Archivio per gennaio, 2009

Lavoravo con gli anziani…

Pubblicato: 21 gennaio 2009 da massitutor in lavoro, morte
si torna dalla guerraQuattro anni di assistenza anziani mi hanno aiutato nella raccolta di molti materiali utili, quasi come se dovessi fare un lavoro per loro, uno dei lavori più belli svolti da me se non il migliore, a tutti gli anziani che hanno vissuto certe cose dove le guerre spesso hanno tolto i loro cari e altro, un grossissimo grazie.

PER TUTTA LA SUA VITA
PER TUTTO IL SUO AMORE

Ieri l’altro hanno sparato
senza saperne il perchè
e chi fu il colpito
noto come soldato nemico,
cadette sul campo
senza filo di speranza

e chi a casa lo aspettava
trattandosi di Maria
il suo amore,
ne fu delusa e pianse

al propio amore mai
tornato pensava ogni notte
accendendo una candela
a fianco sul comodino

come se il suo soldato vivesse
ancora col propio orgoglio
e il propio sorriso.

come quando la prendeva
a braccetto per portarla
alla festa, su una vecchia moto
per farla felice

ma lui, il soldato
che non tornò mai indietro
gli rimase solo nel cuore

versando lacrime di disprezzo
e di amore,
mentre sul campo
rimaneva solo il vento
che spazzava parole
e rompeva questo dolce amore

di una donna chiamata Maria
che nonostante le preghiere
non servite a niente, si disperava
perchè non ne poteva più

rimase sola col ricordo nel cuore
del suo soldato che non tornò più

per tutta la sua vita
per tutto il suo amore.

il Diario

Pubblicato: 18 gennaio 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, amicizia, assistenze e bisogni, libertà, morte, salute, viaggio

Prosegue il racconto di una vita che scivola verso la strada: è Alkoliker, il diario in forma di romanzo del nostro amico Stefano "Bici" Bruccoleri.
Nel post precedente lo avevamo lasciato alle prese con uno sfratto esecutivo dopo aver scoperto la solitudine, l’abbandono, la malattia. Queste le sue parole: "Nell’arco di quattordici mesi ho perso madre e  padre di tumore, un fratello di overdose, scoperto di essere sieropositivo, perso casa lavoro e visto sfumare una relazione.
Una sola di queste cose in passato mi avrebbe piegato le ginocchia, tutte insieme hanno migliorato la mia vita."
Avvertenze: contiene un dosaggio elevato di vita allo stato puro, aprire con cura. Massitutor

alkoliker

venerdì, 24 settembre 2004
Caro diario, i miei Cd 4 si sono alzati e la carica virale si è abbassata, questo lo definirei un sollievo.
Al medico infettivologo ho fatto l’unica domanda che avrei dovuto tenere per me, e cioè quale prospettiva e qualità della vita mi attendono. La risposta è arrivata come una spietata condanna “Una decina di anni, sig. Bruccoleri, e non tanto per l’HIV ma quanto per la combinazione con l’epatite C di cui noi medici non sappiamo ancora molto. Negli ultimi anni le terapie farmacologiche per l’HIV invece sono divenute di facile assunzione e con una percentuale di sopravvivenza non immaginabili solo fino a dieci anni fa, siamo lontani dalla guarigione e dal vaccino, ma la qualità della vita dei malati sieropositivi è nettamente migliorata. Diciamo che conducono una vita normale, con la sola differenza che devono assumere la terapia farmacologica per tutta la vita e fare controlli regolari cercando ovviamente di non strapazzare l’organismo con sostanze stupefacenti e soprattutto alcol”
Cazzo dieci anni possono essere tanti, o un alito di tempo.
Dieci anni! Dieci anni! No sto sognando! Non può essere capitato proprio a me. No, no no. Adesso mi sveglio, strizzo gli occhi come facevo da bambino per risvegliarmi dai brutti sogni e mi ritrovo nel letto, magari spaventato a morte e sano. Andrebbe bene anche risvegliarmi in un letto d’ospedale uscito dal coma dopo un incidente stradale.
Nulla. Sono già sveglio.
Merda.
Traccio una linea come quando si fanno i conti della serva, foglio di carta e penna in mano, gli spiccioli sulla tavola per capire quello che posso ancora fare. In attivo metto il fatto di non dover cominciare la terapia. Il passivo già lo conosco.
Birra Birra, adesso ci vuole una Birra.
Birra fino a raggiungere l’assenza della coscienza.
Viaggio nell’incredulità, la percezione di quello che mi sta accadendo mi allontana dalla realtà conosciuta fino ad oggi. E’ la follia della percezione, il concetto della morte, della fine ultima e inappellabile non si era mai presentata con una percezione fisica così netta, limpida assoluta. No non ci posso credere, Cristo Madonna.
Poi, altre volte penso di essere assolutamente sano e quello che mi sta accadendo sia frutto del declino delle mie facoltà, della scarsa o assoluta capacità di leggere la realtà, dunque malato in questa condizione irreale e immune dall’AIDS ma folle nel mondo reale. Non so cosa sia peggio. 
Sono momenti in cui cerco di ancorarmi almeno a una delle due realtà, quantomeno per semplificare. Esplodo, birra birra, eroina birra, merda, birra e assenza.

11 novembre 2004
Questa mattina è arrivata la lettera dell’Inps per liquidare la mia pensione di invalidità, mi spettano un anno di arretrati, un sacco di soldi, circa mille Euro secondo i miei calcoli, questo vuol dire che posso andarmene da questa città. Potrei riparare l’Ape e  riprendere il vecchio progetto di fare il giro d’ Europa, oppure rimettere in strada la bicicletta e spostarmi con quella.
A diciotto anni sognavo di fare il giro d’Italia in bicicletta, un giro invernale. L’onnipotenza dei diciotto anni e il desiderio già marcato di distinguermi da chiunque altro. Anche quelli dove sono finiti?
Partire in bicicletta vorrebbe dire attrezzare la bicicletta in modo da avere una buona autonomia, dovrò rifarmi all’esperienza Scout: montare una tenda, comperare un fornellino da campeggio ed organizzare una cucina ridotta, non potrò permettermi di andare al Bar o in pizzeria tutte le sere. Dovrei avere a disposizione sette Euro al giorno che se ben amministrati dovrebbero essere più che sufficienti. Sono abituato ad ottimizzare il nulla, da questo punto di vista non dovrebbero esserci problemi. Vino in cartone e anche i vizzi sono garantiti. La mia tenuta con l’alcol è veramente vergognosa, solo l’anno scorso riuscivo ancora a fare sessanta chilometri e poi spararmi sei otto birre e qualche bicchiere di vino e poi il giorno dopo ripartire, ovviamente mi porto dietro un pancione da bevitore appassionato e la pedalata certo non è quella di dieci anni fa, ma per essere una spugna con sindrome depressiva direi che faccio ancora la mia sporca figura.
La bicicletta mi obbligherà a darmi un limite, non posso certo mettermi a bere alle due del pomeriggio con davanti trenta o quaranta chilometri.
Sarà bello bere la sera, i muscoli indolenziti da una giusta dose di acido lattico si combinano perfettamente con una moderata dose di alcol creano uno sballo superiore a tutti quelli conosciuti sino ad oggi.
Ma qui si tratterebbe di pedalare tutti i giorni e come se non bastasse si avvicina l’inverno e non saprei come affrontare questa sorta di viaggio, anche se la sfida la trovo entusiasmante.
Ho una gran voglia di mandare tutti a fare in culo, assistenti sociali, psicologa e gli educatori del centro diurno: la loro arte terapia da circolo parrocchiale con annessi complimenti per ogni porcata si faccia con i colori, le interpretazioni sull’uso del colore speso, degli spazi lasciati vuoti, ma la cosa più triste sono io che alimento questo giochetto dell’utente talentuoso che dipinge cadaveri e muri, consapevole di nutrire il loro narcisismo  di educatori affamati di successi, mi sento una puttana.
Alcolista psichiatrico lo accetto perchè mi appartiene fino in fondo, ma puttana impotente non riesco ad accettarlo. Cazzo pensavo di valere un po di più, non mi vedo a scodinzolare davanti all’assistente sociale oltre quello che ho già fatto. Sono qui a fare l’utente modello, talentuoso dal pensiero raffinato, adeguato, oltremodo consapevole e pronto a disciplinarsi per un trionfale reinserimento nel mondo della normalità. Mi sto condannando da solo e con dentro la sensazione di poter ancora fare molto per la mia vita.
Ma dove sono finiti i miei sogni, la mia voglia di giustizia e di contribuire alla costruzione di un mondo meno peggiore di come l’ho trovato? La passione per la  chitarra, lo sport e tanto altro ancora.
C’è poi quell’antico progetto che misi in cantiere quando avevo sedici anni in cui mi ripromisi di arrivare a quarant’anni sollevato dalle mie angosce per diventare un bell’uomo con al seguito una piccola truppa di donne innamorate? Ci ho creduto in quel progetto, ero convinto che sarebbe stato possibile liberarmi della  bruttezza della mia vita, ero fiducioso che sarebbe dovuto passare del tempo ed ora alla soglia dei quaranta non ho intenzione di fare l’animale addomesticato dei servizi sociali. Guardo questi professionisti del benessere altrui e spesso nelle loro facce non trovo felicità o soddisfazione per il lavoro che hanno scelto, mi pare che questi facciano persino fatica ad assistere se stessi figuriamoci un un cicloturista bipolare con una storia complessa come la mia. Ed è da questa considerazione che credo di dover ripartire, non è ancora tempo di delegare le mie sorti alle generosissime scollature della psicologa, direi che dopo il terzo litro di sperma versati su quella pelle dotta e levigata siano sufficienti e che tocchi a me almeno il tentativo.  Per quanto affaticato e spaventato non riesco a mollare adesso e se mai dovessi non farcela allora farò altro, in un mondo nuovo.
Era l’estate del 1997 e di quel mondo nuovo che avevo cercato conservo queste immagini a cui ho voluto dare un titolo. Una piccola strategia per consentirmi il giusto distacca da quella giornata.

Di freddo si muore ancora

Pubblicato: 16 gennaio 2009 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, civiltà, morte

Edizione Online de Il Giornale di oggi, 16 gennaio 2009

milano_freddo_2009MILANO. Emergenza freddo, in Santo Stefano clochard muore d’infarto. Il Comune aggiunge 225 posti letto nel dormitorio di via Ortles. Il responsabile: «Visita medica e vaccino anti tubercolosi per tutti»
Un freddo così non lo si pativa da tempo a Milano. Ma a soffrire più di tutti sono i senzatetto. Che ieri hanno perso un altro compagno di strada. Stroncato da un arresto cardiaco in piazza Santo Stefano, a due passi dall’università Statale. Nel tardo pomeriggio l’uomo, un africano di 35-40 anni, ha cominciato a rantolare sul marciapiede, in preda a un terribile malore. Aveva un infarto in corso. Il clochard è stato soccorso dal 118, grazie alla segnalazione di un passante, e portato al Policlinico, ma una volta giunto in ospedale è morto. Tra le prime ipotesi il freddo intenso di questi giorni, capace di stroncare anche un cuore giovane.
Per evitare altre tragedie, al dormitorio di viale Ortles, oltre al classico piano antifreddo che dura 5 mesi all’anno, è scattata anche l’emergenza umanitaria per ospitare anche gli stranieri senza permesso di soggiorno. Sono stati predisposti 225 posti letto in più rispetto al normale a cui gli homeless possono accedere tramite iter per così dire «abbreviati». Gli ospiti vengono visitati e vaccinati contro la Tbc, schedati, ma non hanno diritto all’assistenza socio-sanitaria di cui usufruiscono gli altri utenti della struttura. (…) È sufficiente rivolgersi al centro aiuto della stazione Centrale per ottenere un posto letto, che può diventare fisso, una volta entrati. «Gli ospiti del dormitorio, che ha una capienza complessiva di 472 posti, sono in egual misura italiani e stranieri – spiega la responsabile Stefania Zanzi -, in prevalenza uomini e molti over 65. Ci sono alcolisti, tossicodipendenti, ex carcerati, disoccupati e la nuova "categoria" dei separati con alimenti da pagare e figli da mantenere e che non riescono a permettersi un affitto». Il posto è fisso e nominale, assegnato per un periodo di sei mesi, ci sono poi alcune stanze singole per casi di patologie psichiatriche particolarmente gravi. L’infermeria è attiva 24 ore al giorno, c’è anche uno spazio diurno dove gli ospiti vengono seguiti da un animatore e presto anche da un educatore per l’avviamento al lavoro e il reinserimento nella società.
In estate nel centro si svolgono vengono varie attività: gli ospiti della struttura, ad esempio, hanno il compito di curare il giardino e l’orto. Con i prodotti raccolti i senzatetto organizzano pranzi e cene all’aperto. Due assistenti sociali li seguono con colloqui periodici, mentre i casi più difficili, come alcolisti e tossicodipendenti, vengono affidati ad assistenza comunale specializzata. Il costo del posto letto è di un euro e mezzo così come per la cena offerta da Milano Ristorazione, ma è possibile alloggiare gratuitamente o a credito in casi di particolare indigenza. Nel corso del 2009 sono previste operazioni di rinnovamento del dormitorio con la costruzione di un locale docce molto ben attrezzato, una lavanderia e un locale guardaroba in cui depositare e distribuire gli indumenti provenienti da donazioni.

Si può fare?

Pubblicato: 15 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, dormire

Raccogliamo e pubblichiamo un Appello del Teatro dei Mignoli

Dove-andare_LOGO<<Carissimi, venerdì 9 gennaio durante la nostra attività ci siamo imbattuti in un senza fissa dimora che si era riparato per il freddo all’interno di una cabina telefonica, faceva fatica a muoversi, problemi alle gambe, gli abbiamo dato il materiale informativo "dove andare per…" on tutte le strutture di supporto (dormitori, ass.sanitaria, pasti caldi ecc..) e visto la situazione abbiamo chiamato l’unità mobile gestita da Avvocati di Strada/Piazza Grande con cui collaboriamo; i volontari sono arrivati subito, ma purtroppo non esistono al momento strutture a disposizione per accogliere queste persone e quelle a disposizione sono piene.
Vi giriamo questo appello e vi chiediamo di diffonderlo alle vostre mailing list e su carta stampata per chi lavora nel settore, l’emergenza freddo è forte, le persone che vivono in strada sono aumentate anche per via della crisi, ricordiamo che la catena è semplice (perdita di lavoro, mancanza di denaro, non si paga l’affitto, sfratto e strada) il freddo potrebbe causare vittime.
Cerchiamo uno spazio riscaldato o riscaldabile da adibire a dormitorio provvisorio per i mesi di gennaio e febbraio, l’ideale sarebbe un magazzino od un laboratorio sfitto raggiungibile dagl’autobus, ai cittadini, al proprietario che ne consente l’uso gireremmo il corrispettivo in forma di elargizione liberale che potrà scaricare dalle tasse.
La nostra associazione si occuperebbe degli allestimenti attraverso i propri contatti (reti, letti, materassi, coperte) e lo fornirebbe per l’utilizzo e la gestione ai servizi sociali e alle associazioni che lavorano nel campo.
La nostra non è una critica nei confronti del Comune, in quanto fa’ già tanto confronto ad altre città, ma è una ricerca di soluzione di fronte ad un problema effettivo "L’aumento dei senza fissa dimora" in città aggravate dalle temperature invernali.>>

Vi lasciamo i nostri contatti 3407300460
mail
rimir@libero.it

camperUna panoramica sull’accoglienza italiana in questo freddo inverno
E’ inverno e come ogni anno c’è il problema dell’emergenza freddo, nelle più importanti città Italiane sono stati aperti centri di assistenza  per i senza tetto, sia italiani che extracomunitari: questi ultimi si rifiutano o hanno paura di andare nei dormitori e in ospedale per timore di essere identificati ed espulsi dall’Italia.
A Roma il Comune ha disposto l’apertura straordinaria di alcune stazioni della metropolitana. L’assistenza è curata dalla Caritas, che fornisce i generi di prima necessita, è aperta anche l’ex fiera di Roma che ospita circa 360 persone senza fissa dimora.
Invece a Milano sono oltre mille le persone aiutate del Comune per l’emergenza freddo e negli ultimi giorni sono stati aggiunti cento posti letto e hanno distribuito pasti caldi fino a tre volte al giorno. Mancano invece posti letto nei reparti di medicina di tutti gli ospedali di Milano e provincia.
A Torino è stata aperta una struttura riscaldata nel parco della Pellerina, in grado di ospitare 96 persone, i dormitori pubblici della città hanno una capacità totale di 900 posti. Comune e volontari stanno distribuendo in questi giorni 1.400 pasti caldi quotidiani.
Non va tonto bene in Veneto: sono stati tutti occupati i 400 posti letto della Caritas, nelle stazioni ferroviarie, le sale d’attesa, sono lasciate appositamente aperte e trasformate in rifugi d’emergienza.
A Bolzano sono stati aperti tre centri di ricovero per i senza tetto, per complessivi 80 posti letto disponibili.

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beo88

"HOMELESS HOTEL"
"Non ci penso nemmeno ad andare in un dormitorio. Sto benissimo qui, l’unica cosa che mi serve è un sacco a pelo nuovo".
Questa è una tipica frase che si sente spesso da tanti homeless che, o per scelta o per sfiducia nelle "istituzioni" decidono volontariamente di non usufruire dell’emergenza freddo.
Alcuni operatori di Milano spiegano: "noi cerchiamo di convincerli a venire in dormitorio, ma non è facile. La sentono come una costrizione per gli orari e le regole da rispettare, la vivono come l’ultima spiaggia. Ci sono coppie che non vogliono essere separate e quelle con i cani che, piuttosto che lasciarli da soli, continuano a stare per strada. E’ gente che per disperazione o per scelta non è abituata a dormire sotto a un tetto".
A Milano ci sono circa 600 posti letto e tutti al completo. ogni mattina arrivano circa 25 30 senzatetto che si presentano agli sportelli. Nel solo centro se ne contano più di 100 che dormono per strada.
Poi ci sono posti di fortuna fatiscenti come quello dove sono stati trovati 10 persone del Salvador che dormivano in condizioni igeniche a dir poco spaventose (escrementi, sporcizia, siringhe etc.). Questo posto è stato soprannominato "HOMELESS HOTEL" proprio perchè vicino a due famosi Hotel.
Esistono persone, come un mio amico: Franco, purtroppo deceduto tre anni fa, che non avrebbe mai accettato di dormire in un dormitorio e che sarebbe piuttosto morto di freddo per quel nobile orgoglio che solo certe persone possiedono. A mio avviso sono scelte rispettabilissime, ma la società deve prendersi carico di tutto ciò e sviluppare delle politiche in grado di soddisfare i bisogni vitali di ogni individuo.

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Anarcom

"Mai più!"…quante volte l’ho sentito dire
Mai più una fine come Babu Raja Radhka, morto di freddo dietro il colonnato del Teatro Carlo Felice.
Il 30 dicembre è stato trovato morto un Nepalese di 43 anni chiamato Babu; alcuni barboni hanno raccontato che i carabinieri, chiamati da quelli del tertro hanno portato via le coperte per fare andare via i barboni. La stessa storia è successa a Firenze: anche lì han portato via le coperte e anche lì la smentita dei carabinieri e dell’azienda municipalizzata.
La notte dell’ultimo dell’anno l’assessore alle politiche sociali di Genova Roberta Papi, si è presentata alla stazione di Genova Principe dove ha visto coricati sulle panchine dei giardini di fronte alla stazione dei clochard avvolti da coperte si è avvicinata e qualcuno ha detto che all’estero questo non succede perche arrivano i vigili e ti portano nel dormitorio del Comune, poi l’assessore ha detto anche che non ci sara più un’altra morte per il freddo anche se il Comune ha fatto tutto il possibile ma ripete l’assessore che non si fa mai abbastanza per questa gente che vive al limite di ogni cosa.

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Kurtinizzo

Adotta un senzatetto
A Verona come in tanti posti ci sono gli aiuti per i senzatetto. Provano con i dormitori e pasti caldi.
C’è una signora che comunque non accetta le regole e quindi continua a vivere in stazione al freddo. Non è l’unica e provano anche a distribuire coperte a quelli che devono affrontare l’emergenza freddo. Sicuramente non verranno risolti i problemi a chi purtroppo ne ha tanti, bisogna accettarli
e ringraziare le poche persone che cercano di fare beneficenza, a Verona provano ad "adottare" qualche singola persona offrendo nei bar bevande calde e anche qualcosa da mangiare. Sono pochi e da apprezzare, anche a Bologna ci sarebbe un gran bisogno di gesti simili per i tanti che ne vorrebbero e non li trovano.

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Silvanam

Invito a Teatro

Pubblicato: 11 gennaio 2009 da massitutor in gite, week end a scrocco

collage

13 Gennaio 2009 Teatro Dehon ore 21.00
Via Libia 59 Bologna
AMFIPARNASO
DI ORAZIO VECCHI (commedia musicale)

In questa storia d’amore intrisa di dramma e comicità si rincorrono in un uso tradizionale ma al tempo stesso moderno gli elementi caraterrizanti la Commedia dell’arte. I lazzi, le maschere, le acrobazie dei servi, le tirate dei vecchi il melò degli amorosi vanno a comporre una storia semplice ma di virtuosa spettacolarità. Il tutto sarà accompagnato dai meravigliosi madrigali di Orazio Vecchi diretti da Sandra Mongardi. Il capolavoro polifonico deve parte della sua fortuna nei secoli all’inedito cimento con l’unione dei due Parnasi, quello della musica e quello della poesia comica, alla quale il titolo allegorico (‘doppio Parnaso’) fa esplicito riferimento. “Che non tutto il teatro musicale sia l’opera, sembra un’affermazione perfino provocatoria nel "paese del melodramma", ma è presupposto fondamentale per capire l’Amfiparnaso di Orazio Vecchi, "commedia armonica" data alle stampe a Venezia nel 1597. L’autore vi applica l’idea (moderna ma antica, come si vede) di un teatro dell’ascolto, privo della "vaghezza della vista", la cui azione messa in musica, non essendo messa in scena, dovrà essere immaginata dall’ascoltatore che "si formerà nell’idea una favola compiuta". (Emilio Sala) Massimo Macchiavelli costruirà una messa in scena dove la parte musicale e quella teatrale avranno pari visibilità. Nell’ Anfiparnaso, vediamo agire maschere tradizionali come Pantalone (il vecchio avaro, satiro, balbuziente) e il suo servo Predolino, gli innamorati (Lucio e Isabella), il pedante erudito (Balanzone) qui chiamato Graziano che hanno in mano la storia commentata dai madrigali che nella nostra messa in scena saranno affidati ad un popolo-personaggio che accompagnerà tutta l’azione scenica, cambiando pelle ogni di volta in volta a seconda delle esigenze di copione diventando un “corpo musicale” protagonista all’interno della storia. Una messa in scena dunque di teatro musicale in cui musica e recitazione hanno pari dignità e presenza. La musica sarà dal vivo e gli attori seguiranno due corsi di canto (popolare e lirico) all’interno della didattica della Scuola di Teatro Louis Jouvet.

Regia e adattamento – Massimo Macchiavelli
Direzione dei madrigali – Sandra Mongardi
Coreografie – Tania Passarini
Danze rinascimentali – Novo Balletto Estense
Maschere e scene – Aurelio Quagliano
Con gli allievi del secondo corso della Scuola di teatro Louis Jouvet

Ingresso 10 euro

Prenotazioni- info@fraternalcompagnia.it e teatrodehon@tin.it
Telefono 051 342934

L'antisociale

Pubblicato: 9 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, libertà, pensieri in libertà
antisocialeE’ un po di tempo che volevo scrivere qualcosa sui  personaggi di strada specialmente di quelli che nonostante il freddo vogliono stare lo stesso al freddo e di capirne il motivo, visto tutti i rischi che ci sono. La storia che sto scrivendo è una delle tante forse è una storia che nasconde qualcosa, una verità una delusione. Ho la voglia di non vivere più, ho il fatto di non riuscire a stare nelle regole o essere o avere probblemi un po’ come l’antisociale lasciarsi andare e a volte anche morire al freddo sensa speranza.
Non ho avuto il tempo di finirla che è già comparso Pietro con la chitarra e la sua musica che noi due insieme abbiamo già cominciato a comporla; qualche giono dopo arriva la notizia da Napoli: una persona che muore davanti alla stazione, il secondo dopo quello di Trieste…

UN UOMO DI STRADA UN CUORE C’E L HA


Sulla strada, lungo il cammino
sia di notte che al mattino
cerco riparo e un bicchiere di vino
per darmi forza, nei giorni freddi
 
nei campi la brina e io qui
fuori al freddo, in un sacco a pelo
che penso, che penso a te
che mi riscaldi nel cuore
 
ho freddo, mi alzo e cammino
ho fame e cerco qualcosa da mangiare
ho voglia di amore,

e mi metto in cerca di te
anche se so che tu non ci sei.
 
seguo la mia fantasia che mi distrae
in questi gioni di strada dove sofro
ma continuo perchè la voglia di vivere c’è ancora
 
cade la neve, ho i piedi freddi
tolgo le scarpe
accendo un piccolo fuoco
di carta di giornale
che mi serve ad asciugare
per poi stare meglio

riprendere il cammino di uomo di strada
stravvissuto e stranavigato
e destinato alla profezia
come il cammino di un santo a piedi nudi
come si faceva a SAN LUCA
dove mi rannicchio e penso
penso a un giorno di sole
ricordo l’amore, sento il tepore
 
alzo gli occhi e guardo la luna
mentre vedo le stelle
e quella stella sei tu

sei tu che ogni volta
ritorni perlomeno nel mio cuore
 
perchè un uomo di strada un cuore c’e la
perchè un uomo di strada un cuore c’e la
 
e va sempre in cerca di te di te anche se non ci sei
 
tu non ci sei, tu non ci sei