soprattutto…. prima di investirne i profitti
soprattutto…. prima di investirne i profittiTronisti – Noi come loro
Pubblicato: 23 aprile 2008 da massitutor in pensieri in libertà, televisioneLa mia Africa – un'inchiesta di strada a Firenze
Pubblicato: 20 aprile 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, dormire, inchiesteColto di sorpresa ed assolutamente entusiasta pubblico qui un’articolo-inchiesta inviatoci da un ragazzo che ha vissuto la strada. Conosce il nostro Blog, si è spostato a Firenze ed ha scritto un articolo sulla prima accoglienza dell’importante città toscana. Sinceramente una delle migliori cose che mi è capitato di leggere in questi mesi. Si fa chiamare Bruco e ha promesso di proseguire questo rapporto di collaborazione. Sarebbe molto bello e aspettiamo di seguirlo nel suo percorso in giro per le strade d’Italia. Grazie e a presto. Buona lettura, ne vale la pena.

Veltroni quache tempo fa disse che al termine del suo incarico come sindaco di Roma avrebbe abbandonato la politica italiana per occuparsi dell’Africa, sostenendo che la politica non dovrebbe essere un mestiere ma una sorta di passaggio transitorio ed appassinato nella cosa pubblica, ed al tempo stesso un modo per garantite il necessario ricambio della classe politica.
Mentre il terzo mondo attende l’apertura di nuove sale cinematografiche ed un festival del cinema africano io torno alla mia di Africa: la strada in cui ho vissuto per circa tre anni e mezzo per fare il punto della situazione sull’accoglienza e i servizi per coloro che vivono o finiscono in strada.
Ho indossato per un giorno i panni di un senza fissa dimora di primo pelo e per essere credibile mi sono costruito una storia ed un profilo… oggi sarò un ragazzo che da alcuni giorni ha perduto la casa perchè non riesce più a pagare l’affitto, con unvalidità civile all’ ottantacinque per cento, visto che il dato è reale porto con me i documenti che lo attestano, porto anche il contratto d’affitto che in una sua clausola capestro prevede l’immediata cessassione del contratto se entro il cinque di ogni mese non venisse pagato regolarmente l’affitto. Per l’aspetto esteriore non ho dovuto far nulla, da quattro mesi dormo con gli tessi vestiti che porto nell’orto e con cui vado a lavorare, aggiunto al fatto che il poco sapone che langue sulla mensola del bagno è privo di istruzioni ed io diffido.
Il copione mi pare ben confezionato così anche i costumi ed il trucco, l’ambientazione, lo sfodo sarà la città di Firenze in cui abito da circa quattro mesi.
Parto dalla stazione centrale che da sempre in ogni grande città è un’idicatore di povertà, è li che si ritrovano barboni, tossicodipendenti, il piccolo spaccio e il ritrovo di emarginati di varia natura e nazionalità.
Ad eccezione di un gruppetto di senza dimora che stazionano permanentemente sotto una tettoia fuori dalla stazione e che pare non essere motivo di interesse per la polizia ferroviaria, non trovo situazione di degrado di nessun tipo, stazione pulita e ben presidiata e così anche all’esterno. Con lo zaino in spalla ed il mio costume da barbone catturo lo sguardo di molti passanti, ma questo accade sempre quando vengo in città da libero e integrato cittadino. Fuori dalla stazione trovo un parcheggio per il noleggio di biciclette, un segnale di ecologia e modernità degne di una città moderna. E’ gestito da una coperativa sociale, l’operatrice tenta una difesa dal freddo infagottandosi in due cappotti legge una rivista, mi accoglie con una certa ruvidezza, con tono polizziesco mi chiede se ho i documenti e sono residente perchè altrimenti sono cinque euro al giorno anziche due per i residenti. Desisto.
Per orientarmi porto con me la seconda pagina di Fuori Binario il giornale di strada di Firenze, sono indicati i servizi pubblici e privati rivolti agli adulti in difficoltà: mense, centri di ascolto, dormitori, bagni docce pubbliche e persino un deposito bagagli, cinquantanove servizi in tutto, manca la voce “dormitori pubblici” e non certo per disattenzione di Fuori Binario. Non so come intrepretare questo dato, ma lo registro. Il barbone che sto impersonando direbbe: “E io dove cazzo vado a dormire?” Al corredo del mio barbone mi tocca aggiungere un aspetto emotivo che non avevo previsto e cioè una giusta dose di ansia, indignazione o rabbia a seconda del vivello culturale e di civiltà del malcapitato. Opto per una dose moderata dei tre elementi. Ma accade un’altra cosa che non avevo previsto e di cui prenderò coscienza solo il giono dopo; il giovane che si diletta a fare del giornalismo sociale si fonde lentamente con l’altro giovane finito in strada, ne nasce una nuova figura “Il Barbone col taccuino”.
Grazie alle indicazione della ruvida operatrice del noleggio delle biciclette mi dirigo allo sportello “Accoglienza e Integrazione” di via Giuseppe Verdi nel centro di Firenze, una grossa struttura che accoglie diversi servi ed uffici, compreso l’ufficio delle entrate.Racconto quella che ormai è diventata la mia storia, ma l’uscere preposto al primo contatto con il pubblico mi dice che il servizio è rivolto solo ed esclusivamente ai residenti della zona centrale di Firenze, cerco di insistere ma ottengo solo un’indicazione verbale per l’Albergo Popolare in via Delle Chiese, altri tre quartidora di cammino.
La considerazione che ho immediatamente fatto è quella che ho maturata da tempo e cioè che il diritto sancito per legge si perde di fatto nelle successive regolamentazione: leggi, regolamenti, eccezioni, per poi perdersi in pochi passaggi.
Chiedere spiegazioni non serve, potresti senrti rispondere “Le leggi non le faccio io” oppure “Caro signore ha mia sentito parlare di legge Regionale o di decentramento”? Ovviamente il giovane che ho portato in scena è appena finito in strada, allo scuro da tutto questo, sa solo che è finito in strada e cerca un posto per la notte, ma a lui viene in qualche modo ricondotta la responsabilità della sua condizione, e se il mal capitato non è abbastanza accorto potrebbe lui stesso ritenersi l’unico responsabile di ciò che gli accade, e che forse sarebbe stato suo dovere leggersi per tempo l’ultima finanziaria o perlomeno sfogliare il Sole 24 ore di tanto in tanto.
Mi dirigo all’Albergo Popolare cercando di incassare il colpo, affranto e rabbioso. Ad un certo punto incrocio in una vetrina la mia immagine ed in un attimo mi riapproprio della mia storia reale, sorrido ed il passo torna ad essere sostenuto e fiero, vedermi così bello però potrebbe solleticare il mio compiacimento e farmi perdere la postura pigra e rassegnata tipica di chi vive in strada. Troppo orgoglio e dignità non sempre favoriscono le relazioni di aiuto, sarebbe bene addomesticarle e ridurle ad ulmilta e compostezza. Mi impongo di non cercare più la mia immagine nelle vetrine e quando finalmente arrivo allo sportello dell’Albergo Popolare racconto all’operatrice la mia storia, non un filo di rabbia nulla che possa indisporre la mia interlocutrice; senza coscienza sono ripiombato nel personaggio. Il posto letto sarà disponibile fra cinque giorni e per i non residenti solo per quindici giorni e totalmente gratuito, scaduti i quali si paga un euro al giorno, non ho però chiaro se questa seconda fase è valida solo per i residenti, poco importa, l’obbiettivo resta trovere un posto letto entro sera. L’operatrice mi suggerisce gentilmente di rivolgermi in via del Loene all’associazione Arcobaleno pochi isolati più in la. Trovo un’operatrice molto gentile, che mi dice che purtroppo si occupano solo di residenti in carico ai servizi e mi suggerisce di fare richiesta in comune per la residenza fittizia, e con il tagliando dell’anagrafe di rivolgermi ad un assistente sociale con la quale una volta individuato un percorso potrò in seguito accedere ai loro servizi (un letto) e ad alcune mense. Nel frattempo si adopera per cercare l’indirizzo della Caritas di cui però non conosce bene il servizio e dunque con il foglietto scritto a mano mi dirigo in via Del Porcellana 28 “San Paolino”.
Registro che come Bologna anche Firenze attua la politica dell’accoglienza dissuavisa e cioè “Io ti accolgo, ma non ho quasi nulla da darti”.
Non c’è tempo per le considerazioni è quasi l’una, ho fame mi fanno male i piedi e come se non bastasse ho la vescica che spinge, in campagna sono abituato a farla fuori ma qui la trovo dura, di andare in un Bar non se ne parla di certo, conciato da barbone e anche un filino incazzato per questo frustrante pellegrinaggio mi tocca incassare pure l’indisponenza di un barista, magari non capita ma non voglio correre rischi. Mi rifugio in un internet point gestito da un indiano, fino a prova contraria io sono al mio paese e l’immigrato è lui, non dovrei avere problemi in questa relazione. Un volo in bagno e una breve occhiata alla posta eletronica, e con settantacinque centesimi ho preso due piccioni con una vescica, la mia. Va detto che in “emergenza fredo” le cose sarebbero andate differentemente, avrei trovato da dormire sicuramente in breve tempo, difatti il comune apre per l’occasione e solo per questa una struttura gestita all’Ospitale delle Rifiorenze gestita da una giovane cooperativa che al termine dell’emergenza freddo chiude per i barboni destinando poi la struttura al turismo giovanile che altrimenti non potrebbe transitare per Firenze. Sono le quattro del pomeriggio, sono stanco e posseduto dal mio sconfitto e rabbioso personaggio, voglio solo tornare a casa, riposarmi e bermi almeno un paio birre.
Mi sento mesto e riflessivo come un piccolo Bertinotti.
Chissà e chi non sa
la storia d’amore
e sempre la più bella
chi viene, chi va
chi lo sa, chi non lo sa
non e poi così difficile
amarsi un pò, o forse amarsi
ancora di più
laggiù laggiù
nell’orizzonte di valle
cerco con il mio sguardo
la cosa più piccola
piccolo amore.
Chissà e chi non sa, eccolo la
le ore d’amore, che passeremo insieme
due braccia che si cercano
due occhi che si incontrano
gli occhi miei, gli occhi tuoi
amami se puoi
ti amerò anche io
insieme noi
per tutto il cammino della vita
fino all’ultimo respiro
chissà e chi non sa
la storia d’amore
e sempre la più bella
chissà e chi non sa la storia d’amore
è sempre la più bella
chi viene chi va
chi lo sa, chi non lo sa
non è poi così difficile
amarsi un pò o forse di più
chissà e chi non sa
la storia d’amore
e sempre la più bella
chissà e chi non sa
"…qui si vive tra la mediocrità del presente, la memoria del passato, l’incertezza del futuro."
"Comune di Bologna – Vietato: sognare, desiderare, non consumare"
Due passaggi di questo bellissimo video di Federico Ajello, visto alcune settimane fa sullo Spettro, che racconta una città magicamente e drammaticamente fatta di parole. Viviamo anche e molto di parole: il linguaggio è la casa del nostro pensiero, il veicolo dei nostri sentimenti e il racconto è la terra della memoria.
E’ raro trovare un esempio di tecnologia applicata alle emozioni: queste immagini raccontano, fra le altre cose, di una tecnologia calda. Buona visione.
L’episodio sabato pomeriggio
Tenta di stuprare minorenne. Arrestato Sabato pomeriggio in Centrale.
A dare l’allarme un clochard che vive in stazione. In manette un uomo di 38 anni
MILANO – Nel pomeriggio di sabato 12 aprile il personale della Polizia Ferroviaria di Milano ha arrestato un cittadino italiano di 38 anni, originario di San Marco in Lamis (Fg), con precedenti specifici, perchè responsabile di violenza sessuale aggravata ai danni di una ragazza minorenne che stava transitando nella galleria dei taxi della Stazione Centrale. A far scattare l’allarme è stato un uomo senza fissa dimora, abituale frequentatore dello scalo ferroviario, che verso le 17 ha segnalato a un agente della squadra di polizia giudiziaria la presenza di una giovane in lacrime, trascinata con la forza da un uomo pochi minuti prima in un angolo nascosto della galleria, dietro uno dei pannelli dei lavori in corso. Continua a leggere su corriere.it
Sento questo vento
che soffia, che
soffia sui miei capelli
chissà da dove arriva
cosa mi porta… non so
forse una nuova
storia d’amore
che non… ho
collezziono amore
solo amore
con passione scriverò
quel che sento dentro
dentro di me
sempre amore
parlerò dirò
bello ogni volta
poterlo raccontare
come potresti
raccontarlo tu
sento questo vento
sento questo vento
sento questo vento
soffiare sui miei capelli
chissà da dove arriva
cosa mi porta non so
forse una nuova
storia d’amore
che non ho
collezziono amore
soltanto amore
con passione scriverò
sento questo vento
sento questo vento
che soffia sui
miei capelli
chissà da dove arriva
cosa mi porta non so
La ruota dei sentimenti si ferma sulla Rabbia. Passiamo gran parte del tempo ad addomesticarlo questo sentimento, che pure è umano come tutti gli altri: ce lo impone la convivenza con gli altri, la civiltà, ma per non scoppiare alcune volte è meglio manifestarla e farla sfogare su un foglio o su un blog può fare anche bene.
E poi: uno ci mette tutta la buona volontà, ma quando in un periodo stretto ci passano sulla pelle la chiusura del dormitorio dell’emergenza freddo (una cinquantina di posti letto scomparsi); la chiusura del Drop In; le multe e il passato che ci inseguono a vita; le elezioni politiche: teatrino di burattini e burattinai al quale quasi nessuno di noi potrà partecipare col proprio voto e via così… insomma ogni tanto scappa la pazienza e qui buttiamo una rassegna delle migliori incazzature che siamo riusciti a raccogliere. Aspettiamo le vostre. A cosa servirà tutta questa rabbia? Questa conflittualità che deteriora ogni basilare rapporto umano? Non lo sappiamo. Intanto Buon fine settimana… GRRRRR!
Essere italiano e avere meno diritti di un cane
SENZA OFFESA PER IL CANE
Per chi come me che malgrado tutto alla società ha pagato tutto sia di tasse che di galera e finire in mezzo alla strada e volere ricominciare da capo, ma a suo malgrado avendo un documento con su scritto "Senza tetto" non vali un c….? E se cerchi un lavoro o qualsiasi fonte di sostegno è un casino e ce pure la polizia o i carabinieri che appena ti fermano se hai precedenti ti fanno l’espulsione e non e un foglio di via e che se non te ne vai dalla città ti sbattono in galera per 6 mesi. Ora se a un povero cristo essendo pure italiano dove va gli chiedono il domicilio e se lo fermano lo sbattono fuori per forza, si rimette a delinquere perché tutti mangiano; e poi si dicono tante parole per recuperare le persone che per loro sfortuna non hanno avuto la vita facile, ma è meglio liberarsene o con l’espulsione o ancora meglio sbatterli in galera. E ora che siamo un’altra volta sotto elezioni questi politici ci fanno come sempre un monte di promesse che poi vanno a finire nel vuoto, e sono solo cazzate che molti italiani come sempre se le bevono. Ma come si ripete da anni se ne va la sinistra e torna la destra con il nostro Berlusconi che si riprende quello che gli interessa di più: il potere. Ma se a votare andassero solo loro quei bei politici che si fanno fotografare con la loro bella scheda e moglie accanto da prassi, ora parlare di politica è sempre difficile almeno per me. Ma vedere certe persone che quando vanno su al potere, dopo tutte le promesse (per farsi votare), le prime leggi che fanno alla Camera sono per i propri interessi e di te se ne son dimenticati!!! Ah no: quando c’è da pagare le tasse o il canone Rai (e li ce ne sarebbe da parlare ma e una altra storia) allora sì che si fanno vivi. Oggi come 30 anni fa è cambiato poco in fatto di politica, ma per il popolo è sempre la stesa cosa: arrivare in fondo al mese. I nostri politici le pensano di tutte per farci stare meglio e nel 2000 si sono inventati l’EURO (che è un furto garantito) per tutti, ma per chi è in mezzo alla strada, anche se italiano significa avere meno diritti di un cane!!!
amatar
Dove ci porta Tutta questa rabbia?
La rabbia bisogna viverla per capirla, in questo mondo di merda ti ritrovi solo senza sapere cosa vuoi dalla vita, ragazzi come noi che viviamo la strada non è facile andare avanti, specialmente quando qualcuno di noi vuole uscirsene. Io sto provando con la mia pelle cosa vuol dire inserirsi in una vita tranquilla, non è facile perché la gente che ti segue penso che non abbia fiducia in noi.
si pensa che siamo sempre quelli di sempre, invece non è così; la voglia di cambiare c’è perché siamo stanchi di andare avanti di questo passo e di questa vita.
micheleugo
La "Rabbia" è in ognuno di noi, ma c’è molta differenza tra persone che la espongono in modo diverso perchè è un sentimento soggettivo. Ad es: un lavoratore dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro non vede l’ora di tornare a casa, mettersi comodo e non essere rotto i maroni con le solite lamentele familiari quotidiane, le quali a volte la stessa rabbia si può trasformare in ira e allora il fatto diventa molto più preoccupante. Ci sono Manager che sono arrabbiati per un affare andato male, ma almeno loro hanno la speranza che il prossimo vada a buon fine. Poi c’è la rabbia interiore che abbiamo noi sfigati cioè gente che vive in strada ma spesso non la diamo a vedere per non dare segni di debolezza ne a noi ne a chi ci sta vicino. Potrei fare una marea di esempi come essere arrabbiati per non essere accettati per come si è ma lo vieni solo se sei come loro vogliono, parlo dei servizi, assistenti sociali, dormitori, la rabbia di vedere persone incompetenti a svolgere mansioni che non sono affatto di loro competenza, andare in posta e dopo aver atteso per ore una fila di gente e arribato il tuo turno ti mandano affanculo dicendoti che non è di loro competenza. Questi sono solo alcuni banali esempi di vita quotidiana diciamo di "Gente Normale" che poi vorrei ancora capire ed essere spiegato cosa si intende per tale aggettivo. Preferisco vivere nella mia "anormalità" ma dando senso e soddisfazioni a me stesso e alle persone che mi sono vicine per la verità poche, ma come si suol dire meglio poche ma buone, o meglio solo che male accompagnato. Oggi la rabbia ha preso il sopravvento perchè la società è caotica e se non ti adegui vieni tagliato fuori ed io non voglio essere arrabbiato per cui me ne resto fuori dalla mischia e dal caos che ormai non ti fa più neanche ne riposare e se vogliomo dormire perche dall’oggi già si pensa al domani.
andersen

Che tristezza 200.000 lire di multa del 1993 e tante altre prese con foto nei semafori che te le notificano per posta mesi dopo e per giunta nel pieno di dipendenza da sostanze, e quindi niente soldi per nulla che non sia una maledetta polverina, oggi sono diventate 2000 € più si aggiungono altri 15.000 € di altre sanzioni accumulate (treni tram e quant’altro) corredate da succulenti interessi da usurai, l’entità del tasso di mora è molto alto: 4,2% semestrale, con calcolo di interessi su interessi da applicarsi ogni sei mesi, mentre, quando il cittadino che ha regolarmente pagato vince il ricorso, i soldi vengono restituiti in tempi biblici e senza indennità di mora, ma questo è solo un piccolo dettaglio. Quest’ultima considerazione la faccio perchè per sfiga mi è successo anche di pagare multe che non mi spettavano. Tutto questo sempre per non riuscire a pagare qualcosa nei periodi di vita difficili. Spesso ci troviamo a subire un’ipoteche di cui spesso non ne veniamo neppure a conoscenza (le lettere "prioritarie" non è detto che arrivino all’indirizzo dove ci troviamo al momento, un senza fissa dimora è un senza fissa dimora porco giuda!)
Insomma vogliono che vada a lavorare a piedi. Sei riuscito ad uscire dai giri dell’assistenza sociale, sei riuscito a non dipendere più dai sert, sei riuscito a trovare un lavoro e una casa, bè allora paghi gli errori del tuo passato una sorta di salto agli ostacoli o meglio dire percorso di guerra, dove gli ostacoli che non sei riuscito a saltare li paghi cari e salatissimi. E quindi ti togliamo la moto, ti togliamo un quinto dello stipendio, e ti pignoriamo tutti i beni. Quali beni? Nessuno, non ho niente, a parte la moto e uno stipendio condizioni essenziali per sopravvivere, ma non ho nemmeno la salute che era la più importante, e quindi guarda un pò pensano alla mia salute: vai a piedi che ti fa bene. E va bene pieghiamoci anche stavolta cercando di non spezzarci, d’altronde sembra che sia il nostro destino questo. O sopravvivi di borse lavoro nei dormitori, o se lavori e ti reintegri, e ti avanza un piccolo sprazzo di salute, vivi pignorato a vita.

