Archivio per la categoria ‘lavoro’

Il 31 marzo scorso ha chiuso l’Emergenza freddo.
Cos’è l’Emergenza freddo? Oggi viene chiamato Piano Freddo ed è il provvedimento che il Comune di Bologna attua per far fronte alle esigenze di riparo delle persone che vivono in strada a Bologna. Materialmente è un capannone situato in via del Lazzaretto, vicino al riparo notturno Massimo Zaccarelli.
45 brandine hanno accolto il difficile sonno di 145 persone, dal 28 novembre 2008 al giorno della chiusura; circa la metà di loro sono stranieri. Tante? Poche? Non interessa qui fare una riflessione o una polemica. Fatto sta che la struttura è stata sempre pienissima, con persone che rimanevano fuori. Escludo inoltre che oggi quelle persone che sono passate da lì oggi abbiano risolto i loro problemi.
Ogni anno, attorno alla gestione della struttura, si attiva una rete organizzativa allargata che coinvolge nell’invio: Lista Unica, Centro diurno, Unità di strada e Servizio mobile di sostegno. Vengono attivati anche percorsi di borsa lavoro e tirocini di formazione.
Elena è una giovane operatrice che ha lavorato con Coop La Strada nella gestione del Piano freddo e quello che segue è il racconto di quell’esperienza dal suo punto di vista.
Un doppio ringraziamento dunque: per l’impegno e per la testimonianza.
Live Zac 01“Perché non scrivi qualcosa sull’emergenza freddo da mettere sul blog?”. Per tutto il viaggio di ritorno a casa, a Modena, sola in macchina sotto una pioggia incessante, penso a cosa poter raccontare che non sia banale. Penso a come poter scrivere tutto quello che per me sono stati questi mesi come operatrice all’emergenza. Penso a dove dormiranno da domani sera… mi viene un nodo allo stomaco tremendo. Penso al fatto che vorrei, dovrei, fare qualcosa di più. E invece… rendersi conto che tu da solo, per quanta volontà abbia, non puoi fare quasi niente è frustrante da matti e mi fa sentire piccola piccola e ancora più sola, lungo una via Emilia bagnata, buia e semideserta. Penso che è una di quelle sere in cui non può che piovere fino allo sfinimento. Come se la pioggia cercasse di lavare via i pensieri. Che invece ti ritrovi i giorni seguenti in pozzanghere immense. Mi vengono in mente tutte le facce viste in questi mesi, tutte le storie ascoltate, gli scazzi e il nervosismo di certe serate, le risate di altre. Le discussioni con gli ospiti musulmani e rumeni sulle differenze culturali. I monologhi (apparentemente) insensati di qualcuno che aveva alzato un po’ troppo il gomito. Mediare con qualcuno che proprio non ne voleva sapere di stare dentro quelle due regole che ci sono in emergenza freddo. Ogni volta sono tornata a casa con pensieri, immagini e momenti in più da ricordare. Per questo non posso che dire GRAZIE a tutti voi, colleghi e ospiti, che nel bene e nel male mi avete trasmesso un “qualcosa” che mi ha fatto riflettere e crescere ogni giorno. Nel bene, perché ho trovato colleghe e colleghi straordinari, e fra loro una nuova amica, e ospiti che se mi vedevano meno sorridente del solito mi chiedevano il perché e, nonostante i loro problemi, avevano voglia anche di stare ad ascoltarmi. Nel male, perché purtroppo la gente stupida esiste, sia fra gli ospiti che fra i colleghi …arroccati nella loro convinzione che la loro idea sia quella giusta sempre, senza mai metterla in discussione, sia che si tratti di cose “banali” come dare o non dare qualcosa, o che si tratti di avere una certa idea di una persona, trattarla con scarso rispetto, sulla base di una antipatia arbitraria, senza nemmeno conoscere niente della storia di questa persona.
Sembrerà una cazzata, la solita frase fatta, ma questi mesi mi hanno fatto riflettere ancora di più su quanto sia importante l’ascolto. La voglia di ascoltare gli altri e cercare di capire. Troppo spesso parliamo, parliamo, parliamo… senza in realtà dirci niente; troppo poco ascoltiamo gli altri fino in fondo, con la mente e col cuore oltre che con le orecchie. Io, personalmente, in questi mesi ho cercato di farlo più che potevo, nonostante le regole da rispettare e da far rispettare anche ai più irriducibili affezionati del partito dei rompipalle.
Questo è quello che mi viene da scrivere all’una di notte, appena tornata casa, di getto, senza stare a pensare se sia banale o meno, se sia interessante o no.
Mi mancherete molto!!!
Elena

Le cose in comune

Pubblicato: 3 aprile 2009 da massitutor in arte, la vita è un cantiere, laboratorio, lavoro, tele asfalto

Il progetto del laboratorio artistico Prova e Riprova è nato nel 2000 e il laboratorio artistico segue la passione per il teatro e per la commedia dell’arte che c’è in ogni persona.
Le maschere vengono realizzate in cartapesta ma anche in cuoio dai ragazzi del centro diurno di via del porto grazie all’aiuto di Tania ed Aurelio della Fraternal Compagnia che sono i Tutor.
Le maschere finite vengono utilizzate per progetti teatrali e mostre.
Il video è stato realizzato da Alessandro e Riccardo del laboratorio di informatica del Centro Diurno.

Questa sera dalle 19

Pubblicato: 31 marzo 2009 da massitutor in amicizia, gite, lavoro, musica, week end a scrocco

E’ l’ultimo giorno dell’emergenza freddo. Questa struttura che ha ospitato decine, centinaia di persone durante questo inverno oggi chiude. Ci troviamo proprio lì per salutarci e salutare la primavera… Strano e beffardo che tutto ciò accada sotto una pioggia battente. Comunque ci sarà la musica e la cena offerta dalla Caritas della Mensa di via Santa Caterina che ci aiuteranno a pensare al futuro con un po’ di speranza. Qualcosa può cambiare. Deve cambiare!

Chi oggi è ai margini del presente una volta è stato a lavorare al CERN, a Ginevra, dove c’è l’accelleratore di particelle più grande del mondo. Succedeva molto tempo fa, Ilario racconta. La macchina del tempo è la memoria e un ricordo è la particella del tutto.

Questo video si può guardare anche su Youtube.

Lo Spaccapensieri

Pubblicato: 16 marzo 2009 da massitutor in la vita è un cantiere, laboratorio, lavoro
Molti lo sanno: dentro al Centro Diurno di via del Porto ci sono due laboratori per persone che lì rubano un po’ di tempo alla strada e anche qualcosa di più. C’è un laboratorio artistico e uno di computer, dal quale nasce questo blog. Da molti anni abbiamo sperimentato quanto lavorare sui computer sia utile per poter svegliare la mente e certe capacità sepolte. Un giorno uno dei frequentatori storici del laboratorio ha definito il computer proprio così: uno Spaccapensieri. Perchè è uno strumento che riesce ad interrompere il flusso dei pensieri che occupano la mente quando sei pieno di problemi e la strada ti tiene inchiodato. Il progetto Prova&Riprova (del Comune di Bologna) crede in questo da molti anni e, nel lungo periodo, crediamo che abbia dato e possa ancora dare dei risultati, sia per le persone che ci sono passate, sia per la città di Bologna.
Anche altre importanti realtà hanno creduto in questo progetto: ringraziamo la Regione Emilia Romagna che ci ha donato sette computer completi. Sono un po’ vecchiotti sì, però funzionano e vedremo di usarli al meglio.
Leggiamo con soddisfazione su Bandiera Gialla che la stessa idea dell’uso del Pc appartiene anche ad altre grandi realtà come il CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza) insieme al colosso Microsoft.

Informatica in comunità: contro disagio ed emarginazione
Migliorare le condizioni delle persone svantaggiate attraverso l’informatica: con questo obiettivo riparte a gennaio in Emilia Romagna la terza edizione di Informatica in Comunità. Il progetto, realizzato da CNCA, in collaborazione con Fondazione Adecco per le Pari Opportunità e Microsoft Italia, conta di coinvolgere oltre 700 partecipanti in 7 centri CNCA presenti nella regione Emilia Romagna. L’intento è quello di aiutare persone socialmente svantaggiate facilitando il loro ingresso nel mondo del lavoro grazie all’insegnamento di conoscenze informatiche di base.

I corsi prevedono la suddivisione in diversi moduli in modo tale da affiancare momenti leggeri e divertenti ad altri più tecnici ed impegnativi. In generale questi corsi svolgono una funzione davvero importante, in quanto contribuiscono a rafforzare l’autostima degli ospiti e a far ritrovare loro fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. I docenti sono formati da Microsoft con corsi specifici, inoltre saranno gli stessi dipendenti della Microsoft che dedicheranno alcune giornate di volontariato all’insegnamento presso i centri CNCA.

Per garantire l’adeguato livello di attenzione al singolo studente i gruppi non eccederanno il numero massimo di 8 partecipanti. Oltre alla formazione in aula, viene data la possibilità di approfondire i temi trattati durante il corso con un CD di auto-formazione distribuito insieme al materiale didattico e basato sul Digital Literacy Curriculum di Microsoft, corsi di formazione digitale gratuiti innovativi, che usano tecniche multimediali interattive.

Per maggiori informazioni:
Microsoft
Chiara Ronchetti
Corporate PR Manager
Tel. 02/70.39.20.98
cell. 335/126.20.49
www.microsoft.com/italy/stampa
e-mail: msstampa@microsoft.com

Cosa ci fa sentire vivi?

Pubblicato: 9 marzo 2009 da massitutor in amicizia, lavoro
Con grande emozione pubblichiamo un contributo di Maura Fabbri del Centro di Ascolto della Caritas che, con grande affetto, ci fa un grandissimo regalo portandoci le parole scritte dal nostro caro collega e amico Delvis.
Un interrogativo potente e diretto come quelli di cui Delvis era capace, proviamo a dare una risposta. Un modo per comunicare ancora in qualche modo con Delvis, che è stato per noi un punto di riferimento e un esempio.

Maura dice: Ho incontrato Delvis al Centro di Ascolto il 3 gennaio del 2002, era appena uscito dal carcere e stava in strada. Già da allora aveva seri problemi di salute. Fu uno dei partecipanti al primo gruppo di auto aiuto e fu sua l’idea del nome: propose "ANTARES, a piccoli passi verso la luce", lui era anche il verbalista del gruppo e vorrei ricordarlo attraverso il suo verbale di giovedi 15 maggio 2003:

Delvis"Questa sera siamo in riunione io (Delvis), A., G., L., M., S., G., L. e il grande amico C., il quale ci ha donato la sua visita, ma noi speriamo sempre che trovi un poco di tempo per stare con noi anche per tante altre riunioni.
Stiamo discutendo della percentuale di persone che, rivolgendosi ai Servizi Sociali e ai Centri di Ascolto, hanno veramente intenzione di ricominciare un percorso.
Per come la penso io, dividerei le percentuali in più fasi: un 40% è interessato solo ad uscire da una situazione precaria, accontentandosi di un pasto e poco altro, un altro 20% ha intenzione di rimettersi a posto con casa, lavoro e ricongiungimento familiare, un altro 40% ha problemi che, anche volendo, non gli potrebbero permettere di intraprendere un discorso serio, se non avendoli prima affrontati.
Altro tema di discussione è: cosa ci fa sentire vivi?
L’amore,
il rispetto che gli altri ci portano, se ci rispettano significa che probabilmente abbiamo qualcosa di buono da dare, da trasmettere,
sforzarsi di mantenere e far andare bene per il verso giusto ciò che si possiede (il lavoro, la casa, le amicizie, …)
staccarsi dallo scoraggiamento, crederci comunque fa diventare l’illusione realtà
imparare a godere delle cose piccole quotidiane".

Ciao Delvis

Pubblicato: 13 febbraio 2009 da massitutor in amicizia, laboratorio, lavoro, morte

Ciao Delvis, stanotte ti ho sognato:
dopo aver parlato di te con Robbi, la Fra, Mauro, Chiara; dopo aver scritto di te sul diario dello Zac; dopo aver ripensato all’ultima volta che ti ho intravisto in cooperativa, entrare silenzioso, e silenzioso uscire; dopo aver detto di te ai colleghi che non ti hanno conosciuto e agli ospiti che invece ti conoscevano:

"Era un operatore Pari… lavorava con noi al Carracci…"

Stamattina mi sono svegliata con il pensiero di te e mi sono venute in mente tante immagini:

la prima mia equipe nell’atrio del Carracci, seduti sul tavolone con le panche, l’ordine del giorno scritto da te, ed il tuo ‘Benvenuta tra noi!’;
i primi turni, tu che giravi continuamente su e giù per le scale, ti fermavi a parlare con gli ospiti, mi spiegavi le cose, mi dicevi ‘Non ti spaventare, qui sono tutti un po pazzi...’…e scrivevi, scrivevi, scrivevi: eri l’operatore pari più scrivano di tutti!
Sai che mi sentivo più sicura, se sapevo che in turno c’eri tu, (per me) l’operatore ‘con le palle’?
Avevi un bel rapporto con gli ospiti: chiedevano di te perché sapevano che avresti potuto capire ed aiutare, e ti rispettavano anche, perché eri capace di farti rispettare.
Poi lo so Delvis, "Che Palle" mi dirai tu, e che fatica il nostro lavoro, tanta fatica che a volte i nervi non stanno al loro posto, si accumulano parole, visi, sfoghi, gesti, tensioni in turni troppo lunghi, che non finiscono al cambio d’ora, dove i sorrisi sono sempre di meno, e tutto si deposita sul cuore, giorno dopo giorno, strato dopo strato.
Tutto si sedimenta e rischia di indurirsi, di creare una scorza inflessibile che può difendere ma che può anche ferire.


Volevo dirti grazie Delvis, per quello che mi hai passato,
e dirti buon viaggio, da parte di tutti.
Ciao da tutti noi Delvis

Ma quanto sono bravi!?

Pubblicato: 26 gennaio 2009 da massitutor in lavoro
Clicca sull’immagine per vedere tutta la galleria —————- Da Lab Arte 2008

Non mi stanco mai di ricordare al mondo quanto siano bravi questi ragazzi che lavorano al Laboratorio Artistico animato dalla Fraternal Compagnia, qui al Centro diurno di via del Porto. La quotidiantià a volte nasconde quanta eccellenza ci sia in questo lavoro, partendo da un posto che tutta la città considera fonte inesauribile di degrado. Ma non è storia da polemiche questa: questa è arte e lasciamo che sia lei a parlare.

Lavoravo con gli anziani…

Pubblicato: 21 gennaio 2009 da massitutor in lavoro, morte
si torna dalla guerraQuattro anni di assistenza anziani mi hanno aiutato nella raccolta di molti materiali utili, quasi come se dovessi fare un lavoro per loro, uno dei lavori più belli svolti da me se non il migliore, a tutti gli anziani che hanno vissuto certe cose dove le guerre spesso hanno tolto i loro cari e altro, un grossissimo grazie.

PER TUTTA LA SUA VITA
PER TUTTO IL SUO AMORE

Ieri l’altro hanno sparato
senza saperne il perchè
e chi fu il colpito
noto come soldato nemico,
cadette sul campo
senza filo di speranza

e chi a casa lo aspettava
trattandosi di Maria
il suo amore,
ne fu delusa e pianse

al propio amore mai
tornato pensava ogni notte
accendendo una candela
a fianco sul comodino

come se il suo soldato vivesse
ancora col propio orgoglio
e il propio sorriso.

come quando la prendeva
a braccetto per portarla
alla festa, su una vecchia moto
per farla felice

ma lui, il soldato
che non tornò mai indietro
gli rimase solo nel cuore

versando lacrime di disprezzo
e di amore,
mentre sul campo
rimaneva solo il vento
che spazzava parole
e rompeva questo dolce amore

di una donna chiamata Maria
che nonostante le preghiere
non servite a niente, si disperava
perchè non ne poteva più

rimase sola col ricordo nel cuore
del suo soldato che non tornò più

per tutta la sua vita
per tutto il suo amore.

Il presepe dello Zac

Pubblicato: 23 dicembre 2008 da massitutor in dormire, lavoro
Creato da qualcuno che ha utilizzato i bicchieri di plastica di caffè usati, una forchetta e un cucchiaio sempre di plastica che fungono da Maria e Giuseppe un rotolo di carta igienica e per finire il tubetto di shampoo come Gesù bambino. Ecologico, unico!! nel suo genere. Scopriremo l’impavido inventore.

Buon Natale a tutti.

Il presepe dello zac