Milano. Una storia underground

Pubblicato: 18 febbraio 2009 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, civiltà, viaggio

Giovedì 29 gennaio sono stato all’inaugurazione di due nuovi centri in Stazione centrale, a Milano: il Centro diurno SOS della fondazione Exodus e il Centro dei City Angels. Si trovano appena fuori dalla stazione, nel sottopasso Tonale – Pergolesi. Praticamente si tratta di uscire dalla porta per rientrare dalla finestra, nelle viscere sotterranee della stazione. C’erano Don Antonio Mazzi di Exodus, Mario Furlan dei City Angels e un responsabile di Grandi Stazioni. Poi ho ritrovato Maurizio Rotaris della Bar Boon Band, che sarà la colonna portante e sonora del nuovo Diurno, dopo essere stato in trincea una ventina d’anni in pochi metri quadri a svolgere attività di accoglienza e segretariato sociale, adesso lo aspetta questa nuova sfida “underground”. C’erano tantissimo giornalisti in mattinata e anche molti curiosi e passanti che erano a conoscenza di questo evento. Ma soprattutto c’erano Victor Terminé (pagherei per avere un cognome così…) e gli altri amici della Linea Gialla che fino ad ora avevo conosciuto solo attraverso le loro parole e qualche video. Ho parlato con loro, stretto le loro mani e nel pomeriggio ho fatto un breve giro per la città, prima di rivedere insieme alcuni video storici. Ed è proprio questo incontro di facce e parole sotterranee che mi hanno portato alcuni pensieri.

Milano. Milano ti fa dire vaffanculo e porca puttana. Milano ti fa venire voglia di bestemmiare. Più ci vado e più penso quanto tutti i luoghi comuni e le rappresentazioni di questa città siano fondate: Milano coltiva i propri stereotipi come un prodotto tipico locale. Persone che devono essere tristi per natura, ciniche per educazione e stronze per professione. Si dice che è una città fredda, violenta, inospitale e che la gente va dritto perla sua strada, a capo chino, fregandosene del prossimo. Cose così insomma e… beh è tutto vero. O quanto meno è la percezione che si ha girando nei soliti posti di Milano: Stazione centrale, metropolitana, Piazza Duomo, Corso Como… Poi sicuramente chiunque abbia un parente, un amico, un affetto a Milano sarà pronto a giurare che tutto ciò è falso, che bisogna conoscere la gente, che bisogna frequentare i posti giusti, che c’è tutta una Milano nascosta (ogni città ne ha una) da scoprire e rivalutare. Insomma un riscatto morale da qualche parte c’è sicuramente, ma sicuramente non è facile da trovare. Chissà quanti insulti si prenderà ogni giorno la povera Milano; insulti e maledizioni, da chi la odia, da chi la amava com’era una volta, dai viaggiatori, da chi ci va per lavoro, da chi ci passa e basta e non ci capisce niente. Magari qualcuno se ne dispiace pure del tanto veleno sputato, eppure non può farne a meno, ogni giorno… porca miseria, porca puttana, ma che cazzo di città!

Poi c’è una grande fetta di persone che questa città non la giudicano in nessun modo: la vivono e basta e non ne vogliono sapere mezza. Questi milanesi in cattività si dividono in due grandi categorie: quelli che vanno in giro prendendosi terribilmente sul serio e con lo sguardo vuoto e sicuro scivolano nella metro trascinando ogni genere di valigia a ruote; in un’ora di passaggio potresti riempire un container ferroviario di computer portatili, ipod, palmari, telefonini. Con le unghie e coi denti restano appesi al loro “crederci”. Eppure i milanesi vivono la strada e tanto: ogni giorno, per molte ore al giorno trascinano le scarpe lungo marciapiedi battuti dal vento e respirano l’aria viziata della metropolitana; molta vita dei milanesi trascorre sottoterra. Qualcosa li avvicina quotidianamente all’esperienza cruda della strada, quella più fredda e puzzolente. A qualunque categoria sociale appartengano, indipendentemente da chi li aspetta a casa.

Ma la linea cade continuamente e allora è tutto un “Pronto? Mi senti? Pronto! Come dici? Ti richiamo! Niente… Cade, Non ho campo… Ci sei? Ascolta… non ti sento. Pronto… pronto, pronto? Ciao sono io!… Pronto? Ma dove sei?!! Dove sei.”

Le persone che vivono in strada qui le chiamano Barba. Non è male come termine tutto sommato: è più carino di Barbone e più italiano di Homeless. Anche ai Barba non frega niente di Milano. I barba di Milano che ho conosciuto sono persone che sono state quasi rapite dalla strada; sono una fetta di popolazione che sono diventati più “tribù” rispetto ai Barba delle altre città. A Milano la faccenda dei Barba sembra una questione anticamente antropologica: li vedi che sono già così e nessuno ha memoria di quando erano qualcos’altro; ti si presentano solo quando sono già trasformati dalla strada, sono pieni della cultura che in strada gira e prolifera, sono laureati e cosa vuoi farci?
Sono laureati… E Victor dice “Babe… devi fidarti di me” e fa cadere la sua voce dai grattacieli e poi i racconti di grandiose migrazioni e progetti di conquista di territori fertili. Come se i Barba potessero diventare una tribù post-moderna di convivenza e sostegno reciproco. Finché ci si crede la speranza in qualche modo è ancora possibile.
Ma la verità del Tutto emerge da una frase che ha continuato a girarmi in testa durante tutto il viaggio di ritorno: è una donna, forte e tonda, è una donna innamorata, con il viso di una bambina e con la strada nei capelli e negli occhi. Recita una sua poesia a memoria “La mia casa è la mia pelle… e per tetto un cielo di stelle”.

commenti
  1. carlomontres ha detto:

    Milano nel bene, Milano nel male,importante e vivere o meglio sopravivere,nello sforzesco e dura,luci a san siro non si accendono più derby forestieri e averi richezza e povertà,chi piange e chi si da da fare Milano, sempre Milano in fondo,e sopratutto Milano
    montresori Carlo

  2. anonimo ha detto:

    ma perche non ti ammazzi balza 73 tu con le tue storie del cazzo.

  3. analkoliker ha detto:

    http://stazi[..] I ragazzi di Asfalto come al solito stanno sulle notizie, e dal loro blog leggiamo questa storia. Grazie [..]

  4. simpit ha detto:

    Anonimum scassapallis
    imbecillum si manifesta nei primi mesi primaverili,tossico non commentibile,allucinogeno,va comunque trattato con guanti in lattice e pinzette.

  5. anonimo ha detto:

    Grazie Massimiliano per questa cronaca. Ci ha fatto molto piacere rivederti qui a Milano con noi. Il centro è partito: partiamo senza una lira, ma piano piano quello che pensiamo si realizza. Abbiamo già 12 volontari in più, riusciamo ad aprire altri due turni in più, le persone che venivano al vecchio SOS sono sempre dei nostri e per ora una cinquantina al giorno passano e stanno lì con noi. Stiamo facendo anche un pò di cose nuove e domani termino di costruire il palco della Bar Boon Band che si esibirà l’8 e il 21 marzo, Festa della donna e Festa di Primavera. Forse domani riusciamo a riavere il telefono che sarà sempre lo 0266984543: i tecnici Telecom hanno dovuto tirare un cavo di circa 500 metri per arrivare alla centralina più vicina. Tutto procede comunque nei tempi che avevamo previsto, anche se alcuni problemi resteranno probabilmente irrisolti chissà finoa quando: reti fognarie, ricambi aria ecc. ma ora i “ragazzi” hanno un ambiente decoroso dove poter stare. Speriamo anche di riuscire a far partire i progetti di comunicazione video, foto e computer, dei quali per noi voi siete il miglior esempio.
    Ciao e grazie Maurizio

  6. soylu ha detto:

    Io l’amo così com’è!

  7. balza73 ha detto:

    Grazie della segnalazione agli amici di Milano.
    Un resoconto personale dovuto che in realtà è più un’istantanea scattata con le emozioni di quel giorno. Mi dispiace solo di averci messo un po’ a finirlo. La prima traccia l’ho scritta in treno, durante il viaggio di ritorno, ma poi ho avuto un sacco di altre cose che mi hanno un po’ sommerso.

  8. massitutor ha detto:

    Ieri Victor è passato qui da Bologna, è rimasto in stazione solo una mezzora. Mi ha chiamato e mi ha detto “Hey ciao bimbo, sei libero? vieni qui che passo dalla stazione, ho un cappello militare”… cosa ci posso fare? Ho mollato tutto e sono andato lì. Non si riesce a dire di no a quella voce lì… capita anche a voi?

  9. anonimo ha detto:

    Milano è una città stupida e arida: per chi vive in strada, una città difficile.
    Lavoro da 20 anni alla stazione e molte cose le ho viste migliorare, altre cadere nell’indifferenza totale.
    Sono aumentati i posti letto nei dormitori e i servizi, ma ad altri problemi alla mancanza di risposta sociale, è corrisposto esclusivamente il velleitario e demagogico slogan dell’ossessione sicuritaria.
    Una città che ha collezionato una decina di morti in strada in brevissimo tempo dovrebbe interrogarsi. Ma in questo luogo, crogiuolo di intelligenze nazionali non succede.
    Innanzitutto diamo uno sguardo alle politiche sociali: budget insignificante, investimenti zero, velleità di recupero forzato anche sulle frange più cronicizzate, soglie alte di assistenza. D’altra parte non è connaturata al centro destra una vocazione solidaristica. Un centro destra votato dai cittadini che chiedono sicurezza e non servizi sociali. Un centro destra che in una città a forte carattere cattolico deve comunque fare i conti con quella parte di elettorato e di forze politiche che stanno sotto la cappella clericale, variamente colorata. E quindi deve crearsi un sodalizio non bellicoso fra queste due parti che sistemano in questo modo la coscienza un po’ a tutti. E non entrano mai in conflitto, se non per qualche raro appello dei cardinali. E questo è il primo grosso nodo, dove da una parte abbiamo il centro destra e dall’altra l’area cattolica con tutto il suo codazzo di associazioni, enti e cordate umanitaristiche. Risultato, nulla varia su questioni di fondo. D’altra parte sperare oggigiorno in opposizioni serie vien da sorridere.
    Il secondo gravissimo problema è rappresentato dalla logica mercantile che lega la progettualità sociale agli enti erogatori di finanziamenti, ovvero le pubbliche amministrazioni e le fondazioni bancarie: forme di sottomissione e castrazione che si esprimono in vari modi, dalla “Convenzione” al stare nella logica dei progetti, dalle commissioni di valutazione sul da fare, a chi fa le fotografie e gli osservatori della realtà, per dire poi cosa è giusto o non è giusto fare, dalle quote di cofinanziamento che tagliano fuori tutti i piccoli enti ai progetti scritti solo sulla carta, ma bene. In un contesto nel quale i soldi scarseggiano, come sopra detto, va da sé che la gara ad acquisire fondi da parte dell’associazionismo manageriale, di un no profit che sembra uscito fresco dai corsi di formazione dell’Assolombarda, diventa una guerra senza esclusione di colpi. Purtroppo il sottoscritto ha lavorato per dieci anni in tutte le commissioni interistituzionali dei settori tossicodipendenze e gravi povertà e questi profondi vizi li ha toccati con mano, prima di andarsene, mandando bellamente tutti questi signori a cagare: uso improprio delle risorse, accaparramento dei fondi, progettazione dell’improbabile purchè certificato e doc, stravolgimento del concetto di lavoro di rete in quintali di carta per dimostrare l’efficacia di progetti certificati dalle cordate di associazioni, ma soprattutto un criterio di fondo che vede l’uso delle risorse che dovrebbero essere destinate alla reale progettualità destinata alle persone, in uno spreco di soldi spesi per pagare il personale, perlopiù sempre stanco, sfiduciato e demotivato da stipendi e contratti da fame. Persino delle SpA riuscirebbero a far di meglio ! Le soglie delle progettazioni poi sembrano sempre più elevarsi e quanto meno se non ci metti dentro cento volte le parole “reinserimento, integrazione e lavoro” in un progetto, altri modelli sperimentali, innovativi o diversi da questo non avranno alcuna possibilità di successo. Vien strano pensare come in una città come questa, dove anche i cd “normali”, perse alcune garanzie si troverebbero nella merda, si possa ancora cercare di far prevalere l’immagine di una città che offre tutto a tutti “purchè ne abbiano voglia”. Palle !
    Una città che ha dimostrato in 15 anni una grossa cecità ed incapacità di progettare nel sociale. Quando avrò qualche segnale diverso vi faccio un fischio.
    Scusate la lunghezza del testo in politichese, non è il mio solito.
    Ciao Maurizio

  10. analkoliker ha detto:

    http://stazi[..] Dal Blog dei ragazzi di Bologna, abbiamo rubato una commento dell’amico Maurizio Rotaris che riportiamo volentieri, sempre nella speranza di dare notizie ed informazioni che possano contribuire a migliorare la condizione delle persone che transitano p [..]

  11. soylu ha detto:

    …e così tanto per sapere..era forse diretto in Campania il mio Capitano? No perchè doveva andare a vedere un casale e….

  12. balza73 ha detto:

    veramente il capitano ha detto che era rivolto verso est, verso la romagna… ma credo che si sia già mosso di nuovo: mi ha chiamato da una stazione ma non ho potuto parlargli in quel momento.
    Massimiliano

  13. massitutor ha detto:

    E’ un intervento sì lungo ma interessante. Purtroppo mi pare emerga molta sfiducia verso l’amministrazione, il che è un fatto pressoché naturale per chi sta sul campo (in questo campo) per circa 20 anni. Mi pare che dalle tue parole però ci sia anche un po’ di isolazionismo, di sfiducia verso le reti di collaborazione che si possono creare sul territorio. E’ faccenda alquanto delicata, sicuramente uno sforzo organizzativo da affrontare, ma credo sia indispensabile.

  14. anonimo ha detto:

    Caro Massitutor,
    sfondi una porta aperta, per 15 anni ho lavorato alle reti sul sistema e ben ne comprendo l’importanza, ma torno a ripetere, quando i soldi non ci sono o vengono spesi male, in questo sistema, come in tutti gli altri settori, prevale esclusivamente la competizione e la logica di mercato. Questo personalmente non lo accetto perchè se il no profit ed i professionisti del sociale sono così bravi in tal senso, meglio potrebbero adoperarsi in altri settori che so in Borsa o darsi alle carriere politiche nelle quali queste caratteristiche sono apprezzate, non alle reti di solidarietà e dei servizi alla persona. Purtroppo dopo 20 anni non manco di idealismo.
    Ciao Maurizio

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