incontra e si comincia a pensare che le cose potrebbero andare
diversamente
E forse potrebbero davvero andare
meglio, per tutti.

Sembra semplice, ma non lo è…
eppure è così che è andata in questi
mesi.Ed è così che sono nati questi mesi
documenti, queste idee.


Oggi cominciamo a pubblicare i testi scritti da tutti i gruppi che hanno partecipato a "Naufragi", l'iniziativa che ci ha visto protagonisti per una serata di discussioni in libertà ospitata negli ampi spazi concessi dal locale "Le Scuderie" di piazza Verdi, proprio quella piazza da sempre al centro di tante polemiche oltre che della città.Sono parole che vengono dritte dritte dal cuore di tante persone, tutte utenti dei servizi, o perchè impegnate in progetti di borsa-lavoro o perchè ospiti nei dormitori; ci siamo divisi il lavoro in tre gruppi distinti, ognuno dei quali si è occupato di un'aspetto diverso della questione, ma tutti riguardanti la complessa rete di rapporti che accomuna gli operatori dei servizi sociali, gli utenti degli stessi , le istituzioni che li erogano e in generale il mondo del lavoro e la città che ci ospita tutti quanti.Iniziamo com questa introduzione, scritta da Carmine Roccia (un'ospite del dormitorio Massimo Zaccarelli) e letta da Massimo Macchiavelli che ha gentilmente collaborato con noi mettendo a disposizione il suo talento espressivo: si tratta di un breve ma sentito racconto di come può cominciare una giornata qualsiasi in una delle strutture che ospitano le persone senza fissa dimora qui a Bologna.

La luce del sole mi colpisce in pieno viso, spezzando il sonno,che poco prima ero riuscito a conciliare. Rigiro lo sguardo intorno sbattendo le palpebre, il panorama  che mi si presenta non è uno dei migliori che ricordi di aver visto; un camerone stracolmo di letti, occupati da gente che russa con accanimento. La presa di coscienza trafigge come una lama, ora ricordo!…Sono in un dormitorio. Mi alzo come fossi un automa, ho bisogno di bere un caffè e mi viene in mente che nell’atrio della struttura vi è una macchina distributrice di bevande calde, la sera precedente l’avevo notata mentre facevo il colloquio con un ‘operatrice, per la mia assegnazione del posto letto.
Mi avvio con lentezza strascinando gli infradito mal indossati ai miei piedi, cercando di orientarmi come posso. I visi che incrocio sul mio  cammino non mi aiutano a tirar su il morale, facce vuote ed assonnate, che probabilmente in un contesto diverso mi farebbero paura, ma ora no!…
Cerco solo di schivarle, ho solo fretta di raggiungere il mio obiettivo…Il tanto desiderato caffè caldo!
I pensieri come conati di vomito affiorano nella testa, io li ricaccio con forza, non voglio e non devo pensare. Ho deciso di cambiare vita, quindi devo adattarmi ad una situazione nuova ed assolutamente sconosciuta…
Il caldo è soffocante, anche a quell’ora mattutina, il tanfo di sudore dei corpi e la puzza dei piedi,  che alita nell’ambiente è talmente forte che mette a dura prova il mio stomaco, nonostante seguo il mio cammino!
Un rumore di colpi dati sul metallo, rompe il silenzio ed attira la mia attenzione, scorgo un signore non più giovane che impreca e colpisce col palmo della mano la macchina del caffè.
Sono assalito dall’ansia, intuisco che quella maledetta macchina non funziona!… Il mio primo giorno e la mia prima delusione!…
Mi avvicino con un senso di amarezza, con un filo di voce:
_ Buon giorno, non funziona vero?
_ No …mi ha rubato le monete, non c’è verso che mi dia il caffè, maledetta!…
_ Peccato!

E’ l’unica parola che riesco a dire. Tiro fuori dalla tasca il pacchetto di sigarette, con un gesto eloquente invito l’uomo che mi sta di fronte a prenderne una, il quale non si fa pregare e rapidamente allunga la mano. Ha un viso simpatico, anche se in quel momento è deturpato dal sonno e forse anche dalla rabbia. Aspiro con calma e voluttà una boccata di fumo e con rassegnazione dico:
_ Pazienza, un caffè ci voleva proprio!… E’ la prima notte che ho dormito qui e non è stata delle migliori !… mi chiamo C.
Accompagno la frase con un triste e forzato sorriso…Quel viso, quella presenza aprono un lieve spiraglio sul buio che regna nel mio cuore.
_ Io sono T. …E’ stata la prima notte anche per me!
Ora la luce di quell’uomo è meno dura, un accenno di sorriso distende i lineamenti che fino ad un attimo prima era duro ed impenetrabile.
_ Mi ci vuole una doccia!…
Dico con calma.
Con la confusione nella mente e la paura nel cuore abbandono la struttura, cammino lentamente verso la fermata dell’autobus, non so esattamente dove andare e che cosa fare, non ho assolutamente la minima idea di cosa farò in quella mia prima giornata sa senza tetto; dove mangerò quando avrò fame. Come passerò il mio tempo.(Una delle prime cose che mi sono state comunicate durante il colloquio della sera prima, era di dover abbandonare il dormitorio alle 08.00 del mattino e non poter rientrare fino alle 19.00 della sera)Pensandoci su, sono preso dal panico e dallo scoramento, ma la voglia di riprendere un caffè mi fa dimenticare il resto!

Cammino senza meta tra la folla frettolosa, senza guardare i visi della gente, con il pensiero vacuo, sento fra il brusio una voce, che chiama il mio nome, stupito mi chiedo chi possa essere, ho rotto i contatti con tutti quelli che conoscevo e frequentavo prima.
Alzo lo sguardo e vedo T. che mi sta davanti, lo saluto con un sorriso.
Gli dico con allegria:
_ Ciao T. Sei riuscito alla fine a prendere il caffè?
IL viso di T. si rattrista, quasi sospirando, sussurra:
_ No!… purtroppo non ho più soldi!
Senza smettere di sorridere gli dico:
_ Vieni ti invito io!…

Le mie riserve economiche non sono rosee, ma in quel momento non mi importava. Ho come la sensazione di aver trovato un amico, ciò mi scalda l’animo.
Camminiamo uno accanto all’altro fra la folla, con lo sguardo alto e lontano sulla strada che bolle di caldo, un tremulo vapore si solleva dall’asfalto, dando forma ad un “miraggio” che è solo nei nostri occhi!

commenti
  1. anonimo ha detto:

    Non c'è che dire è un racconto molto bello diretto ma sensibilemassimo

  2. anonimo ha detto:

    anche angelò mancano toninbo e gigi e poi si chiude un epocam

  3. simpit ha detto:

    scusa M ma mi è difficile capire il senso di quello che volevi dire

  4. rollover969 ha detto:

    anche a me viene difficile capirne il senso scusa.

  5. massitutor ha detto:

    lo può capire chi conosce bene piaza grande quello che ha detto massimo.C'è stato un cambiamento radicale nel modo di essere, proporsi e vivere da parte delle persone ai margini in questi anni e i nomi citati fanno parte di un mondo che sta scomparendo Difficile dire dove andremo. Ma che queste tristi occasioni ci possano servire almeno per riflettere, imparare qualcosa e soprattutto cambiarre.

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