Ore 14 .30, Carcere di Reggio Emilia 24 settembre 2007
Ciao amici del blog, a fatica vi scrivo perché per me non è un bel periodo soprattutto a livello emotivo: sono veramente incazzato. Vivo un momento di conflitto sia interiore che con le istituzioni. Rimango allibito nel sentire al T.G: per me unica via di comunicazione con l’esterno, tante eresie sul problema reati e tossicodipendenza. La sinistra vuole cambiare le leggi sulla droga , ma allo stesso tempo non vuole cambiare i modi di intervento nell’aiuto degli stessi. Prendiamo atto che le comunità non sono e non saranno una risposta al problema tossicodipendenza, è ora che si convincano ad attuare progetti di risposta nuovi, ma nessuno vuole osare, anzi difendono il proprio operato come una sorte di mercato con tanto di concorrenza fra di loro, non mi meraviglierei se domani facessero la pubblicità a questa o a quella comunità. Ok! preso atto della non efficacia di queste strutture ad arginare il problema, non si fa altro che scaricare le colpe ora a destra ora a sinistra con tanto di programmi televisivi dove vedi questo scontro, però come in tante altre cose tutto rimane come prima, cioè all’italiana. Abbiamo a disposizione un mezzo (internet) dove veramente possiamo colpire nel vivo certe coste che ci governano. Guardate Beppe Grillo: tanto tempo fa criticava internet, invece adesso capita l’importanza ha fatto di internet il suo cavallo di battaglia. Quando che lo capiremo che la politica del 2000 si è rivoluzionata? E’ fatta di apparizioni televisive e da adesso su internet. Sfruttiamo questo mezzo, fino a quando ci viene concesso, perché prima o poi metteranno le mani anche su quello.Vi scrivo questo perché il mio Sert vuole a tutti i costi mandarmi in comunità, non critico la loro scelta perché ho rischiato la pelle varie volte. E’ altro che critico: Dario non crede che esista una comunità adatta a lui, al suo lavoro, al suo carattere, e soprattutto una astratta libertà dove comprendo che nessuno è libero tanto meno io, ma ci voglio credere di essere libero. Non ho bisogno di regalare il mio tempo a lavorare a gratis; dopo poi forse ti viene ricambiato. Dico forse perché se ti và male ti danno un calcio in culo e ti sbattono fuori. Bello vero?! Stanco di queste umiliazioni, come stanco di tante altre umiliazioni derivanti dalla droghe ho proposto al mio Sert di poter usufruire della custodia attenuata: come una sorta di comunità in carcere. Dove lavori stipendiato come una borsa lavoro e nello stesso tempo sconti la pena. Questo è quello che serve! Tutte le comunità dovrebbero farlo e lo Stato dovrebbe imporglielo. Vuoi aiutare i tossici? ok lo fai lavorare, li stipendi con un minimo e lo inserisci in una realtà dove piano piano si reinserisce nella società. Comunque in tutto questo mio intraprendere il progetto da parte del mio Sert si è fatto di nebbia, anzi penso proprio che è fatto apposta per togliersi il problema Dario, personaggio scomodo in Qualsiasi contesto lo inserisci. Proprio cosi non sto zitto non sto più a compromessi! E tanto meno sto in silenzio in cose dove ritengo che sia giusto far sapere alla società. Ma quale recupero! Ma quale reinserimento, tutte stronzate: se non sei tu ad arrangiarti nessuno ti da niente per niente e nessuno fa niente per niente.
Questa regola è legge di qualsiasi casta fai parte, che tu sia un barbone o un capo di stato. Cari amici, mi scuso del mio sfogo, ma non ne posso più di vedere cose così ingiuste e insensate. Spero di trovare commenti che mi diano spunto di riflessione. Ciao a tutti gli amici del blog da quello stronzo che è chiuso tra quattro mura.
Con stima, Dario Monetti.

La dipendenza da altri è distrutiva. Come ci si può permettere di offendere quelli che sempre aiutano i deboli, gli inmaturi, i dipendenti? Il profesore Komàrek dice, che l’aiuto disintegra e distrugge, lentamente, chi riceve questo aiuto, mentre aumenta l’autostima e da nuova forza vitale alla persona che aiuta. Questo processo viene chiamato "vampirismo psichico".
L’animo umano e inquieto. Sentiamo spesso il bisogno di fare cose oltre le nostre reali possibilità. Uno psicologo, esamina, descrive, e se può cura tante deformazioni della mente, a volte si tratta di casi di vera malattia mentale, e li tante volte c’è poco da fare. Ma veniamo a noi poveri mortali che abbiamo problematiche normali. Non abbiamo certo bisogno dell’introspezione se non quella che ognuno fa con la propria coscenza se uno c’è la la coscenza. Forse abbiamo solamnete bisogno di essere amati ascoltati nutriti della stessa sostanza che ci tiene in vita l’amore di una madre di un figlio di un padre. Quando per motivi assurdi ed a noi inconcepibili queste cose vengono a mancare cosa bisogna fare come bisogna affrontare la realtà. Io penso che possiamo affrontrala nel loro ricordo nelle cose che ci hanno dato l’amore. Il sorriso di un bambino quanta forza può dare, l’abbraccio di una madre o di un papà quanto amore può dare… tanto tanto infinitamente tanto. Un assistente sociale fin dove può aiutarci nel risolvere problemi cosi grandi, lui stesso ha delle difficoltà nel capire il caso specifico, e poi ne avrà i mezzi, saprà come muoversi lui a chi chiederà le cose che noi vorremmo per risolvere il nostro stato di disagio nel quale siamo inciampati. I bambini sono un dono del cielo per noi, senza non camperemmo manco 30 anni… Capite che responsabilità hanno gli esseri umani nei confronti di creaturine cosi indifese. I bambini hanno bisogno di una casa, un posto dove poter vivere e giocare un posto dove poter esprimere i loro anni in tutta la loro straordinaria grandezza ed energia. Come mi sento impotente di fronte all’impossibilità di non poter fare qualcosa, allora mi rivolgo a chi questo qualcosa può farlo avendone i mezzi necessari, aiutate i bambini e le madri e anche i papà, aiutate i genitori a far crescere i loro figli in ambienti più sereni e tranquilli, i bambini la famiglia sono il nostro futuro, ma soprattutto il nostro presente ora adesso.
E’ una mattina grigia, le nuvole sembrano coprire le montagne, dopo una notte di incessante pioggia. C’è silenzio… anche il mio cuore, in silenzio, sta urlando. Urla contro chi, non per volontà ma per lavoro, entra nella tua vita, si fa garante del tuo disagio. Urla contro quelle persone a cui cerchi di chiedere aiuto… a cui affidi i tuoi sentimenti, le tue paure le tue insicurezze, le tue gioe… raramente gioscono insieme a te. Per molti di loro tu sei solo un nome come un altro, un pezzo del loro lavoro, una persona qualunque, la tua storia una come le altre. E più ti fai sentire, più urli ad alta voce il tuo disagio… più sei una scocciatura. Le parole si sprecano… tu speri, aspetti delle risposte, ma… senti il solito bla, bla, bla, discorsi già fatti, già sentiti, già vissuti.