Stra-Cult

Pubblicato: 4 maggio 2007 da massitutor in stra-cult

Eccola è lei! L’oscuro oggetto del desiderio di tutti quelli che frequentano il Centro diurno di via del Porto. E’ il termos del caffé per i pasti che vengono distribuiti. Sì lo so che è maschile, ma a me piace pensarla al femminile, oggetto assoluto, simbolo di ristoro e abbondanza per tutti quelli che arrivano al centro come ad una meta in un campo di football americano, dopo una mattina di pioggia o di assolati marciapiedi.
Quando entri è lì che ti aspetta (se è l’orario giusto). Contiene tutti i caffé della giornata e basta premere il magico pulsantino che un caffé già zuccherato scende caldo per te. E’ la merenda della nonna, o della zia.
Oggetto di culto dunque il termos del caffé, di culto e venerazione. Chi non ha mai desiderato, almeno per una volta, di possederla tutta per sé, di sdraiarsi sotto al suo magico rubinetto e spararsi il caffé direttamente in gola. Chi non ha mai sognato di entrare in cucina e rapinare il prezioso tesoro, magari minacciando tutti, operatori e utenti, di disperderne l’ambito contenuto nel cesso. O magari di prenderla in ostaggio per ottenere un appuntamento con l’assistente sociale; qualcuno avrà addirittura pensato di distruggerla, magari in un momento di rabbia, dopo che per cinque giorni consecutivi ti è stato negato il caffé a scrocco rimanente, che rabbia! Ma per poi pentirsi subito ovviamente: perchè la fonte meravigliosa del caffé è sempre lei, gli operatori della cucina i sacerdoti e le caffettiere le sue ancelle.
Il termos del caffé. Un tempo nato, dalla fabbrica, per custodire bevande fresche in un campeggio, in assolate vacanze estive, in verande dove bambini e cani corrono felici e spensierati…oggi si trova qui al Centro diurno, nella penombra della cucina, a sgocciolare caffé sopra un bidone del rusco. E per questo gli siamo infinitamente grati. Una carriera magari non divertente, ma ricca di emozioni e assolutamente più sociale.

commenti
  1. laertetranquilo ha detto:

    no grazie il caffè mi rende nervoso!!!
    questo e solo il titolo di un film ed è un’altra storia.
    GRAZIE ai ragazzi del centro di via del porto che fanno il caffe’ per i ragazzi che frequentano il centro tante volte per me quel caffè a significato molto,perchè era una delle poche cose che mi erano rimaste.garzie..

  2. annaD ha detto:

    Da sempre penso che due cose dovrebbero essere gratis e distribuite ovunque: i libri e il caffè!
    Ma oggi non esiste il concetto di gratis o meglio viene usato come celofan, involucro che ricopre una serie di cose a pagamento. Pensate un attimo ai comodi quotidiani distribuiti od ogni angolo di strada: notizie che creano insicurezza in cima alla pagina e in fondo alla stessa porte blindate; pubblicità di felicità ad un tiro da li; consigli di investimenti in borsa attraverso oroscopi e ammiccamenti di salvatori da sciagure a pagamento. Il giornale è gratis ma non tutto quello che ti infila in testa: distrattamente, mentre la mente è intenta a scendere dall’autobus o camminare sul marciapiede, intanto leggiucchia qualche trafiletto, le porte sono indifese e tutto entra senza che ce ne accorgiamo. Per voi nulla tenenti sarà solo un aumento di frustrazione o una conferma, per noi che abbiamo due cose è un avvelenarci il fegato di continuo e non farci godere neppure di quelle due cose.
    Allora beati voi che avete il caffè gratis senza nessuna sorpresa dentro.
    Ma è poi così?

    Ho sentito dire che il cosi detto Stato, quella democrazia che si dovrebbe prendere cura di chi non ce la fa, non ritiene più giusto mantenervi. Pare da una recente indagine, che voi barboni siete affetti da bulimia. Ho chiesto al mio psicologo e mi ha detto che è un disturbo relativo al cibo, cioè si sente il bisogno di abbuffarsi tanto e poi però si sente schifo di se e ci si procura il vomito. Ma pare che invece di pensare di individuare strategie di cura (la bulimia è una malattia seria e riconosciuta dai tecnici), l’ente pubblico intende togliere il cibo con cui pare si abbuffino i barboni, pare che fate il giro delle “sette” chiese e un pezzo di pane dietro l’altro vi riempite come una botte e poi ci bevete sopra (alcol da quattro soldi); il fatto inaccettabile pare sia che gli splendidi portici della fighetta città si insozzano di vomiti, (confermo presenza di vomiti sotto casa mia), con il conseguente slalom disgustoso dei rispettabili e bulimici cittadini, che almeno hanno l’accortezza di vomitare a casa loro nella tazza del cesso, pulire il bordo e tornare a tavola per gustare il dolce.

    Ma non finisce qui.
    Pare che, ho letto su Piazza Grande, la città dell’accoglienza per eccellenza, stia adeguandosi al concetto (abbastanza americano) di comune sapere che non esistono i diritti, che ogni cosa va conquistata, anche cose che qui non sono mai state messe in discussione: diritto di residenza, di un posto letto, di un pasto caldo, di cura…
    Per cui così come io faccio una fatica boia ad arrivare fino a fine mese e non cadere nel vuoto delle “nuove povertà”, sembra lecito che chi sia finito in quel baratro, si impegni e mostri di voler inserirsi in una comunità che li ha o si sono espulsi, sembra lecito che se nel frattempo gli sono venuti fuori o ce li aveva già, disturbi psicologici o “pare” varie, se li faccia passare, se li metta via, se li risolva da solo. Pare che ognuno deve fare affidamento sulle proprie capacità e il proprio impegno; di non attendersi la salvezza dall’alto; di dare la copa a se stessi, alla propria indolenza e accidia se inciampano o si rompono una gamba nel loro percorso individuale verso la felicità.
    FANTASCIENZA !
    Se io non avessi avuto in questi ultimi sei mesi una, se pur esigua, rete sociale, una serie di persone che anziché lasciarmi nel vomito del portico, mi ha preso e portato a casa, infilato in vasca, lavato, asciugato e sostenuto la fronte mentre vomitavo gli ultimi litri di alcol, se non mi avessero riportato dal mio psicologo (ve lo ricordate? Quel giovanissimo psicologo?) ormai non mi interesserebbe scrivervi, ne della mia vita e del mio futuro e forse farei marchette per avere soldi e corrompere qualche assistente sociale… per farmi fare, non mi ricordo più bene, un certificato, una lettera o una relazione per avere uno schifoso (per sentito dire) posto letto!
    Buon caffè a tutti …..finché c’è il magico centro diurno!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. anderlet ha detto:

    Per me il caffè tante volte era come mangiare perchè non avevo altro. E’ caldo e poco, perciò ogni tanto lo bevo tanto. Dovrei smettere bere caffè proprio perchè a me fa solo male perchè sono ansioso di natura.

  4. simpit ha detto:

    Sembra che il caffè,chiaramente non bevuto a ettolitri,dai dati ottenuti da alcuni recenti studi fanno ipotizzare l’esistenza di una sostanza contenuta nel caffè che protegge contro la cirrosi, soprattutto la cirrosi alcolica. ( Xagena2006 ).Bè na tazzulella de caffè ce la possiamo concedere anche noi.

  5. freerigozz ha detto:

    Caro Massimo hai fatto centro. E’ proprio l’oggetto del desiderio, infatti oltre ad essere una bevanda che mi è sempre piaciuta, è anche quella che fa si che la mia giornata abbia inizio. Anche al centro a fare lezione il caffè è la parola più usata, sicuramente fino alla due del pomeriggio, quando poi finisce e il muso lungo ritorna nelle nostre facce. Fortuna che a volte si hanno degli spicci in tasca così si ha la possibilità di prenderne uno alla macchinetta, però si sà quando il caffè è offerto e tutta un’altra cosa:. CIAO

  6. anonimo ha detto:

    si il caffè è importante

  7. novadiana ha detto:

    Se alla mattina non bevo almeno una tazza di caffè non connetto

  8. anonimo ha detto:

    si ma è comodo berlo gratis

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