Archivio per la categoria ‘amicizia’

Uno su mille

Pubblicato: 24 febbraio 2013 da massitutor in amicizia, lavoro, operatori dispari, vagabond geoghaphic, viaggio

Nella primavera del 2011, durante le rivolte della “Primavera araba” del nord Africa, migliaia di profughi hanno raggiunto le coste italiane e cercato rifugio qui in Italia. Qualcuno cerca di avere qui una nuova vita.
Una trentina di loro erano ospitati a Bologna in via del Milliario. Nel febbraio del 2013 questa Struttura è stata chiusa e sono state trovate altre soluzioni abitative per gli ospiti. 
In mezzo a queste due date c’è il lavoro di un’equipe di operatori, tirocinanti, volontari. In mezzo ci sono incomprensioni, risate, perplessità, conflitti, fiducia, diffidenza, paure, fatiche, delusioni e speranze…

L’associazione Universo ha lavorato ad un DOSSIER che racconta un po’ tutta l’esperienza, raccogliendo le voci degli ospiti e degli operatori.

Io ho lavorato lì come operatore sociale e questo è il mio saluto per loro.
Massimiliano

Saluto a Via Libia

Pubblicato: 9 febbraio 2013 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, tutto cominciò così, under bridge

entrata-via-libia-69Sotto al ponte di via Libia è passato un intero popolo: la gente che ha dato vita a Piazza Grande, Street Jazz, il Bici Centro, il Mercatino dell’Usato e le prime attività che hanno costituito la Cooperativa Fare Mondi. Ma l’ultimo baluardo di impegno ed attività era La Fraternal Compagnia di Massimo e Tania: sono loro che hanno fatto di più ed hanno creduto di più in quel posto, salvandolo di fatto dal degrado, e sono loro che, giustamente, portano via la bandiera.
L’amico Massimo Macchiavelli ha scritto una cosa di rara intensità e bellezza. C’è tantissimo qua dentro: tutto un mondo di frontiera e un’umanità fatta di enorme benevolenza verso i più deboli. Grazie.
Chissà se tutto ciò potesse mai diventare uno dei suoi spettacoli…

Era un inverno della mia vita, uno di quelli che duranno dieci anni, quando capitai sotto questo ponte abitato da esseri reietti che avevano una forma vagamente umana, dopo aver cercato consolazione alla neve del mio cuore tra le luci del mondo , improvvisamente in questo antro buio ritrovai mè stesso, e allora io e gli esseri oscuri ci rimboccammo le maniche, cercammo tra le pieghe dei miei desideri e trovammo uno stimolo alla vita. Uscimmo da quel portone rosso per portare la buona novella al mondo che per un pò ci ascoltò, ci vezzeggiò, ma poi ci abbandonò. Io ormai avevo ripreso la via della luce e negli anni nonostante i mei compagni di viaggio cadessero falcidiati dal freddo dell’indifferenza io mi accocolai tra le braccia di due angeli e volai, cercai di trascinare anche gli esseri ma caddero ad uno ad uno. Ora guardo quel portone rosso e le immagini scorrono in un viaggio verso la luce e penso che il mio destino è altrove. Addio ghetto nascosto sotto il ponte addio creature della notte che avete creduto nel sogno e mi avete strappato all’incubo. Non dimenticherò, non lo farò, i vostri scheletri grigi mi accompagneranno ogni volta che la luce si farà troppo forte, ogni volta che potrei perdere il cammino.

mariagrazia

Pochi giorni fa ho saputo che ci ha lasciato la nostra amica e socia Maria Grazia Ceriani. È successo alcuni giorni prima di Natale. Certo: ce lo aspettavamo da un giorno all’altro  visto il terribile male contro il quale stava combattendo, però di certo non si è mai pronti per una perdita del genere. Non lo è mai nessuno: le persone che le vogliono bene, e anche per noi suoi colleghi di Coop La Strada il colpo è durissimo e la perdita enorme. Scrivo al plurale perché qualcuno mi ha chiesto di scrivere qualcosa per Maria Grazia. Non so perché? Forse perché da Piazza Grande al Blog Asfalto mi sono dovuto occupare di dare spazio e voce alla memoria di tanti amici che ci hanno lasciato. Arrivai alla redazione di Piazza Grande mentre si chiudeva il numero che salutava il vecchio “Spuma”, poi, negli anni, fu la volta di Marione, Massimo, Delvis, Francesco, Fiorella, Andrej, Angelò.. e chissà quanti ne ho dimenticati. Compagni che hanno interrotto la loro risalita sempre improvvisamente, sempre troppo presto. Già, perché è un dato di fatto che chi ha vissuto una vita ai bordi raramente arriva a godere di una lunga vecchiaia. Non c’è forse una ricerca sociologica a riguardo, ma da quello che ho visto ci sarebbe da fare un’azione collettiva verso l’Inps: cioè invece della pensione sarebbe il caso di chiedere una specie di liquidazione per godersi decentemente gli ultimi anni di vita, ben al di sotto dell’età media a cui arrivano gli “altri”.

Mentre scrivo mi chiedo se sono la persona giusta per parlare di Maria Grazia. Abbiamo lavorato insieme e ci siamo trovati dalla stessa parte in discorsi e progetti per promuovere la vita delle persone ai margini che lei conosceva bene, questo sì. Ci volevamo bene e ci stimavamo a vicenda, ma se penso ai frammenti di storia che conosco così poco capisco che Maria Grazia ha vissuto molte vite ed ha attraversato diversi mondi: dal sogno freak anni’60-’70, alle comunità terapeutiche e di vita. Poi Maria Grazia è stata madre, amante, donna libera e curiosa; ha sperimentato ed ha conosciuto i mille volti degli esseri umani; ha vissuto l’ultima parte della sua vita accanto agli ultimi, anche portando sé stessa come esempio di “operatrice pari”, conoscendo per nome ogni persona ed ascoltando le migliaia di storie passate nei dormitori e nelle mense della città dove lavorava. Maria Grazia che è passata attraverso gli abbandoni, i traslochi, i pregiudizi, le sostanze, il denaro a rate, la vita prepotente, le urla e le tenebre, lampi e poi ancora il buio… Maria Grazia: davvero “agnello tra i lupi”.
Poi c’è stato l’impegno civile e politico per i diritti, oltre che degli “ultimi” anche dei “diversi”, fino ad arrivare, pochi mesi fa, al gesto che forse di più la rappresenta: in quanto unisce efficacia e tenerezza e cioè il matrimonio, celebrato in ospedale da Sergio Lo Giudice, con la sua dolcissima compagna. Ancora una volta portando sé stessa, non come esempio da seguire, ma come testimonianza sincera e garbata di donna capace di vivere la vita che più le assomiglia.
Se n’è andata avvolta dalla sua riservatezza, tenendo vicine solo le persone intime e quindi regalando a tutti noi la possibilità di passare un Natale sereno e l’opportunità di non sentirci inadeguati e impotenti davanti all’inevitabile. Già perché io so che Maria Grazia, oltre a fare tante cose, aveva un pensiero per ognuno di noi e per le tante persone che ha conosciuto. Un pensiero che non era mai giudizio. Pur sapendo dividere il bene dal male lei sapeva che sono due cose che vivono insieme e conosceva la fatica che ognuno fa a condurre un’esistenza, qualunque essa sia. Aveva un grande rispetto dei difetti e delle debolezze degli altri e chi ha condiviso anche solo un turno di lavoro con lei sa quanto questo sia vero.
Penso che una delle cose che mi mancherà di più di Maria Grazia sarà la sua voce. Una voce che sapeva essere calda ed elegante, come anche simpatica e a tratti buffa, come la voce di certi personaggi dei cartoni animati. Insomma: una di quelle voci che piacciono un sacco ai bambini. In una parola: una voce “Accogliente”. Come era lei.

La scomparsa di Maria Grazia è una perdita dal valore incalcolabile dunque anche per l’intera comunità, per il Comune di Bologna e per tutto il sistema dei Servizi alla Persona. Perché? Perché in una fase di collasso dei Servizi per i più deboli, dove sostanzialmente il lavoro di noi operatori è quello di fare da “filtro” rispetto a opportunità e risorse che di fatto non ci sono, il lavoro di accoglienza, di vicinanza, di ascolto di un’operatrice come Maria Grazia diventa preziosissimo. Quando sono nate Piazza Grande e Coop La Strada si pensava che dando un’opportunità di riscatto alle persone ai margini si potesse innescare un meccanismo che mettesse insieme fiducia, salute, lavoro e sostegno, andando così oltre al concetto di assistenza. Tutto questo oggi è considerato un costo insostenibile e si è tornati ad un assistenzialismo, ma con meno risorse di una volta. Il lavoro dell’operatore sociale oggi è quello di stare lì a dire “No” e contenere la frustrazione di utenti sempre più dimenticati. Ecco perché, in questo contesto, la parola e lo sguardo accogliente di una come Maria Grazia sono un enorme valore aggiunto ad un costo bassissimo. Anche perché per fare un buon Operatore pari non basta un buon corso e non esiste un corso universitario. “La nostra università è la strada”: diceva sempre Maria Grazia. E’ una formazione fatta di andata e ritorno dai confini della vita; è una storia di sconfitte e di risalite; di emarginazione e di ricostruzione dalle fondamenta della propria vita. Ci vogliono almeno due vite per fare un operatore pari.
Maria Grazia metteva in campo ogni giorno, nel suo lavoro, un patrimonio di formazione, fiducia, “empowerment”, esperienza e capacità di ascolto che era un vero tesoro. Un patrimonio acquisito con sudore e fatica e mai adeguatamente valorizzato. In questi tempi di crisi e di collasso del Terzo settore gli “operatori pari” sono i lavoratori del sociale che riescono a dare tanto spendendo molto poco. Maria Grazia era una delle migliori in questo.
Sgomenti davanti a una perdita così grande non possiamo che fare quello che è nelle nostre forze per non disperdere il patrimonio e l’esperienza che ci hanno regalato i compagni di strada come Maria Grazia. Hanno dato forma al modello di accoglienza costruito dal basso. Un’opportunità che può avere ancora molto da offrire in questo inizio di secolo, che si presenta così avaro di prospettive e risorse.
Grazie Maria Grazia per aver scelto di costruire insieme questa nostra casa.
Non “amen”, ma “Hallelujah”

Massimiliano

campi del paleotto per sempre from Asfalto on Vimeo.

Uno di quei giorni magici ed incantati, che ripropongo qui per la prima volta in questo video che immortala il cuore del blog Asfalto in uno dei momenti più alti: i tre fondatori e il grande amico Massimo Macchiavelli con la sua splendida Luce.
Sembrava che tutto dovesse durare per sempre e la scalata alla ribalta fosse solo all’inizio. Invece nei mesi che seguirono a queste immagini Andrej ci ha abbandonato per sempre, Stefano è diventato uno scrittore, il Laboratorio del Centro diurno dove è nato Asfalto è stato chiuso ed io sono rimasto da solo a litigarmi la pagnotta con altri border in lavori che hanno ormai più poco a che fare con il “sociale”. Ma quelle ore trascorse insieme, per una grigliata improvvisata al Parco del Paleotto a sud di Bologna, rimangono lì in eterno.

Certo che avere a che fare con voi “barboni” durante le feste è un bel problema. Durante l’anno è tutto un “Oh dai poi mi chiami eh!”, “Oh mi raccomando. Fatti sentire!”, “E telefona ogni tanto!”. Poi quando arriva il 23 dicembre si spengono i telefoni e ci si fa negare da segreterie telefoniche che mai si ascolteranno. E’ caratteristica di chi vive ai margini quella di diventare dei gatti arruffati nei giorni di festa. Mi ricordo del racconto di Tonino, il primo presidente di Piazza Grande, di come la sua vita si spezzò proprio un 25 dicembre. Da quel giorno beve sempre un po’ di più quel giorno e si rifugia nei suoi fossi.

E anche quest’anno che è il primo insieme a mia figlia appena nata provo a chiamare quei sei o sette numeri di “borders” che ho in rubrica. Molti di questi amici sono ex membri del gruppo che ha dato vita al Blog Asfalto, ed oggi sono per lo più collocati in percorsi di reinserimento o di comunità terapeutica. Ma anche loro si danno alla macchia quasi tutti. Finalmente mi risponde almeno Stefano Bruccoleri, sì quello che è diventato scrittore e mi dice che per Natale mi regalerà alcune copie del suo ultimo libro: L’Allevatore di Farfalle, quanto meno perché c’è dentro la mia prefazione. Sono ansioso di vedere le mie parole pubblicate su un libro.

Mi ritrovo a condividere con Stefano la stessa difficoltà ad accettare serenamente la felicità. E più ti si presenta davanti maestosa e più tremano i polsi.

Siamo tutti "BARBONIONLINE"

Pubblicato: 19 maggio 2010 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta

berbonionlineDi recente abbiamo avuto il piacere di conoscere un sito, nato alla fine del 2007, che si occupa, come del resto il nostro, di persone disagiate, soprattutto senzatetto, dal nome "barbonionline", ineressato al disagio ed all'emarginazione sociale.
www.barbonionline.blogspot.com è un blog privato con sede nel tigullio ligure (un comprensorio territoriale che fa parte della provincia di Genova) che raccoglie contatti da tutta Italia che vuole sottolineare la situazione di crescente preoccupazione verso questa piaga sociale.
In pratica raccoglie testimonianze specifiche senza porre valutazioni ma cercando di dare un quadro abbastanza imparziale della realtà.
Il blog si considera un "Grido solitario" la cui idea originale era di fare l'elemosina online per destinare eventuali introiti ad associazioni che si occupassero di questo problema.
Si possono leggere ed ascoltare nei suoi post le varie attività di sostegno, le lettere di protesta, e i vari comunicati delle associazioni.
Vorremmo dare il nostro sostegno a barbonionline ed interessare tutti i lettori al nostro blog bolognese "asfalto" (www.viadelporto.splinder.com) per condividere gli eventuali commenti ed adesioni e le attività e fare in maniera che questo "Grido" non sia così solitario, ma un coro di solidarietà.
Bentrovati Barbonionline e vento in poppa!!!

scimmiaSono in down: sono a circa 3 secondi dalla fine, cioè, volevo dire, non stò mica tanto bene, ogni giorno che mi sveglio è tutto da rifare: dovrei andare a lavorare, ma è l’ultima cosa che farei…notti per difendersi, e divertirsi un pò, alla faccia di chi non si fa MAI i cazzi suoi!!Sono messo che non mi sopporto più, che anche il sesso l’ha distrutto la tv, allora quasi, quasi faccio finta di morire, così almeno non mi faccio più vedere!! ma stà tranquillo che se torno a nascere compro una Ferrari, stò sei mesi alle Maldive, trovo 10 donne tutte solo per me, e la più brutta deve somigliare a Nicole Kidman..e “VAFFANCULO A TUTTI QUELLI CHE CE L’HANNO CON ME!!!!!”
Nel mondo della strada si dice: “Hai la scimmia sulle spalle!!”, io invece, in certe giornate dico:”Ho l’Empire State Building, con sopra King Kong che tenta di prendere gli areoplanini, e sotto c’è Godzilla che tenta di tirarlo giù, ed il tutto è sulle mie spalle!!”
Di solito non hai voglia di muoverti, te ne stai tutto il giorno chiuso in casa a “cazzeggiare”, ma se ti viene la voglia…. beh, allora sì che ti dai da fare….bello sforzo!!!
Non parliamo di quando arrivi al punto “toccare il fondo del barile”, ed a quel punto: o cominci a scavare, o ti riprendi! Quando arrivi “lì” sei, come si suol dire: “ALLA FRUTTA!!”, il caffè e l'amaro gli hai già passati, quindi sei al conto, ed in questi casi è sempre MOLTO SALATO!!!!!!
Quando arrivi “lì” come minimo ti hanno già buttato fuori di casa, il 99,9% degli “amici” ti ha già chiuso la porta in faccia, la tua “dolce metà” t' ha lasciato, ti hanno tolto la firma in banca, e fai delle cose che, se uno fosse venuto da te, anche solo un mese prima, e ti avesse detto: “tu farai..(a scelta: scippi, furti, rapine, truffe e chi più ne ha più ne metta!!)” gli avresti sputato in faccia, perchè sono tutte cose che vanno contro tutti i tuoi principi, cose che MAI, nella tua vita, avresti pensato di fare, ma purtroppo quando arrivi in fondo i principi te li metti in tasca (per non essere volgare!!), non guardi più in faccia a NIENTE e NESSUNO, e senza rendertene conto, sei un pericolo per te e per gli altri, fai cose che, ripeto, non avresti MAI creduto di poter e dover fare, ma se vuoi sopravvivere ne fai di ogni (c'è persino chi arriva a prostituirsi!!!), ed a quel punto ti svegli una mattina e guardandoti allo specchio ti chiedi:”Come andrà a finire? Andare in galera o morire?” Si, perchè con questo tenore di vita la galera non è affatto un’ utopia, qualcosa che “succede agli altri e non a te”,è invece una verità ben presente e sempre dietro l’angolo!!!
Personalmente ricordo che ho vissuto così alcuni mesi, finchè un giorno ho detto “BASTA”: sono andato al Ser.T., dalla mia dottoressa, e le ho detto:”Mi aiuti, altrimenti non passo l’inverno!” E da lì sono riuscito, con molto lavoro e calma, a riprendermi, ad avere una vita “normale”, trovarmi un lavoro e, per un certo periodo, a smettere di “farmi”, per poi avere una vita di “alti & bassi”, per
iodi “buoni” e periodi “saltuariamente cattivi”

Vi assicuro che trovare il coraggio di dire “BASTA” non è facile, ti devi rendere conto di certe cose, anche perchè  vivi in un mondo tutto tuo, fai fatica a renderti conto di come ti sei ridotto, e sopratutto: dove stai andando!!!
Quando sei “FATTO” hai tutti i più buoni propositi del mondo, ti racconti che è ora di smettere, ti vengono tutti i sensi di colpa possibili ed immaginabili, per quello che hai dovuto fare, etc, ma appena sei in astinenza…ADDIO ai buoni propositi!!!

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h 14.30–16.00 Sala Borsa, terzo piano

Sarà presentato il percorso “Bologna senza fissa dimora”.

Progettato in collaborazione con "Piazza Grande","Cooperative La Strada" e "La Rupe", "Urban Center" e "Mappe Urbane". Al termine premiazione dei vincitori del concorso giornalistico Transeuropa, un premio per nuove voci dell'informazione organizzato dal festival. www.transeuropafestival.eu

Tour Bologna Senza Fissa Dimora

Clicca QUI per la mappa online del percorso

Il percorso guidato da persone senza fissa dimora è effettuato da esperti conoscitori di Bologna, cerca di mostrare un altro modo di vivere e percorrere la città, mettendo in luce la mobilità sotterranea e spesso ignorata di coloro che hanno come dimora la città stessa. Scopriremo diverse percezioni della città e differenti modi di usufruirne, ma anche significati condivisi e programmi comuni.

Partenza:

h 16.00-18.00 Sala Borsa, Piazza Nettuno

Percorso:

Sala Borsa: partenza con letture di impressioni dalla strada “La Piazza del Sole
Bagni Via IV Novembre: un crocevia, una sosta veloce
Via Nosadella 34 (Congregazione "Sorelle dei poveri"): l'inizio della giornata, la Prima Colazione
Via Santa Caterina, di fronte al civico 59 Mensa serale della fraternità (Caritas): un traguardo           importante, un'accoglienza per chi ha girato e sperato
Via Petralata 58/60. Sportello Sociale Quartiere Saragozza: la risposta istituzionale ai bisogni
*  Il tour si concluderà con un aperitivo in Piazza S.Francesco 4 al Bar "Dè Marchi"
EXTRA festival: l'appuntamento OFF della giornata bolognese è la performance multimediale
          “Diario di un operatore di merda” al "Club66", in via del Pratello 66 alle 22.00
Ci allieteranno musicalmente:
  Diego D'Agata: Voce-basso
  Michele Freguglia: beatbox-basso-samples
  Maxmanz: Live Drawing

http://www.myspace/operatoredimerdawww.operatoredimerda.splinder.com

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Vedi anche le altre mappe di Asfalto

Vagabond Geographic
La mappa dei servizi di Bologna (2009)
I luoghi della vita (io sono stato qui)

http://picasaweb.google.it/s/c/bin/slideshow.swf
si ringrazia Gloria per le foto
 

e così la musica girò

Pubblicato: 26 aprile 2010 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, musica

Chi è Maurizio Rotaris della Bar Boon Band?

Pubblicato: 22 aprile 2010 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, droga

Aspettando l'incontro di domani pubblico un'inedita intervista di Francesco Bizzini a Maurizio Rotaris: alfiere di SoS Stazione Centrale dalla frontiera nord, Milano

Vent’anni da quel giro di ricognizione nei meandri della Stazione Centrale e dalla creazione del primo spazio per gli ultimi della città, è possibile fare un breve bilancio di questa lunga avventura?

maurizio4Sono tanti 20 anni dalla prima volta che misi piede in stazione per occuparmi di grave emarginazione sociale (senza tetto, alcolisti, tossicodipendenti, immigrati e malati psichiatrici) ed un riassunto di tutta la disperazione che abbiamo toccato e fortunatamente anche delle storie che sono andate a buon fine non è possibile. Certo alcuni dati su quante persone si sono trovate o si trovano ancora in difficoltà a Milano si possono dare: dal 1990 al 2010 con una media annua di presenze a SOS fra le 900 e 1200 unità, arriviamo a 20000 persone. Dalle migliaia di tossicodipendenti di strada dei primi anni 90, ai nordafricani irregolari, all'arrivo dei profughi del conflitto nella ex Jugoslavia, alle migliaia di donne provenienti dall'est europeo ed ai flussi di persone provenienti da paesi poveri, la Stazione Centrale di Milano è stato sempre un epicentro di questi fenomeni. Vent'anni fa i cittadini chiedevano più sicurezza contro queste fasce di popolazione e tutti i politici di turno la promettevano, ma anche il neoassunto al commissariato di Polizia la prima volta che esce di turno in strada capisce che non si possono risolvere problemi che hanno natura e bisogni sociali con strumenti di sicurezza. La nostra scommessa è stata quella di andare fra i primi da soli in territori di nessuno per dare una mano alle persone a tirarsi via dalla strada. Ci conforta l'esserci spesso riusciti. Ci delude che di pari passo altrettanti sforzi non siano stati fatti a livello istituzionale con serie politiche di integrazione, invece che produrre costantemente isolamento ed esclusione sociale che hanno causato, questi si, più che altro danni al tessuto sociale. Ci conforta il fatto che partiti pionieri in un deserto di iniziative ed azioni sociali, nel corso degli anni, anche grazie al nostro aiuto, siano cresciuti interventi di associazioni e volontariato, che hanno ridotto l'abisso fra l'emarginazione e l'inclusione sociale, ma ci delude profondamente la poca intelligenza e l'assenza di interventi significativi e di destinazione di risorse a livello politico istituzionale su questi settori di popolazione.  Noi siamo andati comunque per la nostra strada, grazie alla Fondazione Exodus che ci ha sostenuto, anche negli anni in cui un servizio di comprovata utilità sociale come SOS, non riceveva un soldo. Crediamo di aver svolto un servizio di aiuto agli ultimi e contemporaneamente a tutta la cittadinanza di Milano, poiché togliere persone dalla strada, aiutarle a migliorare e a non far danni a se stessi agli altri sia stato utile per tutti. Ci piacerebbe che tutto questo ci fosse riconosciuto, ma d'altra parte come nella fiaba del pifferaio magico si sa che l'ingratitudine regna padrona e saperla accettare è una delle prime cose che insegno a chi vuole fare del bene..

È abbastanza famosa una tua foto nella quale soccorri una ragazza in overdose. Un tempo c’era la tossicodipendenza di massa. Oggi, quale sfida si apre sul futuro del Centro S.O.S?

Anche se le tipologie di persone in condizioni di disagio sono cambiate purtroppo abbiamo ancora moltosos20 da lavorare: la stazione centrale è certamente migliorata dai primi anni 90 quando come in un girone dantesco morivano centinaia di tossicodipendenti di overdose, gli spacciatori pullulavano e migliaia erano le persone che dormivano sui treni. Oggi abbiamo ancora centinaia di immigrati dei quali purtroppo molti cadono nell'alcolismo, in aumento i “nuovi poveri” soprattutto fra persone anziane che sono entrate da poco nel circuito della grave emarginazione a causa della perdita del lavoro, della casa, delle separazioni familiari, senza tetto italiani di giovane età provenienti in prevalenza dal sud Italia e ancora tossicodipendenti di strada e giovani prostitute. Un dato che non è cambiato da allora, nonostante gli sforzi fatti e la crescita dei servizi è che da quella particolare condizione di abbandono nella quale si trovano gli emarginati della Centrale non è facile uscire perchè in quelle condizioni nessuno li vuole. Quindi restiamo solo noi e gli operatori di strada a cercare di rimetterli in ordine ed in carreggiata ancor prima di presentarli ai servizi. Il salto fra la strada ed i servizi che dovrebbero occuparsi di gravi emarginati, così come di alcolisti e tossicodipendenti è ancora troppo grosso. In tanti anni abbiamo lavorato ad abbassare le “soglie di accoglienza” e devo dire che ci siamo riusciti, ma fare entrare nella testa di chi è in una condizione di estrema difficoltà ed in quella di coloro che dovrebbero essere preposti ad assisterlo, sarà ancora un lavoro duro.

Durante questi anni sono venuti a mancare amici e conoscenti, chi portato via dalla droga, chi dalle proprie storie di vita, chi dal freddo e chi dalla violenza della strada. Che cosa spinge, ancora dopo venti anni, Maurizio Rotaris e i suoi volontari a credere in un “oggi” e magari in un “domani”?

Durante i corsi di formazione che tengo per i volontari di SOS e di altre associazioni che fanno lavoro di strada, insegno che grazie alla nostra presenza, al nostro esserci, noi possiamo essere l'ultimo appiglio per la persona in condizioni di estremo abbandono che troviamo sdraiata per strada o seduta sfiduciata e disperata sulle seggiole dei nostri centri. Oltre quell'ultimo appiglio non c'è più nulla, se non il caso, il destino e chi lo sa. Questa è una grossa responsabilità che non possiamo tacere alla nostra coscienza. Ognuno di noi e dei nostri volontari sente questa responsabilità addosso e ne è consapevole. Chiunque altro potrebbe girarsi dall'altra parte.

Facciamo un salto indietro di oltre due decenni: dall’abuso di droghe alla violenza politica agli anni di carcere “duro”. Avresti mai pensato di poter diventare punto di riferimento per decine di disperati che giornalmente ti cercano?

Girare pagina nella vita è a volte necessario ed io l'ho fatto con decisione alcune volte: dopo sei anni di dipendenza dall'eroina, dopo sette anni di coinvolgimento nelle vicende legate alla violenza politica di sinistra degli anni 70: bisogna buttarsi indietro il passato ed andare avanti, poi viene il tempo per riflettere più a fondo, quando viene lo stimolo e la forza per cambiare bisogna farlo senza stare a rimuginare e a perdersi nei perchè e nei per come. Questo mi ha dato la forza che spesso non trovo in persone con gravi problemi che ne restano irrimediabilmente invischiati senza riuscire ad uscirne. Certo 40 anni fa non avrei immaginato di dedicare la mia vita agli altri, ma l'ho fatto e ne sono ripagato, anche se la mia coscienza sociale freme di fronte alle ingiustizie che vedo e tocco con mano ogni giorno.

maurizio3Maurizio Rotaris ed Exodus: cosa secondo te dello spirito originale della Fondazione si può ancora trovare nella missione del Centro S.O.S e cosa invece avete portato di nuovo in questi venti anni di attività.

20 anni fa l'intuizione di don Antonio fu quella di mandarci in strada, fuori dagli uffici e dalle comunità, per essere più presenti nel sociale e vicini a quelle situazioni che avevano bisogno di aiuto; un messaggio che si ritrovava anche nella Pastorale “Andare incontro” dell'allora Cardinale di Milano Carlo Mario Martini. L'abbiamo fatto, ma dopo molti anni ci siamo accorti che non bastava andare incontro: molto spesso le persone alle quali andavamo incontro, anche grazie al nostro aiuto avevano cambiato vita, ma molte altre volte ce le siamo tenute o ce le stiamo ancora tenendo per anni. Si è passati anche strutturalmente nelle funzioni del centro, dall'ascolto al centro diurno, in quello spirito di accoglienza che riesce ad accettare i piccoli miglioramenti e non solo a ragionare nei termini dei significativi cambiamenti degli stili di vita che spesso non sono facili e repentini per tutti. Non è una resa, ma una consapevolezza ed una paziente attesa che le speranze di una vita migliore per tutti ci sia. La mia tesi come educatore d'altra parte non aveva un titolo confortante “Il burn out dell'operatore nell'insuccesso terapeutico”.

Il tuo più grande sogno per quanto riguarda il futuro del Centro?

Riuscire a farlo sopravvivere perchè è punto di riferimento essenziale per tante persone in condizioni disperate, nonostante la disattenzione sociale e la mancanza di fondi contributi e finanziamenti che spero arriveranno. Non è per vantarci ma crediamo che nonostante in questi anni molti ed altri progetti sono stati creati, (unità di strada, centri intermedi fra strada e recupero, strutture di prima e seconda accoglienza) SOS ha svolto e svolge ancora un ruolo insostituibile. Spero anche che i nostri laboratori artistici, come ad esempio il progetto musicale della Bar Boon Band ed il nostro progetto di fotografia e immagine abbiano successo per affermare una cultura della diversità che dia voce a chi sta peggio e renda meno invisibile ciò che molti non vogliono vedere.

Milano e i suoi ultimi: cosa funziona e cosa andrebbe cambiato.

Sulla carta e nelle dichiarazioni pubbliche parrebbe che la città di Milano dedichi molta attenzione allemaurizio1 fasce di povertà estrema ed a quelle crescenti dei “nuovi poveri”. In realtà si fa molto poco: con la scusa della “crisi” ci si para dietro il discorso che “i soldi non ci sono”, ma in realtà è questione di scelte politiche ed economiche, se si vuole una Milano capitale della moda, dei grattacieli e delle luci sfavillanti bisogna ricordarsi che la casa sarà sempre brutta se qualcuno continuerà a dormire sullo zerbino davanti alla porta. Una città che continua a vantarsi di essere centro produttivo ed economico, fonte di ricchezza ed opportunità per tutti, ma che in realtà ha visto crescere l'impoverimento, il deserto culturale e un calo della cittadinanza attiva e della partecipazione. Per questo ho voluto intitolare il mio libro “Il rumore dei poveri”.

Che cosa può insegnare “la cittadinanza della Stazione” alla cittadinanza restante?

Certamente l'umiltà e l'essere contenti di poche cose. Oggi siamo in un'epoca strana e chi protesta di più sono proprio quelli che hanno di più. I nostri poveri purtroppo hanno forte e radicato fin troppo il rispetto del silenzio, tacciono, stanno zitti e noi cerchiamo spesso di ridargli la parola, di renderli ancora protagonisti attivi della loro storia. Esempi riusciti ne abbiamo moltissimi fortunatamente, come ad esempio il gruppo dei nostri amici di Linea Gialla, la prima Onlus di autoaiuto fra senza tetto, così come non contiamo tutte le azioni di solidarietà che i nostri amici homeless dimostrano fra loro e spesso anche in funzione dei cittadini.

Prossimi progetti e date importanti: cosa non ci possiamo perdere e come festeggerete questi primi venti anni di attività?

Per la città di Milano l'Expo 2015 potrebbe essere una buona occasione per pensare anche a progetti rivolti a chi sta peggio ed il nostro lavoro opererà in questo senso. Cose buone se ne potrebbero fare, certo non potendo immaginare che tutto debba pesare sul volontariato e sulle persone di buona volontà, ma con investimenti significativi di risorse e forze anche a livello istituzionale che non sembrano per ora previsti. Nel mese di aprile 2010 festeggeremo i 20 anni. Lo faremo a SOS il 23, venerdì con una giornata dedicata la mattina ad un dibattito – conferenza stampa con don Antonio, le Ferrovie dello Stato, i cittadini, i volontari delle associazioni, i rappresentanti della sicurezza, le istituzioni che abbiamo invitato e ovviamente i senza tetto che sono i protagonisti di questa storia. Esporremo anche delle gallerie fotografiche e la sera faremo un concerto con la nostra Bar Boon Band, amici artisti in difficoltà e ospite onorato Vinicio Capossela !! Grande serata !!!

Per essere sempre informati sulle nostre attività trovate sempre le info e le news sui nostri siti Internet

www.retecivica.mi.it/stazionecentrale

www.retecivica.mi.it/barbun