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Nina

Pubblicato: 14 aprile 2010 da massitutor in alkoliker - il diario, libertà, viaggio

Nina

Ancora con il sellino sotto il culo. Dopo sei anni la storia sembra replicare se stessa. Un inverno di stanzialità in cui timidamente spuntano radici che con i primi soli primaverili si sbriciolano. Un'ora scarsa per montare la bicicletta, gli oggetti accumulati durante l'inverno perdono senso senza lasciare alcun vuoto; non mi affezziono agli oggetti dal giorno in cui ho subito lo sfatto.
Questa volta però sono tornato sui mie passi per via della gatta che ho preso in affidamento prima dell'inverno, la Nina. Ho lasciato la casa e mi sono rifugiato con lei in una casa in disuso ceduta da i soliti amici. Non immaginavo che questo legame fosse così forte tanto da ritardare la partenza. L'unica concessione che mi sono fatto è stato di scendere a Bologna con la casa viaggiante per circa dieci giorni, in cui il mio unico pensiero era per la Nina. Al mio ritorno ho preso il portatile le crocchette e la lettiera e con la Nina ci siamo trasferiti. Pochi minuti, una valanga di oggetti lasciati al loro posto compreso la colonna del computer, la stampante, il fornetto elettrico, la televisione e altro ancora. Ordinarli non avrebbe neppure senso, chi dovesse entrare adesso immaginerebbe che stia per tornare da un momento all'altro, ho lasciato persino i Piatti da lavare e quattro vasi di rose ancora da travasare, regalati da un amico.
Ho consapevolezza e nessuna strategia se non quella di addomesticare la mia vita emotiva sui pedali attraverso scenari sempre nuovi. La stanzialità sarebbe possibile solo attraverso gli psicofarmaci a cui rispondo con i ventuno rapporti della bicicletta e la rilettura del mio libro che mi conforta e ricorda che qualcosa di buono alla fine sono riuscito a farla.
Non c'è gara rispetto a se stessi. Posso solo fare lo spettatore in attesa dello spostamento e della riflessione successiva.
In questi anni mi sono staccato da amici ed amori in tre quarti d'ora ed ora mi trovo sorpreso in una relazione con la Nina che mi commuove e che non conoscevo.
Non posso e non voglio andarmene senza averle trovato una famiglia che la accolga e che le voglia bene.
Se abbandonassi la Nina sarebbe come abbandonare me stesso.

casa_take_away

Dovrei smettere di frequentare Gian.
L'ho conosciuto cinque anni fa, eravamo vicini di casa. Io stavo sotto il ponte di Corso dei Marmi e lui sulla riva opposta con la sua casa trainante che chiama la Chiocciola. Due metri e venti di lunghezza metro e dieci di larghezza, un'altezza che non consente di stare in piedi, ma leggermente curvi. Una porticina, due finestre, un oblò sul soffitto, un piccolo pannello solare che alimenta una lampada a sei led, e per i mesi invernali una stufetta a legna delle dimensioni di un bidoncino.
Sopra la buca delle lettere un campanello col batacchio, la statuina in plastica della Madonna di Lurdes ed il numero civico numero 0 in un elegante piastrella di ceramica smaltata di bianco, una fioriera con l'edera e una vasetto di primule.

In questi giorni è andato ad accudire una vecchia amica ed io faccio il custode di questo piccolo mondo parcheggiato in un viale alberato in cui la città sembra scomparire.
Dovrei smettere di frequentarlo, soprattutto adesso che ho una casa. Avevo accantonato da un anno la possibilità di costruirmi una Chiocciola per tornare a vivere in strada, con una certa fatica avevo fatto pace con porte, finestre,soffitto ed eccomi ora a fare il custode della casa dei miei sogni.

Dopo due ore si avvicinano due dell'antidroga in borghese, io sorrido come se fossero miei ospiti, la chiocciola come al solito fa tutto il resto, nei loro occhi come al solito vedo una gioiosa incredulità, stupore per una cosa che si trova solo lei libri per bambini.
Quartiere popolare e zona di spaccio, immigrati e vecchi Calabresi in pensione, merda di cani sui marciapiedi. Tutto normale se non per la presenza della Chiocciola. E' chiaro che in quei due metri quadri non ci sia degrado o motivo di preoccupazione per l'ordine pubblico. In una situazione talmente nuova e paradossale sono io a dover mettere le persone a proprio agio, racconto brevemente il senso della mia presenza e invito i poliziotti a visitare la casa, si guardano in faccia e poi uno infila la testa in casa. In una cornice di legno vi è un tessuto ricamato a mano e pieno di colori in vi è scritto Benvenuti, sulla destra la stufetta a legna, un lavandino di acciaio, il tavolino che una volta sganciato si unisce alle panche laterali per diventare un letto.
Mi chiedono come faccio a vivere, se ho un lavoro e altre notizie che possano in qualche modo rendermi riconoscibile rispetto ai parametri tradizionali. Esito un attimo e poi:” Ho vissuto diversi anni in strada e adesso faccio lo scrittore”
Un altro scambio di sguardi sbalorditi fra i due e il sospetto che li stia prendendo per il culo, ma ho il libro appoggiato sul tavolino, lo indico e dopo alcuni secondi quando sento che stanno per salutarmi gli allungo i documenti, uno dei due che già si stava avviando alla macchina chiaramente frastornato o incredulo torna indietro e dice “ Ah si, grazie”
Poi è la volta di tre ragazze abbigliate da signore impiegate probabilmente in un qualche servizio pubblico, scappano quando dico di aver scritto un libro. Qualcuno trova il coraggio per bussare, altri appostati dietro gli alberi o le macchine parcheggiate, fanno foto da cellulare e poi si danno alla macchia.

E poi la sera quando finalmente riesco a prendere sonno ecco i vigili urbani. Solito rituale di accoglienza con tanto di visita al museo della Chiocciola, visi distesi e rispettosi e prima di salutarci il vigile mi confessa di non votare più per Berlusconi, la vigilessa mi inchioda con una domanda chiara: “ Lei è di sinistra “? Ed io “ Orientativamente direi di si, ma sono talmente rigoroso, che se dopo una riflessione approfondita scoprissi di essere di Destra, non me ne sorprenderei”.

 

www.senzafissadimoradisuccesso.com

Stefano BruccoleriEdizioni Senza Dimora 2009

Articolo di : Domenico Cosentino

presentazione_alkolikerStefano ha perso i suoi genitori, morti entrambi di una terribile malattia. Il suo lavoro ( estauratore di mobili antichi) non gli permette di pagare l’affitto di casa e gli viene intimato lo sfratto esecutivo. In pochi mesi Stefano sarà solo, senza lavoro e senza casa.

Arriva l’Hiv… cure, visite mediche, pillole da assumere ogni fottuto giorno.

Ma la sua vita cambia in meglio, forse finalmente ha trovato la forza di reagire. Trova una bicicletta la sistema egli carica sopra i suoi pochi oggetti: una tenda e un fornellino da campo. Da quel momento questo ferrovecchio sarà la sua unica compagna di un lungo viaggio che lo porta a percorrere quasi 25000 chilometri in tutta Italia.

Stefano impara a sopravvivere in strada tra mense della Caritas e dormitori comunali impara suo malgrado chi siano  gli operatori sociali. Capisce le assurdità burocratiche che deve affrontare un senza fissa dimora.

Ma il protagonista in questi anni di vagabondaggio incontra anche molte persone, amici che lo ospitano, donne gentili che gli assicurano un posto letto. Inizia a capire che non tutti gli assistenti sociali hanno i paraocchi, conosce Massimiliano a Bologna ed inizia a lavorare presso una cooperativa. Scrive brevi articoli che verranno pubblicati su alcuni giornali di strada italiani. Tra una bottiglia e una veloce sega i mesi passano sfinendo il fisico e la mente del cicloturista.

Prendete Lee Stringer, portatelo in Emilia Romagna, dategli una bicicletta e troverete Stefano Bruccoleri. Il libro è scorrevole e nasce da un blog (www.analkoliker.splinder.com), la struttura riesce a catturare le emozioni e la vita di Stefano e lui riesce a raccontarci le sue dure esperienze senza cadere in una malinconia melensa.

Avendo la struttura di un blog le pagine però non hanno un filo logico e gli eventi sono raccontati in modo tagliente.

Il progetto non si ferma  alla staticità del libro, infatti seguendo il sito personale di Stefano (www.senzafissadimoradisuccesso.com) potrete leggere le evoluzioni della semplice vita del protagonista.

L’autore ha scritto il suo libro in un capanno immerso nella Val di Susa dove ha deciso di fermarsi e di costruire finalmente qualcosa dopo tutti questi anni di pellegrinaggio per la penisola. Qui trova persone semplici pronte ad aiutarlo, un clima duro ed il contatto con la natura che ha sempre ricercato.

Il libro è interamente autoprodotto e potete ordinarlo solo scrivendo al signor Bruccoleri: edera007@gmail.com

poste

Pantaloni militari, scarpe infortunistiche da muratore, piumino da Paninaro anni ottanta, la sciarpa rosa da fricchettone, il berretto della Nike ed eccomi pronto sulla bicicletta con lo zaino in spalla  per scendere in Posta a spedire un altro pacco di libri.
Come al solito la discesa è velocissima, e il sole che da queste parti si presenta già alle nove del mattino ha già scaldato la strada, il vento è sempre gelido e  tagliente e neppure i due paia di guanti che indosso mi riparano le punte delle dita dal freddo: il primo paio sono guanti sottili da giardiniere, verdi con i fiorellini rossi e gialli, i secondi sono da ciclista, ma per la mezza stagione, con questa temperatura posso arrivare solo fino all’ufficio postale e sperare che ci sia la solita fila per avere il tempo di riprendermi dal freddo.
La sportellista mi sorride e nel breve tratto che mi separa dal sedile in fondo alla piccola sala l’attenzione si sposta sull’insolito Marziano che ha appoggiato la bicicletta sulla vetrina e che estrae dallo zaino una manciata di pacchi da spedire.
Educatamente chiedo  ” Chi è l’ultimo”?
Brava gente che ostenta pazienza e buon umore ma che alla terza operazione fatta dallo stesso cliente comincia a perdere sangue dalle orecchie ed a guardare il soffitto con lo sguardo implorante di chi si aspetti che un fulmini si porti via quella vecchietta che ritira la pensione, paga la bolletta della luce e si permette il lusso di parlare dei nipotini e che a operazione terminata riordina la borsa con lentezza e si lascia ancora scappare due parole sul capodanno.
Io ne approfitto per andare a comperare il vino,  qui la cosa si fa lunga e io ho ancora le ossa gelate,  dopo dieci minuti torno in posta e la vecchietta è ancora li, mi viene da sorridere e con umorismo marziano chiedo ”Chi è l’ultimo”?
L’attesa mi consente di scaldarmi e dopo pochi minuti mi tolgo il piumino e la sciarpa, appoggio il Tavernello e le scatolette di cibo per la gatta  sotto la sedia e ricontrollo gli indirizzi sui pacchi.
La sportellista è apprezzata per il sorriso, la professionalità, la pazienza e la compostezza. I primi giorni del mese la posta è sempre piena e per quanto brava, professionale e veloce sia, essendo l’unica impiegata non riesce certo a fare miracoli.
Mentre la sala si trasforma lentamente in un alveare di api che si preparano all’attacco, la sportellista sembra non essere toccata dal gran movimento che avviene oltre il vetro. Qualcuno probabilmente implora fulmini, saette e contrazioni intestinali anche per lei, ma ad un certo punto il tabaccaio che è arrivato da pochi minuti e che deve aver annusato il clima sempre più ostile si lascia scappare un commento:
“ Siamo comunque fortunati che non c’è quello con i capelli bianchi “.
Fa notare ai presenti che quando c’è lui il terminale del computer non funziona quasi mai e che spesso gli tocca ripassare. Qualcuno mormora fra i denti. Penso: “Brutta giornata per gli adesivi per dentiere”, se non altro l’astio si è spostato sullo sportellista con i capelli bianchi e l’alveare comincia lentamente a quietarsi.
Ma c’è un’altra sportellista con un rendimento ed una professionalità che vanno ben altre lo scandalo, sembra che prima di venire a lavorare abbia munto le vacche, dato il fieno hai cavalli, annaffiato l’orto e dato il Mais alle galline. Ma fin qui direi che ci può anche stare che tu vada  a lavorare vestita da contadina psichiatrica, quello che non si accetta è il fatto che ogni operazione che va altre il pagamento di una bolletta diventi una questione da Servizi Segreti e  dunque meglio rimandare ad un’altra volta, oppure di recarsi a Susa dove a suo dire possono sbrogliare una faccenda complicata e delicata come una raccomandata con ricevuta di ritorno.
Tutto con un bel sorriso da culo di babbuino, arriva persino ad abbassarsi verso la feritoia del vetro a farfugliare qualcosa, con gli occhi guardinghi e l’atteggiamento di chi chiede comprensione e pazienza per la situazione incresciosa. E’ come trovarsi davanti ad uno zingaro con la gamba mozzata che appoggiato alla stampella allunga il bicchiere della granita vuoto per un paio di monetine. Ma vaffanculo, almeno pettinati prima di venire a lavorare!
Questo è il motivo per cui tutti prima di entrare in posta  hanno l’abitudine di sbirciare fra i cartelli pubblicitari incollati alla vetrina.
Il ritorno a casa come al solito è lento, stamane sono quasi riuscito a fare tutta la salita in bicicletta, scendendo dai pedali solo tre volte.

il cervo…

Pubblicato: 24 dicembre 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, asfalto fuoriporta

Le storie non scritte sono destinate a non essere lette.

L’ho conosciuto tardi, eppure ci siamo trovati subito. Legale, pubblicizzato, lecito, alla moda, democratico alcool. E’ concesso senza controindicazioni a tutti coloro che lo assumono.
Il signore dell’alcool  nasce su filari di vigna, coltivata da sapienti ed appassionati coltivatori, che dall’uva traggono sostentamento e dignità per se stessi e le proprie famiglie.
Il contadino si occupa dell’uva, della fermentazione, dell’imbottigliamento e della vendita delle bottiglie, quello che accade dopo non lo riguarda. Quando la bottiglia è stata venduta non è più sua e neppure il suo destino.
Le bottiglie che da anni hanno transitato nella mia vita/casa, sono sempre state accolte, stappate, svuotate in bicchieri capienti ed accoglienti, in un rituale pagano religioso che alla fine della preghiera portava e porta ancora oggi assenza di percezione ed una leggerezza che con gli anni è diventata una zavorra, fatta di percezioni alterate, che nel momento della nascita si rivelano reali come la più vera delle realtà.
La bottiglia diventa una sorta di orologio che scandisce un tempo pesante, indesiderato.
Due litri di vino coprono circa quattro ore di vuoto, quattro ore preziose se si ha la necessità di una sospensione dalla vita che nella sua stortura diviene vita sostenibile, vitale fin tanto che ti tiene in vita. La bontà e l’efficacia della sospensione è direttamente proporzionale allo svuotamento della bottiglia. Dopo il quarto bicchiere il segno del bottiglione lascia uno spazio di qualche centimetro di aria e luce, segno che restano ancora venticinque centimetri di sospensione.
Quei venticinque centimetri  sono la garanzia della sospensione dell’ansia, della paura, della paura della paura, l’ansia  e dalla paura dell’arrivo dell’ansia.
Fatico a riconosce un amico distante due metri,  mentre i centimetri d’aria vuota della bottiglia sono sempre conosciuti.
A questo punto basta amministrare i centimetri di vuoto fintanto che il sonno della notte mi porti altrove; un poco zapping, qualche mail, una capatina sui siti per adulti in tristi e solitarie erezioni, due ciocchi nella stufa e la giostra riprende da dove è partita. Fra un giro di giostra e l’altra, una sigaretta, due sigarette e macchie di sperma sotto la scrivania. Il metro quadrato sotto la scrivania è il più pulito di tutta la casa.
Leonardo, il vicino di casa che mi vende il vino a credito mi ha insegnato, senza volerlo che questa non è solitudine. Lui è nato qui, ha fatto il camionista tutta la vita e da pochi mesi ha perso l’unica donna della sua vita, la madre che dorme a cinquecento metri da casa sua nel piccolo cimitero del paese e che come tutti i cimiteri di montagna sembra avere il sapore della pace giusta.
Ogni tanto ci incontriamo sull’unica via che divide il paese in due, da un lato la montagna e dall’altro i dirupi, ci fermiamo a fare due chiacchere come se fossimo in ascensore, altre volte troviamo il coraggio di arrivare al duecentesimo piano per avere il tempo di parlare più a lungo, e così troviamo coraggio di raccontarci.
Leonardo ha le idee chiare sulla sua vita, sul destino, sulla sua sorte: “ Sono nato in questo paese, ho vissuto tutta la vita in questa montagna e finirò i miei giorni vicino a mia madre”.
Il pomeriggio spesso lo passa con il cannocchiale comprato dai cinesi ad osservare i cervi che vivono sulla montagna, uno di questi la sera scende in paese , Leonardo e Serafino il suo vicino di casa si appostano dietro il micro parcheggio per osservarlo. In quel punto c’è un albero di pere che nessuno raccoglie, se non il cervo. In questo paesetto non ci sono ammazzamenti, scandali, intrighi ed il cervo ultimamente è diventato l’argomento più chiaccherato del giorno, soprattutto in ascensore.
L’unico pregio del vino di Leonardo sta nel fatto che mi viene ceduto a credito, che saldo normalmente al primo del mese, dopo aver ritirato la pensione, per il resto non è altro che aceto dolce. Dopo la morte della madre sembra che il vino non gli riesca più tanto bene, cosa di cui anche Serafino pare essersi accorto, ma dato che anche lui vende il vino tendo a non dare troppo per buono le sue affermazioni. Quel che è certo è che dopo il tredicesimo centimetro di ebrezza lo stomaco comincia a gridare come se avessi ingerito per sbaglio dell’ammoniaca o dell’acqua ossigenata.
Il PC è acceso ed anche la televisione, il telegiornale spara notizie di conflitti e ricongiungimenti cattolico parlamentari; il RE è stato sfregiato al volto e se Dio vuole qui si continua a parlare solo del cervo. L’aceto dolciastro di Leonardo mi porta sul vater con due dita in gola. Due o tre colpi ben assestati in fondo alla gola e per alcuni minuti mi sento come un’adolescente bulimica, fiumi di acido gastrico, vino, frammenti di cena ed ancora dieci centimetri di sospensione.

Regalati un libro

Pubblicato: 3 dicembre 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, asfalto fuoriporta
BRUCCOLERI

Con grande fatica sono riuscito a stampare  la seconda edizione del  mio libro.
228 pagine al costo di 15  Euro comprese le spese di spedizione.
Per ordinarlo mandate una mail a : edera007@gmail.com
con oggetto "Ordine libro"

Ricecerete il libro con all’interno un bollettino postale per il pagamento

All’età di sette anni, in un pallosissimo pomeriggio d’estate, decisi che da grande avrei fatto il giornalista. Corsi subito da Morena per metterla al corrente della mia nuova decisione. Morena era una giovane educatrice del collegio, andava sempre in giro con una Fiat 126 color verde pisello accompagnata da un Mastino Napoletano che a me appariva come un enorme dinosauro con la targhetta ed il collare. Ascoltò con attenzione e poi mi disse che se da grande avessi voluto fare il giornalista dovevo cominciare a ribaltare le mie abitudini: studiare, essere disciplinato, non malmenare i compagni a tutte le ore e senza preavviso e soprattutto non mandare affanculo adulti e insegnanti.
Dovetti promettere, ma in cuor mio sapevo che sarei riuscito a conciliare entrambe le cose, così alcuni giorni dopo cominciai a studiare il mestiere del giornalista con Morena in cattedra che passava il tempo ad inchiodarmi su verbi, analisi grammaticale, analisi logica e disciplina.
Dopo due lezioni tornai alla mia antica passione, menar le mani  fino a quando nove anni dopo mi capitarono fra le mani le poesie di Saffo. Non c’erano parole per descriverne la bellezza, le aveva prese tutte lei e così smisi di scrivere poesie e comprai una chitarra.
Di leggere non se ne parlava assolutamente, le parole si spostavano continuamente sul foglio, mi toccava rincorrerle continuamente, e mi provocava gran mali di testa, nausea ed effetto sbronza che mi sdoppiava le immagini.
Anni essere dislessico guardando la tivù scoprii che ero stato un bambino dislessico in un epoca in cui gli insegnanti distinguevano a malapena gli alunni dai loro banchi.
Leggere ad alta voce in classe era una vera umiliazione, in terza media leggevo come un bambino di quarta elementare. Cominciai ad avere il fondato sospetto di essere solo un ragazzo violento e ignorante, poi mi tornarono alla mente le parole di una supplente della quinta elementare che dopo l’ennesimo pestaggio a danno dei bulletti delle altre classi mi disse: “Stefano se da grande farai il bandito sarai il capo dei banditi. Però, guarda se riesci a fare di meglio, io nesono convinta”.
Era troppo simpatica per non avere ragione, dunque nella rinnovata convinzione di essere un ragazzo intelligente attesi pazientemente di incontrare il mio talento e cominciai a guardarmi intorno.
A quattordici anni rubai la mia prima automobile e due ore dopo sono in questura con mamma in lacrime che mi massacra di schiaffoni e con l’appuntato che sorridendo mi invita a cambiare strada e a studiare se non voglio finire in galera. Se non ci finisco con la mamma penso di poterlo sopportare.
Mi fu chiaro che le automobili non erano il mio talento ed allora passai a rubare biciclette, motorini, furgoncini. Gli altri della banda passarono presto a scippi, e qualche anno dopo alle rapine, ma io mi fermai molto prima, sull’angolo fra via Sant’Ottavio e Corso Regina. Ero appostato quando Angelo mi indicò la vittima dello scippo: “Stefano è come toccare il culo alle ragazze quando corri in mezzo alla folla, solo che questa volta le devi strappare la borsetta”. Quel giorno avevo capito che non sarei mai finito in galera e che non sarei diventato il capo di nessuna banda, perché quel gioco non poteva diventare violenza a danno di una signora anziana che poteva essere mia nonna.
Mi restavano comunque il piacere di sbatacchiare a calci, pugni e sputi i bulletti che se la prendevano con i più deboli, ho sempre e solo pestato bulletti. A vent’anni finalmente riesco a prendere il diploma di terza media presentandomi da privatista dopo due tentativi fallimentari alle serali.
Dei miei talenti solo alcune ombre, da anni gli amici si aspettano che prima o poi io faccia il salto di qualità. Verso, dove e per che cosa nessuno riesce ad immaginarlo ma tutti attendono fiduciosi.
Con gli anni si fa strada il dubbio che il mio destino sia quello dell’eterna promessa. Morire mentre tutti aspettano ancora l’esplosione di qualche talento. Che delusione.
Arriva il primo amore, le prime pippette, le delusioni e la prima grande depressione.
Sono i giorni di Don Milani e di “Lettera a una professoressa”, dall’incontro con Saffo sono passati molti anni e questo nuovo libro sembra fatto per dare speranza, i problemi con la lettura restano, non riesco ad andare oltre la terza pagina e con grande fatica. Per molti mesi lo avrò sempre appresso sotto il braccio, in mano o nello zaino, pronto per essere aperto a caso per farmi rasserenare, per finire col tempo a fare da zeppa al tavolo della cucina e non perché abbia smesso di amarlo, tutt’altro. Un libro così bello sa stare ovunque e sa fare bene anche la zeppa. Un libro che non ho cercato poi per anni, non ne sentivo il bisogno, mi bastava sapere che da qualche parte fosse ancora scritto.
In quello che appare essere un abisso di ignoranza mantengo ancora oggi l’abitudine di memorizzare continuamente parole nuove, di curare il linguaggio che sin da giovanissimo avevo compreso essere potere e libertà. Avevo sempre con me un quaderno e quando sentivo una parola nuova me la appuntavo e poi me la facevo raccontare dai grandi, capitava persino che lo facessi davanti alla televisione o alla radio.
Sulla copertina del quaderno avevo scritto “Parole Rubate”.
E’ forse proprio la cura del linguaggio che negli anni aveva fatto di me una promessa e dunque se talento vi era andava ricercato nell’universo delle parole. Nulla, la promessa aveva sempre più il sapore dell’eternità.
Arrivano, l’alcol, un filo di eroina, la chitarra presa e abbandonata più volte e poi l’hiv e la decisione di viaggiare in bicicletta. Don Milani è un antico ricordo, credo fossero passati vent’anni e nel frattempo ogni libro non andava oltre la decima pagina, in tutto.
Il secondo anno di viaggio un amico mi cosigliò di leggere Stefano Benni. Bello Benni, ma io che da bambino volevo fare il giornalista mi sentii una merda, inoltre da quando sono partito in bicicletta ho cominciato a redigere un diario che in cuor mio vorrei diventasse un libro. Qui rischia di finire come con Saffo e abbandono la lettura.
Poi arriva Pennac, un genio della parola e del racconto, se vado oltre la settima pagina finisce che smetto di scrivere e devo cercarmi un lavoro. Abbandono Danniel Pennac in una cabina telefonica in provincia di Siena e continuo a pedalare, scrivere raccontare e rubare parole.
Cazzo questi scrivono benissimo, ci campano degnamente, li leggo e loro mi stroncano? E’ troppo.

STe' CiTy

Pubblicato: 30 luglio 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, asfalto fuoriporta, stampa
E così il nostro Stefano "Bici" ce l’ha fatta: fra scazzi, entusiasmi, viaggi, progetti sempre nuovi e chissà quali altri incontri è riuscito nel suo antico intento di finire il suo libro, Via della casa comunale numero uno.
Un giorno Beo mi porta questo spiegazzato City e me lo trovo lì in prima pagina, con una bella e lunga intervista che potete leggere anche qui. Ci sono molti elementi del Bici pensiero a noi cari: dall’uso delle tecnologie per senzatetto ai "senzatetto in affitto" fino alla "decrescita felice".
Pioniere dei
blog di e dalla strada Stefano ha messo online anche un sito, dal quale è possibile acquistare il suo libro, interamente rilegato a mano. Molte cose le abbiamo già lette qui, su Asfalto, conosciamo la scrittura di Stefano ed è per questo che mi sento di consigliare questa lettura, mentre l’estate richiama la voglia di viaggiare, pur sapendo che la vita in strada è un viaggio senza meta e soprattutto senza un ritorno a casa.
Buona fortuna Stefano e buon viaggio.

Sabato a scrocco tra amici

Pubblicato: 17 aprile 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, week end a scrocco
Festa di Primavera a Villa Serena con BandieraGialla

week_scrocco2Sabato 18 aprile, a partire dalle ore 21, presso il Centro Polivalente Villa Serena, in via della Barca 1 a Bologna, si terra’ la festa di autofinanziamento promossa dal portale di informazione sociale BandieraGialla.
Informazione – Fotografia e Musica di qualità: saranno queste le tre parole chiave che daranno vita alla grande festa di Primavera di BandieraGialla, il portale di informazione che propone all’intera cittadinanza notizie e approfondimenti su tematiche sociali e diffonde – anche grazie alle tante segnalazioni che provengono da cittadini e associazioni – iniziative volte a promuovere la vita comunitaria e solidale, attente ai bisogni delle categorie piu’ svantaggiate.
La festa sarà un’occasione per far conoscere le numerose attività che BandieraGialla svolge nel territorio ma soprattutto sarà un momento di incontro e di relazione accompagnato da buona musica e foto d’autore. Nel corso della serata infatti il Gruppo Fotografico di BandieraGialla, coordinato da Vittorio Valentini, allestira’ un set fotografico per realizzare dei  ritratti a tutti coloro che lo desiderano e, dopo il successo della scorsa edizione, verrà riproposta al pubblico l’asta di fotografie realizzate da giovani fotografi emergenti e fotografi professionisti.
La serata prosegue a ritmo di blues con il duo “Lazy Step” (
www.myspace.com/lazystep) – composto da Flavio Cipriano (armonica e voce) e Fabrizio Bezzini (chitarra acustica e ukulele) – che alle ore 22 si esibira’ in un inedito concerto acustico. A partire dalle ore 23 la musica cambia e si aprono le danze con la musica proposta da Alessio Aymone di Radio Citta’ Fujiko.
L’ingresso alla serata costa 5 euro; l’intero ricavato servirà a finanziare le attività di BandieraGialla.
Per informazioni tel.: 051/40 00 24
Nicola Rabbi
www.bandieragialla.it

Vecchi Amici
Presentazione del libro di Stefano Bruccoleri “senza fissa dimora di successo”
presentazione_alkoliker“VIA DELLA CASA COMUNALE N.1”
Sabato 18 aprile 2009
ore 14.30
a SOS Stazione Centrale
sottopasso Tonale Pergolesi
MILANO
Sabato 18 aprile, nella base della BBB, sempre a SOS in Stazione a Milano, ci sarà la presentazione del libro del “senza dimora di successo”
Stefano Bruccoleri “Casa Comunale n.1”.
Stefano, il primo blogger italiano senza tetto, ha girato 4 anni in bicicletta, senza una casa, con una tenda, un portatile e una macchina fotografica digitale. Ha scritto questo libro/diario che siamo contenti di presentare in anteprima con una performance recitata di Stefano, accompagnato dalla Bar Boon Band. Pomeriggio di poesia e musica, con il lancio dei prossimi progetti del gruppo per maggio: un grande lavoro di immagine fatto dai senza tetto della Stazione Centrale di Milano e la ricerca di sponsor per la pubblicazione del quarto cd della Bar Boon Band, già pronto in studio. Vi aspettiamo!!!
ANOTHER WORLD IS POSSIBLE!!!