Archivio per luglio, 2007

Oggetto misterioso n.3

Pubblicato: 19 luglio 2007 da massitutor in Uncategorized

A grande richiesta torna il grande concorso a premi di Asfalto!

Cos’è questo oggetto misterioso? Un fossile? Una catena montuosa? Una corteccia d’albero? Misteri del quotidiano. Questa volta però bisogna indicare anche dove si trova l’oggetto misterioso e dichiarare la scoperta davanti ad una commissione scelta del gruppo Asfalto. Affinate i sensi e indovinate! Il premio è sempre quello: un pasto completo della premiata mensa Centro Diurno, ma questa volta c’è un premio eccezzionale: il succulento pasto verrà servito direttamente al tavolo da un operatore, come al ristorante! Compresa acqua fresca versata nel bicchiere tipo sommelié. E vai!

Stranamore

Pubblicato: 18 luglio 2007 da massitutor in Uncategorized

Una lettera trovata, per caso, in giro qui… sì proprio al Centro diurno di via del Porto. Tra queste mura intrise di così detto degrado pulsano cuori rudi ma sinceri. Fatevi sentire vecchi cowboys della fattanza!
la strada di fellini
<<Cara dolce  Doris
Lo so, mi odi tanto dopo quello che ti ho fatto ma non sai quanto stò piangendo e soffrendo.
La vita per me è diventata un inferno ti prego perdonami
ti amo
Un bastardo verme  schifoso carogna pezzo di merda che ti ama veramente
tuo Carburo>>

Blues desertico

Pubblicato: 17 luglio 2007 da massitutor in felicità, gite, musica

Il concerto dei Tinariwen è stata veramente un’esperienza unica. Per un attimo ci si sente parte di questa tribù, e gli sguardi fieri e sereni di questi combattenti del blues desertico rispecchiano la fierezza e la tranquillità che solo un’appartenenza forte sa dare. Grazie. E buon cammino.

Questo ed altro

Pubblicato: 17 luglio 2007 da massitutor in civiltà, laboratorio, lavoro

Questo ed altro succede qua in via del Porto… e nelle strade di Bologna in genere.
Un nutrito gruppetto di cittadini rumeni e polacchi, momentaneamente in gita nel nostro bel paese, da qualche tempo sta frequentando il laboratorio di computer. Per fare due chiacchere, confrontarsi sui problemi della vita, massimi sistemi, carenza di alloggi decenti, discussioni sulla carenza di menù vegetariani alle mense… cose di questo tipo insomma, oltre a qualche malsano scambio di paglie e qualche risata guardando i filmati cretini su youtube e qualche lacrimuccia spesa guardando i video musicali dei beniamini del panorama musicale rumeno, che parlano di storie di treni, di abbandoni della terra natia e di lavoro.
A proposito di lavoro: ogni tanto (per qualcuno anche spesso) l’attività principale è proprio quella di cercare una giusta e gratificante occupazione lavorativa, che sia benefica per l’anima e per il portafogli. Un’esperienza di lavoro all’estero fa sempre la sua porca figura in un curriculum e questi giovanotti giustamente la sono venuti a cercare in questo florido paese dei miracoli che è l’Italia. E allora via di curriculum portati a mano, spediti via fax, via mail e via di iscrizioni a siti che aggragano agenzie, uffici personale, uffici formazione per quelli che cercano personale, piattaforme rifila corsi e via dicendo. Qualche risposta (automatica s’intende) arriva anche e ogni tanto il telefono squilla pure.

saldasalda
Questo è quello che è successo a Victor (un nome un destino): Victor preferisce sollazzarsi con le meraviglie di youtube, giacchè i pochi spiccioli che ha vanno a estinguere un certo debito che pare esista fra Romania e Pakistan, viste le frequenti visite al pakistano dietro l’angolo. Un affare internazionale giocato sicuramente sulla produzione e la raffinazione del luppolo, insomma: traffici pesi di birra in scatola. Victor non ama frequentare gente al di fuori della stazione centrale, dunque il sapone gli pare una spesa inutile e una forte coscenza ambientalista gli vieta di scialare shampo ogni sera. Ha donato le scarpe che aveva ai poveri (quelli veri) perchè gli hanno fatto venire le piaghe ai piedi e ora scivola via sui suoi infradito, alla grande.
Insomma: l’altro giorno Victor se ne sta qui in laboratorio e decide di fare una pausa da youtube e, stremato dall’ultimo videogioco online, si concede il vezzo di mandare un curriculum via fax ad un’agenzia di lavoro…così:  tanto per fare qualcosa di diverso. Tira fuori dalla tasca un libretto spiegazzato dal titolo poco originale: Offerte di lavoro; sceglie con attenzione un numero di fax della città più vicina (Modena), stampa il suo stringato ma efficace curriculum; scrocca la telefonata al Centro Diurno e, tempo un minuto e mezzo, eccolo di ritorno con la sua bella ricevuta di avvenuta spedizione. Dopo appena 3 (tre) minuti squilla un telefono cellulare e Victor risponde, (già perchè è inutile avere un telefono a testa quando può bastarne uno per tutti, no?). Normalmente la conoscenza dell’italiano di Victor è alquanto traballante, tanto da dover girare con un traduttore di fiducia, ma alla cornetta il Nostro si trasforma e risponde in un perfetto italiano da reception di hotel. E’ l’agenzia. Hanno bisogno di un saldatore. E Victor è esperto saldatore. Appuntamento il giorno dopo, alle 12, alla stazione di Modena ci sarà un’auto di cortesia che lo aspetta. Gli infradito sono il simbolo di riconoscimento. Perfetto, è fatta.

E il nostro eroe si presenta puntuale alla stazione della città emiliana, anche grazie ad uno speciale programma di viaggio delle ferrovie per cittadini neo-comunitari chiamato "scrocco-card". Ci sono sconosciuti i dettagli dell’incontro, anche perchè nel frattempo l’italiano di Victor è tornato quello di prima, ma il fatto è questo: il datore di lavoro albanese (pare) avrebbe proposto al nostro eroe di lavorare anche 10 – 12 ore al giorno, nell’arte della saldatura, ma anche come factotum, alla cifra di 6 euro all’ora, ma con un contratto decisamente deludente per le aspettative di Victor: si chiama "IN NERO" e non prevede ovviamente nessuna copertura assicurativa in caso di infortunio e si sa: il cannello per saldare non è esattamente uno strumento da artista. E’ un contratto molto in voga di questi tempi per i cittadini extracomunitari, è giusto che i giovani lavoratori debbano fare la gavetta e iniziare da zero, farsi (spaccarsi) le ossa, partire dall’inizio va bene, ma cominciare dal medioevo ci sembra un po’ troppo.

Leggende a scrocco

Pubblicato: 13 luglio 2007 da massitutor in Uncategorized


TINARIWEN in concerto lunedì 16/07 – Ferrara, Piazza Castello – ore 21,30 – ingresso gratuito. Già affezzionatissimi: perchè ogni tanto, anche a scrocco, si può partecipare a eventi ed incontri che sono assoluta leggenda. Questa settimana proponiamo un evento che ha dello straordinario, per il quale bisognerà però aspettare fino a lunedì 16 luglio e fare un po’ di economia, nel fine settimana, in modo da poter arrivare fino a Ferrara lunedì serà, recarsi nella piazza del bellissimo castello estense di Ferrara e assistere ad uno degli eventi più vivi dell’anno: il concerto di questo gruppo di combattenti e musicisti berberi del Mali, che fa tappa alla rassegna Ferrara sotto le stelle in uno dei primi tour in Europa.

Dal sito della manifestazione: "Il gruppo berbero del Mali è diventato un caso internazionale, uscendo dagli angusti confini della world music e imbarcando estimatori celebri come Robert Plant e Carlos Santana, grazie ad una originalissima e sorprendente sintesi elettrica di poesia orale e blues desertico. Con le loro sonorità insieme moderne e ancestrali, i Tinariwen raccontano la storia millenaria della lotta per la sopravvivenza del popolo tuareg, fatta di orgoglio e dolore, esilio e nomadismo."
I Tinariwen (significa Spazi vuoti) sono anche un gruppo di combattenti del deserto, una tribù nomade che lotta per i diritti del popolo Tuareg, nel Mali. Le loro canzoni parlano di questo: di libertà e dignità del popolo nomade dei deserti ed è la prima band del deserto ad usare chitarre elettriche e amplificatori per far nascere suoni che mescolano la tradizione con il blues elettrico. Per saperne di più proponiamo una serie di indirizzi: il sito ufficiale francese e quello inglese, una serie di video su youtube, il loro profilo youtube e quello myspace.
In patria questi personaggi sono considerati, per impegno e bravura, al pari dei nostri Bob Dylan, Rolling Stones, Beatles, tanto per dare un’idea. La leggenda ci aspetta dunque. Ciao e buon week end a scrocco.

Lingerie

Pubblicato: 13 luglio 2007 da massitutor in stra-cult

Visto il grande successo ottenuto dal nostro ultimo ricco concorso a premi, eccoci di nuovo con un nuovo fantastico rebus per immagini.
Come si può vedere dalla foto è evidente che la ricchissima subret
Paris Hilton, una volta uscita dal carcere,  si è trasferita in una via della nostra città. Sta a voi indovinare quale. Il premio è sempre quello: un menù completo deluxe della vostra trattoria preferita…quale? Il rinnovato Centro Diurno di via del Porto, chez Diegò.
mutande della nonna

Stra Cult – Un po' di nebbia nell'aria

Pubblicato: 11 luglio 2007 da massitutor in stra-cult

montagna di luce copyUna storia bella e affascinante come un film. Apparteneva al rajà di Malwa BADUR Poeta e Guerriero, che probabilmente la  fece tagliare a fiore di loto, secondo la leggenda occhio del pavone nel trono del principe. La leggenda diceva che chi la possedeva potesse governare il  mondo. Se lo nascondeva nel turbante, un servo informò lo Scià Nadir, che durante una festa propose di fare un gioco simbolico, di amicizia e fratellanza, che consisteva nello scambio dei copricapi. Rimase in persia fino al 1849. Poi la storia si complica, la pietra non è più una ma tre che vantavano lo stesso nome. Chiaramente per aumentarne il valore visto l’alone leggendario che circondava la pietra. Le tre pietre erano una diversa dall’altra, rosa, blu, e bianca. Quindi s’era persa la memoria, avevano combattuto battaglie con decine di migliaia di morti per niente, ma se si risale al primo proprietario, nella sua biografia, il Badurama ne parla e la descrive come pietra dalla luce bianca. La luce bianca si chiama <<Antonov>> e si trova in russia al Cremlino, caratura e taglio corrispondono la seconda, rosa apparteneva allo Scià di Persia sembra di origine afgana. La terza di proprietà Dell’East Indian Company che la regalò alla regina Vittoria. Da dove viene La pietra blu. A quanto pare é stata rubata in un monastero Indù, dove era venerata per la sua bellezza, Luce taglio e colore corrispondono, in seguito fu ritagliata per camuffarne l’origine e per sfruttarne la leggenda per ottenere un vantaggio economico. Ma la Reale speculazione non ebbe successo, perchè con la storia che avevano montato ne avevano accresciuto il valore, ma gli era costata la perdita di tutti i probabili acquirenti.  Naturalmente pensò subito di regalarla ad un amico che voleva annettere Il Togo, il capo di stato, era effettivamente scemo, ma le storie le sapeva! la rimandò subito indietro, contraccambiando il pensiero con un’opera d’arte TRIBALE fatta da un Maestro  mascheraio Toghese. Maschera certamente particolare, fatta con la corteccia di un bao bab pietrificato, che si diceva avesse 10000 anni, detto albero era rimasto di marmo assieme alla Foresta incantata in seguito al passaggio notturno di una donna  con il mestruo che nottetempo aveva preso una scorcatoia per il bosco. Il marmo bianco fu tagliato, lisciato, lavorato, poi fu tinto coi colori di tutti i familiari (il tipo faceva parte di una stirpe antica di tremila anni con tradizione Familiare). Esperto del lavoro, finiti i colori preparò la tinta. L’albero era nero e contorto tutto spine, dava frutti velenosissimi, unica particolarità era senza ombra. Finita di tingere era bellissima, occhi cerchiati in marmo e bocca uguale, tipico il colore nero, nero, nero, che più nero non si poteva.
Appena la vide si sentì astratta, ma la forza vincente fu la Gravitrà, sprofondò dall’ultimo piano della residenza Reale direttamente nel grande tino incoronato, nelle cantine  di casa. Si dette la colpa alla pietra che fu subito chiusa in cassaforte, per 150 anni, una volta all’anno la espongono nella tenebrosissima torre di Londra. Cercano di farle cambiare religione la vogliono protestante, per altro inpossibile, diamante disegnoperchè chi taglia la pietra le dà carattere, in più la devozione dei fedeli ha fatto il resto, Indù era e Indù rimane. Ma perchè la onoratissima corona non fa un bel gesto e la restituisce ai leggittimi proprietari (i fedeli Indù) Andrebbe tirata a mare luogo da cui probabilmente proviene visto il colore e il suo vero nome che è <<oceano di luce>>.         
La pietra ha molti significati, a Napoli si dice seccia (sfiga) o secciata (maledizione), è riconosciuta come potenza divina (la pietra di Davide contro Golia), come cosa definitiva nella lapidazione, prima pietra nella costruzioni etc, occhio che dentro la pietra potrebbe essercene un’altra, attenti a non incianparci!

Degrado in città

Pubblicato: 9 luglio 2007 da massitutor in civiltà

L’oggetto misterioso…

Cos’è questo scorcio di degrado urbano? Una discarica abusiva? Villa Salus? Un dormitorio? Al primo che indovina gli operatori del Centro Diurno offriranno un pasto completo di bustina dell’olio. Gran storia!

cos'è?!..

'' i Buchi''

Pubblicato: 9 luglio 2007 da massitutor in amicizia

zanzare

zanzare3

Vivere e ''morire'' a Villa Salus

Pubblicato: 4 luglio 2007 da massitutor in lavoro

http://files.splinder.com/17402da453d4e3433f3ade02710662ff.swf

Il 30 giugno scorso Villa Salus è stata chiusa. La struttura d’emergenza ha accolto decine di famiglie rumene in questi due anni. Sono state aiutate a trovare altre sistemazioni. Ne abbiamo già parlato in passato, ma oggi vogliamo farlo a modo nostro: con un intervista a Giuseppe, operatore di coop La Strada, che ha lavorato a Villa Salus sin dal momento dell’apertura e che oggi ha visto chiudersi una delle esperienze lavorative più importanti della sua vita. Due chiacchere per un bilancio conclusivo.
 
CIAO GIUSEPPE, PER QUANTO TEMPO HAI LAVORATO A VILLA SALUS?
Ho lavorato lì per due anni; prima avevo avuto esperienze di operatore all’emergenza freddo nel sotto passaggio di Via Marconi                                     

CHE TIPO DI LAVORO E’?
Portierato è controllo, però l’attività va ben oltre: c’è una relazione di lavoro continuo, accompagnamenti sia di lavoro che visite mediche ecc. In generale il lavoro più difficileè’ rapportarsi con loro.

LE DIFFICOLTA’ DI LAVORARE IN UN LUOGO DOVE LE PERSONE VIVONO MOLTI PROBLEMI E APPARTENGONO AD UN ALTRA COMUNITA’: CON LE SUE LEGGI E I SUOI VALORI,  DIVERSI DAI NOSTRI.
Innanzitutto sembrerà banale ma il problema principale è la lingua: perchè semplici problemi di comunicazione, in quell’ambiente, possono portare verso il conflitto. I Rom rispettano prima di tutto le loro leggi interne, i loro Capi e quindi impostare una convivenza con regole esterne è quasi impossibile.

E’ RISCHIOSO FARE QUESTO LAVORO? Il livello di tensione è sempre alto, basta uno sguardo sbagliato per trovare lo scontro verbale.

PASSARE LA NOTTE A VILLA SALUS, COSA SIGNIFICA?
Significa girare in lungo e in largo la struttura, controllare lo spazio esterno, la scala anti incendio, la camera iperbarica, i locali sottostanti insomma. All’inizio c’erano circa 300 persone e bisognava tenere gli occhi aperti. In questo lavoro eravamo aiutati dalle guardie giurate, ma la presenza di un uomo in divisa ha sempre creato problemi e tensioni.

LA COSA PIù BELLA E QUELLA PIù BRUTTA CHE TI E’ CAPITATA O CHE TI E’ RIMASTA DENTRO DA QUESTA ESPERIENZA
Il momento più difficile è stato quando mi sono trovato ad affrontare una situaziome di conflitto che coinvolgeva il loro capo carismatico il quale ha chiamato un guppo di ospiti che ho dovuto affrontare da solo, alla fine per fortuna è andato tutto bene. Preferisco ricordare i bei moenti con le loro feste, con costumi, musiche e le inmancabili grigliate a base di carne nella quale  venivamo coinvolti anche noi operatori.

E’ STATO GESTITO BENE IL LAVORO A VILLA SALUS? Dopo un periodo di assestamento con il passare dei mesi le cose si sono sistemate.

SE SI POTEVA FARE MEGLIO, COME? Sarebbe stato molto utile avere come mediatore uno di loro nei vari servizi: tante incomprensioni non ci sarebbero state.

I BAMBINI DI VILLA SALUS
Dal mio punto di vista li ho visti lasciati molto a se stessi. Giocano e crescono in grandi gruppi dove ci sono bambini di tutte le età. Inoltre vivono un’infanzia non certo facile. Vanno tutti a scuola però le condizioni di vita non sono paragonabili ai nostri bambini: per loro è tutto nuovo e non sanno neanche cosa voglia dire possedere qualcosa.

COSA HAI IMPARATO? Ho imparato a conoscere un popolo diverso da noi, gestire delle situazioni di tensione e a rischio.

LA DIFFICOLTà PIù GRANDE. Non riuscire a comunicare

COME è CAMBIATA VILLA SALUS NEGLI ANNI?
L’inizio e’ stato duro perchè non c’era comunicazione… lingua ed etnia diversa ma col passare del tempo è migliorato perchè le regole di convivenza sono state accettate.

COSA HAI IMPARATO DEI RUMENI?
La cosa che mi ha colpito di piu’ sono i processi interni: quando ci sono delle questioni scottanti tipo tradimenti, furti, separazioni, liti fra famiglie, tutto viene risolto in una specie di tribunale interno, fra famiglie, con il loro "capo" che presiede. Questo tipo di legge viene rispettata e, come nei nostri tribunali, ogni danno viene tradotto in soldi (e parecchi) a seconda della gravità del fatto. Bisogna anche dire che ho visto anche una certa solidarietà fra di loro, fra famiglie che provengono da città diverse.

SEI CAMBIATO? Sì. Ho imparato a lavorare con pazienza, perchè fra le nostre culture c’è un grande dislivello e colmarlo non è facile.