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Il giorno X

Pubblicato: 2 aprile 2010 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, comunità, pensieri in libertà
IMG_1118 A volte, nella storia, accade che
qualcuno si fermi a pensare al perchè le
cose sono così come sono
Succede che la parola diventa
un'importante strumento di
condivisione delle idee.
Ci si guarda, ci si incontra e si comincia a pensare che le cose potrebbero andare
diversamente
E forse potrebbero davvero andare
meglio, per tutti.

Sembra semplice, ma non lo è…
eppure è così che è andata in questi
mesi.Ed è così che sono nati questi mesi
documenti, queste idee.


Oggi cominciamo a pubblicare i testi scritti da tutti i gruppi che hanno partecipato a "Naufragi", l'iniziativa che ci ha visto protagonisti per una serata di discussioni in libertà ospitata negli ampi spazi concessi dal locale "Le Scuderie" di piazza Verdi, proprio quella piazza da sempre al centro di tante polemiche oltre che della città.Sono parole che vengono dritte dritte dal cuore di tante persone, tutte utenti dei servizi, o perchè impegnate in progetti di borsa-lavoro o perchè ospiti nei dormitori; ci siamo divisi il lavoro in tre gruppi distinti, ognuno dei quali si è occupato di un'aspetto diverso della questione, ma tutti riguardanti la complessa rete di rapporti che accomuna gli operatori dei servizi sociali, gli utenti degli stessi , le istituzioni che li erogano e in generale il mondo del lavoro e la città che ci ospita tutti quanti.Iniziamo com questa introduzione, scritta da Carmine Roccia (un'ospite del dormitorio Massimo Zaccarelli) e letta da Massimo Macchiavelli che ha gentilmente collaborato con noi mettendo a disposizione il suo talento espressivo: si tratta di un breve ma sentito racconto di come può cominciare una giornata qualsiasi in una delle strutture che ospitano le persone senza fissa dimora qui a Bologna.

La luce del sole mi colpisce in pieno viso, spezzando il sonno,che poco prima ero riuscito a conciliare. Rigiro lo sguardo intorno sbattendo le palpebre, il panorama  che mi si presenta non è uno dei migliori che ricordi di aver visto; un camerone stracolmo di letti, occupati da gente che russa con accanimento. La presa di coscienza trafigge come una lama, ora ricordo!…Sono in un dormitorio. Mi alzo come fossi un automa, ho bisogno di bere un caffè e mi viene in mente che nell’atrio della struttura vi è una macchina distributrice di bevande calde, la sera precedente l’avevo notata mentre facevo il colloquio con un ‘operatrice, per la mia assegnazione del posto letto.
Mi avvio con lentezza strascinando gli infradito mal indossati ai miei piedi, cercando di orientarmi come posso. I visi che incrocio sul mio  cammino non mi aiutano a tirar su il morale, facce vuote ed assonnate, che probabilmente in un contesto diverso mi farebbero paura, ma ora no!…
Cerco solo di schivarle, ho solo fretta di raggiungere il mio obiettivo…Il tanto desiderato caffè caldo!
I pensieri come conati di vomito affiorano nella testa, io li ricaccio con forza, non voglio e non devo pensare. Ho deciso di cambiare vita, quindi devo adattarmi ad una situazione nuova ed assolutamente sconosciuta…
Il caldo è soffocante, anche a quell’ora mattutina, il tanfo di sudore dei corpi e la puzza dei piedi,  che alita nell’ambiente è talmente forte che mette a dura prova il mio stomaco, nonostante seguo il mio cammino!
Un rumore di colpi dati sul metallo, rompe il silenzio ed attira la mia attenzione, scorgo un signore non più giovane che impreca e colpisce col palmo della mano la macchina del caffè.
Sono assalito dall’ansia, intuisco che quella maledetta macchina non funziona!… Il mio primo giorno e la mia prima delusione!…
Mi avvicino con un senso di amarezza, con un filo di voce:
_ Buon giorno, non funziona vero?
_ No …mi ha rubato le monete, non c’è verso che mi dia il caffè, maledetta!…
_ Peccato!

E’ l’unica parola che riesco a dire. Tiro fuori dalla tasca il pacchetto di sigarette, con un gesto eloquente invito l’uomo che mi sta di fronte a prenderne una, il quale non si fa pregare e rapidamente allunga la mano. Ha un viso simpatico, anche se in quel momento è deturpato dal sonno e forse anche dalla rabbia. Aspiro con calma e voluttà una boccata di fumo e con rassegnazione dico:
_ Pazienza, un caffè ci voleva proprio!… E’ la prima notte che ho dormito qui e non è stata delle migliori !… mi chiamo C.
Accompagno la frase con un triste e forzato sorriso…Quel viso, quella presenza aprono un lieve spiraglio sul buio che regna nel mio cuore.
_ Io sono T. …E’ stata la prima notte anche per me!
Ora la luce di quell’uomo è meno dura, un accenno di sorriso distende i lineamenti che fino ad un attimo prima era duro ed impenetrabile.
_ Mi ci vuole una doccia!…
Dico con calma.
Con la confusione nella mente e la paura nel cuore abbandono la struttura, cammino lentamente verso la fermata dell’autobus, non so esattamente dove andare e che cosa fare, non ho assolutamente la minima idea di cosa farò in quella mia prima giornata sa senza tetto; dove mangerò quando avrò fame. Come passerò il mio tempo.(Una delle prime cose che mi sono state comunicate durante il colloquio della sera prima, era di dover abbandonare il dormitorio alle 08.00 del mattino e non poter rientrare fino alle 19.00 della sera)Pensandoci su, sono preso dal panico e dallo scoramento, ma la voglia di riprendere un caffè mi fa dimenticare il resto!

Cammino senza meta tra la folla frettolosa, senza guardare i visi della gente, con il pensiero vacuo, sento fra il brusio una voce, che chiama il mio nome, stupito mi chiedo chi possa essere, ho rotto i contatti con tutti quelli che conoscevo e frequentavo prima.
Alzo lo sguardo e vedo T. che mi sta davanti, lo saluto con un sorriso.
Gli dico con allegria:
_ Ciao T. Sei riuscito alla fine a prendere il caffè?
IL viso di T. si rattrista, quasi sospirando, sussurra:
_ No!… purtroppo non ho più soldi!
Senza smettere di sorridere gli dico:
_ Vieni ti invito io!…

Le mie riserve economiche non sono rosee, ma in quel momento non mi importava. Ho come la sensazione di aver trovato un amico, ciò mi scalda l’animo.
Camminiamo uno accanto all’altro fra la folla, con lo sguardo alto e lontano sulla strada che bolle di caldo, un tremulo vapore si solleva dall’asfalto, dando forma ad un “miraggio” che è solo nei nostri occhi!

casa_take_away

Dovrei smettere di frequentare Gian.
L'ho conosciuto cinque anni fa, eravamo vicini di casa. Io stavo sotto il ponte di Corso dei Marmi e lui sulla riva opposta con la sua casa trainante che chiama la Chiocciola. Due metri e venti di lunghezza metro e dieci di larghezza, un'altezza che non consente di stare in piedi, ma leggermente curvi. Una porticina, due finestre, un oblò sul soffitto, un piccolo pannello solare che alimenta una lampada a sei led, e per i mesi invernali una stufetta a legna delle dimensioni di un bidoncino.
Sopra la buca delle lettere un campanello col batacchio, la statuina in plastica della Madonna di Lurdes ed il numero civico numero 0 in un elegante piastrella di ceramica smaltata di bianco, una fioriera con l'edera e una vasetto di primule.

In questi giorni è andato ad accudire una vecchia amica ed io faccio il custode di questo piccolo mondo parcheggiato in un viale alberato in cui la città sembra scomparire.
Dovrei smettere di frequentarlo, soprattutto adesso che ho una casa. Avevo accantonato da un anno la possibilità di costruirmi una Chiocciola per tornare a vivere in strada, con una certa fatica avevo fatto pace con porte, finestre,soffitto ed eccomi ora a fare il custode della casa dei miei sogni.

Dopo due ore si avvicinano due dell'antidroga in borghese, io sorrido come se fossero miei ospiti, la chiocciola come al solito fa tutto il resto, nei loro occhi come al solito vedo una gioiosa incredulità, stupore per una cosa che si trova solo lei libri per bambini.
Quartiere popolare e zona di spaccio, immigrati e vecchi Calabresi in pensione, merda di cani sui marciapiedi. Tutto normale se non per la presenza della Chiocciola. E' chiaro che in quei due metri quadri non ci sia degrado o motivo di preoccupazione per l'ordine pubblico. In una situazione talmente nuova e paradossale sono io a dover mettere le persone a proprio agio, racconto brevemente il senso della mia presenza e invito i poliziotti a visitare la casa, si guardano in faccia e poi uno infila la testa in casa. In una cornice di legno vi è un tessuto ricamato a mano e pieno di colori in vi è scritto Benvenuti, sulla destra la stufetta a legna, un lavandino di acciaio, il tavolino che una volta sganciato si unisce alle panche laterali per diventare un letto.
Mi chiedono come faccio a vivere, se ho un lavoro e altre notizie che possano in qualche modo rendermi riconoscibile rispetto ai parametri tradizionali. Esito un attimo e poi:” Ho vissuto diversi anni in strada e adesso faccio lo scrittore”
Un altro scambio di sguardi sbalorditi fra i due e il sospetto che li stia prendendo per il culo, ma ho il libro appoggiato sul tavolino, lo indico e dopo alcuni secondi quando sento che stanno per salutarmi gli allungo i documenti, uno dei due che già si stava avviando alla macchina chiaramente frastornato o incredulo torna indietro e dice “ Ah si, grazie”
Poi è la volta di tre ragazze abbigliate da signore impiegate probabilmente in un qualche servizio pubblico, scappano quando dico di aver scritto un libro. Qualcuno trova il coraggio per bussare, altri appostati dietro gli alberi o le macchine parcheggiate, fanno foto da cellulare e poi si danno alla macchia.

E poi la sera quando finalmente riesco a prendere sonno ecco i vigili urbani. Solito rituale di accoglienza con tanto di visita al museo della Chiocciola, visi distesi e rispettosi e prima di salutarci il vigile mi confessa di non votare più per Berlusconi, la vigilessa mi inchioda con una domanda chiara: “ Lei è di sinistra “? Ed io “ Orientativamente direi di si, ma sono talmente rigoroso, che se dopo una riflessione approfondita scoprissi di essere di Destra, non me ne sorprenderei”.

 

www.senzafissadimoradisuccesso.com

Stefano BruccoleriEdizioni Senza Dimora 2009

Articolo di : Domenico Cosentino

presentazione_alkolikerStefano ha perso i suoi genitori, morti entrambi di una terribile malattia. Il suo lavoro ( estauratore di mobili antichi) non gli permette di pagare l’affitto di casa e gli viene intimato lo sfratto esecutivo. In pochi mesi Stefano sarà solo, senza lavoro e senza casa.

Arriva l’Hiv… cure, visite mediche, pillole da assumere ogni fottuto giorno.

Ma la sua vita cambia in meglio, forse finalmente ha trovato la forza di reagire. Trova una bicicletta la sistema egli carica sopra i suoi pochi oggetti: una tenda e un fornellino da campo. Da quel momento questo ferrovecchio sarà la sua unica compagna di un lungo viaggio che lo porta a percorrere quasi 25000 chilometri in tutta Italia.

Stefano impara a sopravvivere in strada tra mense della Caritas e dormitori comunali impara suo malgrado chi siano  gli operatori sociali. Capisce le assurdità burocratiche che deve affrontare un senza fissa dimora.

Ma il protagonista in questi anni di vagabondaggio incontra anche molte persone, amici che lo ospitano, donne gentili che gli assicurano un posto letto. Inizia a capire che non tutti gli assistenti sociali hanno i paraocchi, conosce Massimiliano a Bologna ed inizia a lavorare presso una cooperativa. Scrive brevi articoli che verranno pubblicati su alcuni giornali di strada italiani. Tra una bottiglia e una veloce sega i mesi passano sfinendo il fisico e la mente del cicloturista.

Prendete Lee Stringer, portatelo in Emilia Romagna, dategli una bicicletta e troverete Stefano Bruccoleri. Il libro è scorrevole e nasce da un blog (www.analkoliker.splinder.com), la struttura riesce a catturare le emozioni e la vita di Stefano e lui riesce a raccontarci le sue dure esperienze senza cadere in una malinconia melensa.

Avendo la struttura di un blog le pagine però non hanno un filo logico e gli eventi sono raccontati in modo tagliente.

Il progetto non si ferma  alla staticità del libro, infatti seguendo il sito personale di Stefano (www.senzafissadimoradisuccesso.com) potrete leggere le evoluzioni della semplice vita del protagonista.

L’autore ha scritto il suo libro in un capanno immerso nella Val di Susa dove ha deciso di fermarsi e di costruire finalmente qualcosa dopo tutti questi anni di pellegrinaggio per la penisola. Qui trova persone semplici pronte ad aiutarlo, un clima duro ed il contatto con la natura che ha sempre ricercato.

Il libro è interamente autoprodotto e potete ordinarlo solo scrivendo al signor Bruccoleri: edera007@gmail.com

il cervo…

Pubblicato: 24 dicembre 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, asfalto fuoriporta

Le storie non scritte sono destinate a non essere lette.

L’ho conosciuto tardi, eppure ci siamo trovati subito. Legale, pubblicizzato, lecito, alla moda, democratico alcool. E’ concesso senza controindicazioni a tutti coloro che lo assumono.
Il signore dell’alcool  nasce su filari di vigna, coltivata da sapienti ed appassionati coltivatori, che dall’uva traggono sostentamento e dignità per se stessi e le proprie famiglie.
Il contadino si occupa dell’uva, della fermentazione, dell’imbottigliamento e della vendita delle bottiglie, quello che accade dopo non lo riguarda. Quando la bottiglia è stata venduta non è più sua e neppure il suo destino.
Le bottiglie che da anni hanno transitato nella mia vita/casa, sono sempre state accolte, stappate, svuotate in bicchieri capienti ed accoglienti, in un rituale pagano religioso che alla fine della preghiera portava e porta ancora oggi assenza di percezione ed una leggerezza che con gli anni è diventata una zavorra, fatta di percezioni alterate, che nel momento della nascita si rivelano reali come la più vera delle realtà.
La bottiglia diventa una sorta di orologio che scandisce un tempo pesante, indesiderato.
Due litri di vino coprono circa quattro ore di vuoto, quattro ore preziose se si ha la necessità di una sospensione dalla vita che nella sua stortura diviene vita sostenibile, vitale fin tanto che ti tiene in vita. La bontà e l’efficacia della sospensione è direttamente proporzionale allo svuotamento della bottiglia. Dopo il quarto bicchiere il segno del bottiglione lascia uno spazio di qualche centimetro di aria e luce, segno che restano ancora venticinque centimetri di sospensione.
Quei venticinque centimetri  sono la garanzia della sospensione dell’ansia, della paura, della paura della paura, l’ansia  e dalla paura dell’arrivo dell’ansia.
Fatico a riconosce un amico distante due metri,  mentre i centimetri d’aria vuota della bottiglia sono sempre conosciuti.
A questo punto basta amministrare i centimetri di vuoto fintanto che il sonno della notte mi porti altrove; un poco zapping, qualche mail, una capatina sui siti per adulti in tristi e solitarie erezioni, due ciocchi nella stufa e la giostra riprende da dove è partita. Fra un giro di giostra e l’altra, una sigaretta, due sigarette e macchie di sperma sotto la scrivania. Il metro quadrato sotto la scrivania è il più pulito di tutta la casa.
Leonardo, il vicino di casa che mi vende il vino a credito mi ha insegnato, senza volerlo che questa non è solitudine. Lui è nato qui, ha fatto il camionista tutta la vita e da pochi mesi ha perso l’unica donna della sua vita, la madre che dorme a cinquecento metri da casa sua nel piccolo cimitero del paese e che come tutti i cimiteri di montagna sembra avere il sapore della pace giusta.
Ogni tanto ci incontriamo sull’unica via che divide il paese in due, da un lato la montagna e dall’altro i dirupi, ci fermiamo a fare due chiacchere come se fossimo in ascensore, altre volte troviamo il coraggio di arrivare al duecentesimo piano per avere il tempo di parlare più a lungo, e così troviamo coraggio di raccontarci.
Leonardo ha le idee chiare sulla sua vita, sul destino, sulla sua sorte: “ Sono nato in questo paese, ho vissuto tutta la vita in questa montagna e finirò i miei giorni vicino a mia madre”.
Il pomeriggio spesso lo passa con il cannocchiale comprato dai cinesi ad osservare i cervi che vivono sulla montagna, uno di questi la sera scende in paese , Leonardo e Serafino il suo vicino di casa si appostano dietro il micro parcheggio per osservarlo. In quel punto c’è un albero di pere che nessuno raccoglie, se non il cervo. In questo paesetto non ci sono ammazzamenti, scandali, intrighi ed il cervo ultimamente è diventato l’argomento più chiaccherato del giorno, soprattutto in ascensore.
L’unico pregio del vino di Leonardo sta nel fatto che mi viene ceduto a credito, che saldo normalmente al primo del mese, dopo aver ritirato la pensione, per il resto non è altro che aceto dolce. Dopo la morte della madre sembra che il vino non gli riesca più tanto bene, cosa di cui anche Serafino pare essersi accorto, ma dato che anche lui vende il vino tendo a non dare troppo per buono le sue affermazioni. Quel che è certo è che dopo il tredicesimo centimetro di ebrezza lo stomaco comincia a gridare come se avessi ingerito per sbaglio dell’ammoniaca o dell’acqua ossigenata.
Il PC è acceso ed anche la televisione, il telegiornale spara notizie di conflitti e ricongiungimenti cattolico parlamentari; il RE è stato sfregiato al volto e se Dio vuole qui si continua a parlare solo del cervo. L’aceto dolciastro di Leonardo mi porta sul vater con due dita in gola. Due o tre colpi ben assestati in fondo alla gola e per alcuni minuti mi sento come un’adolescente bulimica, fiumi di acido gastrico, vino, frammenti di cena ed ancora dieci centimetri di sospensione.

Regalati un libro

Pubblicato: 3 dicembre 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, asfalto fuoriporta
BRUCCOLERI

Con grande fatica sono riuscito a stampare  la seconda edizione del  mio libro.
228 pagine al costo di 15  Euro comprese le spese di spedizione.
Per ordinarlo mandate una mail a : edera007@gmail.com
con oggetto "Ordine libro"

Ricecerete il libro con all’interno un bollettino postale per il pagamento

Il nostro appuntamento all’incontro con i partigiani della Bolognina è stato più che emozionante e formativo. Un’esperienza che chi c’è stato non dimenticherà, o quanto meno conserverà in un angolo del cuore.
Forse arriverà anche un video, rimanete connessi.

LIBRI & DINTORNI

Pubblicato: 18 novembre 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta

Conobbi michele grazie ad un social network( oggi fa tanto fico chiamarlo così). lesse alcune mie poesie e mi disse: "hai qualcosa da dire, da urlare, perchè non organizziamo una lettura nella mia libreria?".

quattro anni fa ero pieno d’ entusiasmo e voglia di viaggiare e così gli risposi che per me era un piacere. staccare la mia squallida vita per qualche giorno era l’ideale.
sul pullman diretto a Campobasso bevevo birra calda da una lattina e osservavo il panorama. montagne e casali e piccoli paesi arroccati sul fianco di una montagna. era il 23 febbraio ed il freddo faceva davvero male.
allo stanzionamento degli autobus mi feci spiegare la strada per arrivare in centro ed iniziai ad incamminarmi. avevo uno zaino militare( quanti cazzo di viaggi avevamo condiviso?) pieno di libricini autoprodotti da rivendere, un boxer di ricambio, una bottiglia di vino rosso e 4 lattine di birra da 66cl. ricordo che le strade erano semideserte, che c’era una piazzetta con degli alberi, che c’era una strada principale con una grande pasticceria illuminata.

La libreria era molto conosciuta in città, avvicinandomi all’edificio notavo locandine con il mio nome
“ Domenico Cosentino, stasera alle 21, nella libreria Libri & Dintorni presenta Alone Like a Dog”.
Non capivo cosa stesse succedendo, la gente si fermava e leggeva il mio nome ed io potevo ascoltare i loro commenti fingendomi un’altra persona. Le gambe mi tremavano ed ero emozionato.
Non mi aspettava così presto, ma quando mi vide mi riconobbe subito. Aveva una sciarpa rossa intorno al collo e mordeva un mezzo toscano. Vide entrate un ragazzo con uno zaino, un evidente fallito e/o barbone e la prima cosa che fece fu abbracciarmi.
Sorrise e lo ricordo ancora quel cazzo di sorriso.
“andiamo a bere un caffè”
indossò un borsalino e mi accompagnò in un bar vicino. Chiuse la porta della libreria ed esposti in vetrina c’erano i miei libricini. Erano illuminati da un faretto arancione.
Il nostro primo e unico incontro fu questo. Parlammo di tutto, di noi delle nostre vite. Parlammo di libri e di letture. Vivere quella notte in quella libreria fu un’esperienza unica. Non lo dico per sentimentalismo, ma quello fu l’inizio. Ammetto che senza i continui sproni e complimenti di michele ora non sarei qui.

La saletta per gli eventi era piena, Michele mi presentò ed iniziai a leggere.
Era la prima volta e fu come perdere la verginità, una cosa veloce, una cosa bellissima, un orgasmo intenso.
La libreria, la voce di michele, il vino che avevamo bevuto, resero quei momenti speciali.
Mi pento di molte cose. Mi pento di non aver insistito per poter rivivere un’altra magnifica serata. Mi pento di non aver sostenuto le sue idee. Tutto questo è inutile, la libreria presto chiuderà, e nessuno potrà più rivivere queste emozioni.
Non ci saranno nuovi lettori che indottrinati da michele potranno riscoprire i vecchi romanzi di Simenon, nessuno potrà più annusare l’olezzo di toscano che impregnava le mura e i libri della libreria.
Vorrei solo ringraziarlo perchè quei giorni furono speciali, perchè l’anno dopo pubblicai il mio primo libro, perchè quando avevo qualche domanda, qualche perplessità potevo comporre il numero della libreria ed immaginarmi un uomo con una sciarpa rossa  e un sigaro in bocca intento scartare pacchi di nuovi libri, riscaldato dall’amore per la vera letteratura e dall’entusiasmo dei suoi clienti speciali.
La sua libreria non esisterà più. Fallita come i veri sogni muoiono quando si scontrano con la dura realtà. Possiamo aiutarlo, ognuno a suo modo. Possiamo dirgli “GRAZIE signor Paparella per averci fatto vivere almeno in parte il tuo sogno di rendere affascinante e libera la Cultura.”

http://libriedintorni.splinder.com/

Anche questo è Laboratorio – Parte Terza

Pubblicato: 29 ottobre 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, laboratorio

Una volta, Invitati dall’amico Mauro Sarti, siamo andati all’Università di Bologna a Scienze della Comunicazione per una lezione sull’etica del giornalismo.

Basta con i privilegi delle panchine!

Pubblicato: 23 ottobre 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, civiltà, libertà, stampa

Pubblico così come l’ho trovato… il commento a voi.

panchina antibivacco VR

Roma: arrivano le panchine anti-bivacco

Dove dormiranno 4mila homeless romani? – Lo ha anticipato oggi l’assessore capitolino all’ambiente, Fabio De Lillo: dal 2010 a Roma saranno installate nei parchi le panchine anti-bivacco, quelle con braccioli divisori che non consentono di sdraiarsi. Il progetto già esiste e a breve ne sarà finanziata la messa in opera all’interno dei giardini nei quali non è prevista la chiusura notturna.
De Lillo ha anche detto che le panchine anti-bivacco sono già presenti in altre capitali, quindi non c’è da stupirsi se verranno adottate anche a Roma.

Tempi duri quindi anche per i senza tetto della capitale. Perché a Roma, a dormire nei giardini o direttamente sulla strada, gli homeless sono circa 4mila, poveri disgraziati possessori di nulla. Lo ha rilevato uno studio a supporto delle iniziative a sostegno dei senza fissa dimora promosse dall’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini e da Commercity, in collaborazione con la Rete della Solidarieta’ e con la Comunita’ di Sant’Egidio. Lo studio è stato presentato a Settembre 2009 (leggi qui) ed ha dimostrato che Roma è la capitale dei senza tetto. In assoluto gli homeless romani sono circa 6mila e rappresentano il 35% della popolazione homeless in Italia. Di questi, sono 4mila quelli che trovano riposo, almeno fino al 2010, sulle panchine dei parchi.