Archivio per la categoria ‘operatori dispari’

Questo post è dedicato a chi crede che vivendo in strada e mangiando ciò che si trova si perda l’abitudine al buon gusto e alla buona cucina.  Più che altro ci si dimentica spesso che un panino con il prosciutto, con la mortadella, o con qualsiasi affettato a piacere costa circa un quindicesimo di una busta di roba o di coca, che una pizza prosciutto e gorgonzola ne costa circa un decimo di meno e così via, una busta costa circa 30 euro, un panino in certi posti due euro, a voi i calcoli….stesso discorso si potrebbe applicare all’alcool dove una latta di birra fatta colle graspe e i bulloni costa circa 30 centesimi e un cartone di piscio d’uva si aggira intorno ai 75 cent. Sulla base delle mie convinzioni posso tranquillamente affermare che oggi come oggi, visto che il medioevo tipo il nome della rosa ce lo si sia lasciato alle spalle da un pezzo, a bologna sia assai improbabile morire di fame, altrettanto convinto sono del fatto che tutti abbiano in tasca quattro euro, il più è decidere in cosa investirli, e dal momento che esiste via del porto, dove un panino o due si trovano sempre, è facile che questa scelta sia veicolata su altro che non sia il cibo. E qui entriamo in scena noi.pappaPerò, si sa, un pezzo di pane vuoto così da sè fa abbastanza scrauso, e se non hai un buono, ciccia, nel senso non che ti danno della carne, ma che non ti danno altro da mangiare. Però ci sono i condimenti che sono alla portata di tutti, così come zucchero o caffè ed ecco che allora scatta il manuale del gourmet di strada, un vero e proprio mondo variopinto di gusti e sapori, un viaggio in quello che potremmo definire il menù dell’arrangio. La varietà di cose che si possono fare con un pò d’olio, di sale, di pepe, di zucchero o di peperoncino e un pezzo di pane è sorprendente.
Non hai fatto colazione? Niente paura. Perlomeno niente paura se hai un panino. Infatti chiedere un caffè al centro diurno costa poco, anzi zero; si taglia un panino in due e ci si versa dentro un bel bicchiere di caffè. La versione per ipoglicemici prevede anche una bella spolverata di zucchero al suo interno.
Qui si va oltre al toccino della brioscia, qui assistiamo a una vera e propria fusione fra la brioscia (in questo caso rappresentata dal panino)  ed il caffè, dove il caffè fa da ripieno alla brioscia. Geniale. Naturalmente puoi variare il gusto della tua brioscia improvvisata con dello yoghurt spalmato sopra (giuro che l’ho visto fare).
Arriva l’ora di pranzo. Non hai il buono. Non hai salumi, che li hai spesi tutti come sopra. Cazzo fare? Ma naturalmente la versione classica del panino di strada, anzi LA versione originale del panino di strada. Cosa c’è di meglio che un bel panino d’olio e sale? Il procedimento è il medesimo di quello al caffè ma cambiano gli ingredienti. Naturalmente si può rendere il tutto più sfizioso con una bella farcitura di peperoncino, che normalmente va via il triplo rispetto a tutti gli altri condimenti. Cristo, mi sono chiesto, ma che bucio di culo infiammato devono avere tutti quanti? La variazione più snob, per fighetti direi, è il panino al grana, cioè al panino d’olio si aggiungono un par di bustine di grana ed il tutto assume un contenuto più patinato, raffinato, oserei dire e ad alto valore nutrizionale, essendo il grana un energetico naturale….
Certe volte mi chiedo rabbrividendo cosa potrebbe fare questa gente con delle uova crude.
Se però il panino all’olio potrebbe rappresentare in qualche modo la pietanza, cosa fare per la minestra? Ci volevano gli arabi per spiegarcelo. Una bella zuppa d’olio, carica di aceto, pepe, sale, peperoncino e qualche bustina di grana. L’aspetto di questa pappona ha un che di vagamente artistico, essendo l’aceto non liposolubile questa pappa forma delle graziose emulsioni di aceto galleggianti sullo strato d’olio, però vengono poi prontamente coperte da una crosta di pepe e la cosa finisce con l’assomigliare di più a una specie di cartavetro liquida. La zuppetta viene poi riempita di pezzi di mollica, a volte anche con la crosta, anche se dalla crosta potrebbe comunque partire la base per una bella bruschetta. Sempre che ti ritrovi una scatoletta di pelati o che tu riesca a scroccare un pò di sugo.
Per il dolce bisogna reperire un succo di frutta, dopodichè si svuota l’onnipresente panino di un pò della sua mollica  (abbiamo visto in precedenza dove la mollica può venire impiegata)  e si rovescia il succhino dentro al buco formatosi.
E se fosse finito il caffè, che fare? I più coraggiosi, tipo i residuati dagli elfi, abituati da sempre al contatto con la natura ed i suoi frutti allo stato più grezzo chiedono un bel bicchiere d’acqua bollente dentro alla quale butteranno poi un cucchiaio di caffè. I più fighetti chiedono un colino e filtrano. Altri buttano giù credendo che il caffè si depositi; niente di più errato giacchè il peso specifico del caffè rende impossibile il suo deposito. Che il caffè a dispo poi non sia di quello solubile non importa un cazzo, quello che conta è che ci sia quantomeno una parvenza di sapore di caffè.
Con accorgimenti come questi sarà praticamente impossibile morire di fame a bologna, e nel contempo si potrà continuare a destinare gli  euro a disposizione per usi più ludici che non per il mero ed inutile nutrimento.
Non c’entra un cazzo ma una volta uno mi chiese dell’acido muriatico, alchè alla domanda su cosa volesse farci o su chi volesse sfregiare mi rispose che gli serviva per spruzzarne un pò su una carie che gli doleva. Naturalmente spiegargli che l’acido muriatico, essendo composto da acido cloridrico, reagisce con il calcio dei denti sciogliendoli e sviluppando anidride carbonica era assai difficoltoso…
Al prossimo post, guida al pronto soccorso di strada.
Yo. gourmet

TROPPO KIARO

Pubblicato: 31 ottobre 2006 da massitutor in assistenti sociali, operatori dispari, salute

Ciao, volevo brevemente raccontarvi un paio d’episodi vissuti negli ultimi tempi, ke potrebbero efficacemente rappresentare una finestra sulle condizioni in cui versa quella fetta de l’apparato sanitario bolognese preposto all’assistenza dei nullatenenti esenti ticket.
La mia condizione di italiano senza domicilio fisso, disoccupato, non integrato mi dovrebbe, in via teorica, far rientrare nella categoria degli aventi diritto a tale assistenza, per cui non avendo un medico di base lessi con sollievo una mail nella quale Max ci informava de l’esistenza a Bo de l’associatione “Sokos”, dicendomi qualcosa come "ecco la svolta". Febbrilmente (in tutti i sensi) mi recai sul loro sito web (http://www.sokos.it) dove, cito testualmente, era scritto:
"Scopo primario dell’Associazione è garantire assistenza gratuita agli immigrati senza permesso di soggiorno, alle persone senza fissa dimora e a chiunque viva in una condizione di esclusione sociale nel territorio di Bologna"
Frase ke interpretai come inequivocabile invito a contare su il loro servizio per ciò ke concerne la mia situazione sanitaria.
Il caso volle ke una ragazza di nazionalità americana, trovandosi in condizioni simili alle mie,mi kiedesse consiglio, ovviamente io le proposi di venire con me presso la sede di Sokos per registrarsi. Una volta in loco ci rivolgemmo a l’impiegato magrebino ke, alla reception, era  preposto ad accogliere le domande di registrazione.
"DOCUMENTI" disse
"ECCOLI" risposi
"QUESTO NON E’ UN POSTO PER TE" lui ribattette
"PERKE’ ?" kiesi io …
"PERKE’ NO, DEVI ANDARTENE" fu la sua adirata risposta
Con notevole sforzo riuscii a mantenere la calma e ad insistere con diplomazia, ma il receptionist sapeva solo dirmi “vattene”, solo quando la gente dietro di me iniziò a protestare per l’attesa nella quale il nostro scambio di battute li costringeva, io ebbi l’inatteso onore di vedere arrivare al mio umile cospetto niente poco di meno ke la responsabile generale della sede di Sokos ke, molto politically correct, esibiva un bellissima pelle+scura della mia e, senza mezzi termini disse:
"QUESTO SERVIZIO E’ SOLO PER STRANIERI EXTRACOMUNITARI, TU SEI ITALIANO VA NE I POSTI PER L’ITALIANI ALTRIMENTI KIAMO LA POLIZIA"
Lasciando lo stupore il posto alla rabbia, in un fiato raccontai per filo e per segno come ero venuto a conoscenza de l’associazione ke le dava lavoro e soprattutto le rammentai ciò ke era scritto ne la pagina di presentazione del sito web di Sokos.
Non ci furono cazzi io: non solo non avevo diritto al servizio a causa de la mia nazionalità, ma dovevo anke sgambare.
In quel momento subentro la mia amica ke, passaporto americano a la mano, molto educatamente, da brava extracomunitaria qual é fece la stessa rikiesta d’inscritione ke avevo fatto io. Io intanto, senza uscire dalla stanza, m’ero fatto da parte, trasformandomi da postulante in spettatore.
In maniera decisamente arrogante the big boss intimò a la mia amica ke non poteva fare niente per aiutarla, suggerendogli di kiedere aiuto a l’ambasciata o al consolato, oppure di kieder a non meglio precisati  servizi per l’italiani… ?….!??!!!!!…..!…..? Stupefacente ma vero. Mi viene in mente quel detto popolare ke recita: “gli dai una mano e ti si prende tutto il  braccio”. Si perkè questo episodio è un eclat
ante esempio di discriminazione razziale e culturale di cui io come italiano emarginato sono stato vittima.

Devo aggiungere ke in passato+di una volta ho visitato paesi de il cosiddetto terzo mondo: paesi dai quali sicuramente provengono i ragazzi/e  a i quali è stata delegata la gestione de i servizi di Sokos, ebbene una delle costanti ke+mi ha colpito in quei luoghi è la gerkarizzazione de la società in base a la situazione economica de li individui in maniera molto+aggressiva e violenta di come avviene qui in Europa. In tali paesi il nullatenente  è veramente nulla, a stento viene riconosciuta la sua umanità.
Evidentemente gli operatori di Sokos  applicano qui il sistema di valori in uso ne i loro rispettivi paesi d’origine, oppure forse stanno esperimentando un innovativo modello d’integrazione: invece di integrare gli ospiti ai valori de il paese ospitante si integra il paese ospitante a i valori degli ospiti.
L’altro episodio di malasanità ve lo racconterò un’altra volta.
Non ho ancora nessun tipo di tessera sanitaria. Stando in strada è difficile capire tutte le pratiche che si devono seguire per avere i documenti, il tesserino sanitario, ecc, poi uno può conoscere anche poco la città, i servizi. Penso che almeno il Sokos avrebbe potuto darmi una mano in questo, darmi qualche indicazione su come risolvere in altro modo il mio problema, dovrebbero lavorare in una rete di servizi e indirizzare le persone. Penso questo. Grazie anke agli impiegati del Sokos non sono riuscito a regolarizzare loa mia situatione sanitaria, ma grazie a…non so, Dio forse, la febbre di quel giorno mi è passata, sto bene e in genere mi ammalo raramente!
Ciao!

Micro mini credito

Pubblicato: 19 ottobre 2006 da massitutor in amicizia, operatori dispari

visoNon so se sapete la faccenda del micro credito nei paesi in via di sviluppo: è partito in Bangladesh per la Generazione di reddito e formazione professionale per settori femminili in ambito rurale, da una geniale intuizione di Muhammad Yunus, che ha fondato in Bangladesh, nel 1976, la Grameen Bank.
Beh qui in via del Porto applichiamo il micro credito in modo molto più casereccio. E’ il racconto di un incontro: c’è un ragazzo qui, Peter, che ormai è diventato un amico, frequenta l’internet point del laboratorio di informatica, viene dall’est europeo ed è un esperto di computer. Ha un bell’aspetto Peter ed ha molta voglia di fare, di uscire da questa situazione di strada e di dipendenza nella quale si trova oggi. Anche se a vederlo non lo diresti: è giovane, pulito e ordinato, parla bene l’italiano… ha studiato Peter e gli piace stare a Bologna.
Peter sa stare al suo posto e sa cosa può chiedere e cosa no. Qualche giorno fa timidamente mi ha chiesto 50 centesimi in prestito per andare a fare la spesa. La spesa con 50 cent?! Già perchè, mi spiega che gli servono per comprare uno yogurt e già che è lì si riempie le tasche di quello che può, che è poi la vera spesa. L’acquisto dello yogurt dunque è semplicemente strumentale, ma va bene così.
La mattina successiva mi saluta con i miei 50 centesimi in mano, io li prendo incredulo e sorpreso: è una cosa che capita raramente questa! mi ringrazia e passiamo parte della giornata assieme. Alla sera mentre chiudiamo il laboratorio Peter mi avvicina e mi fa la stessa richiesta del giorno prima, per lo stesso motivo! Geniale! Dunque abbiamo dimostrato che il micro credito funziona e come qui in via del Porto! Il debito viene pagato sicuro e in tempi velocissimi. Inoltre ci sta anche un po’ di interesse: infatti Peter è anche generoso e offre sempre, quando può, cioccolata, sigarette, bibite.
Tanti auguri Peter per il tuo futuro, che è ancora grande perchè sei giovane e forte. Oggi mi ha già ridato i 50 centesimi di ieri, ma questa sera conto di ri-prestarglieli di nuovo anche se non me li chiede e mi piace pensare che questa moneta rimarrà così sospesa per chissà quanto.

Il disegno è di Paolo Armitano

Accorrete e diffondete!

Pubblicato: 10 ottobre 2006 da massitutor in laboratorio, operatori dispari

Asfalto

il blog senza dimora di Bologna

labmassimo 

http://viadelporto.splinder.com

Conferenza incontro

Giovedì 12 ottobre 2006

dalle 16.00 alle 18.00

Centro diurno di Via del Porto 15 (Bologna)

 

Certo chi è arrivato fino a qui già ci conosce, o comunque può leggere i nostri pensieri, le nostre storie… Questa potrebbe essere una buona occasione per incontrarci oltre la rete, oltre il virtuale…

magari per un aperitivo! Fateci sapere: è gradita una conferma.

Dopo tutto! qualcosa si muove.

Pubblicato: 29 settembre 2006 da massitutor in operatori dispari

Oggi venerdì dovrei avere un colloquio con un’assistente sociale per una borsa lavoro.Dopo tante lamentele e sparate di ogni tipo da parte mia,  nei confronti delle istituzioni quelle che dovrebbero aiutare i più disagiati come me. Mi sto accorgendo che qualcosa si sta muovendo, speriamo che non sia tutto fumo e niente arrosto, ma da come si stanno mettendo le situazioni in breve tempo toccherò con mano qualcosa di concreto. Non so dirvi che cosa consiste la mia borsa lavoro, e tanto meno quando la inizierò, so solo che quando ieri ho detto a mio padre la notizia era entusiasta e mi ripete sempre che ho buone possibilità di recupero, anche senza la comunità basta volerlo.  colgo l’occasione di ringraziare una operatrice di via del porto sig. na Claudia che con il suo interessamento al mio caso ha fatto si che i tempi si siano accorciati concrettizandosi nel breve tempo possibile, finalmente vedo muoversi qualcosa.

A proposito di sogni

Pubblicato: 11 settembre 2006 da massitutor in operatori dispari, sogni

lessonnamberuanOgni sogno è relativo al presente che stiamo vivendo e racconta qualcosa di quello che siamo. Sembrerà una banalità, ma è proprio così: sognare è relativo. Ricordo di alcuni sogni raccontati un pomeriggio dal nostro comune amico Tommy. Alcuni forse inventati per farci ridere, ma sempre sogni sono. Nel primo sogno Tommy veniva inseguito da un’enorme siringa piena di Roba; una volta raggiunto però l’ago non era di ferro, ma di gomma morbida per cui non riusciva a entrare nel braccio. Nel secondo il Nostro veniva inseguito da una lattina di birra che saltellando lo chiamava per nome: TOMMYTOMMYTOMMYTOMMY…
Il terzo è il migliore, il più significativo. Tommy racconta con angoscia sentita di aver sognato di essere stato arrestato. In pochi secondi si trova sbattuto in una cella buia, da solo, con un grande peso che gli preme il petto, l’angoscia sale finchè il sogno fortunatamente finisce…
E si trova sveglio, tutto sudato ed ansimante ma in salvo, al sicuro…
Nella sua branda in una stanza da sei persone al dormitorio. Ognuno ha la consolazione che può permettersi no?
Invito tutti i partecipanti di Asfalto a raccontare il proprio sogno più pazzesco, più psichedelico, più assurdo…
Un sogno che si ricorda è sempre un sogno importante

Odio l'estate…(?)

Pubblicato: 29 agosto 2006 da massitutor in estate, operatori dispari

odio_estateSono appena tornato dalle vacanze e sono già stanco. Già: ho appena finito le mie bellissime, sudate e meritate vacanze e, al ritorno qui al Centro Diurno, sono già stanco di sentire queste lamentele su agosto, vacanze, ecc.. Mi dispiace cominciare duro ma è così. Non parlo solo dei post sul blog, ma anche dei tanti discorsi lamentosi che ho sentito qui su come è stato vuoto questo mese, su come è lunga l’estate in città quando tutti sono in ferie, quando tutto è chiuso e via dicendo. Ma non è che questo tanto odiato agosto serve un po’ da capro espiatorio per tutta la noia e la stanchezza di sempre? Di tutti i mesi dell’anno? Scusate ma ho l’impressione che sia un po’ così.
A parte il fatto che molte delle lamentele che ho sentito presuppongono il fatto che sia sempre qualcun altro a dovervi organizzare la giornata, il divertimento, gli impegni e già in questo c’è qualcosa che non va perchè siamo tutti già grandini. Ma anche che sia così, perchè: che fate gli altri mesi dell’anno? Quando vi si invita alle gite non arrivate comunque tardi? E ve le perdete. Quando si organizza una serata per un concerto lo stesso non riuscite a togliervi dai vostri giri tra sbattimento, colletta, caffè, dormitorio…e allora? Quando si deve decidere che attività o che uscita fare anche negli altri mesi si fatica a togliere lo sguardo dal pavimento e spesso si opta per la cosa più semplice e alcuni di voi non partecipano. Dunque?
Molti di voi leggono il giornale tutti i giorni, altri hanno anche qualche strumento informatico per cercare informazioni nella rete. Bastano tre minuti per trovare decine di appuntamenti interessanti a Bologna: feste, rassegne, iniziative, ecc. il tutto gratis. Io capisco che senza soldi e con addosso delle terapie o delle dipendenze sia tutto più difficile, ma almeno rendiamoci conto di questo. Non è mia intenzione smorzare un disagio che sicuramente è realmente vissuto, ma mi piace che cerchiamo di guardare in faccia alla realtà. Anche e soprattutto su questo blog. Organizzare in modo intelligente il proprio tempo può essere un problema per diversi motivi: si ha l’abbiocco tutto il giorno perchè si dorme male la notte in dormitorio o in strada? O perchè la fattanza pesa? Certo. Non ci si riesce a spostare perchè non si sa dove mettere il cane? Ok. Non si riesce a pensare ad altro che allo sbattimento, alla colletta, alla piazza? Pazienza, le cose stanno così (per ora), ma non diamo la colpa all’estate, all’agosto, alla città, ai servizi che chiudono. Dico questo solo perchè voglio vedervi partire alla grande…visto che ‘sto agosto sta finendo. Ora fate vedere chi siete, cosa volete!
Riguardo al contadino, il cinghiale, l’airone e le formiche devo ancora lavorarci..

Metadone

Pubblicato: 21 agosto 2006 da massitutor in droga, operatori dispari

Per tutti provate a legger qualcosa su quello che molti di voi trangugiano tutti i giorni. Clica qui.

Dall'altra parte dell'eclissi

Pubblicato: 3 agosto 2006 da massitutor in estate, operatori dispari

eclissiL’11 agosto del 1999 in Europa e dunque anche in Italia si è potuta osservare l’ultima eclissi totale di sole del secolo. Ovviamente se ne parlò per giorni e si vendevano un sacco di gadget relativi all’evento. Ognuno si preparava a guardare quel cerchio di sole come poteva: occhiali da saldatore, filtri ottici, radiografie di peroni e tibie venivano riesumati per essere usati come schermo per la luce. Io optai per degli scarti di rullino fotografico… Per la verità poco intenzionato ad usarli veramente dopo che i media avevano fatto un mare di raccomandazioni sul fatto di non guardare comunque mai direttamente il cerchio del sole.
Erano le ultime settimane del mio periodo di servizio civile presso l’Associazione Amici di Piazza Grande; per cui con i miei negativi in tasca me ne andai alla redazione del giornale che, in quel periodo, era in via Fratelli Rosselli, dove c’erano anche le docce pubbliche e un dormitorio. La mattina è trascorsa indolente e pesante come lo può essere una giornata di lavoro nel cuore di agosto; certo: nell’aria c’era questa attesa per l’eclissi e ovviamente non si parlava quasi d’altro. L’inizio era previsto per l’una circa e già vedevi la città che si svuotava (ancor di più) verso le undici. Le macchine sfrecciavano fra piazza dei Martiri e via Don Minzoni, le persone allungavano il passo per vedere il fenomeno chissà dove, chissà con chi, magari solo per non farsi trovare col naso all’insù in mezzo a sconosciuti. E’ un evento unico, irripetibile: per cui per forza va visto con qualcuno di importante… sarebbe un po’ come passare Natale in ufficio…se puoi eviti.
Io quel momento lo passai davanti alla soglia del dormitorio pubblico, insieme ad un gruppo di persone che vivevano lì: fra il Centro diurno di via del Porto, via Rosselli, piazza Verdi, piazza dei Martiri e i loro sentieri dei loro giri quotidiani… sentieri segreti solo a quella parte di Bologna che non vuole vedere. E presto capii che lo spettacolo non era lassù ma qua giù. Guardare il sole è veramente fastidioso e i miei negativi scuri non mi danno fiducia. Quando arriva l’eclissi è bello vedere come cambia la luce a terra, come cambiano le ombre: sembra che qualcuno abbia tirato una tenda gialla e le ombre sono diverse, più chiare, la temperatura si abbassa subito e ti sfiora uno strano vento fresco. Vorrei ascoltare tutto questo con attenzione, ma niente da fare: c’è chi grida, chi si agita per trovare un vetro scuro per guardare il sole e fa la spola fra il dormitorio e il centro diurno. Il massimo della tecnologia astrale raccattata in giro sono: due paia di occhiali da sole sovrapposti, il fondo di una bottiglia di birra, delle mitiche lastre di una qualche frattura, altri vetri anneriti con l’accendino, solo uno è così fortunato da avere un cugino meccanico che gli ha prestato gli occhiali da saldatore.
Ma ecco che cambia la luce, è arrivata. Smetto di guardare in alto e mi godo questa luce calda e un po’ soffusa su questi volti, su queste mascelle mal rasate. Una decina di gole tese in alto a guardare, ridere, imprecare e sfottere pure l’eclissi. Quando finisce l’eclissi torna caldo torrido, il silenzio finisce e tutto ritorna duro e lucido come sempre. La delusione è sempre un po’ lì dietro l’angolo, ma quasi nessuno ha il coraggio di ammetterlo. Chissà che doveva mai accadere?! Qualcosa che ti cambiasse la vita? Un fenomeno soprannaturale che avrebbe reso un ricordo la realtà di prima? Forse ognuno di noi, quel giorno, intimamente ha sperato in qualcosa del genere. Ovviamente non è successo nulla di tutto ciò. Per cui, subito dopo, tutti noi, almeno lì su quell’asfalto, abbiamo ripreso a guardare per terra. I sassi e la terra dei nostri sentieri. Quelli di prima dell’eclissi, quelli di sempre.

Un buon agosto a tutti

Pubblicato: 31 luglio 2006 da massitutor in operatori dispari

Se io so parlare le lingue degli uomini e degli angeli, ma non posseggo l’amore: sono come una campana che suona, come un tamburo che rimbomba. Se ho il dono di essere profeta di svelare tutti i segreti. Se ho il dono di tutta la scienza, anche se ho una fede che smuove i monti:
Se non ho l’amore, che vale?
Se distribuisco ai poveri tutti i miei averi e come martire lascio bruciare il mio corpo:
senza l’amore, niente io ho. Chi ama è paziente e premuroso. Chi ama non è geloso, non si vanta, non si gonfia di orgoglio. Chi ama è rispettoso, non va in cerca del proprio interesse, non conosce la collera, dimentica i torti. Chi ama rifiuta l’ingiustizia, la verità è la sua gioia. Chi ama, tutto scusa, di tutti ha fiducia, tutto sopporta, non perde mai la speranza.
Cesserà il dono delle lingue, la profezia passerà, finirà il dono della scienza, l’amore mai tramonterà. Il dono della scienza è imperfetto, il dono della profezia è limitato.
Verrà ciò che è perfetto ed essi svaniranno.
Da bambino parlavo come un bambino, come uno di loro, pensavo e ragionavo. Poi diventato uomo, ho smesso di fare così. Ora, vediamo Dio in modo confuso, come in un antico specchio, ma quel giorno, quando verrà ciò che è perfetto
lo vedremo faccia a faccia.
Ora, lo conosco solo in parte: ma quel giorno, quando verrà, lo conoscerò come lui mi conosce. Ora, solo tre cose contano: fede, speranza, amore.
La più grande di tutte è l’amore.