Archivio per la categoria ‘estate’

L'Omino dei bagni

Pubblicato: 22 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, droga, estate, libertà, morte, radio asfalto, rielaborazione
 

A grande richiesta eccolo qua! Rimanendo in tema di BAGNI ho l’onore di pubblicare questo straordinario lavoro, che ha visto la collaborazione di Stefano Bruccoleri e Massimo Macchiavelli: il testo del nostro Stefano "Bici", come già era successo altre volte, è stato preso e interpretato da questo grande uomo di teatro e gigantesco amico che è Massimo, che ha lavorato questa volta anche al montaggio, alle musiche e agli effetti audio. E’ un progetto che risale ai mesi estivi dell’anno scorso; è rimasto nel cassetto fino ad ora solo perché avevamo in mente di montare questa elaborazione audio su un video. Fino ad ora non è stato possibile per vari motivi, comunque chissà: puo darsi che proprio l’ascolto collettivo di questo testo possa far nascere idee e collaborazioni nuove per costruire un piccolo corto.
E’ un testo che sporca i sensi e fa sentire la puzza delle vite underground, sotto il livello dell’asfalto. La voce di Massimo dona forza ad un testo già straripante di vita vissuta. E’ una voce che diventa un patrimonio, uno strumento, ma soprattutto è voce che conduce perché conosce.
Buon ascolto.

Il mazzo di chiavi

Pubblicato: 26 settembre 2008 da massitutor in estate, morte, musica, radio asfalto, rielaborazione, tele asfalto

Un modo per salutare l’estate che se n’è andata. Un omaggio alle tragiche e desertiche domeniche cittadine. Questa è la seconda versione video della lettura de Il mazzo di chiavi: un racconto che ha unito Stefano Bici, Massimo Macchiavelli ed io. E’ stato un vero piacere e un’emozione autentica che spero sia contagiosa.

“Hello, babe”

Pubblicato: 22 agosto 2008 da massitutor in civiltà, estate

E’ un giovedì mattina di fine agosto. Al ritorno dalle vacanze mi godo gli ultimi giorni di ferie a casa, pensando che fra poco ricomincerà il solito tran tran.
C’è il sole e fa ancora caldo. Ho un appuntamento in centro per pranzo. Mi preparo velocemente: canottiera, bermuda al ginocchio, sandali e occhiali da sole.
Quando esco dall’ascensore sento il rombo inconfondibile dell’autobus in strada. Mi è passato sotto al naso e ora mi tocca aspettare almeno 10 minuti in una pietraia semideserta. Mi dirigo lentamente verso la fermata: 12 minuti di attesa. Tanto. Troppo.
Mi incammino allora verso un’altra fermata, giusto dietro l’angolo, all’ombra dei palazzi. Qui l’attesa sembra meno dura e tra 5 minuti dovrebbe arrivare il mio destriero.
Eccolo che sfreccia: è il 27 B. Accosta e salgo. Timbro il biglietto e mi siedo in uno degli ultimi sedili in fondo. Aria condizionata? Non pervenuta. C’è chi si sventola con un giornale e chi sbuffa perché non c’è mai niente che funzioni.
L’autobus prosegue la sua corsa per le vie della città. Mi perdo nei miei pensieri. Dopo qualche fermata un ragazzo color cioccolato mi chiede di potersi sedere nel posto libero accanto a me. Sposto la borsa e gli cedo il posto al finestrino.  
Mentre si siede noto che ha in mano una bottiglia di birra. Qualcosa mi dice che mi darà noia. Non faccio in tempo a finire di formulare questo pensiero, che il tipo si gira e mi fa "A
llora, come ti chiami?". Scatto in piedi e gli dico che ha capito male, che, come si suol dire, non c’è trippa per gatti.
Mi sposto più avanti e mi siedo in un posto che mi permette di continuare a tenerlo sott’occhio: meglio avere il nemico davanti che alle spalle. Lo sento che borbotta qualcosa mentre beve la sua birra e spero che scenda dall’autobus prima di me. Intorno nessuno ha fatto una piega, ma la situazione mi sembra sotto controllo.
Le fermate si susseguono rapidamente. Presto entriamo in centro: via San Vitale e piazza Ravegnana con le torri. Il ragazzo si alza, sempre con la sua bottiglia di birra in mano. Barcollando si dirige nella mia direzione. D’istinto afferro la borsa, che avevo lasciato cadere su un sedile vuoto al mio fianco. Faccio finta di niente e guardo dritto davanti a me.   
bebyL’autobus si avvicina alla fermata di via Rizzoli. Il ragazzo sbraita insistente: “Hello, hello babe”. Si china verso di me e grida “Allora? Non mi saluti??”. D’istinto gli tirerei una centra sul naso, ma la bottiglia di vetro all’altezza della mia testa mi dice che è meglio mantenere a calma. Gli urlo in faccia di lasciarmi in pace. Le persone intorno guardano timorose, implorandomi con gli occhi di non chiedere il loro aiuto. L’autobus si ferma. Il ragazzo arretra  e scende barcollando.
Tiro un sospiro di sollievo e sfogo la mia rabbia accompagnandolo con una raffica di insulti. Tutti riprendono a guardare per aria, come se nulla fosse successo. Solo una signora davanti a me mi chiede cosa volesse quel ragazzo e se va tutto bene. Dopo le mie spiegazioni commenta: “Robe da matti. Non si può più stare tranquilli neppure sull’autobus”.
Il 27 percorre via Indipendenza: arriva la mia fermata. Scendo, ringraziando la signora per essere stata l’unica a non aver messo la testa sotto la sabbia. Ad aspettarmi ci sono due facce amiche. Racconto loro l’accaduto e sembra solo un brutto sogno. Peccato che sia successo davvero.

Vacanze

Pubblicato: 15 luglio 2008 da massitutor in estate, libertà

vacanze corretto

Gomito a…gomito a Montefredente

Pubblicato: 2 settembre 2007 da massitutor in amicizia, estate, gite

Lisbona 2007

Pubblicato: 19 agosto 2007 da massitutor in estate, gite

PortogalloTutto
il mondo
è paese

Una giornata diversa

Pubblicato: 8 agosto 2007 da massitutor in asfalto fuoriporta, estate, salute

http://www.cooplastrada.it/asfalto/moraduccio_07/moraduccio.swf

Titolo banale per esprimere un concetto e un sentimento altrettanto semplice. Ma perchè dev’essere tutto sempre affilato e intellettuale? Non ce n’è motivo quando le cose sono limpide e fondamentali. Eccomi dunque a cercare di raccontare il sentimento comune di un gruppo di persone, espresso da una frase che è stata sulla bocca di ognuno di noi: "…finalmente una giornata diversa".
Niente di speciale direte voi… Alla fine di un’intensa e ricca stagione di lavoro, operatori, lavoratori e amici si sono presi su e sono andati a fare una grigliata e qualche bagno al fiume, punto. Una giornata diversa rispetto allo sbattimento di strada, al lavoro, alla noia, alla roba, ai farmaci, alla birra, alle urla e al pasto del Centro diurno.
E’ stato un anno di crescita e di scoperta: questo Blog…che in questo anno è nato e cresciuto; le gite metropolitane; gli spettacoli teatrali e i film visti assieme; i gruppi del giovedì; la musica che ci ha unito e riscaldato questo inverno. Quante persone sono passate da questo laboratorio! Tante da creare due diversi gruppi attorno al blog. Già perchè qua il precariato lo tocchiamo con mano ed è un bel via-vai di gente: c’è chi si è fatto attraversare, chi è diventato trasparente, chi si è fermato, chi è andato in galera, qualcuno non c’è più… ma prima che qualcuno mi accusi di pessimismo vorrei ora ricordare quei pochi (non così pochi quest’anno) che, per così dire, "ce l’hanno fatta", o comunque sono andati avanti. Ci tengo perchè sono persone che meritano il mio incoraggiamento perchè si sono meritate alla grande il risultato che hanno ottenuto e perchè qua la normalità non è merce affatto scontata, ma in via del Porto succede anche questo ed è giusto dirlo. Niente miracoli: solo lavoro, fatica.
Vorrei raccontare tutte queste storie come fossero un unico film luminoso e corale; vorrei raccontare di Andrej che, senza togliere nulla a nessuno, ha dato qualcosa in più a questo Blog, in borsa lavoro e anche ora. Anche mentre, a testa bassa, ha lavorato nei bagni pubblici per Cooplastrada e anche adesso che finalmente sta lavorando dove può esprimere le sue capacità di grafico pubblicitario non ha mollato Asfalto, anzi: grandi novità e nuovi progetti ci attendono.
Vorrei raccontare di Davide: che lavorava in borsa lavoro e poi se ne tornava in stazione la sera; che ha deciso di alzare la testa dalle mani e finalmente aprirsi con noi; che ha trovato un posto al dormitorio e quindi è riuscito a lavorare sempre meglio. Lo ricordo mentre corre su e giù nel cortile del Circolino Costa per dare una mano, mulo instancabile (così l’ho soprannominato un giorno…l’ha presa bene, meno male). Lo ricordo arrivare in laboratorio sporco di calce e tempera nel periodo in cui ha lavorato per la coop Fare Mondi, stanco ma fiero; alle volte col suo muso un po’ lungo, ma in fondo contento, con tante speranze. E ha fatto bene ad averla la speranza: perchè poi il lavoro dei suoi sogni è arrivato ed ora ha lasciato anche il dormitorio. Che storia da commedia americana! Eppure è vera, è successa qui.
E che spettacolo è stato vedere passare di qui questi due giovani amici rumeni, Costi e Cezar. In laboratorio ogni giorno: per scrivere curriculum, iscriversi ad agenzie di lavoro, cercare indirizzi, cercare lavoro sulle pagine gialle e vedere qualche video musicale rumeno. Vorrei raccontare la speranza sui loro volti prima di ogni colloquio e poi la delusione, spesso, il giorno dopo, per qualcosa di andato storto: cosuccie tipo lavoro nero, sfruttamento, lavoro non pagato e promesse a vuoto. Ora dove sono? Cosa fanno? Sono stati assunti insieme, in prova ma in regola, in un grande cantiere di Bologna e come posso raccontare la loro espressione il giorno della firma del contratto? Pazzesco!
Certo è vero che il lavoro non risolve tutti i problemi: spesso questi ci seguono a ruota e bisogna percorrere altre strade per risolverli. Lo so che alle volte si torna indietro dalle vette di certi risultati ottenuti, ma niente passa invano e la vita è fatta anche di questo, anche di queste "giornate diverse dal solito".
Vorrei raccontare tutte queste esperienze, questi incontri…ci ho provato, ma non è facile: bisognerebbe esserci stati. Spero che chi ha seguito questo blog durante quest’anno si sia fatto almeno un’idea di queste cose che sono successe, di queste facce che si sono incontrate, scontrate, conosciute.
Grazie ragazzi, a tutti.
Il vostro tutor