Archivio per gennaio, 2009

Si può fare?

Pubblicato: 15 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, dormire

Raccogliamo e pubblichiamo un Appello del Teatro dei Mignoli

Dove-andare_LOGO<<Carissimi, venerdì 9 gennaio durante la nostra attività ci siamo imbattuti in un senza fissa dimora che si era riparato per il freddo all’interno di una cabina telefonica, faceva fatica a muoversi, problemi alle gambe, gli abbiamo dato il materiale informativo "dove andare per…" on tutte le strutture di supporto (dormitori, ass.sanitaria, pasti caldi ecc..) e visto la situazione abbiamo chiamato l’unità mobile gestita da Avvocati di Strada/Piazza Grande con cui collaboriamo; i volontari sono arrivati subito, ma purtroppo non esistono al momento strutture a disposizione per accogliere queste persone e quelle a disposizione sono piene.
Vi giriamo questo appello e vi chiediamo di diffonderlo alle vostre mailing list e su carta stampata per chi lavora nel settore, l’emergenza freddo è forte, le persone che vivono in strada sono aumentate anche per via della crisi, ricordiamo che la catena è semplice (perdita di lavoro, mancanza di denaro, non si paga l’affitto, sfratto e strada) il freddo potrebbe causare vittime.
Cerchiamo uno spazio riscaldato o riscaldabile da adibire a dormitorio provvisorio per i mesi di gennaio e febbraio, l’ideale sarebbe un magazzino od un laboratorio sfitto raggiungibile dagl’autobus, ai cittadini, al proprietario che ne consente l’uso gireremmo il corrispettivo in forma di elargizione liberale che potrà scaricare dalle tasse.
La nostra associazione si occuperebbe degli allestimenti attraverso i propri contatti (reti, letti, materassi, coperte) e lo fornirebbe per l’utilizzo e la gestione ai servizi sociali e alle associazioni che lavorano nel campo.
La nostra non è una critica nei confronti del Comune, in quanto fa’ già tanto confronto ad altre città, ma è una ricerca di soluzione di fronte ad un problema effettivo "L’aumento dei senza fissa dimora" in città aggravate dalle temperature invernali.>>

Vi lasciamo i nostri contatti 3407300460
mail
rimir@libero.it

camperUna panoramica sull’accoglienza italiana in questo freddo inverno
E’ inverno e come ogni anno c’è il problema dell’emergenza freddo, nelle più importanti città Italiane sono stati aperti centri di assistenza  per i senza tetto, sia italiani che extracomunitari: questi ultimi si rifiutano o hanno paura di andare nei dormitori e in ospedale per timore di essere identificati ed espulsi dall’Italia.
A Roma il Comune ha disposto l’apertura straordinaria di alcune stazioni della metropolitana. L’assistenza è curata dalla Caritas, che fornisce i generi di prima necessita, è aperta anche l’ex fiera di Roma che ospita circa 360 persone senza fissa dimora.
Invece a Milano sono oltre mille le persone aiutate del Comune per l’emergenza freddo e negli ultimi giorni sono stati aggiunti cento posti letto e hanno distribuito pasti caldi fino a tre volte al giorno. Mancano invece posti letto nei reparti di medicina di tutti gli ospedali di Milano e provincia.
A Torino è stata aperta una struttura riscaldata nel parco della Pellerina, in grado di ospitare 96 persone, i dormitori pubblici della città hanno una capacità totale di 900 posti. Comune e volontari stanno distribuendo in questi giorni 1.400 pasti caldi quotidiani.
Non va tonto bene in Veneto: sono stati tutti occupati i 400 posti letto della Caritas, nelle stazioni ferroviarie, le sale d’attesa, sono lasciate appositamente aperte e trasformate in rifugi d’emergienza.
A Bolzano sono stati aperti tre centri di ricovero per i senza tetto, per complessivi 80 posti letto disponibili.

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beo88

"HOMELESS HOTEL"
"Non ci penso nemmeno ad andare in un dormitorio. Sto benissimo qui, l’unica cosa che mi serve è un sacco a pelo nuovo".
Questa è una tipica frase che si sente spesso da tanti homeless che, o per scelta o per sfiducia nelle "istituzioni" decidono volontariamente di non usufruire dell’emergenza freddo.
Alcuni operatori di Milano spiegano: "noi cerchiamo di convincerli a venire in dormitorio, ma non è facile. La sentono come una costrizione per gli orari e le regole da rispettare, la vivono come l’ultima spiaggia. Ci sono coppie che non vogliono essere separate e quelle con i cani che, piuttosto che lasciarli da soli, continuano a stare per strada. E’ gente che per disperazione o per scelta non è abituata a dormire sotto a un tetto".
A Milano ci sono circa 600 posti letto e tutti al completo. ogni mattina arrivano circa 25 30 senzatetto che si presentano agli sportelli. Nel solo centro se ne contano più di 100 che dormono per strada.
Poi ci sono posti di fortuna fatiscenti come quello dove sono stati trovati 10 persone del Salvador che dormivano in condizioni igeniche a dir poco spaventose (escrementi, sporcizia, siringhe etc.). Questo posto è stato soprannominato "HOMELESS HOTEL" proprio perchè vicino a due famosi Hotel.
Esistono persone, come un mio amico: Franco, purtroppo deceduto tre anni fa, che non avrebbe mai accettato di dormire in un dormitorio e che sarebbe piuttosto morto di freddo per quel nobile orgoglio che solo certe persone possiedono. A mio avviso sono scelte rispettabilissime, ma la società deve prendersi carico di tutto ciò e sviluppare delle politiche in grado di soddisfare i bisogni vitali di ogni individuo.

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Anarcom

"Mai più!"…quante volte l’ho sentito dire
Mai più una fine come Babu Raja Radhka, morto di freddo dietro il colonnato del Teatro Carlo Felice.
Il 30 dicembre è stato trovato morto un Nepalese di 43 anni chiamato Babu; alcuni barboni hanno raccontato che i carabinieri, chiamati da quelli del tertro hanno portato via le coperte per fare andare via i barboni. La stessa storia è successa a Firenze: anche lì han portato via le coperte e anche lì la smentita dei carabinieri e dell’azienda municipalizzata.
La notte dell’ultimo dell’anno l’assessore alle politiche sociali di Genova Roberta Papi, si è presentata alla stazione di Genova Principe dove ha visto coricati sulle panchine dei giardini di fronte alla stazione dei clochard avvolti da coperte si è avvicinata e qualcuno ha detto che all’estero questo non succede perche arrivano i vigili e ti portano nel dormitorio del Comune, poi l’assessore ha detto anche che non ci sara più un’altra morte per il freddo anche se il Comune ha fatto tutto il possibile ma ripete l’assessore che non si fa mai abbastanza per questa gente che vive al limite di ogni cosa.

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Kurtinizzo

Adotta un senzatetto
A Verona come in tanti posti ci sono gli aiuti per i senzatetto. Provano con i dormitori e pasti caldi.
C’è una signora che comunque non accetta le regole e quindi continua a vivere in stazione al freddo. Non è l’unica e provano anche a distribuire coperte a quelli che devono affrontare l’emergenza freddo. Sicuramente non verranno risolti i problemi a chi purtroppo ne ha tanti, bisogna accettarli
e ringraziare le poche persone che cercano di fare beneficenza, a Verona provano ad "adottare" qualche singola persona offrendo nei bar bevande calde e anche qualcosa da mangiare. Sono pochi e da apprezzare, anche a Bologna ci sarebbe un gran bisogno di gesti simili per i tanti che ne vorrebbero e non li trovano.

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Silvanam

Invito a Teatro

Pubblicato: 11 gennaio 2009 da massitutor in gite, week end a scrocco

collage

13 Gennaio 2009 Teatro Dehon ore 21.00
Via Libia 59 Bologna
AMFIPARNASO
DI ORAZIO VECCHI (commedia musicale)

In questa storia d’amore intrisa di dramma e comicità si rincorrono in un uso tradizionale ma al tempo stesso moderno gli elementi caraterrizanti la Commedia dell’arte. I lazzi, le maschere, le acrobazie dei servi, le tirate dei vecchi il melò degli amorosi vanno a comporre una storia semplice ma di virtuosa spettacolarità. Il tutto sarà accompagnato dai meravigliosi madrigali di Orazio Vecchi diretti da Sandra Mongardi. Il capolavoro polifonico deve parte della sua fortuna nei secoli all’inedito cimento con l’unione dei due Parnasi, quello della musica e quello della poesia comica, alla quale il titolo allegorico (‘doppio Parnaso’) fa esplicito riferimento. “Che non tutto il teatro musicale sia l’opera, sembra un’affermazione perfino provocatoria nel "paese del melodramma", ma è presupposto fondamentale per capire l’Amfiparnaso di Orazio Vecchi, "commedia armonica" data alle stampe a Venezia nel 1597. L’autore vi applica l’idea (moderna ma antica, come si vede) di un teatro dell’ascolto, privo della "vaghezza della vista", la cui azione messa in musica, non essendo messa in scena, dovrà essere immaginata dall’ascoltatore che "si formerà nell’idea una favola compiuta". (Emilio Sala) Massimo Macchiavelli costruirà una messa in scena dove la parte musicale e quella teatrale avranno pari visibilità. Nell’ Anfiparnaso, vediamo agire maschere tradizionali come Pantalone (il vecchio avaro, satiro, balbuziente) e il suo servo Predolino, gli innamorati (Lucio e Isabella), il pedante erudito (Balanzone) qui chiamato Graziano che hanno in mano la storia commentata dai madrigali che nella nostra messa in scena saranno affidati ad un popolo-personaggio che accompagnerà tutta l’azione scenica, cambiando pelle ogni di volta in volta a seconda delle esigenze di copione diventando un “corpo musicale” protagonista all’interno della storia. Una messa in scena dunque di teatro musicale in cui musica e recitazione hanno pari dignità e presenza. La musica sarà dal vivo e gli attori seguiranno due corsi di canto (popolare e lirico) all’interno della didattica della Scuola di Teatro Louis Jouvet.

Regia e adattamento – Massimo Macchiavelli
Direzione dei madrigali – Sandra Mongardi
Coreografie – Tania Passarini
Danze rinascimentali – Novo Balletto Estense
Maschere e scene – Aurelio Quagliano
Con gli allievi del secondo corso della Scuola di teatro Louis Jouvet

Ingresso 10 euro

Prenotazioni- info@fraternalcompagnia.it e teatrodehon@tin.it
Telefono 051 342934

L'antisociale

Pubblicato: 9 gennaio 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, libertà, pensieri in libertà
antisocialeE’ un po di tempo che volevo scrivere qualcosa sui  personaggi di strada specialmente di quelli che nonostante il freddo vogliono stare lo stesso al freddo e di capirne il motivo, visto tutti i rischi che ci sono. La storia che sto scrivendo è una delle tante forse è una storia che nasconde qualcosa, una verità una delusione. Ho la voglia di non vivere più, ho il fatto di non riuscire a stare nelle regole o essere o avere probblemi un po’ come l’antisociale lasciarsi andare e a volte anche morire al freddo sensa speranza.
Non ho avuto il tempo di finirla che è già comparso Pietro con la chitarra e la sua musica che noi due insieme abbiamo già cominciato a comporla; qualche giono dopo arriva la notizia da Napoli: una persona che muore davanti alla stazione, il secondo dopo quello di Trieste…

UN UOMO DI STRADA UN CUORE C’E L HA


Sulla strada, lungo il cammino
sia di notte che al mattino
cerco riparo e un bicchiere di vino
per darmi forza, nei giorni freddi
 
nei campi la brina e io qui
fuori al freddo, in un sacco a pelo
che penso, che penso a te
che mi riscaldi nel cuore
 
ho freddo, mi alzo e cammino
ho fame e cerco qualcosa da mangiare
ho voglia di amore,

e mi metto in cerca di te
anche se so che tu non ci sei.
 
seguo la mia fantasia che mi distrae
in questi gioni di strada dove sofro
ma continuo perchè la voglia di vivere c’è ancora
 
cade la neve, ho i piedi freddi
tolgo le scarpe
accendo un piccolo fuoco
di carta di giornale
che mi serve ad asciugare
per poi stare meglio

riprendere il cammino di uomo di strada
stravvissuto e stranavigato
e destinato alla profezia
come il cammino di un santo a piedi nudi
come si faceva a SAN LUCA
dove mi rannicchio e penso
penso a un giorno di sole
ricordo l’amore, sento il tepore
 
alzo gli occhi e guardo la luna
mentre vedo le stelle
e quella stella sei tu

sei tu che ogni volta
ritorni perlomeno nel mio cuore
 
perchè un uomo di strada un cuore c’e la
perchè un uomo di strada un cuore c’e la
 
e va sempre in cerca di te di te anche se non ci sei
 
tu non ci sei, tu non ci sei

Bologna ottocentesca

Pubblicato: 9 gennaio 2009 da massitutor in civiltà

Il cibo della tribuna regalato ai poveri
Messo ‘fuorigioco’ lo spreco: gli alimenti non serviti al pubblico durante le partite casalinghe della squadra saranno distribuiti ai cittadini meno abbienti

Dal Resto del Carlino. Bologna, 8 gennaio 2009 – Il Bologna calcio aiuta i più bisognosi. I rossoblù e Last minute market mettono in “fuorigioco” lo spreco di cibo e recuperano gli alimenti non serviti al pubblico durante le partite casalinghe della squadra a favore dei cittadini meno abbienti. E’ questo il cuore del progetto “Lo spreco in fuorigioco” messo in campo da Bologna Calcio e Last minute market e presentato questa mattina a Casteldebole. Il progetto ha dunque come obiettivo il recupero dei cibi non serviti, che vengono offerti dalla società agli ospiti della tribuna Platinum, durante le partite allo stadio Dall’Ara. L’idea nasce a seguito di una sperimentazione che ha visto il recupero di numerosi vassoi di cibi di altissima qualità non serviti al pubblico, avviato nel 2007 dal Bologna calcio, l’Opera Padre Marella e la Carpigiani, ditta produttrice di gelati. Nel 2008 il club bolognese ha deciso di affidare il progetto a Last minute market, spin-off dell’Alma Mater. […]

WOMAN

Pubblicato: 6 gennaio 2009 da massitutor in Uncategorized

Come promesso, Asfalto non chiude per le feste, anzi: ho il piacere di pubblicare un racconto che è qualcosa di più di un regalo: è il lavoro che l’amico Stefano "Bici" Bruccoleri sta sviluppando sul materiale che aveva pubblicato, in varie forme, sul web alcuni anni fa. Propongo un percorso a puntate attraverso questo testo che sta trovando la sua forma definitiva e che non smette mai di toccarmi nel profondo. Anche perché i semi di Asfalto, in qualche modo, sono racchiusi in queste righe.
Sempre di più penso allo Stefano scrittore come ad uno scultore della parola: uno di quegli scultori artigiani che lavorano il legno e tolgono materiale fino a svelare una figura che esisteva già nel pezzo di legno, difendendo con fatica una struttura che minaccia periodicamente il collasso. Massitutor

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Un anno prima che cominciasse la mia carriera di Senza fissa dimora

chi sonoQuella che vi propongo è la trascrizione del del Blog Alkoliker. Forse il primo blog italiano di un senza dimora. La trascrizione mi ha imposto un lavoro di ampliamento e di cucitura che mi consentisse di creare un filo narrativo di quel diario che nella versione Blog appariva come tante immagini scollegate fra loro. Ad esempio è accaduto che una breve frase diventasse quattro pagine di racconto. Nulla è stato aggiunto o stravolto.
“Gli ultimi quattro anni li ho passati in bicicletta, pedalando per circa venticinque mila chilometri, a tratti felicemente ed a tratti da idiota, sono stato la cosa più simile a me stesso che mi è stato possibile essere e l’ultimo immagine che mi resta è quella di uno Stefano tenero, ironico,maturato,a tratti ingenuo, ma informato”.

20 settembre 2003   
Mai visti tanti zeri in trentasei anni; amavo il 1999 sin dal 1991, il 2000 poi mi sembrò irreale. Pensai che saremmo morti tutti e invece il primo gennaio 2000 ero ancora vivo.
Parentesi.
Questo racconto avrebbe dovuto avere uno svolgimento differente se non fosse che circa quattro ore fa un medico dell’ospedale di Alessandria mi ha diagnosticato HIV. Positivo all’HIV
Ho pianto.

A poche ore di distanza dalla  notizia non ho ancora capito bene che cosa mi stia accadendo, ma sento d’essere già cambiato. Triste, perché solo ieri m’immaginavo a sessant’anni a passeggiare per le colline del Monferrato sulla mia bicicletta da corsa. Sereno e un poco più saggio perché “ora” per la prima volta nella mia vita comincio a dare un senso al mio tempo e alle cose: un caffè, una telefonata ad un amico, due passi attorno all’isolato, un buon libro. Mi chiedo se non sto pagando un prezzo troppo alto per aver compreso queste cose solo adesso.

Come è possibile, a questo punto, essere sintetici?

Provo a mettermi dall’altra parte. Io medico, con quali parole comunico al paziente che da oggi in poi il concetto della morte per lui sarà meno astratto?
Dovrò usare comunque delle parole.
Parole, appunto; e se sono un buon medico avrò imparato che le parole in certi casi devono essere scarne.
Dilungarsi allungherebbe un’ansia cattiva, inutile.

Ma le cattive notizie hanno anche un odore.
Quando  le parole arrivano, la notizia spesso è già conosciuta. Aids o tumore sono solo parole, ma hanno quell’odore.
L’animale che sopravvive in noi nonostante condizionamenti, educazione, cultura, allarga le narici, mostra i denti e trema.

L’esito delle analisi del sangue, che avvengono ogni due mesi, per un sieropositivo è come il giudizio in cassazione, colpevole o innocente.
Per la HIV c’è la cassazione della cassazione della cassazione, e ogni volta, ogni due mesi appunto, l’esito si potrebbe ribaltare e i risultati da positivi essere negativi, e allora ti senti come uno yogurt con la scadenza.
Sono anni che non compero yogurt perché la scadenza è sempre troppo breve.
Se dovrò morire per un virus che non posso vedere e toccare verrei portarmi dietro il profumo dei fiori di bosco e dell’ulivo appena tagliato.

L’ultima cassazione mi ha assolto, il mio sistema immunitario ha reagito in modo sorprendente tanto da non rendere  necessaria una terapia farmacologica; questa è la buona notizia, la cattiva è un’infezione epatica cronica che richiede una biopsia al fegato per accertarne l’entità. Ma come, ieri il nemico numero uno era l’HIV, e ora mi sento dire che questo, almeno per il momento, non è il problema?

Nell’arco di quattordici mesi ho perso madre e  padre di tumore, un fratello di overdose, scoperto di essere sieropositivo, perso casa lavoro e visto sfumare una relazione.
Una sola di queste cose in passato mi avrebbe piegato le ginocchia, tutte insieme hanno migliorato la mia vita.
Il dolore e la fatica restano totali, da questo punto di vista non ci sono stati sconti, quello che è cambiato è la percezione del peggio.
Quando sopravvivi a tutto questo restano veramente poche le cose che possano farti paura, e ogni tentativo per essere felice ha il sapore disperato dell’ultima volta, e allora ti butti senza chiederti come ne uscirai, perché mal che vada il peggio è già accaduto.

Giovedì 23 settembre 2004
Il primo pensiero è per i ragazzi del circolo letterario del Punto D_Verso di Alessandria, Torino, Piemonte, Italia, Europa,  terra e tanta tanta acqua, e che sono stati il mio aggancio con il mondo della normalità.
Temo di essere risucchiato dal lato peggiore della strada, le persone che vedo abitualmente sono quelle legate ai  servizi sociali: tossici, alcolisti, psichiatrici. Tracce di normalità è possibile trovarle alla mensa della Caritas dove arrivano un gran numero di stranieri che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena.
Dei ragazzi del circolo letterario non ricordo bene i nomi, ho immagini come piccoli quadretti di luce e colore. Il tipo con il pizzetto ed occhialini di metallo, simpatico ed intelligente, una delle poche persone di cui riconosco il talento senza provare disagio. La Erre moscia alla francese dell’imperiale fanciulla ossessionata o affascinata dal Pacco stellare del suo ultimo racconto. Quella di ventiquattro anni che viene da Torino e si ostina ad alzarsi il numero degli anni per adeguarli all’immagine che ha di se.
Giovani nella loro incompiuta giovinezza che con piccoli spilli tengo appesi al cuore.
A grande richiesta pubblico una delle prime letture, la mitica Balena scorreggiona.
Una sagoma gigantesca mi viene incontro.
Traballante, maleodorante, scorreggiona.
Deve esserci il residuo di una donna sotto quei capelli di polvere impastati col caramello.
Mi mette in mano una supposta “Mettimela ragazzo non ce la faccio più, usa il dito e spingi”  Come Pinocchio nella balena temo di essere risucchiato da quel culo mammifero e con forza mi libero dall’ano che spurga diarrea.” Grazie ragazzo non ce la facevo più” Ed io “Scusi signora ma lei non ha paura di farsi mettere le supposte dal primo che passa”?
“Dì ragazzo  non era mica un missile”.
Questo episodio è realmente accaduto durante una degenza presso il Repartino psichiatrico di Alessandria.

20 settembre 2004
Ieri è arrivato il tanto temuto sfratto esecutivo.
Una speculazione edilizia che strappa dalle loro case ricche di ricordi un vecchio innocuo fascista, un tappezziere di stoffe, un insegnante elementare in pensione, ed il sottoscritto, giovane restauratore di fragili speranze.
Sono comunque stato  fortunato dato che ho trovato subito posto presso il dormitorio comunale di Alessandria gestito dalla Caritas; dieci giorni  al mese e poi fiducia, intraprendenza e freddo.
E’ come affrontare un viaggio nel deserto senza bussola ed ho pensato che a questo viaggio voglio dare un nome: “Fiori di strada”.
Nel giro di poche settimane sono  passato dalla condizione di artigiano restauratore a quella di utente dei servizio sociali.
Mi sento in gabbia. Al mattino alle otto esco dal dormitorio, faccio un giro per la città, un salto su internet in Comune e poi a mezzogiorno a fare la fila alla Caritas per il pasto.
Il pomeriggio al centro diurno del Sert fino alle sei di sera l’appuntamento settimanale con l’assistente sociale, quello con la psicologa e quello con il gruppo di alcolisti. C’è poi l’alkover che assumo ogni mattino presso l’ambulatorio e che dovrebbe allentare  il desiderio di assumere alcool. Dovrebbe!
Questa dell’alcool è l’unica cosa che ho voluto da questi Servizi sociali, i problemi con l’alcool me li trascino da troppi anni e alimentano la parte peggiore di me.
Non più tardi di un mese fa mi sono trovato a camminare completamente nudo nel pieno della notte  in preda ad una disperazione dolorosa che in quel momento mi appariva insanabile. In questi ultimi dieci anni ho fatto dentro e fuori dai repartini psichiatrici di Torino, Asti, Alessandria, spesso ritrovando la stessa gente con gli stessi problemi.
A Torino capitava che l’ambulanza mi raccogliesse in terra completamente sbronzo o  seminudo e da questa cosa vorrei poter uscire, anche perché sento che il peggio della mia fatica di viver si stia lentamente esaurendo per lasciare spazio a qualcosa di nuovo di cui non riesco ancora a vedere i contorni e questo mi lascia ben sperare. Quel che è certo è che non ho intenzione di passare qui ad Alessandria degli anni in attesa che qualcuno di decida a darmi una casa. Ne ho parlato alla psicologa, le dicevo di non trovare un senso nei nostri incontri settimanali e che la soluzione sarebbe stata quella  di poter avere un luogo per ricostruirmi a livello personale e lavorativo. La percezione per me è chiara e cioè che se non trovo io una soluzione rischio di restare al gancio dei servizi per anni senza mai scoprire se avrei potuto farcela da solo.
Qui rischio di affondare nella mia merda, ho preso trecento euro di eroina e non so nemmeno bene perché, dato che l’eroina non mi è mai piaciuta. A  tutto questo si aggiunge questo non senso assoluto frutto forse della noia o di un desiderio di annullamento che mi cova dentro. Certo è che se me la faccio tutta  allora sarà difficile gestire anche la dipendenza e la carenza. Potrei spararmela tutta in un colpo solo e andare a trovare Enrico che a una buona dose di eroina aveva aggiunto i gas di scarico della sua R4 bianca.
Quando si dice “Per esser certi di non sbagliare”
Ma al di la della mia predisposizione per il dramma credo di non avere ancora voglia  di crepare e al tempo stesso non so che fare.
Nel frattempo mi tocca condividere il buio di questa stanza con quattro letti, quattro cuori, quattro storie differenti e differenti destini. Non so cosa aspettarmi, ma il viaggio è cominciato da tempo e almeno per questa notte il viaggio è cortesemente offerto dalla Caritas.
Da circa due settimane mi sono messo in lista per l’emergenza abitativa, uno strumento che dovrebbe a breve garantirmi una casa popolare o una collocazione più agevole rispetto al dormitorio.
Questa mattina sono tornato in comune per la seconda volta per chiedere conto della mia situazione convinto che l’emergenza abitativa si sarebbe mossa proprio sul carattere di emergenza della mia condizione. L’addetta alle pratiche mi accoglie con gentilezza e con la stessa gentilezza mi dice che loro hanno delle priorità: ragazze madri in primo luogo, poi nuclei famigliari con bambini.
Insomma non sono abbastanza ragazza madre per accedere al servizio, pare non siano sufficienti la mia invalidità dell’ottantacinque per cento, con la prospettiva di cominciare a breve una terapia farmacologica per l’HIV. A questo punto non mi resta altro che tornare in dormitorio alla mensa della Caritas e il centro diurno del Sert.

Continua…