Archivio per la categoria ‘assistenze e bisogni’

Riflessioni dal carcere

Pubblicato: 28 marzo 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, carcere, libertà

jailhouseCiao amici del blog, dopo un periodo di silenzio, spunto come i fiori in primavera.
E’ un periodo di grande riflessione, mi si chiede di pensare a quale progetto sarei più predisposto nel portarlo avanti. Nella mia mente e nel mio cuore. Ho un’idea, ma quasi tutti i progetti pianificati nel minimo dettaglio non si avverano mai.  Come prima cosa mi è stata tolta la residenza, quindi si è aggiunto un problema non piccolo. Per giunta il Sert col quale adesso condivido il programma di custodia attenuata mi ha fatto sapere e percepire, che loro non possono prendersi a carico Dario e che sia più opportuno che il mio Sert Carpaccio, quello storico, si prenda a carico Dario, per un senso di responsabilità visto che sono stato loro paziente sin dagli inizi del mio approccio con un Sert. Questo può anche essere giusto, ma saltano fuori tante domande che non ho risposte immediate, penso e ne sono convinto che questo problema me lo porterò fino a fine pena: il 17.10.2008. E che dovrò risolvermelo, come tutte le cose. Ho letto un articolo su una rivista stampata da San Patrignano dove il responsabile numero uno dice che il pubblico e il privato devono fondersi per uno scopo comune. Sarà dura che questo avvenga, visto che hanno due velocità diverse e risorse
Limitate più nel pubblico che nel privato. Risorse: parola bella dove pensi ai mezzi per qualificare quell’essere umano che ha toccato il fondo, prendo nell’esempio la custodia attenuata che è un progetto nuovo, ma ci sono risorse limitate ancora di più di quello che sembra. È uno schifo: è impensabile di voler aiutare il tossicodipendente con poco o niente. Nella sofferenza si cresce e va presa di petto, se svincoli da essa hai perso in partenza questa forma di “battaglia” la vivi con te stesso, all’interno del tuo cuore e della tua mente.
È bello potervi raccontare con sincerità questo progetto, ma come in tutte le cose materiali esiste il pro e il contro, al momento posso solo dirvi che è un progetto nato nel 2005 e, a mio avviso, è in via di perfezionamento, un misto tra carcere e comunità, un impasto di programma tra ergoterapia e psicoterapia, forse innovativo o forse no, però posso confermare che ci sono persone disposte ad aiutarti, a prescindere dai pochi mezzi esistenti l’unica cosa è che le istituzioni e i poteri forti dovrebbero investire di più e aggiungere risorse innovative perché è un posto che rispecchia molto la società esterna. E’ difficile da spiegare con le parole quello che invece bisognerebbe vivere; è come se io cercassi di spiegare cosa fate in via del  Porto o su Asfalto.
In questo periodo sto consolidando quelle virtù che un essere umano non tossico detiene: sopportazione dei problemi, costanza, riflessione, condivisione dei problemi altrui e altro.
Resto in attesa del vostro cd rom per fare vedere alle persone quello che di innovativo avete fatto, previa verifica da parte della commissaria del posto.
Spero che tutto il popolo di asfalto stia bene compreso Mimmo. Adesso vi lascio e attendo vostre notizie. Ciao Dario

NaufragHi

Pubblicato: 12 marzo 2008 da massitutor in assistenze e bisogni

il sitoQualcuno avrà notato che nella sequenza di foto qui sopra da qualche giorno c’è una novità: ogni tanto appare un cartello che parla di un misterioso festival che si chiama Naufragi. Cliccando subito sotto si può anche leggerne il programma e partecipare ad una discussione sull’accoglienza in questo blog.
La Consulta permanente per la lotta all’esclusione sociale del Comune di Bologna insieme alle associazioni e alle coperative che vi aderiscono hanno promosso questo festival dal titolo assolutamente geniale: Naufragi, festival delle fragilità metropolitane. Sperando che gli appuntamenti previsti dal 10 marzo al 5 aprile, in varie zone della città (Cineteca, La Scuderia e Centro documentazione delle donne) siano all’altezza del titolo, cercherò di spiegare che cosa c’entra Asfalto in tutto ciò.
Le fragilità sono il nostro mangiare e il nostro bere. Inoltre lo scopo di questo festival è mostrare come funziona il sistema dell’accoglienza a Bologna, dando la parola a chi ci lavora e stimolare un dibattito su questi temi; è un occasione per parlare di esclusione, convivenza e accoglienza. In tutti questi temi dunque Asfalto ci sta dentro in pieno.
Inoltre il nostro blog ospiterà anche una nuova misteriosa mappa interattiva dei servizi cittadini, che sarà presentata al convegno e della quale daremo maggiori informazioni quando ci avvicineremo al 4 aprile: quando, nella sezione Dimoranti e senza dimora, parteciperemo al convegno portando il nostro lavoro e le parole di chi vive la strada ogni giorno.
Da qui ad allora invitiamo tutti a proseguire la discussione pubblica su bisogni, accoglienza e degrado iniziata su Asfalto già da tempo: semplicemente cliccando, sotto le foto, alla voce "Leggi e discuti" si possono leggere tutti i vecchi post sull’argomento e proseguire con le vostre testimonianze e le vostre idee.

Scelte di vita

Pubblicato: 3 marzo 2008 da massitutor in amicizia, assistenze e bisogni, libertà, viaggio

senza metaVita di strada: Mi chiamo Andrea sono napoletano e sto a Bologna da un bel pò. Prima lavoravo e avevo casa e famiglia, venendo a mancare la risorsa economica sono sprofondato in un abisso dal quale mi riesce difficile risalire anche possedendo milioni di bombole di ossigeno, mi sento mancare il respiro. Prima facevo assiduamente uso di "COCA" ma trovandomi quì ho cominciato a sniffare eroina e mi sono come si suol dire infognato. Ho cominciato a prendere metadone ma ora non mi và più e ho ricominciato con il bere cosa peggiore sia dell’una che dell’altra. Ho fatto dormitori ma x uno abituato ad essere libero come il vento è molto difficile attenersi a delle regole, le quali è giusto che ci siano se vuoi restare ad essere un mantenuto, tanto che ti frega hai dove dormire al caldo, hai un pasto e un posto dove lavarti ma manca la cosa essenziale l’AMICIZIA cosa che x me è un valore di vita ma x i tossici e alcolisti e chi fà uso di altre sostanze è solo un pretesto x scroccare ciò che l’altro ha. Da oggi sono ritornato in strada. E l’unica mia vera amica è la mia SOLITUDINE la quale è l’unica che non ti lascierà mai, rimarrà fedele x l’eternità e ti abbandonerà solo quando smetti di esistere.
Ho voglia di…
fuggire e mollare tutto..
…e assaporare un pò quel sapore di solitudine che sà tanto di libertà… dove ti permetti di coccolarti un pò… e coltivare la speranza di un futuro migliore.
       

Il dito o il braccio?

Pubblicato: 29 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, dormire, lavoro, politica

posto_letoLe risorse son quelle che sono, ogni anno sermpre di meno, e posso assicurare che i servizi non danno "per modo di dire" un aiuto, l’impegno é enorme, sono le esigenze degli utenti, ospiti, o poveri di oggi, che sono diventate una pretesa,  insomma dai un dito ma si pretende un braccio, e questa diventa una situazione di agio. Fino a un anno e mezzo fà la politica delle strutture era quella di concedere un tempo illimitato a tutte le persone senza un tetto, una sorta di riuduzione al danno perenne, ma il risultato finale é stato quello di fossilizzare ancora di più le persone, cazzo !!!..é normale, quando hai un posto caldo, da mangiare e lavarti viene automatico pensare; ma chi me lo fa fare di trovarmi un lavoro?! Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, c’é chi ha bisognoso davvero e si trova in una situazione di disagio, ma c’è chi ci marcia sopra e le pretese sono sempre di più. Adesso, da circa un anno a questa parte la politica dei dormitori, sia per un imposizione del Comune che per decisione delle cooperative sociali é cambiata sostanzialmente: le persone hanno un tempo di permanenza trimestrale rinnovabile mensilmente, gli ospiti possono rimanere per più tempo, ma con un progetto alle spalle, una borsa lavoro, un corso di formazione, un qualcosa che dimostri che la persona sta facendo un piccolo passo per sè stesso.
Un altro aspetto negativo dei dormitori é l’occupazione di posti letto, sottratti "si fa per dire" a persone che ne hanno veramente bisogno, mi spiego meglio; ci sono ragazzi che gli é stato assegnato un posto letto, ma per il fatto che lavorano di notte, molto spesso rientrano alle 7 di mattina per poi uscire alle 8, togliendo la possibilità ad un altra persona di usufruirne. Purtroppo attualmente a Bologna (e questa é una nota a sfavore) esiste solo il Centro Beltrame che, per chi non lo sa é una struttura polifunzionale: dormitorio di primo e secondo livello, servizio sociale adulti, drop in e lista unica. Personalmente se avessi soldi da investire oppure l’autorità di suggerire al Comune ed avere voce in capitolo, investirei in questo senso: cioé, un altro "Beltrame!", o un semplice posto dove può riposare chi lavora di notte, che ormai sono la maggior parte. Parecchi di questi lavoratori sono Somali oh Eritrei e il lavoro di facchinaggio notturno sappiamo essere un accesso più facile al mondo del lavoro.
Si parla tanto di degrado, di persone che bivaccano negli angoli piu nascosti della City, ma di concreto per risolvere questo problema non vedo niente, sembra che il Comune sia troppo impegnato a far sgomberare i collettivi autonomi come il crash o altri centri sociali autogestiti. Fanno i dispetti, sgomberano e parlano, sgomberano e riparlano, un gran vociferare ma stringi stringi(?!?), comincia a metterci qualche letto in uno dei tanti capannoni vuoti o appena sgomberati, avremmo sicuramente più gente protetta e meno per strada, si comincia cosi, é iniziato cosi anche il Caracci, e il Sabatucci pensa un pò, negli Anni 80 era di legno.
Comunque tutto questo degrado non lo vedo, se svaccarsi per terra a far ballotta a bere qualcosa e far 2 spini lo vogliamo chiamare cosi…va bene, ma non spaccate i maroni. In piazza verdi, come in Santo Stefano il 90% dei ragazzi sono studenti, ci sono sempre stati e ci saranno sempre; come mai 15\20 anni fà non si parlava di degrado, ma di risorse che venivano da fuori? Gli studenti sono il pane di Bologna, quindi vanno tutelati non dargli addosso, perche se per caso dovessero avere un cane, cosa sono punkabbestia? Ormai la gente da addoso ai senzatetto, barboni o chiamali come vuoi, puntano il dito contro gli immigrati, ma non vogliono sentirsi razzisti. Questo non é degrado ma intolleranza.

Questioni di Stile

Pubblicato: 20 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni

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Argomento difficile quello dei cosiddetti "punkabestia". Da ogni punto di vista, anche dalla strada. E lo è ancora di più quando un fatto di cronaca coinvolge qualcuno che si conosce, ma penso che sia giusto parlarne qui, ora. Se non altro perchè non parlarne mi sembra un inutile gesto di ipocrisia, soprattutto perchè è un fatto che ci tocca da vicino ed è un argomento sul quale credo noi abbiamo il pieno diritto di esprimere un’opinione, un punto di vista. Siccome tempo fa ne abbiamo parlato al gruppo del martedì ho pensato che fosse il momento giusto di riportare la discussione anche qui.

La cronaca a braccio. Tempo fa il cane di un altro punkabestia aveva ucciso a morsi il barboncino di una signora. Tempo dopo un ragazzo genovese dormiva, col proprio cane, per terra davanti ad un garage di proprietà di una signora che, protestando per il bivacco in qualche modo viene aggredita dal cane. Niente di grave per fortuna, ma molta paura. Arriva la polizia, la tensione aumenta, il cane ha paura e fa paura, la tensione sale ancora e parte un colpo di pistola che ferisce il cane. Ora stanno tutti bene. Tanto più che la faccenda non è ancora chiara del tutto: ci saranno sviluppi processuali. Tant’è che mentre scrivo queste righe il nostro amico punkabestia irrompe a sorpresa nel laboratorio e, visibilmente entusiasta per la libertà ritrovata, parla forte e veloce e ci dice che ci sarà un seguito, che le cose stanno in un modo un po’ diverso da come è stato detto. Chi vuole seguire la faccenda lo potrà fare seguendo i quotidiani cittadini (se ne parleranno), qui la cronaca ci serve solo come pretesto. Fatto sta che questi fatti hanno portato il fenomeno punkabestia in cima all’agenda politica del Comune. Un po’ com’era stato con i lavavetri, ricordate?

Quello che si dice. Da tempo a Bologna si parla di questo "fenomeno" dei punkabestia: giovani capelloni col cane, scappati di casa per venire a bivaccare qui in cerca di rave, spiccioli. Il tutto rimanendo il più possibile lontano dal lavoro e dal sapone.

Quello che si è fatto. Ordinanze anti-bivacco; "militarizzazione" di Piazza Verdi; riduzione del danno; apertura (a tempo determinato e ormai scaduto) dell’Isola che non c’è, in via dell’Industria: dove la popolazione punkabestia è stata invitata a vivere lì per qualche tempo. Qualcuno ha cercato di fare della riduzione del danno: con laboratori di fotografia, di scrittura con questi nuovi "punk". C’è chi dice che è andata bene, c’è chi dice che è andata male. Opinioni storiche.

Gli interrogativi. Sono tanti e sempre gli stessi: Lo fanno per scelta? Hanno una famiglia? Sono dei "barboni" oppure no? Sono da mettere in una riserva o è possibile pensare ad una convivenza nel tessuto sociale della città? Ancora una volta dunque ci troviamo a confrontarci nei territori di confine fra accoglienza, degrado, sicurezza e convivenza.

Quello che si sa. Poco. Le leggende metropolitane fioriscono come funghi e il fatto che il punkabestia vive così, a quanto pare, per scelta fornisce un alibi a chi invece dovrebbe cercare di capire questo fenomeno. Ed ognuno gira la testa e torna ad occuparsi della propria conosciuta e codificata realtà.

Quello che non si sa. Tanto. La confusione dilaga e gli operatori sociali, i politici, gli amministratori, gli accademici rischiano di etichettare senza realmente comprendere. E’ un punkabestia…ci siamo capiti no? Come se con quella parola si potesse capire tutto. Mentre probabilmente dietro a quello "stile" (sì, stile) si nasconde una richiesta di attenzione, di aiuto, di difficoltà a stare al passo con questa società. Un po’ come tanti di noi del resto.

La realtà? Rimane là fuori, come sempre. Qui possiamo provare solamente a chiarirci un po’ le idee sulle nostre idee e sulle nostre rappresentazioni.

Ps.
foto ideata da carlomontres e realizzata da Anderlet

Blogger: massi9

…ok!! Continuiamo il nostro viaggio nelle città principali d’Italia per quanto riguarda il “piano freddo”, anche se in forte ritardo, siamo alla volta di Torino.
Con la brutta stagione e l’abbassarsi delle temperature, l’Amministrazione comunale  programma l’accoglienza di persone a rischio, avvalendosi della collaborazione del personale della Croce Rossa Italiana, del corpo di soccorso dell’Ordine di Malta, dei volontari di Aizo, Opera Nomadi e Associazione Mamre. Sulla base dell’esperienza degli anni passati è stata riorganizzata al campo di Basse di Stura  fino ad aprile, mentre è gia partito l’allestimento dal 26 Novembre, fino a fine Marzo, di altri due punti di accoglienza straordinari, attrezzati con servizi igienici e container riscaldati per l’ospitalità notturna, situato al parco della Pellerina e nello spazio adiacente alla piscina della Colletta, per un totale di 192 persone dove gli ospiti potranno accedere dalle ore 20:00 alle 8:00 del mattino.
Operatori della Protezione Civile, una trentina tra tecnici e elettricisti hanno installato su pilastri di cemento 16 container, destinati all’accoglienza notturna, oltre a passare la notte e ricevere un pasto caldo e bevande di vario genere, agli ospitati verrà consegnato un buono doccia da poter usare in uno dei bagni pubblici della città. Due container saranno adibiti a bagni con lavandini, mentre l’altro diventerà un ufficio dove operatori della Croce Rossa Italiana durante la notte registreranno le richieste d’ingresso, stessa cosa al parco della Pellegrina, tutti e due i complessi sono accuratamente recintati. Altri 10 nuclei familiari Rom, Sinti e Camminanti (massimo 50 persone) provvisti di loro camper o roulotte saranno accolti per un periodo non superiore a tre mesi nello stesso campo di Basse di Stura. Nelle piazzole vi saranno attacchi a luce e acqua.
L’A.S.L 1 ha partecipato attivamente e “sul campo” fin dal’99 al progetto di integrazione sociosanitaria per sostenere i cittadini ai margini, i cosiddetti homless, dando non solo un posto letto, ma anche assistenza medica e psicologica. Il progetto nel tempo si è ampliato, e grazie anche all’aiuto di altre associazioni è notevolmente migliorato. “Per i nostri operatori impegnati nel progetto, si è trattato di un’esperienza unica, non soltanto da un punto di vista professionale, ma anche umano, perché ha permesso loro di aiutare personalmente persone emarginate, abbandonate e sole”.
Per accedere a questi servizi, basta andare ai giardini pubblici di Porta Nuova, la Stazione e gli angoli delle strade sono diventati le sedi “improvvisate” dei sanitari del Sert dell’Asl 1, che hanno avvicinato queste persone in difficoltà, indirizzandole verso i servizi di cui avevano bisogno.
Questo è quanto raccolto e raccontato con parole nostre, anche avvalendoci di alcuni dati trovati su internet, e altri inviateci dall’ufficio stampa dell’assessorato, per quanto riguarda il “piano freddo, ci sembra giusto fare una panoramica delle strutture funzionanti tutto l’anno. Diciamo che i servizi sono suddivisi sostanzialmente in 2 modi; “Servizi a Bassa Soglia”, tutti quei servizi e quelle strutture il cui accesso è il più possibile immediato e facilitato e non richiede nessuna formalità: case di ospitalità notturna, educativa territoriale diurna, servizio itinerante notturno (Boa Urbana Mobile) ambulatorio socio sanitario, strutture di ospitalità e mense in convenzione con il volontariato cittadino, buoni docce. “Servizi di Primo e Secondo livello” tutti quei servizi e quelle strutture il cui accesso è comunque mediato da un percorso progettuale (le case di ospitalità sono completamente gratuite, gli alloggi di risocializzazione; gli utenti contribuiscono con una cifra a seconda il reddito dell’ospite, e per le convivenze guidate gli utenti danno un contributo di 35.50 euro al mese). Sempre raccogliendo informazioni e dati su internet, abbiamo costatato che la città offre otto dormitori, cinque misti, uno per uomini, e due per sole donne, quasi tutti con una capienza tra i 15 e i 25 posti letto, per un totale di 155, con la possibilità di aggiungere 50 posti per l’inverno, che si vanno a sommare agli altri 192 del piano freddo.
Che cosa è il servizio:
BOA URBANA MOBILE
Il Servizio è attivo tutto l’anno dalle ore 20.00 alle ore 1.00 ed ha la funzione di entrare in contatto con quelle persone che vivono in situazione di emarginazione grave e che non hanno potuto reperire alcuna sistemazione per la notte. Muovendosi per il territorio cittadino in orario notturno il servizio raggiunge l’utenza target presso il luogo di stanzialità offrendo: generi alimentari di primo conforto come bevande calde e coperte, opportunità di relazione e di dialogo ed accompagnamento presso le strutture di accoglienza notturna, secondo la disponibilità e le caratteristiche dei posti riservati per tale servizio (i cosiddetti “posti di emergenza” o “posti BOA”).
Il servizio presta particolare attenzione alle persone in situazioni critiche che rifiutino il posto letto e a coloro che per incapacità o condizioni di salute psicofisiche compromesse possono rischiare la propria vita: per  soccorrere  le persone in situazione di grave disagio vengono contattati i  servizi di emergenza.
Inoltre esiste la possibilita di accedere ai servizi anche attraverso un Call Center, qualora non ci fosse la immediata possibilità per la notte, l’utente sarà iscritto ad una lista di attesa gestita dallo stesso Call Center.
In conclusione, sulla base della mia esperienza fatta l’anno scorso in visita a Torino proprio in occasione dell’apertura di un nuovo dormitorio, ho potuto notare una sostanziale differenza.
A Bologna ci sono 5 dormitori con una media 50 posti letto, a Torino sono 8 con la media di 24 posti. A mio modo di vedere, penso sia più gestibile la situazione di Torino, dove, essendoci edifici che contengono meno persone è meno facile che si formi il cosidetto ghetto.

Ho chiesto aiuto

Pubblicato: 14 febbraio 2008 da massitutor in assistenti sociali, assistenze e bisogni, comunità

mani_help

La prima volta che ho chiesto aiuto ad un servizio è stato molto tempo fa, al mio sert della città in cui sono nato, a Formia, è stato un aiuto a livello di un mio particolare momento in cui facevo un uso esagerato di sostanze stupefacenti, e dopo una diffidenza iniziale è cominciato il contatto con il mio Sert, per un invio in una comunità a Reggio Emilia.
Poi è continuato a Bologna dove mi sono trasferito dopo circa qualche anno, e essendo una realtà quella di Bologna più grande, più grande era la diffidenza nei riguardi dei servizi, e i primi tempi preferivo spacciare e dormire per strada. Visto che alla lunga paghi lo scotto di questo tipo di vita, mi sono avvicinato gradualmente all’unità mobile, che agli inizi per me era solo un distributore di metadone, poi i rapporti con gli operatori dell’unità mobile si sono approfonditi, facevo dei colloqui periodici con loro, e per un periodo che sono stato messo fuori dal dormitorio ho usufruito anche di un pronto soccorso sociale. Io penso che l’aiuto chiesto nella giusta misura, là dove serve non è superfluo: non ha senso essere dipendenti dai servizi, perchè secondo me i servizi devono essere quel trampolino di lancio verso un inserimento nella società, per chi ha vissuto e chi viene dai margini della stessa, un ponte verso un autonomia per troppo tempo stata coperta da una vita in emarginazione, la spinta necessaria, e indispensabile. Ognuno di noi in base alle sue capacità e disponibilità può dare qualcosa agli altri, non solo dando grosse somme di denaro in beneficenza, oppure facendo tre miliardi di ore di volontariato, ma semplicemente vivendo nel rispetto, da persone civili, e di questi tempi trovare persone così e molto difficile, le cosidette mosche bianche.
Io da parte mia non sono impegnato nel sociale, e sinceramente parlando non saprei nemmeno da dove cominciare, aiutare il prossimo non è facile, richiede impegno sacrificio costante e un dispendio di energie immenso. Io ho sempre tirato i remi in barca e ho preferito filare dritto per la mia strada, preso dal mio individualismo, che comunque la vita di strada ti porta ad avere. L’aiuto che ho dato io a qualcuno che ho dato quando ero per strada è stato dargli del denaro, ma mi è sembrata la cosa più immediata in quel momento, e qualche volta ho dato il numero e l’indirizzo di qualche dormitorio a chi me lo chiedeva per strada, ripeto aiutare non’è facile, per me che sono sempre stato dalla parte di chiedeva una mano. Cos’è cambiato in me in questi anni di strada? è comunque una consapevolezza di una realtà più dura rispetto a quelle che normalmente gli altri sono abituati a vedere, una sorta di maturità non acquisita sui banchi ma per strada, e d’altra parte solo per strada, puoi conoscere e toccare con mano certe verità, e tutto ciò ti aiuta inevivitabilmente a cambiare, non del tutto, ma comunque tutto ciò non ti rimane indifferente.

Costantin

Con la partecipazione di
Massimo
Camilla
Kaberlaba

Un’altra occasione per parlare di accoglienza, convivenza, lavoro e progetti per un futuro possibile. Camminare a volte fa muovere le idee e le parole escono più liberamente; questa è la prima passeggiata. Ne seguiranno altre.

La qualità della vita

Pubblicato: 11 febbraio 2008 da massitutor in assistenze e bisogni, civiltà, dormire, politica

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Mi chiamo Massimo De Laurentiis, e sono a Bologna dal 2000, venni a Bologna durante il periodo di aprile, e dopo qualche mese di vagabondaggio per varie mense e ospitalità saltuarie per le varie Caritas. Entrai nel primo dormitorio che si chiamava il "Carracci" che sono stato lì per vari mesi, dopo di che andai a via del Gomito: dormitorio in cui ho passato la maggior parte del mio tempo, oggi sono ancora lì e sinceramente ormai sentirei il bisogno di una situazione abitativa diversa. Perché io penso che un dormitorio dovrebbe essere qualcosa di transitorio, qualcosa dove una persona utilizza quel luogo come fosse un "parcheggio". Non si può pensare ad un dormitorio come qualcosa di effettivamente concreto e duraturo, diciamocelo chiaro: a nessuno piacerebbe restare in un dormitorio per sempre. Il settore sociale, i sert, gli assistenti sociali e i cosiddetti "addetti ai lavori" devono comunque tener conto di tante problematiche che il mondo dei cosiddetti senza fissa dimora è una realtà sempre più in espansione, che l’essere senza FISSA DIMORA oltre ad un forte disagio sociale non diventi una malattia inguaribile. Lo sperpero di fondi a cui lo Stato va incontro per appalti vari per strutture del più svariato tipo, deve essere finalizzato a migliorare la "qualità della vita" di chi già vive in situazioni precarie. Ricordiamoci che l’Italia è uno dei paesi con maggiori problemi nelle situazioni sociali e questo grazie ad un insieme di sistemi burocratici che da tempo ormai sono radicati nella nostra cara e bella società. E non per essere retorici, ma oggi vivendo in una società dove si esaltano i beni di consumo, i capi firmati, i cellulari dell’ultima generazione, le macchine sempre più lussuose, c’è bisogno di più umanità e altruismo per evitare il diffondersi di sempre più micro-società di emarginati sociali e di ghetti di periferia, altrimenti le città non saranno solo grigie per lo smog, ma anche per la mancanza di umanità.

A tutti quello che possono fare e non fanno, ai cosiddetti uomini di buona volontà, a quelli che da dietro una scrivania dicono "non si preoccupi ci penso io". A tutti di fare qualcosa per chi a voglia di urlare la propria rabbia e troppo spesso non ha voce, perché chi gestisce il potere non da ascolto.

Riprendo, in questo post, alcune parti di commenti che ho trovato molto intensi ed interessanti per una discussione che da un po’ di giorni sta strisciando su Asfalto e in questo modo è bene che proceda. Si è parlato di Sicurezza in rapporto (e contrapposta?) all’accoglienza in città; si è parlato di Modalità di accoglienza, di dormitori, di servizi e di Assistenti sociali. Il filo rosso che collega questi punti è la richiesta di aiuto. Il momento in cui una persona in difficoltà decide che l’unica cosa da fare è chiedere aiuto e accettare di intraprendere un percorso di relazioni decisamente a ostacoli.
Entriamo così nel cuore caldo di questo blog, perchè è anche per questo che è nato. Fatevi avanti e raccontate al "mondo" cosa significa avere a che fare coi servizi o, più in generale, alzare piano la testa e riuscire a dire Ho bisogno di aiuto.

Le assistenti sociali in una scena di Rom - vedi le altre foto

Analkoliker ha detto: il mondo che conosco io è fatto di povertà che avrebbero bisogno di interventi e strutture molto più imponenti. Io i dormitori li ho mandati aff…ulo da subito, cronicari cronicizzanti, se non sei ancora senza dimora in un dormitorio ti prendi la laurea. (…) Comincio col farvi notare che un Senza fissa dimora è un cazzo di senza fissa dimora, uno che dorme fuori e basta, questo non dovrebbe essere sufficente per dargli un letto? La dipendenza dagli assistenti sociali non è meglio di quella da eroina, farmaci o alcol.
Io non faccio l’operatore e tu non sai cosa significhi chiedere aiuto ai servizi: o meglio lo sai ed anche bene, ma ti manca l’averlo fatto per te stesso: perchè forse la rabbia che cogli nei miei post la comprenderesti più profondamente.

Massimo Macciavelli ha detto: Davvero pensi che ci sia qualcosa di peggio dell’eroina portata a livelli di strada? E’ vero tutti ci sfoghiamo tra di noi ma in fondo chi ci ascolta? E poi case popolari, donne, obblighi, firme, scadenze e tutta roba che viene da molto più in alto e allora ben venga l’operatore che scrive che si confronta anche con te.

Ant21 ha scritto: Quello che è cresciuto in modo esponenziale è la PERCEZIONE nella gente comune dell’aumento della criminalità per colpa dei mass media (l’ha detto Violante non io). Siamo manovrati ad arte: è meglio saperlo e regolarsi.

Kaberlaba ha detto: …io per esempio, la prima volta che sono andato ai sevizi, accompagnato da Massimo Zaccarelli, dopo due tre mesi di discussioni, mi sono reso conto che camminavo curvo, con gli occhi al suolo.
… ecco te lo dicevo, ancora prima di arrivare dall’assistente sociale cammino
con gli occhi a terra.
… da quando ti ho conosciuto sei sempre stato così, con gli occhi a terra, per questo
è importante che tu lo faccia…
Mettersi nudi di fronte agli altri ci fa vedere noi stessi, gli altri non contano mai nulla, noi siamo i giudici più severi con le nostre debolezze. Noi siamo il male e la terapia, soprattutto all’inizio, poi si impara a chiedere il meno possibile, per poi non sentirsi la sera da soli, ancora una volta una merda.
Tutti conoscono questi sentimenti, con la moglie, sul lavoro, a scuola, con la band, con lo spacciatore, col medico, con la madre, con i figli, con i compagni di partito ecc. ecc.

Sarebbe molto interessante leggere anche il punto di vista di operatori, psicologi, assistenti sociali ed esperti del settore.