L'altra parte del bordo

Pubblicato: 14 maggio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, politica, televisione

tvbook

Questo blog è nato anche per cercare di costruire un ponte di comunicazione fra la città e le persone che vivono una realtà di emarginazione. Un dialogo lungo la linea. La visione di questo video presentato al festival Naufragi ci da l’opportunità di ascoltare le voci di chi vive al di sopra della linea, (a partire da un "fragile" di professione come l’amico Freak Antoni) e di riprendere il dibattito che dai bisogni all’emarginazione passa dalla condivisione delle regole e dalla convivenza. Buona visione.

Dal sito di tvbook che lo ospita leggiamo che <<Il video "L’altra parte del bordo", presentato a cornice del seminario "Dimoranti e senza dimora. Frammenti di accoglienza o un progetto di coesione sociale?", si compone di una serie di interviste realizzate a Bologna volte a delineare la percezione della popolazione rispetto al problema dei senza fissa dimora…>> E su un giornale scopriamo La Storia. La “banda dei quattro” Francesca, Fabio, Barbara e Caterina e TVBook. La creatività dei trentenni porta i libri e l’ arte in tv via Internet.
Portano la cultura su Internet dove hanno realizzato un sito-tv che racconta di libri, spettacoli musicali e film. Sono quattro ragazzi, rigorosamente due uomini e due donne perché si sa che le quote sono d’obbligo, appena trentenni. Ovviamente non guadagnano quasi niente. Ovvero: ecco la conferma che Bologna, lungi dall’essere una città in declino, è semplicemente una città dove tanti cervelli creano novità che, semplicemente e drammaticamente, faticano però a trovare chi abbia il coraggio di investire su di loro. Tradotto: se sei giovane e vuoi sfondare devi arrotolarti le maniche e soffrire. Olio di gomito e suole di scarpe consumate è l’ unica ricetta. Questa è la storia di Francesca, Fabio, Barbara e Caterina che da oggi terranno a battesimo TVBook, l’unica tv italiana via Internet completamente dedicata alla cultura. Collegandosi all’indirizzo Internet
www.tvbook.tv è possibile assistere alla presentazione telematica di libri o alla visita, sempre virtuale, di apprezzati musei “non tradizionali” come quello realizzato dal noto scenografo Basile nelle Marche e dedicato alle scenografie dei film di Scorsese. <<TVBook dà voce e immagine a editori, librerie, autori, enti e organizzazioni culturali, ma anche a professionisti del mondo dell’arte, del cinema, teatro e della musica, a tutti coloro che vogliono portare la cultura al di fuori degli spazi che tradizionalmente le sono destinati a darle una veste più dinamica e moderna, più originale e innovativa>>, spiega Francesca Casadei, la “portavoce” del gruppo che racconta come dopo qualche anno di gestazione e di incontri importanti (tra gli altri Marco Travaglio, Matteo Bortolotti, Giancarlo Basili) i giovani abbiano deciso di lasciare questo progetto. <<Per ora è come se lavorassimo gratis: i committenti ci pagano il rimborso spese per gli spostamenti che dobbiamo fare. In futuro – spiega Casadei – speriamo di avere rapporti sempre più forti che con gli enti locali perché ci sono tante iniziative da realizzare e da pubblicizzare>>. Il motto della “banda dei quattro” di TVBook è molto semplice: cultura e turismo non sono solo ombrelloni aperti e presentazioni di libri sulla spiaggia. <<Sì, pensiamo che si possa fare molto meglio e il nostro impegno c’è: ci siamo istituiti come Associazione Culturale e abbiamo incominciato a muoverci nelle librerie, presso gli autori e i personaggi della cultura italiana, realizzando servizi che mettiamo in onda con l’intento di diffondere quanto più possibile ciò che c’è, ma che non sempre è visibile, nell’ambiente artistico – letterario del nostro paese>>, incalza Casadei. Un primo passo, in attesa di veder riconosciuti dal mercato e dagli enti pubblici i propri lavori.

commenti
  1. analkoliker ha detto:

    Ci mancava solo il Festival delle fragilità metropolitane,a quando il commissario speciale per l’emergenza fragili?
    Pu…ttana di mia madre ma perchè non avete intervistato anche me?Forse meglio così vi avrei mandato a fare in cu…lo.
    Quello che non si sopporta è che a raccontare i poveri sono quelli che lavorano nel pubblico, e mi riferisco alla consulta, lo stesso pubblico che fallisce ogni giorno sulla questione senza dimora.”Borderline” dice quel signore.Ma vallo a dire a qualcunnaltro.Inascoltabile, con tono da prete di campagna di sinistra degno solo di una pubblicità per i biscotto del mulino bianco.
    Parlano dei senza dimora come se fossero le tartarughe pezzate della California, sono qui i senza dimora per strada ed in affitto, che bisogno ho io di sentirmeli raccontare da da questi culi piatti.Basta guardarsi attorno per farsi un’idea, e si ha abbastanza coraggio da rivolgergli la parola potrebbero raccontarsi loro: i senza dimora, senza l’intermediazione di una consulta del Ca…zzo.
    La vecchia burocrazia del benessere,assurda!
    Lasciateci stare, fate una colletta e fatevi un filmino, e isoldi per reggere una struttura come la consulta investitela in borse lavoro, mense e integrazione.Cazzo abbiamo il mondo povero che cerca di entrare in casa nostra e voi in cambio gli offrite un film, dei libri e delle profonde e sentite riflessini si “Fratelli borderline”.
    Sono in imbarazzo per voi.Lasciateci stare, che forse semza di voi riusciamo a svoltare.
    Bruccoleri Stefano

  2. massitutor ha detto:

    ps. Ci tengo a precisare che il video non è stato prodotto da me o da nessuno di Asfalto… non ce ne appropriamo dunque, ma speriamo di fare cosa utile proponendolo qui. Dovrebbe essere scontato…ma Non si sa mai: visti gli esiti di cui sotto.

    pps. Con i temi portati da questo video dovrebbe nascere un dibattito un po’ più interessante di quello del post precedente. Almeno spero.

  3. soylu ha detto:

    eh eh …Stefano non si smentisce mai…mi ricorda troppo Victor,ciao Max! Ma poi non sei passato alla mostra mannaggia a te! ciao da Lucia.

  4. massitutor ha detto:

    Ciao Lucia. Hai ragione: non ce l’abbiamo fatta a venire da voi e mi dispiace. Non cerco scusanti: semplicemente stiamo attraversando un brutto momento come cooperativa. Passerà… e tornerà il tempo dei begli incontri… e forse sarà possibile tornare a ridere di gusto. Abbracci.

  5. anonimo ha detto:

    Ma pu… ttana della loro madre! Madre di chi? Boh!
    insomma è vero. che ognuno se li risolva i problemi. e soprattutto che non chieda soldi per risolvere quelli degli altri quando non sa nemmeno risolvere i propri. ognuno pensi ai propri. ma porca di quella pu… ttana della madre de figliolo santo, ma di cosa si sta parlando mi chiedo sarcasticamente?
    idee confuse. senza dimora. dipendente. fanca**ista. immigrato. lavoatore fallito. uomo rimasto solo alla fine di un matrimonio.
    le tipologie sono tante. i problemi diversi. le risposte dovrebbero essere altrettanto diverse. così come le denominazioni delle persone, tanto per evitare una facile classificazione di tutti quanti entro un’unica classe di “senza dimora” facilmente abbinabile alla tanto declamata politica della sicurezza. una maggiore criticità sulle diversità delle persone. più obbettività sulle stesse. più risposte mirate e diversificate, non eviterebbero forse risposte tipo quel tipo che conclude facendo il segno della croce mettendo tutti in una bara?
    Risposte scontate. Risposte meritate. Fa male sentirle ma fa male soprattutto perchè si sa che sono meritate e cercate proprio a causa del qualunquismo con cui si opera.
    Non mi piace ma non ci posso fare niente. in fondo sono anch’io uno di loro. uno per caso finito in strada, uno che fatica a recuperare il pane per sfamarsi, uno che tra un’illegalità e l’altra, tutto sommato riesce pure a fare la bella vita, uno che è come quelli che si sente dire “non hai voglia di fare, se avessi voglia di fare non saresti n questa condizione, te la sei cercata”. bevevo, mi facevo le pere, ora seppur distrutto ne sono fuori, fortunamente una carriera veloce, non so per qual grazia di dio, fortunatamente mamma mi ha fornito anche grande intelligenza, e riesco sempre a usufruire di cose a sbaffo, riesco a fare la vita da pascià, rieso a non sembrare quello ch sono, riesco a mentire così bene che a volte mi sembra di mentire anche a me stesso.
    ogni tanto vorrei morire per lasciare il posto che occupo n questa società che continua a etichettarmi senza darmi una reale possibilità perchè non rientro nei canoni di bimbo pulio bello e perfetto che vorrebbero. vorrei davvero morire e lo sto aspettando. lascio passare il tempo. e quando il giorno arrverà allora chissà, magari da lassù potrò divertirmi a sentire le voci di chi molto gentilmente e teneramente mi manderà saluti tristi “oh, poverino, ora è morto, on avrà proprio più modo di riprendersi, ma forse è meglio così, chissà che ora finalmente non abbia trovato la sua atabilità…”

    va bene, ora vi saluto perchè il tempo a mia disposizione sta per finire.

    un saluto affettuoso da uno che quando può vi segue con simpatia,

    Sergio

  6. kaberlaba ha detto:

    Stefano a proposito di……..fortunamente una carriera veloce, non so per qual grazia di dio, fortunatamente mamma mi ha fornito anche grande intelligenza, e riesco sempre a usufruire di cose a sbaffo, riesco a fare la vita da pascià, rieso a non sembrare quello ch sono, riesco a mentire così bene che a volte mi sembra di mentire anche a me stesso….Stefano, guarda che quello che hai scambiato per un prete è il tuo fratello, più intelligente e paraculo di te, Freak Antoni degli Skiantos……..fortunamente una carriera veloce, non so per qual grazia di dio, fortunatamente mamma mi ha fornito anche grande intelligenza, e riesco sempre a usufruire di cose a sbaffo, riesco a fare la vita da pascià, rieso a non sembrare quello ch sono, riesco a mentire così bene che a volte mi sembra di mentire anche a me stesso….

  7. analkoliker ha detto:

    Freak Antoni degli Skiantos rappresenta se stesso.Non voglio essere rappresentato da lui, che si racconti pure e ci mancarebbe.Ma la questione non è lui ma il questa giostrina assurda della consulta, e invitare uno”schiantato” non la legittima o assolve.
    La critica è rivolta a questo modo di “Raccontare le Povertà”.
    MaX se non fossimo amici ti manderei a fare in cu..lo, te e la tua moderazione da animatore parrocchiale, ma sei un amico e allora Desisto.

  8. ginevro ha detto:

    La sapienza non può essere trasmessa, deve crescere con te mano a mano che accumuli esperienza.

  9. massitutor ha detto:

    Da moderatore parrochhiale che sarei..tento di aprire una discussione, una cucina di idee ed opinioni. Un intervento come il tuo Stefano, lo sai, è benvenuto e me lo aspettavo; dici che -La critica è rivolta a questo modo di “Raccontare le Povertà”.- ma una cosa fondamentale che non hai capito (secondo me) è proprio questa: questo video non racconta di certo la povertà! Ma il punto di vista delle persone che questa realtà non conoscono, o conoscono solo da lontano. Per noi è importante: è un viaggio nell’esotico se vuoi ma è la metà della strada con cui dobbiamo dialogare e che dobbiamo capire. Ma cosa…le scopri adesso certe idee che hanno le persone sulla gente di strada?
    Ma ho capito: tu ce l’hai con il convegno, gli esperti, i professori…ok Comunque contavo sulla tua presenza a questo FEstival (al quale ti avevo invitato)…in effetti il dibattito non c’è stato, ma chissà: poteva succedere qualcosa di diverso.
    Se credi puoi anche mandarmi affanculo… ma solo come tutor.
    Ciao

  10. anonimo ha detto:

    Per quanto riguarda le interviste della gente sui senza fissa dimora vorrei dire alle persone la mia opinione di un senza fissa dimora che tante persone non possono giudicare non conoscendone le difficoltà di una persona che fino a qualche mese fa la dimora ce l’avevo e posso dire di chi ne parla male dei senza fissa dimora che vorrei vedere loro se sarebbero bravi a fare un certo tenore di vita che non è tanto facile da affrontare e pensare ogni mattina iniziare la giornata cosi tanto difficile vorrei dire alla gente che pensa in negativo che ogni giorno ci sono tanti barboni come ci chiamano loro che non stanno con le mani in mano ma si vanno ha cercare il lavoro e non solo perché devi vedere come impostarti la giornata per poter sopravvivere che non e facile.
    Cosa dire dell’e opinioni direi ha tante persone di provare ha fare questa esperienza d’ella strada e dopo mi dica ha cosa ne pensa e proprio tutto falso quello che viene detto nel video io direi di si perchè la gente non sa cosa si provi perchè non ci sono mai passati e non lo possono capire.
    orazio

  11. analkoliker ha detto:

    In effetti aspettavo che mi nivitassi, ci eravamo lasciati di è reicendoci che se per il quattro avevate im mente qualcosa di farmelo sapere che sarei venuto a sostenervi,ma non è arrivato nulla.Poi comunque conoscendomi magari non sarei venuto, ma questa è un’altra storia.
    E poi certo che ce lo con questa consulta assurda.Ci sono bisogni che anno bisogno di risposte immediate, un invalido non puo dormire in macchia per dei mesi perchè lo hanno sfrattato, oppure altre storie drammatiche che conoscete benissimo.Allora perchè sta cazzo di consulta non parla di questo, e della qualità dei servizi.Ultima cosa, e la dice un mangia preti “Meno male che ce la Caritas” insieme a poche altre organizzazioni danno risposte rapide senza farti la Pippa su Dio i Santi e la Madonna.Dio se vorra si farà sentire lui se ne avrà voglia, ma intanto questi cattolici troppo spesso malraccontati, rispondono subito e con una qualità nel servizio, che il Pubblico si sogna.

  12. anonimo ha detto:

    bhé Analkoliker, scusa tanto se intervengo, ma perchè non chiedi quanti soldi ci stanno nelle casse della chiesa e quanti nelle casse del sociale? e chi ci mette quei soldi se non lo Stato conservatore? Pensaci e vedrai risolte le tue domande sul perchè i cattolici sono sempre pronti a risolvere tutto per primi, giustificando così la loro morale ben pensante e perfetterrima.

  13. analkoliker ha detto:

    Si si hai ragione, ma io parto dal punto di vista di chi sta in strada e cerca risposte celeri rispetto ad un pasto ed a un letto.Questo è il punto di vista di Analkoliker.Poi la tua riflessione possiamo anche farla, ma a quelli che stanno in strada servono risposte rapide e dignitose.Questo il pubblico non lo fa.Io in strada ci sono stato e ho trovato solo la Caritas, il Gruppo Abele e un privato: Massimiliano Salvadori.Il pubblico mi ha offerto solo terapie farmacologiche e burocrazia.
    Poi il tema che sollevi è molto interessante e meriterebbe di essere dibattuto, ma temo che non riuscirà a snellire le risposte del pubblico rispetto alle povertà.
    Ps firmati sarebbe carino.
    Bruccoleri Stefano

  14. kaberlaba ha detto:

    I preti danno una risposta
    il Gruppo Abele un altra
    Piazzagrande un altra
    Massimiliano un altra
    Stefano un altra
    Cooplastrada un altra
    i Servizi un altra.
    Strada facendo, il convegno triennale organizzato dal Gruppo Abele a proposto l’ RMI , reddito minimo di inserimento ,e la carta dei diritti nazionale, una spece di tessera socio sanitaria per i disagiati, che schivi le pastoie burocratiche regionali ( per capirci, chi paga cosa e per chi) la chiesa non ha questo problema, non distingue tra residenti e non.
    Visto che tra gli scriventi c’è una vasta esperienza, perchè non rischiare qualche proposta?

  15. analkoliker ha detto:

    Trovo sempre interessanti i tuoi interventi.Certo sarebbe bene cominciare ad immaginare delle risposte, ma si parte da quello che c’e e questo va raccontato, la latitanza e l’inefficenza,la scarsa motivazione.Poi sono assolutamente daccordo, purtroppo io parto sempre dall’assolutamente personale e non perche sono un narcisista bipolare, ma perchè se ci si lega troppo ai grandi sistemi si corre il rischio di dimenticare da dove siamo partiti, e cioè un invlido costretto a dormire in macchina per dei mesi o una giovane madre a cui il giudice per i minori sottrae una figlia perchè dorme in furgone.Gli tolgono una figlia invece di dargli una casa.
    Un caro saluta
    stefano

  16. analkoliker ha detto:

    Riguardo alla proposta ti confesso che fatico ad orientarmi ed a gestirmi,credo anche che ogniuno debba fare le cose che meglio sa fare, io mi sono appassionato nel raccontare dal mio punto di vista quello che vedo, dunque posso continuare a contribuire con questo, e continuare a portarlo in questo spazio, convinto che possa contribuire a cambiare le cose.

  17. anonimo ha detto:

    Sì, scusa Analkoliker, in effetti mi sono dimenticato di firmare il commento 12, sono Sergio, lo stesso Sergio del commento numero 5.
    Vorrei chiarire, sono anticlericale per eccellenza, e per questo esprimo il mio dissenso davanti alla solita morale benpensante e al fatt che la CHiesa sia sempre lì pronta a risolvere tutti i problemi e poi via con la solita morale.
    Però il problema non è la Chiesa, in fin dei conti loro hanno un pensiero e quello portano avanti, se a me e alri non piace questo è un problema mio e sono libero di non accettare alcun aiuto da parte loro, altrimenti se lo accetto sarà perchè ne ho bisogno e per tale motivo farò buon viso a cattivo gioco e manderò giù tanti rospi adeguandomi a pensieri che non mi piacciono ma mi risolvono urgenze.
    E’ normale, come sostiene Kaberlaba, che ci siano tante risposte diverse, tanti enti, tante proposte, tante possibilità di poter risolvere i propri problemi.
    Quello che mi innervosisce non sono le risposte degli altri, ma piuttosto l’appoggiarsi continuo a un’istituzione cattolica da parte di uno stato laico, perchè se nel sociale ci sono tanti guai, tante liti, è anche per mancanza d coordinamento e fondi adeguati che portano alla stanchezza dei lavoratori con conseguene menefreghismo degli stessi. Ma non si tratta di trovare dei colpevoli all’interno, si è tutti parte di una rete, e come ci sono persone con bisogni diversi, così ci sono gruppi diversi che propongono i propri metodi. Mi dà fastidio, molto, non lo sopporto, non sopporto la chiesa, ma su una cos hai ragione, è quello che c’è. Ora sta a me, a te, e alle altre persone che ritengono d’aver bisogno di un servizio, decidere se accettare quello della chiesa oppure no.
    Se lo accetti, da un lato sarà perchè non hai altra soluzione, ma se proprio ti fa schifo e lo detesti, perchè non ti rimbocchi le maniche per fare in modo di non dover più aver bisogno di quel servizio e quindi non dover più andare a chiederlo?
    Pensaci.
    Certo nemmeno io ho grandi proposte da fare. Ormai mi sono competamente isolato e me la cavo bene da solo. Forse se ritornerò nella giungla cittadina non sarò capace di sopravvivere.
    Forse dei residence non sarebbero male, piccole stanze con bagno e cucina in comune, più una sala TV e una sala multimediale-salotto… ma certo con servizio di portineria, non tanto ad accesso controllato, ma piuttosto con soggiorno controllato. Attività varie all’interno del residence, grande struttura a più piani, con servizi di orientamento, aiuto, bassa soglia ma non solo, anche alta, no perchè chi l’ha detto che de senza dimora non possano avere o essere in grado di parlare o interessarsi di qualcosa di più alto culturalmente?
    Certo la struttura costerebbe tanto, per non parlare poi dell’ingente numero di operatori. Costi veramente alti. Lotta fratricida per l’appalto, dispute interne, ecc. ecc. solite storie.
    Quindi non finirà mai.
    Direi che l’unica soluzione è che ognuno pensi a sé si rimbocchi le maniche per non dover più chiedere aiuto a nessuno, l’arte dell’arrangiarsi, del non chiedere, del non lamentarsi, del non parlare, l’arte del silenzio, l’arte della massoneria!!!
    Ciao.
    Sergio

  18. analkoliker ha detto:

    ROTOLI DI MERDA FURIBONDA MI SEPARANO DAL PARAFDISO

    (Mauro)

  19. massitutor ha detto:

    Mi piace questo scambio di idee…e avrei voluto sentire qui le opinioni di chi lavora giorno dopo giorno e dopo notte, ma tant’è.
    Leggo di rimboccarsi le maniche, di costruire qualcosa di alternativo, dare risposte, in qualche modo: diventare servizio… Bello, sì interessante, forte.
    Ma allora se le persone ai margini non fossero in ginocchio, nel fisico e nel morale di cosa staremmo parlando? Lungo il bordo è la solitudine, la resa, la sconfitta e l’impotenza.
    La risposta spesso è l’assistenzialismo, sia di stampo cattolico che statale. Al Centro diurno vedo persone che vengono a chiedere un pezzo di pane ogni giorno, da mesi, da anni. Quel panino cos’è? Un aiuto? Un’opportunità no di certo.
    Credo che quello di cui dovremmo parlare è la cronicità.
    Argomento che a Cooplastrada tocchiamo ogni giorno; da poco abbiamo cominciato a vederla e spero che presto diventi il tema principale della nostra azione e del nostro pensiero.

  20. anonimo ha detto:

    l’assistenzialismo è parte importante di un servizio, l’urgenz primaria che ti permette di scambiare 2 parole e acquisire la fiducia di qualcuno, però poi ci dovrebbe essere la possibilità per le persone di godere di uno spazio dove poter fare altro, senza per questo istituire sempre servizi ad hoc, corsi, orientamento, ecc…. ma uno spazio chiamiamolo multimediale dove ognuno possa fare un po’ di tutto, a seconda della voglia, del momento, degli scazzi quotidiani, uno spazio dove tu possa trova il pezzo pane e chiudere il buco allo stomaco, l’eventuale spazio pulito e disinfettato per farti in maniera sicura, ecc, solite cose, e poi non so, computer, libri, giochi, giornali, studi su diversi livelli di temi diversi, costruzioni varie, laboratori vari, ma anzhe indivduali, più che altro un grande spazio con una grande quantità di materiali, e poi non grandi operatori specializzati, ma operatori tuttofare che quantomeno siano in grado di mantenere intatti i vari materiali, tenere ordine, sappiano fare un po’ di tutto, sappiano parlare con la gente una volta dato il pane, e poi, se uno resta a fare 2 chiacchere bene, se uno fa altro e un giorno deciderà autonomamente di crearsi un percorso alternativo per uscire dalla cronicità, bene, se uno viene solo per pane, bene altrettanto, solo quello avrà perchè quello vorrà, quando vorrà la relazione e il cambio sarà lui a cercalo… però è lo spazio che ci vuole, a soprattutto UNO SPAZIO ATTREZZATO, STRUMENTI ADEGUATI, PULIZIE, IGIENE,OPERATORI DEGNAMENTE PAGATI, OPERATORI SUFFICIENTI, CONTRATTI DEGNI… senza tutto questo parleremo sempre e solo di buchi di emergenza e di Chiesa moraista, quindi in sostanza restiamo sempre su uno stesso punto: dove sono sti benedetti cazzuti sldi? Risposta: Dove nessuno li può raggiungere, perchè una raggiunti cambia il punto della meta!

    Sergio

  21. kaberlaba ha detto:

    In medicina la cronicità è un equilibrio tra disturbo o elemento patogeno e le reazioni dell’ organismo ospitante.
    Puo prevedere delle terapie mediche, ma anche no.
    Il superamento della cronicità verso la guarigione una volta portava ad un uso scellerato delle terapie con frequenti esiti infausti.
    Oggi l’obbiettivo di cronicità/equilibrio è considerato fondamentale.
    Basaglia 30 anni fà propose questo tema in psichiatria, ponendo il problema dell’ organicità sociale delle devianze.
    Al convegno di Trieste per il trentennale delle Leggie Basaglia (l.180) alcuni parlavono delle cooperative sociali,e dell’associazionismo, come territori di abitazione delle diversità.
    I sevizi al disagio devono essere “assistenzialismio” o “assistenza”?… tanto per cominciare da qualche parte.

  22. analkoliker ha detto:

    a proposito di proposte, non tutti sanno che sono un appassionato uncinettaro, si uncinetto e rotolo di lana.catenella, maglia bassa, maglia alta, fino ad arrivare a farsi una coperta o un berretto per l’inverno.
    insomma non appena mi organizzo mi piacerebbe venire a bologna per fare un laboratorio di incinetto.Ovviamente come proposta sostitutiva ai farmaci altrimenti dove starebbe la novità.C’e un mondo inesplorato fra le maglie di un cappello, e dico sul serio.
    bruccoleri stefano

  23. massitutor ha detto:

    Sergio… non ci conosciamo di persona vero? Mi piacerebbe fare due chiacchere, insieme a tutto il gruppo, perchè non ti fai un giro in via del porto? Fammi sapere (se vuoi scrivi a viadelporto@gmail.com), ciao.

  24. massitutor ha detto:

    Kaberlaba dice: I sevizi al disagio devono essere “assistenzialismio” o “assistenza”?…
    Beh sicuramente l’assistenzialismo contiene nel nome stesso un’accezzione negativa: un sistema che esiste in quanto esistono gli assistiti e non serve che a se stesso.
    Ma anche l’assistenza è una sola parte dell’emancipazione e del lavoro sociale. Credo che quello che possiamo fare (come coop la strada intendo) è riuscire a produrre OPPORTUNITA’.

  25. simpit ha detto:

    Max! con Sergio hai suonato insieme qualche giorno fà in piazza maggiore!!(è il cantante)

  26. anonimo ha detto:

    Mah è un discorso ormai trito,meglio l’uovo o la gallina, meglio aver i soldi per comprarli tutti e due. Credo che non bisogna più parlare di massimi sistemi. Se io ho fame, sono malato e ho freddo non ho bisogni di lavoro ,ma di mangiare ,dormire, curarmi. Fino a quando si cercheranno macrocategorie sulle quali impostare l’aiuto alle persone si rischierà sempre di avere risposte per qualcuno e per altri no.Il centro del problema ,il punto di partenza è la persona e ogni persona ha bisogno di un lavoro diverso, capisco che è più semplice, avere tabelle con con risposte valide per tutti, purtroppo però non funziona. Uscire da queste situazioni è un atto faticoso, epico,l’aiuto dovrebbe allegerire questa fatica, accompagnare la persona con iniezioni di fiducia, spesso tradita,cercare di indicare nuove motivazioni di accompagnare verso nuove realazioni. La difficoltà dell’aiuto va di pari passo con la difficoltà di uscirne e non bastano delle formulette generali per aiutare. L’operatore ha una responsabilità enorme, perchè deve prima di tutto capire come è fatta la persona che ha davanti. In questi giorni si è parlato di arte come veicolo di uscita da un percorso negativo, molte volte funziona perchè lavora sulla persona come dovrebbe fare un operatore, un educatore, un psicologo, dà un immediata iniezione di fiducia e lavora nel tempo . E poi parliamoci chiaro tutto questo non prescinde dalla persona, noi possiamo aiutare chi ha deciso di farsi aiutare, o possiamo cercare di invogliare chi non ha deciso. Insomma il protagonista di questa storia non è il servizio o l’operatore ma la persona, e fino a quando si daranno risposte confezionate, come i pasti del centro diurno, saremo sempre qui a chiederci qual’è la risposta migliore tra le peggiori. La parola comunque che continua piacermi anche se è stata abusata è autoaiuto, cioè aiutare le persone a vedere a sentire, chi tocca il fondo perchè dovrebbe risalire? perchè la vita è bella? cazzate! La risposta non è nei libri ma dentro quella persona,ecco allora che più che operatori ci vorrebbero degli eslporatori, con spirito avventuroso e fisico d’acciaio. Ormai lo sapete sono anni che vivo intorno a questi problemi come voi, ma ogni volta bisogna ricominciare daccapo.
    Massimo M

  27. massitutor ha detto:

    Mah Simpit: ho modo di pensare che non sia il Sergio che conosciamo. Non è che tutti i Sergio sono il nostro cantante… che poi adotta magari un nome d’arte…
    Ciao

  28. massitutor ha detto:

    Massimo Macchiavelli ci porta alcuni elementi importanti: ripartire dalla persona (in senso allargato) e diventare Esploratori: ottima intuizione credo. Esploratori dunque di che cosa? Di motivazioni, di risorse, di ragioni per cambiare.
    In effetti è vero che se ci si ferma alle strutture, alle soluzioni che si possono offrire il discorso è molto limitato. In effetti bisogna lavorare di più sulla persona: perchè a volte ci troviamo davanti a situazioni di elevata assistenza e recupero:
    casa comunale
    lavoro
    indipendenza
    affrancamento dai servizi
    parziale recupero dei rapporti affettivi
    …eppure i problemi rimangono: le compulsioni e le dipendenze non si fermano. Allora c’è qualcos’altro da capire. Però, come dice Massimo, questo non può avvenire senza un patto forte e chiaro con la persona.

  29. simpit ha detto:

    Mi piace molto Macchia quando parla di autoaiuto,inevitabilmente mi riporta alla straordinaria esperienza vissuta insieme con Piazza grande,
    motore di energie e voglia di fare
    e ricostruire la propria vita riscattarsi partendo da uno spazio quasi autogestito come il capannone di via libia,la straordinaria energia che si produceva condividendo fatiche,
    dolori,gioie,sconfitte insieme,sapendo che tutte le persone che avevi intorno erano come te e con la voglia di riscattarsi e liberarsi dalla umiliante condizione vissuta insieme ogni sera seduti a quei tavoli nel dormitorio Beltrame a guardarci negli occhi ogni sera sconfitti chi per un motivo chi per un’altro dalla vita,
    e scoprire che in fin dei conti non eravavamo quello che pensavamo di essere di fronte a un piatto di pasta offerto dalla caritas, la voglia di uscire con le proprie forze dalla
    assuefazione del buono pasto in via del porto e il letto al Beltrame è iniziata proprio dopo aver conosciuto
    le attività dell’associazione.E non è un caso nemmeno che in un contesto simile è nata pure la cooperativa La Strada.La città questa esperienza lo ha valorizzato e riconosciuta,eppure mi sembra che ancora oggi a tutto questo, le amministrazioni comunali sembrano indifferenti .

  30. massitutor ha detto:

    Con Simpit abbiamo parlato spesso di questa sua (e non solo sua) passione straordinaria per il passato, per la storia di Piazza Grande e coop la Strada. E’ un pezzo di vita straordinario, che tra l’altro condivido per un lungo periodo, che inoltre farà sempre parte dell’identità delle persone che l’hanno vissuto… ma ogni tanto non ti (vi) sembra un po’ di esagerare?!
    Cioè voglio dire: non sarà che era tutto più bello perchè avevi una quindicina di anni in meno?!
    Ed oggi? Sali sul palco, in Piazza Maggiore, a suonare con una vera band di gente di strada e non trovi di meglio da dire che… sarà per la prossima volta…?
    Goditi la vita che scorre caro amico!
    Lo dico con affetto. A tutti NOI.

  31. simpit ha detto:

    Mi stai dando del lei, cribbio! cmq i continui riferimenti a quell’esperienza perchè è il perfetto esempio dell’esatto contrario dell’assistenza e dell’assistenzialismo quindi sganciamento dai servizi ecc. ecc. Poi nn capisco nemmeno i riferimenti all’età, uè guagliò io sò giovane mica son salito sul palco con il bastone!E poi ti dirò che ho detto giusto sì invece sarà per la proxima volta che suoneremo meglio sicuramente non mi accontento no!Poi francamente interessava poco che avessero l’origine controllata di strada o no, in quel momento mi interessava solo che avesse voglia di suonare e divertirsi con un buon sano rock.P.S.(cosa ti fa sembrare che non mi godo la vita!?!)

  32. massitutor ha detto:

    non ti sto dando del lei…cribbbbbio! Ma avete dei problemi con la parola scritta?!
    Sei andato da dio sul palco figurati!
    Dico così perchè sei un po’ passatista: nel senso che vedi positivo solo all’indietro… anche se poi col tuo entusiasmo del presente comunichi che invece hai ancora voglia di fare eccome! E mi fa piacere. Molto.

    Emanciparsi dall’assistenzialismo…. Dai servizi…. mmmm….
    Siamo sicuri che abbia fatto poi così bene alla gente di Piazza Grande, Coop La Strada? Mah è un argomento tabù e servirebbe più di un post per parlarne.

  33. simpit ha detto:

    Si forse è meglio che prepari un post su questo argomento,soprattutto perchè esprimi dei dubbi .Io ho creduto molto nella ns mission, come in tutte le cose ci sono i lati negativi che andranno migliorati certamente, ma non distrutti.Come avrai certamente capito tutte le volte che si parla del passato e dei loro protagonisti mi incazzo quando si cerca di sottilizzare, perchè secondo me è con le esperienze del passato e l’intrigante realtà del presente che si costruisce il futuro.

  34. anonimo ha detto:

    In effetti il discorso non voleva certo puntare su delle macrocategorie, è ovvio e limpido, almeno per quanto mi riguarda, che gli interventi di aiuto vanno strutturati sulle persone e che le persone sono tutte diverse, è altrettanto ovvio che per fare questo c’è bisogno di una fase di screening della persona assolutamente fondamentale, una sorta di “esame di ingresso” (poi si può discutere dei vari mille modi di fare questo screening, delle tempistiche, ecc.), poi si lavora su due momenti, quello dell’assistenzialismo e quello dell’assistenza, che non vuol dire che se ce n’è uno non ci deve essere quell’altro e viceversa, sono complementari, proprio a seconda delle persone e dei loro “problemi” o difficoltà, dei loro momenti, perchè poi parliamoci chiaramente, non è che ci sono persone che hanno dei problemi cronici cronici, io preferirei parlare di persone che attraversano momenti, per tutta una serie di vicissitudini (che ovviamente fanno parte della fase di screening iniziale delle persone), non è che le persone son fatte di cemento armato e non vengono intaccate dai fattori esterni, e qui magari intervengono gli psicologi a dire che le persone sono deboli se si fanno influenzare e allora hanno dei problemi, chi ha dei problemi penso siano più che altro gli psicologi che non fanno altro che cercare problemi negli altri, sono così bravi a trovare anche problemi inesistenti che forse non hanno ancora capito che i vari malati sono loro, o forse non hanno capito come poter affrontare le difficoltà della vita…

    Sì, insomma, ora sto facendo un po’ di confusione, volevo solo ribadire il fatto che non volevo certo parlare di macrocategorie o fare discorsi vecchi e triti, ma semplicemente che di tutto c’è bisogno, di diversi tipi di intervento, proprio per la complessità e la varietà delle persone, questo è forse il più difficile, e soprattutto il più difficile è avere a che fare con persone che ragionano troppo con i libri e poco con le persone, poco con la vita vissuta, e che poco vivono…
    Non dico che tutti debbano passare da una qualche frangia del disagio per capire come aiutare qualcuno ad uscirne, ma certo se non sai cosa vuol dire avere fame, come fai a decidere che pasto darle, se non sai cosa significa essere in astinenza o essere fatto, come fai a dire di che cosa ha bisogno una persona che ti si presenta davanti? Solo col libro? Mah… scettico, sono scettico!
    Certo poi mi rendo conto che ragionando come si ragiona si finisce per avere o un intervento o l’altro, o assistenzialismo o assistenza, tanti questionari, tante domande, tanti progetti, tanti materiali, tante relazioni, si cercano di fare tanti screening per poter scrivere dei libri e cercare nuove soluzioni, nel frattempo se hai fame ti si dà da mangiare e se sei fortunato un posto letto, se ne hai voglia riuscirai anche a trovare un lavoro, ma quello che manca sono i mezzi per farti fare il passo dall’assistenzialismo all’assistenza. Parlo proprio in termini economici e strutturali, ci può anche essere la brava personcina che crea una bella relazione con la persona, che la capisce a fondo, che la riesce a spronare, ma poi? Che ti dico, devi fare questo, e come lo faccio? E gira… dove? come? Ad esempio, quanto si può spronare una persona con un computer? Quante cose si possono inventare, quanti interventi? bene, ti sprono, ti invoglio, poi però i computer sono pochi, e quei pochi sono vecchi, funzionano poco, sono lenti, ecc. Oppure, ti invoglio a fare qualcosa per te, un laboratorio artistico, bene, che bello, esprimiamoci, dove? In che spazi? gli spazi costano, gli spazi sono da raggiungere, come li raggiungo? con i mezzi, quali mezzi, chi ha il biglietto dell’autobus, chi ha una bicicletta, e una volta che dovessi arrvare sul posto, materialmente, a parte qualche fantastico operatore che mi capisce fino in fondo, su quanti e quali materiali posso contare? di che qualità?
    praticamente è come dire… sì, io ti sprono, però arrangiati, perchè poi io non so cosa fare, insomma, “hai freddo? Bene, tieni una coperta e un maglione, adesso però trovati un posto in strada perchè un letto non c’è!” bene, grazie, mi hai spronato, ma ora io che sto male e vorrei uscire dalla mia situazione, come ne esco se sto sempre in mezzo a una strada? Sono al caldo in mezzo alla strada, ma sto sempre in strada, non so.
    Vabbé, forse è per questo che ho deciso di starmene sui monti e non mescolarmi più con certa gente, tanto non cambia niente.
    Mi godo la vita, quello che mi resta, se mi resta, fino a che mi resta, e poi, chissenefrega…

    Firmato: io… Sergio… nome d’arte!

  35. anonimo ha detto:

    E’ tutto giusto quello che dici, non sono daccordo con tutto l’elenco di ovvietà che fai. Non è così ovvio che il centro del problema è la persona, o meglio è ovvio per alcune filososfie di lavoro ma non per la maggior parte, per conquistare la dignità di persona pensante ad un sert per esempio deve passare molto tempo, tempo durante il quale sei analizzato al microscopio, e poi forse incontri la persona più sensibile che ti guarda in faccia e cerca di capire che razza di agglomerato di casini sei. E’ chiaro che io non posso andare in strada, trovare uno che ha freddo e fame e dirgli” ehi fratello vieni a suonare con me, esprimiti che ti salvo”. Prima dovrò risolvere i suoi problemi immediati e poi potrò cominciare a chiedergli di guardarmi con un pò più di fiducia.I suoi problemi immediati li risolvo sopratutto per me, per poter avere la sua fiducia e poter cominciare a parlarci. Quale sert ragiona così, c’è un elenco di risposte finite le quali tu diventi cronico. Ho visto persone aspirare ad una borsa lavoro per due o tre anni, e persone starci due o tre anni senza cambiare di una virgola, senza avanzare di un passo. E così è solo un casino. Forse gli operatori alla pari possono essere un passo avanti, ma anche qui bisogna fare attenzione,può essere operatore alla pari solo chi ne è veramente fuori, altrimenti altri casini, forse peggiori. Si parla della filosofia di piazza Grande, pietro oggi non è più così non tanto perchè pg ha cambiato filosofia, ma perchè l’interesse da parte del mondo è stato un fuoco di paglia, i servizi ogni volta che avevano dei casi disperati dicevano,: ” Mandiamoli a Piazza Grande lì potranno morire felici, e infatti per uno che ne è uscito tre sono morti, mah forse sarebbero morti peggio o prima ma il risultato non cambia. Anche questo blog se non si reiventa di continuo è destinato a diventare una di quelle cose carine che si fanno per le persone e che fanno bene alla città che intanto invia garibaldini con gli anfibi e l’aria da culturisti a salvare il mondo.Quindi l’esperienza di Piazza Grande è stata belissima all’inizio, io mi sono salvato la vita, ma poi… frustrazione. E poi basta parlare dell’ultimo gradino della disperazione come se fosse il solo, è solo la punta, più hai soldi più puoi nascondere i tuoi casini, i tribunali, i parlamenti gli studi privati sono pieni di persone disperate che sono tossiche e lo saranno tutta la vita.Si anoi non ce ne frega una cazzo di loro, perchè hanno i soldi, ma non è vero che noi siamo gli unici disperati sulla terra, c’è gente che sta come noi e non si è mai drogata non ha mai bevuto, modo disperato. Eh sì ragazzi è un casino aiutare gli altri in un mondo così incasinato. Io avevo un dottore che guardava i miei esami del sangue e mi diceva ” non cambia niente, peggiori, come va il teatro, perchè non riprendi, raccontami di quest’autore o di quello” era importante, così ha guadagnato la mia fiducia, non mi stressava per la colpa cercava di frami capire che potevo avere dei meriti, portandomi su quello che mi interessava, il suo interesse per la quantità di droga nel mio sangue passava in secondo piano per stimolare i miei interessi sopiti. Era un grande, nel tempo ho fatto passi molto difficili anche per lui, una delle poche persone che mi trattava con rispetto , sembrava cinico e mi stava mettendo in primo piano come persona. E’ stato trasferito ad aggiustare ossa, o meglio lo hanno messo nelle condizioni di andarsene. Comunque noi discutiamo, buttiamo sul tavolo stimoli interessanti, ma non cambia niente anzi le cose peggiorano. Che fare, tutti in montagna? Non è ironico anch’io mi sono ritirato tra i monti e qui vivo bene solo perchè il mondo è più lontano.
    Massimo M

  36. anonimo ha detto:

    Ecco, forse è proprio per questo che mi sono ritirato sui monti, sarà una fuga, sarà per restare lontano dal mondo e dalla realtà, tanto non cambia nulla, nonostante dica o scriva certe cose non sono mai stato ascoltato, solo giudicato, anche se poi ciò che dico sono le stesse cose che leggo e sento dire dagli altri. E allora basta, tanto vale che si arrangino gli altri, tanto tutto è deciso su piani troppo alti che non competono nè a me nè a normali cittadini anonimi.

    chi avrà mai scritto,dico io, che tutto dipende solo dalla persona? è ovvio che ci sono variabili e fattori esterni, la persona può scegliere,a volte non ne è in grado per una seri di fattori, interni, esterni, ecc. E’ normale che ci vuole prima il contatto, la fiducia, ma certo il contatto e la fiducia non li ottieni solo grazie alla capacità di relazione di un operatore, alla pari o no, poco mi importa, anche l’operatore, alla pari o no, è persona,soggetta alle istituzioni esterne, dipende da sé e dagli altri, è ovvio che tutto è complesso, vabbé, torno al mio orto, almeno la natura mi dà da mangiare per il solo fatto che mi prendo cura di lei con amore, senza farmi domande, senza giudicarmi, mi dà perchè io mi dò, la fiducia tra noi è reciproca, mai unilaterale, io non uso lei e lei non usa me, è uno scambio continuo, cosa che non avviene in nessun altro tipo di contesto.

    Sergio… nome vero e autentico!!!

  37. anonimo ha detto:

    Ti capisco Sergio, assolutamente, anch’io provo qualcosa del genere, un misto di delusione e impotenza. Che fare?Bho! lasciamo intervenire anche gli altri sull’argomento.Buon orto,io sistemo la legna che mi è appena arrivata, se nò il prox inverno altro che brividi!
    Massimo M

  38. massitutor ha detto:

    Grazie Massimo. Sei la vera voce di Piazza Grande oggi.

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