Quelli che… io allo Zac

Pubblicato: 27 novembre 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, dormire, lavoro, operatori dispari, operatori pari

Grande spazio in queste settimane per il dormitorio Massimo Zaccarelli, in via del Lazzaretto 15, a Bologna. E giustamente perché per tutti noi quel posto è simbolico e importante, a partire dal nome che porta. Inoltre a giorni partirà l’ "Emergenza freddo" dentro allo Zac e ci saranno tante cose da raccontare, credo. Un posto, lo Zaccarelli, che è più di un dormitorio: perché noi sappiamo che in ogni letto c’è una persona e che in ogni operatore c’è un essere umano pensante.
Qualcuno nei post qui sotto ha raccontato il suo pezzo di storia con la forza del tratto di Paz, una forza tale non può essere contenuta nei commenti: è per questo che le riporto qui sotto, in modo che questo grande romanzo collettivo possa prendere sempre più forma. Raccontare la vita, la notte, il tempo che scorre in un riparo notturno, qualunque esso sia. Questo vogliamo continuare a fare insieme a tutti quelli che sanno cosa significa. Grazie a chi è passato e a chiunque lascerà un segno.

quelli che lo Zac

… lo Zac? ma chi è lo Zac? Sembra il nome di uno dei personaggi di A. Pazienza: uno di quelli che si aggirano di notte tra i vicoli di Bologna, sotto i portici, tra il vapore del piscio fresco di un gatto e e l’odore di tortellini della "sgnaura" del primo piano… in quella Bologna che ormai degli anni ’60/’70 ha solo il ricordo dei nostalgici ed uno strascico di fama per chi non la abita più e ne sente ancora risuonare l’eco… ma non quello delle schitarrate nelle cantine tra vino e ideali, l’eco delle "madonne" dei borghesotti che si lamentano per una risata universitaria in Piazza S.Stefano, per un frisbee che vola in P.zza S.Francesco, per una birra in più tra le mani di uno "straniero" in Via Belle Arti…
Distratti dall’"indotto" non ci si accorge che la città muore sotto le palpebre chiuse di chi non sa ascoltare l’"altro", dentro le parole intolleranti di chi non sa rispettare la ricchezza del "diverso", tra le unghie di chi graffia ogni giorno i diritti umani per difendere il proprio status, nell’ipocrisia di chi ignora il disagio del proprio vicino… Bologna la dotta che non sa neppure chi è Zac, la grassa che non immagina neppure quanti personaggi siano contenuti nello Zac!
Si perché Zac potrebbe essere un bellissimo personaggio di Pazienza: alto e secco, con la paglia in bocca ed il buco fresco nel braccio; grande e grosso con il tatuaggio sul bicipite ed il prurito alle mani ogni volta che qualcuno lo guarda "strano"; basso e tarchiato con lo stomaco gonfio di etilico e la voglia di litigare un po’; giovane e bello, con la pelle olivastra e gli occhi profondi di un viaggio di speranze finito male; brutto ma fico, uno di quelli un pò loschi che piace tanto perché non si lascia sapere mai fino in fondo e sai che ti fotterà, ma non sai bene come; tondo, ancora grasso di un benessere passato, perso in un battito di ciglia, senza lavoro e fuori casa senza capirne il perché; artista maledetto, sesso droga e rock & roll che roll e roll e… roll; vecchio di esperienza con una ruga per ogni errore… Ma quanti personaggi avrebbe potuto inventare Pazienza con quel nome?
Infiniti come infiniti sono quelli che effettivamente passano dallo Zac che non è una persona ma un luogo: è la "casa degli invisibili".
E’ lo Zaccarelli, un dormitorio nella prima periferia di Bologna, che raccoglie storie di vita diverse e le sdraia una accanto all’altra, dentro corpi che già le raccontano da sé, su materassi pieni di vita, sotto coperte che nascondono la storia di ieri, la difficoltà di oggi, dentro armadietti che contengono cose…case!
E’ la realtà dei senza fissa dimora più fortunati che questa notte avranno una coperta sulla pancia e domani "speriamo vada meglio"; è la realtà degli operatori "pari" e di quelli "dispari" che ogni sera aprono la struttura ed accolgono gli ospiti uno ad uno: ciascuno col proprio bagaglio, con le proprie zavorre, con le proprie paure, con le proprie difficoltà, con le proprie richieste, relazioni, reazioni e modalità, ciascuno semplicemente e diversamente il frutto della propria storia! Tutti diversi ma tutti schiacciati dentro la stessa realtà, emarginati dietro la stessa etichetta, tutti standardizzati negli stessi bisogni primari della "bassa soglia" dove i diritti di base non sono per nulla scontati ma brillano di privilegio perché, si sa, c’è anche chi sta peggio… a Bologna e non solo!
Lo Zac è un luogo che si trasforma in sensazioni, emozioni, suggestioni: è il vapore dell’ultima goccia di vino prima di entrare, un giardino deserto, un mozzicone succhiato all’osso e lasciato morire sull’asfalto, l’odore pesante di una giornata per strada, il neon freddo di un corridoio vuoto, l’ufficio in vetrina di chi si mette ancora in gioco, un pezzo di vita tatuato sulla pelle, l’urlo di chi non ci sa stare, lo sguardo alienato dentro al tubo catodico, il litigio per chi ha spento la luce, un bacio strappato dietro l’angolo, la bestemmia di chi non sa più con chi prendersela, il grazie di una donna in fuga, la rabbia di chi non trova lavoro, la paura di tornare per strada, il panico dell’instabilità, la solitudine del migrante, le lacrime di chi naviga nel buio, il bisogno di ascolto, l’aggressività di chi ce l’ha col mondo, la provocazione di chi ti identifica con l’istituzione, una sedia che ti accoglie, la fila per parlare, un ospite che sta’ male, le monete che scendono nel distributore di bevande, la scrivania come barriera, maschere che salgono e maschere che scendono, un sorriso regalato ed uno negato, l’équipe come forza, gli strumenti per capire, il collega stanco, la fatica del ruolo, il burn out di chi è troppo scoperto, la voglia di conoscere, la curiosità di sapere, l’energia da scambiare, il desiderio di sapere… la macchina burocratica che deve andare avanti, nonostante tutto!
Lo Zac è questo e molto altro se lo sai vedere: è il "vicino" che ti sbatte l’anima allo specchio, è l’"altro" che ti discute l’etica, è il "diverso" che ti ribalta gli schemi, è lo "straniero" con un’ottica diversa della vita, è l’"invisibile" che incontri solo con gli occhiali giusti, sei tu se hai ancora voglia di "sporcarti le mani" di vita…
Allora, con un po’ d’ironia, se lo Zac fosse un fumetto, sarebbe un personaggio fantastico che cambia faccia ogni giorno ed ogni giorno ha una vita da raccontare e mille da ascoltare, un problema da risolvere e mille da affrontare, un sorriso da trovare e mille ancora da regalare, una mano da chiedere e mille da stringere, il fondo degli occhi da navigare, un nuovo paio di occhiali da indossare!

Svegliaaaa!… un urlo mi rimbomba le tempie: un altro brutto sogno?! No, è la vita! Ogni mattina mi sveglia con un grido che mi riempie la testa, mi scende nello stomaco e rigurgita rabbia… ogni mattina che mi sveglia così vorrei sputargli in faccia, ma poi ho paura e non lo faccio… e allora spero solo non sia più di turno quell’operatore che chissà cosa gli hanno fatto perché mi entri ogni volta nella vita senza neppure chiedere permesso… e allora mi rannicchio dentro quel materasso abitato dalle storie di tutti quelli che l’hanno dormito, sotto le coperte del mio nido che all’inizio mi faceva schifo e ringrazio il mio dio di avere almeno questo posto in ‘sto mondo che sembra non volermi da nessuna parte!
"Grazie, adesso mi alzo" -dico- "ancora cinque minuti" -penso- "ancora tutta la vita" -spero-… ancora cinque minuti di sogni prima del gelo: chiudo le palpebre e lascio che la mente voli al mio paese, tra la mia gente, con la mia famiglia… Volo nello spazio e attraverso il tempo e mi ritrovo tra le spezie di casa, sotto le coperte ad aspettare il bacio del buongiorno di mia madre: undici baci del buongiorno, uno per ogni figlio, uno ogni giorno! Io ho avuto un bacio al giorno per nove anni, poi mio padre è morto e da quel giorno mi hanno detto che dovevo diventare grande, così ho lasciato la scuola e sono andato in fabbrica!
Qui è inverno ormai ed io ho paura che mi mandino via dal dormitorio, ho paura del freddo, ho paura che mi congeli il sangue e mi uccida l’anima!
Chissà se anche lui ha paura di qualcosa? Chissà se anche gli operatori hanno paura? Chissà perché fanno gli operatori?
Oggi mancano 27 giorni alla scadenza del mio permesso di soggiorno e l’ansia sale… Oggi è il 27 del mese e non ho lavorato abbastanza per mandare sufficienti soldi a casa e l’ansia sale…
Mia madre deve essere operata all’aorta, i miei figli devono andare a scuola per una vita migliore della mia, mio fratello ha perso il lavoro ed ha quattro figli da fare studiare… tutti contano su di me perché la famiglia ha investito tutto ciò che aveva sul mio viaggio verso la fortuna, nel paese delle opportunità…
Chissà se anche lui ha una famiglia? Chissà se anche gli operatori avevano il bacio del buongiorno ogni mattina?
Oggi comprerò una bella carta da lettere e dalla mia panchina della Montagnola scriverò la lettera del mese di Novembre: racconterò loro della casa nuova, della macchina che ho comprato, degli amici che ho trovato e della richiesta di permesso per farli venire tutti in viaggio qui, magari per Natale, magari per un po’, magari per operare mamma, magari tutti assieme, magari fosse vero!
Li vorrei tutti qui, nel paese dei balocchi che si sdraia al sole del Mediterraneo e ti invita a salire sulla giostra senza dirti del biglietto che dovrai pagare!
O forse non vorrei mai essere venuto qui sullo stivale che ti prende a calci nel culo ed ogni giorno ti violenta un diritto diverso!
O forse non so neppure più cosa vorrei!
Certe mattine come questa vorrei non fosse mai mattina, vorrei restare qui nella tana e non uscire più, vorrei fermare il tempo e cambiare l’ingranaggio che non va…
Chissà se anche lui certe mattine vorrebbe non esistere?
Chissà come sono le mattine degli operatori?
Chissà, forse gli operatori mi direbbero che ogni mattina è diversa dalle altre per ogni vita di operatore che è altro…
Ma allora perché noi utenti siamo spesso tutti uguali? Allora perché le mie giornate sono spesso la copia delle precedenti?
Questa è una di quelle mattine in cui vorrei "non essere" e spero solo di essere il sogno di un gigante che presto finirà… è una di quelle mattine che semplicemente vorrei non fosse…
Poi mi tiro su e penso che presto sarà diverso, che un giorno toccherò i sogni, anche per tutti quelli che non li sognano neppure più…
e intanto mi accontento di essere un fumetto dello Zac!

commenti
  1. stazionemilano ha detto:

    è da tanto, troppo tempo che non leggevo qualcosa scritto veramente bene….con la testa, con il cuore, con lo stomaco, con le palle…con tutto!!!! Complimenti Max, veramente…complimenti!
    un abbraccio da Milano ricoperta di neve…fa freddo…ancora più di quel freddo che sentiamo sempre, dentro e fuori…sempre!
    Lù

  2. simpit ha detto:

    ha stoffa il ragazzo da vendere

  3. Soriana ha detto:

    Buon vento a tutti i naviganti![..] Didascalie Alberto Masala Foto trofeo con la scimmia Alberto Nigro Terremoto senza fine Amnesty Una lettera per i diritti umani Carla Casazza Le scuole all’epoca della dittatura digitale Controcopertina India: guerra alla democrazia [..]

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