Stefano BruccoleriEdizioni Senza Dimora 2009

Articolo di : Domenico Cosentino

presentazione_alkolikerStefano ha perso i suoi genitori, morti entrambi di una terribile malattia. Il suo lavoro ( estauratore di mobili antichi) non gli permette di pagare l’affitto di casa e gli viene intimato lo sfratto esecutivo. In pochi mesi Stefano sarà solo, senza lavoro e senza casa.

Arriva l’Hiv… cure, visite mediche, pillole da assumere ogni fottuto giorno.

Ma la sua vita cambia in meglio, forse finalmente ha trovato la forza di reagire. Trova una bicicletta la sistema egli carica sopra i suoi pochi oggetti: una tenda e un fornellino da campo. Da quel momento questo ferrovecchio sarà la sua unica compagna di un lungo viaggio che lo porta a percorrere quasi 25000 chilometri in tutta Italia.

Stefano impara a sopravvivere in strada tra mense della Caritas e dormitori comunali impara suo malgrado chi siano  gli operatori sociali. Capisce le assurdità burocratiche che deve affrontare un senza fissa dimora.

Ma il protagonista in questi anni di vagabondaggio incontra anche molte persone, amici che lo ospitano, donne gentili che gli assicurano un posto letto. Inizia a capire che non tutti gli assistenti sociali hanno i paraocchi, conosce Massimiliano a Bologna ed inizia a lavorare presso una cooperativa. Scrive brevi articoli che verranno pubblicati su alcuni giornali di strada italiani. Tra una bottiglia e una veloce sega i mesi passano sfinendo il fisico e la mente del cicloturista.

Prendete Lee Stringer, portatelo in Emilia Romagna, dategli una bicicletta e troverete Stefano Bruccoleri. Il libro è scorrevole e nasce da un blog (www.analkoliker.splinder.com), la struttura riesce a catturare le emozioni e la vita di Stefano e lui riesce a raccontarci le sue dure esperienze senza cadere in una malinconia melensa.

Avendo la struttura di un blog le pagine però non hanno un filo logico e gli eventi sono raccontati in modo tagliente.

Il progetto non si ferma  alla staticità del libro, infatti seguendo il sito personale di Stefano (www.senzafissadimoradisuccesso.com) potrete leggere le evoluzioni della semplice vita del protagonista.

L’autore ha scritto il suo libro in un capanno immerso nella Val di Susa dove ha deciso di fermarsi e di costruire finalmente qualcosa dopo tutti questi anni di pellegrinaggio per la penisola. Qui trova persone semplici pronte ad aiutarlo, un clima duro ed il contatto con la natura che ha sempre ricercato.

Il libro è interamente autoprodotto e potete ordinarlo solo scrivendo al signor Bruccoleri: edera007@gmail.com

Per la dignità degi ultimi

Pubblicato: 11 gennaio 2010 da massitutor in assistenze e bisogni, carcere, civiltà, colletta
cgil grandeCogliamo volentieri l’opportunità di promuovere una iniziativa recente che non può che vederci solidali.
Si tratta di una raccolta di prodotti di vario tipo per fare fronte alle necessità delle persone detenute alla Dozza che ne sono prive.Riportiamo qui di seguito le parole dei promotori, le migliori per descrivere l’emergenza che si cerca di portare a conoscenza dell’opinione pubblica:

La situazione dei nostri concittadini reclusi nel carcere della “Dozza” o nei centri di detenzione per “clandestini” è spesso drammatica.
In una condizione di sovraffollamento e di tagli di bilancio, molti detenuti non dispongono dei beni primari necessari alle più semplici azioni quotidiane: prodotti per l’igiene personale (spazzolini da denti, saponi, shampoo, dentifrici,bagnoschiuma, deodoranti), ma anche francobolli, carta da lettera,biancheria intima, infradito per doccia.
Dopo il successo dell’iniziativa in piazza Nettuno del 6 gennaio scorso la raccolta di prodotti prosegue per tutto il mese di gennaio.
Confidiamo nella generosa risposta di una comunità civile e solidale come quella bolognese.
I prodotti possono essere raccolti da singoli cittadini, da associazioni, da gruppi e consegnati al
Centro Lavoratori Stranieri della CGIL di Bologna, in via del Porto 16/C (tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, aperto sabato mattina).
Per informazioni contattare:

Roberto_Morgantini@er.cgil.it, cell. 3357456877

Ascolta, arriva la barbarie

Pubblicato: 10 gennaio 2010 da massitutor in civiltà, inchieste

Il nostro amico Nico Cosentino ne aveva, in qualche modo, già parlato, proprio qui su Asfalto;
altri hanno cercato di raccontare la storia degli africani di Rosarno, già un anno fa circa. Alcuni con interviste, altri con reportages fotografici. Di queste campagne si occupano molti blog: in uno di questi trovo un’incredibile notizia fotocopia, targato dicembre 2008.
Un video del 2007 Indagine di Medici Senza Frontiere sulle condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori stagionali impiegati in agicoltura nel Sud Italia. 

 

immigrati_rosarno
C’è stato un periodo della mia vita nel quale pensavo che un giorno avrei intravisto la Rivoluzione. Più avanti ce n’è stato uno nel quale ho pensato avrei visto un grande cambiamento sociale, anzi: ero quasi convinto ne avrei fatto parte. Ultimamente stavo quasi per convincermi che bene avrei fatto ad occuparmi delle persone che mi stanno vicino… perché la vita è breve. Insomma fra le tante cose che pensavo avrei visto nel 2010 non avrei mai pensato di osservare il ritorno della schiavitù.
In questa storia nessuno ha ragione e nessuno ha torto: guardo il mio Paese, questi schiavi moderni e la mia gente con la stessa compassione. Forse ormai possiamo davvero solo intuire da dove arriva l’onda.

FESTA di AUTOFINANZIAMENTO venerdì 15 gennaio

Pubblicato: 6 gennaio 2010 da massitutor in amicizia, colletta

  

http://maps.google.it/maps?f=q&source=s_q&hl=it&geocode=&q=via+arcoveggio+66&sll=41.442726,12.392578&sspn=14.580764,28.168945&ie=UTF8&hq=&hnear=Via+dell'Arcoveggio,+66,+40129+Bologna,+Emilia+Romagna&ll=44.538489,11.351194&spn=0.018354,0.025749&z=14&iwloc=A&output=embed 

Autobus 11 – fermata: COOPERAZIONE
Ciao  a tutti,
come avrete saputo la festa di autofinanziamento per il Rifugio Notturno della Solidarietà che avevamo organizzato per dicembre è saltata causa maltempo.
 
Verrà riproposta venerdì 15 gennaio, presso il casolare di via dell’Arcoveggio 66, sempre che la neve non si accanisca su di noi!.
Ci sarà un primo momento dalle ore 17 rivolto ai più piccoli con uno spettacolo di burattini realizzato con gli ospiti della nostra struttura. La serata seguirà con un concerto di musica sud americana e dj set, il tutto condito da cena di autofinanziamento…a prezzi popolari!
 
Teniamo particolarmente alla vostra partecipazione perché l’incasso della festa ci permetterà di realizzare un progetto a noi molto caro; sarà infatti rivolto all’integrazione socio-lavorativa degli ospiti italiani e stranieri presenti nel nostro dormitorio.
 
Siete tutti caldamente invitati a partecipare e a divulgare tra amici e colleghi.
 
Sara

poste

Pantaloni militari, scarpe infortunistiche da muratore, piumino da Paninaro anni ottanta, la sciarpa rosa da fricchettone, il berretto della Nike ed eccomi pronto sulla bicicletta con lo zaino in spalla  per scendere in Posta a spedire un altro pacco di libri.
Come al solito la discesa è velocissima, e il sole che da queste parti si presenta già alle nove del mattino ha già scaldato la strada, il vento è sempre gelido e  tagliente e neppure i due paia di guanti che indosso mi riparano le punte delle dita dal freddo: il primo paio sono guanti sottili da giardiniere, verdi con i fiorellini rossi e gialli, i secondi sono da ciclista, ma per la mezza stagione, con questa temperatura posso arrivare solo fino all’ufficio postale e sperare che ci sia la solita fila per avere il tempo di riprendermi dal freddo.
La sportellista mi sorride e nel breve tratto che mi separa dal sedile in fondo alla piccola sala l’attenzione si sposta sull’insolito Marziano che ha appoggiato la bicicletta sulla vetrina e che estrae dallo zaino una manciata di pacchi da spedire.
Educatamente chiedo  ” Chi è l’ultimo”?
Brava gente che ostenta pazienza e buon umore ma che alla terza operazione fatta dallo stesso cliente comincia a perdere sangue dalle orecchie ed a guardare il soffitto con lo sguardo implorante di chi si aspetti che un fulmini si porti via quella vecchietta che ritira la pensione, paga la bolletta della luce e si permette il lusso di parlare dei nipotini e che a operazione terminata riordina la borsa con lentezza e si lascia ancora scappare due parole sul capodanno.
Io ne approfitto per andare a comperare il vino,  qui la cosa si fa lunga e io ho ancora le ossa gelate,  dopo dieci minuti torno in posta e la vecchietta è ancora li, mi viene da sorridere e con umorismo marziano chiedo ”Chi è l’ultimo”?
L’attesa mi consente di scaldarmi e dopo pochi minuti mi tolgo il piumino e la sciarpa, appoggio il Tavernello e le scatolette di cibo per la gatta  sotto la sedia e ricontrollo gli indirizzi sui pacchi.
La sportellista è apprezzata per il sorriso, la professionalità, la pazienza e la compostezza. I primi giorni del mese la posta è sempre piena e per quanto brava, professionale e veloce sia, essendo l’unica impiegata non riesce certo a fare miracoli.
Mentre la sala si trasforma lentamente in un alveare di api che si preparano all’attacco, la sportellista sembra non essere toccata dal gran movimento che avviene oltre il vetro. Qualcuno probabilmente implora fulmini, saette e contrazioni intestinali anche per lei, ma ad un certo punto il tabaccaio che è arrivato da pochi minuti e che deve aver annusato il clima sempre più ostile si lascia scappare un commento:
“ Siamo comunque fortunati che non c’è quello con i capelli bianchi “.
Fa notare ai presenti che quando c’è lui il terminale del computer non funziona quasi mai e che spesso gli tocca ripassare. Qualcuno mormora fra i denti. Penso: “Brutta giornata per gli adesivi per dentiere”, se non altro l’astio si è spostato sullo sportellista con i capelli bianchi e l’alveare comincia lentamente a quietarsi.
Ma c’è un’altra sportellista con un rendimento ed una professionalità che vanno ben altre lo scandalo, sembra che prima di venire a lavorare abbia munto le vacche, dato il fieno hai cavalli, annaffiato l’orto e dato il Mais alle galline. Ma fin qui direi che ci può anche stare che tu vada  a lavorare vestita da contadina psichiatrica, quello che non si accetta è il fatto che ogni operazione che va altre il pagamento di una bolletta diventi una questione da Servizi Segreti e  dunque meglio rimandare ad un’altra volta, oppure di recarsi a Susa dove a suo dire possono sbrogliare una faccenda complicata e delicata come una raccomandata con ricevuta di ritorno.
Tutto con un bel sorriso da culo di babbuino, arriva persino ad abbassarsi verso la feritoia del vetro a farfugliare qualcosa, con gli occhi guardinghi e l’atteggiamento di chi chiede comprensione e pazienza per la situazione incresciosa. E’ come trovarsi davanti ad uno zingaro con la gamba mozzata che appoggiato alla stampella allunga il bicchiere della granita vuoto per un paio di monetine. Ma vaffanculo, almeno pettinati prima di venire a lavorare!
Questo è il motivo per cui tutti prima di entrare in posta  hanno l’abitudine di sbirciare fra i cartelli pubblicitari incollati alla vetrina.
Il ritorno a casa come al solito è lento, stamane sono quasi riuscito a fare tutta la salita in bicicletta, scendendo dai pedali solo tre volte.


Dicono che il 2010 sarà l’anno della definitiva lotta alla povertà… mentre cerchiamo di uscire dalla lotta AI poveri Asfalto saluta dal pavimento del Piano freddo in via Capo di Lucca ed augura a tutti un 2010 decisivo, ricco di grandi cambiamenti e risposte certe ai propri bisogni.

il cervo…

Pubblicato: 24 dicembre 2009 da massitutor in alkoliker - il diario, asfalto fuoriporta

Le storie non scritte sono destinate a non essere lette.

L’ho conosciuto tardi, eppure ci siamo trovati subito. Legale, pubblicizzato, lecito, alla moda, democratico alcool. E’ concesso senza controindicazioni a tutti coloro che lo assumono.
Il signore dell’alcool  nasce su filari di vigna, coltivata da sapienti ed appassionati coltivatori, che dall’uva traggono sostentamento e dignità per se stessi e le proprie famiglie.
Il contadino si occupa dell’uva, della fermentazione, dell’imbottigliamento e della vendita delle bottiglie, quello che accade dopo non lo riguarda. Quando la bottiglia è stata venduta non è più sua e neppure il suo destino.
Le bottiglie che da anni hanno transitato nella mia vita/casa, sono sempre state accolte, stappate, svuotate in bicchieri capienti ed accoglienti, in un rituale pagano religioso che alla fine della preghiera portava e porta ancora oggi assenza di percezione ed una leggerezza che con gli anni è diventata una zavorra, fatta di percezioni alterate, che nel momento della nascita si rivelano reali come la più vera delle realtà.
La bottiglia diventa una sorta di orologio che scandisce un tempo pesante, indesiderato.
Due litri di vino coprono circa quattro ore di vuoto, quattro ore preziose se si ha la necessità di una sospensione dalla vita che nella sua stortura diviene vita sostenibile, vitale fin tanto che ti tiene in vita. La bontà e l’efficacia della sospensione è direttamente proporzionale allo svuotamento della bottiglia. Dopo il quarto bicchiere il segno del bottiglione lascia uno spazio di qualche centimetro di aria e luce, segno che restano ancora venticinque centimetri di sospensione.
Quei venticinque centimetri  sono la garanzia della sospensione dell’ansia, della paura, della paura della paura, l’ansia  e dalla paura dell’arrivo dell’ansia.
Fatico a riconosce un amico distante due metri,  mentre i centimetri d’aria vuota della bottiglia sono sempre conosciuti.
A questo punto basta amministrare i centimetri di vuoto fintanto che il sonno della notte mi porti altrove; un poco zapping, qualche mail, una capatina sui siti per adulti in tristi e solitarie erezioni, due ciocchi nella stufa e la giostra riprende da dove è partita. Fra un giro di giostra e l’altra, una sigaretta, due sigarette e macchie di sperma sotto la scrivania. Il metro quadrato sotto la scrivania è il più pulito di tutta la casa.
Leonardo, il vicino di casa che mi vende il vino a credito mi ha insegnato, senza volerlo che questa non è solitudine. Lui è nato qui, ha fatto il camionista tutta la vita e da pochi mesi ha perso l’unica donna della sua vita, la madre che dorme a cinquecento metri da casa sua nel piccolo cimitero del paese e che come tutti i cimiteri di montagna sembra avere il sapore della pace giusta.
Ogni tanto ci incontriamo sull’unica via che divide il paese in due, da un lato la montagna e dall’altro i dirupi, ci fermiamo a fare due chiacchere come se fossimo in ascensore, altre volte troviamo il coraggio di arrivare al duecentesimo piano per avere il tempo di parlare più a lungo, e così troviamo coraggio di raccontarci.
Leonardo ha le idee chiare sulla sua vita, sul destino, sulla sua sorte: “ Sono nato in questo paese, ho vissuto tutta la vita in questa montagna e finirò i miei giorni vicino a mia madre”.
Il pomeriggio spesso lo passa con il cannocchiale comprato dai cinesi ad osservare i cervi che vivono sulla montagna, uno di questi la sera scende in paese , Leonardo e Serafino il suo vicino di casa si appostano dietro il micro parcheggio per osservarlo. In quel punto c’è un albero di pere che nessuno raccoglie, se non il cervo. In questo paesetto non ci sono ammazzamenti, scandali, intrighi ed il cervo ultimamente è diventato l’argomento più chiaccherato del giorno, soprattutto in ascensore.
L’unico pregio del vino di Leonardo sta nel fatto che mi viene ceduto a credito, che saldo normalmente al primo del mese, dopo aver ritirato la pensione, per il resto non è altro che aceto dolce. Dopo la morte della madre sembra che il vino non gli riesca più tanto bene, cosa di cui anche Serafino pare essersi accorto, ma dato che anche lui vende il vino tendo a non dare troppo per buono le sue affermazioni. Quel che è certo è che dopo il tredicesimo centimetro di ebrezza lo stomaco comincia a gridare come se avessi ingerito per sbaglio dell’ammoniaca o dell’acqua ossigenata.
Il PC è acceso ed anche la televisione, il telegiornale spara notizie di conflitti e ricongiungimenti cattolico parlamentari; il RE è stato sfregiato al volto e se Dio vuole qui si continua a parlare solo del cervo. L’aceto dolciastro di Leonardo mi porta sul vater con due dita in gola. Due o tre colpi ben assestati in fondo alla gola e per alcuni minuti mi sento come un’adolescente bulimica, fiumi di acido gastrico, vino, frammenti di cena ed ancora dieci centimetri di sospensione.

Storiazze di Natale

Pubblicato: 23 dicembre 2009 da massitutor in Uncategorized
 

Spulciando gli archivi di Asfalto ci siamo imbattuti in un vecchio post molto in sintonia con l’atmosfera festiva dalla quale siamo letteralmente sommersi in questi ultimi giorni, assieme alle tonnellate di neve che hanno ricoperto la città.
Era una specie di appello a tutti quelli che per un motivoo per l’altro hanno qualcosa da ridire contro il Natale o semplicemente non amano le feste.

Quindi, vi sta sui coglioni Babbo Natale? Scriveteci perchè!
Se ne dovrebbero leggere delle belle….

Week-end a scrocco

Pubblicato: 18 dicembre 2009 da massitutor in arte, cultura, week end a scrocco

dal sito Natale nel mondopallinaRiprendiamo il discorso della famosa rubrica di asfalto “Week end a scrocco” inizialmente creata e curata da rollover969, e in seguito curata da Massitutor e da Monne78. A Bologna dal 12 dicembre 2009 al 31 gennaio 2010 ci sarà una mostra musicale intitolata “love me fender” ; per quelli che non capiscono questo gioco di parole “Love me tender” è una famosa canzone interpretata dal grande Elvis Haron Presley da qui il titolo alla mostra. È una rassegna di artisti che hanno fuso tra arte e musica il mito Fender: un universo che tra linguaggi e stili di vita hanno portato avanti varie generazioni. La mostra è a cura di Luca Beatrice con un ospite d’onore: Red Ronnie, un grande critico musicale degli ultimi 40 anni. Gli artisti presenti in mostra sono: Massimiliano Alioto, Andy, Gabriele Arruzzo, Matteo Basilé, Alessandro Bazan, Nicola Bolla, Bugo, Crash, Francesco De Molfetta, Nicola Di Caprio, Pablo Echaurren, Daniele Galliano, Fausto Gilberti, Daniele Girardi, Hubertus von Hohenlohe, Marcello Jori, Thorsten Kirchhoff, Francesco Lauretta, Marco Lodola, Bartolomeo Migliore, Laurina Paperina, Tom Porta, Laboratorio Saccardi, Mauro Sambo, Maurizio Savini, Nicola Verlato. In occasione di “love me fender” saranno organizzati diversi eventi e concerti, espressioni tangibili del crossover tra arte e musica, che vede la prima entrare nella vita di chi non frequenta solitamente i Musei e la seconda rendere accessibile a tutti un luogo che spesso ispira soggezione a un pubblico non esperto di arte contemporanea. 
L’ingresso alla mostra è gratuito. Presso il
museo della musica palazzo Sanguinetti strada maggiore 34  
orari di apertura:
da martedì  a venerdì ore 9.30-16.00
sabato e domenica ore 10.00-18.30
Nei giorni 24 e 31 dicembre la mostra osserverà una chiusura anticipata alle ore 14.00
La mostra sarà chiusa tutti i lunedì feriali, 25 dicembre, 1 gennaio

palla_monocol_sasakiFESTA DI NATALE 
sabato 19 dicembre 2009 presso caseggiato  in via Arcoveggio 66

Il Centro di Accoglienza La Rupe insieme a Coop La Strada e al Gruppo animalista Giangio presentano:

SGOMITANDO PER LAVORO
A partire dalle 19.00…intrattenimenti per tutte le età!
spettacolo di burattini per bambini, clownerie e intrattenimento
spettacolo di ballo
pesca di beneficenza
concerto dei TZOTZ CHO, musica popolare sudamericana, a seguire DJ set.

Durante tutta la serata ci sarà un ricco buffet dolce e salato.

L’incasso della festa servirà alla realizzazione del progetto per l’integrazione lavorativa rivolto agli ospiti del dormitorio Rifugio Notturno della Solidarietà.
Per maggiori informazioni sul progetto,
rifugionotturno@cooprupe.it o telefonare in orario serale allo 051/324285