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La “pienezza” della cassetta viene sempre decisa dal caporale, qui ognuno pensa a se, fa il suo gioco. Veniamo caricati in undici, gli altri rimangono a terra. Non sembrano tristi, più tardi tenteranno di lavorare come scaricatori al mercato, c’è sempre una seconda occasione per gente come noi.
Una volta sul camioncino il capo urla di partire.Ora nessuno parla più, sembriamo dei condannati a morte, portati alle nostre gogne. Nel gruppo c’è anche qualche donna, solo ora ci faccio caso. Sono zingare con gonne lunghe e fasce colorate nei capelli. Sono sporche e vecchie, devono però portare soldi ai loro mariti, altrimenti verranno ripudiate dal clan. Intorno c’è silenzio, mi lego un pezzo di stoffa intorno alla bocca, per non inalare la polvere che il camion alza da terra. Gli altri mi guardano straniti, loro ormai non han più speranze, loro hanno i polmoni corrosi da mille di questi fottuti viaggi. Questa è solo la mia seconda volta, devo ancora imparare da loro. La loro pelle è dello stesso colore e consistenza del cuoio, come la carnagione di alcuni miei amici nativi americani. Siamo gli “indiani napoletani”. Siamo nulla.
Il mezzo si ferma bruscamente, scendono entrambi gli uomini e sempre urlando ci impongono di scendere alla svelta, davanti a noi si estendono ettari ed ettari di piante di pomodori. Le cassette vuote sono già lì che ci aspettano. l’autista ci consegna una cassa a testa e poi urla “AL LAVORO!”.
Lentamente, senza fretta ognuno prende la sua posizione, la sua fila di piante ed inizia. Io mi son portato un pezzo di corda, da legarmi intorno alla vita e con la cima libera avvolgo un manico della cassetta, così che questa mi seguirà passo passo, come un fedele cagnolino che diventerà minuto dopo minuto sempre più pesante. Questo trucco me lo insegnò un vecchio marocchino, lui sapeva tutto della vita.
Lavoro da trenta minuti e ho le gambe che mi tremano e la schiena che scricchiola, forse morirò qui, concimando questa piantagione, e nessuno se ne accorgerà mai. Mi guardo intorno e scorgo gli altri piegati in avanti, intenti a lavorare. Sembriamo quegli uomini di colore che lavoravano nelle piantagioni di cotone qualche secolo fa negli stati sudisti della liberale America.Ma la schiavitù non era stata abolita?
La prima cassetta è piena, la lascio qui, corro al camion e ne prendo un’altra, l’autista mi vede e mette un segno sul quaderno con la sua penna nera. Solo lavorando senza interruzioni si può sperare di guadagnare qualcosa. Qualche mio compare di sventura ha già abbandonato la sua postazione, il caldo inizia a farsi sentire, ha lasciato la sua cassa semivuota lì, come una boa a segnalare il suo passaggio.
Dopo due ore di lavoro mi prendo una pausa, cerco una sigaretta nel pacchetto spiegazzato e l’accendo. Ho riempito 5 casse, diciamo metà lavoro, puzzo di sudore, sono sporco di terra, ho la terra infilata sotto le unghie, le dita sono arrossate, le piante di pomodori han delle piccole spine, quasi invisibili, che ti si piantano nella pelle, e non puoi eliminarle, devono esser assorbite dal tuo organismo. A metà sigaretta assisto ad una scena assurda. Le donne, mentre lavorano piegate, allargano le gambe e pisciano. Non possono permettersi di perdere altro tempo per i bisogni fisiologici. Vengono già preparate non indossando le mutande.
Spengo la cicca sulla terra nera, col mio tallone. Guardo avanti a me e non riesco a scorgere nulla di definibile, solo altre fottute piante di pomodori.
In relazione al fenomeno dei "sequestri" temporanei dei manager di multinazionali che licenziano
un mio regalo al sindacato europeo
no-one-will push out-no-one
no-one-will push out-no-one
no-one-will push out-no-one
sulle note di all alone the watchtower
Una storia, una donna Stefania Bassani, poetessa della Bar Boon Band.
| Luci accese nei tuoi occhi in un giorno di sole, che illumini il tuo amore bellissime parole d’amore dove tu lo sentirai battere forte |
dove noi in quanti poi poi… saranno, quanti giorni i nostri occhi si vedranno giorni felici giorni d’amore dentro il cuore dove ci si sente di stare vicini vicini e andare in tutte le vie, in tutte le strade luci accese nei tuoi occhi luci accese nei tuoi occhi luci accese nei tuoi occhi |
Quasi una mia invenzione la satira erotica tanto per dare una trama alle solite notti di sesso, quando per curiosità si vorrebbe sapere tutto, ma alla fine non si sa niente, e quello che si viene a sapere e quello che la suocera è riuscita a sentire col bicchiere attaccato alla porta.
BÈ POI TE LO DIRÒ
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Pronto chi rompe? aiuto mi mangia! alla seconda volta |
sali scendi sali scendi invece noi andiamo avanti |
Stamattina mi sono alzato, ho riempito un bicchiere di acqua minerale gasata, ho aggiunto una puntina di zucchero ottenendo così una giusta reazione chimica; sopratutto ho pensato a NADA alla ricerca di belle musiche è ho scritto questo brano.
| sarano solo canzoni le mie parole che nascono del cuore migliaia di amori che ho dentro di me cento vite vorrei dedicare a te come tu dedicherai a me suonerai per me perchè ci piace mentre il tempo vola via saran solo canzoni suonando suonando |
