Archivio per la categoria ‘la vita è un cantiere’

Il mazzo di chiavi

Pubblicato: 7 febbraio 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, la vita è un cantiere, morte, stra-cult

Prosegue il racconto a puntate del nostro amico lontano Stefano "Bici" Bruccoleri. Il viaggio a tappe nelle terre di mezzo, dei margini qui fa un salto indietro: un flashback nel tempo e nello spazio in una zona indefinita che possiamo solo immaginare. Dalle lotte di incomprensione con servizi sociali e sanitari, educatori e ogni altro genere di agenzia di controllo-recupero approdiamo qui al confine ultimo conosciuto: l’opzione definitiva fra l’esserci e il non esserci; il corpo come prigione di dolore dal quale sembra possibile evadere.
Un testo questo che avevamo già presentato in forma di video, con la collaborazione di Massimo Macchiavelli, ma che riporto ora volentieri nella sua primaria veste letteraria perché ne vale veramente la pena: ancor più di altri passaggi del Diario Alkoliker questo testo presenta parole levigate a mano ed incastonate da un esperto artigiano in un meccanismo unico di emozione, verità e testimonianza.

alkoliker

Agosto è il mese dei suicidi.
E’ alta stagione per la psichiatria, trovare un posto letto in repartino è quasi impossibile, ma se sei abbastanza fortunato puoi ancora trovare posto nella  provincia. Dipende da chi c’è di guardia in pronto soccorso.
Villa Cristina alla periferia di Torino?
“No lì non ci voglio tornare” Ci avevo trovato Michela del gruppo di alcolisti, non mi riconobbe, sembrava che le avessero gonfiato la faccia come un canotto, la pelle del viso liscia e molla come le dita cotte quando si lavano i piatti con l’acqua calda. Gli occhi vuoti che guardavano al vuoto: l’opera devastatrice degli psicofarmaci e di una vita che ti insegue, perché senza quel corpo non ci sarebbe vita. Quella vita.
Ho trovato la chiave! Bello, ma perché non ci avevo pensato prima. Mi sale la pace e mi si sciolgono i sassi  nello stomaco, covo di pugni annodati e dimora di tutte le angosce.
Quando stai così di merda non servono neppure gli psicofarmaci e non servirebbe neppure riavere il mio amore.
Ma adesso tutto questo non conta, ho trovato la chiave, la pace.
Mi dispiace solo per Zora. Di lei credo e ne son certo se ne occuperanno Maria Grazia e Sergio.
La gomma che il vicino usa per innaffiare il giardino dovrebbe essere della stessa misura della marmitta dell’APE 50. L’ho smontata e rimontata il mese scorso e la gomma la vedo tutti i giorni. Se dovesse essere troppo stretta posso scaldarla sul fornello ed allargarla mentre se fosse troppo larga in laboratorio dovrei avere sicuramente una fascietta  nella Scatola Magica.
Ci sono voluti dodici anni per averla così fornita. E’ una vecchia scatola di biscotti in lamierino leggero in stile tarda Liberty con i caratteri delle lettere giallo oro tipiche degli anni 40/50. Un artigiano non può fare a meno di una Scatola Magica. Quando al sabato ripulivo il laboratorio riponevo tutte le viti e chiodi che trovavo in terra o sul fondo dei cassetti e dato riporle tutte negli appositi separatori sarebbe stato un delirio li riponevo nella scatola dei biscotti. Dopo dodici anni potevo trovarci tutto di tutto, e di tutte le misure: chiodi, viti, rondelle, dadi, bulloni e fascette. Ah è vero, mi stavo perdendo!
Prendo il coltello e vado a tagliare un pezzo di tubo, dalla marmitta all’abitacolo ce ne vorranno due metri e mezzo. La cilindrata dell’Ape è 50 centimetricubici ed in proporzione lo scarico dovrebbe avere un diametro non superiore al centimetro e mezzo. Nessuna fascetta metallica entra che è un piacere, ed è un piacere vedere che dopo tanti anni di lavoro, posso fare a meno del metro e del calibro. Il tempo di un sorriso compiaciuto e poi porto la gomma nell’abitacolo, mi siedo e tiro la porta. Mi chiudo dal dentro, mi chiudo dal fuori.
Alzo la leva dell’aria, giro la chiave e pigio lo START. Attendo alcuni secondi e quando il motore comincia a singhiozzare abbasso la leva per ridargli ossigeno.
Gesti essenziali, misurati, senza incertezze, come se lo avessi sempre fatto.
Mi coglie un senso di pace che non ricordo di aver mai provato, trovo persino il tempo di prendermi in giro.
“Certo che per un asmatico è proprio un modo del cazzo per morire”. Che faccio torno un attimo in casa a prendere i broncodilatatori? E se comincio a tossire? Vorrei morire addormentandomi e non sputando pezzi di polmone!
Immagino i titoli dei giornali: “Artigiano asmatico si suicida con i gas di scarico, trovato in un lago di sangue”. Merda così no! Che figura da fesso. E  giù a ridere in questa nuvola di fumo. Mi è sempre piaciuto il profumo della benzina e dell’olio sintetico bruciato, mi ricorda quando da ragazzino nell’officina del vecchio questi accendeva le moto dentro l’officina incurante della presenza dei clienti.
Che pace. Adesso. Qui dentro. Comincia a bruciarmi gli occhi, a raschiarmi la gola e mi chiedo se lo sto facendo veramente. Se mi sto ammazzando veramente. Peccato perdere questa pace proprio adesso che l’ho trovata.
Non posso rinunciare al mio progetto, ho scritto anche l’ultima lettera con tanto di scuse e indicazione per il cane. Che dire poi della mia autostima?
Già la sento mia madre “Cominci mille cose e non ne finisci neanche una”.
Questa volta però vorrei finirla con la pace di questo momento.
E se riuscissi a trovare questa pace fuori? Forse non l’ho cercata abbastanza, forse non l’ho cercata nel posto giusto.
Questi ultimi tre quarti d’ora li ho vissuti serenamente, e se ci fosse il modo per allungarli ancora una volta, due volte, tre…
No non è possibile!
E se invece lo fosse?
Ho trovato la chiave, la seconda oggi, oppure la stessa che chiude e apre?
Spengo il motore. Proviamoci.

Mantova nella memoria

Pubblicato: 22 ottobre 2008 da massitutor in la vita è un cantiere, pensieri in libertà
Anche se sono di Desenzano del garda a 16 anni niente mi impediva di andare a scrivere alcune poesie a Mantova sedendomi vicino alla statua del Virgilio.
piazza SordelloTRA STORIA E STORIA MANTOVA NELLA MEMORIA

mondo mio, mondo tuo
mondo degli altri
che corrono forte
e sfidano la morte
ma corrono sempre
perchè sono nati
per correre e vincere.
Ti ricordi pee esempio
Nuvolari di quando correva
vinceva, vinceva
e la piccola Mantova
andava in festa

a piazza Sordello
mi sono innamorato
e sino al parco
del VIRGILLIO
con lei sono andato
per condividere amore.
Superato l’argine
all’ombra del bel castello
di San GIORGIO

il riflesso del sole sui laghi
che ristoro al mio piccolo cuore
con te o mio amore
dividerò questa città
col sapor al tempo
riso e salsiccia Mantova

regno di ducato e folcore
festa e Nuvolari che corre
sempre se il Gonzaga permette
al solo lago superiore
di non straripare
dal mincio ricaverò
il mezzo e l’inferiore
quasi come mia tesi d’amore

mondo mio, mondo tuo
mondo degli altri
che corrono forte
e sfidano la morte
ma corrono sempre
son nati per correre
per vincere, come Nuvolari

nella più assoluta fantasia
il Virgillio mi disse
"mo vè, perchè due elle?"
e io gli risposi:
"che te vegna en…."
Mantova nella memoria

Monolocale

Pubblicato: 8 luglio 2008 da massitutor in dormire, la vita è un cantiere
monolocale
Bologna
Prezzo di vendita: Zero
Un unico ampio locale
Stato: rifinito
VIADELPORTO. Zona centro, vicino al MAMBO.
In piccolo gruppo di unità indipendenti; vendiamo nuovo da impresa (di fabbrica veramente), monolocale luminoso con angolo cottura, ampio bagno in comune, con finestra e armadio, divisibile notte/giorno. Comodo ai servizi. Possibilità di personalizzare le finiture. Materiali di costruzione ecologici ed ecocompatibili. OTTIMO INVESTIMENTO.

Luna di miele

Pubblicato: 10 marzo 2008 da massitutor in la vita è un cantiere, viaggio

cruscottoLa vita è un cantiere.
Perchè la vita sarebbe un cantiere? Ce lo spiega Gianni (il Selvaggio) con la sua rubrica: Perchè ci vuole un progetto prima di iniziare a costruire; poi ci vuole tempo e pazienza in un cantiere, sia per costruire che per demolire. I materiali della vita sono le relazioni, gli aiuti, le strategie, le idee e tanto altro. E’ bello iniziare un progetto importante con un viaggio e il viaggio di nozze è qualcosa di speciale, se dura quattro mesi poi… ancora di più.

Tutto ha inizio un vererdì verso sera, sono appena rientrato dal lavoro che si era finito con due settimane di anticipo, vado in campagna dove c’è nel garage il nostro Transit, faccio un controllo totale (olio motore, acqua, pressione gomme) carico anche l’acqua nella cisterna per i vari servizi, uno sgardo in frigo e dispensa che mi risulta molto scarsa di viveri. Giro la chive e parto la prima tappa è un distributore di carburante, il pieno al volo e mi accingo verso la casa dei miei suoceri per recuperare mia moglie, arrivo sotto casa e faccio due fischi covenzionali con risposta affermativa da parte sua. Subito dopo scende la mia  belva (senza offesa) moglie carichiamo il suo zaino con isuoi vestiti, faccemmo una spesa al supermercato e via verso la Spagna. Guidai sino alla frontiera italo-francese perchè in quel periodo l’Italia non era ancora entrata nel M.E.c. Dopo una ventina di chilometri in Francia facemmo la prima sosta per cenare e riposare un po’. Alla mattina molto presto ci avviammo verso la frontiera franco-spagnola perchè la francia era carrissima con prezzi asurdi. Dopo una lunghissima salita arrivammo in sierra nevada ed ecco la Spagna, ma arrivati in frontiera una fila di auto e camper alla sbarra; ci vollero ben tre ore prima che toccasse a noi. Scendemmo verso sud ma passando vicino alla costa arrivammo a Siviglia: bellissima città con prezzi acessibili; trovammo una specie di campeggio quasi abusivo: pagavi al padrone del terreno e lui ti facceva sostare ad un prezzo bassisimo. C’era una fontana con acqua potabile, poco lontano c’era un negozietto con un pò di tutto, restammo in questo luogo un paio di settimane, dopo di che decidemmo di andare a Barcelona: altra bella città spagnola anche lì trovammo un posticino appena fuori dal centro e lì parcheggiammo il camper sempre da un contadino che faceva più soldi con i camper che con la coltivazione del terreno. Dopo qualche giorno iniziammo a girare per musei, chiese e piazze molto belle e alla sera giù in rambla dove ci sono discoteche una appoggiata all’altra, di tutti i generi di musica e devo aggiungere che davanti a questi locali ho trovato anche del "fumo" molto buono. Altra cosa che devo far notare è il pesce: specialmente i crostacei, mazzancolle, gamberoni, ancora mi vengono in mente le scorpacciate di gamberoni alla bracce bagnate con del vino bianco (che non ricordo il nome).

gianni a gibilterraPassarono tre settimane e lasciammo Barcelona per dirigersi verso lo stretto di Gilbiltrra, la costa dalla parte dell’oceano atlantico è stupenda anche le scorpaciate di pesce (king fish il pesce del rè) dal nome si capisce che è un pesce molto buono a devo farvi notare che c’è una razza di pesce tipo il nostro cefalo che si cattura con la canna dalla banchina di un canale di entrata di un porto con dei lombrichi che si trovano nel terrenno misto sabbia.
Questo è solo l’inizio di un viaggio che è durato ben 4 mesi: Finche non abbiamo finito i soldi. Altro che alpitur.

Come passare l'8 marzo senza danni

Pubblicato: 7 marzo 2008 da massitutor in la vita è un cantiere

carciofiSe gli regali la mimosa hai qualcosa da nascondere, se non gli regali la mimosa vuol dire che non ti frega più niente di lei… e gli altri giorni? Non mi regali mai i fiori… e via così.
Oppure con una mossa ardita ti presenti con un bel mazzo di carciofi che, diversamente dai fiori che il giorno dopo sono da buttare, si possono fare al forno e buon appetito. Questo suggerimento l’ho provato io personalmente (Giovanni Buldrini detto selvaggio 63) e vi dirò che ha funzionato sia nel senso di amore nei confronti di mia moglie e nel senso culinario.

La vita è un cantiere

Pubblicato: 22 febbraio 2008 da massitutor in la vita è un cantiere, viaggio
Tutti i post che il nostro Giovanni (detto Gianni e rinominato qui Selvaggio63) metterà nella betoniera di questa nuova rubrica saranno tesi a dimostrare questa semplice ipotesi: la vita è un cantiere. Perchè la vita sarebbe un cantiere? Perchè ci vuole un progetto prima di iniziare a costruire; poi ci vuole tempo e pazienza in un cantiere, sia per costruire che per demolire; due attività ugualmente importanti, nel cantiere come nella vita. Nel cantiere ci sono tanti oggetti, strumenti, materiali e soprattutto ci sono gli altri: in un cantiere non si è mai soli, nel bene e nel male come nella vita; qualunque progetto o lavoro va condiviso con gli altri e spesso questo è motivo di conflitto. I materiali della vita sono le relazioni, gli aiuti, le strategie, le idee e tanto altro. Insomma se ci pensate il cantiere edile viene spesso preso ad esempio e porta con se delle metafore sulla vita e sui comportamenti umani che sono quasi naturali: si pensi solo all’importanza delle fondamenta, poi si dice Mai costruire sulla sabbia; Non si comincia a costruire dal tetto e via dicendo. Ci si potrebbe chiedere: Ok e uno che si fa chiamare Selvaggio a che titolo parla di tutto ciò? Si da il caso che Gianni di strada ne ha fatta tanta, ha fatto tanti lavori dove bisognava usare mani e cervello, è stato un grande viaggiatore, un cacciatore, un pescatore. Insomma una specie di Indiana Jones di strada.. E’ quindi un esperto di cantieri e un esperto di vita. La vita è un cantiere e se non siete d’accordo fatevi sotto.

verso la Spagna

Il Matrimonio

Il matrimonio è una pietra di questo edificio molto importante, poi se questo passo è fatto da ragazzi molto giovani, Gianni e Vittoria questi sono i nostri interpreti. Tutto parte con tutta la prassi iscrizione alla lista nozze in comune di residenza il tempo di affissione è di 20 giorni, poi il fatidico giorno. Io, Gianni e Vittoria nell’anticamera del sindaco, come si sa l’abbigliamento dovrebbe essere abbastanza elegante invece io e la mia futura moglie: io in tuta da lavoro classica da metalmeccanico, Vittoria in tuta da ginnastica da cui si capisce che dei gran soldi… pochi o niente. Siamo seduti in questa anticamera, a un certo punto si affaccia un signore da un ufficio e guarda a desta e sinistra e rientra in ufficio, la cosa si ripete per qualche volta, dopo si avvicina verso noi, esclama “sto aspettando una coppia di futuri sposi ma non li vedo” a sto punto io mi alzo e chiedo qual è il nome di questa coppia, lui rispose con i nostri nomi, io dissi siamo noi due e rispettivi testimoni , lui fece una faccia vedendo in quel ‘abbigliamento. Premetto che io ero in permesso dall’officina e la Vittoria doveva andare in una fabbrica di calzature per una traduzione in lingua. La cerimonia prosegui con firma documenti, scambio delle fedi nuziali, bacio della sposa. All’uscita dal comune andammo nel primo bar per bevuta di auspicio. Ovviamente dopo un matrimonio così la luna di miele fu rimandata a bensì 3 anni dopo in un viaggio in Spagna. All’inizio del nostro matrimonio all’incirca i primi mesi abbiamo vissuto ognuno a casa dei propri genitori, fin quando successe che mio zio cambiò il camper, un bellissimo ford transit superaccessoriato: completo di servizi igenici e doccia all’interno. Così con un colpo solo avevamo un mezzo e casa (nido d’ amore). La prima fatica è stata il varcare la soglia di entrata con mia moglie Vittoria in braccio difatti facemmo una caduta per fortuna senza causare rottura di nessuna ossa di ambedue. Dopo qualche settimana decidemmo finalmente di partire per la luna di miele destinazione la Spagna. Il nostro programma era di stare in giro per la Spagna più o meno una ventina di giorni e invece ci siamo stati la bellezza di centoventi giorni.