La settimana scorsa c’è stata la presentazione dell’edizione 2008 della guida ai servizi Dove andare per… La guida di Bologna per le persone senza fissa dimora. Stampata in diecimila copie, è da oggi disponibile presso la sede di Via Lodovico Berti 2/9, Bologna e verrà distribuita gratuitamente in stazione, nei centri diurni, nei dormitori, nelle mense per i poveri, presso le sedi dei servizi sociali, e in tutti i luoghi frequentati dalle persone senza dimora. Uno strumento di orientamento e conoscenza molto importante di cui abbiamo parlato più volte: anche perchè, come i nostri lettori più affezzionati sanno, ne abbiamo pubblicata una versione anche noi di Asfalto: una versione on-line dell’edizione 2007 (cliccando sul salvagente in alto a sinistra), aggiornata con i nostri mezzi ed implementata di una mappa interattiva che permette di individuare gli stessi servizi direttamente sul territorio.
Siamo andati alla presentazione della Guida ed è stato importante perchè siamo riusciti a fare qualche domanda alla vice sindaco Adriana Scaramuzzino e all’avvocato Antonio Mumolo (titolare del Progetto Avvocato di Strada). Abbiamo parlato di servizi e di modalità di accesso; delle differenze che ci sono fra residenti e non residenti a Bologna. Infine abbiamo cercato di capire quali e quante cose cambieranno al nostro ritorno dalle ferie: quando i servizi sociali comunali saranno completamente decentrati nei quartieri. Un discorso sicuramente troppo complesso per essere sviluppato in una conferenza stampa, come del resto in questo post, qui, adesso, che in fondo parla di altro.
Comunque grandi cambiamenti ci aspettano a settembre: per gli operatori, per gli utenti, le persone che stanno in strada; il tempo e l’esperienza ci diranno veramente dove si va: se verso il meglio o verso il peggio. Per ora possiamo darci due impegni: la pubblicazione on-line su Asfalto dell’edizione 2008 e stare con le orecchie e gli occhi aperti per poter raccontare questa rivoluzione organizzativa dei servisi sociali in città. State collegati e buona estate, ma informati.
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ShakerAti
Pubblicato: 9 luglio 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, colletta, inchieste, stampa alternativa
Ci hanno pubblicato nella pagina dei siti che trattano di "strada" nell’ultimo numero del giornale Shaker. Il giornale che ti parla dei pensieri senza dimora. Ci siamo incuriositi e abbiamo scoperto chi è il proprietario: Shaker’s Corner di Alessandro Radicchi. Proprietà: Europe Consultino Società Cooperativa Sociale-ONLUS s.o. Stazione Roma Termini–binario 1 www.europeconsulting.it
Questo giornale viene diffuso a Roma ed è gratuito. Parla di: problemi di senza fissa dimora, problemi carcerari, poesie, quadri, di politica, di curiosità. L’argomento principale dell’ultimo numero in circolazione è la questione del diritto di voto per le persone senza dimora e per i detenuti. L’inchiesta comprende interventi di giornalisti e interviste ad esperti. Dalla presentazione di Shaker scopriamo che Shaker è un giornale di strada di Roma. Nasce due anni fa nei pressi della stazione di Roma Termini sul “Binario 95”, all’interno del laboratori di scrittura dell’anonimo neonato Centro Diurno per senza dimora, gestito da una cooperativa sociale in collaborazione con l’Help Center di Roma Termini. Esce come può e per ora quando può. Raccontando storie ed emozioni di strada scritta da gente di strada. Ma accogliendo anche idee, suggerimenti e spazi di confronto di amici, sostenitori o contestatori che vogliono dire qualcosa sul sociale di Roma e per Roma. E’ un esperimento per tentare di rendere ancora migliore la città e ancora migliori le persone che ne fanno parte, con o senza dimora. Il giornale contiene anche una piccola guida ai servizi per i bisogni primari delle persone, come ad esempio: un elenco di 18 posti dove potere eccedere per vestirsi e mangiare; 14 organizzazioni che offrono un servizio per curarsi ed i contatti di 4 Centri Diurni, tra i quali ci sta anche il centro diurno Binario 95 che ospita la redazione di Shaker. Il motivo per cui è nato Shaker è sicuramente simile a quello del nostro blog (che si chiama Asfalto): cioè permettere alle persone che vivono ai margini di comunicare il proprio punto di vista sul mondo.
Shaker non è solo un giornale: ha anche un sito (www.shaker.roma.it) piuttosto ben fatto dove possiamo trovare anche dei contenuti multimediali, come una lunga intervista ad un assessore comunale e un medico primario. Ed è possibile scaricare la versione Pdf dei giornali arretrati.
Con grande trasparenza gli amici di Shaker fanno sapere che la diffusione del numero 4 ha permesso di raccogliere 2755 euro. Ne approfittiamo per complimentarci con la redazione e fare migliori auguri per il futuro e ringraziare per l’attenzione verso il nostro progetto.

Qualche tempo fa abbiamo parlato della scomparsa di Miranda, del ritrovamento del suo povero corpo in uno zuccherificio. Nessuno ne sa nulla, si tenta di ricostruire i suoi ultimi momenti; i giornali ripubblicano anche il nostro appello. Oggi purtroppo non sappiamo niente di più di allora e aspettiamo. Intanto il sentimento del vuoto, della mancanza si fa sentire e Carlo gli scrive ancora una volta, ancora una poesia.
| Nei tuoi occhi blu riflette il mio amore Miranda dove sei perchè non ci sei… i miei pugni forti sul tavolo la mia è disperazione ti vorrei accanto ma tu non ci sei sei la al buio da sola al freddo senza che io lo sapessi e speravo ancora di te ma la mia Miranda dei giorni belli dovè ……perchè non c’è sento qualcosa che la cerca e il mio cuore dentro di me Miranda sai mi piacerebbe che tu fosti qui per stringerti e darti quel piccolo bacio fraterno amore.. |
tra i fiori e il suo volto mi sono perso nel blu dei suoi occhi |
Emergenza freddo a Milano
Pubblicato: 23 giugno 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, inchieste
Anche se l’inverno è già finito da un po’ noi di Asfalto arriviamo adesso con l’ultima puntata della nostra inchiesta sull’Emergenza Freddo e sull’accoglienza in giro per la penisola. All’appello non poteva certo mancare una metropoli come Milano che è portatrice di tanti problemi ma anche di tanti amici….
Dopo molto tempo ci è arrivato come da noi richiesto il comunicato stampa ufficiale del Comune di Milano che riguarda il piano antifreddo a Milano 2007-2008. Questo progetto prende avvio tutti gli anni il 15 Novembre e si conclude il 31 Marzo. In particolare per quest’anno sono state messe a disposizione dall’Amministrazione Comunale in seguito ad indizioni di gara pubblica, quattro strutture di pronta accoglienza notturna per persone senza fissa dimora, gravemente emarginate, sia uomini che donne, italiani e stranieri. Le strutture sono:
– Casa dell’Accoglienza di Viale Ortles 69, del Comune di Milano che mette a disposizione n° 98 posti per uomini e n° 14 posti per donne;
– Struttura di Via Barzaghi 14: si tratta di due tendostrutture che sorgono su un’area della Protezione Civile e viene gestita dalla Fondazione Fratelli di San Francesco; i posti a disposizione sono n° 250 per uomini;
– Struttura di Viale Isonzo 11: gestita dalla Fondazione Fratelli di San Francesco: ospita n° 50 uomini e n° 53 donne;
– Struttura di Via Saponaro 40: gestita dalla Fondazione Fratelli di San Francesco: ospita n° 300 uomini.
L’accesso a tutte le strutture è gratuito, gli ospiti che possono entrare la sera e devono lasciare la struttura il mattino seguente possono usufruire oltre che al posto letto anche delle docce e della prima colazione. Per accedere alle strutture è necessario rivolgersi al Centro Aiuto Stazione Centrale del Comune di Milano situato all’interno della stazione centrale di Milano che effettua il filtro di tutti gli ingressi tramite il monitoraggio dei posti disponibili e la verifica dei requisiti minimi per l’ingresso possesso di documento di identità o, in caso di cittadini stranieri con permesso di soggiorno o documento valido per soggiornare in Italia. Per maggiori informazioni ci si rivolge direttamente al Centro Aiuto Stazione Centrale ingresso da Piazza IV Novembre piano terra.
Gli amici di stazionemilano ci hanno aiutato a raccogliere alcune testimonianze di utenti delle strutture di accoglienza della città di Milano. Ornella ci racconta che nel dormitori femminile di Viale Isonzo si accede da novembre a marzo solo per l’emergenza freddo ed è gratuito. C’è la possibilità di lavarsi la biancheria ma non si può stendere sui caloriferi quindi i vestiti non possono essere asciutti per il giorno dopo, è vietato portare cibo da fuori, la pulizia è affidata a turno agli utenti. I posti letto a disposizione nella struttura sono 40. Il posto letto nella struttura di Viale Isonzo per il resto dell’anno costa 100 euro al mese, si può usufruire però della struttura solo per tre mesi per lasciare il posto ad altre persone. Miscia è stato ospite della tensostruttura della protezione civile di via F. Barzaghi, che può ospitare circa 200 posti letto, ci racconta che per accedere alla struttura bisogna recarsi in Viale Zara per fare il Montoux test per la tbc. Poi dopo aver ritirato il test si và al Centro Aiuto in stazione Centrale dove ti viene rilasciato il biglietto da consegnare alla protezione civile dove si è sottoposti ad un’ulteriore visita medica, dopodiché si ha accesso alla struttura. Ti vengono fornite le lenzuola, che non sono vere lenzuola ma sono in carta tessuto, l’acqua calda è insufficiente. Vengono accettati solo uomini. Lucia operatrice di un punto d’ascolto in stazione centrale ci dice che il dormitorio di via Saponaro è aperto tutto l’anno ed è gratis durante il periodo dell’emergenza freddo, mentre negli altri mesi vi si accede semplicemente con una tessera mensile del costo di 5 euro e l’accesso non prevede visite mediche. Alcune voci dicono che nel dormitorio di Viale Ortles è un girone infernale, viene riferito di condizioni igieniche pietose.
Il nostro amico Maurizio Rotarsi della Bar Boon Band (e non solo) ci da un punto di vista privilegiato sulla situazione milanese dallo sportello SOS Stazione Centrale:
da 18 anni si opera in Stazione Centrale di Milano con il servizio SOS della Fondazione Exodus di Don Mazzi in collaborazione con le Ferrovie di Stato. Ogni anno sono circa 1200 le persone in difficoltà che si rivolgono al nostro centro servizi di ascolto, orientamento e prima assistenza. In questi 18 anni la situazione si è molto modificata. Prima le persone che dormivano in stazione erano a centinaia, poi grazie anche ai più controlli il numero è diminuito molto. La riduzione delle presenze in stazione è dovuta sia all’operazione sicurezza, sia alla creazione di servizi decentrati di accoglienza prima inesistenti. Sono molto cambiate le fasce di popolazione prima c’erano nordafricani e tossicodipendenti a fare vita da strada, mentre adesso ci sono molte donne dell’est europeo e poche persone con problemi di dipendenza. Adesso per tutti la stazione non è più il luogo di abbandono nel quale rifugiarsi, poiché la pressione dei controlli e la creazione di servizi ad hoc decentrati sul territorio, hanno diradato il fenomeno.
Nei primi anni 90, la Fondazione Exodus di Don Mazzi ed altre associazioni cittadine, hanno iniziato un lavoro di sensibilizzazione verso le istituzioni per far fronte ai bisogni crescenti di accoglienza di persone in condizioni di grave emarginazione sociale. Si sono quindi moltiplicate le iniziative dell’associazionismo privato supportate dall’ente comunale per la costruzione di nuove strutture di accoglienza specifici ed aspecifici: con l’aumento di posti letto nei dormitori, creare strutture per dipendenti attivi/e. La disponibilità e la capienza delle strutture di accoglienza notturna è andata progressivamente aumentando, sia nei mesi invernali sia per le strutture aperte tutto l’anno. L’aumento dei servizi a nostro avviso ha saturato il bisogno presente nella città, ad esclusione di alcune fasce di popolazione senza tetto individuate in: stranieri senza documenti, persone che non accettano l’accoglienza nei dormitori come per esempio coppie, persone che non tollerano le regole delle strutture, persone che hanno problemi patologici di convivenza, persone con animali o persone che preferiscono stare in strada.
A Milano come in tutto il paese rimane il problema degli stranieri senza documenti. Il Comune ha deciso di non dare accoglienza a queste persone anche nei mesi invernali. Queste persone non sono seguite da nessun servizio per cui non è possibile fornire dati. Comunque queste persone sono tante e dormono in aree dismesse, case e fabbriche abbandonate e treni in sosta in stazioni decentrate.
La sicurezza vista dall’Asfalto
Pubblicato: 16 giugno 2008 da massitutor in civiltà, inchieste, rielaborazione, stampa alternativaE’ uscito in strada il numero di Piazza Grande di giugno. Il tema dell’inchiesta di questo mese è la sicurezza e, come promesso, ospita un articolo nato dal confronto e dai commenti che sono passati proprio da qui: da Asfalto. Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che hanno animato il dibattito riportando qui l’intero articolo, invitando comunque chiunque possa farlo ad acquistare una copia dai diffusori per strada, con lo scopo di proseguire questo difficile ma importante confronto sul tema della sicurezza e della convivenza. Magari proprio a partire da queste parole di Kaberlaba: La democrazia è la grammatica delle libertà; La sicurezza la trama dei diritti. I diritti il senso dei doveri. Che ne dite?
Quante persone possono dire di conoscere i problemi di un territorio più di chi in strada ci vive o passa gran parte della giornata? La sicurezza è un argomento che coinvolge i senza fissa dimora: in senso negativo, perché la loro presenza è indicato come un fattore di rischio da altri cittadini, ma anche in senso opposto, perché dei conflitti che hanno luogo nella strada molto spesso sono vittime.
Il dibattito a distanza che abbiamo provato ad ospitare sulle pagine di Piazza Grande, si è svolto in parallelo anche sulle pagine web di Asfalto, il blog del Centro Diurno di via del Porto. Dalla nostra redazione è partito l’impulso, il web ha raccolto i commenti e i punti di vista di senza dimora, operatori sociali e semplici frequentatori di Asfalto.
Queste sono le loro voci.
“Io penso che non siamo più sicuri da nessuna parte – dice alelovotrico (i nomi che riportiamo sono gli stessi nick usati nel blog) Bologna è diventata invivibile dovunque uno vada, a prescindere che ci siano o meno quelli che scollettano per sbarcare il lunario. Le forze dell’ordine ci sono, ma non sempre servono, perchè per esempio se ti picchiano o ti derubano o altro, tu o qualcun altro chiama la polizia, nel tempo che loro arrivano il delinquente ha già fatto in tempo a scappare. Per cui per me nessuno di noi è più sicuro da nessuna parte.”
Una scarsa fiducia nella capacità di intervento della polizia anche nell’intervento di Oraziolo: “visto con gli occhi di uno che sta per strada…la polizia specie quella ferroviaria va a fermare la gente sbagliata, vale a dire quella gente abbastanza tranquilla, invece tanti extracomunitari che non hanno voglia di non fare un cazzo e che danno fastidio quelli li non li vedono mai. Sai quante volte mi sono messo a rischio sull’autobus per difendere tanti vecchietti in difficoltà. E la polizia dov’è?”
Polizia e extracomunitari, in mezzo chi vive in strada. Sembra essere questo lo scenario del conflitto nel quale i senza dimora sono coinvolti. Va in questa direzione anche l’intervento di Anderlet.
“Sicurezza, bella parola. Vi racconto una cosa. Proteggi una vecchia signora perché non la derubino due albanesi. Poi chiami la polizia, però quella arriva sempre tardi. Per ciò due albanesi ti menano talmente tanto che stai per perdere la vista; poi quei due albanesi scappano e la polizia ti chiede "li riconosci"? Ma come puoi riconoscere due malviventi quando ti menano in faccia in modo che uno ti tiene le mani e altro ti mena? Si fatica riconoscere in queste condizioni qualcuno. E polizia ti risponde che non possiamo fare niente.
Dov’è la sicurezza quando la polizia si arriva sempre tardi? Poi capisco che le persone non ti aiutano se ci devono rimettere pure la salute.”
A forze dell’ordine e immigrati si aggiunge un terzo fattore: l’informazione come elemento destabilizzante. “Si parla tanto di ronde, ma non si dice mai che chi vive in strada molto spesso svolge il lavoro che dovrebbe fare la polizia.” A parlare è Anarcom che dice di avere un’esperienza decennale di vita di strada. “Girando in Europa ho assistito a scene di violenza contro le donne e molto spesso erano i cosiddetti barboni che intervenivano rischiando in prima persona. Ma di queste cose non si parla mai nei giornali. L’ondata di razzismo che sta travolgendo l’Italia molto spesso si scaglia contro persone povere che non fanno male alcuno. Facciamo l’esempio che un poliziotto spari a sua moglie. In questo caso cosa bisognerebbe fare buttare delle molotov in questura?
La verità è che il problema sicurezza serve ai politici per prendere voti. Tramite i giornali creano nella mente dei cittadini l’insicurezza che fa comodo a molti.”
Tra i bloggers di Asfalto molti ricorrono a esperienze personali per chiarire il loro punto di vista. Oltre la durezza delle storie che raccontano, rimane l’efficacia di chi i rischi della strada li conosce di persona. Sentiamo Simpit: “Ti posso raccontare un’esperienza vissuta a Roma. Avevo deciso di dormire un pò al caldo a Ostia, in stazione. Dopo vari giorni passati in alcune case dismesse dei tunisini mi hanno detto di andarmene perchè c’erano loro prima di me, quindi decisi che era più sicura una postazione vicino ad altri homeless in stazione. La mattina verso le cinque mi sono beccato un calcio alle costole da un ragazzo della polfer, che mi ha fatto camminare a tentoni per un mese. È un esempio di merda, ma forse aiuta a capire che non si può generalizzare la sensazione di sicurezza. È vero anche che ci sono persone che passeggiando sotto i portici ritengono insicura la città perchè vedono qualche senza dimora e poi tranquillamente tornano a casa e usano violenza nelle mura domestiche, o peggio usano internet per prenotarsi un bel viaggio nei paesi del Sud America o dell’Est dove si pagano una minorenne per portarsela a letto. La sicurezza è solo sotto casa mia, la sicurezza è solo mia e non degli altri…”
Una delle obiezioni più forti a chi grida all’allarme sicurezza è che questo concetto ha sostituito del tutto quello di protezione sociale. Lo ricorda l’intervento di Rotaris. “Da quanto tempo è stato abbandonato il termine di protezione sociale? ovvero quello che prevedrebbe che oltre la soglia di povertà e coi debiti fino al collo non vai a rapinare una banca per mantenere la famiglia, o che
da immigrato irregolare non tiri a campare spacciando o a dar via del tuo sul marciapiede. Quando sento parlare di sicurezza, da vent’anni mi coglie un impulso bizzarro e mi chiedo la sicurezza di chi ? Io non dormo col coltello sotto il cuscino, ma se dormissi in strada, pur essendo pacifico, terrei l’uno e l’altro.”
Chiudiamo con una testimonianza-racconto più corposa, ma ci sembrava valesse la pena riportarla integralmente perché coglie bene le contraddizioni dell’argomento che stiamo affrontando. La firma è di Balza 73:
“Sono un operatore bolognese, socio di una coop, si può dire senza dubbio che sono di sinistra ed ho una storia che lo attesta. Le mie scelte di ogni giorno cercano penosamente di tenere fede a queste idee, eppure qualcosa non va.
Ogni domenica, per motivi personali, fra le 15 e le 17 faccio questo giro a piedi, a Bologna: autostazione, piazza XX settembre, viali, stazione ferroviaria, via Amendola, piazza dei Martiri, via don Minzioni, via del Porto e ritorno. Fra le altre cose belle di questa mia meravigliosa città, trovo, nell’ordine: puzza di piscio, tipi loschissimi nell’atrio e appena fuori la stazione delle corriere, che aspettano qualcosa o qualcuno, bivacchi di nomadi che mangiano e dormono e chi non dorme chiede uno spicciolo. Birre, cartacce, sputi, mandrie di cavalli (chi consegna piccoli quantitativi di droga, ndr). Spacciatori e clienti creano una sorta di tunnel di accoglienza per chi, come me, va e torna dalla stazione, proponendo merce varia e squadrando che tu non sia uno sbirro.
E poi ancora: pullman da e per l’est europeo sostano sui marciapiedi in prossimità della stazione… niente di preoccupante a parte i problemi di traffico ed attraversamento; il giardino davanti alla stazione a volte è una specie di Centro diurno all’aperto. I più dormono stravaccati nelle aiuole, qualcuno piscia sulle siepi lì davanti a tutti. Dentro alla stazione solo 2 o 3 barboni storici, ma io ci sono abituato…io. I tossici hanno il passo lungo da e verso piazza XX settembre, altri beoni si trascinano più stancamente fra i pochi negozi di pakistani aperti… nessuno di solito ti rompe i maroni. Qualcuno bivacca vicino alla fontana, ma la piazza è un’isola circondata da una pericolosissima rotonda di traffico…insomma o sei dentro o sei fuori.
Tutto tranquillo: deserto metropolitano domenicale, almeno fino alle 17, dopo il centro diurno comincia a chiudere, scaricando per le strade gli ospiti alla spicciolata.
Dimenticavo di dire che io peso sui 90 chili e son ben messo insomma. Conosco quasi tutte queste facce e quasi tutti conoscono me. Sono abituato a bazzicare questo habitat. Ma cosa significa questo tour per una ragazza? Per un anziano? Per un bambino? Abbiamo il coraggio di parlare di questo?
Oppure devo cominciare a pensare che sono di destra se vedo e dico tutto questo? Continuo a pensare che la repressione (tipica della destra almeno a parole) non sia la risposta giusta, ma perchè dovrei tacere e autocensurarmi sul fatto che Bologna, in certe zone, è diventata una fogna piuttosto inospitale e pericolosa? Non sono un maniaco della pulizia e dell’ordine; conosco la differenza fra il degrado, la sicurezza e la percezione di questa, ma non trovo che ci sia una virtù politica e morale nel lasciare queste cose lì come sono.
Quello che posso dire è che, anche solo culturalmente, a sinistra non siamo riusciti a dare una risposta a questo. Eppure dovremo imparare a farlo.”
La mia Africa – un'inchiesta di strada a Firenze
Pubblicato: 20 aprile 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, dormire, inchiesteColto di sorpresa ed assolutamente entusiasta pubblico qui un’articolo-inchiesta inviatoci da un ragazzo che ha vissuto la strada. Conosce il nostro Blog, si è spostato a Firenze ed ha scritto un articolo sulla prima accoglienza dell’importante città toscana. Sinceramente una delle migliori cose che mi è capitato di leggere in questi mesi. Si fa chiamare Bruco e ha promesso di proseguire questo rapporto di collaborazione. Sarebbe molto bello e aspettiamo di seguirlo nel suo percorso in giro per le strade d’Italia. Grazie e a presto. Buona lettura, ne vale la pena.

Veltroni quache tempo fa disse che al termine del suo incarico come sindaco di Roma avrebbe abbandonato la politica italiana per occuparsi dell’Africa, sostenendo che la politica non dovrebbe essere un mestiere ma una sorta di passaggio transitorio ed appassinato nella cosa pubblica, ed al tempo stesso un modo per garantite il necessario ricambio della classe politica.
Mentre il terzo mondo attende l’apertura di nuove sale cinematografiche ed un festival del cinema africano io torno alla mia di Africa: la strada in cui ho vissuto per circa tre anni e mezzo per fare il punto della situazione sull’accoglienza e i servizi per coloro che vivono o finiscono in strada.
Ho indossato per un giorno i panni di un senza fissa dimora di primo pelo e per essere credibile mi sono costruito una storia ed un profilo… oggi sarò un ragazzo che da alcuni giorni ha perduto la casa perchè non riesce più a pagare l’affitto, con unvalidità civile all’ ottantacinque per cento, visto che il dato è reale porto con me i documenti che lo attestano, porto anche il contratto d’affitto che in una sua clausola capestro prevede l’immediata cessassione del contratto se entro il cinque di ogni mese non venisse pagato regolarmente l’affitto. Per l’aspetto esteriore non ho dovuto far nulla, da quattro mesi dormo con gli tessi vestiti che porto nell’orto e con cui vado a lavorare, aggiunto al fatto che il poco sapone che langue sulla mensola del bagno è privo di istruzioni ed io diffido.
Il copione mi pare ben confezionato così anche i costumi ed il trucco, l’ambientazione, lo sfodo sarà la città di Firenze in cui abito da circa quattro mesi.
Parto dalla stazione centrale che da sempre in ogni grande città è un’idicatore di povertà, è li che si ritrovano barboni, tossicodipendenti, il piccolo spaccio e il ritrovo di emarginati di varia natura e nazionalità.
Ad eccezione di un gruppetto di senza dimora che stazionano permanentemente sotto una tettoia fuori dalla stazione e che pare non essere motivo di interesse per la polizia ferroviaria, non trovo situazione di degrado di nessun tipo, stazione pulita e ben presidiata e così anche all’esterno. Con lo zaino in spalla ed il mio costume da barbone catturo lo sguardo di molti passanti, ma questo accade sempre quando vengo in città da libero e integrato cittadino. Fuori dalla stazione trovo un parcheggio per il noleggio di biciclette, un segnale di ecologia e modernità degne di una città moderna. E’ gestito da una coperativa sociale, l’operatrice tenta una difesa dal freddo infagottandosi in due cappotti legge una rivista, mi accoglie con una certa ruvidezza, con tono polizziesco mi chiede se ho i documenti e sono residente perchè altrimenti sono cinque euro al giorno anziche due per i residenti. Desisto.
Per orientarmi porto con me la seconda pagina di Fuori Binario il giornale di strada di Firenze, sono indicati i servizi pubblici e privati rivolti agli adulti in difficoltà: mense, centri di ascolto, dormitori, bagni docce pubbliche e persino un deposito bagagli, cinquantanove servizi in tutto, manca la voce “dormitori pubblici” e non certo per disattenzione di Fuori Binario. Non so come intrepretare questo dato, ma lo registro. Il barbone che sto impersonando direbbe: “E io dove cazzo vado a dormire?” Al corredo del mio barbone mi tocca aggiungere un aspetto emotivo che non avevo previsto e cioè una giusta dose di ansia, indignazione o rabbia a seconda del vivello culturale e di civiltà del malcapitato. Opto per una dose moderata dei tre elementi. Ma accade un’altra cosa che non avevo previsto e di cui prenderò coscienza solo il giono dopo; il giovane che si diletta a fare del giornalismo sociale si fonde lentamente con l’altro giovane finito in strada, ne nasce una nuova figura “Il Barbone col taccuino”.
Grazie alle indicazione della ruvida operatrice del noleggio delle biciclette mi dirigo allo sportello “Accoglienza e Integrazione” di via Giuseppe Verdi nel centro di Firenze, una grossa struttura che accoglie diversi servi ed uffici, compreso l’ufficio delle entrate.Racconto quella che ormai è diventata la mia storia, ma l’uscere preposto al primo contatto con il pubblico mi dice che il servizio è rivolto solo ed esclusivamente ai residenti della zona centrale di Firenze, cerco di insistere ma ottengo solo un’indicazione verbale per l’Albergo Popolare in via Delle Chiese, altri tre quartidora di cammino.
La considerazione che ho immediatamente fatto è quella che ho maturata da tempo e cioè che il diritto sancito per legge si perde di fatto nelle successive regolamentazione: leggi, regolamenti, eccezioni, per poi perdersi in pochi passaggi.
Chiedere spiegazioni non serve, potresti senrti rispondere “Le leggi non le faccio io” oppure “Caro signore ha mia sentito parlare di legge Regionale o di decentramento”? Ovviamente il giovane che ho portato in scena è appena finito in strada, allo scuro da tutto questo, sa solo che è finito in strada e cerca un posto per la notte, ma a lui viene in qualche modo ricondotta la responsabilità della sua condizione, e se il mal capitato non è abbastanza accorto potrebbe lui stesso ritenersi l’unico responsabile di ciò che gli accade, e che forse sarebbe stato suo dovere leggersi per tempo l’ultima finanziaria o perlomeno sfogliare il Sole 24 ore di tanto in tanto.
Mi dirigo all’Albergo Popolare cercando di incassare il colpo, affranto e rabbioso. Ad un certo punto incrocio in una vetrina la mia immagine ed in un attimo mi riapproprio della mia storia reale, sorrido ed il passo torna ad essere sostenuto e fiero, vedermi così bello però potrebbe solleticare il mio compiacimento e farmi perdere la postura pigra e rassegnata tipica di chi vive in strada. Troppo orgoglio e dignità non sempre favoriscono le relazioni di aiuto, sarebbe bene addomesticarle e ridurle ad ulmilta e compostezza. Mi impongo di non cercare più la mia immagine nelle vetrine e quando finalmente arrivo allo sportello dell’Albergo Popolare racconto all’operatrice la mia storia, non un filo di rabbia nulla che possa indisporre la mia interlocutrice; senza coscienza sono ripiombato nel personaggio. Il posto letto sarà disponibile fra cinque giorni e per i non residenti solo per quindici giorni e totalmente gratuito, scaduti i quali si paga un euro al giorno, non ho però chiaro se questa seconda fase è valida solo per i residenti, poco importa, l’obbiettivo resta trovere un posto letto entro sera. L’operatrice mi suggerisce gentilmente di rivolgermi in via del Loene all’associazione Arcobaleno pochi isolati più in la. Trovo un’operatrice molto gentile, che mi dice che purtroppo si occupano solo di residenti in carico ai servizi e mi suggerisce di fare richiesta in comune per la residenza fittizia, e con il tagliando dell’anagrafe di rivolgermi ad un assistente sociale con la quale una volta individuato un percorso potrò in seguito accedere ai loro servizi (un letto) e ad alcune mense. Nel frattempo si adopera per cercare l’indirizzo della Caritas di cui però non conosce bene il servizio e dunque con il foglietto scritto a mano mi dirigo in via Del Porcellana 28 “San Paolino”.
Registro che come Bologna anche Firenze attua la politica dell’accoglienza dissuavisa e cioè “Io ti accolgo, ma non ho quasi nulla da darti”.
Non c’è tempo per le considerazioni è quasi l’una, ho fame mi fanno male i piedi e come se non bastasse ho la vescica che spinge, in campagna sono abituato a farla fuori ma qui la trovo dura, di andare in un Bar non se ne parla di certo, conciato da barbone e anche un filino incazzato per questo frustrante pellegrinaggio mi tocca incassare pure l’indisponenza di un barista, magari non capita ma non voglio correre rischi. Mi rifugio in un internet point gestito da un indiano, fino a prova contraria io sono al mio paese e l’immigrato è lui, non dovrei avere problemi in questa relazione. Un volo in bagno e una breve occhiata alla posta eletronica, e con settantacinque centesimi ho preso due piccioni con una vescica, la mia. Va detto che in “emergenza fredo” le cose sarebbero andate differentemente, avrei trovato da dormire sicuramente in breve tempo, difatti il comune apre per l’occasione e solo per questa una struttura gestita all’Ospitale delle Rifiorenze gestita da una giovane cooperativa che al termine dell’emergenza freddo chiude per i barboni destinando poi la struttura al turismo giovanile che altrimenti non potrebbe transitare per Firenze. Sono le quattro del pomeriggio, sono stanco e posseduto dal mio sconfitto e rabbioso personaggio, voglio solo tornare a casa, riposarmi e bermi almeno un paio birre.
Mi sento mesto e riflessivo come un piccolo Bertinotti.
Interviste per la Strada n°1
Pubblicato: 13 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, inchieste, lavoro, tele asfalto, tutto cominciò cosìCostantin
Con la partecipazione di
Massimo
Camilla
Kaberlaba
Un’altra occasione per parlare di accoglienza, convivenza, lavoro e progetti per un futuro possibile. Camminare a volte fa muovere le idee e le parole escono più liberamente; questa è la prima passeggiata. Ne seguiranno altre.
Meno di un mese fa abbiamo sollevato il problema della cosiddetta "emergenza freddo", raccontando dei disguidi di un’apertura del Centro di accoglienza temporanea nel "capannoncino" di via del Lazzaretto. Ci eravamo ripromessi di iniziare da lì una vasta inchiesta su come viene gestita l’accoglienza nelle altre importanti città italiane ed eccoci qua. Iniziamo dalla capitale non solo perchè è la capitale, ma anche perchè purtroppo i fatti di cronaca di questi giorni ci obbligano a rivolgere il pensiero proprio verso Roma: due persone sono morte, appena iniziato il nuovo anno.
Sono state trovate ieri mattina. Un uomo (probabilmente un cittadino polacco) di 50 anni è stato trovato morto, avvolto in un sacco a pelo, nei pressi di Trastevere. L’altra vittima, trovata senza documenti, in un giaciglio di cartoni nei pressi di un supermercato e di una filiale di una banca, dove aveva cercato un riparo per la notte.
Eppure a Roma si fa tanto per il sociale e molte energie vengono spese anche in occasione del "Piano inverno" comunale per le persone senza dimora. Ce ne accorgiamo leggendo il materiale che l’Assessorato Politiche Sociali di Roma ci ha inviato (e per questo ringraziamo pubblicamente l’Ufficio Comunicazione e Stampa del Comune di Roma). Leggiamo con piacere che il concetto di "emergenza" è stato superato ed ogni anno è previsto un piano prestabilito, sia in termini temporali (15 dicembre fino a marzo) che di strutture. Roma, si sa, è una città molto grande, molto aperta: si presta a svariate soluzioni abitative (diciamo così!) di fortuna nelle varie zone produttive abbandonate, nei campi incolti, nella grande periferia: per cui i numeri relativi alla capitale possono fare veramente impressione se paragonati a quelli di una città come Bologna.
I posti previsti quest’anno per il "piano inverno" sono 4.346 (170 in più dell’anno scorso e 3.500 in più rispetto al 2001), ma il Piano è pensato come ad un insieme di interventi a più livelli e coordinati fra di loro dalla Sala Operativa Sociale (S.O.S.), vero fiore all’occhiello dell’Amministrazione comunale in ambito sociale: una struttura, nata 5 anni fa, dai mezzi che noi di Bologna possiamo pensare come avveniristici. Sinteticamente i vari servizi messi in campo sono: un’autoambulanza dedicata alle persone senza dimora, che opera in collaborazione col 118, attiva 3 volte alla settimana; l’Isola della solidarietà, presso Castel Sant’Angelo, è una struttura temporanea di accoglienza e transito – realizzata in tende con struttura di alluminio e copertura in Pvc, con ventilazione forzata ad aria calda – pensata per quelle persone con maggiore fragilità sociale, che sono più difficili da inserire in altre strutture di accoglienza tradizionali. Due "Bus della solidarietà" (ma potrebbero diventare 4) ogni notte, da 4 anni, accompagnano le persone nei vari centri d’accoglienza seguendo un lungo percorso, durante il quale i passeggeri saranno ristorati con una bevanda calda e l’ascolto di ben 4 operatori sociali della Sala Operativa Sociale del Comune. Rispetto all’erogazione di altri servizi il Comune di Roma, con l’aiuto di unità di strada e associazioni distribuirà circa 15.000 coperte e capi d’abbigliamento; le 8 mense cittadine si stima che erogheranno 2.600 pasti al giorno oltre a quelli forniti abitualmente nei vari centri d’accoglienza.
Negli intenti dell’Amministrazione tutta questa rete di servizi dovrebbe andare anche oltre la semplice distribuzione di risorse, ma, anche attraverso il lavoro della Sala operativa, c’è l’ambizione di attivare comunque, anche dall’emergenza, percorsi di recupero e di uscita dal disagio.
Tuttavia, come dicevamo, i problemi rimangono; alcuni amici di Roma che lavorano nelle cooperative sociali e nelle associazioni ci dicono che insomma "non è tutto oro…", pur riconoscendo lo sforzo messo in campo dal Comune insomma sembra che le cose cominciano a girare meglio ora che ci sono stati i primi morti. Altri dicono che le stime sui senza tetto nella capitale sono sempre approssimate per difetto: le persone che necessitano di un posto letto, anche d’emergenza, sarebbero molte di più.
Purtroppo certe forme di emarginazione sociale sono molto estreme e radicate all’interno di esistenze deragliate oltre i confini di una dimensione di aiuto possibile: dunque non è nostra intenzione, ricordando questo fatto di cronaca, puntare il dito sull’Amministrazione della Capitale, ma semplicemente vogliamo testimoniare come esistano sempre delle zone d’ombra, delle contraddizioni all’interno del nostro mondo che rendono difficile ogni tipo di intervento e il presentarsi delle quali deve spingere chi opera in questo settore a fare sempre di più e sempre meglio perchè nelle strade di una capitale europea come Roma nessuno, nel 2008, possa più morire di freddo come un dinosauro nell’era della glaciazione.
Calamità naturali, danni comunali
Pubblicato: 12 dicembre 2007 da massitutor in civiltà, dormire, inchieste, politica
Come tutti gli anni ritorna il modesto problema dell’"emergenza freddo" e come tutti gli anni viene da ridere che si parli di emergenza per una cosa che è naturale e che avviene da milioni di anni. Nonostante tutto il freddo continua ad essere considerato una calamità naturale e la protezione civile dirama l’allarme, come se Gozzilla avesse cominciato a calpestare auto e persone. Comunque sia le cose stanno così: a Bologna la struttura adibita all’accoglienza straordinaria delle persone che vivono in strada è in via del lazzaretto, vicino al dormitorio Zaccarelli; tutto era pronto e, dopo aver fatto congelare un po’ le persone fuori finchcè non fosse bello freddo davvero, si è pensato di aprire lunedì scorso. Ma qualcosa è andato storto: il riscaldamento non funzionava e le persone che si sono presentate lì sono state rispedite in via Lombardia, struttura di accoglienza che puntualmente si è rivelata piena. Alcuni erano fuori dallo Zaccarelli ad aspettare dalle 15 del pomeriggio, altri si sono trovati a dormire fuori di nuovo. E qualcuno forse avrà pensato: "ma sì!… una notte fuori in più o in meno che differenza fa?!".
Il Comune dice che aveva fatto le prove e che tutto funzionava, gli operatori sono lì pronti a scattare dal primo di dicembre eppure qualcuno, che sicuramente sta con i piedi al caldo, non ha calcolato qualcosa, ha preso alla leggera i tempi di attivazione, ha dimenticato di fare una comunicazione…boh?! Fatto sta che l’"emergenza freddo" a Bologna apre questa sera. Un piccolo capannone con 45 brandine militari stile lettino da spiaggia (l’anno scorso erano 50). Vi si accede solo tramite invio da servizi e liste comunali; la permanenza è di una settimana per persona: 15 persone vengono inviate dalla "Lista unica" di via Sabatucci; 10 dal Centro diurno di via del Porto; 5 persone dal Servizio Mobile di Piazza Grande e 15 dall’Unità di strada.
Crediamo che la richiesta minima che si possa fare siano le scuse pubbliche, da parte di chi ha sbagliato in Comune; inoltre crediamo che in una città come Bologna, anche se è una specie di "metropoli fallita", si dovrebbe pensare ad un calendario fisso nel quale aprire una struttura di accoglienza straordinaria.
A Milano, per esempio, l’emergenza freddo (per 300 o 400 persone!) è fissata dal 15 novembre fino a Marzo. Torneremo presto su questo argomento con una completa panoramica della gestione dell’emergenza freddo nelle principali città italiane. Per cui state collegati.
Il Gruppo Asfalto