Archivio per la categoria ‘assistenti sociali’
Via Lombardia – TESTIMONIANZE
Pubblicato: 2 febbraio 2007 da massitutor in assistenti sociali, dormire, saluteSan Remo famosi
Pubblicato: 12 gennaio 2007 da massitutor in amicizia, assistenti sociali, civiltà, libertà, pensieri in libertà, politica, salute
Leggendo l’articolo che ha scritto la Stefani nello spazio dedicato ad Asfalto, mi sono reso conto di alcuni accorgimenti. è chiaro che le polemiche ci sono, ci saranno e così via, vorra dire che noi, alla fine saranno famosi "il mio tutor, e Andrej, perchè si parla di loro come membri di asfalto." E quindi noi tutti di conseguenza, "Saremo famosi" senza un euro in tasca, ben venga anche questo, fa parte del percorso che stiamo facendo. Riguardo all’articolo, volevo specificare che ai senza tetto "ma con un blog" nulla ci è stato regalato e quello che ora abbiamo ce lo siamo guadagnati, c’è stata data un’ opportunità, che riconosco non è da poco conto, è solo da riconoscere che l’impegno che c’e dentro non è da meno delle lauree ad honoris, alle interviste fatte individualmente etc etc. perchè dico questo; la politica che fà il Comune oltre a essere disincentivante è anche distruttiva per noi, secondo me, cerchiamo un’altra strada che ci permetta di avere quello che abbiamo, quello che facciamo, cercando magari di autofinanziarci o magari trovare qualcuno che ci sponsorizzi, un vero servizio da scrivania. Messo a disposizione di chi ha qualcosa da rendere pubblico. E’ chiaro che se cercassero di toglierci uno dei strumenti di comunicazione che ha un potere enorme sarebbe preoccupante, magari con la facciata che non ci sono i fondi. Bene facciamo anche noi una politica che la chiameremo "Restiamo in piedi " per esempio e facciamo tutte le proteste che vogliamo senza fare del male a nessuno, ma tirando in causa chi ha il potere di prendere questo tipo di decisioni. Questo il mio consiglio è tutto da via del porto arrivederci al prossimo appuntamento.
p.s.: SANSONETTI SEI "GRANDE"
L’emergenza freddo…fra le persone che la strada la vivono è ormai diventata una barzelletta che non fa ridere. Su a Palazzo D’Accursio dicono che non è ancora abbastanza freddo…siamo sicuri?
Come tutti gli anni ci si chiede puntualmente a che punto siamo per quanto riguarda la burocrazia? Come ogni anno ormai dovrebbe arrivare puntuale anche l’EMERGENZA FREDDO. E’ strano a dirsi però a quanto pare il Comune non si decide a muoversi in questa direzione perché dice che ancora a Bologna non c’è poi così tanto freddo. Non vi sembra un po’ anomala questa situazione? Senza contare la gravità del problema, e tutte le conseguenze che da essa derivano. Anche perchè l’Amministrazione ha già investito risorse per preparare una struttura d’accoglienza in via del Lazzaretto, proprio per prevenire la famosa "emergenza": un posto pensato proprio per far sì che non si debba correre ai ripari all’ultimo minuto (come è stato in passato con il sottopassaggio in centro) e senza aspettare che succeda qualcosa di grave a qualcuno. Penso che ormai sia chiara questa situazione e affinché il Comune non dà via libera, la gente continuerà a dormire per la strada e tutti conosciamo bene ciò che significa. Vorremmo sensibilizzare l’opinione pubblica, gli assistenti sociali e chi di dovere a spronare questi personaggi illustri ad essere un tantino sensibili al problema, ok? Vorremmo che alcune persone, girando per la città, incontrassero alcuni che dormono per la strada e provare un attimo a riflettere e poi chiedersi "ma se fossi io in questa situazione


come starei?" Si chiama empatia, mai sentita? Purtroppo questo non avviene perché chi di dovere non si preoccupa minimamente di fare questo, perché sono troppo impegnati a fare dell’altro, e tutto il resto passa in secondo ed ultimo piano. Ora ci sentiamo in dovere di sollevare un gran polverone…così farà pure più freddo.
Il gruppo Asfalto 
Ci sono individui straordinari in mezzo a noi, capaci di diventare chiunque vogliano essere. Un organizzazione chiamata il Centro, ha isolato un giovane simulatore di nome SITROX, e ha sfruttato le sue capacità per le proprie ricerche. Ma un giorno Sitrox fugge, e finisce al DROP IN…TROPPO KIARO
Pubblicato: 31 ottobre 2006 da massitutor in assistenti sociali, operatori dispari, saluteCiao, volevo brevemente raccontarvi un paio d’episodi vissuti negli ultimi tempi, ke potrebbero efficacemente rappresentare una finestra sulle condizioni in cui versa quella fetta de l’apparato sanitario bolognese preposto all’assistenza dei nullatenenti esenti ticket.
La mia condizione di italiano senza domicilio fisso, disoccupato, non integrato mi dovrebbe, in via teorica, far rientrare nella categoria degli aventi diritto a tale assistenza, per cui non avendo un medico di base lessi con sollievo una mail nella quale Max ci informava de l’esistenza a Bo de l’associatione “Sokos”, dicendomi qualcosa come "ecco la svolta". Febbrilmente (in tutti i sensi) mi recai sul loro sito web (http://www.sokos.it) dove, cito testualmente, era scritto:
"Scopo primario dell’Associazione è garantire assistenza gratuita agli immigrati senza permesso di soggiorno, alle persone senza fissa dimora e a chiunque viva in una condizione di esclusione sociale nel territorio di Bologna"
Frase ke interpretai come inequivocabile invito a contare su il loro servizio per ciò ke concerne la mia situazione sanitaria.
Il caso volle ke una ragazza di nazionalità americana, trovandosi in condizioni simili alle mie,mi kiedesse consiglio, ovviamente io le proposi di venire con me presso la sede di Sokos per registrarsi. Una volta in loco ci rivolgemmo a l’impiegato magrebino ke, alla reception, era preposto ad accogliere le domande di registrazione.
"DOCUMENTI" disse
"ECCOLI" risposi
"QUESTO NON E’ UN POSTO PER TE" lui ribattette
"PERKE’ ?" kiesi io …
"PERKE’ NO, DEVI ANDARTENE" fu la sua adirata risposta
Con notevole sforzo riuscii a mantenere la calma e ad insistere con diplomazia, ma il receptionist sapeva solo dirmi “vattene”, solo quando la gente dietro di me iniziò a protestare per l’attesa nella quale il nostro scambio di battute li costringeva, io ebbi l’inatteso onore di vedere arrivare al mio umile cospetto niente poco di meno ke la responsabile generale della sede di Sokos ke, molto politically correct, esibiva un bellissima pelle+scura della mia e, senza mezzi termini disse:
"QUESTO SERVIZIO E’ SOLO PER STRANIERI EXTRACOMUNITARI, TU SEI ITALIANO VA NE I POSTI PER L’ITALIANI ALTRIMENTI KIAMO LA POLIZIA"
Lasciando lo stupore il posto alla rabbia, in un fiato raccontai per filo e per segno come ero venuto a conoscenza de l’associazione ke le dava lavoro e soprattutto le rammentai ciò ke era scritto ne la pagina di presentazione del sito web di Sokos.
Non ci furono cazzi io: non solo non avevo diritto al servizio a causa de la mia nazionalità, ma dovevo anke sgambare.
In quel momento subentro la mia amica ke, passaporto americano a la mano, molto educatamente, da brava extracomunitaria qual é fece la stessa rikiesta d’inscritione ke avevo fatto io. Io intanto, senza uscire dalla stanza, m’ero fatto da parte, trasformandomi da postulante in spettatore.
In maniera decisamente arrogante the big boss intimò a la mia amica ke non poteva fare niente per aiutarla, suggerendogli di kiedere aiuto a l’ambasciata o al consolato, oppure di kieder a non meglio precisati servizi per l’italiani… ?….!??!!!!!…..!…..? Stupefacente ma vero. Mi viene in mente quel detto popolare ke recita: “gli dai una mano e ti si prende tutto il braccio”. Si perkè questo episodio è un eclat
ante esempio di discriminazione razziale e culturale di cui io come italiano emarginato sono stato vittima.
Devo aggiungere ke in passato+di una volta ho visitato paesi de il cosiddetto terzo mondo: paesi dai quali sicuramente provengono i ragazzi/e a i quali è stata delegata la gestione de i servizi di Sokos, ebbene una delle costanti ke+mi ha colpito in quei luoghi è la gerkarizzazione de la società in base a la situazione economica de li individui in maniera molto+aggressiva e violenta di come avviene qui in Europa. In tali paesi il nullatenente è veramente nulla, a stento viene riconosciuta la sua umanità.
Evidentemente gli operatori di Sokos applicano qui il sistema di valori in uso ne i loro rispettivi paesi d’origine, oppure forse stanno esperimentando un innovativo modello d’integrazione: invece di integrare gli ospiti ai valori de il paese ospitante si integra il paese ospitante a i valori degli ospiti.
L’altro episodio di malasanità ve lo racconterò un’altra volta.
Non ho ancora nessun tipo di tessera sanitaria. Stando in strada è difficile capire tutte le pratiche che si devono seguire per avere i documenti, il tesserino sanitario, ecc, poi uno può conoscere anche poco la città, i servizi. Penso che almeno il Sokos avrebbe potuto darmi una mano in questo, darmi qualche indicazione su come risolvere in altro modo il mio problema, dovrebbero lavorare in una rete di servizi e indirizzare le persone. Penso questo. Grazie anke agli impiegati del Sokos non sono riuscito a regolarizzare loa mia situatione sanitaria, ma grazie a…non so, Dio forse, la febbre di quel giorno mi è passata, sto bene e in genere mi ammalo raramente!
Ciao!
L’animo umano e inquieto. Sentiamo spesso il bisogno di fare cose oltre le nostre reali possibilità. Uno psicologo, esamina, descrive, e se può cura tante deformazioni della mente, a volte si tratta di casi di vera malattia mentale, e li tante volte c’è poco da fare. Ma veniamo a noi poveri mortali che abbiamo problematiche normali. Non abbiamo certo bisogno dell’introspezione se non quella che ognuno fa con la propria coscenza se uno c’è la la coscenza. Forse abbiamo solamnete bisogno di essere amati ascoltati nutriti della stessa sostanza che ci tiene in vita l’amore di una madre di un figlio di un padre. Quando per motivi assurdi ed a noi inconcepibili queste cose vengono a mancare cosa bisogna fare come bisogna affrontare la realtà. Io penso che possiamo affrontrala nel loro ricordo nelle cose che ci hanno dato l’amore. Il sorriso di un bambino quanta forza può dare, l’abbraccio di una madre o di un papà quanto amore può dare… tanto tanto infinitamente tanto. Un assistente sociale fin dove può aiutarci nel risolvere problemi cosi grandi, lui stesso ha delle difficoltà nel capire il caso specifico, e poi ne avrà i mezzi, saprà come muoversi lui a chi chiederà le cose che noi vorremmo per risolvere il nostro stato di disagio nel quale siamo inciampati. I bambini sono un dono del cielo per noi, senza non camperemmo manco 30 anni… Capite che responsabilità hanno gli esseri umani nei confronti di creaturine cosi indifese. I bambini hanno bisogno di una casa, un posto dove poter vivere e giocare un posto dove poter esprimere i loro anni in tutta la loro straordinaria grandezza ed energia. Come mi sento impotente di fronte all’impossibilità di non poter fare qualcosa, allora mi rivolgo a chi questo qualcosa può farlo avendone i mezzi necessari, aiutate i bambini e le madri e anche i papà, aiutate i genitori a far crescere i loro figli in ambienti più sereni e tranquilli, i bambini la famiglia sono il nostro futuro, ma soprattutto il nostro presente ora adesso.
Piccoli pensieri…
Pubblicato: 24 ottobre 2006 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenti sociali, rielaborazione
E’ una mattina grigia, le nuvole sembrano coprire le montagne, dopo una notte di incessante pioggia. C’è silenzio… anche il mio cuore, in silenzio, sta urlando. Urla contro chi, non per volontà ma per lavoro, entra nella tua vita, si fa garante del tuo disagio. Urla contro quelle persone a cui cerchi di chiedere aiuto… a cui affidi i tuoi sentimenti, le tue paure le tue insicurezze, le tue gioe… raramente gioscono insieme a te. Per molti di loro tu sei solo un nome come un altro, un pezzo del loro lavoro, una persona qualunque, la tua storia una come le altre. E più ti fai sentire, più urli ad alta voce il tuo disagio… più sei una scocciatura. Le parole si sprecano… tu speri, aspetti delle risposte, ma… senti il solito bla, bla, bla, discorsi già fatti, già sentiti, già vissuti.
La finestra è aperta, l’aria frizzante è profumata di montagna… piano piano arriva il freddo, respiro prfondamente…. l’urlo si attenua. Il mio bimbo pretende la mia attenzione, mi stringe forte un braccio, mi gira con le manine la faccia… "mamma". In questo momento il suo mondo sono io. Le vere gioe si nutrono delle piccole cose.
Mi chiedo, come mai i servizi sociali spesso peccano di onnipotenza, lo so, questa è la mia esperienza… fanno finta di ascoltarti quando chiedi loro aiuto… ma arrivano solamente quando tutto ti è sfuggito di mano… aspettano che crolli, per prendersi la tua vita nelle loro mani. Per riaverla devi lottare… e poi lottare… e poi lottare, e non sempre ce la fai. Io non mi arrenderò mai. Mai li ho sentiti ammettere che forse hanno sbagliato, perchè le persone hanno un loro volto e una storia, non si può fare un gran fascio e lavorare con tutti nel solito modo.
Dopo tanti anni sono arrivata alla conclusione che tra voi, assistenti sociali, è raro trovare qualcuno che è interessato veramente agli altri e alle loro difficoltà, il vostro interesse è solo dimostrare che state lavorando, il vostro interesse è "salvare il vostro culo", non salvarlo a chi ne ha bisogno e ve lo chiede. Se non sentite veramente quello che fate, se non vi procura gioia aiutare gli altri, avete sbagliato lavoro. E se qualcuno, durante il proprio percorso, ne ha trovato uno, per sua fortuna, competente e generoso di cuore, non se lo lasci sfuggire… i miei sono dei piccoli pensieri di fronte ad una grande realtà!
Anche il cielo ha ricominciato a "piangere".
L'amore a volte non basta!
Pubblicato: 16 ottobre 2006 da massitutor in asfalto fuoriporta, assistenti sociali, droga, famiglia
Volevo raccontarvi la storia di una donna che ho conosciuto diversi anni fa "fatemi pensare Cristian", il mio secondo bimbo, aveva circa un anno quindi all’incirca 11 anni fa. A causa dei problemi con cui coinvivo da sempre, non parlo solo della roba, ma anche delle incomprensioni con la mia famiglia, che all’epoca non accettava il padre dei miei figli, la mancanza di un lavoro e di conseguenza anche di soldi e soprattutto di una casa "possiamo dire i soliti problemi di sempre". Tormentavo i servizi sociali per avere un posto mio, in cui crescere in serenità i miei figli. Ma dai servizi non c’era ombra di aiuto. All’ennesimo litigio davanti ai bimbi, ho preso, come si dice, baracca e burattini, nel mio caso eravamo solo io e loro (Manuel e Cristian), e me ne sono andata; come dice Kerouac, crescendo smettiamo di credere che tutto quel che accade sotto al tetto paterno, e ci incamminiamo, rabbrividendo, lungo il cammino della vita, e capiamo ben presto di essere sfiniti e infelici e poveri e ciechi e nudi. Durante il "cammino" facciamo però incontri che difficilmente scordiamo leggendo il post di Laertetranquillo, mi è tornata alla mente la donna che vi parlavo all’inizio del post, una mamma che ho incontrato agli Innocenti di Firenze, una struttura che ospita madri sole con problemi, dove i servizi mi hanno trovato un posto, dopo tre giorni di vagabondaggio! Qui ho incontrato molte mamme speciali, tante storie difficili, ma una in particolare mi è rimasta nel cuore, Era ospite della struttura una mamma con una bimba nata da poco, Quanita. Lei era così dolce con la sua bimba che mi incatavo a guardarla, la sua pazienza era infinita. Aveva un’altra bimba più grande, che viveva con la zia: la mamma in questione aveva problemi di tossicodipendenza. Parlava solo delle sue principesse, il suo desiderio era di vivere insieme a loro. Abbiamo pianto e gioito, abbiamo trascorso insieme momenti molto intensi gli conservo nel mio cuore. Purtroppo, anche se il suo amore era tale che difficilmente l’ho incontrato in seguito, lei non ce l’ha fatta! Ha lasciato la sua Quanita lì con noi, ed è tornata in strada. Qualche volta l’ho rincontrata, il suo dolore era immenso, pari al suo amore era sempre sconvolta, si sconvolgeva per anestetizzare il suo star male si sconvolgeva così tanto che un giorno è morta. Quanita è stata adottata da una famiglia. Non si chiamava più Quanita si chiamava Francesca. Quando Cristian frequentava gli incontri per passare a comunione, nel gruppo c’era una bimba, riccia, scura di carnagione, tanto riccia Francesca ho capito subito che era lei, la sorpresa e l’emozione sono stati immensi. Ma non ho potuto parlale di quella mamma che la amava come niente al mondo una donna speciale un’artista, una pittrice, di cui conservo ancora dopo tanti anni un sasso dipinto da lei con un tramonto, un sasso che ancora pesa nello stomaco. Non sempre le cose vanno come dovrebbero la sensibilità gioca brutti scherzi. L’amore a volte non basta!

Questa aneuforica frase è tratta da il sito su il metadone consiliatoci da Concin (il sito è ne la pagina links de il blog) qualche tempo fà.
Sito che da un punto di vista pratico-scientifico è decisamente valido, interessante esauriente credo sia la parola giusta. L’ho letto con attenzione e dopo lunga e profonda navigatione su sito afferenti una convinctione, forse inesatta e parziale ma in tutti casi personale, è nata e, helas, ha iniziato a radicarsi in me: l’euforia si paga.
La persona socialmente integrata, priva di dipendenze psychophisiques da sostanze più o meno illegali, sia costui metalmeccanico, notaio, operatore sociale, impiegato di banca, studente di successo, lavoratore interinale o ciò che più gradite imaginare come essempio, per continuare su il suo percorso essistenziale ha obligatoriamente trovato un equilibrio ne il quale momenti di spensierata leggerezza euforizzante si innestano su l’albero di serietà, sbattimenti, stress e impegno che di fatto è la sua vita, senza che sudetto innesto provoki o necessiti tagli e scorticamenti tali da compromettere il perpetuarsi de la crescita quotidiana di quel solido albero che, come già detto, rappresenta il suo vivere quotidiano.
Questi momenti euforici si presentano in innumerevoli forme, costose, gratuite, ma tutte socialmente accettate, farne una lista essaustiva significherebbe saturare l’hard disk di questo computer e forse neanke basterebbe dal momento che si va da la semplice euforia provata da la casalinga adoratrice di Maria de Filippi quand’è seduta davanti a la propria tele a l’appagamento adrenalinico vissuto da il dirigente d’azienda in ferie mentre scala una parete di ghiaccio di una montagna de l’Antartide passando per la serata al pub de lo studente o la partita a carte de il metalmeccanico. Per rispettare o meno qualcuno io debbo necessariamente conoscierlo personalmente e conosco e rispetto diverse persone che vivono vite riconducibili a quelle sopracitate ,non sò se la mia condizione di emarginato influisca inconsciamente su il giudizio che porto sugli altri, non sò se malgrado la mia volonta cosciente io abbia l’odiosa tendenza a creare 2 categorie separate e antagoniste basate su parametri d’integratione sociale ne il mio interagire con li altri, quello che sò è hce le persone ke vivono momenti d’euforia in maniera socialmente accetata, come ho esemplificato sopra, hanno diritto a tutta la mia invidia.
Perke chi è o è stato tossico molto, troppo difficilmente riuscirà a vivere con altretanta facilità momenti di spensierata, leggera euforia “substance-free”, senza doverci miskchare in qualke modo una qualke sostanza che come dire dia una mano a il suo cervello a gioire di quello ke sta vivendo. È neurochimicamente impossibile, non l’ho fatto io il cervello humano, ma come voi conosco la questione de i ricettori per le endorfine sregolati, dopati da l’uso d’oppiacei, e siccome tutti quanti ne siamo ben informati, non ritengo opportuno dilungarmi oltre.
Non ho esperienza sufficiente per parlare con cognitione di causa degli scompensi emotivi provocati dall’uso di altre sostanze che non siano li oppiacei e in minor misura la coca, ma credo ke anke l’alcol, le metamfetamine, li psicofarmaci, la ketamina creino problematiche similari allora, il methadone e simili sono stati messi a dispositione da le varie amninistrationi governative per permettere a la persona tossicodipente di superare, non sentire i syntomi physici de l’astinenza da oppiacei e poter esser così physicamente idonei a svolgere 1 attivita lavorativa construendo in tal modo la base economica per il,si spera, solido albero che sarà la sua vita da ex tossico.
Ma abbiamo visto come la solidità de l’albero de la vita sia fortemente interconnesso con le modalità de i momenti di disimpegno basati su un substrato d’euforia, momenti che si declinano in 1000 forme con un millione di volti ma ke hanno come costante la gratificatione ne il momento in cui sono vissuti.
Abbiamo visto che chi non usa più i derivati de l’oppio, chi ha smesso di farsi le pere si trova in una situatione d’handicap emotivo, il corpo grazie a il methadone, sta bene, ma la testa non segue la carne: depressione, disinteresse, incapacità di trovare piacevoli cose che per tutti li altri lo sono…
Lò già detto: li scompensi endorfinici e i loro cazzi.
La soluzione sarebbe permettere a chi è affetto da tali disturbi di assumere l’antitodo, la medicina… ma vivendo in un regime prohibitionista sò che questo è impossibile, che rimarrà a lungo un’utopia, cosi diligentemente assumo la mia terapia governativa e convivo come posso con il mio handicap emotivo.
Ciò che però trovo atrocemente assurdo è il vergognoso tono trionfante con il quali responsabili e specialisti delle terapie methadonike da i loro siti web annunciano a il mondo le propietà non euforizzanti de il methadone, come pongano senza ritegno l’accento su il fatto che 1ex tossico sotto trattamento mai potra, grazie a il methadone tirarsi su un pò il morale, propio perche il meta non da euforia. Per loro il problema è risolto ne il momento in cui il consumatore sta phisicamente bene, dopotutto si tratta di gente che ha avuto comportamenti illegali per parte de la loro existenza, dopo tutto la matrice judeo-christiana de la nostra cultura da ampio spazio a l’espiatione de le colpe… quindi che il tossico s’arrangi con i propi scompensi emotivi.
Vorrei lanciare un appello contro tutto ciò,ma,a parte scrivere la solita crociata antiprohibitionista. Non saprei proprio cosa aggiungere quindi mi astengo. Scusate la lunghezza di questo post ho de i problemi con le syntesi(colpa de li scompensi).
Aiutati che un'e-mail ti aiuta!
Pubblicato: 26 settembre 2006 da massitutor in assistenti sociali, salute
L’assistenza medica é una cosa importante per me che ne ho avuto bisogno, volete sapere come ho fatto attraverso internet mi sono informato di un indirizzo personale di un dirigente del cup. L’ho buttata lì come avessi buttato una bottiglia in un’oceano, senza aspettarmi una risposta. Invece mi ha risposto! E mi ha detto come non residente come fare a avere temporeaneamente l’assistenza, il libretto sanitario per un anno scegliendo un medico tra quelli disponibili. Ho fatto attraverso la carta di identità il libretto sanitario e ringraziato il dirigente con un’e-mail di invito personale, ma la risposta é stata negativa. Un’ invito non formale non é stato accettato, in fondo lui ha fatto il suo lavoro non potevo chiedere di più di una preziosa informazione.
Ho voluto racontare la mia esperienza per dire che qualcosa funziona una risposta esauriente che mi ha tolto un anno di guai sanitari tra file interminabili al pronto soccorso.
Avere la tessera sanitaria mi ha risolto dei problemi che ho dovuto affrontare, ma mi ha fatto capire che se quella goccia l’e-mail non forse partita da me io dalle istituzioni avrei ottenuto solo un secco no e bona lì, questo é un commento che faccio da mie esperienze precedenti, quello che la vita mi ha insegnato é questo: se un giorno ti senti di essere rimasto indietro corri a recuperare perché alla fine all’inadeguatezza la gente ti risponde schiacciandoti, con questo bisogna fare i conti e non si scappa alla propria vita. L’afferri, ma se ti sfugge l’hai persa di certo e la devi recuperare=doppia fatica!
