Archivio per marzo, 2009

Lo Spaccapensieri

Pubblicato: 16 marzo 2009 da massitutor in la vita è un cantiere, laboratorio, lavoro
Molti lo sanno: dentro al Centro Diurno di via del Porto ci sono due laboratori per persone che lì rubano un po’ di tempo alla strada e anche qualcosa di più. C’è un laboratorio artistico e uno di computer, dal quale nasce questo blog. Da molti anni abbiamo sperimentato quanto lavorare sui computer sia utile per poter svegliare la mente e certe capacità sepolte. Un giorno uno dei frequentatori storici del laboratorio ha definito il computer proprio così: uno Spaccapensieri. Perchè è uno strumento che riesce ad interrompere il flusso dei pensieri che occupano la mente quando sei pieno di problemi e la strada ti tiene inchiodato. Il progetto Prova&Riprova (del Comune di Bologna) crede in questo da molti anni e, nel lungo periodo, crediamo che abbia dato e possa ancora dare dei risultati, sia per le persone che ci sono passate, sia per la città di Bologna.
Anche altre importanti realtà hanno creduto in questo progetto: ringraziamo la Regione Emilia Romagna che ci ha donato sette computer completi. Sono un po’ vecchiotti sì, però funzionano e vedremo di usarli al meglio.
Leggiamo con soddisfazione su Bandiera Gialla che la stessa idea dell’uso del Pc appartiene anche ad altre grandi realtà come il CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza) insieme al colosso Microsoft.

Informatica in comunità: contro disagio ed emarginazione
Migliorare le condizioni delle persone svantaggiate attraverso l’informatica: con questo obiettivo riparte a gennaio in Emilia Romagna la terza edizione di Informatica in Comunità. Il progetto, realizzato da CNCA, in collaborazione con Fondazione Adecco per le Pari Opportunità e Microsoft Italia, conta di coinvolgere oltre 700 partecipanti in 7 centri CNCA presenti nella regione Emilia Romagna. L’intento è quello di aiutare persone socialmente svantaggiate facilitando il loro ingresso nel mondo del lavoro grazie all’insegnamento di conoscenze informatiche di base.

I corsi prevedono la suddivisione in diversi moduli in modo tale da affiancare momenti leggeri e divertenti ad altri più tecnici ed impegnativi. In generale questi corsi svolgono una funzione davvero importante, in quanto contribuiscono a rafforzare l’autostima degli ospiti e a far ritrovare loro fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. I docenti sono formati da Microsoft con corsi specifici, inoltre saranno gli stessi dipendenti della Microsoft che dedicheranno alcune giornate di volontariato all’insegnamento presso i centri CNCA.

Per garantire l’adeguato livello di attenzione al singolo studente i gruppi non eccederanno il numero massimo di 8 partecipanti. Oltre alla formazione in aula, viene data la possibilità di approfondire i temi trattati durante il corso con un CD di auto-formazione distribuito insieme al materiale didattico e basato sul Digital Literacy Curriculum di Microsoft, corsi di formazione digitale gratuiti innovativi, che usano tecniche multimediali interattive.

Per maggiori informazioni:
Microsoft
Chiara Ronchetti
Corporate PR Manager
Tel. 02/70.39.20.98
cell. 335/126.20.49
www.microsoft.com/italy/stampa
e-mail: msstampa@microsoft.com

E mi perdo nel colore

Pubblicato: 13 marzo 2009 da massitutor in pensieri in libertà

pazzia2

Vi e mai capitato di sentirvi perfetti e ha un certo punto vi accorgete che vi succede qualcosa di strano di essere in tensione per un appuntamento e poi dopo ore di attesa vi accorgete che l’appuntamento è semplicemente il mese dopo? Accorgervi che, in tutta la vita fin qui vissuta, non si è mai perso un colpo, ed a 42 anni ti succede che perdi un colpo e sbagli di un mese dopo l’attesa? Tu prova ha raccontare questo alle persone che conosci e loro giustamente ridono. Anch’io ho riso di me e mi son chiesto cosa mi stia succedendo. Sarò mica innamorato, mi sa che è propio così.

Cara tanto per buttarla lì
in quanto io mi senta
troppo perfetto;
stamattina ho sbagliato
l’appuntamento credendo
che Maggio foste il 6 del mese
ma mi sono sbagliato
di un solo mese

Forse mi sono innamorato
e mi rido adosso
e in quanto io avessi
solo 42 anni ti dico
che mi sto veramente
preoccupando
dov’è la mia testa?
se presa un giorno di festa
se ubriacata d’amore

forse sarà meglio raccontarlo
al mio dottore, che poi mi disse
la sua è solo una questione d’amore

e quando son tornato a casa
ho aspettato a dirtelo,
non volevo che tu ridessi di me

dove è finita la mia testa?
si è presa un giorno di festa
si è ubriacata d’amore
e ora va sui pianeti
un poco più distanti

vedo Marte
rispecchia il suo rosso,
amore, mi perdo nel colore

dove è finita la mia testa
si è presa un giorno di festa
si è ubriacata di amore
dove è finita la mia testa?
E volò via
e volò via, e volò via.

Le stragi del mercoledì mattina

Pubblicato: 9 marzo 2009 da massitutor in amicizia, morte

tavola

Bologna in gran recupero: alla fine dell’inverno Bologna si accoda alle altre città italiane che hanno visto morire decine di persone in strada. Non si tratta di morti per il freddo, ma di gente che è morta comunque ai margini, in solitudine e di solitudine.
Perchè Le stragi del mercoledì mattina? Perché è un giorno come un altro. Perché qui si muore mentre tutto il resto gira e va avanti. Perchè la settimana scorsa è morta una persona al giorno. Gente di strada, ai margini, clienti di carceri, di dormitori, centri diurni, utenti dei servizi sociali, degli ospedali. Erano nostri amici.
Non so davvero dove cominciare: un’aria di piombo in polvere ha preso i nostri pensieri e i nostri occhi per giorni e giorni.
Mentre cerco ancora di rendermi conto della scomparsa del caro amico e collega Delvis esco da questa settimana fitta come uno spineto. Hanno abbandonato questo mondo Guglielmo, Francesco e Frank.
Nessuno ne ha parlato e solo noi possiamo qui ora lasciare un segno, un ricordo del loro passaggio.
Di Guglielmo che è caduto in uno dei tanti passaggi dal carcere al dormitorio e poi in strada, di nuovo. Guglielmo che non sa dove andare e allora scappa nell’unico modo che conosce.
Di Francesco, che ha lasciato marcire il suo piede, il suo corpo, la sua vita.
E di Frank che, dopo aver salutato tutti, ha deciso di appendere le sue pene, le sue speranze e sé stesso appena fuori dal dormitorio.
Questa è la storia di uno di noi…

Il tuo gesto

Pubblicato: 9 marzo 2009 da massitutor in amicizia, morte
diegosommelié2Doveva essere il mio giorno per la pubblicazione della poesia, ma poi è stato tutto rinviato a venerdì, pazienza il giorno è stato duro, ma io e Laika abbiamo mangiato, ci siamo riposati qualche ora in via del Porto per ricaricarci dalle energie spese.
Alle 16:30 come tutti i giorni mi avvio per il mio ritorno, piovigina e raggiungo via del Gomito e la prima cosa che noto è una luce accesa, effettivamente c’è qualcuno, vedo la macchina rossa è Barbara che è arrivata in largo anticipo: è presto è non si può ancora entrare piove e visto che io e Laika eravamo già bagnati abbastanza ho deciso di andare sotto la pelinsilina dell’autobus, prima di sedermi vado vicino al cantiere e vedo una persona faccio il mio bisogno un po’ più in la poi guardo quella persona, in un primo momento sembrava che dormisse provo a chiamarlo, non risponde è un corpo privo di vita, mi sfugge l’occhio e vedo il guinzaglio, sembrava Frank dai pantaloni, ma non ero sicuro, non ho credito nel telefonino, suono in struttura e avviso che c’è una persona che sembra priva di vita, il tempo che l’operatrice Barbara indossi qualcosa di tutta fretta, e mi raggiunga l’accompagno sul posto e riconosce anche lei dai pantaloni FRANK e uno dei nostri, chiama i soccorsi i vigili del fuoco l’ambulanza i carabinieri ma non c’è nulla da fare non resta solo che costatarne il decesso, viene a mancarci una persona di peso per le sue storie per BRENDA e per essere stato amico di tutti noi del rifugio notturno di via del porto.
Nella struttura Gianni il più colpito e alcuni amici, i più sorpresi di un addio dato, non mi vedrete più, qualcuno addiritura non pensava che volesse dire questo.
Ancora più triste diventa la storia, che presto sarebbe stata raggiunta una soluzione per lui dopo tutte le sue fatiche e percorsi: i percorsi sociali che si percorrono per il reinserimento della persona, andando verso un appartamento insieme ad altri come reinizio della vita stessa della persona con un lavoro. Non c’è l’ha fatta, non c’è la voluta fare, be’ Frank non fa niente, ti vogliamo bene lo stesso, tutti qua al rifugio notturno, il tuo gesto è stato capito.
CARLO MONTRESORI

Amico Fragile

Pubblicato: 9 marzo 2009 da massitutor in amicizia, morte
Francesco di MartinoSabato mattina si è spento Francesco di Martino un ragazzo di strada un ragazzo come noi con i suoi problemi  i suoi viaggi le sue tristezze i suoi amori.
L’ho conosciuto qui a Bologna, non giravamo tanto insieme però lo vedevo tutti i giorni in via del  porto, scherzavamo ci fumavamo un paio di sigarette e ogni tanto si incazzava perché io non avevo sigarette e gliele chiedevo però si finiva con una risata.
Lavorava al canile di Trebbo però lavorando ha avuto un incidente possiamo dire banale, un chiodo gli si è infilzato in un piede lui l’ha trascurato e gli è peggiorato dandogli non pochi problemi, questo problema gli durò quasi un anno fece molte visite ma non gli passava mai. Fino a l’altra settimana quando si fece ricoverare e gli amputarono la gamba.

Oltre al dispiacere di avere persoFrancesco di Martino un amico, volevo fare questa riflessione condividendo il suo modo di vivere in strada tra tutti i casini che può avere vissuto droghe ecc. però non si può morire cosi da soli, io non voglio discolparmi perché non sono mai andato a trovarlo al ospedale però credo che gli avrebbe fatto piacere se qualcuno fosse andato a trovarlo in ospedale e gli avrebbe portato un pacco di sigarette e avrebbe fatto due chiacchiere e stare li un oretta con lui.
non è facile per gente come noi che sta per strada con tutti i nostri casini andare a trovare una persona che sta male in ospedale o in un altro posto.
Si può pensare che la falsità e l’ipocrisia siano cose che non hanno a che fare con la vita di strada, che fanno parte solo del mondo "fighetto", invece anche in strada purtroppo succede questo e a me personalmente mi dispiace perché se succedesse a me di stare male e accadrà non mi sentirei male per il dolore ma perché sarò solo.

Cosa ci fa sentire vivi?

Pubblicato: 9 marzo 2009 da massitutor in amicizia, lavoro
Con grande emozione pubblichiamo un contributo di Maura Fabbri del Centro di Ascolto della Caritas che, con grande affetto, ci fa un grandissimo regalo portandoci le parole scritte dal nostro caro collega e amico Delvis.
Un interrogativo potente e diretto come quelli di cui Delvis era capace, proviamo a dare una risposta. Un modo per comunicare ancora in qualche modo con Delvis, che è stato per noi un punto di riferimento e un esempio.

Maura dice: Ho incontrato Delvis al Centro di Ascolto il 3 gennaio del 2002, era appena uscito dal carcere e stava in strada. Già da allora aveva seri problemi di salute. Fu uno dei partecipanti al primo gruppo di auto aiuto e fu sua l’idea del nome: propose "ANTARES, a piccoli passi verso la luce", lui era anche il verbalista del gruppo e vorrei ricordarlo attraverso il suo verbale di giovedi 15 maggio 2003:

Delvis"Questa sera siamo in riunione io (Delvis), A., G., L., M., S., G., L. e il grande amico C., il quale ci ha donato la sua visita, ma noi speriamo sempre che trovi un poco di tempo per stare con noi anche per tante altre riunioni.
Stiamo discutendo della percentuale di persone che, rivolgendosi ai Servizi Sociali e ai Centri di Ascolto, hanno veramente intenzione di ricominciare un percorso.
Per come la penso io, dividerei le percentuali in più fasi: un 40% è interessato solo ad uscire da una situazione precaria, accontentandosi di un pasto e poco altro, un altro 20% ha intenzione di rimettersi a posto con casa, lavoro e ricongiungimento familiare, un altro 40% ha problemi che, anche volendo, non gli potrebbero permettere di intraprendere un discorso serio, se non avendoli prima affrontati.
Altro tema di discussione è: cosa ci fa sentire vivi?
L’amore,
il rispetto che gli altri ci portano, se ci rispettano significa che probabilmente abbiamo qualcosa di buono da dare, da trasmettere,
sforzarsi di mantenere e far andare bene per il verso giusto ciò che si possiede (il lavoro, la casa, le amicizie, …)
staccarsi dallo scoraggiamento, crederci comunque fa diventare l’illusione realtà
imparare a godere delle cose piccole quotidiane".

Oggi, 8 marzo 2009

Pubblicato: 8 marzo 2009 da massitutor in Uncategorized

Una storia, una donna Stefania Bassani, poetessa della Bar Boon Band.

la trasferta

Pubblicato: 4 marzo 2009 da massitutor in carcere, tutto cominciò così
legge-uguale-per-tutti"Guarda Sandro, secondo me siete stati voi". E’ con questa bella certezza assicurativa sulla mia vita, ho salutato l’ avvocato che doveva difendermi ho guardato il mio cane già stanco  di ascoltare, lui aveva già capito, e sono ripartito per Bologna più fiducioso di prima che sono nella merda fino al collo. Va bene non sono un santo, e nella mia lunga vita da vagabondo ho visto e mi è successo di tutto ma questa storia di rapinatore a mano armata con tanto di sparo, con me che in una macchina rubata aspetto il mio complice con tanto di sgommata, roba da natural born killers, questa no! Mi giunge proprio nuova anche perché non è mai successa; o meglio è successa ma non siamo stati noi.
Gli attori principali di questa bella scampagnata a Milano siamo io, Pepe, un solerte farmacista e tutte le forze dell’ordine che, con grande professionalità, hanno dato un contributo notevole alla riuscita del film (mannaggia a sti stronzi).
Ma anche noi come stronzi abbiamo dato il massimo direi che siamo proprio da oscar.
Vi racconto brevemente ‘sta cazzo di storia. Io e il mio amico Pepe decidiamo di andare a Varese per incontrare mia figlia e per fare un giro fuori da Bologna. Abbiamo 50 bei euri e quindi non abbiamo problemi per mangiare o pagare i biglietti. Arrivati a Milano facciamo una passeggiata visto che non la conosciamo per nulla. Ci siamo raccomandati di stare tranquilli, ma ad un certo punto i nostri sguardi fanno quello che non dovevano fare, si incrociano come quelli di due innamorati. Ci siamo senza dubbio capiti. Parte subito la ricerca del posto e tra autobus e tram raggiungiamo l’estrema periferia di Milano. Cosa fanno due ragazzi come noi che vengono da Bologna ed ora sono all’estrema periferia a Milano? Fatevi una domanda e datevi una risposta. Decidiamo di andare via ma ad un certo punto accade l’incredibile, l’impensabile ma soprattutto accade che siamo circondati da quattro sbirri che dopo diventano sei che poi diventano undici. Ci perquisiscono, non trovano quello che cercano, ma ci arrestano lo stesso. Io guardo inutilmente Pepe come se fosse il mio guru ma raccolgo uno sguardo più attonito del mio. Non sappiamo cosa abbiamo fatto ma sappiamo che siamo nella merda. Ci tengono in caserma a Rozzano in manette. CAZZO LE MANETTE, le ho viste nei film, nei cartoni, nei sexishop, ma alle mie mani no, e penso minchia che sballo siamo su scherzi a parte! Cerco qualche bella valletta ma nulla, le mie vallette sono i caramba; verrebbe da dire caramba che sorpresa! Verso la una di notte ci danno la bella notizia. Oh finalmente vedrò il famoso grand hotel, non vedevo l’ora e non sapevo come ci si poteva entrare, che documenti presentare, con chi dovessi parlare, ma per fortuna ci hanno pensato loro senza aver fatto nulla mi fanno e ci fanno questo bel regalo. se fossimo liberiIl capo d’accusa è rapina a mano armata per Pepe e per me un bel favoreggiamento con tanto di furto d’auto. La nostra difesa è INNOCENTI, che verrebbe da ridere se non fosse stato che questo incubo è toccato a noi. Inutile dire che nessuno ci crede ne il giudice ne l’avvocato Carlo Buono che sentendo sta gran bontà di cognome abbiamo capito che abbiamo proprio sbagliato giornata. Ora senza farla tanto lunga tutto ciò cosa comporta: in primo luogo che dopo tanti anni passati tra alti e bassi finalmente avevo trovato una linea nella mia vita con degli obiettivi importanti che partono dalla mia qualità di vita, al lavoro, passando alla vita privata con un riavvicinamento a mia figlia che ora è stato bloccato e anche all’allontanamento di persone a me vicine che ora hanno un dubbio enorme, cioè: "ma avrà veramente fatto quello di cui è accusato?". Io posso solo dire la verità: cioè che non ho fatto nulla di quello di cui mi si accusa.
Quindi spero come una barca in mezzo al mare senza remi che esista veramente una giustizia; lasciandovi (penso anche voi nel dubbio) alla prossima puntata di questa tragica trama da film a cui diamo il maggior riconoscimento ai veri attori non protagonisti, ovvero l’oscar a chi ha fatto la rapina. Detto questo mi rimetto (nel senso che ci vomito sopra) alla clemenza della corte.

Fermata via del Porto

Pubblicato: 3 marzo 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, pensieri in libertà
Tutti sanno quanto sia dura vivere in mezzo alla strada e ci si arrangia come si può, specialmente quando fa freddo, ma abbiamo qualche rifugio dove la gente può andare: una sala scomesse o in via del Porto dove un buon caffè…
casa_vianello copy

Camminare nel freddo e dire
di quanto desiderio si abbia
di incontrare qualcuno
che ti riscaldi il cuore
in quella mezzora d’amore

e poi in due su un unica strada
con la mano nella mano
tanto per combattere
questo freddo che ci circonda

rifugiarsi in una sala scomesse di città
per capire di quanto si sta bene in un
luogo caldo, guardarsi negli occhi
e di nuovo capirsi, volersi bene
sopratutto sempre insieme

su questo percorso dove dividi il tuo tempo
con quella difficile strada he devi percorrere
in quei giorni che vorresti altro
ma hai solo quello

Che il tempo sia brutto o bello
in quei pochi rifugi dove il tuo silenzio
chiede una mano a chi capisce
‘in una sala scomesse’
o in un centro diurno dove
anche un semplice caffè può dire la sua

e quando questo nostro amore va oltre,
quasi come una promessa
sempre insieme

perchè è sempre insieme che
si combatte in questa vita
perchè è sempre insieme
che si combatte in questa vita

camminare nel freddo e dire
di quanto desiderio si abbia
di incontrare qualcuno
che ti riscaldi il cuore
in quella mezzora d’amore

e poi in due su un unica strada
con la mano nella mano
per combattere questo
freddo che ci circonda.

Bella storia!..

Pubblicato: 2 marzo 2009 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, dormire

Da Tecnocinio. Max Wallack è un simpatico ragazzino un po’ in carne di 12 anni che ha appena vinto il concorso Trash to Treasure indetto da Design Squad. Rivolto ai giovanissimi, premiava l’invenzione pratica e fattibile più interessante che coinvolgesse il recupero di rifiuti.

Sì va bene, ok, bella storia, divertente e sicuramente funzionale… Però? Ogni tanto salta fuori una nuova invenzione rivolta agli homeless: la giacca che diventa sacco a pelo; il sacco a pelo che diventa casa; il cappello che diventa doccia e lo zaino che si trasforma in roulotte. Il fatto è che tutti questi attrezzi da spedizione al polo nord non risolvono il problema fondamentale della convivenza, di un reale reinserimento nella società. Le leggi poi non seguono con altrettanto entusiasmo questo genere di invenzioni: cosa succederebbe se provassimo una dozzina di questi igloo in Piazza Maggiore a Bologna? Cosa ne penserebbero i vigili?