Archivio per la categoria ‘la vita è un cantiere’

Chi oggi è ai margini del presente una volta è stato a lavorare al CERN, a Ginevra, dove c’è l’accelleratore di particelle più grande del mondo. Succedeva molto tempo fa, Ilario racconta. La macchina del tempo è la memoria e un ricordo è la particella del tutto.

Questo video si può guardare anche su Youtube.

La dote innata

Pubblicato: 18 marzo 2009 da massitutor in gite, la vita è un cantiere, libertà, viaggio
vivere_viaggiandoCioè non è che si diventa vagabondi per caso dietro ci sono anni e anni di coltivazione del proprio essere, del proprio io, che soprattutto ci vuole una dote innata: ovvero la pigrizia. Intendiamoci bene, non è che  pigri ci si nasce, ma più che altro è il mondo che va troppo veloce e soprattutto per me allora un giorno non propriamente precisato, anche perchè ricordarselo è un lavoro immane e nun ciò voglia mezza, date vicissitudini della vita accorpate in un unico rompimento di coglioni, me ne sono andato. E dove sono andato? Non lo so, tanti posti e nessuno l’importante per me era porre fine allo stress della vita quotidiana. Avevo diciassette anni. Voi direte: ma come cosi giovane si è gia rotto. Ed è proprio lì che entra la dote innata. Mi ero già stufato di studiare perchè pensavo, se tutti lo fanno nessuno si accorgerà di uno che invece si fa i cazzi suoi. Avevo una bellissima ragazza ma era un po strana, mi faceva strani discorsi sull amore, allora io me ne sono andato a Francoforte anche se non capivo un tubo di tedesco e a tutti dicevo solo ua parola, HAI , che sembrava che c’ era qualcuno che mi pestava il piede. Mio zio era pasticcere, ed io  amavo i gelati, per cui sono andato a lavorare in una…..?  gelateria!! viaggiandoDopo tre lunghissime e stressanti settimane di lavoro e interminabili pestate di piede, mi sono innamorato ovvero mi sono ricordato che nella mia bella Sicilia avevo una ragazza e dato che la primavera avanzava mi sono cominciati a venire strani pensieri. Prima dell’ irreparabile istinto di farmi male da solo e quindi di ferire il mio orgoglio maschile ho preso il primo aereo. Porc… putt… merd… minchia m’ha lasciato e non lo sapevo. Allora cornuto e mazziato sono andato a lavorare e con mio immenso stupore ho ripreso a studiare. Due cose cosi impegnative in un colpo solo? Stavo veramente male, c’ero proprio restato male. Bisogna anche sapere una cosa importante non è che mi e difficile amare solo che me ne accorgo tardi, perchè sono pigro anche a pensare, ma vi assicuro sono un tipo romantico e un inguariabile innamorato. Infatti tutte mi hanno mollato per lo stesso di cui motivo comprese quelle non mi sono mai accorto.

Lo Spaccapensieri

Pubblicato: 16 marzo 2009 da massitutor in la vita è un cantiere, laboratorio, lavoro
Molti lo sanno: dentro al Centro Diurno di via del Porto ci sono due laboratori per persone che lì rubano un po’ di tempo alla strada e anche qualcosa di più. C’è un laboratorio artistico e uno di computer, dal quale nasce questo blog. Da molti anni abbiamo sperimentato quanto lavorare sui computer sia utile per poter svegliare la mente e certe capacità sepolte. Un giorno uno dei frequentatori storici del laboratorio ha definito il computer proprio così: uno Spaccapensieri. Perchè è uno strumento che riesce ad interrompere il flusso dei pensieri che occupano la mente quando sei pieno di problemi e la strada ti tiene inchiodato. Il progetto Prova&Riprova (del Comune di Bologna) crede in questo da molti anni e, nel lungo periodo, crediamo che abbia dato e possa ancora dare dei risultati, sia per le persone che ci sono passate, sia per la città di Bologna.
Anche altre importanti realtà hanno creduto in questo progetto: ringraziamo la Regione Emilia Romagna che ci ha donato sette computer completi. Sono un po’ vecchiotti sì, però funzionano e vedremo di usarli al meglio.
Leggiamo con soddisfazione su Bandiera Gialla che la stessa idea dell’uso del Pc appartiene anche ad altre grandi realtà come il CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza) insieme al colosso Microsoft.

Informatica in comunità: contro disagio ed emarginazione
Migliorare le condizioni delle persone svantaggiate attraverso l’informatica: con questo obiettivo riparte a gennaio in Emilia Romagna la terza edizione di Informatica in Comunità. Il progetto, realizzato da CNCA, in collaborazione con Fondazione Adecco per le Pari Opportunità e Microsoft Italia, conta di coinvolgere oltre 700 partecipanti in 7 centri CNCA presenti nella regione Emilia Romagna. L’intento è quello di aiutare persone socialmente svantaggiate facilitando il loro ingresso nel mondo del lavoro grazie all’insegnamento di conoscenze informatiche di base.

I corsi prevedono la suddivisione in diversi moduli in modo tale da affiancare momenti leggeri e divertenti ad altri più tecnici ed impegnativi. In generale questi corsi svolgono una funzione davvero importante, in quanto contribuiscono a rafforzare l’autostima degli ospiti e a far ritrovare loro fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. I docenti sono formati da Microsoft con corsi specifici, inoltre saranno gli stessi dipendenti della Microsoft che dedicheranno alcune giornate di volontariato all’insegnamento presso i centri CNCA.

Per garantire l’adeguato livello di attenzione al singolo studente i gruppi non eccederanno il numero massimo di 8 partecipanti. Oltre alla formazione in aula, viene data la possibilità di approfondire i temi trattati durante il corso con un CD di auto-formazione distribuito insieme al materiale didattico e basato sul Digital Literacy Curriculum di Microsoft, corsi di formazione digitale gratuiti innovativi, che usano tecniche multimediali interattive.

Per maggiori informazioni:
Microsoft
Chiara Ronchetti
Corporate PR Manager
Tel. 02/70.39.20.98
cell. 335/126.20.49
www.microsoft.com/italy/stampa
e-mail: msstampa@microsoft.com

Il mazzo di chiavi

Pubblicato: 7 febbraio 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, la vita è un cantiere, morte, stra-cult

Prosegue il racconto a puntate del nostro amico lontano Stefano "Bici" Bruccoleri. Il viaggio a tappe nelle terre di mezzo, dei margini qui fa un salto indietro: un flashback nel tempo e nello spazio in una zona indefinita che possiamo solo immaginare. Dalle lotte di incomprensione con servizi sociali e sanitari, educatori e ogni altro genere di agenzia di controllo-recupero approdiamo qui al confine ultimo conosciuto: l’opzione definitiva fra l’esserci e il non esserci; il corpo come prigione di dolore dal quale sembra possibile evadere.
Un testo questo che avevamo già presentato in forma di video, con la collaborazione di Massimo Macchiavelli, ma che riporto ora volentieri nella sua primaria veste letteraria perché ne vale veramente la pena: ancor più di altri passaggi del Diario Alkoliker questo testo presenta parole levigate a mano ed incastonate da un esperto artigiano in un meccanismo unico di emozione, verità e testimonianza.

alkoliker

Agosto è il mese dei suicidi.
E’ alta stagione per la psichiatria, trovare un posto letto in repartino è quasi impossibile, ma se sei abbastanza fortunato puoi ancora trovare posto nella  provincia. Dipende da chi c’è di guardia in pronto soccorso.
Villa Cristina alla periferia di Torino?
“No lì non ci voglio tornare” Ci avevo trovato Michela del gruppo di alcolisti, non mi riconobbe, sembrava che le avessero gonfiato la faccia come un canotto, la pelle del viso liscia e molla come le dita cotte quando si lavano i piatti con l’acqua calda. Gli occhi vuoti che guardavano al vuoto: l’opera devastatrice degli psicofarmaci e di una vita che ti insegue, perché senza quel corpo non ci sarebbe vita. Quella vita.
Ho trovato la chiave! Bello, ma perché non ci avevo pensato prima. Mi sale la pace e mi si sciolgono i sassi  nello stomaco, covo di pugni annodati e dimora di tutte le angosce.
Quando stai così di merda non servono neppure gli psicofarmaci e non servirebbe neppure riavere il mio amore.
Ma adesso tutto questo non conta, ho trovato la chiave, la pace.
Mi dispiace solo per Zora. Di lei credo e ne son certo se ne occuperanno Maria Grazia e Sergio.
La gomma che il vicino usa per innaffiare il giardino dovrebbe essere della stessa misura della marmitta dell’APE 50. L’ho smontata e rimontata il mese scorso e la gomma la vedo tutti i giorni. Se dovesse essere troppo stretta posso scaldarla sul fornello ed allargarla mentre se fosse troppo larga in laboratorio dovrei avere sicuramente una fascietta  nella Scatola Magica.
Ci sono voluti dodici anni per averla così fornita. E’ una vecchia scatola di biscotti in lamierino leggero in stile tarda Liberty con i caratteri delle lettere giallo oro tipiche degli anni 40/50. Un artigiano non può fare a meno di una Scatola Magica. Quando al sabato ripulivo il laboratorio riponevo tutte le viti e chiodi che trovavo in terra o sul fondo dei cassetti e dato riporle tutte negli appositi separatori sarebbe stato un delirio li riponevo nella scatola dei biscotti. Dopo dodici anni potevo trovarci tutto di tutto, e di tutte le misure: chiodi, viti, rondelle, dadi, bulloni e fascette. Ah è vero, mi stavo perdendo!
Prendo il coltello e vado a tagliare un pezzo di tubo, dalla marmitta all’abitacolo ce ne vorranno due metri e mezzo. La cilindrata dell’Ape è 50 centimetricubici ed in proporzione lo scarico dovrebbe avere un diametro non superiore al centimetro e mezzo. Nessuna fascetta metallica entra che è un piacere, ed è un piacere vedere che dopo tanti anni di lavoro, posso fare a meno del metro e del calibro. Il tempo di un sorriso compiaciuto e poi porto la gomma nell’abitacolo, mi siedo e tiro la porta. Mi chiudo dal dentro, mi chiudo dal fuori.
Alzo la leva dell’aria, giro la chiave e pigio lo START. Attendo alcuni secondi e quando il motore comincia a singhiozzare abbasso la leva per ridargli ossigeno.
Gesti essenziali, misurati, senza incertezze, come se lo avessi sempre fatto.
Mi coglie un senso di pace che non ricordo di aver mai provato, trovo persino il tempo di prendermi in giro.
“Certo che per un asmatico è proprio un modo del cazzo per morire”. Che faccio torno un attimo in casa a prendere i broncodilatatori? E se comincio a tossire? Vorrei morire addormentandomi e non sputando pezzi di polmone!
Immagino i titoli dei giornali: “Artigiano asmatico si suicida con i gas di scarico, trovato in un lago di sangue”. Merda così no! Che figura da fesso. E  giù a ridere in questa nuvola di fumo. Mi è sempre piaciuto il profumo della benzina e dell’olio sintetico bruciato, mi ricorda quando da ragazzino nell’officina del vecchio questi accendeva le moto dentro l’officina incurante della presenza dei clienti.
Che pace. Adesso. Qui dentro. Comincia a bruciarmi gli occhi, a raschiarmi la gola e mi chiedo se lo sto facendo veramente. Se mi sto ammazzando veramente. Peccato perdere questa pace proprio adesso che l’ho trovata.
Non posso rinunciare al mio progetto, ho scritto anche l’ultima lettera con tanto di scuse e indicazione per il cane. Che dire poi della mia autostima?
Già la sento mia madre “Cominci mille cose e non ne finisci neanche una”.
Questa volta però vorrei finirla con la pace di questo momento.
E se riuscissi a trovare questa pace fuori? Forse non l’ho cercata abbastanza, forse non l’ho cercata nel posto giusto.
Questi ultimi tre quarti d’ora li ho vissuti serenamente, e se ci fosse il modo per allungarli ancora una volta, due volte, tre…
No non è possibile!
E se invece lo fosse?
Ho trovato la chiave, la seconda oggi, oppure la stessa che chiude e apre?
Spengo il motore. Proviamoci.

Mantova nella memoria

Pubblicato: 22 ottobre 2008 da massitutor in la vita è un cantiere, pensieri in libertà
Anche se sono di Desenzano del garda a 16 anni niente mi impediva di andare a scrivere alcune poesie a Mantova sedendomi vicino alla statua del Virgilio.
piazza SordelloTRA STORIA E STORIA MANTOVA NELLA MEMORIA

mondo mio, mondo tuo
mondo degli altri
che corrono forte
e sfidano la morte
ma corrono sempre
perchè sono nati
per correre e vincere.
Ti ricordi pee esempio
Nuvolari di quando correva
vinceva, vinceva
e la piccola Mantova
andava in festa

a piazza Sordello
mi sono innamorato
e sino al parco
del VIRGILLIO
con lei sono andato
per condividere amore.
Superato l’argine
all’ombra del bel castello
di San GIORGIO

il riflesso del sole sui laghi
che ristoro al mio piccolo cuore
con te o mio amore
dividerò questa città
col sapor al tempo
riso e salsiccia Mantova

regno di ducato e folcore
festa e Nuvolari che corre
sempre se il Gonzaga permette
al solo lago superiore
di non straripare
dal mincio ricaverò
il mezzo e l’inferiore
quasi come mia tesi d’amore

mondo mio, mondo tuo
mondo degli altri
che corrono forte
e sfidano la morte
ma corrono sempre
son nati per correre
per vincere, come Nuvolari

nella più assoluta fantasia
il Virgillio mi disse
"mo vè, perchè due elle?"
e io gli risposi:
"che te vegna en…."
Mantova nella memoria

Monolocale

Pubblicato: 8 luglio 2008 da massitutor in dormire, la vita è un cantiere
monolocale
Bologna
Prezzo di vendita: Zero
Un unico ampio locale
Stato: rifinito
VIADELPORTO. Zona centro, vicino al MAMBO.
In piccolo gruppo di unità indipendenti; vendiamo nuovo da impresa (di fabbrica veramente), monolocale luminoso con angolo cottura, ampio bagno in comune, con finestra e armadio, divisibile notte/giorno. Comodo ai servizi. Possibilità di personalizzare le finiture. Materiali di costruzione ecologici ed ecocompatibili. OTTIMO INVESTIMENTO.

Luna di miele

Pubblicato: 10 marzo 2008 da massitutor in la vita è un cantiere, viaggio

cruscottoLa vita è un cantiere.
Perchè la vita sarebbe un cantiere? Ce lo spiega Gianni (il Selvaggio) con la sua rubrica: Perchè ci vuole un progetto prima di iniziare a costruire; poi ci vuole tempo e pazienza in un cantiere, sia per costruire che per demolire. I materiali della vita sono le relazioni, gli aiuti, le strategie, le idee e tanto altro. E’ bello iniziare un progetto importante con un viaggio e il viaggio di nozze è qualcosa di speciale, se dura quattro mesi poi… ancora di più.

Tutto ha inizio un vererdì verso sera, sono appena rientrato dal lavoro che si era finito con due settimane di anticipo, vado in campagna dove c’è nel garage il nostro Transit, faccio un controllo totale (olio motore, acqua, pressione gomme) carico anche l’acqua nella cisterna per i vari servizi, uno sgardo in frigo e dispensa che mi risulta molto scarsa di viveri. Giro la chive e parto la prima tappa è un distributore di carburante, il pieno al volo e mi accingo verso la casa dei miei suoceri per recuperare mia moglie, arrivo sotto casa e faccio due fischi covenzionali con risposta affermativa da parte sua. Subito dopo scende la mia  belva (senza offesa) moglie carichiamo il suo zaino con isuoi vestiti, faccemmo una spesa al supermercato e via verso la Spagna. Guidai sino alla frontiera italo-francese perchè in quel periodo l’Italia non era ancora entrata nel M.E.c. Dopo una ventina di chilometri in Francia facemmo la prima sosta per cenare e riposare un po’. Alla mattina molto presto ci avviammo verso la frontiera franco-spagnola perchè la francia era carrissima con prezzi asurdi. Dopo una lunghissima salita arrivammo in sierra nevada ed ecco la Spagna, ma arrivati in frontiera una fila di auto e camper alla sbarra; ci vollero ben tre ore prima che toccasse a noi. Scendemmo verso sud ma passando vicino alla costa arrivammo a Siviglia: bellissima città con prezzi acessibili; trovammo una specie di campeggio quasi abusivo: pagavi al padrone del terreno e lui ti facceva sostare ad un prezzo bassisimo. C’era una fontana con acqua potabile, poco lontano c’era un negozietto con un pò di tutto, restammo in questo luogo un paio di settimane, dopo di che decidemmo di andare a Barcelona: altra bella città spagnola anche lì trovammo un posticino appena fuori dal centro e lì parcheggiammo il camper sempre da un contadino che faceva più soldi con i camper che con la coltivazione del terreno. Dopo qualche giorno iniziammo a girare per musei, chiese e piazze molto belle e alla sera giù in rambla dove ci sono discoteche una appoggiata all’altra, di tutti i generi di musica e devo aggiungere che davanti a questi locali ho trovato anche del "fumo" molto buono. Altra cosa che devo far notare è il pesce: specialmente i crostacei, mazzancolle, gamberoni, ancora mi vengono in mente le scorpacciate di gamberoni alla bracce bagnate con del vino bianco (che non ricordo il nome).

gianni a gibilterraPassarono tre settimane e lasciammo Barcelona per dirigersi verso lo stretto di Gilbiltrra, la costa dalla parte dell’oceano atlantico è stupenda anche le scorpaciate di pesce (king fish il pesce del rè) dal nome si capisce che è un pesce molto buono a devo farvi notare che c’è una razza di pesce tipo il nostro cefalo che si cattura con la canna dalla banchina di un canale di entrata di un porto con dei lombrichi che si trovano nel terrenno misto sabbia.
Questo è solo l’inizio di un viaggio che è durato ben 4 mesi: Finche non abbiamo finito i soldi. Altro che alpitur.