Archivio per la categoria ‘dormire’

Monolocale

Pubblicato: 8 luglio 2008 da massitutor in dormire, la vita è un cantiere
monolocale
Bologna
Prezzo di vendita: Zero
Un unico ampio locale
Stato: rifinito
VIADELPORTO. Zona centro, vicino al MAMBO.
In piccolo gruppo di unità indipendenti; vendiamo nuovo da impresa (di fabbrica veramente), monolocale luminoso con angolo cottura, ampio bagno in comune, con finestra e armadio, divisibile notte/giorno. Comodo ai servizi. Possibilità di personalizzare le finiture. Materiali di costruzione ecologici ed ecocompatibili. OTTIMO INVESTIMENTO.

Lost Angels

Pubblicato: 6 giugno 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, dormire, viaggio

immagini da Skid Row (Los Angeles)Qualche tempo fa ho incontrato Alfredo Falvo: un giovane fotografo che è stato quattro mesi a Los Angeles per fare un libro sul quartiere Skid Row. Ed ho imparato due cose: intanto che Skid Row non è solo il nome di un gruppo tamarro ormai fortunatamente estinto: il termine “Skid row” nasce dalla tipica storpiatura dello slang statunitense del termine “Skid road”, cioè le strade usate da chi trasportava legname e che per non impantanarsi metteva sul selciato assi (gli skids appunto), oggi per gli americani è un simbolo: andare in malora, fare bancarotta, finire per strada e perdere tutto. Inoltre è il nome di un quartiere ai confini della città di Los Angeles (vicino a Hollywood) popolato da homeless, veterani, gente povera, pensionati, disoccupati…
Sono state concentrate lì tutte le associazioni e le missioni che si occupano dei senzatetto. La violenza e il pericolo di morte sono dietro ad ogni angolo, a dei livelli che mi vergoigno a sintetizzare in queste poche righe. Decine di migliaia di persone dormono per le strade, altre possono permettersi una pulciosa pensione per una ventina di giorni e l’ultima settimana se la fanno in strada.
L’ho ascoltato raccontare, ho visto
il suo reportage (Lost Angels, appunto) e quelli di altri fotografi e penso al Centro diurno, al Drop in, penso alla zona di via Sabatucci, penso a Piazza Verdi e al nostro degrado casereccio, che puzza di piscio e lasagne.
Ci meritiamo tutto.

nella 25MA ora...E’ l’ora dei passaggi, degli svuotamenti e dei riempimenti, è il tempo che fa da cuscinetto fra le varie fasi della giornata. La venticinquesima ora non la si vive: la si attraversa. Solo se vivi la strada, come Andersen, puoi raccontare la venticinquesima ora. Massitutor

Come ben sapete io vivo in strada e ho fatto un po’ caso a quello che  per me è Bologna di notte. Ma vorrei partire, da come la città, ad una certa ora, si svuota per riempirsi nuovamente, ad un’ora che è sempre la stessa, diciamo che non in tutti i luoghi della città è lo stesso: per cui devo fare un tragitto che prende i due volti della città. Partiamo dall’ora di quando lascio il laboratorio di informatica che frequento diciamo assiduamente,  (ringrazio di cuore gli operatori del centro diurno  che consentono di farlo) saranno le 17,30 circa e a quell’ora di gente per strada c’è ne ancora tanta ma nemmeno due ore dopo, diciamo che diventa meno affollata, anche perché cominciano a chiudere molti negozi di via indipendenza come i tabaccai , alcuni bar e quasi tutti se non tutti i negozi di abbigliamento, e poi diciamola tutta: hanno il sacrosanto diritto (almeno loro) di tornare a casa, dopo una giornata di lavoro, e in giro la gente ha fretta di tornare a casa dopo essere scese dal treno vedi le persone incolonnarsi come un torpedone di formiche, che ad ogni angolo della via si ramifica nei vari vicoli, sia di via Indipendenza che di via Marconi. Vanno a casa. Ma molti altri si fermano nei vari bar di via Ugo Bassi per l’aperitivo e facendo un piccolo antipasto, che per me sarebbe una cena completa, dato che a volte non mangio anche per due giorni di seguito, ma lasciamo perdere, siamo invisibili alla società frenetica di oggi. Siamo all’ incirca alle 20.00 e si vedono i camerieri riassettare chi all’interno, chi all’esterno nei gazebo o come diavolo si chiamano. Intanto data l’ora mi avvio nei vicoli ed esco alla Coop, che una volta aveva anche accesso da via del Porto. Districandomi nei vari vicoli che non sto qui ad elencare (anche perché non me li ricordo) mi avvio verso piazza Verdi. Qui è tutt’altra cosa: gente ovunque, ragazzi sia dell’Università che ragazzi che vivono in strada, in simbiosi tra loro; diciamo pure che la maggior parte di loro hanno chi una birra, chi una canna, o chi la sta facendo; non conosco tanti di loro, ma alcuni sì, e se mi fermo ci escono pure due tiri per me. Io mi fermo, anche perché non batto spesso quella zona cosi mi aggrego a loro prendo una birra dal Pakistano,  se ho i soldi, ma anche se non li ho offrono loro o viceversa tra noi poveri disperati ci si aiuta perché sappiamo cosa vuol dire vivere in strada. Rimango lì  fino alle,  diciamo 21,30 ma non sempre alcune e rare sere, per cui siamo in via di tornare a "Casa" in stazione,  ma decido di non andarci mai subito come al solito e tornando per i vicoli ci sono ragazzi ovunque, c’è chi va e chi viene, uscito su Via Indipendenza salgo su verso Piazza Maggiore, alcuni e rari bar sono aperti, hanno i tavoli fuori con gente seduta, e con davanti qualcosa da bere, così scopri che tanti non sono italiani, sono turisti di varie nazioni che ho anche incontrato percorrendo la via del ritorno. Si ripopola la città: persone con macchine fotografiche o cellulari con fotocamera che flesciano ovunque, ristoranti pieni con davanti ogni ben di Dio e se riesco scrocco qualche sigaretta da fumare prima di andare a dormire, vivere la notte mi ha sempre affascinato, ma ora non è più per me, come si dice dalle mie parti "senza soldi non si cantano messe" per cui la stanchezza si fa sentire, mi avvio lentamente verso "Casa" e intanto trovi gente in entrambi i sensi di marcia. Trovo un cartone da mettere sotto al mio "letto" sacco a pelo. Questo è il terzo solo da quest’anno e non ditemi di non sapere il perché. Scendo le scale, e vado al mio solito posto, perchè ognuno di noi occupa sempre lo stesso, ma non dormi mai tranquillo e un dormiveglia, al minimo passaggio ti svegli per non trovarti la mattina seguente senza lo zaino o senza le scarpe. Stanco morto vi lascio con una buonanotte, (almeno per voi) io domani devo alzarmi presto: alle 5,30 prima che la città riprenda a pulsare.

Colto di sorpresa ed assolutamente entusiasta pubblico qui un’articolo-inchiesta inviatoci da un ragazzo che ha vissuto la strada. Conosce il nostro Blog, si è spostato a Firenze ed ha scritto un articolo sulla prima accoglienza dell’importante città toscana. Sinceramente una delle migliori cose che mi è capitato di leggere in questi mesi. Si fa chiamare Bruco e ha promesso di proseguire questo rapporto di collaborazione. Sarebbe molto bello e aspettiamo di seguirlo nel suo percorso in giro per le strade d’Italia. Grazie e a presto. Buona lettura, ne vale la pena.

avatar_asfalto

Veltroni quache tempo fa disse che al termine del suo incarico come sindaco di Roma avrebbe abbandonato la politica italiana per occuparsi dell’Africa, sostenendo che la politica non dovrebbe essere un mestiere ma una sorta di passaggio transitorio ed appassinato nella cosa pubblica, ed al tempo stesso un modo per garantite il necessario ricambio della classe politica.
Mentre il terzo mondo attende l’apertura di nuove sale cinematografiche ed un festival del cinema africano io torno alla mia di Africa: la strada in cui ho vissuto per circa tre anni e mezzo per fare il punto della situazione sull’accoglienza e i servizi per coloro che vivono o finiscono in strada.
Ho indossato per un giorno i panni di un senza fissa dimora di primo pelo e per essere credibile mi sono costruito una storia ed un profilo
oggi sarò un ragazzo che da alcuni giorni ha perduto la casa perchè non riesce più a pagare l’affitto, con unvalidità civile all’ ottantacinque per cento, visto che il dato è reale porto con me i documenti che lo attestano, porto anche il contratto d’affitto che in una sua clausola capestro prevede l’immediata cessassione del contratto se entro il cinque di ogni mese non venisse pagato regolarmente l’affitto. Per l’aspetto esteriore non ho dovuto far nulla, da quattro mesi dormo con gli tessi vestiti che porto nell’orto e con cui vado a lavorare, aggiunto al fatto che il poco sapone che langue sulla mensola del bagno è privo di istruzioni ed io diffido.
Il copione mi pare ben confezionato così anche i costumi ed il trucco, l’ambientazione, lo sfodo sarà la città di Firenze in cui abito da circa quattro mesi.
Parto dalla stazione centrale che da sempre in ogni grande città è un’idicatore di povertà, è li che si ritrovano barboni, tossicodipendenti, il piccolo spaccio e il ritrovo di emarginati di varia natura e nazionalità.
Ad eccezione di un gruppetto di senza dimora che stazionano permanentemente sotto una tettoia fuori dalla stazione e che pare non essere motivo di interesse per la polizia ferroviaria, non trovo situazione di degrado di nessun tipo, stazione pulita e ben presidiata e così anche all’esterno. Con lo zaino in spalla ed il mio costume da barbone catturo lo sguardo di molti passanti, ma questo accade sempre quando vengo in città da libero e integrato cittadino. Fuori dalla stazione trovo un parcheggio per il noleggio di biciclette, un segnale di ecologia e modernità degne di una città moderna. E’ gestito da una coperativa sociale, l’operatrice tenta una difesa dal freddo infagottandosi in due cappotti legge una rivista, mi accoglie con una certa ruvidezza, con tono polizziesco mi chiede se ho i documenti e sono residente perchè altrimenti sono cinque euro al giorno anziche due per i residenti. Desisto.
Per orientarmi porto con me la seconda pagina di Fuori Binario il giornale di strada di Firenze, sono indicati i servizi pubblici e privati rivolti agli adulti in difficoltà: mense, centri di ascolto, dormitori, bagni docce pubbliche e persino un deposito bagagli, cinquantanove servizi in tutto, manca la voce “dormitori pubblici” e non certo per disattenzione di Fuori Binario. Non so come intrepretare questo dato, ma lo registro. Il barbone che sto impersonando direbbe: “E io dove cazzo vado a dormire?” Al corredo del mio barbone mi tocca aggiungere un aspetto emotivo che non avevo previsto e cioè una giusta dose di ansia, indignazione o rabbia a seconda del vivello culturale e di civiltà del malcapitato. Opto per una dose moderata dei tre elementi. Ma accade un’altra cosa che non avevo previsto e di cui prenderò coscienza solo il giono dopo; il giovane che si diletta a fare del giornalismo sociale si fonde lentamente con l’altro giovane finito in strada, ne nasce una nuova figura “Il Barbone col taccuino”.
Grazie alle indicazione della ruvida operatrice del noleggio delle biciclette mi dirigo allo sportello “Accoglienza e Integrazione” di via Giuseppe Verdi nel centro di Firenze, una grossa struttura che accoglie diversi servi ed uffici, compreso l’ufficio delle entrate.Racconto quella che ormai è diventata la mia storia, ma l’uscere preposto al primo contatto con il pubblico mi dice che il servizio è rivolto solo ed esclusivamente ai residenti della zona centrale di Firenze, cerco di insistere ma ottengo solo un’indicazione verbale per l’Albergo Popolare in via Delle Chiese, altri tre quartidora di cammino.
La considerazione che ho immediatamente fatto è quella che ho maturata da tempo e cioè che il diritto sancito per legge si perde di fatto nelle successive regolamentazione: leggi, regolamenti, eccezioni, per poi perdersi in pochi passaggi.
Chiedere spiegazioni non serve, potresti senrti rispondere “Le leggi non le faccio io” oppure “Caro signore ha mia sentito parlare di legge Regionale o di decentramento”? Ovviamente il giovane che ho portato in scena è appena finito in strada, allo scuro da tutto questo, sa solo che è finito in strada e cerca un posto per la notte, ma a lui viene in qualche modo ricondotta la responsabilità della sua condizione, e se il mal capitato non è abbastanza accorto potrebbe lui stesso ritenersi l’unico responsabile di ciò che gli accade, e che forse sarebbe stato suo dovere leggersi per tempo l’ultima finanziaria o perlomeno sfogliare il Sole 24 ore di tanto in tanto.
Mi dirigo all’Albergo Popolare cercando di incassare il colpo, affranto e rabbioso. Ad un certo punto incrocio in una vetrina la mia immagine ed in un attimo mi riapproprio della mia storia reale, sorrido ed il passo torna ad essere sostenuto e fiero, vedermi così bello però potrebbe solleticare il mio compiacimento e farmi perdere la postura pigra e rassegnata tipica di chi vive in strada. Troppo orgoglio e dignità non sempre favoriscono le relazioni di aiuto, sarebbe bene addomesticarle e ridurle ad ulmilta e compostezza. Mi impongo di non cercare più la mia immagine nelle vetrine e quando finalmente arrivo allo sportello dell’Albergo Popolare racconto all’operatrice la mia storia, non un filo di rabbia nulla che possa indisporre la mia interlocutrice; senza coscienza sono ripiombato nel personaggio. Il posto letto sarà disponibile fra cinque giorni e per i non residenti solo per quindici giorni e totalmente gratuito, scaduti i quali si paga un euro al giorno, non ho però chiaro se questa seconda fase è valida solo per i residenti, poco importa, l’obbiettivo resta trovere un posto letto entro sera. L’operatrice mi suggerisce gentilmente di rivolgermi in via del Loene all’associazione Arcobaleno pochi isolati più in la. Trovo un’operatrice molto gentile, che mi dice che purtroppo si occupano solo di residenti in carico ai servizi e mi suggerisce di fare richiesta in comune per la residenza fittizia, e con il tagliando dell’anagrafe di rivolgermi ad un assistente sociale con la quale una volta individuato un percorso potrò in seguito accedere ai loro servizi (un letto) e ad alcune mense. Nel frattempo si adopera per cercare l’indirizzo della Caritas di cui però non conosce bene il servizio e dunque con il foglietto scritto a mano mi dirigo in via Del Porcellana 28 “San Paolino”.
Registro che come Bologna anche Firenze attua la politica dell’accoglienza dissuavisa e cioè “Io ti accolgo, ma non ho quasi nulla da darti”.
Non c’è tempo per le considerazioni è quasi l’una, ho fame mi fanno male i piedi e come se non bastasse ho la vescica che spinge, in campagna sono abituato a farla fuori ma qui la trovo dura, di andare in un Bar non se ne parla di certo, conciato da barbone e anche un filino incazzato per questo frustrante pellegrinaggio mi tocca incassare pure l’indisponenza di un barista, magari non capita ma non voglio correre rischi. Mi rifugio in un internet point gestito da un indiano, fino a prova contraria io sono al mio paese e l’immigrato è lui, non dovrei avere problemi in questa relazione. Un volo in bagno e una breve occhiata alla posta eletronica, e con settantacinque centesimi ho preso due piccioni con una vescica, la mia. Va detto che in “emergenza fredo” le cose sarebbero andate differentemente, avrei trovato da dormire sicuramente in breve tempo, difatti il comune apre per l’occasione e solo per questa una struttura gestita all’Ospitale delle Rifiorenze gestita da una giovane cooperativa che al termine dell’emergenza freddo chiude per i barboni destinando poi la struttura al turismo giovanile che altrimenti non potrebbe transitare per Firenze. Sono le quattro del pomeriggio, sono stanco e posseduto dal mio sconfitto e rabbioso personaggio, voglio solo tornare a casa, riposarmi e bermi almeno un paio birre.
Mi sento mesto e riflessivo come un piccolo Bertinotti.

Girotondo

Pubblicato: 4 marzo 2008 da massitutor in dormire, morte

Una brutta storia già vista e raccontata tante volte purtroppo. Arriva la sera al dormitorio, lentamente (molto lentamente) la pace avvolge le stanze; arriva la notte, quella profonda. Un ragazzo si sente male, un uomo è malato e nessuno lo sa. Arriva il mattino, un operatore, come mille volte, sale le scale per dare la sveglia, ‘che inizia un’altra giornata di giri e sbattimenti. In una stanza di tre persone un ospite, un poeta, un uomo è morto. Mentre gli altri dormivano, mentre altri si svegliavano. E sarà una cosa dura da raccontare. E sarà una cosa che va anche sul giornale. E sarà la solita ballata della morte che ogni tanto fa visita nei nostri territori. Perchè qui si muore presto, perchè qui si muore all’improvviso. Spesso senza salutare.
E’ stato un fine settimana piuttosto ingrato per la gente che vive questo lato della strada: ci hanno lasciato Massimiliano e Giorgio. Li salutiamo con affetto insieme alle persone che li hanno conosciuti. Lo facciamo con questa ballata di Branduardi interpretata da Gianni. E andiamo avanti.

Il dito o il braccio?

Pubblicato: 29 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, dormire, lavoro, politica

posto_letoLe risorse son quelle che sono, ogni anno sermpre di meno, e posso assicurare che i servizi non danno "per modo di dire" un aiuto, l’impegno é enorme, sono le esigenze degli utenti, ospiti, o poveri di oggi, che sono diventate una pretesa,  insomma dai un dito ma si pretende un braccio, e questa diventa una situazione di agio. Fino a un anno e mezzo fà la politica delle strutture era quella di concedere un tempo illimitato a tutte le persone senza un tetto, una sorta di riuduzione al danno perenne, ma il risultato finale é stato quello di fossilizzare ancora di più le persone, cazzo !!!..é normale, quando hai un posto caldo, da mangiare e lavarti viene automatico pensare; ma chi me lo fa fare di trovarmi un lavoro?! Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, c’é chi ha bisognoso davvero e si trova in una situazione di disagio, ma c’è chi ci marcia sopra e le pretese sono sempre di più. Adesso, da circa un anno a questa parte la politica dei dormitori, sia per un imposizione del Comune che per decisione delle cooperative sociali é cambiata sostanzialmente: le persone hanno un tempo di permanenza trimestrale rinnovabile mensilmente, gli ospiti possono rimanere per più tempo, ma con un progetto alle spalle, una borsa lavoro, un corso di formazione, un qualcosa che dimostri che la persona sta facendo un piccolo passo per sè stesso.
Un altro aspetto negativo dei dormitori é l’occupazione di posti letto, sottratti "si fa per dire" a persone che ne hanno veramente bisogno, mi spiego meglio; ci sono ragazzi che gli é stato assegnato un posto letto, ma per il fatto che lavorano di notte, molto spesso rientrano alle 7 di mattina per poi uscire alle 8, togliendo la possibilità ad un altra persona di usufruirne. Purtroppo attualmente a Bologna (e questa é una nota a sfavore) esiste solo il Centro Beltrame che, per chi non lo sa é una struttura polifunzionale: dormitorio di primo e secondo livello, servizio sociale adulti, drop in e lista unica. Personalmente se avessi soldi da investire oppure l’autorità di suggerire al Comune ed avere voce in capitolo, investirei in questo senso: cioé, un altro "Beltrame!", o un semplice posto dove può riposare chi lavora di notte, che ormai sono la maggior parte. Parecchi di questi lavoratori sono Somali oh Eritrei e il lavoro di facchinaggio notturno sappiamo essere un accesso più facile al mondo del lavoro.
Si parla tanto di degrado, di persone che bivaccano negli angoli piu nascosti della City, ma di concreto per risolvere questo problema non vedo niente, sembra che il Comune sia troppo impegnato a far sgomberare i collettivi autonomi come il crash o altri centri sociali autogestiti. Fanno i dispetti, sgomberano e parlano, sgomberano e riparlano, un gran vociferare ma stringi stringi(?!?), comincia a metterci qualche letto in uno dei tanti capannoni vuoti o appena sgomberati, avremmo sicuramente più gente protetta e meno per strada, si comincia cosi, é iniziato cosi anche il Caracci, e il Sabatucci pensa un pò, negli Anni 80 era di legno.
Comunque tutto questo degrado non lo vedo, se svaccarsi per terra a far ballotta a bere qualcosa e far 2 spini lo vogliamo chiamare cosi…va bene, ma non spaccate i maroni. In piazza verdi, come in Santo Stefano il 90% dei ragazzi sono studenti, ci sono sempre stati e ci saranno sempre; come mai 15\20 anni fà non si parlava di degrado, ma di risorse che venivano da fuori? Gli studenti sono il pane di Bologna, quindi vanno tutelati non dargli addosso, perche se per caso dovessero avere un cane, cosa sono punkabbestia? Ormai la gente da addoso ai senzatetto, barboni o chiamali come vuoi, puntano il dito contro gli immigrati, ma non vogliono sentirsi razzisti. Questo non é degrado ma intolleranza.

Blogger: massi9

…ok!! Continuiamo il nostro viaggio nelle città principali d’Italia per quanto riguarda il “piano freddo”, anche se in forte ritardo, siamo alla volta di Torino.
Con la brutta stagione e l’abbassarsi delle temperature, l’Amministrazione comunale  programma l’accoglienza di persone a rischio, avvalendosi della collaborazione del personale della Croce Rossa Italiana, del corpo di soccorso dell’Ordine di Malta, dei volontari di Aizo, Opera Nomadi e Associazione Mamre. Sulla base dell’esperienza degli anni passati è stata riorganizzata al campo di Basse di Stura  fino ad aprile, mentre è gia partito l’allestimento dal 26 Novembre, fino a fine Marzo, di altri due punti di accoglienza straordinari, attrezzati con servizi igienici e container riscaldati per l’ospitalità notturna, situato al parco della Pellerina e nello spazio adiacente alla piscina della Colletta, per un totale di 192 persone dove gli ospiti potranno accedere dalle ore 20:00 alle 8:00 del mattino.
Operatori della Protezione Civile, una trentina tra tecnici e elettricisti hanno installato su pilastri di cemento 16 container, destinati all’accoglienza notturna, oltre a passare la notte e ricevere un pasto caldo e bevande di vario genere, agli ospitati verrà consegnato un buono doccia da poter usare in uno dei bagni pubblici della città. Due container saranno adibiti a bagni con lavandini, mentre l’altro diventerà un ufficio dove operatori della Croce Rossa Italiana durante la notte registreranno le richieste d’ingresso, stessa cosa al parco della Pellegrina, tutti e due i complessi sono accuratamente recintati. Altri 10 nuclei familiari Rom, Sinti e Camminanti (massimo 50 persone) provvisti di loro camper o roulotte saranno accolti per un periodo non superiore a tre mesi nello stesso campo di Basse di Stura. Nelle piazzole vi saranno attacchi a luce e acqua.
L’A.S.L 1 ha partecipato attivamente e “sul campo” fin dal’99 al progetto di integrazione sociosanitaria per sostenere i cittadini ai margini, i cosiddetti homless, dando non solo un posto letto, ma anche assistenza medica e psicologica. Il progetto nel tempo si è ampliato, e grazie anche all’aiuto di altre associazioni è notevolmente migliorato. “Per i nostri operatori impegnati nel progetto, si è trattato di un’esperienza unica, non soltanto da un punto di vista professionale, ma anche umano, perché ha permesso loro di aiutare personalmente persone emarginate, abbandonate e sole”.
Per accedere a questi servizi, basta andare ai giardini pubblici di Porta Nuova, la Stazione e gli angoli delle strade sono diventati le sedi “improvvisate” dei sanitari del Sert dell’Asl 1, che hanno avvicinato queste persone in difficoltà, indirizzandole verso i servizi di cui avevano bisogno.
Questo è quanto raccolto e raccontato con parole nostre, anche avvalendoci di alcuni dati trovati su internet, e altri inviateci dall’ufficio stampa dell’assessorato, per quanto riguarda il “piano freddo, ci sembra giusto fare una panoramica delle strutture funzionanti tutto l’anno. Diciamo che i servizi sono suddivisi sostanzialmente in 2 modi; “Servizi a Bassa Soglia”, tutti quei servizi e quelle strutture il cui accesso è il più possibile immediato e facilitato e non richiede nessuna formalità: case di ospitalità notturna, educativa territoriale diurna, servizio itinerante notturno (Boa Urbana Mobile) ambulatorio socio sanitario, strutture di ospitalità e mense in convenzione con il volontariato cittadino, buoni docce. “Servizi di Primo e Secondo livello” tutti quei servizi e quelle strutture il cui accesso è comunque mediato da un percorso progettuale (le case di ospitalità sono completamente gratuite, gli alloggi di risocializzazione; gli utenti contribuiscono con una cifra a seconda il reddito dell’ospite, e per le convivenze guidate gli utenti danno un contributo di 35.50 euro al mese). Sempre raccogliendo informazioni e dati su internet, abbiamo costatato che la città offre otto dormitori, cinque misti, uno per uomini, e due per sole donne, quasi tutti con una capienza tra i 15 e i 25 posti letto, per un totale di 155, con la possibilità di aggiungere 50 posti per l’inverno, che si vanno a sommare agli altri 192 del piano freddo.
Che cosa è il servizio:
BOA URBANA MOBILE
Il Servizio è attivo tutto l’anno dalle ore 20.00 alle ore 1.00 ed ha la funzione di entrare in contatto con quelle persone che vivono in situazione di emarginazione grave e che non hanno potuto reperire alcuna sistemazione per la notte. Muovendosi per il territorio cittadino in orario notturno il servizio raggiunge l’utenza target presso il luogo di stanzialità offrendo: generi alimentari di primo conforto come bevande calde e coperte, opportunità di relazione e di dialogo ed accompagnamento presso le strutture di accoglienza notturna, secondo la disponibilità e le caratteristiche dei posti riservati per tale servizio (i cosiddetti “posti di emergenza” o “posti BOA”).
Il servizio presta particolare attenzione alle persone in situazioni critiche che rifiutino il posto letto e a coloro che per incapacità o condizioni di salute psicofisiche compromesse possono rischiare la propria vita: per  soccorrere  le persone in situazione di grave disagio vengono contattati i  servizi di emergenza.
Inoltre esiste la possibilita di accedere ai servizi anche attraverso un Call Center, qualora non ci fosse la immediata possibilità per la notte, l’utente sarà iscritto ad una lista di attesa gestita dallo stesso Call Center.
In conclusione, sulla base della mia esperienza fatta l’anno scorso in visita a Torino proprio in occasione dell’apertura di un nuovo dormitorio, ho potuto notare una sostanziale differenza.
A Bologna ci sono 5 dormitori con una media 50 posti letto, a Torino sono 8 con la media di 24 posti. A mio modo di vedere, penso sia più gestibile la situazione di Torino, dove, essendoci edifici che contengono meno persone è meno facile che si formi il cosidetto ghetto.

La qualità della vita

Pubblicato: 11 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, dormire, politica

city viola_post

Mi chiamo Massimo De Laurentiis, e sono a Bologna dal 2000, venni a Bologna durante il periodo di aprile, e dopo qualche mese di vagabondaggio per varie mense e ospitalità saltuarie per le varie Caritas. Entrai nel primo dormitorio che si chiamava il "Carracci" che sono stato lì per vari mesi, dopo di che andai a via del Gomito: dormitorio in cui ho passato la maggior parte del mio tempo, oggi sono ancora lì e sinceramente ormai sentirei il bisogno di una situazione abitativa diversa. Perché io penso che un dormitorio dovrebbe essere qualcosa di transitorio, qualcosa dove una persona utilizza quel luogo come fosse un "parcheggio". Non si può pensare ad un dormitorio come qualcosa di effettivamente concreto e duraturo, diciamocelo chiaro: a nessuno piacerebbe restare in un dormitorio per sempre. Il settore sociale, i sert, gli assistenti sociali e i cosiddetti "addetti ai lavori" devono comunque tener conto di tante problematiche che il mondo dei cosiddetti senza fissa dimora è una realtà sempre più in espansione, che l’essere senza FISSA DIMORA oltre ad un forte disagio sociale non diventi una malattia inguaribile. Lo sperpero di fondi a cui lo Stato va incontro per appalti vari per strutture del più svariato tipo, deve essere finalizzato a migliorare la "qualità della vita" di chi già vive in situazioni precarie. Ricordiamoci che l’Italia è uno dei paesi con maggiori problemi nelle situazioni sociali e questo grazie ad un insieme di sistemi burocratici che da tempo ormai sono radicati nella nostra cara e bella società. E non per essere retorici, ma oggi vivendo in una società dove si esaltano i beni di consumo, i capi firmati, i cellulari dell’ultima generazione, le macchine sempre più lussuose, c’è bisogno di più umanità e altruismo per evitare il diffondersi di sempre più micro-società di emarginati sociali e di ghetti di periferia, altrimenti le città non saranno solo grigie per lo smog, ma anche per la mancanza di umanità.

A tutti quello che possono fare e non fanno, ai cosiddetti uomini di buona volontà, a quelli che da dietro una scrivania dicono "non si preoccupi ci penso io". A tutti di fare qualcosa per chi a voglia di urlare la propria rabbia e troppo spesso non ha voce, perché chi gestisce il potere non da ascolto.

Calamità naturali, danni comunali

Pubblicato: 12 dicembre 2007 da massitutor in civiltà, dormire, inchieste, politica

freddo
Come tutti gli anni ritorna il modesto problema dell’"emergenza freddo" e come tutti gli anni viene da ridere che si parli di emergenza per una cosa che è naturale e che avviene da milioni di anni. Nonostante tutto il freddo continua ad essere considerato una calamità naturale e la protezione civile dirama l’allarme, come se Gozzilla avesse cominciato a calpestare auto e persone. Comunque sia le cose stanno così: a Bologna la struttura adibita all’accoglienza straordinaria delle persone che vivono in strada è in via del lazzaretto, vicino al dormitorio Zaccarelli; tutto era pronto e, dopo aver fatto congelare un po’ le persone fuori finchcè non fosse bello freddo davvero, si è pensato di aprire lunedì scorso. Ma qualcosa è andato storto: il riscaldamento non funzionava e le persone che si sono presentate lì sono state rispedite in via Lombardia, struttura di accoglienza che puntualmente si è rivelata piena. Alcuni erano fuori dallo Zaccarelli ad aspettare dalle 15 del pomeriggio, altri si sono trovati a dormire fuori di nuovo. E qualcuno forse avrà pensato: "ma sì!… una notte fuori in più o in meno che differenza fa?!".
Il Comune dice che aveva fatto le prove e che tutto funzionava, gli operatori sono lì pronti a scattare dal primo di dicembre eppure qualcuno, che sicuramente sta con i piedi al caldo, non ha calcolato qualcosa, ha preso alla leggera i tempi di attivazione, ha dimenticato di fare una comunicazione…boh?! Fatto sta che l’"emergenza freddo" a Bologna apre questa sera. Un piccolo capannone con 45 brandine militari stile lettino da spiaggia (l’anno scorso erano 50). Vi si accede solo tramite invio da servizi e liste comunali; la permanenza è di una settimana per persona: 15 persone vengono inviate dalla "Lista unica" di via Sabatucci; 10 dal Centro diurno di via del Porto; 5 persone dal Servizio Mobile di Piazza Grande e 15 dall’Unità di strada.
Crediamo che la richiesta minima che si possa fare siano le scuse pubbliche, da parte di chi ha sbagliato in Comune; inoltre crediamo che in una città come Bologna, anche se è una specie di "metropoli fallita", si dovrebbe pensare ad un calendario fisso nel quale aprire una struttura di accoglienza straordinaria.
A Milano, per esempio, l’emergenza freddo (per 300 o 400 persone!) è fissata dal 15 novembre fino a Marzo. Torneremo presto su questo argomento con una completa panoramica della gestione dell’emergenza freddo nelle principali città italiane. Per cui state collegati.

Il Gruppo Asfalto

spada

Quando rincaso sento una gran puzza di bruciato il vamp stava andando a fuoco e se non cera il suo cane ad abbaiare e a svegliarlo prendeva fuoco veramente, perché la sigaretta stava bruciando tutto il materasso. Il suo sguardo era tutto impaurito e mi disse <<cazzo! stavo andando a fuoco!!!>> <<Ah ho visto!>> gli rispondo. Difatti non sono riuscito a dormire dalla puzza di bruciato. La mattina dopo mi sveglio presto e me ne vado senza neanche salutarlo perché mi stava iniziando a diventare antipatico: la sua vita era sempre la stessa e io mi ero stancato di vederlo sempre in quello stato, sempre le stesse cose mi avevano dato la nausea non ne potevo più, ma purtroppo non avevo dove andare allora sopportavo le sue cazzate se volevo un tetto sulla testa, ma poi mi sono detto: non posso andare avanti così, questa storia doveva finire, mi dicevo. E così è successo: trovai un dormitorio dove tuttora mi trovo. Il vampiro, chiuso nel suo mondo di schifezze, continua tutt’oggi la stessa vita fino a quando morirà; cosi penso ma spero che in qualche modo succeda un miracolo e la faccia finita perché alla fine gli volevo bene, era da accettare cosi com’era. Alla fine questo è il mio corto racconto che vi ho voluto raccontare come un fumetto, ma non è così: è una realtà che vamp continua ogni giorno, e spezza la vita di tanti ragazzi con delle doti che potrebbero sfruttare in positivo per mettere apposto la loro vita. Addio Vampiro. Da quel giorno non l’ho più visto ma non è che mi interessa più di tanto… Alla fine lui mi aiutava perché era solo e io ero l’unico che riusciva a sopportarlo e a fargli compagnia. Ma uno cosi è giusto che stia da solo come un cane non lo dico con cattiveria ma con un po’ di disprezzo per come tratta quelli che gli vogliono bene. Addio vampiro. E che un giorno tu possa capire anche tu cosa vuol dire vivere, ma questo so che non potrà accadere ma chissà: dicono che delle volte i miracoli accadono. Addio vampiro.