Archivio per giugno, 2009

Piccola guida alla birra #4

Pubblicato: 5 giugno 2009 da massitutor in birra
orsoBJORNbjorn
In assoluto la mia preferita al momento, è quella che riesce a mantenere maggiormente il gusto amaro e dissetante della lager nonostante l’alta gradazione, senza quel retrogusto dolciastro che affligge anche le migliori (CERES, TENNENT’S, CREST). I pub migliori ce l’hanno…viva l’orso bianco!! (bjorn=orso)

BJORN – € 1,50/1,80 – alc8,3% – bott.33cl – Denmark


lapin kulta logoLAPIN KULTA

Questa è veramente un mito! Arriva dalla lontana Lapponia, regione al confine tra Norvegia e Finlandia aldilà del Circolo Polare Artico, abitata da una fiera stirpe di allevatori di renne:evidentemente ne devono andare molto fieri, se l’hanno chiamata “l’oro della Lapponia”.lapin kulta bott
Viene pubblicizzata come la birra prodotta “a partire dall’acqua più pura del mondo” e, a vedere da dove viene c’è da crederci.Effettivamente da una piacevolissima sensazione di freschezza ed è molto dissetante, oltre che robusta.
Che altro dire? Manca veramente poco alla “birra perfetta”,  considerato che non si fatica troppo per trovarla nei centri commerciali (tipo al Centro Lame) e non costa neanche troppo….ah! mi raccomando:servire ben ghiacciata!

LAPIN KULTA – € 1,60 – alc7,2% – bott.33 – Lapponia (Finland)

Torna a casa iena

Pubblicato: 4 giugno 2009 da massitutor in comunità, droga, laboratorio, salute, tele asfalto, vagabond geoghaphic

Vita da birra

Pubblicato: 3 giugno 2009 da massitutor in amicizia, birra, felicità, libertà, tutto cominciò così

vomit copyLa birra per me è un arte, dietro c’è un procedimento che coinvolge non solo la parte meccanica, ossia lavorazione e macchinari per la produzione, ma è proprio uno status simbolo di certi paesi come Olanda, Irlanda, Danimarca e via via. La birra da secoli è una bibita semplice in se stessa, ma socialmente ha cambiato aspetti della vita quotidiana. Per me addirittura ha cambiato anche il modo di viaggiare, nel senso che tante volte ho scelto dei posti dove c’era la birra buona, perchè semplicemente la birra mi piace. Quando ho cominciato a bere la birra avevo circa undici anni, lavoravo con dei muratori a casa mia, praticamente li aiutavo a costruirla da Aprile a Settembre, e bevevo una birra leggera da 33cl, ma dopo un po di tempo mezza cassa la bevevo solo io. Crescendo ho cominciato a bere una birra abbastanza forte ma gustossisima per me, la francese Dudemon, ero giovane e prendevo delle ciocche incredibili, poi verso i vent’anni sono entrato in stato di saturazione e tutt’ora dopo 15 anni non riesco più a berla. Viaggiando molto ho avuto la fortuna di apprezzare altre birre, che bevendole nel posto di origine cambia gusto, sembra una fesseria ma è vero. A Granada preferivo l’Alambrha un pò dolce col retro gusto secco, in germania la paulaner buona e da pasto, ma senza dubbio la più buona è la birra dei frati, franz e qualcosa, bianca, nera e classica. Sia la bianca che la nera sono di alta gradazione, tutt’è due dolci, ma la bianca sicuramente più bevibile e più forte, mentre la bionda va bene anche da pasto. Un discorso a parte merita la mitica guinnes, sicuramente una birra di alta qualità che ti permette di bere e di accorgerti quando è il caso di piantarla di bere: è una delle mie preferite e anche delle più costose, ma lo sperpero denaroso lo merita tutto. Ora in periodo di decadentismo economico molta gente compreso io ci affidiamo alle birre più commerciali ed economiche nonchè di alta gradazione: abbiamo la Atlas da otto gradi e mezzo, che per un periodo è stata messa al bando perchè dava proprio dipendenza da Atlas, la Graffenwalder (c’è anche leggera) di gradi ne ha 7,9, la bevo ognitanto ma da quando ho assaggiato la 7,9 della Echbaum non l’ho più lasciata costa poco ed ottima tra le birre scadenti.birra
Oggi a quasi trentacinque anni posso dire che bere la birra per me è un abitudine come bere il caffè la mattina, infatti capita anche che ci faccio colaziane. La birra fa da sfondo alla mia vita, nel senso che influisce anche nei rapporti personali, difatti la maggior parte delle persone con cui mi vedo sia uomini che donne beve regolarmente birra ma senza mai esagerare, e a volte influisce anche nel mio umore, capita che bere una birretta mi raddrizza la giornata, come capita anche che se vado ad un concerto dove si beve a fiumi, un paio di birre mi durino anche per ore perchè mi fanno da compagnia alla musica. Detto questo tra un po’ vado naturalmente a scollettarmi una fredda Echbaum, e ricordatevi che chi beve birra campa cent’anni, buona ciocca a tutti, ciao.

Giampiero dove sei?

Pubblicato: 3 giugno 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, civiltà, inchieste

Quante volte abbiamo letto sui giornali di pestaggi a danno di persone che dormivano per strada? Tante, talmente tante che ormai non fanno più notizia…
Questa volta però c’è un finale che deve ancora essere scritto, un finale diverso dal solito, che qualcuno tra noi potrebbe contribuire a scrivere.
Venerdì 19 maggio il Corriere della Sera pubblica un’articolo simile a moltri altri che troppo spesso ci tocca  leggere, specialmente negli ultimi tempi: Giamp
iero, un giovane italiano, subisce una vigliacca aggressione da parte di un gruppo di adolescenti spagnoli mentre dorme su una panchina in una piazza di Granada, città del meridione iberico. La scena, che risale ad un paio di anni fa, viene addirittura ripresa con il cellulare da una ragazza del "branco": cercherà poi di giustificarsi al processo asserendo di avere effettuato le riprese per poi mostrarle ad un parente, agente di polizia, ma non verrà creduta. Infatti un processo c’è stato e si è concluso da poco con la condanna dei giovani aggressori, le cui famiglie hanno ora l’obbligo di risarecire i danni alla vittima, risarcimento quantificato dal tribunale di Granada in 3000 euro.
Qui la faccenda si complica, e qui forse Asfalto, inteso come la comunità di chi lo legge e lo scrive, può fare qualcosa.
Giampiero infatti, ricoverato con una prognosi pesantissima di 90 giorni che può solo far immaginare la violenza del pestaggio, appena ha potuto reggersi in piedi ha abbandonato l’ospedale per non ricomparirvi più, nonostante le sue gravi condizioni.
A questo punto le autorità spagnole hanno veramente poco in mano, nemmeno una fotografia, eccetto un nome (Giampiero Filangieri) e il luogo di nascita (Reggio Calabria, 1980) non si sa neppure se Giampiero sia ancora in Spagna, se sia rientrato in Italia o finito chissà dove. Anche i servizi sociali della città, mense, dormitori o centri d’ascolto brancolano nel buio.
Possibile che sia scomparso nel nulla?

Qualcuno di noi potrebbe conoscerlo, o averlo incontrato.Senza nemmeno una fotografia è molto difficile, ma noi siamo tanti e ognuno di noi conosce tanta gente… Tremila euro non saranno molti, ma sono pur sempre qualcosa per chi dalla vita ha ricevuto trattamenti come questi.
San Francisco, senzatetto ma online
Aggrappati alla vita solo grazie a internet

pionieriAnna Guaita, Il Messaggero online NEW YORK (2 giugno) – Hanno perso tutto: non hanno più un tetto sopra la testa, non hanno un letto, o un numero di telefono. Ma hanno un computer, e lo proteggono con le unghie e con i denti. Il numero dei senzatetto americani che riesce a mantenere un contatto con il mondo grazie a internet va crescendo, in parte perché la crisi ha fatto cadere in povertà molte persone che fino a pochi mesi fa avevano un lavoro e una casa. Accanto ai barboni senza speranza, spesso alcolizzati o malati mentali, crescono le file della ex-classe lavoratrice, ex operai o muratori, elettricisti o giardinieri che non sono più in grado di pagare il mutuo e si ritrovano per strada. Per costoro, il laptop non è un lusso, ma il cordone ombelicale che permette di sopravvivere e cercare un nuovo lavoro e una nuova vita.

In un servizio di prima pagina, il Wall Street Journal ha ieri seguito le sorti di alcuni di questi “senzatetto on line”, tutti raggruppati nella città di San Francisco, e ha raccontato le vicende di Charles Pitts, un poeta che vive sotto i ponti, Robert Livingston, un’ex guardia di sicurezza che ha un letto in un ostello per senzatetto, Skip Schreiber un elettricista disoccupato che si è ridotto a vivere nel suo furgone, e Michael Ross, un ex soldato che si accampa sotto una tenda: tutti questi uomini non si separano mai dal loro laptop, trascinandoselo in giro dentro vecchie borse, per evitare di perderlo o farselo rubare. Passano ore e ore a cercare dove attaccarli a una presa elettrica per ricaricarne la batteria, e dove ricevere il segnale wi-fi gratuito per andare on line. Alcuni, come Pitts, hanno aperto pagine su Facebook e MySpace, e partecipano vivacemente alle chat room sulle condizioni dei senzatetto. Per loro, le stazioni ferroviarie possono essere un rifugio temporaneo per ricaricare le batterie, mentre le biblioteche pubbliche o alcuni bar regalano il collegamento internet.

Il fenomeno sta allargandosi ma non è nuovissimo: già nel 2002 fece notizia la storia di un senzatetto, Kevin Barbieux, che aprì un blog dal nome “the homeless guy” (Il tipo senza casa). Barbieux vive a Nashville, in Tennessee, e da 25 anni non ha una residenza fissa. Nel suo blog ha raccontato di essere un ex soldato della Marina, di essere stato sposato e di aver avuto due figli, ma di soffrire di una forma di depressione che lo rende clinicamente ansioso e incapace di restare impiegato a lungo. Barbieux è stato l’indiscusso pioniere degli homeless on linee, ma oggi perfino i ricoveri pubblici offrono ai loro ospiti la possibilità di usare il computer. Praticamente ogni richiesta di lavoro o di aiuto deve essere riempita in internet, e chi non può avere accesso a un terminale è drasticamente sfavorito rispetto a chi può navigare on linee. Per questo a New York cinque dei nove ostelli per senzatetto garantiscono la possibilità di usare un computer. Per quanto terribile sia la sorte di chi si ritrova a elemosinare un letto in questi rifugi, gli ultimi mesi hanno visto moltiplicarsi situazioni anche più drammatiche, come le tendopoli di senzatetto sorte come funghi in California. Le condizioni di queste cittadelle sono anti-igieniche e pericolose. E spesso i sindaci sono obbligati a ripulirle con l’aiuto della polizia. Niente computer qui, solo povertà e disperazione. Anche fra i senzatetto, dunque, c’è una classe più fortunata e privilegiata e una classe di veri diseredati.