Riportiamo un articolo dal periodico online Vita.it, nel quale si afferma che, secondo una ricerca del Ministero delle politiche sociali su cinque città italiane, Bologna sarebbe un polo attrattivo rispetto alle persone ai margini della società. A quanto pare Bologna sarebbe un’eccellenza nei servizi sociali e nell’accoglienza per i senza tetto.
Ma sarà poi vero? O meglio: cosa ne pensate? Rispetto alla vostra idea di città, all’esperienza personale o rispetto al lavoro che fate dentro o attorno ai servizi.
Se non qui, dove?
Il Ministero delle politiche sociali presenta oggi una ricerca sui senza dimora in 5 città italiane
Addio, homeless. Addio, soprattutto, a una visione che li definisce in termini di mancanza, "less". Il rapporto degli homeless con gli spazi urbani e con l’offerta cittadina di servizi, infatti, è caratterizzato da un utilizzo competente e strategico delle limitate risorse accessibili. Gli homeless cioè oggi sono "ispettori dell’accoglienza". Tant’è che girano mezza Italia e poi cercano tutti di approdare a Bologna, dove ci sono i migliori progetti per il reinserimento sociale.
A dirlo è una ricerca che verrà presentata oggi dal Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali: gli studi realizzati in cinque città – Bari, Bologna, Genova, Milano e Roma – hanno osservato che dagli homelss viene una domanda di beni che va ben oltre lo schema semplificato della ricerca di cibo e di rifugio notturno. Essa si concretizza, per esempio, nell’esigenza di accedere alle biblioteche e fruire dei loro servizi o in quella di disporre dei mezzi pubblici in modo regolare per organizzare i propri spostamenti nell’area urbana.
Davanti a queste richieste, che si collocano al di fuori della definizione per difetto degli homeless, gli operatori sociali e i servizi sembrano in difficoltà e agiscono spesso in modo poco flessibile. Le regole delle strutture rischiano infatti di determinare un loro utilizzo rigido che mal si concilia con l’effettivo perseguimento dell’indipendenza degli utenti, imponendo una griglia di intervento che rischia di soffocare la capacità di avvalersi in modo autonomo e creativo delle poche risorse disponibili. Il pericolo allora è quello che si produca come effetto, involontario ma non per questo meno reale, la gestione della vita dei soggetti assistiti secondo i principi di una economia di semplice sussistenza, da cui non potranno mai emanciparsi.
Bologna
Bologna rappresenta un’eccellenza nei servizi sociali e nell’accoglienza per i senza tetto, una sorta di approdo per tutti coloro che si spostano da una città all’altra in cerca di condizioni migliori. D’altra parte, però, il luogo di accoglienza, (il centro d’accoglienza Beltrame) sembra essere vissuto solo come luogo di passaggio dal quale uscire con un progetto individuale di "reinserimento". Questa impostazione crea distanza tra gli ospiti, che rifiutano i rapporti tra loro, tutti protesi all’uscita dal centro in una sorta di competizione interpersonale. La ricerca mostra come invece sarebbe opportuno rafforzare la funzione residenziale di un centro simile, promuovendo la dimensione coabitativa.
Bari
La ricerca narra dei vissuti e delle storie di 22 persone senza dimora che vivono nell’area metropolitana di Bari e mette a fuoco come l’avere o meno un riparo presso una struttura di accoglienza non risolva l’emarginazione e l’esclusione sociale di cui gli homeless sono destinatari. La ricerca, attraverso l’analisi condotta con t.lab (software per l’analisi quantitativa di dati qualitativi) mette in luce la rappresentazione polarizzata e differenziata delle forme di exit e di nuove politiche sociali suggerite dai diversi stakeholders.
Genova
La ricerca ha come oggetto le modalità di produzione dell’immagine del senza fissa dimora, con i suoi tratti stereotipi, prendendo in considerazione il ruolo giocato dalla stampa locale con l’analisi di articoli usciti tra la fine del 2007 e il 2008 e del materiale promozionale di uno degli enti genovesi, mostrando i meccanismi di discorso attraverso i quali gli homeless sono ridotti a non-persone.
Milano
La ricerca si è concentrata sui modi attraverso cui le persone senza dimora possono difendere il proprio sé, gestendo la frattura tra auto ed etero attribuzione identitaria che colpisce le persone segnate dallo stigma e da processi di inferiorizzazione. Il secondo aspetto chiama in causa la diversa declinazione dei bisogni e delle priorità da parte del sistema di intervento locale e da parte delle persone senza dimora.
Roma
La ricerca intende indagare i rapporti delle persone senza dimora con la città, nella prospettiva di suggerire ipotesi operative di intervento per una riconfigurazione dei servizi che li renda più aderenti alle istanze, alla soggettività e al desiderio di emancipazione degli "homeless". L’indagine ha smentito, attraverso l’analisi sia delle storie di vita sia delle interviste a stakeholders e rappresentanti dei servizi, lo stereotipo di una marginalità vissuta come scelta o rottura rispetto a un contesto di vita "normale" e posto in rilievo la dolorosa condizione di invisibilità sociale dei senza dimora.

Il 20 giugno di ogni anno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dalle Nazioni Unite per dare voce alle migliaia di persone costrette ad abbandonare il proprio paese a causa di guerre, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. Oggi nel mondo i rifugiati sono 12 milioni. L’Italia ne ospita 45mila.
Nei prossimi giorni ci saranno le elezioni amministrative di pari con quelle europee, e subito salta al naso una cosa molto singolare, cioè per quanto riguarda le locali ci sono tanti candidati che sono molto poveri di programmi, a parte le solite cose sulla sicurezza, dove è sempre il povero e l’immigrato il nemico potente da combattere, e dove tutti promettono di potenziare la presenza di polizia( ma la dittatura non era già finita?), tralasciano una delle vere problematiche di questi anni. C’è un filo e non tanto sottile che lega le elezioni europee alla crisi economica-sociale che sta tartassando questi anni e di cui gli effetti e danni ancora non sono prevedibili.Allora, parlando di amministrative non si capisce come in un momento di crisi come questo, non si ricorda recetemente un numero di cosi tanti candidati con liste civiche (quindi autofinanziate), si sia mai presentato; è palese che dietro ci sono almeno i tre partiti maggiori che non si espongono, quindi viene a mancare uno dei principi fondamentali del voto, la trasparenza di chi governerà. Dal punto di vista europeo invece non ho letto in giro un programma uno di forze politche italiane a Bruxelles, come a dire che il governo italiano snobba le europee, e non per una mancanza di progetti, anzi al contrario, sono proprio i progetti di questo governo a cozzare con le direttive europee , come i diritti umani o la linea economica tenuta dalle banche sempre più americanizzate, ma senza avere ne la liquidità ne la politica econica americana; il governo italiano deve capire che sta in Europa e non essere il 53° stato americano, e per di più ha la sfrontatezza di mettere ai margini la grande posizione logistica e strategica che l’italia ricopre.
Evidentemente queste cose vengono tenute lontano dalle persone votanti a cui gli si da in pasto molto più volentieri un "Noemigate" hehehehe, scusate se rido, e di "veline volanti" a feste a base di …..non siamo nati ieri, piuttosto che il vero problema di cui l’Italia soffre, ovvero uno stato sociale che non c’è. Lo stato, o patto sociale per qualsiasi paese è importantissimo, perchè l’esistenza di uno stato sociale è il termometro della reale condizione sociale e di lavoro operaio in cui versa una nazione. Senza l’esistenza di questa che è un istituzione, per la quale non abbiamo nemmeno un ministro (quello del welfare è del tutto fuori luogo) un paese rischia di non vedere mai l’inizio di qualsiasi precipizio. Lo stato sociale serve ai precari ed ai disoccupati cronici per non abbassare la soglia di povertà e di qualità della vita. Nella maggiorparte dei paesi economicamente avanzati democratici e anche comunisti è almeno assicurato un piccolo sussidio, un tetto sulla testa e almeno un lavoro a contratto determinato, in modo da non distruggere famiglie, di non aumentare la delinquenza, ed in definitiva di non sfaldare dei valori di vita basilari che sono il collante della società civile tra ricchi, benestanti, medio borghesi e poveri. Il patto sociale invece è appunto una mediazione tra imprese, stato e banche, che assicura una sempre miglior qualità della vita a chi lavora e assicura che i soldi che un lavoratore guadagna vengano spesi senza strozzinare le tasche del lavoratore; in questo momento della nostra vita sono appunto le piccole e medie imprese ad essere colpite, con continui tagli di personale e con la mancanza di acqirenti da parte delle vecchie aziende, basti pensare che il trenta per cento delle medie-piccole imprese è gestito da imprenditori con i capelli bianchi e spesso senza successori, ed eventuali successori o nuovi a dirigere una impresa per prima cosa fa tagli al personale, in modo da avere subito profitti i primi anni e allontanare il rischio di fallire subito. In pratica i nuovi imprenditori non rischiano, anche per colpa delle banche che sono sempre lì come fossero avvoltoi. E’incredibile come la casta dei banchieri abbia il privilegio e l’arroganza di fare strozzinaggio legale contro chi cerca di fare andare avanti l’Italia.

«C’erano delle scale, ma arrivavano solo al primo piano», ha raccontato un’altro testimone, Dariusz Janyszko, fratello di una delle vittime. In Polonia li chiamano «hotele socjalne», ostelli sociali. Sono case fatiscenti gestite dalle amministrazioni locali e vengono usate come strutture provvisorie per ospitare famiglie povere che non possono permettersi il lusso di una casa. Gli ostelli sociali sorgono un po’ ovunque sul territorio nazionale e mancano delle più elementari misure di sicurezza. All’ostello di Kamien Pomorski, la cittadina di 9.000 abitanti dove si è consumata la tragedia, mancavano le scale antincendio. Sono ancora ignote le cause che hanno scatenato le fiamme all’interno della struttura. Forse un fornello a gas che le persone ospitate negli ostelli usano per cucinare nelle camere, visto la mancanza di cucine in questo tipo di strutture. Il capo dello Stato, Lech Kaczynski, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.