Archivio per la categoria ‘mangiare’

nella 25MA ora...E’ l’ora dei passaggi, degli svuotamenti e dei riempimenti, è il tempo che fa da cuscinetto fra le varie fasi della giornata. La venticinquesima ora non la si vive: la si attraversa. Solo se vivi la strada, come Andersen, puoi raccontare la venticinquesima ora. Massitutor

Come ben sapete io vivo in strada e ho fatto un po’ caso a quello che  per me è Bologna di notte. Ma vorrei partire, da come la città, ad una certa ora, si svuota per riempirsi nuovamente, ad un’ora che è sempre la stessa, diciamo che non in tutti i luoghi della città è lo stesso: per cui devo fare un tragitto che prende i due volti della città. Partiamo dall’ora di quando lascio il laboratorio di informatica che frequento diciamo assiduamente,  (ringrazio di cuore gli operatori del centro diurno  che consentono di farlo) saranno le 17,30 circa e a quell’ora di gente per strada c’è ne ancora tanta ma nemmeno due ore dopo, diciamo che diventa meno affollata, anche perché cominciano a chiudere molti negozi di via indipendenza come i tabaccai , alcuni bar e quasi tutti se non tutti i negozi di abbigliamento, e poi diciamola tutta: hanno il sacrosanto diritto (almeno loro) di tornare a casa, dopo una giornata di lavoro, e in giro la gente ha fretta di tornare a casa dopo essere scese dal treno vedi le persone incolonnarsi come un torpedone di formiche, che ad ogni angolo della via si ramifica nei vari vicoli, sia di via Indipendenza che di via Marconi. Vanno a casa. Ma molti altri si fermano nei vari bar di via Ugo Bassi per l’aperitivo e facendo un piccolo antipasto, che per me sarebbe una cena completa, dato che a volte non mangio anche per due giorni di seguito, ma lasciamo perdere, siamo invisibili alla società frenetica di oggi. Siamo all’ incirca alle 20.00 e si vedono i camerieri riassettare chi all’interno, chi all’esterno nei gazebo o come diavolo si chiamano. Intanto data l’ora mi avvio nei vicoli ed esco alla Coop, che una volta aveva anche accesso da via del Porto. Districandomi nei vari vicoli che non sto qui ad elencare (anche perché non me li ricordo) mi avvio verso piazza Verdi. Qui è tutt’altra cosa: gente ovunque, ragazzi sia dell’Università che ragazzi che vivono in strada, in simbiosi tra loro; diciamo pure che la maggior parte di loro hanno chi una birra, chi una canna, o chi la sta facendo; non conosco tanti di loro, ma alcuni sì, e se mi fermo ci escono pure due tiri per me. Io mi fermo, anche perché non batto spesso quella zona cosi mi aggrego a loro prendo una birra dal Pakistano,  se ho i soldi, ma anche se non li ho offrono loro o viceversa tra noi poveri disperati ci si aiuta perché sappiamo cosa vuol dire vivere in strada. Rimango lì  fino alle,  diciamo 21,30 ma non sempre alcune e rare sere, per cui siamo in via di tornare a "Casa" in stazione,  ma decido di non andarci mai subito come al solito e tornando per i vicoli ci sono ragazzi ovunque, c’è chi va e chi viene, uscito su Via Indipendenza salgo su verso Piazza Maggiore, alcuni e rari bar sono aperti, hanno i tavoli fuori con gente seduta, e con davanti qualcosa da bere, così scopri che tanti non sono italiani, sono turisti di varie nazioni che ho anche incontrato percorrendo la via del ritorno. Si ripopola la città: persone con macchine fotografiche o cellulari con fotocamera che flesciano ovunque, ristoranti pieni con davanti ogni ben di Dio e se riesco scrocco qualche sigaretta da fumare prima di andare a dormire, vivere la notte mi ha sempre affascinato, ma ora non è più per me, come si dice dalle mie parti "senza soldi non si cantano messe" per cui la stanchezza si fa sentire, mi avvio lentamente verso "Casa" e intanto trovi gente in entrambi i sensi di marcia. Trovo un cartone da mettere sotto al mio "letto" sacco a pelo. Questo è il terzo solo da quest’anno e non ditemi di non sapere il perché. Scendo le scale, e vado al mio solito posto, perchè ognuno di noi occupa sempre lo stesso, ma non dormi mai tranquillo e un dormiveglia, al minimo passaggio ti svegli per non trovarti la mattina seguente senza lo zaino o senza le scarpe. Stanco morto vi lascio con una buonanotte, (almeno per voi) io domani devo alzarmi presto: alle 5,30 prima che la città riprenda a pulsare.

Blogger: massi9

…ok!! Continuiamo il nostro viaggio nelle città principali d’Italia per quanto riguarda il “piano freddo”, anche se in forte ritardo, siamo alla volta di Torino.
Con la brutta stagione e l’abbassarsi delle temperature, l’Amministrazione comunale  programma l’accoglienza di persone a rischio, avvalendosi della collaborazione del personale della Croce Rossa Italiana, del corpo di soccorso dell’Ordine di Malta, dei volontari di Aizo, Opera Nomadi e Associazione Mamre. Sulla base dell’esperienza degli anni passati è stata riorganizzata al campo di Basse di Stura  fino ad aprile, mentre è gia partito l’allestimento dal 26 Novembre, fino a fine Marzo, di altri due punti di accoglienza straordinari, attrezzati con servizi igienici e container riscaldati per l’ospitalità notturna, situato al parco della Pellerina e nello spazio adiacente alla piscina della Colletta, per un totale di 192 persone dove gli ospiti potranno accedere dalle ore 20:00 alle 8:00 del mattino.
Operatori della Protezione Civile, una trentina tra tecnici e elettricisti hanno installato su pilastri di cemento 16 container, destinati all’accoglienza notturna, oltre a passare la notte e ricevere un pasto caldo e bevande di vario genere, agli ospitati verrà consegnato un buono doccia da poter usare in uno dei bagni pubblici della città. Due container saranno adibiti a bagni con lavandini, mentre l’altro diventerà un ufficio dove operatori della Croce Rossa Italiana durante la notte registreranno le richieste d’ingresso, stessa cosa al parco della Pellegrina, tutti e due i complessi sono accuratamente recintati. Altri 10 nuclei familiari Rom, Sinti e Camminanti (massimo 50 persone) provvisti di loro camper o roulotte saranno accolti per un periodo non superiore a tre mesi nello stesso campo di Basse di Stura. Nelle piazzole vi saranno attacchi a luce e acqua.
L’A.S.L 1 ha partecipato attivamente e “sul campo” fin dal’99 al progetto di integrazione sociosanitaria per sostenere i cittadini ai margini, i cosiddetti homless, dando non solo un posto letto, ma anche assistenza medica e psicologica. Il progetto nel tempo si è ampliato, e grazie anche all’aiuto di altre associazioni è notevolmente migliorato. “Per i nostri operatori impegnati nel progetto, si è trattato di un’esperienza unica, non soltanto da un punto di vista professionale, ma anche umano, perché ha permesso loro di aiutare personalmente persone emarginate, abbandonate e sole”.
Per accedere a questi servizi, basta andare ai giardini pubblici di Porta Nuova, la Stazione e gli angoli delle strade sono diventati le sedi “improvvisate” dei sanitari del Sert dell’Asl 1, che hanno avvicinato queste persone in difficoltà, indirizzandole verso i servizi di cui avevano bisogno.
Questo è quanto raccolto e raccontato con parole nostre, anche avvalendoci di alcuni dati trovati su internet, e altri inviateci dall’ufficio stampa dell’assessorato, per quanto riguarda il “piano freddo, ci sembra giusto fare una panoramica delle strutture funzionanti tutto l’anno. Diciamo che i servizi sono suddivisi sostanzialmente in 2 modi; “Servizi a Bassa Soglia”, tutti quei servizi e quelle strutture il cui accesso è il più possibile immediato e facilitato e non richiede nessuna formalità: case di ospitalità notturna, educativa territoriale diurna, servizio itinerante notturno (Boa Urbana Mobile) ambulatorio socio sanitario, strutture di ospitalità e mense in convenzione con il volontariato cittadino, buoni docce. “Servizi di Primo e Secondo livello” tutti quei servizi e quelle strutture il cui accesso è comunque mediato da un percorso progettuale (le case di ospitalità sono completamente gratuite, gli alloggi di risocializzazione; gli utenti contribuiscono con una cifra a seconda il reddito dell’ospite, e per le convivenze guidate gli utenti danno un contributo di 35.50 euro al mese). Sempre raccogliendo informazioni e dati su internet, abbiamo costatato che la città offre otto dormitori, cinque misti, uno per uomini, e due per sole donne, quasi tutti con una capienza tra i 15 e i 25 posti letto, per un totale di 155, con la possibilità di aggiungere 50 posti per l’inverno, che si vanno a sommare agli altri 192 del piano freddo.
Che cosa è il servizio:
BOA URBANA MOBILE
Il Servizio è attivo tutto l’anno dalle ore 20.00 alle ore 1.00 ed ha la funzione di entrare in contatto con quelle persone che vivono in situazione di emarginazione grave e che non hanno potuto reperire alcuna sistemazione per la notte. Muovendosi per il territorio cittadino in orario notturno il servizio raggiunge l’utenza target presso il luogo di stanzialità offrendo: generi alimentari di primo conforto come bevande calde e coperte, opportunità di relazione e di dialogo ed accompagnamento presso le strutture di accoglienza notturna, secondo la disponibilità e le caratteristiche dei posti riservati per tale servizio (i cosiddetti “posti di emergenza” o “posti BOA”).
Il servizio presta particolare attenzione alle persone in situazioni critiche che rifiutino il posto letto e a coloro che per incapacità o condizioni di salute psicofisiche compromesse possono rischiare la propria vita: per  soccorrere  le persone in situazione di grave disagio vengono contattati i  servizi di emergenza.
Inoltre esiste la possibilita di accedere ai servizi anche attraverso un Call Center, qualora non ci fosse la immediata possibilità per la notte, l’utente sarà iscritto ad una lista di attesa gestita dallo stesso Call Center.
In conclusione, sulla base della mia esperienza fatta l’anno scorso in visita a Torino proprio in occasione dell’apertura di un nuovo dormitorio, ho potuto notare una sostanziale differenza.
A Bologna ci sono 5 dormitori con una media 50 posti letto, a Torino sono 8 con la media di 24 posti. A mio modo di vedere, penso sia più gestibile la situazione di Torino, dove, essendoci edifici che contengono meno persone è meno facile che si formi il cosidetto ghetto.

Tagliolini prosciutto e limone

Pubblicato: 26 gennaio 2008 da massitutor in mangiare

Ciao a tutti voi lettori Asfaltati e non, mi chiamo PasqualinoChef sono al Gomito per problemi personali che poi vi racconterò  quando ci saremo conosciuti. Intanto ho già conosciuto Simpit al gomito che mi ha invitato a scrivere su Asfalto. Vorrei  dilettarvi con ricette semplici  con ingredienti facili da cucinare e "povere" nella vecchia maniera dell’Emilia Romagna. Iniziamo subito con una ricetta facile facile.

Tagliolini alla romagnola

Ingredienti:tagliolini

  Taglioline all’uovo o garganelli
  Burro 30gr
  Prosciutto crudo tagliato a striscioline (a julienne) circa 50gr
  Panna liquida (se è possibile) o panna da cucina
  prezzemolo 20gr
  1 limone

Soffriggere il burro finchè non è ben rosolato aggiungere il prosciutto crudo (va bene anche il cotto dei panini della caritas) e  mezza scorza di limone tritato (possibilmente non quello che qualcuno ha utilizzato per altri scopi)prezzemolo, spremere sopra anche il succo di limone, rosolare il tutto a fuoco lento, ripeto a fuoco lento se no si secca, aggiungere la panna possibilmente liquida ma se avete quella da cucina è uguale (giusto per risparmiare). La pasta deve essere sempre al dente perché se no si scuoce, poi tirarla con il sugolimone ricordandosi di tenere sempre il fuoco basso. Una volta pronta, se avete del prezzemolo o erba cipollina, guarnitela  aggiungendoci 2 fettine di limone tagliato a mezzaluna. Se avete il grana o il pecorino (chissà da dove lo avete pigliato visto che costa l’ira di dio) aggiungetecelo a scaglie. Ricordatevi di stare piuttosto bassi con il sale perché si fa sempre in tempo ad aggiungerlo. La salsa deve diventare una crema. Servite il tutto il piatto è pronto. Ci vorrebbe un buon vino bianco Pojfumè ma quello ve lo potete pure sognare perché costa 80 euro e quindi abbinatelo con un più economico greco di tufo da circa 2.50 € o un Pinot Grigio. Le ricette sono sempre per 2 persone. Buon appetit.
Per oggi ho finito gustatevi questo piatto e se volete qualche consiglio scrivetemi qui sull’email di Splinder oppure telefonatemi al cellulare 3484075292. Ciao ragazzi alla prossima.

Il vampiro

Pubblicato: 21 settembre 2007 da massitutor in amicizia, droga, mangiare, morte, musica, sogni

vampiroVi voglio raccontare una storia che dal titolo sembrerebbe una storia irreale ma non è cosi.
Questa storia parla di un mio vecchio amico di infanzia. Non ci sono solo i tossici di strada, ma anche quelli che si blindano in casa facendosi dei gran peroni. In questo caso il mio amico vampiro, lo chiamo cosi perché non ne voglio fare il nome. Lui sta attaccato a un computer giocando per ore ed ore e ore. Sono arrivato ad odiarlo perché pensa solo a farsi, a giocare al videogame e a mangiare merendine, a bere sangue e a girovagare per la strada per portare fuori il suo cane solo di notte e solo quando si ricorda. Con sti capelli lunghi sporchi e il suo cappotto nero che usa per uscire quelle poche ore giusto per comprare la roba e poi rintanarsi di nuovo nel suo mondo fatto solo di musica, pere, giochi, film horror e sangue dappertutto. Un giorno è venuto il padrone di casa per fare vedere la casa a dei ragazzi a cui doveva affittare e ci hanno chiesto: “ma dov’è il tavolo per mangiare?” E lui risponde serio: “noi non mangiamo hahahahahah……..” (risata satanica). Che risate che mi faccio quando penso a questa scena. 
Lui di giorno è anche una lucertola: per chi conosce Jim Morrison che al vampiro piace molto e che molte volte si immedesima in lui e pensate che coincidenza: è nato lo stesso giorno di Jim! Quando è fatto urla: “io sono il re lucertola”Povero vampiro! Delle volte quando penso alla vita che fa mi fa molta pena. Lui porta una dentiera che è sempre in giro per casa; una volta non trovava i denti e mi ha detto mi berrei del sangue allora si è fatto una pera cosi gli passò la fame; delle volte non mangia neanche per giocare al suo inseparabile giochino. Si scorda persino di dare da mangiare al suo cane! Che tipo il vampiro! è un gran egoista e pensa solo a se stesso io lo picchierei tutti i giorni per come si comporta. Un giorno io gli ho tirato uno schiaffo e gli ho fatto sanguinare il labbro e lui invece di pulirsi con il fazzoletto ha iniziato a ciucciarselo come se gli piacesse; dopo me ne sono andato dalla sua casa ma la storia continua………….

Gomito alla..griglia

Pubblicato: 26 luglio 2007 da massitutor in amicizia, felicità, mangiare

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Lasagne fatte in carcere

Pubblicato: 21 marzo 2007 da massitutor in libertà, mangiare

LasagneCome potete immaginare la mensa del carcere non è un ristorante di prima categoria, quindi in cella ci si arrangia a farci noi da mangiare perche quello che ti passa il carcere fa veramente schifo in cella eravamo in otto  detenuti e una domenica abbiamo deciso di fare le lasagne: abbiamo fatto la spesa x tutto quello che ci serviva x preparare le lasagne, io ho iniziato a fare il ragù: dentro il ragù ho messo carote sedano e cipolla l’abbiamo rosolato e poi abbiamo messo dentro la carne. Dopo di che abbiamo cucinato il ragù forse sono passate tre ore o poco meno. Abbiamo messo l’acqua a bollire e dopo mettevamo la pasta sfoglia e quando erano pronte le abbiamo messe nella teglia e sopra un bel strato di ragù abbiamo fatto tutto questo sino a riempire la teglia, quando abbiamo finito sopra la teglia gli abbiamo messo della carta stagnola li abbiamo lasciato un buco alla carta stagnola perche dovevo preparare un tubo che dal buco andava al fornellino che serviva x cucinare la parte di su ho tagliato un baratolo da entrambi i lati in modo da ottenere un tubo, il tubo da una parte l’ho messo nel buco che avevo fatto nella carta stagnola, l’altro buco nel barattolo che poi andava a finire nel fornellino. In cella non esiste il forno e quindi abbiamo pensato a farlo da noi poi io avevo chiesto in carcere come si poteva fare il forno e da li abbiamo fatto le lasagne; x costruire il forno in cella c’erano due tavoli dove mangiavamo li abbiamo uniti, sotto il tavolo abbiamo messo tre sgabelli x sederci li abbiamo capovolti e dentro gli sgabelli ci abbiamo messo i fornellini. Nei due fornellini abbiamo messo sopra la teglia nel terzo sgabello, ho messo il tubo con il barattolo e poi abbiamo accesso i tre fornellini siamo usciti dal sotto il tavolo e abbiamo messo intorno al tavolo delle coperte per rimanere tutto caldo. Dopo tre ore di cottura abbiamo mangiato tutti le lasagne e vi dico che sono uscite una cosa meravigliosa e dal bel profumo che usciva da quella cella e venuto il lavorante e ha chiesto cosa stavamo cucinando che usciva un bel odore e li abbiamo offerto una porzione, quando l’ha mangiata è venuto di nuovo nella mia cella e ci ha fatto i complimenti da quanto era buona e x il modo in cui abbiamo costruito il forno.

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Una vacanza da DIO

Pubblicato: 8 gennaio 2007 da massitutor in amicizia, comunità, droga, famiglia, lavoro, libertà, mangiare, morte, salute, sogni
RETO5Insomma alla fine tutti arriviamo nello stesso punto da dove siamo partiti e ti rendi conto che ti manca qualcosa, che non è il cellulare, non è l’automobile, il computer, mp3, niente di tutto questo ma è qualcosa di più profondo il così detto “cibo per l’anima” di cosa si tratta ? Diciamo che bisogna essere pronti per questo per tanti motivi. A chi può interessare diciamo che nella nostra vita si fa molta fatica a far entrare DIO. Io mi rendo conto di questo, infatti come dicevo prima bisogna essere pronti per questo tipo di discorso e comunque prima o poi tutti sentiamo il bisogno di credere in qualcuno. Mi rendo conto che quello che sto per dirvi per alcuni può sembrare sciocco, ma prendete per buono il fatto che ora vi racconterò in quanto è un storia vera. Mi trovavo in comunità a Vigevano vicino Milano, questa si chiamava “RETO” recupero tossicodipendenti, ero li per mia scelta quindi non ero obbligato a restarci, e la cosa che era più libera era proprio quella di pregare, mi fu spiegato che la preghiera era liberatoria e l’unico che può liberarti dal problema della droga definitivamente è CRISTO Gesù. Ora detto così non fa effetto però vi assicuro che in un luogo protetto quale era, con le persone che erano in comunità da molti anni, che parlavano con la bibbia in mano, e quindi usavano le stesse parole che usò Gesù l’effetto era diverso. La prima volta che partecipai a una riunione ero un po’ perso, entrai in questa sala enorme dove c’erano diverse panche per sedersi, io misi a sedere in una panca negli ultimi posti, quando uno dei ragazzi responsabili , si avvicinò e disse: “Su fratello vieni a sedere qui davanti” e mi portò in una panca in prima fila, li per li non captai subito il messaggio e tra me mi chiedevo il perché. Appena cominciò la riunione un ragazzo che aveva pressappoco la mia stessa età salì sul palco allestito in questa sala e con un libro in mano comincia a palare “ ciao ragazzi mi chiamo PEDRO sono di origine spagnola sono qui da 10 anni e sono qui per darvi la mia testimonianza, oggi vi parlerò di un Gesù che è morto, è risorto, e continua a vivere attraverso ognuno di noi, una voce dal fondo partì dicendo ma che droghe usavi tu ?. Successe qualcosa alcuni minuti dopo e io non mi accorsi, soltanto che in seguito non ci furono più interventi di nessun genere. PEDRO narrò una storia della vita di Gesù e raccontò che quando Giovanni Battista era prigioniero per conto di Erode i suoi seguaci pregarono per un giorno intero e nella preghiera veniva espresso un desiderio sicuramente la liberazione di Giovanni Battista, ma non sapevano come sarebbe avvenuta, quando ad un tratto ci fu un’esplosione, il muro della prigione si aprì e Giovanni scappò. In quel periodo anche io avrei detto che PEDRO aveva avuto sicuramente a che fare con gli acidi, oggi la vedo diversamente, di certo con più spirito. Appena finita la riunione mi avvicinai a PEDRO e gli domandai: “Scusa PEDRO perché mi hai fatto sedere davanti?” e lui rispose: “perché i primi saranno gli ultimi”. Soltanto dopo mi resi conto di quello che era successo durante quei minuti che il mio posto venne ceduto a colui che era fra i primi banchi, tutto tornava nella mia mente. La mia permanenza in comunità fu di circa cinque mesi e durante questo percorso conobbi un ragazzo che si drogava perché i suoi genitori litigavano sempre sin dalla sua nascita, sua madre mentre era incinta di lui litigava spesso con il padre in quanto lei preferiva che fosse un maschio, lui voleva una femmina e così nacque GEORGE e li accontentò tutti e due …ma la sua omosessualità non è bastata perché i problemi famigliari sono continuati e le conseguenze sono state la tossicodipendenza e, alla fine, la scelta della comunità.
Io dalla comunità venni via però fino al 2006 ho incontrato persone che vivono ancora lì e mi hanno raccontato che GEORGE mentre andava in giro a distribuire i calendari per conto della comunità ha conosciuto una ragazza e ora è felicemente sposato con lei e ha due figli, forse non avete capito è successo davvero un miracolo. Ora mi rendo conto più di allora che questa è la mia vera testimonianza.

FESTA ANNI50Ricominciano le scuole, si torna al lavoro, ognuno ai propri posti, impeccabili come non mai. Ognuno a modo suo ha salutato l’anno vecchio e ha accolto l’anno nuovo. Con tutti i buoni propositi, c’è chi li discute volentieri e chi no, ancora non so bene a che punto siamo con le notizie, ma credo a buon punto con quelle cattive: per quanto mi riguarda durante la festa del 31 è andata a meraviglia sopratutto per quanto riguarda gli incidenti, la festa che hanno fatto in piazza maggiore a quanto pare è andata bene, hanno bruciato il pupazzo di paglia c’erano due casse acustiche per sentire la musica, una cosa un pò strana ma comunque diversa rispetto agli altri anni, per quanto non basti mai che cosa dare di meglio alla gente per intrattenerli, ora c’era veramento poco, e una volta che veniva bruciato questo pupazzo il divertimento migliore era quello che hanno inventato i rumeni: mettevano dentro alle bottiglie di spumante vuote i petardi e le facevano scoppiare, con tutto ciò…………………… per loro con il fatto che sono entrati in Europa e  la festa si brindava il doppio vogliamo discuterne? I soldi sono stati spesi di sicuro ma per cose poco utili: per esmpio per costruire il pupazzo di paglia non sò quanto hanno speso per portare un’artista avrebbero speso un pò di più ma l’effetto sarebbe stato diverso sicuramente meno rischio che qualcuno ci rimettesse lo zampino ok. Io per esmpio ho passato l’ultimo dell’anno in dormitorio a suonare la chitarra in compagnia di alcune ragazze che sono venute in via del gomito a passare la festa con noi tra l’altro ragazze belle e in gamba e io sono stato molto bene, abbiamo cantato e giocato tutti insieme, abbiamo salutato l’anno vecchio e abbiamo accolto quello nuovo a suon di canzoni, la canzone che è venuta meglio e che tutti abbiamo cantato con grande stile è stata "l’anno che verrà".
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le mie fatiche

Pubblicato: 22 dicembre 2006 da massitutor in lavoro, mangiare, pensieri in libertà

Ajo’ !posate Salve,sono un operatore delle mense di S.Caterina e Antoniano,lavoro li’ da inizio Dicembre.
Incontro ogni giorno circa 120 130 persone di varie nazionalita’e con problematiche di ogni tipo. Questo lavoro credevo che fosse piu’ difficile ma mi sono reso conto che l’esperienza di lavoro che ho nella gestione  dei dormitori, mense e sopratutto VILLA SALUS mi ha aiutato molto.
In tutti questi posti la cosa piu’ difficile e’ sempre quella: FAR CAPIRE E FAR RISPETTARE LE POCHE REGOLE DI CONVIVENZA.
Dopo 3 anni di lavoro sono qui che mi chiedo com’e possibile che persone che hanno anche bisogno non riescano a rispettare quelle 4 regole per usufruire di un servizio. CHI HA UNA RISPOSTA???
IL VOSTRO SARDO PREFERITO

Questo post è dedicato a chi crede che vivendo in strada e mangiando ciò che si trova si perda l’abitudine al buon gusto e alla buona cucina.  Più che altro ci si dimentica spesso che un panino con il prosciutto, con la mortadella, o con qualsiasi affettato a piacere costa circa un quindicesimo di una busta di roba o di coca, che una pizza prosciutto e gorgonzola ne costa circa un decimo di meno e così via, una busta costa circa 30 euro, un panino in certi posti due euro, a voi i calcoli….stesso discorso si potrebbe applicare all’alcool dove una latta di birra fatta colle graspe e i bulloni costa circa 30 centesimi e un cartone di piscio d’uva si aggira intorno ai 75 cent. Sulla base delle mie convinzioni posso tranquillamente affermare che oggi come oggi, visto che il medioevo tipo il nome della rosa ce lo si sia lasciato alle spalle da un pezzo, a bologna sia assai improbabile morire di fame, altrettanto convinto sono del fatto che tutti abbiano in tasca quattro euro, il più è decidere in cosa investirli, e dal momento che esiste via del porto, dove un panino o due si trovano sempre, è facile che questa scelta sia veicolata su altro che non sia il cibo. E qui entriamo in scena noi.pappaPerò, si sa, un pezzo di pane vuoto così da sè fa abbastanza scrauso, e se non hai un buono, ciccia, nel senso non che ti danno della carne, ma che non ti danno altro da mangiare. Però ci sono i condimenti che sono alla portata di tutti, così come zucchero o caffè ed ecco che allora scatta il manuale del gourmet di strada, un vero e proprio mondo variopinto di gusti e sapori, un viaggio in quello che potremmo definire il menù dell’arrangio. La varietà di cose che si possono fare con un pò d’olio, di sale, di pepe, di zucchero o di peperoncino e un pezzo di pane è sorprendente.
Non hai fatto colazione? Niente paura. Perlomeno niente paura se hai un panino. Infatti chiedere un caffè al centro diurno costa poco, anzi zero; si taglia un panino in due e ci si versa dentro un bel bicchiere di caffè. La versione per ipoglicemici prevede anche una bella spolverata di zucchero al suo interno.
Qui si va oltre al toccino della brioscia, qui assistiamo a una vera e propria fusione fra la brioscia (in questo caso rappresentata dal panino)  ed il caffè, dove il caffè fa da ripieno alla brioscia. Geniale. Naturalmente puoi variare il gusto della tua brioscia improvvisata con dello yoghurt spalmato sopra (giuro che l’ho visto fare).
Arriva l’ora di pranzo. Non hai il buono. Non hai salumi, che li hai spesi tutti come sopra. Cazzo fare? Ma naturalmente la versione classica del panino di strada, anzi LA versione originale del panino di strada. Cosa c’è di meglio che un bel panino d’olio e sale? Il procedimento è il medesimo di quello al caffè ma cambiano gli ingredienti. Naturalmente si può rendere il tutto più sfizioso con una bella farcitura di peperoncino, che normalmente va via il triplo rispetto a tutti gli altri condimenti. Cristo, mi sono chiesto, ma che bucio di culo infiammato devono avere tutti quanti? La variazione più snob, per fighetti direi, è il panino al grana, cioè al panino d’olio si aggiungono un par di bustine di grana ed il tutto assume un contenuto più patinato, raffinato, oserei dire e ad alto valore nutrizionale, essendo il grana un energetico naturale….
Certe volte mi chiedo rabbrividendo cosa potrebbe fare questa gente con delle uova crude.
Se però il panino all’olio potrebbe rappresentare in qualche modo la pietanza, cosa fare per la minestra? Ci volevano gli arabi per spiegarcelo. Una bella zuppa d’olio, carica di aceto, pepe, sale, peperoncino e qualche bustina di grana. L’aspetto di questa pappona ha un che di vagamente artistico, essendo l’aceto non liposolubile questa pappa forma delle graziose emulsioni di aceto galleggianti sullo strato d’olio, però vengono poi prontamente coperte da una crosta di pepe e la cosa finisce con l’assomigliare di più a una specie di cartavetro liquida. La zuppetta viene poi riempita di pezzi di mollica, a volte anche con la crosta, anche se dalla crosta potrebbe comunque partire la base per una bella bruschetta. Sempre che ti ritrovi una scatoletta di pelati o che tu riesca a scroccare un pò di sugo.
Per il dolce bisogna reperire un succo di frutta, dopodichè si svuota l’onnipresente panino di un pò della sua mollica  (abbiamo visto in precedenza dove la mollica può venire impiegata)  e si rovescia il succhino dentro al buco formatosi.
E se fosse finito il caffè, che fare? I più coraggiosi, tipo i residuati dagli elfi, abituati da sempre al contatto con la natura ed i suoi frutti allo stato più grezzo chiedono un bel bicchiere d’acqua bollente dentro alla quale butteranno poi un cucchiaio di caffè. I più fighetti chiedono un colino e filtrano. Altri buttano giù credendo che il caffè si depositi; niente di più errato giacchè il peso specifico del caffè rende impossibile il suo deposito. Che il caffè a dispo poi non sia di quello solubile non importa un cazzo, quello che conta è che ci sia quantomeno una parvenza di sapore di caffè.
Con accorgimenti come questi sarà praticamente impossibile morire di fame a bologna, e nel contempo si potrà continuare a destinare gli  euro a disposizione per usi più ludici che non per il mero ed inutile nutrimento.
Non c’entra un cazzo ma una volta uno mi chiese dell’acido muriatico, alchè alla domanda su cosa volesse farci o su chi volesse sfregiare mi rispose che gli serviva per spruzzarne un pò su una carie che gli doleva. Naturalmente spiegargli che l’acido muriatico, essendo composto da acido cloridrico, reagisce con il calcio dei denti sciogliendoli e sviluppando anidride carbonica era assai difficoltoso…
Al prossimo post, guida al pronto soccorso di strada.
Yo. gourmet