Archivio per la categoria ‘asfalto fuoriporta’

il libroDimenticavo di fare una segnalazione: il nostro Blog è ospitato nella raccolta Vita da blogger, il libro realizzato dalla redazione di Splinder che cerca di rappresentare il mondo dei blog a partire dalle testimonianze dirette di chi, come noi, utilizza l’omonima piattaforma. Il libro raccoglie le "testimonianze di quelle persone che hanno cambiato il proprio reale grazie alla presenza virtuale che il blog ha permesso loro di avere".
Il libro è acquistabile online su lulu.com: un service indipendente sul web che permette agli aspiranti scrittori di produrre e distribuire un libro in modo nuovo. Oltre ad un’interessante riflessione sul mondo della blog-sfera da parte di alcuni esperti del settore si possono conoscere blog notevoli ed intriganti nei quali sarebbe difficile imbattersi altrimenti.
Noi ci presentiamo con un’elaborazione piuttosto standard del nostro manifesto iniziale e titolata "La possibilità di fissare ciò che svanisce". Il testo è qui sotto e se avete voglia di leggerlo può essere una buona occasione per dire e ricordare a noi stessi cosa siamo e come è nato Asfalto.

Il gruppo che ha dato vita al primo blog di strada di Bologna esisteva già: gli allievi in borsa lavoro formazione presso il Laboratorio informatico del Centro diurno di via del Porto (che ha ispirato lo stesso indirizzo http://viadelporto.splinder.com) gestito dalle cooperative La Strada e Nuova Sanità. Ma presto questo gruppo si è allargato ad altri frequentatori del Centro, agli allievi del Laboratorio Artistico del Centro diurno e anche ad altri amici ed operatori. All’inizio si voleva dare soprattutto uno sbocco immediato alle competenze informatiche imparate al laboratorio, ma presto abbiamo capito le possibilità espressive e comunicative di Internet: questo grazie anche all’incontro con un grande amico, Stefano che da due anni vive girando sulla sua bicicletta e che tiene aggiornato il suo blog all’indirizzo http://alkoliker.splinder.com. Ci ha invogliato, invitato e “sfidato” a parlare di noi in un blog e così è stato, anche se all’inizio c’erano alcune perplessità: alcune voci dalla redazione di Asfalto. Luca e Fausto sono due redattori del blog: Luca ricorda che “Mi sono trovato spiazzato: non sapevo cosa fosse  e mi sono chiesto sopratutto la sua necessità, il suo utilizzo a cosa servisse, un milione di domande, ma nessuna risposta poi Stefano ci ha spiegato che un blog è un po’ un sito, ma con una dinamicità maggiore”. Fausto addirittura vuole crearne uno personale: “il blog è una parte di me dove posso comunicare e mandare tutto ciò che penso ad altri,e il laboratorio è il posto dove poter fare tutto ciò..”.
Sulla prima pagina di Asfalto si può leggere, nella presentazione: “Un Blog nel quale poter raccontare qualcosa di noi, che viviamo la strada e lavoriamo nei laboratori del Centro diurno. Perché un blog?! Perché crediamo che ogni storia è degna di essere raccontata, soprattutto se fatto con verità ed ironia. Perché il Bolg è uno strumento che ci da’ la possibilità di fissare ciò che invece svanisce: perché la vita è brevissima e le emozioni sfuggono! E in strada la memoria è corta: perché non ci sono album di ricordi a raccontare il nostro passaggio, ma solo voci, incontri che svaniscono al prossimo giro. In questo spazio è bandito il pregiudizio, è invece benvenuto il confronto e lo scambio di idee sui temi che più ci toccano da vicino: vita di strada, emarginazione sociale, legalità, dipendenze, lavoro…ma non solo: ci sarà spazio anche per argomenti più divertenti e siccome, "non può piovere per sempre" parleremo anche di amore, politica, amicizia e quant’altro possa saltarci in testa. Senza filtro. Vogliamo che questo Blog sia un’esperienza positiva, che ci porti a costruire un ponte di comunicazione anche verso gli operatori sociali e la città tutta. Siamo troppo fuori… ma ci stiamo troppo dentro!”
Raccontare non significa però piangersi addosso e percorrere i soliti luoghi comuni: la libertà che questo spazio ci permette ci sta conquistando sempre di più: “è un mezzo di comunicazione che se usato con discrezione può spiazzare chi soffre di un perbenismo cosmico, cioè denunciare le falsità dei singoli o le magagne dei più” dice Luca. Mentre Fausto si lancia in una botta di ottimismo sul futuro: “mi aspetto qualcosa di nuovo riguardo alla mia realtà che sto vivendo…senza piangermi addosso ma la realtà è di cambiare il mio io e quello che ne verrà…spero in bene naturalmente. Il mio futuro spero che sia più roseo, rispetto ad adesso…comunque sono fiducioso che qualcosa mi cambierà; il laboratorio mi sta dando una grande mano…forse a cambiare!”
Su Asfalto ci racconteremo, ci prenderemo in giro, ci maltratteremo e poi ci riprenderemo, sperando di incontrare sempre di più la città e altri viandanti della rete.

Lost Angels

Pubblicato: 6 giugno 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenze e bisogni, dormire, viaggio

immagini da Skid Row (Los Angeles)Qualche tempo fa ho incontrato Alfredo Falvo: un giovane fotografo che è stato quattro mesi a Los Angeles per fare un libro sul quartiere Skid Row. Ed ho imparato due cose: intanto che Skid Row non è solo il nome di un gruppo tamarro ormai fortunatamente estinto: il termine “Skid row” nasce dalla tipica storpiatura dello slang statunitense del termine “Skid road”, cioè le strade usate da chi trasportava legname e che per non impantanarsi metteva sul selciato assi (gli skids appunto), oggi per gli americani è un simbolo: andare in malora, fare bancarotta, finire per strada e perdere tutto. Inoltre è il nome di un quartiere ai confini della città di Los Angeles (vicino a Hollywood) popolato da homeless, veterani, gente povera, pensionati, disoccupati…
Sono state concentrate lì tutte le associazioni e le missioni che si occupano dei senzatetto. La violenza e il pericolo di morte sono dietro ad ogni angolo, a dei livelli che mi vergoigno a sintetizzare in queste poche righe. Decine di migliaia di persone dormono per le strade, altre possono permettersi una pulciosa pensione per una ventina di giorni e l’ultima settimana se la fanno in strada.
L’ho ascoltato raccontare, ho visto
il suo reportage (Lost Angels, appunto) e quelli di altri fotografi e penso al Centro diurno, al Drop in, penso alla zona di via Sabatucci, penso a Piazza Verdi e al nostro degrado casereccio, che puzza di piscio e lasagne.
Ci meritiamo tutto.

Fratello, dove sei?

Pubblicato: 3 giugno 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, felicità, libertà

darioetornatoCari amici del blog, sono ritornato all’ovile: il figliol prodigo ha fatto i suoi progressi, per vederli basta vedere questa foto o il video che il nostro tutor ha registrato per l’evento di uscita dall’Istituto di Castel Franco Emilia, dove tuttora aderisco al progetto di Custodia Attenuata, il bello di questa possibilità è di mettermi di fronte ad una realtà che fino a un anno fà vivevo nel pieno delle mie forze chimiche, dove adesso affronto la realtà con lucidità. L’emozione dell’uscita è tale che mi toglie il fiato, i problemi fanno uguale ma nelle difficoltà bisogna andare avanti. Vorrei tanto che una persona tanto cara si dia una possibilità di rimanere in vita, visto che non sta tanto bene e tanto meno l’ho visto in forma.
Leggerà questo scritto? io mi auguro di sì! Forza Lorenzo che anche tu ce la puoi fare! te lo dice tuo fratello Dario.
Lancio un appello affinché le risorse per questo tipo di progetti di cura e detenzione possano dare sempre più risultati, accogliendo anche più persone, per poter dare più possibilità a
persone come me, stanche di una vita senza significato.

Un pensiero a tutti sia fuori che dentro.

Chi è sicuro?

Pubblicato: 23 Maggio 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, civiltà

carrello securityCon piacere ed orgoglio ospitiamo un documento della redazione di Piazza Grande. Un appello a discutere insieme di sicurezza, a Bologna, in previsione dell’uscita del prossimo numero dello storico mensile di strada, nel quale l’argomento principale sarà appunto la sicurezza. Chi produce insicurezza? Chi è più a rischio? Gli amici di Piazza Grande stanno raccogliendo opinioni su cosa si intende oggi per sicurezza e quali potrebbero essere le soluzioni, in un momento in cui scelte importanti e vicende politiche si decidono proprio sulla sicurezza. Ci fa molto piacere poter dare il nostro contributo su queste pagine. Quindi guardatevi attorno, raccogliete le idee, fate spazio nella mente fra la selva dei discorsi di politicanti e giornalisti e dite la vostra nei commenti.

Il problema della sicurezza ha occupato stabilmente le cronache giornalistiche e il dibattito politico nelle ultime settimane. Le azioni di controllo del territorio si sono intensifcate e hanno riguardato non solo i rom, sgomberati dalla polizia e cacciati con le molotov dai cittadini, ma tutte le persone che vivono in strada, che fanno la colletta per sbarcare il lunario, tutti quelli che si mostrano come mendicanti, tossici, alcolisti. Tutte le persone che potenzialmente possono turbare l’ordine publico.
Abbiamo visto con i nostri occhi chiedere i documenti a chi fa colletta davanti ai supermercati e portare in questura quelli che non avevano documenti da esibire.
La redazione di Piazza Grande ha deciso di dare una propria versione dei fatti. Non vogliamo sentenziare se sia giusto o sbagliato compiere questo tipo di interventi di polizia, piuttosto preferiamo raccogliere voci di persone diverse, coinvolte dal problema della sicurezza ma da punti di vista differenti.
A questo scopo chiediamo ai bloggers di Asfalto e a chiunque frequenti le pagine del blog di dare la propria visione di città sicura. Ci piacerebbe sapere da chi vive in strada innanzitutto se considera Bologna una città sicura, se sotto i portici ci si sente in pericolo, e in che genere di pericolo, e poi che cosa farebbe per rendere più sicura e più vivibile la città.
Speriamo che la nostra richiesta di partecipazione venga accolta e le pagine di Asfalto possano ospitare un dibatito interessante com’è avvenuto in passato.

La redazione di Piazza Grande

Colto di sorpresa ed assolutamente entusiasta pubblico qui un’articolo-inchiesta inviatoci da un ragazzo che ha vissuto la strada. Conosce il nostro Blog, si è spostato a Firenze ed ha scritto un articolo sulla prima accoglienza dell’importante città toscana. Sinceramente una delle migliori cose che mi è capitato di leggere in questi mesi. Si fa chiamare Bruco e ha promesso di proseguire questo rapporto di collaborazione. Sarebbe molto bello e aspettiamo di seguirlo nel suo percorso in giro per le strade d’Italia. Grazie e a presto. Buona lettura, ne vale la pena.

avatar_asfalto

Veltroni quache tempo fa disse che al termine del suo incarico come sindaco di Roma avrebbe abbandonato la politica italiana per occuparsi dell’Africa, sostenendo che la politica non dovrebbe essere un mestiere ma una sorta di passaggio transitorio ed appassinato nella cosa pubblica, ed al tempo stesso un modo per garantite il necessario ricambio della classe politica.
Mentre il terzo mondo attende l’apertura di nuove sale cinematografiche ed un festival del cinema africano io torno alla mia di Africa: la strada in cui ho vissuto per circa tre anni e mezzo per fare il punto della situazione sull’accoglienza e i servizi per coloro che vivono o finiscono in strada.
Ho indossato per un giorno i panni di un senza fissa dimora di primo pelo e per essere credibile mi sono costruito una storia ed un profilo
oggi sarò un ragazzo che da alcuni giorni ha perduto la casa perchè non riesce più a pagare l’affitto, con unvalidità civile all’ ottantacinque per cento, visto che il dato è reale porto con me i documenti che lo attestano, porto anche il contratto d’affitto che in una sua clausola capestro prevede l’immediata cessassione del contratto se entro il cinque di ogni mese non venisse pagato regolarmente l’affitto. Per l’aspetto esteriore non ho dovuto far nulla, da quattro mesi dormo con gli tessi vestiti che porto nell’orto e con cui vado a lavorare, aggiunto al fatto che il poco sapone che langue sulla mensola del bagno è privo di istruzioni ed io diffido.
Il copione mi pare ben confezionato così anche i costumi ed il trucco, l’ambientazione, lo sfodo sarà la città di Firenze in cui abito da circa quattro mesi.
Parto dalla stazione centrale che da sempre in ogni grande città è un’idicatore di povertà, è li che si ritrovano barboni, tossicodipendenti, il piccolo spaccio e il ritrovo di emarginati di varia natura e nazionalità.
Ad eccezione di un gruppetto di senza dimora che stazionano permanentemente sotto una tettoia fuori dalla stazione e che pare non essere motivo di interesse per la polizia ferroviaria, non trovo situazione di degrado di nessun tipo, stazione pulita e ben presidiata e così anche all’esterno. Con lo zaino in spalla ed il mio costume da barbone catturo lo sguardo di molti passanti, ma questo accade sempre quando vengo in città da libero e integrato cittadino. Fuori dalla stazione trovo un parcheggio per il noleggio di biciclette, un segnale di ecologia e modernità degne di una città moderna. E’ gestito da una coperativa sociale, l’operatrice tenta una difesa dal freddo infagottandosi in due cappotti legge una rivista, mi accoglie con una certa ruvidezza, con tono polizziesco mi chiede se ho i documenti e sono residente perchè altrimenti sono cinque euro al giorno anziche due per i residenti. Desisto.
Per orientarmi porto con me la seconda pagina di Fuori Binario il giornale di strada di Firenze, sono indicati i servizi pubblici e privati rivolti agli adulti in difficoltà: mense, centri di ascolto, dormitori, bagni docce pubbliche e persino un deposito bagagli, cinquantanove servizi in tutto, manca la voce “dormitori pubblici” e non certo per disattenzione di Fuori Binario. Non so come intrepretare questo dato, ma lo registro. Il barbone che sto impersonando direbbe: “E io dove cazzo vado a dormire?” Al corredo del mio barbone mi tocca aggiungere un aspetto emotivo che non avevo previsto e cioè una giusta dose di ansia, indignazione o rabbia a seconda del vivello culturale e di civiltà del malcapitato. Opto per una dose moderata dei tre elementi. Ma accade un’altra cosa che non avevo previsto e di cui prenderò coscienza solo il giono dopo; il giovane che si diletta a fare del giornalismo sociale si fonde lentamente con l’altro giovane finito in strada, ne nasce una nuova figura “Il Barbone col taccuino”.
Grazie alle indicazione della ruvida operatrice del noleggio delle biciclette mi dirigo allo sportello “Accoglienza e Integrazione” di via Giuseppe Verdi nel centro di Firenze, una grossa struttura che accoglie diversi servi ed uffici, compreso l’ufficio delle entrate.Racconto quella che ormai è diventata la mia storia, ma l’uscere preposto al primo contatto con il pubblico mi dice che il servizio è rivolto solo ed esclusivamente ai residenti della zona centrale di Firenze, cerco di insistere ma ottengo solo un’indicazione verbale per l’Albergo Popolare in via Delle Chiese, altri tre quartidora di cammino.
La considerazione che ho immediatamente fatto è quella che ho maturata da tempo e cioè che il diritto sancito per legge si perde di fatto nelle successive regolamentazione: leggi, regolamenti, eccezioni, per poi perdersi in pochi passaggi.
Chiedere spiegazioni non serve, potresti senrti rispondere “Le leggi non le faccio io” oppure “Caro signore ha mia sentito parlare di legge Regionale o di decentramento”? Ovviamente il giovane che ho portato in scena è appena finito in strada, allo scuro da tutto questo, sa solo che è finito in strada e cerca un posto per la notte, ma a lui viene in qualche modo ricondotta la responsabilità della sua condizione, e se il mal capitato non è abbastanza accorto potrebbe lui stesso ritenersi l’unico responsabile di ciò che gli accade, e che forse sarebbe stato suo dovere leggersi per tempo l’ultima finanziaria o perlomeno sfogliare il Sole 24 ore di tanto in tanto.
Mi dirigo all’Albergo Popolare cercando di incassare il colpo, affranto e rabbioso. Ad un certo punto incrocio in una vetrina la mia immagine ed in un attimo mi riapproprio della mia storia reale, sorrido ed il passo torna ad essere sostenuto e fiero, vedermi così bello però potrebbe solleticare il mio compiacimento e farmi perdere la postura pigra e rassegnata tipica di chi vive in strada. Troppo orgoglio e dignità non sempre favoriscono le relazioni di aiuto, sarebbe bene addomesticarle e ridurle ad ulmilta e compostezza. Mi impongo di non cercare più la mia immagine nelle vetrine e quando finalmente arrivo allo sportello dell’Albergo Popolare racconto all’operatrice la mia storia, non un filo di rabbia nulla che possa indisporre la mia interlocutrice; senza coscienza sono ripiombato nel personaggio. Il posto letto sarà disponibile fra cinque giorni e per i non residenti solo per quindici giorni e totalmente gratuito, scaduti i quali si paga un euro al giorno, non ho però chiaro se questa seconda fase è valida solo per i residenti, poco importa, l’obbiettivo resta trovere un posto letto entro sera. L’operatrice mi suggerisce gentilmente di rivolgermi in via del Loene all’associazione Arcobaleno pochi isolati più in la. Trovo un’operatrice molto gentile, che mi dice che purtroppo si occupano solo di residenti in carico ai servizi e mi suggerisce di fare richiesta in comune per la residenza fittizia, e con il tagliando dell’anagrafe di rivolgermi ad un assistente sociale con la quale una volta individuato un percorso potrò in seguito accedere ai loro servizi (un letto) e ad alcune mense. Nel frattempo si adopera per cercare l’indirizzo della Caritas di cui però non conosce bene il servizio e dunque con il foglietto scritto a mano mi dirigo in via Del Porcellana 28 “San Paolino”.
Registro che come Bologna anche Firenze attua la politica dell’accoglienza dissuavisa e cioè “Io ti accolgo, ma non ho quasi nulla da darti”.
Non c’è tempo per le considerazioni è quasi l’una, ho fame mi fanno male i piedi e come se non bastasse ho la vescica che spinge, in campagna sono abituato a farla fuori ma qui la trovo dura, di andare in un Bar non se ne parla di certo, conciato da barbone e anche un filino incazzato per questo frustrante pellegrinaggio mi tocca incassare pure l’indisponenza di un barista, magari non capita ma non voglio correre rischi. Mi rifugio in un internet point gestito da un indiano, fino a prova contraria io sono al mio paese e l’immigrato è lui, non dovrei avere problemi in questa relazione. Un volo in bagno e una breve occhiata alla posta eletronica, e con settantacinque centesimi ho preso due piccioni con una vescica, la mia. Va detto che in “emergenza fredo” le cose sarebbero andate differentemente, avrei trovato da dormire sicuramente in breve tempo, difatti il comune apre per l’occasione e solo per questa una struttura gestita all’Ospitale delle Rifiorenze gestita da una giovane cooperativa che al termine dell’emergenza freddo chiude per i barboni destinando poi la struttura al turismo giovanile che altrimenti non potrebbe transitare per Firenze. Sono le quattro del pomeriggio, sono stanco e posseduto dal mio sconfitto e rabbioso personaggio, voglio solo tornare a casa, riposarmi e bermi almeno un paio birre.
Mi sento mesto e riflessivo come un piccolo Bertinotti.

Abitare le città

Pubblicato: 14 marzo 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, civiltà, week end a scrocco

quartiere gratosoglioPubblichiamo volentieri questo invito dell’associazione Terre di Mezzo di Milano per domani, Sabato 15 marzo dal titolo ABITARE LA CITTÀ.
Perché è un’occasione rara di conoscere una metropoli al di la delle sfilate, nei luoghi dove si cerca di costruire una convivenza nuova e sostenibile; inoltre ci prepara a Giovedì 3 aprile: quando la città di Bologna verrà invitata a partecipare all’evento Porte aperte (nel programma del festival
Naufragi). Tutte le strutture di accoglienza apriranno le loro porte a tutti i cittadini che vorranno conoscere da vicino i servizi di aiuto alla presona.
Ma ecco l’appuntamento di Milano:

"Partecipazione a Gratosoglio, la grande sfida all’ombra delle torri bianche"
Al quartiere Gratosoglio, estremo sud di Milano, si svolgerà la seconda visita guidata in promozione della fiera Fa’ la cosa giusta! Una visita strutturata per far conoscere un’esperienza di partecipazione con gli operatori e i cittadini di una realtà di periferia in forte trasformazione sociale. A far da guida durante la visita: il responsabile del Laboratorio di Quartiere Paolo Bortolussi e Cristian Zanelli della Cooperativa Abcittà.
Orari: partenza ore 15:30, appuntamento in Via Baroni 9, Milano (Tram: 3 – 15, Bus: 79). Fine visita ore 17:30
Programma completo su
www.falacosagiusta.org
Occorre prenotarsi:
volontarimilano@terre.it Tel 02-58118328

Massitutor Docet

Pubblicato: 28 febbraio 2008 da massitutor in asfalto fuoriporta, gite, lavoro

Aspettando Naufragi, il festival bolognese delle fragilità metropolitane, domani Massitutor andrà ad Ostia ad un seminario organizzato dall’Associazione Amici di Flavio Cocanari e dal Comune di Roma (XIII Municipio) sul tema:

"Per l’avvio di percorsi di inclusione sociale e lavorativa delle persone senza fissa dimora."
 
Sala Biblioteca Comunale Elsa Morante

Esordirà piu o meno così (l’intervento è di 20 pagine):
 
La Cooperativa La Strada è nata per la promozione dell’autonomia e
dell’integrazione socio-lavorativa di persone senza dimora e in condizioni di disagio sociale. I primi destinatari dell’azione sono gli stessi soci e lavoratori, rappresentati prevalentemente da persone che sperimentano, o hanno sperimentato, percorsi di vita di strada. In questo senso, il mutuo-aiuto rappresenta un principio cardine alla base del patto tra i soci, innervando, al tempo stesso, la vita quotidiana dell’organizzazione. Attuando un’estrema semplificazione, si può affermare che nello stesso modo in cui agli inizi del ‘900 gruppi di cittadini uniti da un comune bisogno si associavano a cooperative di consumo, di lavoro o edilizie volte a tutelarli dai meccanismi speculativi di mercato, così persone a rischio di emarginazione sociale si associano alla Cooperativa per migliorare le proprie condizioni di vita, attraverso la pratica della mutualità.
La Cooperativa è attualmente costituita da 50 lavoratori, di cui l’80% provenienti da esperienze di disagio e povertà. La base occupazionale risulta infatti composta da 18 persone tossicodipendenti, 19 in condizioni di disagio sociale, 2 disabili, 1 alcolista e 10 provenienti da percorsi di vita maggiormente tradizionali. Il 30% dei lavoratori è rappresentato da donne; l’età spazia dai 27 ai 65 anni, mentre l’età media risulta pari a 43 anni. Il Consiglio di Amministrazione è costituito da 7 lavoratori, di cui 3 donne e 4 uomini, 3 persone non disagiate e 4 provenienti da percorsi di vita di strada.
Il principale strumento adoperato per promuovere l’autonomia e l’integrazione socio-lavorativa è, ovviamente, il lavoro.
Lavorare in Cooperativa La Strada, dunque, non significa esclusivamente ottenere un’occupazione, assume invece per la persona una molteplicità di valenze che non possono essere considerate disgiuntamente. Significa,

  • In primo luogo, poter contare su un reddito che permetta di superare la soglia economica della sopravvivenza, emancipandosi dai precari lavori di strada e dalla beneficenza pubblica e privata.

     

  • In secondo luogo, consente di acquisire un ruolo, quello di lavoratore, socialmente riconosciuto, facilitando quindi, nel contempo, il sentirsi parte attiva di una collettività.
     
  • In terzo luogo, la garanzia di continuità occupazionale permette di guardare al futuro con una maggiore tranquillità e sicurezza, superando la necessità di arrangiarsi nella precarietà giorno per giorno.
     
  • In quarto luogo, l’impegno quotidiano richiesto consente, da un lato, di relativizzare l’importanza e l’influenza all’interno della propria vita di eventuali dipendenze e, dall’altro, stimola la riscoperta e lo sviluppo delle competenze, in un contesto che contempla la possibilità di sbagliare, favorendo l’autostima e la consapevolezza di sé.
Infine, lavorare in Cooperativa significa anche, e soprattutto, assumersi l’impegno e la responsabilità di partecipare attivamente, in base alle proprie capacità, al governo di un’impresa comune ed affermare la propria dignità ed il proprio diritto ad esistere e a lavorare a prescindere dai percorsi di vita intrapresi. In altri termini, si può affermare che lavorare in Cooperativa rappresenta per persone a rischio di emarginazione un passaggio essenziale nel riconoscimento del diritto alla casa, al lavoro e alla socialità, permettendo loro di divenire, da oggetto di politiche assistenziali, soggetti attivi, di trasformarsi da "semplici" utenti a lavoratori e cittadini ecc. ecc…
Ed ora Vox popoli vox Dei, si accettano anche vignette, armonizzazioni, sberleffi e incoraggiamenti.

Capodanno al 'Porto'

Pubblicato: 28 dicembre 2007 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, felicità, week end a scrocco

Pubblichiamo con entusiasmo questa bellissima lettera – invito del nostro grande amico Massimo Macchiavelli della Fraternal Compagnia.

Massimo M. dopo uno spettacolo al centro diurno

Anche quest’anno per l’ultimo giorno dell’anno sarò al Centro diurno di via del Porto a fare alcuni pezzi di commedia dell’arte. La cosa bella del Centro diurno, come dei dormitori, quando ci vado, è l’assoluta informalità: mi cambio, tra gente incazzata che vuole il caffè, ed entro, proprio come a teatro il silenzio si taglia con il coltello, tutti a guardare la tv. Ed ecco cosa mi rende già odioso; farla spegnere, a volte si raggiunge un compromesso e si toglie solo il volume. E tutti mi guardano come dire "chi cazzo è questo pagliaccio che viene a romperci le palle", ah momenti magici! Io nel mio costume che mi è costato tanto sacrificio e soldi mi sento già un diverso e gli sguardi semichiusi non mi confortano, ma tant’è: lo spettacolo continua. Inizio la mia peformance e, biecamente uso tutti i trucchi del mestiere per strappare un sorriso che arriva, ma è così isolato che rende il tutto macabro. Ma io non demordo, provo a coinvolgere, gli sguardi si fanno ancora più minacciosi, recedo. Sono esausto, sudo e finisco tra visi con espressione interrogativa. E qui il miracolo; gli appalausi scrosciano, una strana pietà si è impadronita di questi omacci e donne dall’espressione vissuta e applaudono, chiedono, mi danno pacche sulle spalle. Sono sicuro, per alcuni di loro domani sarà stato solo l’incubo di una giornata qualsiasi passata dormendo al Centro diurno.
Ma io la sera mentre lavoro superpagato per far ridere alcuni vecchietti tronfi di cenone mi consolo ripensando a quelle espressioni immobili, ma in grado di recepire l’essenza del mio lavoro, e continuo come è sempre stato a sentirmi uno di loro, uno che forse c’è riuscito ma che ha ancora bisogno di loro e di quel mondo dove tutto è istinto e dove il male non è nascosto dietro sorrisi natalizi di facciata ma si legge tutto in quei visi da film. Fino a qundo mi ricorderò che a un certo periodo sono sopravissuto grazie a loro o a quelli prima di loro avrò sempre la forza di andare avanti
travolgendo le avversità.
Un piccolo rimpianto: non c’è mai nessuno oltre a loro in questi giorni, lì? O voi del Blog: perchè non fate un salto alla grande recita di capodanno? Ci si trova lì, al Centro, il 31 alle ore 13,30.
Grazie
Massimo Macchiavelli

A modo nostro… si festeggia!

Pubblicato: 27 dicembre 2007 da massitutor in amicizia, asfalto fuoriporta, felicità, gite

A modo nostro…come sempre… festeggiamo il Natale. Quest’anno con cinema nel pomeriggio e mega pizza al Centro diurno. Alla faccia di chi ci vuole male! E’ stato un anno importante, di cambiamenti, sorprese e begli incontri. Auguri a tutti! Dal gruppo Asfalto.

Un anno fa.

Pubblicato: 17 dicembre 2007 da massitutor in asfalto fuoriporta, felicità, lavoro

Cosa scrivo e per chi? Per noi tutti. Di un lungo anno di Asfalto e un po di me.
A Natale di un anno fa non vedevo la speranza e volevo entrare a "Sampa". Pensavo che potevo andare solo li per risolvere i miei problemi.
Però! Non mi hanno preso.
Pensavo che mi fosse cadutto tutto addosso, che era finito tutto. Ero distrutto, deluso, non avevo la speranza. Ho passato tutta la lunga note di Natale nel grande bidone del rusco per il cartone, vicino a un supermercato. Pensavo che era meglio morire. Non lo auguro a nessuno.
Mi pasavano per la testa mile pensieri: ero spaventasto all’idea di partire da zero. Senza nessuna idea senza niente. Qui a Bologna Asfalto andava avanti e per me era l’unica speranza; mi hanno datto una piccola borsa lavoro qui al laboratorio e mi tocava andare piano piano avanti. Mi rimaneva solo di lavorare e sperare le cose andassero sempre meglio.
Dopo un po’ la coop "La Strada" mi ha offerto di ricostruire il loro sito internet
www.cooplastrada.it. E così ho iniziato a collaborare con la cooperativa, dove lavoro ancora adesso. Lavoravo alla gestione dei bagni, adesso lavoro al canile. E’ un lavoro molto duro e che non mi piace, però credo in un futuro migliore. Intanto continuavo a frequentare il laboratorio e Asfalto mi riempiva il tempo libero.
Perchè vi scrivo queste cose? Perche adesso ho capito che se c’è l’impegno i risultati arrivano sempre. Dopo l’estate mi sono divertito nello stand della cooperativa alla festa dell’Unità. E’ stato duro questo anno, però ne valeva la pena: adesso ho un contratto con la coop La Strada e posso andare avanti. Una piccola sicurezza. Adesso continuo a lavorare al canile, non è un lavoro che mi soddisfa però è necessario. Inoltre proverò anche a lavorare nel laboratorio come assistente e per me questi sono passaggi importanti. Adesso anche una nuova gratificazione: con www.cooplastrada.it abbiamo vinto un premio nazionale di Legacoop per i miglori siti internet cooperativi. Per me è stata una sorpresa eccezionale, che non mi sarei mai aspettato. Vincere il premio è stata una cosa importantissima, ma andarlo a ritirare, insieme a Massimiliano, è stato ancora più bello: io non ho viaggiato molto e vedere Roma per la prima volta è stato molto emozionante.
Che voglio dire con questo? Posso assicurarVi che vale la pena impegnarsi e tirare avanti con tutto il lavoro quotidiano. Perche adesso veramente sto racogliendo un po’ di frutti; solo che questo non è la fine, ma è solo l’inizio. Ho assaggiato come può essere la vita bella e che vale la pena andare avanti.
Non so se la rete mi ha salvato la vita, magari è così, magari no. Però posso dire che Asfalto mi ha aiutato tanto. Asfalto è un gruppo che sta crescendo in continuazione, sta diventando un gruppo molto forte che può aiutare a molti di voi. Cominmcia ad essere una voce, in città, che è ascoltata da tante persone, nel circolo del sociale, ma non solo.
Vi saluto tutti quanti e buon Natale da chi un anno fa credeva di essere finito, mentre oggi si sente solo all’inizio.

Anzi, vi propongo, facciamoci un proponimento prima dell’anno nuovo: qual’è la cosa più importante che vorreste ottenere nel 2008?