Archivio per la categoria ‘stampa alternativa’

E’ uscito in strada il numero di Piazza Grande di giugno. Il tema dell’inchiesta di questo mese è la sicurezza e, come promesso, ospita un articolo nato dal confronto e dai commenti che sono passati proprio da qui: da Asfalto. Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che hanno animato il dibattito riportando qui l’intero articolo, invitando comunque chiunque possa farlo ad acquistare una copia dai diffusori per strada, con lo scopo di proseguire questo difficile ma importante confronto sul tema della sicurezza e della convivenza. Magari proprio a partire da queste parole di Kaberlaba: La democrazia è la grammatica delle libertà; La sicurezza la trama dei diritti. I diritti il senso dei doveri. Che ne dite?

Quante persone possono dire di conoscere i problemi di un territorio più di chi in strada ci vive o passa gran parte della giornata? La sicurezza è un argomento che coinvolge i senza fissa dimora: in senso negativo, perché la loro presenza è indicato come un fattore di rischio da altri cittadini, ma anche in senso opposto, perché dei conflitti che hanno luogo nella strada molto spesso sono vittime.
Il dibattito a distanza che abbiamo provato ad ospitare sulle pagine di Piazza Grande, si è svolto in parallelo anche sulle pagine web di Asfalto, il blog del Centro Diurno di via del Porto. Dalla nostra redazione è partito l’impulso, il web ha raccolto i commenti e i punti di vista di senza dimora, operatori sociali e semplici frequentatori di Asfalto.
Queste sono le loro voci.

“Io penso che non siamo più sicuri da nessuna parte – dice alelovotrico (i nomi che riportiamo sono gli stessi nick usati nel blog) Bologna è diventata invivibile dovunque uno vada, a prescindere che ci siano o meno quelli che scollettano per sbarcare il lunario. Le forze dell’ordine ci sono, ma non sempre servono, perchè per esempio se ti picchiano o ti derubano o altro, tu o qualcun altro chiama la polizia, nel tempo che loro arrivano il delinquente ha già fatto in tempo a scappare. Per cui per me nessuno di noi è più sicuro da nessuna parte.”
Una scarsa fiducia nella capacità di intervento della polizia anche nell’intervento di Oraziolo: “visto con gli occhi di uno che sta per strada…la polizia specie quella ferroviaria va a fermare la gente sbagliata, vale a dire quella gente abbastanza tranquilla, invece tanti extracomunitari che non hanno voglia di non fare un cazzo e che danno fastidio quelli li non li vedono mai. Sai quante volte mi sono messo a rischio sull’autobus per difendere tanti vecchietti in difficoltà. E la polizia dov’è?”
Polizia e extracomunitari, in mezzo chi vive in strada. Sembra essere questo lo scenario del conflitto nel quale i senza dimora sono coinvolti. Va in questa direzione anche l’intervento di Anderlet.
“Sicurezza, bella parola. Vi racconto una cosa. Proteggi una vecchia signora perché non la derubino due albanesi. Poi chiami la polizia, però quella arriva sempre tardi. Per ciò due albanesi ti menano talmente tanto che stai per perdere la vista; poi quei due albanesi scappano e la polizia ti chiede "li riconosci"? Ma come puoi riconoscere due malviventi quando ti menano in faccia in modo che uno ti tiene le mani e altro ti mena? Si fatica riconoscere in queste condizioni qualcuno. E polizia ti risponde che non possiamo fare niente.
Dov’è la sicurezza quando la polizia si arriva sempre tardi? Poi capisco che le persone non ti aiutano se ci devono rimettere pure la salute.”
A forze dell’ordine e immigrati si aggiunge un terzo fattore: l’informazione come elemento destabilizzante. “Si parla tanto di ronde, ma non si dice mai che chi vive in strada molto spesso svolge il lavoro che dovrebbe fare la polizia.” A parlare è Anarcom che dice di avere un’esperienza decennale di vita di strada. “Girando in Europa ho assistito a scene di violenza contro le donne e molto spesso erano i cosiddetti barboni che intervenivano rischiando in prima persona. Ma di queste cose non si parla mai nei giornali. L’ondata di razzismo che sta travolgendo l’Italia molto spesso si scaglia contro persone povere che non fanno male alcuno. Facciamo l’esempio che un poliziotto spari a sua moglie. In questo caso cosa bisognerebbe fare buttare delle molotov in questura?
La verità è che il problema sicurezza serve ai politici per prendere voti. Tramite i giornali creano nella mente dei cittadini l’insicurezza che fa comodo a molti.”
Tra i bloggers di Asfalto molti ricorrono a esperienze personali per chiarire il loro punto di vista. Oltre la durezza delle storie che raccontano, rimane l’efficacia di chi i rischi della strada li conosce di persona. Sentiamo Simpit: “Ti posso raccontare un’esperienza vissuta a Roma. Avevo deciso di dormire un pò al caldo a Ostia, in stazione. Dopo vari giorni passati in alcune case dismesse dei  tunisini mi hanno detto di andarmene perchè c’erano loro prima di me, quindi decisi che era più sicura una postazione vicino ad altri homeless in stazione. La mattina verso le cinque mi sono beccato un calcio alle costole da un ragazzo della polfer, che mi ha fatto camminare a tentoni per un mese. È un esempio di merda, ma forse aiuta a capire che non si può generalizzare la sensazione di sicurezza. È vero anche che ci sono persone che passeggiando sotto i portici ritengono insicura la città perchè vedono qualche senza dimora e poi tranquillamente tornano a casa e usano violenza nelle mura domestiche, o peggio usano internet per prenotarsi un bel viaggio nei paesi del Sud America o dell’Est dove si pagano una minorenne per portarsela a letto. La sicurezza è solo sotto casa mia, la sicurezza è solo mia e non degli altri…”
Una delle obiezioni più forti a chi grida all’allarme sicurezza è che questo concetto ha sostituito del tutto quello di protezione sociale. Lo ricorda l’intervento di Rotaris. “Da quanto tempo è stato abbandonato il termine di protezione sociale? ovvero quello che prevedrebbe che oltre la soglia di povertà e coi debiti fino al collo non vai a rapinare una banca per mantenere la famiglia, o che
da immigrato irregolare non tiri a campare spacciando o a dar via del tuo sul marciapiede. Quando sento parlare di sicurezza, da vent’anni mi coglie un impulso bizzarro e mi chiedo la sicurezza di chi ? Io non dormo col coltello sotto il cuscino, ma se dormissi in strada, pur essendo pacifico, terrei l’uno e l’altro.”
Chiudiamo con una testimonianza-racconto più corposa, ma ci sembrava valesse la pena riportarla integralmente perché coglie bene le contraddizioni dell’argomento che stiamo affrontando. La firma è di Balza 73:
Sono un operatore bolognese, socio di una coop, si può dire senza dubbio che sono di sinistra ed ho una storia che lo attesta. Le mie scelte di ogni giorno cercano penosamente di tenere fede a queste idee, eppure qualcosa non va.
Ogni domenica, per motivi personali, fra le 15 e le 17 faccio questo giro a piedi, a Bologna: autostazione, piazza XX settembre, viali, stazione ferroviaria, via Amendola, piazza dei Martiri, via  don Minzioni, via del Porto e ritorno. Fra le altre cose belle di questa mia meravigliosa città, trovo, nell’ordine: puzza di piscio, tipi loschissimi nell’atrio e appena fuori la stazione delle corriere, che aspettano qualcosa o qualcuno, bivacchi di nomadi che mangiano e dormono e chi non dorme chiede uno spicciolo. Birre, cartacce, sputi, mandrie di cavalli (chi consegna piccoli quantitativi di droga, ndr). Spacciatori e clienti creano una sorta di tunnel di accoglienza per chi, come me, va e torna dalla stazione, proponendo merce varia e squadrando che tu non sia uno sbirro.
E poi ancora: pullman da e per l’est europeo sostano sui marciapiedi in prossimità della stazione… niente di preoccupante a parte i problemi di traffico ed attraversamento; il giardino davanti alla stazione a volte è una specie di Centro diurno all’aperto. I più dormono stravaccati nelle aiuole, qualcuno piscia sulle siepi lì davanti a tutti. Dentro alla stazione solo 2 o 3 barboni storici, ma io ci sono abituato…io. I tossici hanno il passo lungo da e verso piazza XX settembre, altri beoni si trascinano più stancamente fra i pochi negozi di pakistani aperti… nessuno di solito ti rompe i maroni. Qualcuno bivacca vicino alla fontana, ma la piazza è un’isola circondata da una pericolosissima rotonda di traffico…insomma o sei dentro o sei fuori.
Tutto tranquillo: deserto metropolitano domenicale, almeno fino alle 17, dopo il centro diurno comincia a chiudere, scaricando per le strade gli ospiti alla spicciolata.
Dimenticavo di dire che io peso sui 90 chili e son ben messo insomma. Conosco quasi tutte queste facce e quasi tutti conoscono me. Sono abituato a bazzicare questo habitat. Ma cosa significa questo tour per una ragazza? Per un anziano? Per un bambino? Abbiamo il coraggio di parlare di questo?
Oppure devo cominciare a pensare che sono di destra se vedo e dico tutto questo? Continuo a pensare che la repressione (tipica della destra almeno a parole) non sia la risposta giusta, ma perchè dovrei tacere e autocensurarmi sul fatto che Bologna, in certe zone, è diventata una fogna piuttosto inospitale e pericolosa? Non sono un maniaco della pulizia e dell’ordine; conosco la differenza fra il degrado, la sicurezza e la percezione di questa, ma non trovo che ci sia una virtù politica e morale nel lasciare queste cose lì come sono.
Quello che posso dire è che, anche solo culturalmente, a sinistra non siamo riusciti a dare una risposta a questo. Eppure dovremo imparare a farlo.”

STRA-CULT

Pubblicato: 15 giugno 2007 da massitutor in stampa alternativa, stra-cult

ANDY CAPP – uno di noi

Il fumetto è una passione piuttosto diffusa qui. Chi di voi si ricorda il mitico Andy!? Personaggio assolutamente "pessimo", ma che ci sta simpatico proprio perchè ci assomiglia: ha la pigrizia, i vizi, l’ignoranza comuni in ognuno…e anche qualcosa in più. Se potesse fare un salto dal Centro diurno di via del Porto Andy Capp troverebbe degni compagni per assonnati e sguaiati pomeriggi estivi. Ciao Andy, ti aspettiamo.

Per ricordare, a chi non lo conosce o non se lo ricorda, le avventure del fumetto CULT in questione riportiamo qui un’ottima scheda dal sito Cartoni Online: "Le striscie a fumetti di Andy Capp sono apparse per la prima volta all’interno del quotidiano inglese "Daily Mirror" nel 1957, furono disegnate e ideate da Reg Smythe, talentuoso disegnatore di vignette umoristiche. In Italia questo personaggio è stato ribattezzato con il nome di Carlo ed infatti molti di voi, lo avranno conosciuto grazie alle pubblicazioni della "Settimana Enigmistica" dove compariva con il titolo "Carlo e Alice". Le pubblicazioni delle striscie di Andy Capp sono avvenute anche all’interno degli Eureka Pocket, dei tascabili umoristici della editoriale Corno di Luciano Secchi (la stessa dei mitici supereroi Marvel).

Ma chi è in realtà Andy Capp? Semplice… un fannullone! La sua principale occupazione è quella di dormire sdraiato sul divano, mentre la povera moglie Flo (Alice nella versione italiana) sgobba dalla mattina alla sera non solo per le quotidiane faccende domestiche, ma anche per portare lo stipendio a casa, svolgendo il lavoro di colf. A dire il vero Andy Capp ha diverse passioni, una di queste è frequentare il bar dello sport dove cerca sempre di farsi invitare qualche bicchiere birra dagli amici; la serata termina quasi sempre con Andy Capp che non reggendosi in piedi per la sbornia, viene riaccompagnato a casa da qualche agente, oppure dalla stessa moglie Flo, che afferratolo per il bavero e se lo trascina fino a casa. All’interno del bar, molto spesso si organizzano tornei di calcio e il nostro Andy Capp si distingue sempre per non rispettare le regole fondamentali otre che per litigare con l’arbitro, gli avversari e gli stessi compagni di squadra; non di rado molte partite terminano con una violenta rissa generale. Nelle striscie a fumetti ci sono sempre delle scene tipo, ad esempio troviamo Andy Capp sulla porta di casa a discutere con i suoi numerosi creditori, primo fra tutti il proprietario dell’appartamento che viene per riscuotere l’affitto; Andy Capp non lo pagherebbe mai se non ci fosse sua moglie Flo. Le discussioni e le scuse inventate da Andy Capp sono sempre molto divertenti. Un’altra scena tipo è quella con Andy Capp sdraiato su divano, mentre sua moglie, intenta nella faccende di casa, lo sprona con argomenti costruttivi al fine di invogliarlo nel lavoro, ma è tutta fatica sprecata, perchè Andy Capp resta del tutto indifferente. Forse l’unico hobby "sano" che il nostro Andy Capp possiede è quello di allevare piccioni viaggiatori. Nonostante i suoi mille difetti Andy Capp è un personaggio seguito e amato da tantissimi lettori sparsi in tutto il mondo, forse perchè rispecchia (esagerandoli all’ennesima potenza), molti vizi degli uomini comuni e sopratutto di quelli che, almeno con il pensiero, vorrebbero passare la loro vita a oziare."

mister Paranoia

Pubblicato: 5 marzo 2007 da massitutor in stampa alternativa, tutto cominciò così

mister Paranoia

Giornata felice.

Pubblicato: 22 settembre 2006 da massitutor in felicità, gite, laboratorio, stampa alternativa

Ciao! ragazzi, oggi sono particolarmente contento, credo che tutto abbia inizio da ieri.
Involontariamente, sono andato a vedere una mostra di Radio libere le prime radio che sono nate negli anni 70, all’inizio pensavo che fosse tutta una cazzata ma poi mi sono dovuto ricredere, anzi mi è piaciuto molto, poi ho scoperto una cosa che in passato mi fece un pò appassionare. La radio che inventò Peppino Impastato per contrastare la mafia. 
Oltre a questa mostra c’è qualcosa che mi ha fatto riavvicinare a mio padre dove per via di tanti problemi un po mie in po suoi ceravamo allontanati, mi devo ricredere quando lui mi vede bene e sobrio  viene alla ricerca di me di qualche mio consiglio o qualche favore che io faccio con molto rispetto. Che dirvi dalla epressione alla felicità più assoluta tutto in poco tempo 24 ore.

A sud

Pubblicato: 31 luglio 2006 da massitutor in droga, stampa alternativa

deserto di saleGiorni fa un mio caro amico,Simone,mi ha passato una rivista edita in Francia il cui titolo "A sud" non è di x se rivelatore ma dal  contenuto sicuramente molto interessante,fuori dal  comune. Cerkerò ora di riassumervi sinteticamente di ke si tratta. "A sud" è una rivista interamente in mano a persone ke con la droga, heroina, coca essenzialmente, hanno a ke fare in maniera diretta praticamente ogni giorno da l’adetto a le pulizie de la tipographia a il capo redattore! Alcuni di loro sono tossici di base (vanno a spendere faciendo i soldi come possono) ma ciononostante riescono a lavorare in redactione,altri sono ex ke hanno smesso con tutto,ci sono anke coloro in trattamento di sostituzione (meta e subutex) e ki con le droghe ha avuto solo 1 contatto indiretto ne il senso ke  x professione lavorano in strutture d’aiuto a i tossici,strutture ke  perseguono la politica de la riduzione de il danno,infine c’è anke 1 ex sbirro riconvertito in investigatore privato. Un bello staff redazionale,non c’è dubbio! La rivista, pur essendo incentrata exclusivamente su il mondo de la droga,non ha 1 format rigidamente definito, li argomenti trattati sono vari,spaziano. Racconti d’experienze personali;recensioni di libri; articoli di divulgazione scientifica su la natura,la storia,le consequenze medico-sociali de l’ uso de le varie sostanze; le news in tal campo(sapete   x ex.ke cos’è,ke cosa fà il GHB?); le differenti politike su le droghe ne i differenti paesi; proposte di vario tipo, incluse quelle de le voci fuori da il coro(proibizioniste); reportage di viaggi ne le piazze e i sert  di varie parti de il mondo;"instruzioni d’uso "x le differenti città di Francia (aiuto non da poco, imaginate il tossico ke arriva x la prima volta in una città nuova dove a differenza di Bologna la piazza non è di fronte a la stazione centrale); dritte di typo legislativo inclusa la lista de li avvocati difensori+qualificati x assistere in un processo x droga e nello stesso tempo meno onerosi e altro ancora. Io ho visionato solamente 2 copie di "à sud" quindi posso darvi solo una descrizione molto generale ,au feeling,come si dice in Francia,le impressioni a pelle in pratica, sarebbe interessante se li organi preposti a l’assistenza de i tossicomani qui a Bologna pagassero in via sperimentale l’abbonamento annuale a questa rivista ma credo ke la mia sarebbe una proposta totalmente ignorata,a parte il nostro futuro blog non saprei neanke come fare x proporla, quindi… Comunque quello ke mi ripropongo di fare é tradurre qualke articolo, ne ho già addocchiato uno particolarmente interessante, tratta di 1viaggio di alcuni membri de la redactione a Belgrado,la capitale di ciò ke è rimasto de la Jougoslavia (recentemente il  Montenegro è diventato indipendente, quindi credo ke la denominazione "Jougoslavia" non abbia +ragione di essere e ke, quindi, Belgrado sia semplicemente diventata la capitale de la Serbia, ma io sono un nostalgico de i bei tempi andati quando le cose erano kiiare e nette l’ovest, l’est e la Jougoslavia in mezzo, scusate la digressione). Tale articolo descrive una realtà da incubo: la mafia ke gestischie li accessi a il sert, il meta legale +o meno annacquato a seconda della posizione di colui ke è preso in carico, la roba a l’1% ke i tossici devono x forza comprare, i ricatti, le botte a ki si ribella, le concussioni fra sbirri e spacciatori e tanto altro skifo.
Lo tradurrò il prima possibile, leggendolo mi son reso conto ke qui da noi in confronto siamo in paradiso…
OK la smetto a presto!
Gianluca
ps: Qui di seguito troverete in allegato la traduzione di cui ho parlato sopra ciao

Viaggio in Serbia