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Il 30 giugno scorso Villa Salus è stata chiusa. La struttura d’emergenza ha accolto decine di famiglie rumene in questi due anni. Sono state aiutate a trovare altre sistemazioni. Ne abbiamo già parlato in passato, ma oggi vogliamo farlo a modo nostro: con un intervista a Giuseppe, operatore di coop La Strada, che ha lavorato a Villa Salus sin dal momento dell’apertura e che oggi ha visto chiudersi una delle esperienze lavorative più importanti della sua vita. Due chiacchere per un bilancio conclusivo.
CIAO GIUSEPPE, PER QUANTO TEMPO HAI LAVORATO A VILLA SALUS?
Ho lavorato lì per due anni; prima avevo avuto esperienze di operatore all’emergenza freddo nel sotto passaggio di Via Marconi
CHE TIPO DI LAVORO E’?
Portierato è controllo, però l’attività va ben oltre: c’è una relazione di lavoro continuo, accompagnamenti sia di lavoro che visite mediche ecc. In generale il lavoro più difficileè’ rapportarsi con loro.
LE DIFFICOLTA’ DI LAVORARE IN UN LUOGO DOVE LE PERSONE VIVONO MOLTI PROBLEMI E APPARTENGONO AD UN ALTRA COMUNITA’: CON LE SUE LEGGI E I SUOI VALORI, DIVERSI DAI NOSTRI.
Innanzitutto sembrerà banale ma il problema principale è la lingua: perchè semplici problemi di comunicazione, in quell’ambiente, possono portare verso il conflitto. I Rom rispettano prima di tutto le loro leggi interne, i loro Capi e quindi impostare una convivenza con regole esterne è quasi impossibile.
E’ RISCHIOSO FARE QUESTO LAVORO? Il livello di tensione è sempre alto, basta uno sguardo sbagliato per trovare lo scontro verbale.
PASSARE LA NOTTE A VILLA SALUS, COSA SIGNIFICA?
Significa girare in lungo e in largo la struttura, controllare lo spazio esterno, la scala anti incendio, la camera iperbarica, i locali sottostanti insomma. All’inizio c’erano circa 300 persone e bisognava tenere gli occhi aperti. In questo lavoro eravamo aiutati dalle guardie giurate, ma la presenza di un uomo in divisa ha sempre creato problemi e tensioni.
LA COSA PIù BELLA E QUELLA PIù BRUTTA CHE TI E’ CAPITATA O CHE TI E’ RIMASTA DENTRO DA QUESTA ESPERIENZA
Il momento più difficile è stato quando mi sono trovato ad affrontare una situaziome di conflitto che coinvolgeva il loro capo carismatico il quale ha chiamato un guppo di ospiti che ho dovuto affrontare da solo, alla fine per fortuna è andato tutto bene. Preferisco ricordare i bei moenti con le loro feste, con costumi, musiche e le inmancabili grigliate a base di carne nella quale venivamo coinvolti anche noi operatori.
E’ STATO GESTITO BENE IL LAVORO A VILLA SALUS? Dopo un periodo di assestamento con il passare dei mesi le cose si sono sistemate.
SE SI POTEVA FARE MEGLIO, COME? Sarebbe stato molto utile avere come mediatore uno di loro nei vari servizi: tante incomprensioni non ci sarebbero state.
I BAMBINI DI VILLA SALUS
Dal mio punto di vista li ho visti lasciati molto a se stessi. Giocano e crescono in grandi gruppi dove ci sono bambini di tutte le età. Inoltre vivono un’infanzia non certo facile. Vanno tutti a scuola però le condizioni di vita non sono paragonabili ai nostri bambini: per loro è tutto nuovo e non sanno neanche cosa voglia dire possedere qualcosa.
COSA HAI IMPARATO? Ho imparato a conoscere un popolo diverso da noi, gestire delle situazioni di tensione e a rischio.
LA DIFFICOLTà PIù GRANDE. Non riuscire a comunicare
COME è CAMBIATA VILLA SALUS NEGLI ANNI?
L’inizio e’ stato duro perchè non c’era comunicazione… lingua ed etnia diversa ma col passare del tempo è migliorato perchè le regole di convivenza sono state accettate.
COSA HAI IMPARATO DEI RUMENI?
La cosa che mi ha colpito di piu’ sono i processi interni: quando ci sono delle questioni scottanti tipo tradimenti, furti, separazioni, liti fra famiglie, tutto viene risolto in una specie di tribunale interno, fra famiglie, con il loro "capo" che presiede. Questo tipo di legge viene rispettata e, come nei nostri tribunali, ogni danno viene tradotto in soldi (e parecchi) a seconda della gravità del fatto. Bisogna anche dire che ho visto anche una certa solidarietà fra di loro, fra famiglie che provengono da città diverse.
SEI CAMBIATO? Sì. Ho imparato a lavorare con pazienza, perchè fra le nostre culture c’è un grande dislivello e colmarlo non è facile.