Dovete sapere che io e il vampiro siamo amici d’infanzia e come tutti i vecchi amici fanno subito pace come cosi è successo. Molte ore dopo torno a casa del vampiro e lo trovo come al solito attaccato al video gioco con la spada attaccata al collo. Già: avete letto bene.. e gli dico <<ciao stronzo>> e lui <<ciao merda, guarda cosa mi hai fatto al mio labbro!>> e cosi torniamo amici. Gli dico <<togliti quella siringa dal collo!>> e lui con gli occhi mezzi chiusi: <<ora sto giocando…>> allora io mi avvicino a lui e gliela tolgo, mi guardo un po’ in giro e vedo buste di merendine sparse dappertutto, siringhe dappertutto, sangue per terra, merda del suo cane in giro per tutta la casa; uno schifo incredibile e poi una puzza che non vi so’ spiegare. Non ci sono neanche le finestre perché lui abita in un seminterrato e le finestre che ci sono sono fatte a bocca di lupo e per fare uscire tutta quella puzza prima che vada via ci vogliono ore ed ore. Il vampiro non si lava mai però gli piacciono i vestiti di marca quando si cambia si mette la roba pulita senza lavarsi… che schifo: delle volte glielo dicevo anche e lui bugiardissimo <<guarda che mi sono già lavato!>> si!… rispondo io… <<sì, la faccia da culo che hai>> e lui <<ma vaffanculo!>>. Quel giorno siamo usciti insieme ricordo che era una bella giornata di sole. Io vestito molto sportivo e lui con i suoi occhiali scuri, stivali a punta di pitone, il suo inseparabile cappotto che io ormai ne avevo la nausea e ci mettiamo a girare per il centro ed a qualche metro vicino sentiamo una voce che chiamava il mio amico vamp…. Vedo che lui si avvicina a sta ragazza con entusiasmo e iniziano a parlare, lei era una vecchia amica di vamp che me la presenta; lei quel giorno era appena scappata dalla comunità, era molto carina: bionda occhi azzurri e uno sguardo un po’ incantato, allora gli dico: <<da dove vieni?>>, <<Dalla Russia>> risponde e io <<cazzo!…>> ci facemmo una risata e ci incamminiamo verso casa del vampiro perché era l’ora della sua medicina. Arrivati a casa il vamp inizia subito a preparare la sua prima dose e dopo essersela ignettata accende lo stereo a tutto volume e inizia a fare lo scemo con la russa io prendo una birra dal frigo e una la offro a lei dopo poco tempo eravamo tutti e tre un po’ sballati e iniziamo a ballare tutti vicini ci buttiamo sul letto e ci facemmo una canna; lei aveva un gran bel culo e io glielo toccai; lei non mi disse niente anzi mi faceva capire che la cosa gli piacesse e io continuai senza che il vamp se ne accorgesse, con la fatanza che aveva potevo anche scoparmela li che lui proprio… Lei prende su e va in bagno io la seguo e… Voi pensate che me la sono fatta? Màh, chissà: forse sì o forse no. Nel frattempo il vampiro si sveglia dalla sua lunga fatanza e non vedendoci ci chiama <<hhhoooo dove siete?!>> io <<siamo in camera mia!>>. (Una cosa che non vi ho detto è che io convivevo con il vampiro e avevo una camera tutta mia). A quel punto il vampiro si ingelosì e, con una faccia un po’ incazzata, ci disse <<che cazzo fate ?!!>> e noi: <<stiamo parlando perché?!…>>. All’ inizio Natalì non piaceva tanto al vampiro, poi se ne innamorò profondamente al punto di smettere di farsi. Invece come io avevo gia capito: a lei interessava solo la roba e io glielo dicevo sempre a lui, ma non credeva alle mie parole anzi mi diceva <<tu dici cosi perché piace anche a te.>> Io lo lasciai fare, lui ormai era diventato succube di lei, dormivano insieme e scopavano ma lei lo faceva solo allo scopo di farsi. Tutto questo durò circa un mese, poi lei sparì come un fantasma e senza neanche farci sapere dove se ne era andata. il vampiro fu molto deluso e dispiaciuto di questo. <<Io te l’avevo detto che non gli fregava niente di te! lei mirava solo a farsi e basta!!>> Lui insisteva a non crederci e diceva: <<vedrai che tornerà da me>>. E io <<sì, forse solo nei tuoi sogni di vampirio!>>. Dopo tanto tempo che lei non si faceva più sentire lui mi diede ragione e cadde in una depressione allucinante. Ma questa è un’altra storia.
Archivio per la categoria ‘droga’
Tratto da “Diario di un operatore di merda” di DiegoDag
Un ottimo modo per decomprimere è passare un weekend a casa di un amico.
Aldo è convinto di avere fatto una scoperta fondamentale nel campo della psiconautica.
Vive anche lui in un posto sulle montagne circostanti dimenticato da dio, più lontano ancora di me, di quei posti dove ci sono insetti stronzi ovunque, insetti che in città non immagineresti mai di vedere, tipo libellule con le corna, mosche a quattro ali, coleotteri con la coda di scorpione, zanzare con le ventose, rinoceronti volanti.
Un giorno gli casca una farfallina dentro ad un bicchiere di vino.
Non che fosse la prima volta, dato il posto, se non che a questo giro per un qualche motivo, vuoi per pigrizia vuoi perchè in quel momento non gli va di pastrocciare con un dito nel bicchiere; fatto sta che si beve la farfallina. Tipo una tarma. Dopo dieci minuti inizia a salirgli un trip. Cioè, sa di non aver calato un cazzo, è lì da solo, quindi nessuno può avergli fatto una sorpresa, ma va lo stesso ed improvvisamente in acido.
Fra il terzo e quarto picco analizza mentalmente l’ultima cosa materialmente ingerita negli ultimi quindici/trenta minuti prima di calarsi in un mondo di dragoni, luci viola e campanelle tintinnanti per circa un paio d’ore.
Analizza così il ricordo della farfallina agonizzante e totalmente ubriaca che agita ali ormai mortalmente sfrangiate in un mare di alcool rosso sangue, la cui ultima visione sfaccettata dev’essere per forza stata una bocca ciclopica che la ingeriva.
Così adesso dopo cena, con la luce di una lampadina che attira ogni tipo di insetto dotato di ali nelle vicinanze Aldo comincia la ricerca della farfallina magica, ne trova una quindicina.
A prima vista non hanno nulla di diverso da milioni di altre farfalline notturne, alla seconda pure, probabilmente è per questo che fino ad ora non sono mai state scoperte. Me ne butta un paio dentro al bicchiere e mi dice di bere. Penso sia una gran cazzata. E in effetti non fanno un cazzo. Il discorso sulla farfallina era iniziato quando avevo detto ad Aldo che avevo una boccetta da dieci pippate di Salvia Divinorum potenziata a 15X.
Aldo è uno di quelli che se sei andato ad una festa lui è andato ad un party esclusivo dove c’era Gabriele Salvatores che rullava canne a mitraglia per tutti, se ti sei miseramente scopato una figa lui la sera prima si è fatto un bukkake party con due mature ladies e un travone trendy di passaggio, se ti sei pippato di coca lui ha appena avuto la bazza da un amico del nipote di Carlos Pappalardo che la vende (solo agli amici) al 90%, così quando gli parlo della Salvia lui tira fuori la farfallina, vabbè.
C’è da dire che Aldo, con cui ci si conosce fin da bambini, porta una sana ventata di normalità e conformismo fighetto che mi permettono per almeno un paio di giorni di sentirmi lontano anni luce dai mostri opprimenti che popolano la maggior parte della mia vita e del mondo buio che frequento.
Adesso però arriva il momento delle cose serie.
Carico il bong con una quantità talmente infima di sostanza che pure a me verrebbero dei dubbi se non l’avessi già provata la settimana prima.
La Salvia Divinorum per dare il meglio di sé ha bisogno di essere bruciata, e di conseguenza fumata, ad alte temperature, tipo che se te la rulli come fosse una canna non fa un cazzo. Devi fumarla in un bong o in una pipetta, e tirare, per farla bruciare al massimo, e tenere il fumo
dentro…
per…
tutto…
il …
tempo…
che…
puoi…
…arriva il Magnete, quella forza che inevitabilmente ogni volta ti tira per terra, schiacciandoti, torcendoti, liquefacendoti, facendoti filtrare dentro al terreno come acqua da un annaffiatoio, il parquet è carta vetrata, bagnata, ma pur sempre carta vetrata.
Non sono più vero. Brancolo in mezzo a specchi frammentati, ogni sguardo un fotogramma che si fissa su una scia, non c’è paura quaggiù, la paura fa parte del carnet di sensazioni di un mondo che ormai è andato lontano, troppo lontano; qui c’è solo stupore e divertimento infantile e demente, ci sono delle botti disegnate che mi corrono tutto attorno, è tutto un fumetto rassicurante e buono, un gigantesco orto dentro al quale rotolo e rido divertito rivolto al mio spirito guida che intanto si è materializzato: una faccia demenziale di pupazzo di carta che sghignazza sgangheratamente e agita manine frenetiche sopra di me.
Dicono che la Salvia venisse usata dagli indios proprio per avvicinarsi ai propri spiriti guida; beh, se questo che ho trovato è il mio allora sono a posto.
Non si dovrebbe mai fumare la Salvia senza qualcuno che rimanga lucido per seguirti giacchè per quei dieci minuti perdi totalmente lucidità, controllo e senso della realtà, puoi farti molto male insomma; dentro al mio delirio l’unica cosa di reale che sento è Aldo urlare, realizzo così che non ha atteso la fine del mio viaggio ma mi ha seguito subito dopo fumando avidamente la sua pippata; il problema è che non ti accorgi di un cazzo e ora siamo più indifesi di due cuccioli di foca all’apertura della stagione di caccia.
Si deve essere trascinato fino alla cucina, infatti pur perso nel mio delirio riesco a percepire il fracasso che può fare esattamente uno che si trascina a terra una tovaglia con tutto ciò che sopra vi può essere apparecchiato, tipo piatti e bicchieri, e lo sento urlare: “ No! Il cane NO!”, il fatto è che non c’è nessun cane.
Io invece sono rotolato verso il camino, fortunatamente spento, interamente circondato da aeroplanini di carta trasparente e di alluminio, con la mia fedele faccia di carta sghignazzante e a tener banco sospesa sopra la mia testa; totalmente fuori controllo rido, rido, rido, sentire gli spilli su ogni micron quadrato di pelle che forano braccia e gambe ormai rese totalmente spastiche e assistere allo spettacolo del cocchio trainato da cavalli con sopra il ciccione con lunghi capelli bianchi che passa sopra di me come fossi steso fra due binari mi fa squassare di divertimento folle perchè il pensiero è: “Tutto qua Dio?”.
I dieci secondi successivi all’uscita dal viaggio sono pazzeschi, così come tutto il trip e l’entrata in esso sono velocissimi, così anche l’uscita è immediata. Se in una f
razione di secondo ti ritrovi dentro ad un sogno ad occhi aperti in un’altra frazione ne esci, dopo circa dieci minuti di folle corsa dentro ad un luna park sensoriale ed umido.
La stessa sensazione che si prova quando ci si risveglia nel cuore della notte in una stanza che non è la tua, semplicemente non sai dove sei, la prima cosa che cominci a ricordare è chi sei.
Sono fradicio di sudore, ecco cos’era quella sensazione di bagnato costante, soprattutto ai piedi, mi sembra di averli immersi in una pozza, infatti i calzini sono da strizzare. Aldo non è ancora uscito dal suo viaggio, è lì per terra, immobile, aggrovigliato in una posizione da storpio, che mi guarda torvo senza dire una parola, con tutta probabilità sta cercando di entrare nella mia mente.
Sto lì, improvvisamente ovattato da una calma irreale a guardarlo venirne fuori, disteso di fronte a lui con la testa appoggiata su una mano, voglio sentire quale sarà la sua prima parola.
Dopo un minuto si rizza lentamente a sedere, allarga le braccia e se ne sta così un po’, a guardarsi le mani, prima una, poi l’altra, poi di nuovo la destra e poi la sinistra, sembra un uovo, o un’arachide, con le braccine e tutto, la prima cosa che biascica è: “cazzo”.
Poi mi chiede dove siamo ed infine cosa gli ho fatto fumare.
Quasi mi getta le braccia al collo dalla gratitudine, spero non sia diventato frocio, ma la Salvia fa così, ti lascia una specie di feedback positivo che può durare anche una settimana, dovuto più che altro alla sensazione che permane di ricordo vivido dello spiraglio aperto su quel mondo folle e disegnato.
Mi racconta fomentatissimo di un viaggio tutto fatto di figure geometriche (“cazzo amico, c’erano coni dappertutto, una roba pazzesca”), prova ad azzardare che ci sia stata una specie di interazione fra la Salvia e la farfallina ma io provvedo a spiegargli che no, la Salvia fa così di suo, nessuna interazione.
Probabilmente non era la farfallina giusta.
Magari è un modello che si confonde bene con le altre, o forse quella che fa è solo il maschio o la femmina, posto che le farfalle abbiano i sessi differenziati; fatto sta che lui quella sera era veramente andato in trip, e io comunque gli credo, sarà per la prossima volta, così ci si fa un’altra pippata di Salvia e un nuovo tour a Psico Paperopoli.
Il secondo giro è ancor più devastante del primo, me ne vado in un posto con degli uomini di legno, ma la cosa veramente strana è che ricompare faccia di pupazzo ghignante a tener banco. Ormai ho la ragionevole certezza che dovrò tenermi quest’affare qui come spirito guida, pazienza, ognuno ha la sua croce e a me poteva capitare anche di peggio…
Il vampiro
Pubblicato: 21 settembre 2007 da massitutor in amicizia, droga, mangiare, morte, musica, sogni
Vi voglio raccontare una storia che dal titolo sembrerebbe una storia irreale ma non è cosi.
Questa storia parla di un mio vecchio amico di infanzia. Non ci sono solo i tossici di strada, ma anche quelli che si blindano in casa facendosi dei gran peroni. In questo caso il mio amico vampiro, lo chiamo cosi perché non ne voglio fare il nome. Lui sta attaccato a un computer giocando per ore ed ore e ore. Sono arrivato ad odiarlo perché pensa solo a farsi, a giocare al videogame e a mangiare merendine, a bere sangue e a girovagare per la strada per portare fuori il suo cane solo di notte e solo quando si ricorda. Con sti capelli lunghi sporchi e il suo cappotto nero che usa per uscire quelle poche ore giusto per comprare la roba e poi rintanarsi di nuovo nel suo mondo fatto solo di musica, pere, giochi, film horror e sangue dappertutto. Un giorno è venuto il padrone di casa per fare vedere la casa a dei ragazzi a cui doveva affittare e ci hanno chiesto: “ma dov’è il tavolo per mangiare?” E lui risponde serio: “noi non mangiamo hahahahahah……..” (risata satanica). Che risate che mi faccio quando penso a questa scena.
Lui di giorno è anche una lucertola: per chi conosce Jim Morrison che al vampiro piace molto e che molte volte si immedesima in lui e pensate che coincidenza: è nato lo stesso giorno di Jim! Quando è fatto urla: “io sono il re lucertola” …Povero vampiro! Delle volte quando penso alla vita che fa mi fa molta pena. Lui porta una dentiera che è sempre in giro per casa; una volta non trovava i denti e mi ha detto mi berrei del sangue allora si è fatto una pera cosi gli passò la fame; delle volte non mangia neanche per giocare al suo inseparabile giochino. Si scorda persino di dare da mangiare al suo cane! Che tipo il vampiro! è un gran egoista e pensa solo a se stesso io lo picchierei tutti i giorni per come si comporta. Un giorno io gli ho tirato uno schiaffo e gli ho fatto sanguinare il labbro e lui invece di pulirsi con il fazzoletto ha iniziato a ciucciarselo come se gli piacesse; dopo me ne sono andato dalla sua casa ma la storia continua………….
"la Dozza" 13/07/2007
Ciao lettori del blog,
vi scrivo per portarvi a conoscenza delle condizioni che siamo portati a subire noi carcerati.
Da settimane sento parlare in tv della riforma della giustizia e di quelle che vengono definite come leggi ad personam. Quello che mi ha dato più fastidio è il sentir discutere della famosa legge Bossi-Fini sulle droghe, che a parer mio è un vero flop visto i dati in crescita sul consumo delle droghe (soprattutto cocaina che un tempo era definita come la droga dei ricchi e che oggi invece è alla portata di tutti, giovanissimi compresi). Fuori, così come in carcere, non esiste nessun progetto per aiutare il consumatore. Siamo destinati oltre che a scontare la condanna a rimanere persone disagiate. Un vero schifo! Io penso che progetti come quelli del centro diurno di via del porto e del drop in debbano essere più presenti sul territorio nazionale. Con questo non voglio giudicare quello che già esiste, ma vorrei far presente alle istituzioni di investire di più su questi progetti ed essere più diffusi con personale qualificato alla crescita dell’individuo. In poche parole: ridurre il danno!
Basti pensare che la mia condizione di carcerato potrebbe essere utilizzata per varie mansioni ma questo non accade. L’unica cosa che faccio è mangiare e dormire: ecco perché ho accettato di scrivere i post da dove mi trovo per impiegare il tempo nel modo migliore.
Piano piano sto cercando di coinvolgere altre persone in modo da mettere a disposizione anche a chi non conosce questa possibilità di trascorrere qualche ora non pensando a dove si trova ora ma piuttosto a quello che potrebbe scrivere. Non è facile coinvolgere le persone perché quando fai la proposta ti senti rispondere: "e io cosa ci guadagno?"! Non pensano al potenziale che hanno a disposizione. Si è vero! Per vivere un pò dignitosanmente devi avere quel minimo di soldi per comprarti e mantenerti quel vizio oltre al cibo, ma non tutti possono. Per esempio io non ho nulla e nemmeno nessuno a cui chiedere del denaro quindi mi tocca sopravvivere con quello che l’amministrazione mi da poi per il resto faccio senza. Mi accontento di poco e sono felice nel comunicare con voi.
Spero con il tempo di far capire all’amministrazione penitenziaria che ho bisogno di lavorare guadagnandomi quel poco per sopravvivere. Comunque non finirò mai di ripetere che il carceere non porta a nulla e non ti fa costruire nulla.
Ciao ragazzi,
con stima
Dario Monetti
Siamo lieti (ma fino ad un certo punto) di presentarvi una nuova ed importante rubrica di Asfalto: si chiama LE MIE PRIGIONI e, come è intuibile dal titolo, parla di limitazioni pese della libertà… sì insomma di carcere. Siamo contenti a metà perchè il nostro corrispondente è il vostro affezzionatissimo Dario che, come chi ci segue da tempo sa, è ospite nelle patrie galere da qualche mese. E siccome dovrà rimanerci ancora per un po’ abbiamo deciso che Asfalto non poteva aspettare tanto per ospitare le sue perle (palline?) di saggezza. Per cui eccolo qua per voi, dal suo ritiro in via del Gomito n.2, il nostro Dario nazionale in tutto il suo splendore…speriamo!
Bologna, via del Gomito, 2 il 27.06.2007
Eccomi, non pensavo di scrivervi da un carcere ma cosi devo fare se voglio tenere un contatto con voi su blog.
E’ inutile che vi dica che la vita è dura. Forse questo gia lo sapete come è inutile dire che le ore diventano giorni e giorni mesi e mesi anni e, il tempo diventa lungo e interminabile. Tutti voi siete a conoscenza delle situazioni che vivono le carceri italiane, il bello è che nessuno ne parli o per lo meno chi ne parla lo fa per i suoi sporchi interessi. Questo non fa al caso mio perche comunque vada la mia scelta rimane di entrare in una comunita di recupero per provare a risolvere una volta per tutte il mio problema della tossicodipendenza. Cosa faccio in carcere? che problemi posso risolvere? basta pensare che qua vieni dimenticato da tutti e dai una risposta a tutte le domande che uno si pone o gli pongono. Esiste un ordinamento penitenziario dove si parla di recupero per chi viene condannato a scontare una pena, ma di quel ordinamento non puoi parlare e non lo applicano a nessuno tu sconti e basta poi il recupero si vedrà. Basta pensare che per svolgere un mese di lavoro devi aspettare otto mesi, invece sull’ordinamento c’è un articolo che dice che il lavoro è un diritto del detenuto. Tutte balle! Come le leggi che esistono fuori non sono uguali per tutti… qui è lo stesso: fanno delle belle cose, inventano progetti di ogni tipo ma poi tutto torna come prima, vuoi per mancanza di fondi o per mancanza di non so cosa tutto torna come prima come se lo stato e la societa che compone quello stato faccia piacere tenere tutti ignoranti senza arte e ne parte. Vorrei tanto poter tenere impegnate le giornate con qualcosa di costruttivo ma qui e inpossibile. Forse solo voi amici potete con la vostra "liberta" comunicare al mondo queste cose, non chiedo clemenza chiedo solo di pagare il mio errore costruendo qualcosa di positivo. Mi fa piacere scrivere con voi queste cose non lo faccio con un fine, ma per passarmi un po’ di tempo. Una persona può pensare che qua sia diverso da fuori, ma cosi non è, anzi è completamente uguale: ci sono uomini che hanno sbagliato che riconoscono di aver sbagluiato, invano cercano una via di uscita, ma non sempre la trovano e sperano in un domani migliore sempre se qualcuno gli indica la strada sennò restano nella stessa con la speranza che gli vada bene. Basta prendere il mio esempio di tossico: invano ho provato a costruirmi un futuro migliore ma dopo un anno sono caduto nello stesso errore. Credo che questo mio errore sia comune a tanti che come me fanno uso di droga. Che dire? non posso certo io solo cambiare il mondo, ma con la mia esperienza posso aprire gli occhi a persone che non sanno e che non conosscono la vita in carcere. Quindi a questo punto posso dirvi: occhio, state alla larga da certe droghe e non commettete l’errore di fare dei reati.
Con stima
Dario Monetti
_____________________________________________
_____________________________________________
SOTTO O’ STRESS
_____________________________________
Ma che ora è!? Mi sono appena svegliato e sto malissimo! ma dov’è cazzo e intanto parte la ricerca, meticolosissima, della pallina infrascata la sera prima ma la ricerca è infruttuosa perché a un tratto ci si ricorda che ce la siamo già fatta durante la notte. Questo non ci ferma, assolutamente, perché in ogni caso ne lascio sempre un po’ per la mattina ma oggi, no, ho usato l’aspirapolvere ma niente, mi accontenterò dei filtri. Mi vesto nel solito modo, jeans di corallo rosso, stivali al titanio, gilè di marmo verde con sfumature rosa, siringa con ricerca automatica della vena, acqua di fogna fresca e fragrante, tutto a posto, posso andare a cercare la storia… e incomincia lo st(r)ess. Sarà una giornata di sbattimento, ma pronto a tutto mi incammino verso il solito posto. Altra categoria, il cavallo, il cavallo si trova tra due fuochi, tra i compratori e i venditori doppio stress, ma almeno porta a casa il suo, il cavallo deve essere veloce, sempre pronto a tornare, la sua corsa è difficile perché oltre ai clienti, ai puscher, ci sono anche quelli della narcotici sempre gli stessi, nascosti dietro colonne, macchine etc, con soprannomi che ricordano i telefilm americani (Simon, Tarantino, Serpico, Spartaco, Cavallo pazzo, Il Nero) In pista c’è di tutto e di più. I cavalli durano poco, ma non sempre, la razza ha prodotto dei campioni ancora in pista e al galoppo nonostante l’età, e le tante corse. Per una selezione naturale sono sempre stati liberi, la cosa ha dato ottimi frutti sopratutto con l’incrocio con l’arabo, il lusitano e il purosangue inglese. In seguito il sardo ha fatto il resto. Il grande quarto di miglio bolognese. La storia in realtà è un grande stress, ti fai, poi cala e ti devi rifare, i soldi, aspettare il tipo, occhi sempre aperti etc. Questo è stress vero e proprio, hanno un bel dire gli operatori dei sert che vogliono l’indennità antistress, secondo me l’indennizzo dovrebbero averlo i tossici, con la vita che si fa si dura poco, e male, poi coca e psicofarmaci fanno il resto, quindi prendetevela facile e rilassatevi, vi sentirete subito meglio.
La discesa storica di Bologna
Pubblicato: 23 Maggio 2007 da massitutor in civiltà, droga, vagabond geoghaphic|
var flash6 = x2_check_flash_version(6); if(flash6) { var data = new Object(); data.bgcolor = “#f3f3f3”; data.scale = “noscale”; data.width = “550”; data.height = “300”; x2_flash_content(“http://www.cooplastrada.it/asfalto/discessa_storica/dicsesa.swf”, data); } else { document.write (“This content requires the Macromedia Flash Player.Get Flash“); } |
Vi racconto il perché del titolo "la discesa storica di Bologna": come tutti i Bolognesi e non per chi la conosce, è un posto vecchio di questa città (dietro a Piazza Minghetti) che viene conosciuto per esserci l’entrata del canale sotterraneo che attraversa tutta la città.
Il mio primo approccio con questo posto fu negli anni 90; dove per gioco iniziai a consumare la famosa sostanza chiamata eroina.
Detto questo, tutto sembra normale ma uno per capire dovrebbe viverlo il posto ma cercherò di essere più chiaro possibile per farvi entrare meglio nel concetto e nel posto.
Come vi ho detto andai la prima volta in questa discesa negli anni 90: era sera e mi presi paura per il posto sporco e buio dove neanche un topo ci starebbe, col tempo la paura passo: un po’ per la droga e un po’ perché il posto lo sentivo sempre più mio; potevi stare lì giorno e notte nel cuore della città senza che nessuno ti dicesse niente.
Un giorno feci una metafora con un amico e gli dissi: "pensa veniamo qua a farci in una discesa storica della città, ma quando vogliamo smettere e siamo in tutt’altro posto della città facciamo una fatica immensa a smettere e per i più deboli ricadono nella discesa", è facile riconoscere questo posto usato solo dai tossicodipendenti perché basta guardare a terra e vedi una distesa di carte di siringhe, buste di ogni tipo e colore, flaconi di metadone vuoti, flaconi di medicinale "minias", ecc.
Anche se questa discesa è messa come ve l’ho descritta lo stesso ci torni per rifarti proprio per il punto strategico in cui si trova e non badi quello che c’è attorno ma guardi l’utilità del posto.
In ogni città che sono stato ho notato che il tossico crea un suo ambiente pari alla droga che consuma "merda", è brutto dire così ma è la pura verità.
Comunque non è l’unico posto a Bologna, ma è il più vecchio e storico posto dove per gioco puoi fare la metafora che vi ho raccontato, "uno su mille ce la fa ma come è dura la salita".
Vi farò un quadro di tutti i posti di Bologna dove il tossico consuma la sua dose, questa mia iniziativa non è un incentivo al consumo della droga, anzi voglio chiaramente far sapere alle persone come vive e si comporta il tossico e riconoscere certi comportamenti per poter aiutare queste persone, senza lasciarle nel loro angolino, ma avvicinarsi e parlarci, capire, coinvolgerle in iniziative positive per lui e la società.
In altre città da me girate ho sempre riscontrato un posto prediletto dal tossico per esempio a Rimini c’è un parco, a Torino ci sono i Murazzi, a Cagliari usano una vecchia fornace in disuso dove dentro compri e consumi allo stesso tempo, a Milano esiste un tunnel delle ferrovie in disuso che serve anche da dormitorio oltre che da consumo. Tutta questa esperienza nell’ambito tossicomanico l’ho appresa negli anni della mia tossicodipendenza, e vorrei trasmettere le mie conoscenze a persone che non conoscono questo mondo, ma che involontariamente è parallelo alla società così detta "normale". Con la conoscenza spero di dare un contributo per rendere le cose più vivibili per tutti.
Dario Moneti
Come ben potete vedere sono risuscitato alla grande e allora continuo il mio discorso iniziato ieri. E’ inutile che vi dica che ho passato un periodo di degenza all’ospedale, per curarmi una grossa infezione hai polmoni. Nell’arco della degenza me ne sono capitate di tutti i colori. La più bella è stata che un giorno in depressione cominciai a farmi viaggi strani del tipo "Sono senza soldi come posso campare in questa maniera?", mi sono rotto di elemosinare tutto ma proprio tutto, a questo punto l’unico modo che conosco per far soldi è di prenderli con la forza nelle casse. Caminando, per recarmi all’ospedale a fare le cure, con questo pensiero mi ritrovai di fronte ad un negozio dove dentro c’era un ragazzo mingherlino, dentro di me ho detto: "è fatta!" invece non è stato proprio così perchè appena entrato e detta la classica frase "mi dia l’incasso perchè è una rapina", mi sono ritrovato fuori dal locale con due calci nel sedere, dopo l’episodio ci ho pensato sopra e vi assicuro che mi è andata bene perchè ho trovato quello che con due calci ha risolto il problema senza mettere le forze dell’ordine di mezzo, mi sarebbe costata cara minimo due anni di albergo forzato. Infatti ringrazio il negoziante che ha agito nel migliore dei modi. Non sono neanche più capace di fare certe cose per fare soldi illegalmente, mi auguro che questa cosa continui perchè del carcere ne ho fatto e mi sono rotto le palle di stare chiuso in una cella. Capite il mio gesto, sono proprio alla frutta dormo in un vagone della stazione poi mangio elemosinando qua e la insomma vivo da barbone e vi assicuro che mi sta stretto perchè un minimo di dignità me la esigo. Vediamo come va a finire questa nuova storia, ce la mettero tutta per poter ricostruirmi qualcosina, senza ricadere come ho fatto due mesi fa. Perchè per me ricadere vuol dire distruggermi completamente, rischiando anche la vita.
Che dio me la mandi buona!
Ecco il tanto atteso seguito di Mister Paranoia



