Archivio per marzo, 2008

Nuove generazioni… crescono

Pubblicato: 19 marzo 2008 da massitutor in civiltà, politica, salute

Nuove generazioniTema alquanto interessante, e nello stesso tempo attuale e oserei dire scomodo da trattare visto i tempi che andiamo incontro con molta rapidità  rispetto agli anni passati. Ricordo con molto rammarico   di molti ragazzi o meglio dire adolescenti che giocavano con giochi di fantasia o tramandati dai più grandi che in base alla loro crescita, sia anagrafica che culturale, lasciavano loro in eredità ed erano sorridenti e felici di far parte di un contesto nel quale tutti si sentivano partecipi e l’amicizia che si creava si protraeva negli anni. Non come le Generazioni attuali che non possiamo di certo paragonarli a quelle ormai surclassate e invecchiate per non aver corso una maratona sociale la quale porta all’isolamento e al chiudersi in se stessi. Saranno molto probabilmente più intelligenti dei ragazzi di allora, ma, da quanto vedo in giro per strada e nei vari luoghi di ritrovo, li vedo chiusi in branco ispirandosi a fare cazzate che non li porterà di  certo a vivere in un contesto sociale di aiuto per il prossimo. Ma vorrei spezzare una lancia a loro favore, la quale col passare del tempo si potrà trasformare in un boomerang: La cosiddetta società attuale fatta di un non vedere e affrontare i problemi che spesso esistono in molte famiglie non per colpa dei genitori, scuola ecc.. Sono affrontati dai ragazzi stessi  formando il  branco il quale porta al bullismo che si ripercuote sui soggetti più deboli. Le nuove generazioni hanno di tutto, basta chiedere ai loro genitori i quali non sanno più dire di no. Qualcuno mi riterrà una mummia uscita da un sarcofago ma riaperto gli occhi per alcuni giorni, essendo poi ritornato nel sarcofago, aver vissuto il volgersi della vita di oggi (frenetica, caotica, senza “TEMPO”) Ha perso i valori essenziali mentre si devono riscoprire dentro noi stessi, ovvero: Onestà, dignità umana, amicizia, famiglia, rispetto per se e per gli altri. Girovagando per molte città sia d’Italia che dell’estero, non vedo più ragazzini e adolescenti fare giochi di gruppo che per me era socializzare. Oggi purtroppo le strade chiassose pullulanti di giovani vite che un indomani saranno il futuro della nostra società si sono chiusi nei loro lussuosi appartamenti davanti a computer, telefonini di ultima generazione con il benestare dei genitori che preferiscono tenerli chiusi in casa fino al loro ritorno dal lavoro e a cena lo scambio di parole è ridotto al lumicino, sia per loro, dopo una lunga, ed estenuante giornata di lavoro che per sfuggire a domande indiscrete, ammesso ce ne siano, i ragazzi attuali si ritirano nelle loro camere un po’ per studiare ma molto di più per isolarsi dal mondo esterno che è insegnamento di vita. Ti aiuta a crescere e rapportarti con più fasce di persone. Ma il pericolo che sta affiorando in modo evidente è il branco e la violenza: non che prima non esistesse, ma oggi è ormai un fenomeno di massa e sempre più emulato. Perché la noia quotidiana incombe in loro non avendo alcuna valvola di sfogo. Quanto finora detto si riferiva ad una fascia di età compresa tra i 12 e i 15 anni, ma con l’avanzare degli anni, cioè diventati maggiorenni almeno anagraficamente, ciò non significa che siano responsabili delle loro azioni, considerando il fatto che molti di loro accedendo alle superiori, spesso con ricatti o ritorsioni nei confronti dei loro principali educatori, cioè i genitori, riescono ad ottenere cose che prima, noi di vecchia generazione, non ci sognavamo neanche lontanamente ne di chiedere ne di sperare. Mi riferisco a macchine come bolidi che poi malauguratamente si trasformano in trappole mortali  per dimostrare a se stessi e a chi è in loro compagnia di essere immuni da qualsiasi fatalità. “STRAGI DEL SABATO SERA”, non solo. Non parliamo poi delle droghe moderne e non, le quali si possono permettere con l’aiuto della loro ma cospicua paghetta settimanale. Facendosi e rendendosi fighi agli occhi dei loro coetani. La vita và vissuta senza prendersi gioco di essa ma soprattutto non sfidarla. I giovani di oggi vestono abiti firmati hanno auto-bolidi, moto, vacanze, discoteca e paghetta “giornaliera” non più mensile e da qui allo sballo il passo è breve per rendersi fighetti e diversi ma coglioni. La vita è una e va vissuta senza prendersi gioco di lei ma in primis non sprecarla. Sarebbe una lotta persa in partenza per cui sarebbe meglio essere più consapevoli delle proprie azioni e ascoltare per la propria incolumità e quella degli altri almeno un consiglio: vivi la vita senza egoismo con fratellanza e altruismo e non girare le spalle a chi cerca un po’ di conforto o di calore umano che a questo mondo non tutti certo hanno, compreso me e molti altri.

Il braccio della morte

Pubblicato: 17 marzo 2008 da massitutor in droga, morte, operatori dispari, pensieri in libertà

camino_mortoGente rovinata dall’alcol ne ho vista, ne ho sempre vista nel mio lavoro, purtroppo col tempo si tende a considerarla come una malattia naturale della gente di strada. Si dice:
Era malato al fegato,
Gli è venuto un embolo,
E’ morto di cirrosi… Sai, una vita di strada. Una vita di strada…
Gli amici di bevute si abbracciano, spremono lacrimoni densi e vanno a fare una bevuta in suo onore. ‘Che quello stile del cazzo da fricchettoni di strada non vada perso; ‘che l’ipocrisia delle lacrime ai funerali è anche di questo mondo.
Dall’altro lato della strada poi le cose non cambiano e guardare in faccia alla realtà non è mai facile: molti operatori infatti non disdegnano, la sera, qualche birra di troppo e quindi rimane un tabù del cazzo. E si dice:
Ma beveva quel vinaccio in cartone, non una sana doppio malto come si deve.
Come si deve? Ah sì e Come si deve? Eppure ogni anno in Italia muoiono 25 mila persone a causa dell’alcol (oltre 17 mila uomini e circa 7 mila donne), considerando anche le vite lasciate sulla strada con gli incidenti. Sono le cifre di una guerra. Nella mia esperienza posso dire di aver visto morire solo di alcol, ho visto il sangue soprattutto per alcol. Un Venerdì sera, al Centro diurno ho visto un cesso completamente sommerso nel sangue. Sembrava che fosse esplosa una bomba di sangue nel cesso, mentre è stato l’ennesimo sbocco di un enorme corpo in decomposizione, un corpo che cammina per miracolo. E’ la persona più morta che ho mai conosciuto, ma non nel senso del morale, non come si dice fra amici nel pub… "Che serata morta" o "Come sei morto questa sera". Questo è proprio un uomo che sta morendo, nel senso che è già morto per metà, lo sa e aspetta la morte. Da anni. Parte del suo corpo è morto e contratta col la parte che sopravvive una linea di decomposizione. Ogni giorno.
Doveva andare ad un funerale sabato mattina, ci tiene molto a queste cose lui, sì: il mezzo morto frequenta volentieri i funerali, le messe e parla spesso di chi non c’è più. Doveva andare a salutare un compagno di stanza deceduto improvvisamente, ma non ci è riuscito perchè era all’ospedale. Il morto. Il morto che cammina all’ospedale costerà circa 500 euro al giorno alla collettività. Dscorso pericoloso lo so. E allora? Dovere di cronaca, rispondo. Questione di stili di vita certo. E allora? Boh? Una semplice riflessione.
Appena uscito dal ricovero, dove sono state usate le più sofisticate tecniche di diagnosi in un viaggio al centro delle sue budella mutanti, il nostro derelitto mi saluta con una birra in mano… Salute! E accenna un sorriso dagli occhi pesanti.

Poi un sabato pomeriggio sono stato in un dormitorio. Ho conosiuto un giovane operatore e incontrato vari ospiti che conosco ormai da anni. Ce n’era uno che sorreggeva il muro portante della casa con tutti i suoi cinquanta chili scarsi di peso. Pronunciando schifezze ed oscenità verso me e verso i carabinieri, che erano lì per un giro dei soliti. Nessuno lo considerava… come ogni giorno. Forse perchè anche lui è un uomo che è quasi morto. Lo è negli occhi, nel corpo, nelle mani, nella pelle. Questo mucchio di ossa, capelli e cuoio ha un lavoro; il lavoro che voleva lui, in borsa lavoro, poi una collaborazione e poi oltre. Bello, perfetto. O quasi. Va in giro dicendo: "Non mi dovete rompere il cazzo: lavoro tutta la settimana e i miei soldi, nel fine settimana, li spendo come mi pare. E se mi va di bermeli tutti sono cazzi miei". Non fa una piega no? Splendido. E’ proprio uno splendido mondo il nostro: dove ognuno è libero… Che meraviglia. E il lavoro rende liberi dicevano …ma la solitudine non cambia e la fogna rimane fogna. Sì, ok: da tempo mi dico che "lavoriamo sugli insuccessi", ma alle volte è un po’ troppo. Troppo? Ma cosa è Troppo? E’ troppo forse sapere di lavorare e vivere vicino a persone ormai definitivamente ed irreversibilmente morte? Cosa rimane quando persino la cura, la redenzione diventa inutile? Questo sì è faticoso. Perché una persona viva può sbagliare, può non riuscire, ma senti che ha la possibilità di riuscire, o quanto meno vai avanti e ti illudi almeno.
Questo mi porta a pensare che un sacco di gente, di colpo, scompare dalla mente, scompare dall’impegno che io potrei investire e questo mi alleggerisce in modo perverso. E’ una semplificazione che seduce quando si è stanchi. Mi ritrovo triste e leggero come nel vuoto lasciato da chi non c’è più.  Questo racconto, un lieto fine, una morale positiva non ce l’ha.

Serena è andata via

Pubblicato: 15 marzo 2008 da massitutor in Uncategorized

cigniSerena è andata via
ora è sui passi dell’amore
ride di sè, insegue il vento
mostra la felicità dei suoi occhi

tanti fiori bianchi in un prato verde,
mentre lei cammina, cammina.
Serena ora è felice
fa la ballerina vestita di seta
e balla contenta con lui

quasi la storia di un principe
arrivato da lontano
giusto per il suo cuore,
bello il tempo come il suo amore

come una giostra che gira
in una carozza medioevale
o come cigni che girano
sull’acqua e i bimbi
che gli dan le bricciole di pane

come questo bricciolo d’amore
che sale dal cuore.
come questo bricciolod’amore
che sale dal cuore
Serena è andata via

ora è pronta per il suo amore
ora è pronta per il suo amore.

Abitare le città

Pubblicato: 14 marzo 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, civiltà, week end a scrocco

quartiere gratosoglioPubblichiamo volentieri questo invito dell’associazione Terre di Mezzo di Milano per domani, Sabato 15 marzo dal titolo ABITARE LA CITTÀ.
Perché è un’occasione rara di conoscere una metropoli al di la delle sfilate, nei luoghi dove si cerca di costruire una convivenza nuova e sostenibile; inoltre ci prepara a Giovedì 3 aprile: quando la città di Bologna verrà invitata a partecipare all’evento Porte aperte (nel programma del festival
Naufragi). Tutte le strutture di accoglienza apriranno le loro porte a tutti i cittadini che vorranno conoscere da vicino i servizi di aiuto alla presona.
Ma ecco l’appuntamento di Milano:

"Partecipazione a Gratosoglio, la grande sfida all’ombra delle torri bianche"
Al quartiere Gratosoglio, estremo sud di Milano, si svolgerà la seconda visita guidata in promozione della fiera Fa’ la cosa giusta! Una visita strutturata per far conoscere un’esperienza di partecipazione con gli operatori e i cittadini di una realtà di periferia in forte trasformazione sociale. A far da guida durante la visita: il responsabile del Laboratorio di Quartiere Paolo Bortolussi e Cristian Zanelli della Cooperativa Abcittà.
Orari: partenza ore 15:30, appuntamento in Via Baroni 9, Milano (Tram: 3 – 15, Bus: 79). Fine visita ore 17:30
Programma completo su
www.falacosagiusta.org
Occorre prenotarsi:
volontarimilano@terre.it Tel 02-58118328

Oltre il buio

…..Ciao a tutti. Ieri avendo fatto, come di consueto il gruppo, abbiamo trattato l’argomento di cosa uno di noi si aspetta dalla regione e dai servizi offerti alle persone indigenti, bisognosi di aiuti "non solo economici ma in generale". (Casa, Lavoro, Reinserimento nella vita sociale). Avendo vissuto, e sopportando all’inverosimile le vicissitudini sulla mia propria pelle, credo che i servizi cercano di aiutare i bisognosi ma non hanno i mezzi nè l’autonomia x gestire tale fenomeno. Per cui, come si suol dire, si passano la palla a vicenda. Come da "Millenni" fanno per scaricare le loro responsabilità su una istituzione sia essa Statale, Regionale, Provinciale, Comunale e ora udite udite Circoscrizionale. Per cui per noi senza un’ulteriore via di uscita siamo "costretti" a rivolgerci a loro senza nè sbocchi nè alternative diverse dal loro progetto deciso x noi; senza tener conto delle affinità che ognuno di noi ha svolto prima di cadere in "disgrazia". Oltre tutto se hai un "progetto" per il futuro devi esternarlo alle persone che fino a un minuto prima erano con te. Vuoi per essere uscito dalla roba, alcool, o altre sostanze, ti senti dire la classica frase: "Buono, siamo stupefatti e contenti per la tua riuscita" ma poi, come di consuetudine, vieni abbandonato a te stesso e depresso e represso ricadi in ginocchio a testa ricurva ripensando "Lucido" a cosa ti sia capitato e il perchè cadi di nuovo nel baratro da cui credevi essere uscito ti ritrovi di nuovo col culo x terra e pensi "Affanculo tutto e tutti, non c’è la farò da solo, senza un aiuto Concreto ricadrò di nuovo nel baratro da cui volevo scappare, fuggire" e allora non ti resta che isolarti e chiuderti in te stesso. Ma siccome sono caparbio testardo cocciuto con le idee ben chiare per riprendere una vita "Normale" farò da solo senza l’aiuto di nessuno. So chè sarà dura ma non mi fa paura, ritenendomi fortunato a pensarla in questo modo. Tanto più nero della mezzanotte non può venire. Sono anni ormai che gestisco questa mia incapacità di voler raggiungere la mia "ITACA". Fortunatamente, almeno per me, spero di raggiungerla al più presto possibile da fare in modo di sistemare almeno la mia mente, in modo da non pensare ad altro nei momenti difficili che ognuno di noi ha. Risolto il problema mentale non resta che quello fisico, appunto dopo aver preso metadone per mancanza di coca cosa inefficente ed insolvibile per il mio problema ne ho fatto a meno. "Tutto" e quando dico tutto intendo qualsiasi sostanza abbia a che fare con qualsiasi sostanza. Proprio oggi ho visto di persona molte cose inerenti a ciò che la realtà che si vive quotidianamente vivendo per strada "GIUNGLA" ho deciso di dare una svolta al mio futuro, ma capace di usufruire del mio volere e pensiero fatto appunto x come "ora" si vive.

Ecco non voglio dilungarmi oltre, potrei parlare dei problemi della attuale e futura società ma non mi inoltro in discorsi a voi ben conosciuti. Insomma ho deciso di uscire dal tunnel e vado dove "spero" ritrovare la mia "ITACA". Avrei tante ma tante cose da dire ma ora non sono in vena di esplicare i miei pensieri e le mie idee sul futuro. Mi piace il progetto, ma vedremo se va. Intanto saluto tutte le persone che hanno un cuore cioè chi è disposto a darti una mano e mi riferisco agli operatori di via del porto, gli altri li ho trovati chiusi e aggrappati in un involucro fatto di specchi su cui scivolano essi stessi, figuriamoci noi indigenti ma perchè non dire le cose col suo nome "IPOCRISIA": tossici, ubriaconi e chi più nè ha più ne metta. Vado via per speranza di ritrovare me stesso e forse un giorno la mia "ITACA". Sperando di non aver creato nessun problema ad alcuno vi lascio con una unica domanda: in che SOCIETA! si vive se si accoglie altri e non noi stessi..?   Ah dimenticavo: mi è stato "rubato" tutto ed è sempre più guerra tra poveri. Addio o meglio arrivederci. . . . Statemi bene e se ci sarà alla prossima. Permettetemi di recar ancora un secondo di dusturbo per dire che la vita è bella finche ci si adatta ad essa, ma quando decidi di non vivere nella norma quotidiana sei automaticamente fuori dalle regole imposte da altri i quali ripercoutono la società cosiddetta normale. Mi spiace solo di abbandonare un gruppo il quale si è molto prodigato per dare ad una persona la voglia di riscatto verso tutto e tutti; per cui ai ragazzi che frequentano o hanno modo di conoscierli di non dire sentire ma di "Ascoltare". "ADDIO".

NaufragHi

Pubblicato: 12 marzo 2008 da massitutor in assistenze e bisogni

il sitoQualcuno avrà notato che nella sequenza di foto qui sopra da qualche giorno c’è una novità: ogni tanto appare un cartello che parla di un misterioso festival che si chiama Naufragi. Cliccando subito sotto si può anche leggerne il programma e partecipare ad una discussione sull’accoglienza in questo blog.
La Consulta permanente per la lotta all’esclusione sociale del Comune di Bologna insieme alle associazioni e alle coperative che vi aderiscono hanno promosso questo festival dal titolo assolutamente geniale: Naufragi, festival delle fragilità metropolitane. Sperando che gli appuntamenti previsti dal 10 marzo al 5 aprile, in varie zone della città (Cineteca, La Scuderia e Centro documentazione delle donne) siano all’altezza del titolo, cercherò di spiegare che cosa c’entra Asfalto in tutto ciò.
Le fragilità sono il nostro mangiare e il nostro bere. Inoltre lo scopo di questo festival è mostrare come funziona il sistema dell’accoglienza a Bologna, dando la parola a chi ci lavora e stimolare un dibattito su questi temi; è un occasione per parlare di esclusione, convivenza e accoglienza. In tutti questi temi dunque Asfalto ci sta dentro in pieno.
Inoltre il nostro blog ospiterà anche una nuova misteriosa mappa interattiva dei servizi cittadini, che sarà presentata al convegno e della quale daremo maggiori informazioni quando ci avvicineremo al 4 aprile: quando, nella sezione Dimoranti e senza dimora, parteciperemo al convegno portando il nostro lavoro e le parole di chi vive la strada ogni giorno.
Da qui ad allora invitiamo tutti a proseguire la discussione pubblica su bisogni, accoglienza e degrado iniziata su Asfalto già da tempo: semplicemente cliccando, sotto le foto, alla voce "Leggi e discuti" si possono leggere tutti i vecchi post sull’argomento e proseguire con le vostre testimonianze e le vostre idee.

Luna di miele

Pubblicato: 10 marzo 2008 da massitutor in la vita è un cantiere, viaggio

cruscottoLa vita è un cantiere.
Perchè la vita sarebbe un cantiere? Ce lo spiega Gianni (il Selvaggio) con la sua rubrica: Perchè ci vuole un progetto prima di iniziare a costruire; poi ci vuole tempo e pazienza in un cantiere, sia per costruire che per demolire. I materiali della vita sono le relazioni, gli aiuti, le strategie, le idee e tanto altro. E’ bello iniziare un progetto importante con un viaggio e il viaggio di nozze è qualcosa di speciale, se dura quattro mesi poi… ancora di più.

Tutto ha inizio un vererdì verso sera, sono appena rientrato dal lavoro che si era finito con due settimane di anticipo, vado in campagna dove c’è nel garage il nostro Transit, faccio un controllo totale (olio motore, acqua, pressione gomme) carico anche l’acqua nella cisterna per i vari servizi, uno sgardo in frigo e dispensa che mi risulta molto scarsa di viveri. Giro la chive e parto la prima tappa è un distributore di carburante, il pieno al volo e mi accingo verso la casa dei miei suoceri per recuperare mia moglie, arrivo sotto casa e faccio due fischi covenzionali con risposta affermativa da parte sua. Subito dopo scende la mia  belva (senza offesa) moglie carichiamo il suo zaino con isuoi vestiti, faccemmo una spesa al supermercato e via verso la Spagna. Guidai sino alla frontiera italo-francese perchè in quel periodo l’Italia non era ancora entrata nel M.E.c. Dopo una ventina di chilometri in Francia facemmo la prima sosta per cenare e riposare un po’. Alla mattina molto presto ci avviammo verso la frontiera franco-spagnola perchè la francia era carrissima con prezzi asurdi. Dopo una lunghissima salita arrivammo in sierra nevada ed ecco la Spagna, ma arrivati in frontiera una fila di auto e camper alla sbarra; ci vollero ben tre ore prima che toccasse a noi. Scendemmo verso sud ma passando vicino alla costa arrivammo a Siviglia: bellissima città con prezzi acessibili; trovammo una specie di campeggio quasi abusivo: pagavi al padrone del terreno e lui ti facceva sostare ad un prezzo bassisimo. C’era una fontana con acqua potabile, poco lontano c’era un negozietto con un pò di tutto, restammo in questo luogo un paio di settimane, dopo di che decidemmo di andare a Barcelona: altra bella città spagnola anche lì trovammo un posticino appena fuori dal centro e lì parcheggiammo il camper sempre da un contadino che faceva più soldi con i camper che con la coltivazione del terreno. Dopo qualche giorno iniziammo a girare per musei, chiese e piazze molto belle e alla sera giù in rambla dove ci sono discoteche una appoggiata all’altra, di tutti i generi di musica e devo aggiungere che davanti a questi locali ho trovato anche del "fumo" molto buono. Altra cosa che devo far notare è il pesce: specialmente i crostacei, mazzancolle, gamberoni, ancora mi vengono in mente le scorpacciate di gamberoni alla bracce bagnate con del vino bianco (che non ricordo il nome).

gianni a gibilterraPassarono tre settimane e lasciammo Barcelona per dirigersi verso lo stretto di Gilbiltrra, la costa dalla parte dell’oceano atlantico è stupenda anche le scorpaciate di pesce (king fish il pesce del rè) dal nome si capisce che è un pesce molto buono a devo farvi notare che c’è una razza di pesce tipo il nostro cefalo che si cattura con la canna dalla banchina di un canale di entrata di un porto con dei lombrichi che si trovano nel terrenno misto sabbia.
Questo è solo l’inizio di un viaggio che è durato ben 4 mesi: Finche non abbiamo finito i soldi. Altro che alpitur.