Inaugurazione del Drop-in martedi 20 febbraio 2007
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Drop-in: via Paolo Fabbri, di fronte al 127/2, (Bo), tel: 0514 210 722, e-mai: dropinbo@libero.it
Ieri leggevo il giornale, è quando ho visto l’articolo che riguardava l’operazione che ha dovuto sottoporsi Silvio Berlusconi, mi è salito un gran nervoso misto a schifezza. Infatti ripensavo a quando era presidente del consiglio, e in particolare quando parlava della sanità italiana, di come era all’altezza, e il grado di efficenza degli ospedali, e dei medici che ci lavorano. Finchè lo dice mi può stare anche bene, anche se io personalmente ho molti dubbi, ma poi vedo che si deve lui operare al cuore, e se ne và negli Stati Uniti. Mi son detto ma che presa per il c…. Ma allora tutto quello che aveva detto fino a poco tempo fa erono tutte cazzate, che vergogna. Restringendo un pò il campo, penso a Cofferati e l’emergenza freddo. Tutte ste menate per aprire poi chissà cosa. Un capannone con al posto dei letti brandine della spiaggia che appena saputo la gente s’è fatta un sacco di risate, non la gente che però li è costretta a starci, ed è molto vergognoso. Tornando ad oggi, fortunatamente davanti ad una tavola molto imbandita per il pranzo alla caserma Mameli, tra il primo e il secondo arriva Cofferati. Sono andato a stringergli la mano solo per fede politica, ed a un certo punto volevo fargli le mie critiche per come è stata gestita questa emergenza freddo, ma poi mi sono detto che questo era un giorno di allegria è non penso che fosse stato il momento migliore. Spererei tanto che almeno Cofferati lo leggesse questo post e chissà che non ci sia l’occasione per parlarne, di come portano avanti tanti discorsi che però evidentemente, di tutte quelle cose che riguardano un certo tipo di persone come quelli di strada, a (loro) gliene frega veramente poco. E per ultimo ripenso all’incontro che abbiamo avuto ieri, rispetto al poco incazzamento che secondo il nostro tutor ci si mette nello scrivere tutto quello che accade intorno a noi. Sicuramente a ragione anche perchè io e poco che ho iniziato a usare il pc è ancora non è che ci capisco tanto, però vorrei che si sapesse di come mi sono rotto i coglioni di sentire solo parole è parole, rispondere parole è solo parole, senza che di concreto cambi nulla, e di come mi piacerebbe avercele davanti queste persone che sono nella stanza dei bottoni, e pensono solo per loro, verificare, e riprenderli quando promettono e non mantengono. Però non sono mai riuscito a fare questi passi. Come augurio di Natale me ne voglio fare uno un pò bizzarro: Se è vero che ci sono tante persone che seguono il nosto blog, spero che ce ne siano altrettante sopratutto nelle mie, e nostre condizioni, che si sono rotte di sentire sempre, si si invece niente, e che invece vogliono avere dei mezzi concreti, e fare in modo che (loro) ci debbono ascoltare per forza e che se per tagliare corto la conversazione promettono, tirare fuori palle e tigna, affinchè mantengono. Sarei contento se a questo post molti siano d’accordo e se fosse così, Riuscirne a parlarne, per trovare assieme, delle strade percorribili, per dare sempre più forza alle nostre ragioni. CIAO.
Nomadizziamoci! Syusy scende in piazza con la "yurta". Dal 18 al 21 dicembre, chi passerà da piazza Santo Stefano a Bologna potrà vedere (ed entrare dentro) una Yurta, tenda usata come abitazione dalle popolazioni nomadi dell’Asia centrale. È una struttura auto-portante e completamente naturale molto grande: 9 metri di diametro! Ma, vi chiederete voi, cosa ci fa una tenda mongola in centro a Bologna sotto Natale? Cosa si sono inventati stavolta? Belle domande, per rispondere alle quali leggete l’articolo, con un’intervista a Syusy, animatrice del nuovo progetto "Nomadizziamoci".
E ci siamo stati ieri sera dentro alla Yurta. Un pezzo del gruppo Asfalto si è intrufolato nella grande tenda delle tribù nomadi della Mongolia montata in Piazza Santo Stefano: il calore e un dolcissimo profumo ci hanno accolto, avremmo voluto stravaccarci per terra per seguire il dibattito in corso, ma purtroppo il pavimento era umido, pazienza. Tutta l’iniziativa è finalizzata alla sensibilizzazione sui temi dell’abitare eco-sostenibile e anche nell’incontro di ieri si discuteva di alienazione delle città moderne, inquinamento, stagnazione dell’economia. I relatori discutevano di quanto ormai abbiamo già tutti-tutto, di come si sia perso il valore del vivere insieme e in comunità con gli altri cittadini e la Syusy nazionale si avventurava addirittura a denunciare l’arroganza fallocentrica dell’erezione (!) di grattacieli sempre più alti. Contrapposta alla forma femminile della yurta! Tutto molto interessante, ma siccome chi vive questo blog si è dato lo scopo di raccontare il vivere la città da un altro punto di vista: quello della strada, ricordiamo che:
1. vivere in comunione con altre 3, 4, 10 o 30 e più persone come negli stanzoni di certi dormitori non è certo una gran cosa ed è quanto di più lontano da una convivenza civile e pacifica.
2. vivere la strada e dormire alla stazione significa condividere la città con tutti, ma il sentimento che prevale è il freddo e l’isolamento. Dunque le radici dello stare insieme stanno da un’altra parte. Perchè, come diceva lo scrittore Federico Bonadonna vivere in strada è il massimo grado di libertà coniugata alla minore possibilità di esercitarla.
3. non è vero che a Bologna, oggi, tutti hanno tutto: perchè c’è un sacco di gente che non ha niente ed ha anche poche possibilità di avere qualcosa in futuro;
4. crediamo che ognuno abbia il diritto di vivere in una casa vera, dignitosa e non in un dormitorio dove vieni fatto sloggiare ogni 3 o 6 mesi. Una casa dove coltivare la propria vita e la propria intimità. Una casa che sia anche eco-INcompatibile, ma una casa!
Comunque, a parte le polemiche, invitiamo tutti ad andarla a vedere la yurta: perchè è veramente molto bella e il contesto di Piazza Santo Stefano è veramente affascinante, come sempre.
Giovedì 30 novembre scorso siamo stati invitati a vedere uno degli ultimi lavori della Fraternal Compagnia di Piazza Grande: l’Arlecchino Grigio, allestito al teatro Dehon in via Libia.
E’ stata una serata molto diversa dal solito e magica, solo come il teatro fatto bene sa essere. Ne approfittiamo qui per ringraziare l’organizzazione che ci ha riservato una decina di ingressi omaggio e soprattutto Massimo Macchiavelli che, da solo (o quasi) sul palco, ha saputo regalare un ottimo esempio di come la commedia dell’arte si possa usare per raccontare il presente. Soprattutto ridendo parecchio… con frasi storiche come questa:
"Amare senza essere amati è come lavarsi il culo senza aver cagato"
Una vera perla di saggezza! Da tenere ben presente da qualsiasi parte della strada voi stiate, se da questa o da quella. Ok i tanti dialetti che venivano messi inscena non tutti li hanno capiti, ma importanti sono i gesti e il modo di parlare, di muoversi, di recitare… e poi i suoni, le canzoni: c’è tanta musica suonata dal vivo nello spettacolo e questo rende tutto più forte. Ok, sì perchè qualcuno ogni tanto ha dormito anche un po’ fra un cambio di scena e l’altro, ma non tanto perchè lo spettacolo fosse noioso quanto perchè un teatro con comode poltrone, al buio, al caldo…dopo giorni e mesi di freddo a dormire in stazione qualcuno di noi li accusa e allora se ne approfitta un po’. Ma Massimo ce lo perdona perchè ci conosce bene e sa come vanno le cose. Grazie della bella serata. Anche perchè è stato bello uscire insieme la sera, una sera davvero diversa.
Un pezzo del gruppo Asfalto
Vi raccontiamo l’uscita che abbiamo fatto domenica sera, siamo arrivati al Lazzaretto occupato dove eravamo stati invitati per presentare il nostro blog e fare qualche lettura all’interno di una serata sulla metropoli. Siamo entrati dentro ci siamo presentati e poi seduti; il nostro responsabile è andato a salutare Antonio che sarebbe quello che ha organizzato la serata, e rientrato nuovamente Massimiliano con noi e poi abbiamo fatto un brindisi al nostro blog ed eravamo in cinque: Marcello, Andrei, Massimiliano, Sergio, Davide, poi nel fratempo è entrato un ragazzo ci siamo presentati abbiamo fatto un brindisi anche con lui, poi dopo abbiamo parlato se c’era qualcuno interessato per formare un gruppo e li qualcuno di noi ha detto la sua, poi dopo è entrato un altro ragazzo e ci siamo presentati lo stesso con lui e ci siamo fatti una canna di maria in compagnia. ORA ARRIVA IL BELLO….DELLA SERATA….. spunta un nulla-tenente va sulla sedia prende il suo giubboto va da Antonio poi torna da noi e dice che gli sono spariti dal giubboto EURO 300, tutti noi ci siamo guardati in faccia e allinizio tutti pensavamo ad uno scherzo poi anche Antonio ha detto che lui non sta incolpando nessuno ma chi li ha presi se x favore li può restituire siccome era uno "problema finanziario" molto grande per lui e che non aveva piu soldi x tirare il mese. Certo che se quei soldi erano così importanti magari non era il caso di lasciarli in un centro sociale, che è una cascina con la porta sempre aperta, dove girano decine di persone tutto il giorno. O no? Comunque: non si sa bene chi ha avuto l’idea di fare una perquisizione collettiva fra i presenti, ma di fatto così è andata e allora ci siamo incazzati tutti quelli che eravamo la dentro; uno di noi ha detto: ci puoi anche fare la perquisizione adosso e lui ha detto no, noi poi eravamo più incazzati dei pit bull facci pure la perquisizione xche sennò da qui non esce nessuno di noi ORA ARRIVA IL BELLO. MARCELLO inizia a spogliarsi toglie tutto da dosso e gli ha fatto vedere il cazzo, dopo arriva ANDREJ prende la rincorsa si spoglia, abbassa le mutande e dietro di lui c’era una mia amica ANNA che stava a guardarli il culo poi era troppo incazzato si è rivestito velocemente incazzato nero. IL BELLO DELLA SERATA non era neanche capace di perquisirli.
Quando ci siamo rivestiti ci siamo guardati negli occhi ed è stato subito chiaro che l’unica cosa da fare era andare via. E così è stato.
Come siamo saliti in macchina ci è scesa una depressione incredibile che neanche noi immaginavamo, non sapevamo più cosa fare: qualcuno voleva tornare al dormitorio, altri volevano andare a prendere da mangiare dalle suore in stazione. (Che tristezza!) Ci siamo detti: non può finire così!
Così siamo usciti dalla nebbia ed abbiamo parcheggiato a busso di fronte ad una pizzeria. Lì abbiamo finito la serata ridendo, scottandoci le dita con dell’ottima pizza bollente e ci saremo raccontati la storia del BELLO almeno dieci volte e ogni volta saltavano fuori altri particolari che ci facevano capire sempre di più l’assurdità della serata passata in un commissariato improvvisato in un "centro sociale". Che risate!… ma che amarezza. Amarezza per una serata che è sì finita bene fra amici, ma che poteva essere diversa perchè avevamo un sacco di cose da dire. Peccato per chi non le ha sentite.
Il gruppo Asfalto

Ciao! ragazzi, oggi sono particolarmente contento, credo che tutto abbia inizio da ieri.
Involontariamente, sono andato a vedere una mostra di Radio libere le prime radio che sono nate negli anni 70, all’inizio pensavo che fosse tutta una cazzata ma poi mi sono dovuto ricredere, anzi mi è piaciuto molto, poi ho scoperto una cosa che in passato mi fece un pò appassionare. La radio che inventò Peppino Impastato per contrastare la mafia. Oltre a questa mostra c’è qualcosa che mi ha fatto riavvicinare a mio padre dove per via di tanti problemi un po mie in po suoi ceravamo allontanati, mi devo ricredere quando lui mi vede bene e sobrio viene alla ricerca di me di qualche mio consiglio o qualche favore che io faccio con molto rispetto. Che dirvi dalla epressione alla felicità più assoluta tutto in poco tempo 24 ore.
E’ un caldo pomeriggio una maledizione quasi oramai il caldo non da tregua e la facilità con cui perdere la testa è sempre più facile ma in via. Forse non è tutto uguale a tutto mentre c’è un via vai di gente girandomi ecco la mia condanna a morte appare chi ti vedo cosa succede? Chiedo subito ai due poliziotti che mi prendono in disparte e mi chiedono di allontanarmi. Uno spicciolo o una moneta quel giorno è stata la mia condanna ho perso non solo una gita, o dei soldi. Ho perso prima di tutto la dignità ogni giorno che passa ho sempre meno amici, ma ho, ancor di più, meno fiducia in me stesso e tutto questo mi porta a chiedermi dove finisce la mia libertà, ma sopratutto tutto questo se ha un prezzo perchè non ho soldi per potermi mantenere!
Perchè lo sai, sì, che per te questa è l’unica ragione d’essere, vero?
Cazzo te ne frega a te della fiducia?
E cosa c’entra la libertà?
L’unica cosa dalla quale non sei libero sei tu stesso. Questa è la tua unica schiavitù: te medesimo. Per il resto di sicuro nel tuo viaggio tu sei molto più libero di me, non dovendo preoccuparti di null’altro che non sia procacciarsi qualche schifezza…
Te ce l’hai mai voluto avere un impegno di un qualche genere? Che sia anche solo dover fare un lavoro più o meno di merda ma che comunque ti porta via contro la tua volontà 10 fottute ore della tua vita ogni santo giorno per potersi pagare un affitto, del cibo e altre due o tre cazzate indispensabili per non finire nella merda?
Tu la tua scelta l’hai fatta, VOI la vostra scelta l’avete fatta. Ed io ho fatto la mia. iente vita di strada. Niente dipendenze del cazzo da sostanze del cazzo, se non da un’interesse per me di vitale importanza che non starò qui ora a raccontare. E non raccontatemi storie lacrimose per giustificare la condizione nella quale versate, perchè per arrivare a questo punto si richiedono scelte ed ispirazioni ben precise, direi quasi una VOLONTA’ ben precisa. Altrochè sfiga. E nemmeno basta una famiglia a sfracelli o il non accettare qualche regola, o un crogiolo sociale disastroso, o anche solo il sentirsi decontestualizzati dalla società, che sennò più della metà dei giovani dell’america latina e la quasi totalità di quelli dell’africa subsahariana sarebbero lì a farsi pere, a chiedere spicci e a piangersi addosso. Ecco, piangersi addosso. Quello che non vorrei da questo blog è che diventasse l’ennesimo veicolo stile piazza grande per piangersi addosso, per dire quanto siamo brutti e cattivi noi della "società normale" che non capiamo le vostre problematiche, di come sareste bravi e belli voi che però per un solo e puro colpo di sfiga siete stati vomitati fuori da questa società ingiusta. Che poi questa società sia ingiusta, anzi, diciamo pure di merda, è fatto appurato, ma non di certo per via delle vostre problematiche. Te/Ve lo dico da amico, da operatore del settore e da normale cittadino, contribuente suo malgrado.
Bye.
Diego